Nonostante la stagione tennistica sia ancora in corso, l’ATP ha già svelato il calendario del 2027 e uno dei primi appuntamenti – come di consueto – è quello dell’ASB Classic di Auckland. L’evento in Nuova Zelanda, che ha anche il torneo femminile, negli ultimi giorni è stato oggetto di un’importante novità che dovrebbe però arrivare a partire dall’annata successiva. Trattasi del tetto della Manuka Doctor Arena, il Centrale dell’ASB Tennis Centre, che potrebbe essere realizzato dopo 20 anni di pianificazione e attesa e – soprattutto – in occasione del 70° anniversario.
Tramite un comunicato pubblicato sul proprio sito ufficiale, infatti, ‘Tennis Auckland’ ha annunciato la società partner che si occuperà della costruzione del tetto. Trattasi di Fabritecture NZ Ltd, che ha già lavorato alla copertura della Ken Rosewall Arena al Sydney Olympic Park, dell’One New Zealand di Te Kaha, del Queensland Tennis Centre e del Kai Tak Sports Park di Hong Kong. L’inizio dei lavori sarebbe previsto già per la fine del 2026 e avverrà in fasi, con il completamento che dovrebbe arrivare a luglio 2027. La prima edizione con il tetto sulla Manuka Doctor Arena dovrebbe essere quindi quella del 2028.
Auckland si fornisce del tetto: c’è speranza anche per Roma?
La presenza di una copertura sul Centrale eviterebbe il ripetersi della situazione verificatasi nel 2023, quando metà delle sessioni furono cancellate per un importante diluvio. In tal senso Wayne Brown, governatore della regione, ha dichiarato a ‘Tennis Auckland’: “Una copertura sopra il campo centrale è fondamentale affinché il torneo possa mantenere e consolidare la sua reputazione internazionale e continuare a offrire uno spettacolo meraviglioso ai tifosi provenienti da tutto il paese che vengono ad ammirarlo nella nostra splendida città. A differenza dei tetti sopra le piscine, quando piove il tennis si ferma“.
A lavori compiuti, la Manuka Doctor Arena dovrebbe poter ospitare circa 3500 spettatori, che aumenterebbero a quota 4000 per i concerti potendo utilizzare anche parte del campo. Tutto ciò, con le dovute differenze, fa sperare in bene per quanto concerne il Centrale degli Internazionali BNL d’Italia di Roma. Da circa 11 anni si parla di un tetto, che farebbe fare il salto di qualità al Masters 1000 della Capitale, eppure anche in questo 2026 la pioggia ha fatto i suoi danni. Se le tempistiche per Auckland sono state di due decenni, vien da dire che anche il Bel Paese ha ancora del tempo.
