Altro che ritiro. A distanza di un mese dalla bruttissima sconfitta al primo turno dello US Open, Novak Djokovic torna sul circuito e lo fa scegliendo di ripartire dalla trasferta cinese: è ai nastri di partenza dell’ATP 500 di Pechino, torneo in cui ritorna a undici anni di distanza dalla precedente partecipazione, a cui farà seguito il Masters 1000 di Shanghai. Prima dell’inizio del torneo nella capitale, Nole è stato protagonista di una conferenza stampa. Ecco le sue dichiarazioni.
Probabilmente sono cambiate molte cose qui negli 11 anni trascorsi dalla tua ultima partecipazione. Quali sono le tue impressioni camminando nell’impianto? Quanto ti sembra diverso o ti appare familiare?
NOVAK DJOKOVIC: È passato un po’ di tempo: sono trascorsi 11 anni dall’ultima volta che ho giocato qui. Ho un ottimo storico su questi campi. Mi è sempre piaciuto giocare a Pechino e in Cina in generale, in particolare qui. C’è un grande sostegno e un’ottima atmosfera. Tra sessioni di allenamento e partite, si percepisce molto affetto e grande supporto da parte dei tifosi cinesi, qualcosa che non vedo l’ora di ritrovare. Prima o poi sarei tornato a Pechino e sono felice che sia successo quest’anno. Sono arrivato con qualche giorno di anticipo per cercare di disputare qualche set di allenamento e passare un po’ di ore sul campo prima di iniziare il torneo. L’impianto è cambiato ed è migliorato molto. È sempre stata una struttura estremamente impressionante, una delle più imponenti del nostro sport. Nel 2008 fu costruito per i Giochi Olimpici a cui ho partecipato. Ricordo di aver giocato sul Lotus Court, che ora è il secondo campo. Poco dopo è stato costruito lo stadio principale per il torneo. Ho sempre conservato splendidi ricordi e sensazioni molto positive su questo campo. Spero che questo possa ripetersi e di poter disputare un gran torneo.
È la prima volta che ti rivediamo dagli US Open. Come sta il tuo corpo al momento? Come sono state per te le ultime due settimane?
NOVAK DJOKOVIC: Finora mi sento bene. Vedremo. È completamente diverso disputare una partita ufficiale rispetto ai set o alle sessioni di allenamento, ma per ora va tutto bene. Non vedevo l’ora di venire in Cina, come sempre. I miei risultati sul suolo cinese parlano da soli. Sapere questo mi dona quel livello di fiducia di cui ho davvero bisogno. Nel complesso, finora è andata davvero bene sia per quanto riguarda il fisico, sia per come mi sento e per come sto giocando.
Considerando che programmi i tuoi tornei attorno agli Slam, il che ha perfettamente senso, come e perché ti sforzi di far quadrare il tuo calendario per essere presente qui in Cina? Quest’anno sei qui, mentre negli ultimi due anni hai giocato a Shanghai. Quanto è importante per te fare questa trasferta?
NOVAK DJOKOVIC: In questa fase della mia carriera si tratta anche di scegliere i tornei nei quali mi piace giocare, dove ho avuto successo in passato e dove sento di essere accolto dai tifosi in modo positivo. La storia dei miei risultati in terra cinese è stata incredibile. Non giocavo qui da 11 anni. Negli anni passati ho cercato di far incastrare gli impegni in calendario, ma la programmazione mi ha permesso di giocare solo a Shanghai. Quest’anno Pechino era nella lista delle priorità e sono davvero felice di essere qui.
A Wimbledon ci hai spiegato molto bene le sfide che stai affrontando in questa fase della tua carriera e le ragioni che ci sono dietro. Mi chiedo se, dopo gli US Open, tornare qui sia solo per goderti il pubblico come hai detto, o se c’è anche qualcosa che vuoi verificare o dimostrare a te stesso.
NOVAK DJOKOVIC: Non si tratta mai solo di divertirsi. Potrei giocare delle esibizioni se l’obiettivo è solo per godermi il pubblico. Partecipo a un torneo professionistico perché voglio anche vincere. La motivazione principale è sempre quella di competere e battere l’avversario dall’altra parte della rete in un determinato giorno, cercando di arrivare il più lontano possibile nel torneo. Certamente, se puoi competere in un luogo in cui ti trovi bene per quanto riguarda le condizioni, il sostegno del pubblico e l’atmosfera, tutto ciò contribuisce a una prestazione ancora migliore. Ho sempre alte aspettative su me stesso. Pensando alla carriera che ho avuto, non posso accontentarmi dei primi turni di un torneo ed essere felice di ciò. Punto sempre alle fasi finali di qualsiasi torneo a cui partecipo. Oggi non è diverso e sarà sempre così finché me la giocherò ai livelli più alti.
È bello riaverti qui. Nel 2010 hai subito una brutta sconfitta al Roland Garros, dopo la quale avevi detto: “Vedevo solo nero, non volevo più giocare a tennis”. In un certo senso, quella consapevolezza ti ha liberato. Quest’anno hai subito un’altra amara sconfitta contro Fonseca al Roland Garros. Quanto è difficile per te gestire una dura sconfitta ora che hai ottenuto tutto ciò che c’era da ottenere nel tennis rispetto a quando eri più giovane?
NOVAK DJOKOVIC: C’è una differenza d’età piuttosto significativa. Era una fase completamente diversa della mia carriera: nel 2010 avevo 22 o 23 anni, non si possono fare confronti. Le sfide ci sono sempre e rappresentano anche un’opportunità per crescere, per imparare qualcosa di nuovo da quell’esperienza e trarre insegnamenti utili a migliorarsi, sia come persona che come giocatore. Cerco di mantenere e coltivare questo tipo di mentalità. Quando sei lì in campo sei un guerriero, un agonista: non vuoi perdere, vuoi vincere e fai tutto il possibile. Se l’avversario gioca meglio, va bene così e si va avanti. Il bello del tennis è che c’è sempre una nuova opportunità: c’è un torneo praticamente ogni settimana, quindi lo spettacolo deve andare avanti. Volti pagina, azzeri tutto e dai il massimo nel torneo successivo.
Vorrei sapere qual è il tuo ricordo più bello legato a questo torneo, oltre al fatto di aver vinto qui così tante volte.
NOVAK DJOKOVIC: A parte le vittorie, i ricordi più belli sono sicuramente i miei tifosi: il modo in cui mi accolgono, mi sostengono, mi dimostrano affetto e la passione che hanno per il tennis. La mia “NoleFam” qui in Cina, sia a Pechino che a Shanghai, è stata incredibile nel corso degli anni. Sono indubbiamente il momento più bello e qualcosa che porto sempre con me ovunque vada nel mondo.
