Il ritorno di Rafael Nadal su un campo da tennis ha il sapore speciale della festa di famiglia, ma con contorni decisamente stellari. A 683 giorni dalla sua ultima partita da professionista, il fuoriclasse spagnolo è sceso di nuovo in campo per celebrare il decimo anniversario della sua Accademia. Un evento – quello del Rafa Nadal Academy Slam – che fin dal momento dell’annuncio ha scosso il mondo della racchetta e che ha chiamato a raccolta nomi dal peso specifico enorme come Andy Murray, Carlos Moya, David Ferrer, Richard Gasquet, Dominic Thiem, Fabio Fognini e Marat Safin. Presentandosi davanti ai media prima del via, l’ex numero uno del mondo ha aperto il cuore su passato, presente e prospettive future.
“Non c’è traccia del Nadal competitivo”
Ripercorrendo la sua straordinaria carriera, Nadal ha spiegato il suo approccio mentale nei confronti dei successi e dei vertici del ranking ATP, ridimensionando l’importanza dei numeri puri a favore del percorso personale: “Non ero più felice di essere il numero uno o il numero due. C’erano cose più importanti, anche se ovviamente si vuole essere i migliori. Ho sempre cercato di dare il massimo, migliorandomi, senza preoccuparmi troppo del ranking”.
Sollecitato sulla condizione atletica e su quale versione di sé ci si potesse aspettare in campo, Rafa ha chiarito senza mezzi termini la natura attuale del suo rapporto con la racchetta: “Oggi non c’è traccia del Rafa Nadal competitivo. Sono in una fase diversa. Mi sono goduto queste due settimane a colpire la palla; prima, da quando mi sono ritirato, avevo giocato pochissimo, circa quattro volte, mezz’ora, poco più. Oggi la competizione è la cosa meno importante; è una festa all’accademia. Non ho ambizioni agonistiche”.
Salute, l’ipotesi panchina e l’assenza di Roger Federer
Guardare avanti significa inevitabilmente pensare allo sviluppo dell’impianto di Manacor, un progetto in continua crescita che richiede adattamento constante e capacità di rinnovarsi: “Vorrei poterlo sapere. Non si può mai sapere cosa accadrà in futuro. Dobbiamo essere molto attenti ad adattarci ai tempi che cambiano e ad espanderci ulteriormente nel mondo. Credo che ci troviamo in un momento cruciale per evolverci ed è su questo che lavoreremo”.
Analizzando la gestione della tenuta mentale negli anni del circuito, le fatiche fisiche e l’ipotesi di un futuro da allenatore, Nadal ha chiuso la sua conferenza lasciando la porta aperta solo a metà, senza dimenticare l’amico-rivale di sempre: “Ho sempre avuto un buon equilibrio mentale durante tutta la mia carriera. Il dolore quotidiano ha influenzato il mio carattere, è vero. Prima o poi giocherò una partita amichevole. Il processo è lungo e faticoso, ma penso che sia qualcosa che dovrei provare. Io allenatore? Mai dire mai. Sono disponibile ad aiutare chiunque me lo chieda, ma ho due figli piccoli e molte altre cose che non mi permetterebbero di esserlo”.
“I momenti più difficili sono gli infortuni, non le sconfitte. Il tennis è uno sport per sfavoriti, perché ogni settimana uno di noi vince e gli altri perdono; non ci sono pareggi. Anche la sconfitta fa parte del percorso e aiuta a crescere”. Ha aggiunto il 22 volte campione Slam. Per poi chiosare: “Federer è venuto quest’estate; sarebbe stato un piacere averlo con noi, ma per lui era impossibile. Ha sempre sostenuto l’accademia, era presente all’inaugurazione, e questo supporto è fantastico”.
