Vavassori sulla rivoluzione del doppio: “I soldi tolti non verrebbero reinvestiti, ma solo spostati al singolo”

"Se ti piace il tennis non puoi pensare di accorciare le partite per vederle meglio. Le battaglie al quinto set sono l'essenza di questo sport"

Di Pietro Sanò
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Simone Bolelli e Andrea Vavassori – ATP Roma 2026 (foto via Twitter @InteBNLdItalia)

L’ATP trama qualcosa. E secondo le varie voci provenienti dal circuito, l’intenzione dell‘Association of Tennis Professionals è quella di ridimensionare fortemente la specialità del doppio a partire dal 2028. In quest’ipotetica rivoluzione, i primi ad essere penalizzati saranno ovviamente i doppisti, che rischiano concretamente di esser tagliati fuori da buona parte degli eventi – per via della riduzione da 32 a 16 coppie nei Masters 1000, da 16 a 8 coppie negli ATP 500, 250 e nei Challenger – e veder il montepremi previsto per il doppio (attualmente il 20%. L’ 80% è invece destinato al singolare) ridotto al lumicino, dimezzando la percentuale del prize money.

Vavassori: “C’è poco rispetto. I doppisti fanno gli stessi sacrifici”

Con tali numeri, come potrete immaginare, gli specialisti della disciplina stenteranno a sopravvivere nel Tour, ed il tennista azzurro Andrea Vavassori – intervistato in Esclusiva da Marco Beltrami di Fanpage – ha mostrato tutto il suo sgomento per il destino del doppio: “Io sono un po’ frustrato dalla situazione che si è venuta a creare e per il modo in cui è stata gestita. Dispiace, perché alle volte c’è poco rispetto e io sono una persona che fa molta attenzione ed è sensibile a livello emotivo. Accetto tutti i punti di vista, ma i doppisti sono gente che fa gli stessi sacrifici, paga coach e fisioterapisti. Dietro c’è un intero movimento di accademie e preparatori, è una disciplina olimpica”. Andrea, assieme all’inseparabile compagno di doppio Simone Bolelli, ha conquistato ben due titoli Masters nel corso della corrente stagione, uno di questi a Roma, dinanzi alla folla tricolore.

“Spaccatura tra noi e i singolaristi”

Attualmente è il numero 11 del ranking, e negli ultimi due anni, sia Wave che Bole, hanno staccato il pass per le Finals a Torino, dove hanno collezionato una semifinale nel 2025. Grandi risultati e tanto entusiasmo, il quale rischia di svanire per colpa di un’ingiusta rivoluzione, che strizza l’occhio agli introiti e ad un preciso piano di marketing dell’ATP, attualmente insoddisfatta dei profitti generati dal doppio. L’Association of Tennis Professionals intende puntare quasi tutto sul singolare, poiché è una specialità che attira molto più pubblico, dunque molte più entrate. Mentre il doppio, in termini economici, per loro rappresenta soltanto un peso: “Nella visione che hanno per il 2028 c’è più una riduzione che un miglioramento – afferma lo stesso Vavassori – Si parla di riduzione del prize money e riduzione delle coppie. Non ho visto un progetto volto a migliorare la promozione o il marketing. C’è stato solo un discorso su: ‘Come faccio a risparmiare togliendo soldi al doppio?’. I soldi tolti non verrebbero reinvestiti per migliorare il prodotto, ma spostati al singolo, passando a una percentuale estrema del 90%-10%. È brutto che si dica: ‘I doppisti guadagnano troppo’, quando in realtà, tolti i primi dieci, gli altri hanno guadagni normali se consideriamo tutte le spese. È come se si fosse creata una spaccatura tra noi e i singolaristi”.

La complicata vita nel circuito: “Trasferte lunghissime, pochi stacchi”

Secondo il piemontese – oltre ai disagi ai quali quasi certamente andranno incontro – la vita nel Tour sta diventando sempre più complessa e stressante. Calendario sempre più fitto – tema discusso anche dai singolarità – e maggiore esposizione agli infortuni: “Hanno dilatato molto il tempo che passi in giro per il mondo. Puoi stare via un mese e giocare solo tre partite. Sono trasferte lunghissime che a livello mentale ti ammazzano. Hai pochi stacchi, sei sempre in attesa, sempre in hotel. Per questo ci sono tanti infortuni ed è normale che la gente vada in burnout”, afferma Vavassori, in disaccordo con la volontà di spettacolarizzazione della disciplina da parte dell’ATP: “Se ti piace il tennis non puoi pensare di accorciare le partite per venderle meglio. Le battaglie al quinto set, dove porti fisico e mente al limite, sono l’essenza di questo sport. Se le togli da alcuni tornei, perdi l’epica di finali indimenticabili come Nadal-Federer a Wimbledon o Sinner-Alcaraz a Parigi”.

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