Cara Elena, questo brutto scherzo non me lo dovevi fare. La prima brutta sorpresa avvenne circa un paio d’anni fa, forse un anno e mezz’anno fa, quando ti dissero -e mi dicesti – che avevi un tumore. Da allora chiedevo di continuo a te, all’amico Sergio tuo marito, come stavi. Circa un anno e mezzo fa ti operarono, ma dopo un primo momento di angoscia e apprensione, le notizie erano sempre state via via più rassicuranti. Anzi, qualche mese fa ne sembravi proprio uscita. I medici ti dissero qualcosa tipo: “Fatti rivedere fra un anno..” o giù di lì. Destino infame.
Anche quest’estate a Wimbledon, quando però nei giorni finali mi dicesti di sentirti più stanca del solito, con tanto mal di testa, al punto che quel fastidio ti suggerì un giorno di restare a riposo, forse per la finale femminile o per una semifinale – e voleva proprio dire che non stavi bene, perché non hai mai mollato – …ma poi andasti in Norvegia per un viaggio vacanza, quindi ero tranquillo.
Niente. Con Elena è morta una donna cui tutti volevano bene, perché non era possibile non volerle bene e non stimarla. Scherzavamo spesso insieme…nonostante il discreto divario anagrafico (17 anni, e io le dicevo “dai quasi come fra me e Rino”) e pur non vivendo nella stessa città ed avendo io abbandonato gli studi televisivi milanesi per tanti anni… almeno per un mese e mezzo l’anno ci ritrovavamo ai bordi di un campo da tennis fra un torneo e l’altro. Posso serenamente dire, e non perché quando uno non c’è più si tende a parlarne soltanto bene, che di colleghi che meritano stima unanime e indiscussa come ha sempre meritato lei, non ne ho conosciuti tanti.
Fino a una decina di giorni fa, quando ero negli Stati Uniti per l’US Open, non ero venuto a sapere che al suo affrettato ritorno dalla Norvegia, era improvvisamente finita in ospedale ed era rimasta lì da fine luglio, allettata.
Avevo scoperto casualmente e improvvisamente dell’inattesa ricaduta – lei non se l’aspettava proprio così come nessuno di noi che l’avevamo vista a Wimbledon e avevamo poi risentito mille volte la sua commozione nel raccontare il secondo trionfo di Jannik Sinner in Church Road– perché il figlio di Rino Tommasi, Guido, mi aveva cercato per sapere se per caso io avessi traccia di uno qualsiasi dei bloc-notes di Rino nei quali comparivano i suoi famosi circoletti rossi.
Io non li avevo e gli dissi allora: “Chiama Elena Pero, forse lei ne ha conservato uno perché è proprio lei la collaboratrice di Tele+ prima e di Sky poi, cui Rino affidava i suoi blocnotes perché lei, rintracciando su quelli i circoletti rossi, fosse facilitata nel trovare gli highlights dei match commentati da Rino per poterli individuare con la minor perdita di tempo possibile all’interno delle registrazioni e inserire quei momenti topici nei servizi filmati”.
Guido Tommasi chiamò Elena, ma al suo telefono rispose invece Sergio, il marito, per dirgli che purtroppo Elena non era in condizione di poter rispondere. Immediatamente Guido mi avvertì in America, cinque minuti prima che io mi riprendessi dallo choc e Sergio mi mandasse un messaggio lui dicendo: “Ho capito dalla telefonata di Guido Tommasi che te non sapevi nulla, ma Elena si trova in una situazione sanitaria molto seria. E’ in ospedale dalla fine di luglio, allettata e sta facendo cure molto pesanti perché la malattia si è ripresentata più aggressiva che mai. Non telefonarle perché non riesce né a rispondere né a messaggiare. Viviamo alla giornata”.
Da quel messaggio choccante in poi ho cercato di avere sue notizie più volte. Le ultime erano…sì, sembrava che questo weekend avrebbe dovuto fare un terzo ciclo chemioterapico. Ciò anziche cure palliative. Insomma era parsa quasi una notizia di speranza, sebbene la situazione restasse gravissima.
Invece niente da fare. Le giornate sono finite.
Elena Pero, così iniziò la sua carriera al fianco di Rino Tommasi
Di lei sapevo tutta la storia professionale fin dalle origini, perché lei con Luca Marianantoni e un altro ragazzo di Torino, Lorenzo Mosna, era uno di quei 40/50 ragazzi che avevano risposto all’annuncio fatto scrivere da Rino Tommasi sul n.2 di Matchball del febbraio 1989 quando era alla ricerca di un collaboratore. Era una dei tre che Rino aveva poi scelto.
Il testo dell’annuncio era: “Rino Tommasi cerca un collaboratore o una collaboratrice, possibilmente studente residente a Milano e con buona calligrafia, in grado di aiutarlo a tenere aggiornati risultati e statistiche di tennis. Telefonare (quando Tommasi è in Italia) al 2641 0456 di Milano”.
Rino riempiva con i pallini e i numerini (così li chiamava Gianni Clerici prendendolo in giro…”ma dai Rino smettila di far pallini!”) i suoi mega album, tutto a mano e con penne di diverso colore, e per questo, magari per la legenda in basso alle paginate di statistiche, aveva bisogno di chi scrivesse con una buona calligrafia, in tempi in cui i computer quasi in Italia erano pochi esemplari antidiluviani e si lavorava quasi tutti nelle sale stampa ancora con le storiche Olivetti lettera 22 o 32.
Era un lunedì al Residence Andromeda di Milano 2, e al mercoledì Luca – forse temendo che uno studente milanese lo anticipasse lavorò giorno e notte per far arrivare in un pacco a Virginia Tommasi mentre Rino era alle prese, dopo l’Australia, con il torneo di Milano, con tutti i faldoni dei tabelloni le cui copie Rino aveva consegnato a tutti i “radunati” perché affrontassero il suo test – aveva già inviato tutto.
Già quell’aprile dell’89 Luca (che come Elena era grande tifoso di Ivan Lendl, una bella condivisione di passioni) esordì al fianco di Rino, Gianni e del sottoscritto, a Montecarlo. Per Elena, che abitando a Milano poteva fare un lavoro di redazione, ci volle un po’ più di tempo, un annetto e mezzo, perché a fine ’90 le fu detto che sarebbe stata assunta nel gennaio ’91. Di nessuno di quei due collaboratori subito ben individuati, Rino ebbe mai a pentirsene.
Per la verità all’inizio non l’aveva presa in considerazione come potenziale telecronista perché eravamo già in 4…lui, Gianni, il sottoscritto e Roberto Lombardi (che fu chiamato a far parte del gruppo soprattutto perché Gianni teneva in primis a scrivere sul giornale e “Io non sono come Rino Macho man che può fare 7 telecronache al giorno, io più di un incontro al giorno, massimo due non le faccio..e mai da una cabina!).
Ma Elena con pazienza, umiltà e determinazione, si sarebbe sempre fatta trovare pronta, prima per i servizi, poi pian piano per le telecronache. E al suo fianco c’era naturalmente sempre Sergio Velli il produttore di Tele+, persona sempre squisita, accomodante, mai visto perdere le staffe in tutta una vita insieme nei tornei, che era diventato suo marito.
Elena era consapevole di non avere mai giocato a tennis sul serio, anche se ne era grandemente appassionata. Per questo motivo, quando cominciò ad affiancarsi via via agli altri telecronisti, prima Roberto Lombardi e le sue telecronache (“sull’occhio dominante e all’articolazione scapolo omerale superiore della spalla destra“), di far coppia fissa con Paolo Bertolucci – e io scherzando la rimproveravo: “Elena mi hai portato via prima un compagno di doppio poi l’altro” (anche se con Paolo avevo giocato sul campo e mai in cabina, mentre con Roberto avevo condiviso l’uno e l’altra…) – lei usava spesso la tecnica di chiedere al compagno di telecronaca quello che lei avrebbe potuto benissimo dire – perché il tennis ormai lo conosceva a menadito – proprio per non voler essere né apparire protagonista. “Chi fa le domande al collega di telecronaca non deve far vedere che la risposta la sa anche lui…” era stata una delle lezioni di Rino che invece si era trovato spesso in passato con giovani rampanti che nel porre le domande…costringevano di fatto chi doveva rispondere a dar loro ragione. Il narcisismo del telecronista in erba.
Elena non è mai incappata in quell’errore di “vi faccio vedere che lo so anch’io”. Ma lo sapeva. Semmai era umanamente contenta se il suo interlocutore in cabina confermava quel che aveva pensato anche lei. Ma questa è un’altra cosa.
Elena Pero, quanto tennis visto insieme in 35 anni
Nell’arco di oltre 35 anni – perché lei era stata appena assunta nel ’91 quando andavo nei weekend di una Milano deserta per fare le telecronache estive dei tornei nord americani che Tele+ trasmetteva via tubo – ci siamo ritrovati insieme in mille occasioni, in non so quante diverse città dove c’era un torneo di tennis.
A differenza di tanti ho sentito più la sua voce facilmente riconoscibile in vari servizi giornalistici piuttosto che nelle telecronache perché invece che su un divano o mi trovavo in una qualche tribuna stampa – in una cosa ho sempre…seguito Gianni Clerici “il tennis va visto dal vivo, e sul posto, non in una cabina televisiva se vuoi dare davvero il miglior servizio possibile a chi ti legge o ascolta” , ma mi è capitato anche a volte invece di seguire lei e Paolo direttamente dalla cabina tv di Wimbledon o di non so più dove. Stando in silenzio alle loro spalle. E ho potuto sempre ammirare il suo garbo, il suo timing nel dare quelle informazioni che riteneva necessarie. Ecco, il tempo per dire quel che va detto era una delle sue doti precipue e per me più apprezzate. Mi era infatti capitato più d’una volta- e non dirò con chi – di ritrovarmi invece affiancato da chi era capace di addentrarsi in lunghissimi ed intempestivi sproloqui di zero interesse sul setpoint o anche sul matchpoint, quando il silenzio sarebbe stato d’oro.
Ho visto e potuto constatare con quale scrupolo Elena, sempre, si preparava per le sue telecronache, soprattutto le fasi finali, spesso con un foglio extralarge nel quale si ripercorreva tutto quanto era accaduto nel corso del torneo. Davvero una grande professionista. Ho sentito ex tenniste sproloquiare di storia del tennis, di campioni del passato – ma purtroppo anche del presente – senza conoscerne gran parte. Lei no. Mai. Considerava Rino il suo grande Maestro e non ha mai mancato di tributargli la sua riconoscenza. Proprio stasera Guido Tommasi mi ha scritto: “Elena, rarissima persona riconoscente”.
Rino soleva dire, per l’appunto: “La riconoscenza è un’erba che fa una gran fatica a crescere”. Rino non può immaginare quanto io sia d’accordo.
Con Elena ci siamo trovati più di un anno fa a Brescia in occasione di una giornata che celebrava le opere raccolte dall’università cittadina di Gianni Clerici, l’altro grande Maestro, quando lei aveva avuto le avvisaglie della malattia, ma sembrava poterne uscire abbastanza serenamente. Elena mi fece poi la graditissima affettuosa sorpresa di intervenire a un teatro di Milano quando io mi trovai a presentare un libro di uno straordinario critico francese di teatro, cinema e…tennis (scriveva su Liberation) Serge Daney morto di Aids nel 1992. Intelligente, spiritosa, mai sopra alle righe, quasi timida, schiva rispetto al glamour che a volte contagia anche il mondo tennis e i colleghi che ne scrivono, quando le avevo chiesto in passato di poterle fare qualche video-intervista si era spesso cortesemente negata. “Ma dai a che ti serve? Falla a qualcuno più importante”. Non recitava. Forse si sarebbe dovuto anche chiedere il permesso a Sky e non ne aveva voglia. L’anno scorso durante le ATP Finals di Torino però finalmente la convinsi – anche se non era proprio la prima volta e comunque dopo che Federico Ferri mi e la autorizzò – ad una bellissima intervista, visibile a questo link.
Mi fa male al cuore doverne parlare già al passato e dire e sottolineare quanto Elena era carina, per bene, sorridente perfino quando alla prima comparsa della malattia aveva dovuto perdere tutti i capelli che però le erano ricresciuti per la felicità di chiunque le volesse bene, eppure ho ricevuto la ferale notizia direttamente da Sergio meno di tre ore fa.
Sono sicuro che Lassù Elena non si perderà d’animo e andrà subito a trovare Rino ( con un blocco di appunti per i circoletti rossi?), Gianni e Roberto. Cosa che farò certamente anch’io appena verrà il mio momento. Intanto, per adesso, mi sento sempre più solo.
