Emma Navarro ha deciso di raccontare pubblicamente i problemi di salute che l’hanno accompagnata per quasi tre anni e che, soltanto nell’autunno del 2025, hanno finalmente trovato una spiegazione precisa. La statunitense ha rivelato di aver ricevuto una diagnosi di RED-S, Relative Energy Deficiency in Sport, una condizione provocata da un apporto energetico insufficiente rispetto alle richieste dell’attività fisica e della vita quotidiana. Alla RED-S si è inoltre aggiunto un ipotiroidismo di Hashimoto, rendendo ancora più complesso trovare il giusto equilibrio tra alimentazione, consumo energetico e terapia farmacologica.
Per capire come sia arrivata a questo punto, Navarro torna indietro al 2023, il suo primo anno completo da professionista. In quella stagione disputò ben 88 partite, più di qualsiasi altro giocatore o giocatrice nel tennis professionistico, dividendosi tra circuito ITF e WTA. Giocava praticamente ogni settimana e, nei pochi periodi senza tornei, si allenava duramente. Era agli inizi della carriera e, insieme al suo team, pensava semplicemente di stare facendo ciò che fosse necessario per migliorare.
E i risultati sembravano darle ragione. Nel corso del 2023 passò da circa la posizione numero 150 del ranking fino alle porte della Top 30, conquistando quattro titoli ITF. Continuò a spingere anche durante la preparazione invernale e all’inizio del 2024 arrivarono immediatamente nuovi risultati: semifinale ad Auckland, vittoria al WTA 250 di Hobart e terzo turno agli Australian Open.
Da fuori, racconta Navarro, sembrava andare tutto alla perfezione. Il ranking saliva, il suo tennis migliorava e fisicamente appariva sempre più veloce, atletica e in forma. Eppure, dentro di sé, cominciava a sentire che qualcosa non andava.
Comparvero soprattutto cambiamenti emotivi che non riconosceva come propri: irritabilità, frustrazione, perfezionismo esasperato, preoccupazione e persino rabbia. A Hobart ricorda di aver provato in campo una rabbia talmente forte da voler spaccare tutte le racchette nella borsa, cosa che non aveva mai fatto né desiderato fare. Cominciavano a infastidirla i propri errori, i punti persi, le imperfezioni, le persone intorno a lei e qualsiasi deviazione dalle sue abitudini. All’esterno, però, cercava di non mostrare nulla.
Contemporaneamente aveva fame praticamente in ogni momento della giornata. Nel corso del 2023 aveva perso quasi 20 libbre, circa nove chili, convincendosi che fosse ciò che un’atleta professionista dovesse fare: diventare più magra per migliorare la propria prestazione.
Anche il sistema immunitario cominciò però a dare segnali evidenti. Navarro si ammalava molto più frequentemente rispetto al passato, ma continuava comunque a giocare. Dopo una sconfitta precoce a Madrid, si recò al WTA 125 di Lleida e appena arrivata fu colpita da una forte intossicazione alimentare: trascorse circa 48 ore malata in albergo, per poi riuscire comunque a disputare due partite prima di ritirarsi. Al torneo di Parigi ebbe invece un forte raffreddore, accompagnato da mal di testa, nebbia mentale e quasi totale assenza di energie, ma riuscì ugualmente ad arrivare in finale. Durante la stagione sull’erba iniziarono poi mal di testa persistenti e vertigini.
Con il passare dei mesi arrivarono anche difficoltà cognitive. Navarro racconta che spesso non riusciva a pensare con chiarezza, faceva fatica a ricordare le cose e persino a formulare i propri pensieri. Sentiva il cervello lento e stanco quanto il corpo e doveva stare continuamente attenta a non “sprecare” energia. Dormiva male e si svegliava stanca quanto la sera precedente. Comparvero inoltre sfoghi cutanei sul collo e sul cuoio capelluto.
Il paradosso è che, mentre il fisico le mandava tutti questi segnali, la sua carriera continuava a esplodere. Nel corso del 2024 migliorò il proprio risultato a ogni Slam, raggiunse il terzo turno alle Olimpiadi di Parigi e soprattutto arrivò in semifinale agli US Open, chiudendo quel torneo da numero 8 del mondo.
Proprio il successo contribuì a convincerla che non potesse esserci qualcosa di realmente sbagliato: se riusciva a ottenere quei risultati, pensava, doveva evidentemente stare facendo le cose nel modo corretto. Stanchezza e malessere le sembravano quasi il prezzo normale da pagare per essere un’atleta professionista.
Poi arrivò la trasferta asiatica. Poco dopo essere arrivata si ammalò nuovamente. Navarro si descrive come “l’ombra di se stessa”, debole ed esausta. Prima di un allenamento arrivò ad addormentarsi per dieci minuti su una chaise longue perché era troppo stanca persino per effettuare il riscaldamento. Quando provò a giocare, racconta di non riuscire a vedere bene la palla, a muoversi o quasi a percepire il proprio corpo. La situazione rimase sostanzialmente invariata per tre settimane in Cina, fino a quando si ammalò ancora a Wuhan e decise di tornare a casa.
Nel solo 2024 aveva perso altre 10 libbre, circa quattro chili e mezzo. In fondo, dice, sapeva di non stare bene, ma aveva appena vissuto la stagione migliore della sua vita e attribuì il crollo asiatico alla semplice stanchezza accumulata. Si concesse due settimane di pausa e poi riprese ad allenarsi.
Nella preparazione successiva spinse addirittura più forte di prima. Dopo circa tre settimane, però, il quadricipite sinistro cominciò a cedere: crampi, rigidità, debolezza e difficoltà a caricare la gamba. Poco dopo tornarono anche tutti i sintomi sperimentati in Asia.
Nonostante questo, partì per l’Australia per iniziare il 2025. Fu il periodo peggiore: mal di testa, vertigini, brain fog, stanchezza, ansia, sbalzi d’umore e la sensazione di non avere più controllo né contatto con il proprio corpo. Dopo un allenamento a Melbourne scoppiò a piangere in palestra, incapace di capire perché non riuscisse più a giocare. Eppure, facendo appello soltanto alla propria determinazione, riuscì comunque a raggiungere i quarti di finale degli Australian Open.
Secondo Navarro, quello fu però l’ultimo residuo di energie che aveva a disposizione. Il resto del 2025 diventò una lotta continua. Non riusciva più a trascinarsi durante la giornata per poi “accendersi” al momento della partita. Le sconfitte aumentarono e, mentre dall’esterno veniva criticata per il calo di rendimento e per la presunta crisi del secondo anno, lei continuava a cercare ossessivamente difetti tecnici nel proprio tennis, senza rendersi conto che il problema principale era altrove.
Alla Billie Jean King Cup del settembre 2025 arrivò a piangere in campo, devastata dall’idea di rappresentare gli Stati Uniti in uno stato di tale esaurimento, fame e confusione. Provò poi nuovamente a giocare in Cina, ma si ritrovò nella stessa situazione dell’anno precedente: fame continua, debolezza e vertigini se non mangiava e persino risvegli notturni perché il corpo la costringeva ad alimentarsi.
A quel punto decise finalmente di fermarsi e di raccontare ai medici tutto ciò che stava vivendo.
Nel novembre 2025, dopo essersi confrontata con medici, nutrizionisti e specialisti, arrivò la diagnosi: Navarro era rimasta in una condizione di alimentazione insufficiente rispetto al proprio fabbisogno per quasi tre anni. Il suo corpo, scrive, aveva cercato in ogni modo possibile di reagire e le aveva mandato segnali per anni, segnali che lei aveva continuato a ignorare.
Da quel momento ha affrontato il recupero in maniera radicale: ha modificato la dieta e aumentato l’apporto energetico, si è sottoposta a continui esami del sangue, ha modificato e regolato i farmaci, consultato diversi specialisti e nutrizionisti, monitorato la glicemia e annotato sistematicamente i sintomi alla ricerca di schemi ricorrenti. Parallelamente è stato trattato anche l’ipotiroidismo, che nel frattempo era peggiorato.
I miglioramenti non sono stati immediati, ma sono arrivati progressivamente. Navarro ha cominciato finalmente a mangiare quanto il suo organismo aveva bisogno per recuperare dal deficit accumulato. Dopo alcuni mesi ha ricominciato a dormire regolarmente durante la notte; le vertigini sono diminuite, i mal di testa sono diventati meno frequenti e recentemente ha cominciato a sentirsi nuovamente a proprio agio in palestra, percependo il corpo e i muscoli lavorare normalmente.
Anche mentalmente ha avvertito una trasformazione: i pensieri si sono fatti più tranquilli, le emozioni più stabili e le capacità cognitive sono migliorate. Nelle ultime settimane, racconta, ha finalmente avuto la sensazione di tornare a giocare a tennis come se stessa: vedere la palla senza sforzo, muoversi senza dover pensare a ogni gesto, colpire senza impartirsi continuamente istruzioni e competere senza sentirsi completamente svuotata.
Navarro affronta infine apertamente anche il cambiamento più visibile del suo corpo: ha ripreso peso. Ma lo considera il prezzo — o, meglio, la condizione necessaria — per aver recuperato qualcosa di molto più importante.
«Sì, quest’anno ho preso peso. Ma ho anche riavuto indietro la mia vita».
Ora, spiega, ha nuovamente l’energia per allenarsi, competere e vivere anche fuori dal tennis: ridere, essere curiosa e spontanea, trascorrere tempo con le persone a cui vuole bene e provare nuovamente gioia e speranza. La lezione che dice di aver imparato è che nessun numero sulla bilancia e nessun livello di magrezza possono valere più della salute e del benessere.
Per completare il recupero, Navarro ha quindi deciso di non disputare la tournée asiatica del 2026. Dedicherà il resto dell’anno a perfezionare terapia e alimentazione, con l’obiettivo di tornare al 100% e riprendere la propria attività agonistica dall’Australia nel 2027.
