Sul 3-0 per Qinwen Zheng nel tie-break del secondo set, Jasmine Paolini aveva appena perso l’occasione di chiudere la partita al servizio. La Cina era avanti 1-0 nel confronto, il pubblico di Shenzhen aspettava soltanto un altro sussulto della propria campionessa olimpica. Jasmine si è presa sette degli otto punti successivi. Il 6-3 7-6(4) con cui ha rimesso in piedi l’Italia racconta una vittoria; il modo in cui è arrivata racconta della Paolini migliore vista in questo 2026.
Non era una partita qualsiasi neppure per i precedenti: Zheng aveva vinto tutti e quattro gli incontri giocati con l’azzurra. Dopo il 6-0 6-2 incassato da Cocciaretto nel primo singolare, Paolini sapeva anche che una sconfitta avrebbe chiuso la corsa italiana alla Billie Jean King Cup. Ha risposto con un tennis aggressivo e, soprattutto, con una chiarezza che le era mancata in diversi momenti di questa stagione. Il diritto incrociato ha spostato Zheng, la diagonale di rovescio ne ha contenuto la potenza. Jasmine ha cercato la profondità in risposta e ha trovato soluzioni anche quando, sul 6-5 del secondo set, si è vista restituire il break. È rimasta dentro la partita con le gambe e con la testa.
Il piede e il piacere di muoversi
Quelle gambe sono forse la notizia più incoraggiante. A maggio Paolini aveva rinunciato al doppio di Roma con Errani per un problema al piede; al Roland Garros il dolore l’aveva fermata in lacrime. Dopo Wimbledon aveva saltato i tornei nordamericani che precedono lo US Open ed era tornata a New York senza il ritmo e la libertà di movimento a cui ci aveva abituati. A Shenzhen, invece, è arrivata su palle che nelle ultime settimane sembravano lontane e ha potuto spingere senza dare l’impressione di dover contrattare ogni cambio di direzione con il proprio corpo.
Lo ha detto lei stessa dopo la vittoria: “Mi sento molto meglio rispetto a New York, dove facevo fatica a muovermi“. Il piede, almeno nella sfida con Zheng, sembra averle restituito fiducia nei movimenti. Jasmine ha aggiunto che una partita così non garantisce che tutte le prossime saranno allo stesso livello. Intanto ha potuto allenarsi con continuità e mettere in campo il lavoro fatto: due condizioni che, quest’anno, troppo spesso le erano mancate.
L’energia dell’Italia, poi il doppio con Sara
C’è anche un’altra spiegazione, e Paolini l’ha indicata senza cercare formule: “Penso che la squadra e la competizione mi diano l’energia”. Con la maglia azzurra Jasmine ha vinto gli ultimi dieci incontri disputati tra singolare e doppio. A Shenzhen, un anno fa, aveva rimontato Svitolina quando l’Italia era a un passo dall’eliminazione, prima di chiudere la semifinale in coppia con Errani. Giovedì ha compiuto un’altra rimonta di squadra: perso il primo punto, ha conquistato il secondo e poi è tornata in campo per il terzo.
Il doppio con Sara ha avuto un significato che va oltre il 6-3 5-7 6-3 su Guo e Jiang. A New York, dopo la vittoria con Stefanini, Jasmine lo aveva detto in conferenza stampa: “Il doppio mi manca, spero di poter riprendere in futuro“. Le due non giocavano insieme da prima di Wimbledon. Hanno ritrovato la possibilità di dividere il campo, i problemi e la gioia di risolverli: Errani a cercare spazio a rete, Paolini a coprire metri e a prendere l’iniziativa da fondo. La lunga assenza si è vista in qualche passaggio incerto, così come la stanchezza dopo il singolare di Jasmine. Si è vista anche la voglia di continuare a giocare insieme. Dopo cinque set nella stessa giornata, la festa non aveva bisogno di una partita perfetta.
Ora c’è di nuovo l’Ucraina e, con ogni probabilità, Svitolina nel secondo singolare della semifinale di sabato. È l’incontro che Paolini vinse in rimonta dodici mesi fa, aprendo la strada al titolo italiano. La vittoria con Zheng non scioglie da sola tutti i dubbi sul resto della stagione, ma cambia il modo di guardare alla prossima partita. Jasmine ha ritrovato il movimento, il coraggio di scegliere i colpi e Sara accanto a sé ed il tennis che cercava da mesi, per una sera, è tornato tutto insieme.
