WTA Singapore, Prozorova ritiro e polemiche: “Costretta al forfait dagli organizzatori”

Prozorova si scaglia contro la WTA dopo essere stata costretta al ritiro a Singapore, a un passo dalla finale: “Il fisioterapista mi ha fatto pressione”

Di Francesco De Salvin
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Il torneo WTA 500 di Singapore (Singapore Tennis Open presented by BNP Paribas) stava regalando una delle favole più inattese della stagione: quella di Tatiana Prozorova. La ventiduenne russa, numero 180 del mondo, ha incantato il pubblico asiatico imponendosi in tre autentiche battaglie di oltre tre ore contro avversarie del calibro di Sofia Costoulas, Alexandra Eala e Xinyu Wang. Tuttavia, sul più bello, quando la prima semifinale in carriera a questo livello era ormai realtà, la favola si è spezzata nel modo più assurdo e inaspettato: un forfait forzato prima della sfida con l’australiana Talia Gibson, già approdata in finale.

L’incidente nel doppio: lo smash di Kato

A far deragliare la settimana (quasi) perfetta della tennista russa è stato un episodio rocambolesco avvenuto durante i quarti di finale del torneo di doppio. In coppia con la connazionale Sofya Lansere contro il duo formato da Miyu Kato ed Ellen Perez, Prozorova si è trovata sulla traiettoria di uno smash ravvicinato della tennista nipponica. L’impatto al volto la mette K.O., costringendola a rimanere a terra per diversi minuti e richiedendo l’uscita dal campo per un prolungato medical time out. Quel trauma ha segnato la fine della sua partita di doppio, ma soprattutto ha innescato l’intervento del fisioterapista della WTA, trasformando la questione medica in un caso diplomatico.

Lo sfogo social di Prozorova

Rabbia e delusione sono esplose poche ore dopo sul profilo Instagram dell’atleta russa, che ha affidato alla rete un duro atto d’accusa verso i vertici del circuito femminile.

“Sfortunatamente gli organizzatori mi hanno ritirata dal match di qualificazione del WTA Singapore Open 500. Oggi, durante il match di doppio, una delle avversarie ha colpito uno smash nella mia direzione; mi ha sfiorato la guancia e colpito la spalla. Sono cose che succedono. Il fisioterapista chiamato in campo ha insistito per portarmi fuori dal campo per effettuare un test specifico. Purtroppo non sapevo di potermi rifiutare. Il test non è stato facile. Dato che avevo trascorso oltre tre ore in campo in ciascuno degli ultimi tre giorni, ero affaticata e ho faticato in alcuni esercizi, come stare in equilibrio su una gamba sola a occhi chiusi. Ad essere onesta, trovo difficile farlo anche quando sono riposata e in forma. L’ho spiegato anche al fisioterapista. Di tutti gli esercizi, quello è stato l’unico di cui non sono stati soddisfatti, anche se ho superato tutti gli altri. Il fisio mi ha anche messo pressione, facendo intendere che non fossi in grado di prendere decisioni da sola e che avessi bisogno di almeno sei giorni (!!!) di riposo dal tennis, il che suona folle considerando che stavo benissimo. Dopo la fine del doppio, ho completato la mia routine di recupero e cenato; mi sentivo alla grande. Ma sfortunatamente il fisioterapista stava seguendo uno specifico protocollo WTA e ha fatto pressione sugli organizzatori riguardo alle mie condizioni. Il mio team ed io abbiamo avuto una lunga discussione con gli organizzatori; il fisioterapista ha fatto pressione su tutti i presenti e ha persino sostenuto che non fossi capace di prendermi la responsabilità della mia stessa vita. La decisione degli organizzatori mi ha davvero amareggiata. La mia settimana da sogno è finita oggi. E’ un sistema che rende le giocatrici assolutamente impotenti. Il fisioterapista ha chiarito che non mi sarebbe stato permesso di giocare finché non fossero trascorsi sei giorni; è una cosa completamente assurda e rappresenta un abuso di potere da parte del membro dello staff WTA”

Stop forzato e beffa Pechino

Oltre al danno morale di dover rinunciare alla semifinale di Singapore, per Prozorova si è subito concretizzata la beffa burocratica spiegata nella seconda parte del suo sfogo. La rigida applicazione delle norme WTA per la prevenzione delle commozioni cerebrali prevede infatti una sospensione obbligatoria di sei giorni dall’attività agonistica. Questo stop forzato cancella con un colpo di spugna anche la sua presenza alle imminenti qualificazioni del prestigioso WTA 1000 di Pechino. Un doppio ostacolo che ha spinto la russa a parlare apertamente di “abuso di potere” da parte del personale medico, ferita nel vedere interrotto il miglior momento della propria carriera professionale.

La posizione della WTA: la tutela della salute prima di tutto

Detto ciò, sebbene l’amarezza della tennista sia comprensibile di fronte a un’occasione così importante sfumata negli spogliatoi, la decisione presa dallo staff medico e dai dirigenti della WTA risponde a precisi e doverosi criteri di sicurezza. In presenza di un trauma cranico o di un impatto al volto, i sintomi di una commozione cerebrale possono manifestarsi in ritardo e con modalità imprevedibili. Lasciare a un atleta agonista la facoltà di valutare lo stato della propria salute dopo un impatto del genere sarebbe un azzardo inammissibile, che avrebbe esposto l’organizzazione a rischi enormi. In un’epoca in cui si chiede a gran voce la tutela dell’integrità fisica dei giocatori, la fermezza mostrata dai medici in quel di Singapore rappresenta un precedente di responsabilità che merita di essere difeso.

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