I troppi infortuni che stanno condizionando la stagione dei migliori tennisti al mondo continuano a far discutere esperti ed addetti ai lavori. Durante l’ultima puntata de La Domenica Sportiva, Adriano Panatta ha espresso forte preoccupazione per le precarie condizioni fisiche dei principali protagonisti del circuito ATP, soffermandosi in particolare sullo stop prolungato di Jannik Sinner e sui recenti problemi al polso di Carlos Alcaraz. L’ex campione azzurro ha analizzato l’evoluzione atletica del tennis moderno, evidenziando come i ritmi e i carichi di lavoro attuali abbiano raggiunto un livello di usura mai visto prima e non più sostenibile nel lungo periodo. “Gli infortuni sono aumentati di più del 100%. I giocatori oggi, sia dalla parte inferiore del corpo sia dalla parte superiore, quello che si usa anche per maneggiare la racchetta, giocano in maniera veramente spaziale perché si muovono a 200 all’ora e colpiscono la palla sempre con grande forza”
Il confronto con il passato: “Un torneo oggi vale come due dei nostri”
Nel corso del suo intervento, il vincitore del Roland Garros 1976 ha sottolineato la differenza abissale tra il tennis giocato ai suoi tempi e quello contemporaneo, spiegando come lo sforzo atletico e mentale sia ormai esasperato e richieda un drastico cambio di rotta nella gestione dei calendari: “Un loro torneo come sforzo fisico e mentale vale come due dei nostri. Per cui devono fare una programmazione diversa. Non si può più fare come trent’anni fa, anche noi giocavamo fino a 28 tornei l’anno, però era un altro tennis, si giocava in un’altra maniera, adesso i giocatori si fanno proprio male, al braccio, alla schiena e in tutte le articolazioni, ginocchio, spalla, caviglia, e così non va bene comunque”.
Il capitolo Coppa Davis: “C’è un’Italia con Sinner e una senza”
A margine della riflessione sugli infortuni e sullo stop di Sinner, Panatta ha proiettato lo sguardo sui prossimi impegni della nazionale in Coppa Davis, sottolineando il peso specifico del numero uno azzurro: “L’Italia è testa di serie numero uno perché ha vinto per tre volte consecutive la Coppa, però c’è un’Italia con Sinner e un’Italia senza Sinner: non sapevamo se giocava Pechino, figuriamoci se sappiamo se ci sarà a Bologna”. Il leggendario tennista romano ha poi evidenziato l’importanza del doppio guidato da Simone Bolelli ed Andrea Vavassori: “La Coppa Davis di adesso non è come quella 40 anni fa, il doppio conta molto e io li metto sempre tra le prime cinque coppie del mondo”.
