a cura di Isabella Della Gasperina
Il 2 ottobre 2024 Carlos Alcaraz vinceva una finale lottatissima a Pechino contro Jannik Sinner. Era soltanto la seconda finale tra i due campioni, il nono scontro diretto. A quella rivalità, Alcaraz-Sinner, solo un paio d’anni fa ci stavamo abituando: sembrava fosse quella la nuova normalità del tennis dopo gli incroci di racchette, anche quelli in apparenza infiniti, Nadal-Federer-Djokovic.
Sinner ai box da luglio
Ma nel tennis niente è stabile. E così l’ultima sfida diretta tra loro due risale ad aprile, sulla terra rossa di Monte-Carlo (l’unica del 2026), mentre nelle ultime settimane tra rinunce, ritiri più o meno strategici e infortuni veri, un prossimo scontro tra loro appare sempre più incerto, con Jannik Sinner fermo ormai da luglio e sempre meno saldo in vetta al ranking, dove la Race è guidata da Sascha Zverev, fresco vincitore di New York. Da qui a fine anno, il tedesco ha ben pochi punti da difendere e quindi può facilmente salire ancora.
Una finale sul filo del rasoio
Ma a quei tempi il tedesco non appariva una gran minaccia per i fantastici due che quel giorno sul veloce di Pechino giocarono un match memorabile, in un momento in cui Jannik era ancora alle prese con il caso Clostebol. Un anno dopo aver perso proprio in Cina in semifinale con Sinner, Alcaraz si prendeva la sua rivincita in una partita epica e di grande equilibrio, come racconta il risultato: 6-7(6) 6-4 7-6(3). In cima alla classifica ormai c’erano i due grandi della nuova generazione, affiancati solo a tratti da Novak Djokovic, ultimo big della vecchia guardia. Nessun altro giocatore sembrava in grado di offuscare il loro primato.
Equilibrio e rimonta
Quella finale è una battaglia vera, emozionante, in cui la parola chiave è rimonta. Sinner infatti prima lascia scappare Alcaraz avanti 4-1 e 5-3, ma poi riesce a giocarsi tutto al tie-break, ad annullare due set point per lo spagnolo (mettendo un ace e una risposta vincente) e a chiudere a suo favore la prima frazione grazie a due errori dell’avversario: 7-6 per Jannik. Il secondo set è un susseguirsi di scambi veloci, con lo spagnolo che riesce a trascinare il pubblico dalla sua parte, si esalta e si guadagna un meritatissimo pareggio (6-4).
Nel set decisivo, in un crescendo di tensione, inizialmente è Carlitos a prevalere grazie a un avvio con pochissimi errori e senza sbavature, mentre Sinner sembra arrancare. Alcaraz infatti prende il comando e scappa avanti 4-1. Il break per lo spagnolo però è solo un’illusione e Jannik recupera fino a portarsi avanti 5-4, a due punti dal match, 15-30 sul servizio di Alcaraz. Lo spagnolo non ci sta e, assistito da un gran servizio, costringe l’azzurro al tie-break. Dove Sinner inizia alla grande: 3-0 e servizio. Ed ecco di nuovo la rimonta, questa volta del murciano. Che non concede più nulla e vince sette punti di fila. Il titolo di Pechino questa volta è suo.
“Match incerto fino alla fine”
“Un match incredibile”, dice il vincitore. “Avrei potuto vincere in due set o in due set avrebbe potuto vincere lui. Ed entrambi avremmo potuto vincere in tre set. E’ stato tutto incerto fino alla fine”. E l’equilibrio in campo c’è stato dal primo all’ultimo scambio. Come accade, anzi accadeva, così spesso tra i due giocatori. Sembrava che la storia a due sarebbe andata avanti a lungo. Oggi però il tennis racconta qualcosa di diverso: la corsa al vertice si è riaperta, nuovi equilibri si sono affacciati all’orizzonte. E Pechino, come molti tornei post Montecarlo, deve fare a meno di uno dei suoi protagonisti. Il ginocchio non è ancora a posto e Jannik non rientra: il China Open è l’ennesimo torneo che si gioca senza uno dei Fab2.
