La madre di Xinran Sun giocava a tennis per passione e tra le persone con cui condivideva abitualmente il campo c’era Hou Wendi, oggi allenatrice della squadra della Hongshan Middle School. Hou ha conosciuto Xinran prima che diventasse una promessa del tennis, la ricorda in particolare intorno ai nove anni. Gli adulti giocavano e la piccola rimaneva nei pressi del campo a correre e colpire, ripetendo diritto e rovescio anche sotto il sole dei campi scoperti di Shenzhen. «Prima ancora che venisse a studiare nella nostra scuola, l’avevo vista crescere», ha raccontato Hou.
Di quella bambina le è rimasta impressa soprattutto una caratteristica: «Quando giocava aveva uno sguardo straordinariamente determinato». Hou insiste soprattutto sul desiderio di vincere. Non lo descrive come una qualità acquisita con l’agonismo, ma come qualcosa che apparteneva già al carattere della bambina. La formulazione cinese è particolarmente efficace: una caratteristica che sembra quasi “incisa nelle ossa”, radicata in lei.
Il tennis arriva dunque attraverso la famiglia. La madre è un’appassionata, Xinran la accompagna sui campi e comincia naturalmente a imitare ciò che vede. A sei anni entra in un percorso di allenamento più strutturato e intorno agli undici ha già maturato l’idea di tentare seriamente la strada professionistica.
Nel frattempo, però, era già iniziato il rapporto con l’ambiente che avrebbe avuto un ruolo decisivo nella sua formazione. Tutto comincia quando Vlada Milicevic, tecnico del Tennis Park di Belgrado, si trova in Cina con la famiglia e vede giocare Sun, che allora ha appena sei o sette anni. Colpito dalle sue qualità, Milicevic segnala la bambina a Goran Krivokuca, fondatore del Tennis Park. Da quel momento prende forma una collaborazione sempre più stretta. Sun comincia a trascorrere alcuni periodi in Serbia, mentre Krivokuca si reca a sua volta in Cina per seguirne lo sviluppo.
Dopo alcuni anni di contatti e allenamenti tra i due Paesi, quando Xinran ha dieci anni la famiglia decide di compiere il passo più radicale: trasferirla stabilmente a Belgrado insieme alla nonna. La madre la raggiungerà successivamente. Sun comincia così a costruire in maniera continuativa il proprio tennis al Tennis Park. Dove oggi è seguita soprattutto da Goran Zivotic e dallo stesso Goran Krivokuca, suoi allenatori degli ultimi cinque anni.
Andare via per imparare a crescere
Sun deve imparare a vivere a migliaia di chilometri dal luogo in cui è cresciuta. Inizialmente senza i genitori, in un contesto linguistico, culturale e quotidiano completamente diverso.
Zivotic ha ricordato proprio questa difficoltà: “All’inizio non è stato facile per lei. Proveniva da una cultura completamente diversa, lontana dalla famiglia e dagli amici, in un’età in cui la maggior parte dei bambini non pensa nemmeno a queste cose. Ha dovuto adattarsi completamente a un nuovo stile di vita. A una nuova lingua, a un nuovo cibo e a una nuova quotidianità, che qui sono completamente diversi rispetto alla Cina”.
Il tennis di alto livello conosce bene questo passaggio. Molti giocatori raccontano il momento in cui hanno dovuto lasciare casa molto giovani come una delle prime vere fratture della propria formazione. Jannik Sinner ad esempio, che a tredici anni si trasferì a Bordighera per allenarsi al Piatti Tennis Center, è tornato spesso proprio su quel periodo. La decisione, ha spiegato, fu difficile perché significava separarsi dalla famiglia e dagli amici e adattarsi a condizioni completamente nuove. Con il tempo, però, l’ha considerata decisiva «per crescere soprattutto come persona, e poi come giocatore». Nel tennis e nello sport in generale, la formazione tecnica e quella personale finiscono molto presto per sovrapporsi.
Nelle parole di Zivotic, quella bambina inizialmente timida e introversa si è progressivamente aperta proprio attraversando questo processo. E la qualità che l’allenatore serbo individua oggi in lei è molto simile a quella che Hou aveva riconosciuto anni prima a Shenzhen. “Ciò che la contraddistingue è la sua etica del lavoro, la disciplina e la voglia di progredire. Quando si prefigge un obiettivo, deve portarlo a termine. Che si tratti di un risultato o di un compito assegnato in allenamento, lei vuole portarlo a termine fino in fondo”. Dopo sacrifici così grandi, perseverare significa anche dare senso a tutto ciò che è stato necessario affrontare per arrivare fin lì.
La doppia sfida: studiare e competere
Il progetto internazionale porta con sé un’altra difficoltà, continuare a studiare mentre si vive e ci si allena dall’altra parte del mondo. Nel 2023 Sun entra alla Hongshan Middle School di Shenzhen all’interno del sistema cinese di tijiao ronghe, l’integrazione fra istruzione e formazione sportiva. La scuola deve però adattarsi a una studentessa che vive a Belgrado e trascorre una parte considerevole dell’anno viaggiando per i tornei. Per questo vengono predisposte lezioni registrate e forme di tutoraggio a distanza che le consentano di recuperare i contenuti anche durante le trasferte.
Hou Wendi considera questo equilibrio una parte essenziale della sua formazione e, più in generale, uno dei nodi più difficili nella crescita degli atleti adolescenti. Allenarsi ad alto livello significa dedicare allo sport una quantità di tempo incompatibile con una normale quotidianità scolastica, ma nessun ragazzo di quindici o sedici anni sa ancora con certezza se la carriera professionistica alla quale sta sacrificando tanto funzionerà davvero.
Nel parlare di Xinran, Hou sottolinea quindi con orgoglio non soltanto i risultati in campo, ma anche l’inglese fluente, la capacità di ragionare durante le interviste e il rapporto mantenuto con la scuola. «Non è soltanto un’atleta, è anche una studentessa», osserva, ricordando come riuscire a conciliare studio e allenamento rimanga la vera sfida per questi ragazzi.
C’è un piccolo episodio che per Hou dice molto di questa giocatrice. Durante una trasferta negli Stati Uniti, Sun registrò spontaneamente un video per la Festa degli insegnanti e lo inviò ai docenti del distretto di Longhua. A colpirla fu il fatto che, mentre viveva dall’altra parte del mondo e affrontava la pressione dei tornei, continuasse a sentirsi legata alle persone che avevano accompagnato la sua formazione in Cina.
Due finali perse prima del primo Slam
Prima ancora di compiere sedici anni, Sun aveva già cominciato ad accumulare risultati incredibili. Nell’ottobre 2025, a 15 anni e 95 giorni, ha vinto il W15 di Sharm el-Sheikh diventando la più giovane tennista cinese a conquistare un titolo professionistico; poco dopo ne ha aggiunto un secondo. A dicembre ha poi vinto l’Orange Bowl Under 18, diventando la prima giocatrice cinese a imporsi nel singolare femminile del prestigioso torneo statunitense. Nel maggio 2026, con il successo al Trofeo Bonfiglio di Milano, è diventata inoltre la prima tennista cinese, ragazza o ragazzo, a conquistare due titoli J500 in singolare. A quindici anni era anche la sesta più giovane di sempre a riuscirci.
La stagione degli Slam junior ha dato alla sua crescita una dimensione ancora diversa. Al Roland Garros Sun è diventata la prima giocatrice cinese a raggiungere la finale del singolare junior e quel risultato l’ha portata, nel giugno 2026, al numero uno mondiale della categoria, terza cinese a riuscirci dopo Xu Shilin e Wang Xiyu.
Essere arrivata così presto al vertice, però, non le ha evitato la parte meno celebrata della formazione di un giovane talento: imparare a perdere. La finale di Parigi è terminata con una netta sconfitta contro Alisa Oktiabreva; poche settimane più tardi, a Wimbledon, Sun ha raggiunto di nuovo l’ultimo atto ma, dopo avere vinto il primo set contro Anna Pushkareva, è stata rimontata. Due finali Slam consecutive, due sconfitte.
La seconda le è rimasta addosso più a lungo. Sun ha raccontato di essersi caricata di una pressione tale da non riuscire a dormire prima della finale e di avere avuto bisogno di tempo per assorbire la delusione. «Sarebbe stato meglio non perdere, ma quelle esperienze mi renderanno più forte», ha spiegato alla vigilia dello US Open.
Hou Wendi, osservando il percorso da Shenzhen, ritrova ancora una volta la bambina che aveva conosciuto anni prima: dopo quelle sconfitte, racconta, non l’ha mai sentita parlare di arrendersi. La verifica arriva a New York, dove Sun raggiunge la terza finale Slam junior consecutiva, su una terza superficie diversa, e ritrova proprio Pushkareva. Vince il primo set, perde il secondo e si ritrova davanti allo stesso scenario di Wimbledon; questa volta, però, riesce a non farsi trascinare dal precedente e domina il terzo 6-0, conquistando finalmente il primo titolo Slam junior.
Il passaggio più difficile
Sun arriva così alla soglia del circuito maggiore con un curriculum junior già considerevole, ma soprattutto con una consapevolezza piuttosto lucida di ciò che le manca. Destrimane, rovescio bimane e una struttura di circa 1,74 metri, ha costruito il proprio tennis sulla solidità da fondo, sulla mobilità e sulla capacità di gestire profondità e direzioni. Le tre finali Slam raggiunte nello stesso anno su terra, erba e cemento suggeriscono inoltre una notevole capacità di adattamento. La crescita fisica recente le ha permesso di aumentare peso di palla ed efficacia del servizio, ma è stata la stessa Sun a riconoscere che potenza, servizio e risposta dovranno compiere un salto ulteriore per sostenerla stabilmente contro le professioniste. Il progetto tecnico è quello di diventare una giocatrice il più possibile completa, capace di cambiare soluzioni in funzione dell’avversaria.
Le prime apparizioni nel circuito maggiore stanno offrendo segnali incoraggianti. Al China Open sono arrivate le prime vittorie importanti, compreso il successo contro Cristina Bucsa, ma lo staff di Sun continua a ragionare in termini di crescita graduale, consapevole che nel tennis giovanile il potenziale non coincide automaticamente con la carriera che verrà. «Nel tennis non ci sono garanzie», ha spiegato Goran Zivotic a Sport Klub. «Continuiamo a lavorare come sempre, passo dopo passo. Il nostro obiettivo è riuscire ad arrivare il prima possibile alle qualificazioni dei tornei del Grande Slam».
La prospettiva resta comunque ambiziosa. Zivotic non nasconde che il traguardo finale sia il numero uno del mondo WTA, ma lo inserisce in un percorso che richiede tempo e continuità: «Crediamo davvero in lei e siamo convinti che possa farcela. Ha il potenziale per raggiungere i massimi livelli, ma nel tennis tutto si conquista giorno dopo giorno. Lavoro, salute e costanza sono le cose principali».
