Focus – UBITENNIS https://www.ubitennis.com Tennis in tempo reale Wed, 20 Jun 2018 09:18:04 +0000 en-US hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.5 Pagelle: l’erba di Re Roger è sempre più verde https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/18/pagelle-lerba-di-re-roger-e-sempre-piu-verde/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/18/pagelle-lerba-di-re-roger-e-sempre-piu-verde/#respond Mon, 18 Jun 2018 18:37:13 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=264436 Torna l'erba e come d'incanto torna a vincere Roger Federer. Si rivedono Kyrgios e Tomic. Becker cerca scappatoie. I dubbi sul caso Errani]]>

Dopo mesi di terra all’improvviso fiorirono i prati e dal verde sbocciò tanto per cambiare Roger Federer (8). Si dirà, nulla di nuovo sotto al sole: vero ma ogni anno che passa è tutto più incredibile, tanto più se questo ragazzino che va per i trentasette è di nuovo il capo della classe, mentre il suo amichetto si gode il giusto riposo. Intanto Roger dimostra di non essere neppure scaramantico: i tre campioni di Stoccarda su erba – Nadal, Thiem e Pouille – hanno sempre perso al secondo turno a Wimbledon…

Si sa, l’erba è la superficie sulla quale si pensa meno e dunque non c’è molto da sorprendersi se sono tornati a vincere qualche partita due grandissimi pensatori dei nostri tempi, Bernard Tomic (6,5) e Nick Kyrgios (6,5). Il primo addirittura da qualificato si è spinto sino in semifinale, segno che probabilmente il portafoglio inizia a piangere, il secondo ha giocato una gran partita contro Sua Maestà, poi all’improvviso ha pensato bene di tirare due doppi falli di fila e alla fine si è arreso. Si è rivisto anche Milos Raonic (7) che dalle parti di Church Road può creare qualche grattacapo.

Lì dove gli out sono piccoli e non c’è molta possibilità di scappare indietro Richard Gasquet (8) è ritornato a volare, segno che il braccio sull’erbetta conta ancora qualcosa.
Quella superficie che – dopo la miglior stagione sulla terra in carriera – dovrebbe mettere le ali a Camila Giorgi (4,5) che invece si è impantanata in due tornei su due nei tabelloni di qualificazione: va bene che si esalta contro le top-10 ma sarà il caso di fare punti anche contro qualcuna di abbordabile.

Anche Andreas Seppi (5) non è partito alla grande sulla sua superficie preferita ma merita comunque un plauso (9) per avere pubblicamente deriso quei mentecatti scommettitori che ancora imperano sui social. Hanno vinto il loro torneo anche Barty (8) e  Krunic (8) per la gioia del nostro Ilvio Vidovich alla disperata ricerca di qualcosa da mettere affianco ai “Dintorni” visto che di Djokovic è rimasto poco o nulla.

Intanto Boris Becker (3) è riuscito ad ottenere un incarico diplomatico in Africa per strappare un’immunità e scappare dai suoi debiti: per uno abituato a tuffarsi e trionfare sui prati non deve essere facile ritrovarsi al verde ma se pecunia non olet, la vergogna puzza assai.

È stata infine la settimana nella quale il tennis italiano è tornato nuovamente agli onori della cronaca per vicende non proprio indimenticabili. Sara Errani è stata condannata dal Tas (2) ad altri otto mesi di squalifica per la nota vicenda doping che la riguarda. Lungi da noi entrare nuovamente nel merito di una vicenda così complessa, ma che un organo di giustizia ci metta tutto questo tempo per decidere è di per se allucinante. Se poi conclude affermando di credere all’assunzione involontaria della sostanza dopante ma rifila comunque una dura squalifica allora c’è qualcosa che non torna. La teoria del tortellino dopato non ci ha mai convinto ed evidentemente è parsa assai poco verosimile anche al Tas, ma delle due l’una: o è falsa e allora squalifica esemplare, o è vera e allora i due mesi bastano e avanzano.

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Federer, il numero uno cosmopolita che fa ’30’ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/18/roger-federer-il-numero-uno-cosmopolita-che-fa-trenta/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/18/roger-federer-il-numero-uno-cosmopolita-che-fa-trenta/#respond Mon, 18 Jun 2018 13:36:43 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=264457 I numeri della prima settimana sull'erba. Roger Federer aggiunge la 30esima città alla lista di quelle in cui ha alzato almeno un trofeo. Bene Tomic, benissimo Gasquet]]>

0 – le semifinali raggiunte da Nick Kyrgios sull’erba, prima di quella raggiunta a Stoccarda la scorsa settimana. Un numero piuttosto sorprendente, specie se proporzionato al talento e all’adattabilità del gioco del 23enne australiano ai prati. Del resto, l’approdo di Nick nel grande tennis avvenne a Wimbledon nel 2014: quattro anni fa, proveniente dai primi due challenger della carriera giocati sull’erba (e vincendo il secondo) si presentò da 144 del mondo nel tabellone principale dei Championships, grazie a una wild card. Un invito che si meritò tutto: fermato solo ai quarti da Raonic, mostrò al mondo le sue grandissime potenzialità sconfiggendo tennisti come Gasquet e, soprattutto, Nadal. A Church Road nei due anni successivi si è però fermato agli ottavi (l’anno scorso si è ritirato al primo turno). Dal 2015, eccezion fatta per Wimbledon, sull’erba ha preso parte solo a tre edizioni del Queen’s, dove non è mai riuscito a vincere una partita. Quest’anno, forse condizionato nella sua scelta dai problemi al gomito che gli hanno fatto saltare in pratica tutta la stagione sul rosso, si è iscritto per la prima volta a Stoccarda. Due buone vittorie in tre set contro Marterer, 50 ATP, e soprattutto su un ottimo specialista quale Feliciano Lopez, 30 ATP, gli hanno regalato la prima semifinale della carriera sui prati, dove ha trovato Federer. Il terzo incontro ufficiale con il campione svizzero è terminato, come i precedenti due (Madrid 2015 e Miami 2017), al tie-break del terzo, situazione nella quale ha prevalso l’elvetico. Al di là del risultato, l’impressione è che, se voglia e salute lo accompagnano, Nick sia tra i favoriti a Wimbledon.

2 – le semifinali raggiunte a Wimbledon da Richard Gasquet (nel 2007 fu fermato da Federer, nel 2015 da Djokovic), che sull’erba aveva vinto due titoli (Nottingham 2005 e 2006) e raggiunto una finale (Eastbourne 2014). Risultati che bastano per definirlo come giocatore capace di esprimersi a buonissimi livelli anche sull’erba, lui che, dotato di un talento tennistico universale, è stato top ten, ha già vinto 14 titoli in carriera, raggiunto 15 finali (tre delle quali nei Masters 1000: una ad Amburgo sulla terra nel 2005, e due sul cemento all’aperto di Toronto nel 2006 e nel 2012), nonchè un’altra semifinale Slam (Us Open 2013). A ‘s-Hertogenbosch, dove tornava a giocare per la seconda volta a distanza di dieci anni, era la seconda testa di serie (dietro a Mannarino) del tabellone. Non ha deluso le attese: prima ha eliminato Donskoy (con un duplice 6-2), 76 ATP, poi ha avuto la meglio su due grandi talenti per motivi diversi non dotati di una classifica proporzionale alle loro cacapità. Ha difatti prima eliminato ai quarti (con un doppio tie-break) Tsitsipas, 37 ATP; poi in semi Tomic (6-4 6-7 6-2), 181 ATP. In finale, anticipandosi di un giorno (compie gli anni oggi, 18 giugno) si è regalato per il suo 32° compleanno il quindicesimo titolo della carriera, sconfiggendo (6-3 7-6) per la quarta volta in cinque confronti il connazionale Jeremy Chardy, 72 ATP.

3 – gli italiani in campo nella prima settimana del calendario tennistico dedicato ai tornei che si giocano sull’erba: a tutti è andata male, complessivamente non hanno raccolto neanche un set. Subito dopo il Roland Garros, hanno risposto all’appello Andreas Seppi, un curriculum sui prati (1 titolo, altre due finali, sette semi complessive e un ottavo a Wimbledon nel 2013) che lo pone probabilmente come il più forte ‘erbivoro’ italiano dell’era Open. Il bolzanino, iscrittosi per la quarta volta a S- Hertogenbosch, dove non aveva mai raggiunto i quarti, ha però deluso, perdendo al primo turno nettamente (6-4 6-2) dal 23enne statunitense Mackenzie MacDonald, 110 ATP. Non ha fatto meglio Camila Giorgi, reduce dalla sua miglior stagione sulla terra battuta (a Praga la prima semifinale, quarti a Lugano e primo terzo turno a Parigi, dove ha perso d’un soffio dalla poi finalista Stephens). La marchigiana ha giocato all’Internatonal di Nottingham, dove ha perso (7-6 6-2) al primo turno in un incontro inedito dalla slovena Jakupovic, 118 WTA. Purtroppo Camila non ha fatto meglio a Birmingham, dove si è fermata al turno decisivo delle qualificazioni. Meno rimpianti per Matteo Viola, 281 ATP, bravo a qualificarsi al ricco ATP 250 di Stoccarda, dopo aver eliminato lo slovacco Martin, 159 ATP e il tedesco Puetz 305. Nel tabellone principale ha però potuto molto poco contro un tennista di un’altra categoria come Gilles Simon (vincitore 6-0 6-3), 55 ATP. Settimana da dimenticare per i colori azzurri.

4 – le semifinali raggiunte a s- Hertogenbosch da Kirsten Flipkens. Numeri che non sorprendono, considerando la spiccata attitudine al tennis su erba della belga classe ’86, capace di issarsi sino alle semifinali a Wimbledon nel 2013, anno migliore della carriera, nel quale raggiunse anche la 13esima posizione del ranking e gli ottavi a Melbourne (quella in Australia fu la prima delle due volte in carriera nelle quali è arrivata alla seconda settimana di un Major). Partita male nel 2018, si era ripresa parzialmente sulla terra, la superficie da lei meno amata, raggiungendo i quarti a Lugano e la semifinale a Norimberga. Nell’Intenational olandese, dotato di un albo d’oro di un certo spessore – Martina Hingis, Justin Henin, Kim Clijsters, Mary Pierce e Simona Halep (oltre che le nostre Vinci e Giorgi) – ha superato Kalinskaya (6-3 6-0), 142 WTA; Bertens (6-4 6-7 6-1), 21 WTA; Sabalenka (duplice 6-4) 46 WTA; Kuzmova (7-5 6-7 6-4) 81 WTA, prima di arrendersi in finale (6-7 7-5 6-1) a Aleksandra Krunic, 55 WTA e al primo titoo in carriera.

5 – le sconfitte consecutive rimediate da Adrian Mannarino, il quale ha vinto anche una sola (il primo turno di Barcellona contro Cuevas) delle ultime otto partite giocate. Il 25 ATP francese, a giorni trentenne (compie gli anni il 29 giugno) da inizio marzo è incappato in una crisi nera, che nemmeno l’approdo sulla sua superficie preferita, l’erba, è riuscito a fargli superare. Sui prati, unico terreno dove ha nel circuito maggiore una percentuale di successi superiore al 50%, è incappato nell’ennesima delusione. Nel primo turno di ‘s-Hertogenbosh, il transalpino,  capace in carriera di rggiungere quattro finali nel circuito ATP (due l’anno scorso, sull’erba di Antalya e sul cemento di Tokyo) ha perso per la sesta volta in altrettanti incontri contro Jeremy Chardy, 72 ATP.

9 – la posizione a inizio anno di Johanna Konta nel ranking WTA. Dopo aver raggiunto i quarti nel primo torneo stagionale, il Premier di Brisbane, la britannica – salita sino alla 4°posizione del ranking dopo le semifinali a Wimbledon dello scorso anno – era incappata in una brutta crisi di risultati, non riuscendo mai a giungere sino ai quarti, scivolando inevitabilmnete al 22° posto della classifica. A ben vedere, il periodo difficile di Johanna era iniziato proprio dopo i Championships 2017: dopo quel torneo che la consacrò tra le grandi del tennis e idolo del suo popolo, non aveva mai vinto tre partite di fila, raggiungendo i quarti solo a Cincinnati, oltre che a Brisbane. Questa settimana a Nottingham, dove difendeva la finale persa lo scorso anno contro la Vekic, è tornata nuovamente all’ultimo atto del torneo, senza perdere un set. Johanna ha sconfitto nell’ordine Kurumi Nara (6-2 6-3), 97 WTA; Heather Watson (6-4 7-6), 91 WTA; Dalila Jakupovic(6-4 6-2), 118 WTA; si è presa una nuova rivincita sulla Vekic (6-2 6-3), 42 WTA, prima di essere fermata in finale dalla Barty, 18 WTA; vincitrice col punteggio di 6-3 3-6 6-4.

13 – i mesi di assenza da una finale ATP per Milos Raonic. L’ultima era arrivata a Istanbul, a maggio 2017: da numero 6 del mondo si arrese, in quella che era la sua prima finale in carriera sulla terra, a Marin Cilic. L’ex numero 3 del mondo (a fine 2016), uscito a febbraio dai primi 30 ATP, era reduce da una seconda parte di 2017 nella quale l’infortunio alla gamba destra lo aveva costretto con scarsi risultati a giocare solo tre tornei (Washington, Montreal e Tokyo) dopo i Championships. Non era iniziato bene nemmeno il 2018, nel quale aveva vinto una sola partita (contro Daniel, atleta non tra i primi 100 ATP) tra Brisbane, Melbourne e Delray Beach. In coincidenza dell’inizio della collaborazione con Goran Ivanisevic come suo nuovo coach, nel Sunshine Double si era riaccesa la luce per il canadese: semifinale a Indian Wells, quarti a Miami (fermato entrambe le volte da Del Potro). Sulla terra Milos ha giocato poco – appena due tornei – e nemmeno tanto male (ottavi a Montecarlo e Madrid, dove ha sconfitto Dimitrov), ma era sull’erba (dove ha raggiunto due finali a Wimbledon, una al Queens, e un’altra semi ai Championships) che riponeva tante sue attenzioni. Per la prima volta iscrittosi a Stoccarda, ha visto ripagata la sua scelta, giungendo in finale senza perdere un set: dopo aver sconfitto Basic, 78 ATP, e Fucscovics, 46 ATP; ha eliminato senza troppi problemi due top ten come Berdych, 19 ATP e Pouille, 16 ATP. In finale nulla ha potuto contro Federer, perdendo -in due parziali piuttosto lottati- l’undicesimo dei quattordici confronti diretti con lo svizzero.

30 – le città nel mondo che possono vantarsi di aver ospitato tornei che hanno nel proprio albo d’oro Roger Federer, sparse in quattro continenti. La maggioranza di esse, ben sedici, sono in Europa (Amburgo 4, Basilea 8, Estoril, Gstaad, Halle 9, Istanbul, Londra 10 -8 Wimbledon + 2 ATP Finals-, Madrid 3, Marsiglia, Milano, Monaco di Baviera, Parigi 2 -Roland Garros + Bercy-, Rotterdam 3, Stoccarda, Stoccolma, Vienna 2). Il secondo continente che conta più città dove Roger ha vinto è l’America Settentrionale con 6 (Cincinnati 7, Houston 2, Indian wells 5, Miami 3, New York 5, Toronto 2), seguita poi dall’Asia con cinque (Bangkok 2, Doha 3, Dubai 7, Shanghai 4 -2 Masters 1000 + 2 ATP Finals-, Tokyo) e Australia con tre (Brisbane, Melbourne 6, Sydney). Questa settimana si è aggiunta Stoccarda, città che aveva però visto giocare già quattro volte Roger in un suo torneo: nel 2000 e 2001, quando ancora ospitava un Masters 1000 indoor, e nel 2016 e 2017. L’elvetico non era però mai arrivato nemmeno una volta in finale nella città famosa per essere la patria dell’automobile. Roger si è rifatto in questi giorni, eliminando Misha Zverev, 54 ATP; Guido Pella, 74 ATP; Nick Kyrgios, 24 ATP; e Milos Raonic, 35 ATP. Tre di essi erano tennisti capaci di esprimersi al meglio sull’erba e gli ultimi due affrontati sul suo cammino per il titolo possono puntare a vincere Wimbledon: eppure Roger, al rientro nel circuito dopo tre mesi, ha portato a 21-2 il bilancio vittorie sconfitte nel 2018 e conquistato il 98° titolo della sua carriera. Numeri del genere aiutano forse a definirlo meglio di tanti superlativi (meritati).

N.b. Il numero a fianco della città indica il numero di volte che Roger è riuscito a vincere in quella stessa località

243 – la posizione nella classifica ATP in cui era scivolato lo scorso maggio Bernard Tomic. Il 25enne australiano nato a Stoccarda, 17 del mondo appena due anni fa, pagava un 2017 e una prima metà del 2018 nei quali, complessivamente, aveva raggiunto appena due volte i quarti di finale (Istanbul e Eastbourne). Un periodo buio di 16 mesi nel quale, tra una serie di piccoli infortuni e una scarsa voglia di concentrarsi sul tennis, sembrava ormai irrimedibilmente destinato a sprecare il grande talento che madre natura gli aveva regalato. Qualche segnale di ripresa lo si era avuto lo scorso maggio, quando Bernard prima aveva conquistato una finale in un Challenger francese sulla terra, poi era riuscito a qualificarsi al tabellone principale del Roland Garros (perdendo contro Trungelliti). L’inizio della stagione su erba, la superficie dove si trova meglio – a Wimbledon ha raggiunto una volta i quarti (2011) e altre due gli ottavi – lo ha riportato in semifinale in evento ATP. A ‘s-Hertogenbosch, dove è dovuto partire dalle qualificazioni senza mai perdere un set, ha mandato a casa Brown (172ATP), Smycek (125), King (165), Haase (44), Verdasco (34) per poi fermarsi solo al terzo parziale davanti a Gasquet, 30 ATP.

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Il tabellone del Queen’s: Murray giocherà, esordio contro Kyrgios https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/16/il-tabellone-del-queens-murray-giochera-esordio-di-fuoco-con-kyrgios/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/16/il-tabellone-del-queens-murray-giochera-esordio-di-fuoco-con-kyrgios/#respond Sat, 16 Jun 2018 21:27:18 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=264315 LONDRA - Sorteggiato il tabellone della 115esima edizione del torneo londinese. Pesca male Murray, al rientro dopo 11 mesi. Va meglio a Djokovic e Wawrinka]]>

dal nostro inviato a Londra

Il ritorno in campo di Andy Murray dopo undici mesi, quello di Novak Djokovic al Queen’s Club dopo otto anni. Il primo pesca subito Nick Kyrgios, a dimostrazione di come i Championships di Palliser Road – quest’anno ricolorati di azzurro e crema dalla nuova sponsorizzazione dell’acqua tonica per cocktail Fever-Tree – siano uno dei tornei più intensi del circuito. Già da prima del momento di svelare il tabellone, considerato che tutti i giocatori appena nominati non facevano parte del gruppo delle teste di serie.

(clicca per ingrandire)

La forza del campo di partecipazione di questo torneo non sta soltanto nei primi 8” ha infatti sottolineato il direttore Stephen Farrow, “ma anche e soprattutto in chi rimane fuori dal seeding. Murray, Djokovic, Kyrgios, Denis Shapovalov…” Proprio il canadese è stato chiamato a sostituire il campione in carica Feliciano Lopez alla cerimonia del sorteggio, nella President’s Room del club, un elegante salone finestrato affacciato sul campo centrale nel quale la sua maglietta arancio fluo risalta in modo quasi dissacrante. In sottofondo, dall’esterno, si possono sentire i tosaerba accarezzare il prato mentre ad una ad una le medagliette con i numeri dei vari giocatori vengono estratte. Shapovalov, tra i primi a venire pescato, ride amaro: è finito nell’ottavo di tabellone con Gilles Muller, il suo avversario all’esordio, la prima testa di serie Marin Cilic e Fernando Verdasco, estratti per sfidarsi anche loro al primo turno.

Non vedevo l’ora di tornare sull’erba” dice Denis, che lo scorso anno mostrò qui per la prima volta ciò che davvero era in grado di fare, superando le qualificazioni e spingendosi fino in fondo al terzo set degli ottavi di finale contro Tomas Berdych. Passato l’ottavo di fuoco va un soffio meglio a Stan Wawrinka, che di rientri soft ha decisamente bisogno. Lo svizzero numero tre – persi i punti della finale al Roland Garros è piombato oltre la 250esima posizione mondiale, venendo scavalcato anche dal connazionale Henri Laaksonen – esordirà contro la wild card Cameron Norrie. Il britannico è un giocatore in crescita e senza dubbio da non sottovalutare, specialmente con il pubblico a favore, ma di fronte a tante alternative possibili sembra di certo meno pericoloso. Lopez, tanto per dirne una, inizierà la sua non semplice difesa del titolo contro David Goffin e potrebbe proseguire, in caso di successo, contro Milos Raonic.

Djokovic ha avuto più fortuna di altri, considerato che a un certo punto erano rimasti soltanto lui e Dzumhur a dover essere estratti e le chance di esordire contro Grigor Dimitrov erano 50-50. La sorte ha rimandato l’incontro di fuoco ad un eventuale secondo turno, così Novak esordirà contro un qualificato (ma attenzione, perché ci sono nomi pericolosi nel draw cadetto: Mahut, Herbert, Kokkinakis, oltre ai nostri Bolelli e Sonego). Wild card a Daniel Evans, che torna a giocare un incontro del circuito maggiore per la prima volta dalla sospensione per cocaina – “In un contesto del tutto estraneo al tennis” confessò, ma questo non gli risparmiò nessuno dei dodici mesi di sospensione. La Lawn Tennis Association aveva promesso di tendergli una mano se lui si fosse dimostrato professionale e generoso nell’impegno, e quando ha visto segni di redenzione del bad boy nei tornei Challenger di casa ha mantenuto la parola data. Per Wimbledon se ne parlerà poi.

Feliciano Lopez – Queen’s 2017 © Alberto Pezzali per Ubitennis

La mano che è stata tesa a Andy Murray, purtroppo per lui e anche un po’ per lo stesso torneo, è stata invece quella dell’assassino. “Grazie per il suo aiuto, ora la prego di riconsegnare il suo accredito e lasciare l’impianto” scherza il cerimoniere con la donna che ha involontariamente messo Kyrgios di fronte al cinque volte campione al Queen’s Club (un record). Fermo dallo scorso Wimbledon, dopo aver rinviato un paio di rientri e lasciato il pubblico di Londra in dubbio fino all’ultimo, Murray ritorna sulla sua erba per cercare di decifrare i messaggi di un’anca malandata. Quello contro l’aussie non sarà un test semplice, sebbene anche quest’ultimo venga da mesi sfortunati dal punto di vista fisico, ma potrebbe trasformarsi in uno splendido boost per il morale nel caso venisse superato. I precedenti, forse l’unica nota positiva, dicono 5-0 per Andy. Del resto, il Queen’s non ammette sbavature. Con trentadue giocatori di alto livello, e niente bye, ci si dovrà dare fa dare fin da subito per poter sollevare la grossa coppa argentata la prossima domenica.

E pazienza per gli acciacchi di Juan Martin del Potro e Rafael Nadal, due dei nomi di punta sui quali quest’anno il Queen’s ha potuto contare solo in fase di prevendita dei biglietti. Del Potro ha accusato il sommarsi delle fatiche di Parigi ai problemi fisici che mettevano in dubbio addirittura la sua partecipazione, mentre il maiorchino ha deciso di chiamarsi fuori pochi giorni fa, citando la giusta necessità di prendersi una pausa dopo la cavalcata trionfale sul rosso. Le statistiche non stimolano tuttavia molto ottimismo nei confronti della scelta conservativa di Nadal: le sue cinque finali raggiunte a Wimbledon furono tutte anticipate da una presenza al Queen’s Club, mentre i migliori risultati ai Championships senza preparazione londinese risultano essere appena un paio di quarti turni…

Prendendo in prestito una frase un pizzico superba, e per questo presa in giro forse oltre misura, “i grandi tornei sopravvivono all’assenza di un grande giocatore”. Tra i mattoni rossi della club house viene da credere che la verità non sia troppo lontana. La coda di questa mattina fuori dall’impianto ci ricorda che anche senza Nadal, senza Federer, con gli altri tre fab a mezzo servizio e la pioggia che trama dietro i nuvoloni, vale la pena di venire a scoprire cosa succede al Queen’s. Perché le domande sono davvero tante, quasi una per ogni filo d’erba. E le risposte, alla fine della settimana, arriveranno tutte.

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Halle, il tabellone: per Federer c’è Bedene, tornano Zverev e Thiem https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/16/il-tabellone-di-halle-federer-esordio-con-bedene-tornano-zverev-e-thiem/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/16/il-tabellone-di-halle-federer-esordio-con-bedene-tornano-zverev-e-thiem/#respond Sat, 16 Jun 2018 21:00:54 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=264319 Lo svizzero cerca il decimo titolo al Gerry Weber Open: possibile semifinale con l'austriaco. Il tedesco grande favorito della parte bassa. Anche Seppi in tabellone]]>

Sapremo tra poche ore se Roger Federer arriverà ad Halle da numero 1 o numero 2 del mondo. Nel frattempo, il Gerry Weber Open ha aperto i battenti con il sorteggio del tabellone principale. Presente anche Andreas Seppi.

Roger Federer partirà contro Aljaz Bedene, poi verosimilmente Benoit Paire prima dei probabili ottavi contro Kohslchreiber. Difficile ipotizzare il suo eventuale avversario in semifinale: il seeding direbbe Thiem e Pouille, ma se il primo non ha mai dimostrato grande feeling coi ciuffi d’erba il secondo è ancora impegnato a Stoccarda. Occhio a Sugita, che può diventare un cliente ostico su questi campi.

Nella parte bassa del tabellone è aperta la corsa per guadagnarsi lo scranno di finalista, contro l’avversario che tutti immaginano. Sascha Zverev è incluso in uno picchio ad alta densità tedesca e dopo l’ostacolo Coric è già certo che proseguirebbe con un derby. Il suo avversario uscirà dalla sfida tra Gojowczyk La speranza italiana è che a sfidare Zverev ai quarti possa arrivarci Andreas Seppi, respinto con perdite a ‘s-Hertogenbosch ma capace qui ad Halle di raggiungere una finale. L’altoatesino esordirà contro un qualificato che potrebbe anche parlare la sua stessa lingua: nel primo turno del torneo cadetto Matteo Berrettini ha ottenuto una vittoria molto significativa contro Dustin Brown e ora attende uno tra Bemelmans e Youzhny per guadagnarsi il main draw. Esordio sui prati anche per Kei Nishikori, interessantissimo primo turno tra Pouille e Tsitsipas.

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Nadal, Federer e gli ultras che (forse) rovinano il tennis https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/16/nadal-federer-e-gli-ultras-che-forse-rovinano-il-tennis/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/16/nadal-federer-e-gli-ultras-che-forse-rovinano-il-tennis/#respond Sat, 16 Jun 2018 11:02:48 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=258007 Rafa Nadal criticato dai supporter del Real per aver tifato Atletico Madrid. Il tifo contro del calcio ha contaminato il tennis?]]>

In occasione della semifinale di ritorno di Europa League tra Atletico Madrid e Arsenal allo stadio Wanda Metropolitano, lo scorso maggio, anche il tennis si è ritagliato il suo – insolito – spazio, per via della presenza di Rafa Nadal, noto tifoso del Real, in tribuna al fianco dei dirigenti dell’Atletico. Rafa ha assistito al match con tanto di maglietta dei colchoneros usata a mo’ di sciarpa. I tifosi delle merengues non l’hanno presa bene: inaccettabile vedere Rafa allo stadio e con addosso i colori della squadra rivale. Inevitabilmente intervistato su questo alla prima occasione alla Caja Magica, il maiorchino, solitamente molto attento e composto nelle dichiarazioni, stavolta non le ha mandate a dire: “C’è un problema con la società di oggi: se sei tifoso di una squadra, devi per forza detestare la squadra rivale. Io tifo Real, ma ho molti amici dell’Atletico. La società mi ha invitato, ho accettato di buon grado perché amo il calcio e volevo godermi un gran match sostenendo una squadra spagnola contro una inglese. Il presidente mi ha regalato una maglietta, siccome la serata era fresca me la sono messa attorno al collo. Fine. Invece è sempre la stessa storia, forse c’è troppa ipocrisia oppure voi della stampa dovete per forza scrivere qualcosa”.

Vista con gli occhi dello sportivo appassionato, lo sfogo di Rafa non fa una piega. Adoro il calcio, sono del Milan, perché mai non posso andare a vedere Inter-Barcellona? Tifo la Roma, perché dovrei rinunciare a un match come Lazio-Chelsea? Lo stesso vale, come appena visto, fuori dai confini nazionali (non è, in altre parole, un problema di italopitechi, per dirla alla Gianni Clerici…), ma anche fuori da quelli calcistici. Provate ad andare a Bologna, una delle capitali del basket italiano, a chiedere a un tifoso della Fortitudo se andrebbe volentieri a gustarsi Virtus – Panathinaikos, per accorgervi di come l’aperto popolo bolognese può cambiare repentinamente atteggiamento verso il forestiero visitatore… Inaccettabile, verrebbe da dire pensando al fair play che anima il pubblico tennistico. Eppure, viene alla mente la risposta che Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera dette a un lettore fiorentino che non si vergognava di aver tifato Juve nella finale di Champions League persa a Cardiff l’anno scorso contro il Real Madrid. “Se lei davvero ha tifato per i bianconeri, è un grande sostenitore dell’Italia, ma non è un vero tifoso viola. Il tifoso fiorentino gode quando la Juve perde, in qualunque circostanza”.

Vista con gli occhi del tifo, dunque, il problema di Nadal non è molto lontano da quello dell’atipico (presunto?) tifoso della Fiorentina: inutile girarci attorno, lo sport è fatto anche di rivalità talmente accese da portare i tifosi ad essere incompatibili con la simpatia verso i rivali. Quale tifoso interista non s’incazzerebbe a vedere Elio seguire con entusiasmo una partita del Milan in Europa? Il povero Rafa vive il calcio in maniera troppo sportiva… Anche perché ci sono precedenti che finiscono per “sconfessare” il puro Nadal. Quando era alla Ferrari e si trovava a lottare per il Mondiale, Felipe Massa ricevette a Monza nel paddock della Rossa la visita di Marco Materazzi, che regalò al brasiliano la maglietta dell’Inter. Massa, grande supporter rossonero, ringraziò molto Matrix per la cortesia, ma altrettanto gentilmente spiegò al difensore azzurro che accettava la maglietta ma non poteva indossarla, perché lui era del Milan. Materazzi comprese e Massa ne uscì bene sia con lui che con i fratelli rossoneri. Invece tu, Rafa, che combini? Se poi ti giustifichi dicendo che faceva freddo, come vuoi che la prendano i tifosi del Real…

E qui il tradizionale appassionato di tennis non ci vede più. Basta, Nadal ha ragione: la società di oggi ha un problema. Nel tennis questo non succede. Il tennis ha un tifo sano, il calcio un tifo malato. Se sbavo per Rafa posso andare a Roma a seguire Djokovic-Murray e nessuno mi dice che ho tradito Nadal, ma per favore! Se solo non fossero sbarcati dall’Universo pallonaro tutti quegli ultrà che si sono messi a tifare Roger contro Rafa, Rafa contro Roger, maledetti! Rino Tommasi diceva che appena aprono bocca si capisce subito se sono tifosi dell’uno o dell’altro, ma non è solo un problema di obiettività nel giudicare i match, qui c’è di mezzo la sportività nel riconoscere i meriti dell’avversario. Aveva perfettamente ragione lo Scriba quando durante le telecronache amava ripetere “Ubi calcium, tennis cessat”. UBI calcium, TENNIS cessat… vuoi vedere che è stato proprio quel furbacchione del Direttore Scanagatta il più contento di questa contaminazione calcioide della rivalità leggendaria del tennis contemporaneo?

Calma, non perdiamoci in tematiche trite e ritrite. Dimentichiamo i ragionamenti sul fatto che l’incremento di popolarità di uno sport si porta dietro anche le frange più esagitate, dimentichiamo gli insulti che qui e altrove si sono scambiati queste ultime. Torniamo a Rafa Nadal che se ne frega e si gusta Atletico Madrid – Arsenal da una parte e ai tifosi del Real che lo criticano. È la contrapposizione tra il tifo sano del tennis e quello malato del calcio? Tra il piacere vero di ammirare l’avversario e quello distorto di tifare contro? Insomma, tra vergini vestali dello sport e orchi del tifo da stadio? Che errore madornale. E che occasione persa gli ultras del football prestati al tennis. Invece di apprezzarne l’aspetto più goliardico e divertente, quello dello sfottò da ufficio il lunedì mattina tra federiani e nadaliani, oltre che tra juventini e napoletani, abbandonando alle loro bassezze i leoni da tastiera (i federasti e i nadalioti, per intenderci), abbiamo buttato via tutto, il bambino coi panni sporchi. In nome della purezza del tennis dei gesti bianchi. Dell’amor sportivo che vince sul tifo fazioso. Così, abbiamo represso il gusto di rispondere al geometra Bonetti, ancora gongolante di fronte alla Juve che ha respinto l’assalto scudetto del Napoli, ricordandogli che il suo Federer, pur di scansare Nadal a Parigi, continua a menarla con un altro Wimbledon…  Erano forse così sportivi i supporter di John McEnroe, quando nel 1989 gongolavano davanti alla tv nel vedere un giovanissimo Michael Chang che sul Philippe Chatrier scardinava la solidità mentale di Ivan a suon di servizi da sotto? E a pensarci bene, volete che nella finale di Wimbledon ’90 i composti tifosi dell’elegante Stefan Edberg non abbiano un po’ goduto anche a vedere il capo chino di Boris Becker avvicinarsi a rete a stringere la mano del grande avversario? Mio Dio, che errore madornale.

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La Piccola Biblioteca di Ubitennis. L’Almanacco del Tennis 2018 https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/16/la-piccola-biblioteca-di-ubitennis-lalmanacco-del-tennis-2018/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/16/la-piccola-biblioteca-di-ubitennis-lalmanacco-del-tennis-2018/#respond Sat, 16 Jun 2018 00:14:51 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=258194 Un anno tennistico compresso in 834 pagine. Recensiamo oggi l’“Almanacco del tennis 2018”. Uno strumento irrinunciabile per chi scrive, e per chi ama, il tennis]]>

Lumia M., Almanacco del Tennis 2018, p. 834

Il più grande problema dell’uomo contemporaneo è il potenziale accesso a un numero infinito di dati. Sembrerebbe che l’infinito database rappresentato da Internet abbia reso obsoleti i libri di statistiche come l’“Almanacco del tennis 2018” di Matteo Lumia. Un pazientissimo lavoro che mette assieme praticamente tutto il tennis giocato nel 2017. Volete sapere chi ha incontrato Paolo Lorenzi nel primo turno del torneo di Budapest? (Kukushkin 6-5 7-5), oppure volete ripercorrere turno per turno (e risultato per risultato) qualsiasi giocatore in qualsiasi torneo? L’Almanacco è quello che fa per voi. Non solo i tornei ATP, WTA, Davis, Slam ma anche i Challenger, gli albi d’oro e, ma solo per i più viziosi, quanti punti e soldi danno i tornei turno per turno (il secondo turno di Barcellona? 15.955 euro e 20 punti. Il primo di Roma? 15.210 euro e 10 punti. Il finalista con il piatto in mano? 402.080 euro e 600 punti).

Sfogliare l’Almanacco è più o meno come farsi una passeggiata nel cervello del grande Rino Tommasi [1] l’uomo che ha anticipato i computer e che ha dato parola ai numeri. Come il Capitale di Marx, o il Kamasutra, l’Almanacco non è un libro da leggere ma da frequentare. Una miniera d’informazioni compresse in un tomo da 834 pagine, che riposano placide accanto alla vostra scrivania con il non trascurabile lusso di poter essere sfogliate in ogni momento. Come si diceva una volta (prima di internet) uno strumento formidabile per chi scrive di tennis o per chi vuole farsi una strana passeggiata mnemonica nel 2017 tennistico o nella storia del tennis (sapete quanti sono stati i giocatori italiani che hanno giocato in coppa Davis? 75. Panatta, per dire, ne ha vinte 64 e perse 36. Il mai celebrato abbastanza Gianluca Pozzi 2 ne ha vinte e 2 ne ha perse e Sergio Tacchini, sì quel Sergio Tacchini, ha esordito nel 1959 vincendo 6 partite contro 9 sconfitte). Insomma attraverso la sintesi al fulmicotone di tabelle e risultati, una semplice pagina dell’Almanacco diventa un film o un trampolino per riflessioni da trasformare in potenziali articoli, commenti o altro. Il tutto dando l’impressione di sapere tutto (ehm Kokkinakis è alto 1,96 cm per 79 chili, mentre a Brisbane Francesca Schiavone è uscita al terzo turno delle qualificazioni per il tabellone principale perdendo 6-1 6-2 con Krunic).

I dati sono lì nella vostra scrivania che aspettano solo di essere incrociati e usati. Ad ingentilire il flusso di numeri interviene la struttura a capitoli di volta in volta introdotti dalle migliori penne italiane del tennis con la prefazione dell’instancabile Direttore Scanagatta. Insomma non rimane che ringraziare Matteo Lumia che ha fatto per noi un lavoro così poderoso, che verrebbe da dire, ha reso obsoleto, o forse solo intelligente, quel mostro gorgonico chiamato internet.

[1] A dire il vero l’Almanacco è un incrocio tra Rino Tommasi e Matrix.

Leggi tutte le recensioni della Piccola Biblioteca di Ubitennis

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Denis Shapovalov, un buon… paté e non il solito panino fast food https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/15/denis-shapovalov-un-buon-pate-e-non-il-solito-panino-fast-food/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/15/denis-shapovalov-un-buon-pate-e-non-il-solito-panino-fast-food/#respond Fri, 15 Jun 2018 07:24:01 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=264170 Non tutta la Next-Gen è sinonimo di qualità. Mancini? Rafa Nadal è mutazione in meglio di Muster e Vilas, ma McEnroe e Laver hanno osato di più ]]>

Non sapremo mai come sarebbe finita se Pluvio non ci avesse messo lo zampino sul 3-1 al terzo per Zverev. Fatto stà, che l’acqua è arrivata, la gente è scappata e quando ha ripreso posto Nadal ha fatto suo l’ottavo titolo a Roma, poche settimane fa. Quel che sappiamo, invece, è che Zverev inizia ad incalzare da vicino i signori del tennis, pur lasciando spazio a un filo di domanda: la Next Gen è frutto di rinnovati modelli di gioco oppure è soltanto il risultato naturale dell’esuberanza giovanile?

Dico questo perché, pur se affollato di gente felicemente accoppiata, il tennis rimane sport irrimediabilmente single, anche tenuto conto della disgrazia in cui versa il povero doppio ormai da tempo. Così il gioco della racchetta vorrebbe i suoi eroi disuguali uno all’altro, un po’ come le nuvole, i sassi e le gocce di pioggia. Inseguendo questa idea bislacca, pensavo addirittura che gli ultimi arrivati concepissero qualcosa di nuovo conio contro il tennis forsennato dei giorni nostri, magari frequentando la rete con maggiore entusiasmo. Vado appurando, invece, che, a dispetto di grande prestanza e innegabile agonismo, anche i campioni di domani sembrano impantanati nel copione già recitato dalla past gen, Federer escluso, e anche il tennis del futuro rischia di essere tanto uguale a se stesso da renderli come i cheeseburger di McDonald’s, simili a Sydney come a New York. E, confessando una irrefrenabile curiosità ad assortire i giocatori per affinità fisiche tecniche e tattiche, mi accorgo che, se in tempi andati, appiccicare un’etichetta poteva contare sulla triplice scelta tra attacco, difesa e tutto campo, oggi è sufficiente distinguere tra una maggioranza che randella la palla in modo anonimo e mosche bianche che bucano il video con qualche giocata fuori dal normale.

Rarità, quest’ultime, in cui sopravvive quella spiccata identità che fa tirare un sospiro di sollievo al grande pubblico elevandoli, anche, a comete che illuminano il processo evolutivo. È lo sport! Senza Cassius Clay, il pugilato non avrebbe volato come una farfalla e punto come un’ape, così come il calcio non avrebbe assunto tinte alla Van Gogh senza Maradona. Anche la sfida a distanza tra Jessie Owens e Usain Bolt ha contribuito a schiacciare sotto i dieci secondi le falcate necessarie a bruciare i fatidici cento metri. Insomma, tutta questa filippica per ribadire che senza i fuoriclasse che azzardano qualcosa oltre la zona di comfort, la crescita sportiva sarebbe rimasta al palo già da tempo.

Una fissa, la mia, che si fustiga oltremodo al cospetto del gioco mancino, dopo che il mestiere mi ha dato in sorte allievi sinistri di buon valore mondiale. In totale delirio, dunque, me la sento di dire che Nadal è sicuramente una mutazione in meglio di Vilas e Muster ma ha qualcosa da invidiare a Laver e McEnroe che hanno osato di più. Rimanendo in tema, da qualche giorno vado tracciando la collocazione di Denis Shapovalov, diciannovenne rampollo dal tennis champagne stappato con l’entusiasmo dell’outsider. Nato a Tel Aviv, cresciuto in Canada e residente alle Bahamas, anche il bell’adolescente non sfugge al confronto rivelando di essere più saggio di Leconte e di aver ereditato qualche perla dal buon Laver. Sotto il profilo puramente tecnico, il biondo tennista di sembianze rockettare, potrebbe essere il vero passo avanti rispetto a Nadal, proprio per la tendenza ad allargare la visuale all’intero campo piuttosto che a restringerla alle sole retrovie. Se anche la continuità avrà un ruolo siamo di fronte al nuovo campione. Aggiungo che, rispetto ai destroidi, i mancini mal sopportano briglie a un’istintività assai spiccata per cui Shapo, come risuona in intimità, andrà dove lo porta il cuore allietando, nel frattempo, quello degli appassionati più esigenti che intravedono in lui una innegabile gradevolezza del gioco. Ciò detto, mi lancio dicendo che la sua individualità è la sorpresa più interessante del nuovo che avanza e che, giustamente, il tennis mondiale già guarda a lui come a un paté da guida Michelin più che a un panino da fast food.

Massimo D’Adamo


Massimo D’Adamo è maestro di tennis, giornalista pubblicista ed organizzatore di eventi sportivi. Già Direttore Tecnico del Foro Italico e del Centro Nazionale di Riano, è stato Responsabile in Italia della
formazione Junior, selezionatore e capitano di tutte le rappresentative nazionali. Coach internazionale, vanta collaborazioni con giocatori di Coppa Davis di Italia e Giappone. Ha già pubblicato due libri: “…IN VIA DELL’IDROSCALO” nel 2013 e “VAGABONDO PER MESTIERE” nel 2016.

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Oltre la racchetta: a che punto siamo con gli eSports nel tennis? https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/14/oltre-la-racchetta-lavanzata-degli-esports-e-che-punto-siamo-nel-tennis/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/14/oltre-la-racchetta-lavanzata-degli-esports-e-che-punto-siamo-nel-tennis/#respond Thu, 14 Jun 2018 10:12:34 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=264097 Il tennis non è lo sport più all'avanguardia sotto il profilo delle innovazioni, ma vuole mettersi al pari. Oggi vi parliamo dell'universo degli eSports, che a breve potrebbero contare quanto gli sport 'reali']]>

Al crocevia fra sport, management e diritti di proprietà intellettuale si stanno sviluppando numerose tematiche di economia industriale. Attività quali il branding, il merchandising, le licenze ecc. comportano lo sfruttamento dei vari diritti di proprietà intellettuale delle società sportive. Gli eventi sportivi portano ormai con se un’enorme quantità di proprietà intellettuale. A questo argomento saranno dedicati una serie di focus su specifiche tematiche: il primo capitolo di questa serie sarà dedicato agli eSports.

E-SPORTS: COSA SONO, COME NASCONO

In occasione di un vertice del 28 ottobre 2017 a Losanna, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha deciso che gli “eSports” competitivi potevano essere considerati un’attività sportiva e “gli attori coinvolti si preparano e si allenano con un’intensità che può essere paragonabile agli atleti negli sport tradizionali”. Il CIO ha anche affermato che qualsiasi eSport avrebbe dovuto adattarsi alle regole e ai regolamenti del movimento olimpico al fine di ottenere il riconoscimento di disciplina olimpica, accettando di portare avanti discussioni con l’industria dei giochi e i giocatori insieme all’Associazione globale delle federazioni sportive internazionali (GAISF). La parola chiave nella decisione del CIO è “competitiva” .

Allora perché il CIO e l’industria sportiva sono tanto interessati al fenomeno eSport? Potenziale. Gli eSports offrono grandi opportunità per attrarre e mantenere un seguito globale, specialmente tra i più giovani. Lo sport tradizionale ha un problema: la frammentazione dei media – la crescente scelta e il consumo di contenuti attraverso diversi media –  sta cambiando il modo in cui gli appassionati di sport desiderano ricevere e interagire con contenuti sportivi. Qualsiasi contenuto che possa creare un livello più profondo di coinvolgimento dei fan, in particolare con un pubblico più giovane, è considerato desiderabile dagli organi  sportivi. Negli Stati Uniti gli eSports sono già un fenomeno con grande seguito presso le fasce più giovani della popolazione. I principali sport hanno i loro titoli eSports ufficiali e sebbene fra i titoli più venduti compaiono nomi legati agli sport tradizionali, vale a dire FIFA 18 e NBA2K, emerge come vi sia un netto gap quando si va a vedere quali siano i titoli più popolari nelle leghe eSports. Per dare un’idea questo è un riepilogo dei montepremi relativi alle principali leghe di eSports:

Anche a livello italiano il fenomeno degli eSports sta cominciando a prendere piede: al Comicon di Napoli 2018 si stima che per i tornei di FIFA 18 e Call of Duty il seguito di spettatori in streaming sia stato di circa 300.000 contatti, mentre sul posto si contavano 15.000 persone. La stessa Gazzetta dello Sport ha aperto le sue pagine e soprattutto la nuova sezione online dedicata al mondo degli eSports. Per cui se da un lato le opportunità commerciali sono potenzialmente allettanti, dall’altro lato queste non sono ancora pienamente colte dal lato della gestione dei diritti sportivi.

IL MODELLO EVOLUTIVO

Ma come si configura il modello evolutivo degli eSports quando questi sono collegati a sport reali? Possiamo dire che la traiettoria che stiamo vedendo attualmente copre quattro fasi:

1. Una prima fase embrionale, nella quale per vari motivi (una base di gamer insufficiente, nessuna killer application collegata, mancanza di coordinazione con la lega che detiene i diritti dello sport reale) non esiste ancora un circuito professionistico e non vi è alcun tipo di gestione strategica dei diritti. Il tennis è ancora in questa fase.

2. Una seconda fase in cui il prodotto virtuale acquista momentum e seguito, cominciano a nascere leghe di giocatori e il “prodotto virtuale” è considerato da chi gestisce lo sport “reale” come un elemento ancillare che ne favorisce la promozione. Un esempio di sport che si trovano in questa fase è il motociclismo.

3. Una terza fase è quella della maturità del prodotto virtuale che acquista vita propria e comincia ad acquisire una legittimazione sufficiente per vivere di vita propria e sganciarsi dall’orbita dello sport tradizionale. In questa fase la base di giocatori e appassionati è sufficientemente ampia da rendere le competizioni appetibili anche ad un pubblico di spettatori. Un esempio è il calcio con le serie FIFA che trovano riconoscimento anche in canali TV di nicchia, specie nelle tv a pagamento e via internet. Nel 2014, Amazon ha acquistato la principale piattaforma multimediale di eSports Twitch, dimostrando che le big companies dell’internet vedano delle opportunità negli eSports.

4. Una quarta fase, a cui al momento ancora nessun eSport è giunto, è quello di diventare un vero e proprio competitor rispetto agli sport tradizionali, arrivando a picchi di interesse tali da giustificare anche investimenti ingenti per l’acquisizione dei diritti; la lotta per l’attenzione diventerebbe così a tutto campo con Sport, ed eSports che si trovano quindi a battagliare nell’arena globale dell’entertainment per guadagnarsi l’attenzione dei fruitori di contenuti. La competizione diventa quindi a tutto campo, anche ad esempio con le serie Netflix.

Per chiudere la disamina sugli eSport infine può essere utile confrontare la situazione fra tennis e motociclismo. Si tratta di due Sport che presentano alcune caratteristiche che li rendono comparabili:

  • sono sport di medie-grandi dimensioni. Non raggiungono le vette di popolarità globale quali il calcio o il basket, ma il bacino di fruitori è comunque rilevante
  • le star dello sport sono marchi riconoscibili a livello globale. Valentino Rossi ad esempio fra gli sportivi mondiali si potrebbe dire che vanta una riconoscibilità che spannometricamente possiamo classificare compresa fra quella di un Nadal o di un Federer e quella di un Djokovic. Su questo aspetto, ovvero l’impatto mediatico di un team o di uno sportivo, vi sono comunque analisi econometriche condotte da società specializzate
  • non hanno dietro una killer application come ad esempio le serie FIFA e NBA2K, che muovono platee consistenti di player. Entrambe vantano titoli decisamente di buona fattura, ma che a livello di volumi di vendite sono ancora probabilmente al di sotto della massa critica
  • entrambi gli sport sono basati su un calendario organizzato intorno ad un circuito di eventi che si dipana lungo l’arco dell’anno solare e in entrambi i casi vi è una pausa invernale
  • in entrambi i casi vi è un soggetto terzo rispetto ai professionisti che detiene i diritti: in un caso Dorna, nell’altro ATP.

Andiamo quindi ad analizzare nel dettaglio i due casi studio.

MOTOCICLISMO 

Nel caso del motociclismo Dorna sta portando avanti una strategia volta in prima battuta a creare un prodotto di supporto al prodotto reale. Da un lato la collaborazione con Milestone, l’azienda italiana che sviluppa il prodotto software è consolidata: addirittura le beta delle versioni future del videogioco vengono fornite in anteprima a Valentino Rossi, piuttosto che a Marc Marquez, che forniscono utili feedback sul realismo della simulazione. Nel 2017 il campionato virtuale si componeva di 6 gare (strettamente collegate a quelle del campionato di MotoGP reale) sui circuiti di Jerez, Austria, Silverstone, Misano, Aragon e Phillip Island e ha visto i giocatori vestire i panni di diversi piloti a seconda della gara. La finale – che si è giocata a Valencia nel weekend dell’ultima gara di MotoGP – è stata trasmessa in TV dai partner televisivi di Dorna.

Per quanto riguarda il futuro invece l’idea è quello di perfezionare lo spin-off dando al campionato virtuale una vita autonoma, magari da svolgersi nella stagione invernale, al fine di mantenere viva l’attenzione sullo sport. E in una prima fase l’intenzione sarebbe quella di creare team virtuali a specchio di quelli reali, con gamer che vivono di “luce riflessa” e prendono i panni dei vari Valentino, Marquez, Dovizioso e così via. Ma in una seconda fase, lo spin-off potrebbe perfezionarsi con la creazione di veri e proprie scuderie virtuali professionistiche che nulla hanno a che vedere con quelle reale; si arriverebbe così alla creazione di una lega professionistica virtuale in cui i gamer diventano essi stessi delle star con un seguito di fan proprio. Ovviamente il perfezionarsi di tali strategie e l’evoluzione dipende da molti fattori, il primo dei quali è la capacità di creare massa critica sia nella platea dei gamer che nella platea degli appassionati, garantendo un circolo virtuoso di travaso dei fruitori dal reale al virtuale e viceversa.

TENNIS

Nel caso del tennis invece siamo come detto ad uno stadio ancora primordiale, sotto il profilo degli eSports. L’ATP ancora non ha sviluppato una strategia chiara come Dorna, lasciando all’azione individuale dei singoli tornei la possibilità di proporre eventi spot, legati appunto al singolo evento. Nel caso del torneo ATP 500 di Barcellona ad esempio, quest’anno per la prima volta è stato proposto un torneo parallelo basato su Virtua Tennis 4, con un tabellone di 128 partecipanti e una finale che si è disputata nella stessa area del torneo. Parlando con gli organizzatori abbiamo scoperto che l’anno prossimo l’evento sarà trasmesso in streaming, per raggiungere ovviamente una platea più ampia, e che per il momento si tratta di un’iniziativa del torneo stesso che ne sta testando il possibile ritorno mediatico. La platea dei giocatori era amatoriale e gli stessi premi – due biglietti per le finali, per un valore di circa 300 euro complessivi – lasciano capire come anche le risorse siano ancora limitate.

Un passo in avanti è stato fatto in occasione del Roland Garros 2018. Lo Slam francese ha organizzato la prima edizione delle “Roland-Garros eSeries by BNP Paribas”, una  competizione di gaming basata sulla piattaforma del nuovo videogiocoTennis World Tour” che è stato presentato al pubblico proprio grazie a questa manifestazione. Le Final Eight si sono disputate il 25 maggio all’interno dell’impianto del Roland Garros: gli otto finalisti sono stati selezionati tramite gironi di qualificazione tra marzo e maggio negli otto paesi partecipanti: Belgio, Brasile, Cina, Spagna, Francia, Gran Bretagna, India e Italia. Il primo campione di un torneo di e-tennis organizzato da uno Slam è stato lo spagnolo Carlos Che, che battuto l’italiano Lorenzo Cioffi. La finale è andata in onda in streaming su France TV Sport, e se va la siete persa potete rivederla qui di seguito (attenzione: sono due ore ad alto tasso di Goffin).

Si tratta evidentemente di primi tentativi, che come minimo dovrebbero essere messi a fattor comune o da un torneo capofila o ancor meglio dalla stessa ATP. Il modello potrebbe essere quello avviato da Dorna e sarebbe auspicabile l’applicazione delle best practice e la costruzione di un piano di sviluppo almeno di medio termine volta alla creazione di una nicchia di mercato.

Federico Bertelli

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Rafa Nadal rinuncia al Queen’s: “Devo ascoltare il mio corpo” https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/13/nadal-rinuncia-al-queens-devo-ascoltare-il-mio-corpo-non-posso-giocare/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/13/nadal-rinuncia-al-queens-devo-ascoltare-il-mio-corpo-non-posso-giocare/#respond Wed, 13 Jun 2018 14:43:47 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=264026 Per il terzo anno consecutivo il maiorchino non giocherà un torneo di preparazione a Wimbledon: "Ci tenevo ad esserci ma la stagione sulla terra è stata molto lunga". Fuori anche Schwartzman]]>

Dopo la conferenza stampa conclusiva a Parigi, era nell’aria la scelta di Nadal di non giocare il torneo del Queen’s a cui si era iscritto. Il n.1 del mondo sentiva di non poter recuperare in tempo dopo la lunga stagione sulla terra battuta in cui ha giocato quattro tornei oltre ai quarti di Coppa Davis contro la Germania. Poco fa è arrivata la conferma ufficiale da parte degli organizzatori del torneo inglese: Siamo ovviamente dispiaciuti per la decisione di Rafa di non giocare ma gli auguriamo il meglio e speriamo di rivederlo sui nostri campi. Allo stesso tempo siamo elettrizzati dall’aggiunta di Novak Djokovic a un elenco che include già molti dei migliori giocatori del mondo. Non vediamo l’ora di iniziare”.

Nadal non gioca un torneo ufficiale prima di Wimbledon dal 2015 quando, eliminato ai quarti del Roland Garros, aveva vinto il torneo di Stoccarda per poi essere sconfitto all’esordio al Queen’s da Alexander Dolgopolov. Queste le parole con le quali ha annunciato il forfait londinese: “Vorrei chiedere scusa agli organizzatori del torneo e soprattutto a tutti i tifosi che speravano di vedermi giocare ma ho parlato con i miei dottori e devo ascoltare quello che il mio corpo mi sta dicendo“. Restano quindi i dubbi sulla programmazione in vista di Wimbledon, lo Slam nel quale ha incontrato le maggiori difficoltà negli ultimi anni: non raggiunge i quarti di finale dal 2011 e lo scorso anno si è fermato agli ottavi contro Gilles Muller, al termine di una partita molto combattuta.

FUORI ANCHE SCHWARTZMAN

Il Queen’s perde anche un altro protagonista. Si tratta di Diego Schwartzman, sconfitto proprio da Nadal al Roland Garros, che ha optato per un rientro in campo più tardivo e si prenderà una ulteriore settimana di riposo prima di disputare l’ATP 250 di Eastbourne. A seguito di queste due rinunce entreranno in tabellone Daniil Medvedev, appena sconfitto da Verdasco a ‘s-Hertogenbosch, e Jared Donaldson. Il russo avrà quindi modo di difendere i quarti di finale raggiunti nel 2017.

Questa l’entry list aggiornata del torneo, che ricordiamo vedrà in campo anche Novak Djokovic. Al momento sembra possa scendere in campo anche Andy Murray, fermo dallo scorso Wimbledon per l’infortunio all’anca.

Tutte le entry list della week #25

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Il ritiro di Marion Bartoli è definitivo: non tornerà più in campo https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/13/marion-bartoli-rinuncia-al-ritorno-campo-il-ritiro-e-definitivo/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/13/marion-bartoli-rinuncia-al-ritorno-campo-il-ritiro-e-definitivo/#respond Wed, 13 Jun 2018 12:32:38 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=264061 La telenovela sul rientro in campo di Marion Bartoli si chiude con l'annuncio del ritiro definitivo. Il dolore alla spalla destra non è sopportabile, l'ex n.7 del mondo deve arrendersi]]>

Adesso è praticamente ufficiale. Rimarrà Simona Halep, nell’agosto 2013 a Cincinnati, l’ultima a incrociare la racchetta in un incontro ufficiale contro Marion Bartoli. Si è infatti concluso con un nulla di fatto il tentativo di comeback della tennista francese, campionessa a Wimbledon in quella stessa stagione e lontana dalle competizioni ufficiali da cinque anni.

La 33enne nata a Le Puy-en-Velay ha annunciato su Twitter che il suo fisico non ha reagito nel modo migliore all’intensificarsi degli allenamenti: “Con grande dispiacere devo porre fine al mio tentativo di tornare in campo. L’aumento dei carichi di allenamento mi ha causato ancora dolore alla spalla destra“. Una notizia che in molti davano già per certa dopo averla vista in occasione della sua ultima apparizione pubblica, al Roland Garros, in veste di intervistatrice a bordo campo. Marion è ancora visibilmente sovrappeso e sembrava molto complicato che il suo rientro in campo potesse davvero concretizzarsi, quantomeno a breve termine.

TUTTA LA STORIA

Le prime voci su un possibile rientro in campo di Bartoli si sono diffuse lo scorso ottobre, a oltre quattro anni dal ritiro annunciato in conferenza stampa al Western & Southern Open. Eurosport aveva dato per sicura la notizia, eppure Marion l’aveva immediatamente smentita: “Non avrei davvero il tempo adesso. Sono felice di occuparmi dei miei nuovi progetti e voglio solo essere certa, per quanto possibile, di non ammalarmi più. Tutto qui. Quando mi avvicino a un campo da tennis o a una struttura d’allenamento tutti iniziano ad architettare le congetture più strane, ma non c’è niente di vero“.

Due mesi dopo però, a una manciata di giorni da Natale, Marion Bartoli aveva sorpreso tutti annunciando la sua effettiva intenzione di rientrare in campo. Inizialmente il suo obiettivo sembrava tornare per il Miami Open. Il primo segnale positive sembrava la sua presenza al Tie Break Tens, esibizione a cui ha partecipato nel mese di febbraio assieme a Serena Williams. Da Miami non è arrivata però alcuna wild card, così Marion ha pensato a un rientro più soft a Monterrey salvo dover rinunciare anche al torneo messicano – dopo aver ricevuto l’invito – a causa del riacutizzarsi dei soliti problemi fisici che ne avevano causato il ritiro. A metà marzo la francese ha fatto trapelare nuove notizie lasciando intendere che non avrebbe sicuramente giocato sulla terra battuta, e che il nuovo obiettivo sarebbe stato il WTA International di Birmingham in programma dal dal 18 giugno.

Non sarà così, poiché a pochi giorni dal torneo inglese e senza alcuna traccia di Bartoli nelle entry list dei prossimi tornei, l’ormai ex tennista ha comunicato che appenderà definitivamente la racchetta al chiodo.

Wimbledon Champion Marion Bartoli during the Mumbai Marathon press conference at Hotel Trident on Saturday. Express Photo by Kevin D’Souza. 17.01.2015. Mumbai.

LA CARRIERA IN BREVE

La ‘quadrumane’ più famosa degli ultimi anni, non certo l’unica nella sua specie, chiude la sua carriera con 774 incontri disputati (479 vittorie e 295 sconfitte), 8 titoli vinti e un best ranking di numero 7 raggiunto nel gennaio 2012. Il suo traguardo più prestigioso, com’è noto, è stato la conquista del titolo di Wimbledon nel 2013 in finale contro Sabine Lisicki. Ha vinto un altro titolo su erba (Eastbourne) e sei sul cemento, mentre su terra battuta può vantare soltanto due finali perse.

La francese ha sempre vissuto una carriera ‘da outsider’, vincendo il suo unico Slam con la quindicesima testa di serie sulle spalle, nonostante suo padre – ex medico che aveva abbandonato la professione per allenarla – avesse provato a canalizzare il suo stile particolare in modo da rendere difficile per chiunque affrontarla. Non gli è riuscito fino in fondo, sebbene Marion abbia sempre saputo scaricare, con fortune alterne, la sua imponente fisicità sulla palla. Bartoli è stata tennista potente e onestamente poco aggraziata, ma dotata di una grande forza di volontà. La stessa che le ha permesso di programmare il ritorno in campo nonostante i problemi di salute che ne avevano causato prima un repentino dimagrimento e quindi un altrettanto improvviso aumento di peso, che ha definitivamente ostacolato questo suo ultimo tentativo di rientrare in campo.

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Errani non molla: “Spero di tornare presto”. Per Binaghi ‘sentenza iniqua’ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/13/errani-non-molla-spero-di-tornare-presto-binaghi-sentenza-iniqua/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/13/errani-non-molla-spero-di-tornare-presto-binaghi-sentenza-iniqua/#respond Wed, 13 Jun 2018 12:06:20 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=264014 Migliora l'umore della faentina, in cerca di appigli legali dopo la squalifica del TAS. I legali puntano alla sospensiva o alla retrodatazione. La FIT si schiera a difesa di Sara]]>

Il nuovo stop arrivato dal TAS di Losanna per Sara Errani (ulteriori otto mesi di squalifica per l’assunzione di Letrozolo) ha stimolato reazioni istituzionali di diverso tenore. All’attendismo del presidente del Coni Giovanni Malagò ha fatto da contraltare la netta presa di posizione della Federtennis in difesa della giocatrice.

MALAGÒ: SPETTATORE INTERESSATO“Non ho mai fatto un commento su una sentenza provvisoria o definitiva su un atleta perché sarei poco istituzionale e poco serio, si mischiano confitti di competenze completamente diversi”. Così il numero uno dello sport italiano si è posizionato all’esterno della contesa, partendo dal presupposto che la NADO-Italia gode della piena autonomia rispetto al comitato olimpico“Io non posso giudicare, perché farei un torto al mio ruoloha commentato Malagò alla vigilia della Giunta nazionale di Trieste – verrei meno a un impegno preciso che ho con tutte le persone con cui devo interfacciarmi. Il CONI non c’entra niente, è solo spettatore interessato. Fino a qualche anno fa il nostro Paese non aveva questa formidabile credibilità – ha concluso – ma è innegabile che da noi il tema è preso molto seriamente, molti Paesi ci guardano come modello: nessuno può dire che l’Italia non è in primissima linea nella lotta al doping“.

BINAGHI: SENTENZA INIQUA – Se Malagò si è seduto a bordo campo, è entrato decisamente nel vivo del gioco Angelo Binaghi. La FIT è chiaramente dalla parte della sua tesserata. “ll fatto che il TAS abbia emesso questa sentenza iniqua sei mesi dopo la data che lo stesso organo giudicante aveva annunciato (dicembre scorso, ndr) rappresenta una grave violazione dei diritti dell’atleta che si è vista privata della serenità necessaria a svolgere la sua professione di tennista ormai da un anno a mezzo”. Il messaggio, diffuso sul sito della Federtennis, sottolinea come “lo stesso TAS abbia valutato come involontaria l’assunzione della sostanza”. Binaghi conclude: “Sono convinto che Sara supererà questo momento difficile, la aspettiamo in campo.

LO SPIRAGLIO – Un auspicio, quello di rivedere all’opera la tennista faentina, privo in questo momento di riferimenti temporali certi. C’è però da registrare il cambio di rotta da parte di Errani nelle ultime ore: il recentissimo “spero di tornare prima possibile in campo diffuso su Twitter è ben diverso dal malinconico “non so se avrò la forza e la voglia di tornare a giocare” di 48 ore fa.

Un piglio decisamente più propositivo, che potrebbe trovare appiglio nella giurisprudenza recente riassunta da Tennisitaliano. Se gli otto mesi di squalifica fossero subito esecutivi, Errani dovrebbe fermarsi fino al prossimo febbraio con conseguenze chiaramente deleterie sul prosieguo della carriera. Ma lo scontato ricorso al TFS (Tribunale federale svizzero, quindi giustizia ordinaria) contro la sentenza del TAS allungherebbe i tempi in vista della pronuncia definitiva, attesa a quel punto in un periodo che va dai tre ai cinque mesi. Nell’attesa, non è da escludere una sospensiva che consenta alla tennista azzurra di tornare subito in campo. Per l’autorizzazione della sospensiva non dovrebbero passare più di due settimane, se fa testo in tal senso il fresco caso dell’attaccante peruviano Paolo Guerrero che ha chiesto e ottenuto – in attesa del giudizio ultimo – lo stand-by di una squalifica per assunzione di cocaina aumentata dal TAS da sei a 14 mesi. Con questo espediente sarà in campo ai Mondiali. Tra gli elementi che possono aver restituito un accenno di sorriso a Errani, anche l’ipotesi di una retrodatazione della pena. A supportarla un comma del Tennis Antidoping Program secondo cui ritardi nella pubblicazione della sentenza non attribuibili all’atleta possono anticipare l’inizio della sanzione.

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Impressioni di Parigi: Cecchinato, psicosi sul Lenglen https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/13/impressioni-di-parigi-cecchinato-psicosi-sul-lenglen/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/13/impressioni-di-parigi-cecchinato-psicosi-sul-lenglen/#respond Wed, 13 Jun 2018 08:27:35 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=263989 Piccoli ritratti in cui passano grandi cose. Quarta e ultima puntata di una rubrica aperiodica che fonde tennis e impressionismo]]>

Parigi. Seconda settimana. Il cielo sembra coperto da una bolla di sapone. La terra è sangue asciutto. Per l’Italia tennistica, tolto il 76, è il giorno più importate del mondo. La Serbia si gioca il futuro. Io spengo il cellulare, dico al capo che ho una malattia contagiosa e comincio a saltellare per la stanza, facendo fu, fu, come Rocky davanti ad Apollo Creed. Il mio gatto sembra un porcospino. Un giorno così non tornerà mai più. Guardo Cecchinato entrare in campo. Ha gli occhi spiritati. I capelli elettrificati. Suda spilli e sembra avere due scorpioni radioattivi nelle scarpe. Lo sguardo sembra quello di uno a cui hanno appena detto che nello stadio c’è il suo assassino. Djokovic ha la stessa tranquillità di Annamaria Franzoni durante processo di Cogne. Dispensa ampi sorrisi presidenziali a tutti e saluta una a una ogni telecamera, telefonino, microfono, giornalista, ragazzo dell’asciugamano, e asciugamano. I capelli sembrano una pallina da tennis e il volto un triangolo isoscele. È l’ultima persona che vorresti incontrare in ascensore. Grazie ad una UP montata sul computer da un mio amico hacker posso visualizzare sullo schermo i pensieri dei giocatori.

Questo è quanto:

Cecchinato (spogliatoio): spaccotutto-spaccotutto-spaccotutto-spaccotutto

Cecchinato (palleggio di riscaldamento): spaccotutto-spaccotutto-spaccotutto-spaccotutto

Cecchinato (primo set): spaccotutto-spaccotutto-spaccotutto-spaccotutto

Cecchinato (secondo set): spaccotutto-spaccotutto-spaccotutto-spaccotutto

Cecchinato (terzo set): respira-respira-respira-respira-respira-respira-

Cecchinato (quarto set): beeppp-beeeeppp-respira-respira-respira-beeepp-beeep-dai-deeep-dai-dai-beeep-beeep-beeep-beeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeep-stop

Marco Cecchinato – Roland Garros 2018 (foto via twitter, @rolandgarros)

Epilogo:

Cecchinato si sdraia sotto il cielo di Parigi come un aquilone capovolto. Nole si dimostra un gran signore. I miei occhi diventano fontane. Mio nonno prende la racchetta di legno e corre fuori in pantaloncini. Fognini, in qualche albergo, si trasforma in una statua di sale. Nole rientra nello spogliatoio, dritto come una bandiera. E lo distrugge. Di Maio urla “questo è il governo del cambiamento”. Binaghi chiede l’impeachment del Papa. A Scanagatta ricrescono i capelli. E mentre, da domani saremo tutti Cecchinato. “Just for one day”. Mia moglie entra in silenzio nella stanza e mi abbraccia forte. Crede sia morto un vecchio amico. Uno che non vedevo da quarant’anni.

Marco Cecchinato e Novak Djokovic – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

IMPRESSIONI DI PARIGI

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Pagelle: innamorati di Ceck, Parigi sembra Bucarest. E poi Nadal https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/12/pagelle-innamorati-di-ceck-parigi-sembra-bucarest-ma-e-sempre-nadal/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/12/pagelle-innamorati-di-ceck-parigi-sembra-bucarest-ma-e-sempre-nadal/#respond Tue, 12 Jun 2018 11:00:33 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=263871 Va in archivio l'edizione 2018 del Roland Garros. L'Italia sogna con Cecchinato, Halep sfata il tabù Slam. E Rafa Nadal continua a passeggiare]]>

Rafa Nadal 11
Saggiamente avevamo evitato di dargli questo voto dopo Montecarlo e Barcellona, ben consci di doverlo riservare per tale regale palcoscenico. Semplicemente, non ce n’è. Mostruoso, incommentabile ed anche inviso alla stampa internazionale che non sa più a qualche santo appellarsi per trovare aggettivi. Bugiardo come pochi quando, nell’ordine dice: 1) che Thiem vincerà questo torneo; 2) che Zverev vincerà questo torneo; 3) che il record di Roger non gli interessa. Per la 1) e la 2) ripassare quando Rafa si sarà ritirato, ovvero tra venti anni. Per la 3) sarà il caso che Roger vinca i prossimi 10 Wimbledon, altrimenti è dura.

Simona Halep 10
Lo Chatrier sembrava in provincia di Bucarest, ma non erano solo i rumeni a volere la vittoria di Simona, erano un po’ tutti, colleghe comprese. Oddio, avesse perso anche questa era pronta al tuffo nella Senna. Però è stata brava a risalire da un set e un break sotto, la situazione opposta a quella di un anno fa. Numero uno con merito, ora deve onorarlo per tutto l’anno.

Simona Halep – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Serena Williams 6
“Avevo promesso al mio allenatore che avrei giocato solo se fossi stata almeno al 60%. Purtroppo sono al 59,99999999 %. Come mi dispiace non poter perdere contro Maria e apprezzare da vicino i suoi pugnetti e la sua spocchia e altezzosità. Sono davvero disperata, ah come mi dispiace…”

Maria Sharapova 5,5
“Serena non gioca? Cosa? Ok allora faccio tre game con Muguruza così magari le viene il dubbio che mi avrebbe battuto anche in questo stato e ci rimane di m…”

Dominic Thiem 9
“Ho un piano per battere Nadal”. Eh. L’omicidio però non è contemplato nei regolamenti sportivi e dunque ha dovuto ripiegare sull’onorevole sconfitta. In attesa che il Monarca lasci qualcosa oltre le briciole magari sarà il caso che cominci a giocare anche Futures e Challenger, perché in effetti gioca troppo poco per poter essere competitivo tutto l’anno… Insomma, il primo degli umani. Chapeau.

Dominic Thiem – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Sloane Stephens 9
Straordinaria per la prestazione al microfono, splendida fino a metà finale. Poi purtroppo si è intenerita, invece di soffiare sui fantasmi di Halep. Ogni volta che la vedevamo in campo pensavamo alle occasioni avute da Camila. Ma ha giocato un gran torneo.

Camila Giorgi 7
Un altro torneo, un altro rimpianto. Vista Stephens, la sua prova resta grandissima ma è mancato quel passettino in più che avrebbe potuto portarla molto avanti nel torneo. Resta il primo terzo turno a Parigi e l’impressione di una maggiore razionalità nel suo gioco. Non si fa in tempo a dire “ora arriva l’erba e ci divertiamo”, che perde subito all’esordio sui prati. Ritrovata la serenità con la federazione, ora “deve” fare il salto in alto.

Camila Giorgi – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

Jelena Ostapenko 3
Vincere uno Slam è fantastico. Ripetersi è difficile. Vincerlo undici volte è da manicomio. La sua foto accanto a quella di Rafa ha campeggiato per un anno. Troppo.

Il nuovo campo 18 9
Sembra un piccolo Pietrangeli. Ci hanno rubato la Gioconda e continuano a copiarci. Piano piano impareranno…

Garbine Muguruza 7
Di solito quando arriva in fondo, arriva prima al traguardo. Asfaltata Sharapova, si è arresa alla futura campionessa.

Madison Keys 7,5
Il derby di semifinale resta uno dei momenti più agghiaccianti del torneo, ma il suo torneo resta sontuoso. Covava la vendetta di New York ma non ha avuto chance.

Marco Cecchinato 9,5
Un giorno diremo “noi c’eravamo sul Lenglen durante quel tiebreak”. Grazie di esistere Ceck, ora fa che non sia un’illusione. Un giorno i francesi (forse) impareranno a pronunciare il suo cognome, intanto se ne sono innamorati. Tennis champagne, solidità mentale da top, quel po’ di superbia che non guasta: è pronto per una nuova carriera. Dovrà imparare a gestire i riflettori e a rispondere a qualche domanda in più. Scommettiamo che gli chiederanno ancora delle scommesse? Scommettiamo che non risponderà?

Marco Cecchinato – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Nonna Dafne 10
Era sotto la doccia nel Van in giro per Barcellona quando il nipote Marco Trungelliti l’ha tirata fuori e le ha annunciato “si va a Parigi!”. Imperterrita arriva fino al campo 7 e resiste anche due ore sotto al sole. Quando Marco sta per venire alle mani con Ceck capisce che è ora di andare via. Stoica.

Juan Martin del Potro 8
Non doveva giocare, era in forse fino all’ultimo poi è risorto come suo solito. Poteva portare via un set a Rafa, ma sarebbe cambiato poco. Nove anni dopo torna in semi a Parigi, e questo è già miracoloso. Ora però deve cominciare a giocare match normali e a vincerli.

Diego Schwartzman 8
Ha osato togliere un set al monarca. E gli dei (Giove Pluvio in particolare) lo hanno subito punito. Gli è già andata bene che non lo abbiano fulminato. Intanto, altro torneone di El Peque.

Fabio Fognini 7,5
La Next Gen è una cazzata e solo per questo gli vogliamo sempre più bene. Magari non altrettanto Shapovalov & co ma il Fogna saprà argomentare. I primi due set contro Cilic restano un mistero (poco) glorioso anche perché poi ha giocato quel tiebreak che fa concorrenza a quello di Cecchinato. Rimpiantone, non perché la semi con Rafa (e ci si divertiva, almeno per un paio d’ore…) non era impossibile. Ma da bravo fratello ha evitato di complicare la vita a Fulvia, sposa sabato (Auguri!). Col Ceck in agguato, punto nell’orgoglio farà sfracelli. Fidatevi.

Fabio Fognini – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

L’espressione di Nicola Arzani mentre parla Fognini 10
“La Next Gen è una cazzata”. E lì a mezzo metro il rappresentante dell’ATP ride per non piangere.

Petra Kvitova 5
Ok la terra di Parigi non ê quella di Madrid, ma Petrona era on-fire e aveva una prateria fino alla semifinale e qualcosa in più. Occasione sprecata, ma ora arrivano gli amati prati.

Marin Cilic 7,5
Ha superato Fognini con la tigna del campione, adattandosi alla terra come non mai. Poi con Delpo si è ricordato di essere il vecchio Cilic, quello che sciupa tutto sul più bello.

Caroline Wozniaki 5
Era finita dalla parte giusta del tabellone. E non ne ha approfittato.

Alexander Zverev 6
Per smentire il direttore ha giocato e vinto tre match al quinto, poi è crollato con Thiem. Il primo quarto Slam ma se questi sono i NextGen che devono contendere la leadership a Roger e Rafa, allora ha ragione Fognini.

Novak Djokovic 5
Sognerà Cecchinato, i setpoint, il Lenglen, gli italiani a lungo. Il dubbio è: poi si sveglierà?

Marco Cecchinato e Novak Djokovic – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Grigor Dimitrov 4
Quale migliore occasione del Roland Garros per una gita a Parigi? Elegante, carino, simpatico, classico. Inspiegabile la scelta degli organizzatori di non farlo esibire con McEnroe, Graf e Agassi nel campo sotto la Tour Eiffel.

Matteo Berrettini 7,5
“Il tennis è lo sport del diavolo”. “Li mortacci sua…”. “C’ho una fame che me mangerei un’amatriciana…”. I commenti rubati a Matteo a bordocampo durante lo sfortunato match Chiesa-Bencic. Ragazzo simpatico, acuto, attento e che sa quel che vuole. Ovvero arrivare lontano. Ha tutto per farcela.

Stan Wawrinka SV
Quanto ci manca il vero Stan. Questa è una controfigura. Speriamo torni presto, abbiamo bisogno delle sue bordate.

Elina Svitolina 3,5
Brutta bestia la pressione. Vince tanto in giro e si squaglia negli Slam. Aveva un tabellone apparecchiato per arrivare in finale in carrozza. Piccole Radwanska crescono.

Denis Shapovalov 6
Imparerà anche i segreti della terra. Intanto ha scoperto i campi più importanti checché ne dica il Fogna. Per meritarli davvero dovrà cominciare a vincere più match come quello perso con Marterer (7). Lo farà, ah se lo farà.

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Simona Halep, finalmente https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/12/simona-halep-finalmente/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/12/simona-halep-finalmente/#respond Tue, 12 Jun 2018 07:12:19 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=263836 Arrivata a Parigi da favorita, la numero 1 del mondo ha confermato i pronostici ed è riuscita a vincere il primo titolo Slam]]>

Il 2018 è diventato l’anno in cui viene sfatato il complesso dello Slam. In Australia e Francia abbiamo avuto due vincitrici che hanno seguito lo stesso percorso: prima il periodo da numero 1, ai vertici della classifica WTA senza avere vinto Slam; e solo poi, dopo aver dovuto subire molte critiche, il momento del salto di qualità definitivo con la conquista del Major. È accaduto in gennaio con gli Australian Open di Caroline Wozniacki, e la scorsa settimana al Roland Garros con la vittoria di Simona Halep.

Prima del successo che ha modificato definitivamente il loro status, sia Caroline che Simona hanno dovuto fronteggiare critiche frequenti, e in fondo simili: venivano considerate tenniste incapaci di dare il meglio quando conta veramente, non all’altezza nei momenti topici. Forse per Wozniacki si sottolineavano maggiormente alcuni limiti tecnici, mentre per Halep quelli mentali, ma si trattava di differenze marginali: in sostanza, alla base di tutto, c’era l’etichetta di “perdente”.

Una etichetta che troppo spesso viene appiccicata alle giocatrici prima che abbiano terminato la carriera. Come se le esperienze del passato non avessero insegnato che è meglio aspettare prima di trarre valutazioni definitive. Oggi consideriamo Kim Clijsters una campionessa, ma nel momento in cui divenne numero 1 del mondo (agosto 2003) non aveva Slam: vantava solo due finali perse. Clijsters avrebbe mancato altre due finali prima di riuscire a vincerne una; ma da quel momento non ha più perso nell’atto conclusivo, arrivando a 4 Major in carriera. Situazione simile per Amélie Mauresmo: prima volta in cima al ranking nel settembre 2004, con nel curriculum una sola finale Slam, persa; i due titoli vinti sarebbero arrivati nel 2006.

Non solo. Per Halep le critiche si erano fatte più aspre quando, qualche settimana fa, erano trascorsi i dodici mesi dalla vittoria di Madrid 2017. Simona infatti si era trovata in una situazione scomoda: nel calcolo dei punti utili per determinare il primato del ranking risultava un solo torneo vinto, un “misero” International conquistato in gennaio a Shenzhen. Per il resto solo piazzamenti. Diverse finali, ma tutte perse (Cincinnati, Pechino, Australian Open, Roma). Ma anche se perdere le finali non è un merito, non bisogna dimenticare che per raggiungerle si devono comunque vincere molte partite, e nel caso di Halep erano state sufficienti per stare in cima alla classifica WTA. Malgrado tutto, le concorrenti erano risultate meno continue di lei.

Halep a Parigi: il percorso verso la finale
Per il secondo anno consecutivo Halep si è presentata a Parigi come prima favorita: per i bookmaker, ma anche per molti giornalisti. Una valutazione che però andava confermata sul campo dopo le due finali mancate nel 2014 e nel 2017. Proprio per come era andata l’ultima edizione, e in generale per come si era sviluppato il periodo recente della carriera di Simona, si può dire che il suo torneo fosse diviso in due fase differenti: i primi sei turni, di avvicinamento alla finale; e la finale vera e propria, il vero scoglio da superare.

L’impatto con il torneo è stato complicato: la sua parte di tabellone ha iniziato a giocare per seconda, e Halep è stata designata sul Centrale nella giornata di martedì, ultimo match della programmazione. Solo che, come troppo spesso è capitato in questa edizione, un po’ per la pioggia, un po’ per i calcoli sbagliati degli organizzatori, non è stato possibile rispettare il calendario previsto: partita rinviata. E così la numero 1 del mondo si è ritrovata a giocare il primo turno il mercoledì, ultima in assoluto. Non deve essere stato facile passare una giornata intera nell’attesa di cominciare lo Slam, carica di aspettative, e ritrovarsi poi rimandato tutto al giorno dopo, quando le altre già disputavano il turno successivo. In pratica lo Slam di Simona è durato undici giorni effettivi, da mercoledì al sabato della seconda settimana.

Al momento dell’esordio contro Alison Riske, malgrado l’avversaria fosse ampiamente alla sua portata, Halep ha iniziato malissimo: sotto per 0-5 ha finito per perdere il primo set per 2-6. Gratuiti in serie e pressione alle stelle, difficile da gestire. Poi nei set successivi Simona ha ripreso il controllo, portando a casa il match senza troppi problemi, anche perché perdere su terra da una erbivora come Riske sarebbe stato troppo (2-6, 6-1, 6-1).

Superato lo spavento iniziale, Halep ha veleggiato nei turni successivi: due set a zero contro Townsend, Petkovic e Mertens. Solo Andrea Petkovic le ha creato problemi, ma vanno riconosciuti i meriti di Andrea, che ha giocato un primo set degno dei tempi in cui era top ten, dando vita a una vera e propria battaglia ad alto ritmo. Primo set durato 57 minuti di tennis intensissimo, non replicato nel secondo set anche a causa di un problema al ginocchio di Petkovic (7-5, 6-0). Ma che Halep fosse in ottima forma lo si è capito da come ha regolato senza problemi (6-2, 6-1) Elise Mertens che era reduce dalla semifinale agli Australian Open, ed era pur sempre testa di serie numero 16.

Sono dunque arrivati i turni decisivi: quarti con Kerber, semifinale con Muguruza. Di fronte ad Angelique le sono occorsi tre set per prevalere (6-7(2), 6-3, 6-2), in una partita non semplice all’inizio, contro una avversaria dalle notevoli capacità in difesa e da sempre ostica per Simona (6-4 negli scontri diretti). Ma la terra rossa è sicuramente il terreno su cui Kerber si trova meno a suo agio, e non sorprende quindi che a lungo andare la migliore interpretazione della superficie abbia prevalso.

Più facile del previsto il confronto con la vincitrice del Roland Garros 2016, Muguruza. Il punteggio (6-1, 6-4) restituisce fedelmente l’andamento del match: primo set in pieno controllo, e secondo nel quale Garbiñe è cresciuta di livello, ma non a sufficienza per rovesciare l’esito. Anche perché, secondo me, la partita si è giocata quasi sempre sul terreno prediletto da Simona: quello dello scambio costante a ritmo medio-alto.
Direi che sono stati tre i punti deboli di Muguruza che hanno fatto la differenza. Il primo: l’incapacità di incidere a sufficienza con i colpi di inizio gioco (sui quali Garbiñe avrebbe potuto avere, almeno sulla carta, qualche vantaggio). Secondo: la difficoltà da parte di Muguruza nel trovare i tempi necessari per accelerare o per verticalizzare, che sono una sua prerogativa delle giornate migliori. Terzo: la relativa affidabilità del dritto, con troppi gratuiti nei momenti chiave. Contro una Halep solidissima, che non ha mostrato crepe di alcun genere, questi tre limiti di Garbiñe sono risultati decisivi.

E così, per il secondo anno consecutivo, Halep è approdata in finale. Indipendentemente dall’avversaria, era proprio l’impegno conclusivo quello che generava i veri, grandi interrogativi. Già altre due volte Simona aveva dimostrato di poter giocare molto bene a Parigi, e di arrivare sino in fondo con sicurezza. Il problema rimaneva l’ultimo match, la partita che fa tutta la differenza nella considerazione degli appassionati, e che conta per la storia del tennis. Dopo Maria Sharapova (2014) e Jelena Ostapenko (2017), questa volta il tabellone proponeva Sloane Stephens, la campionessa in carica degli US Open, che si presentava con un record a livello WTA di sei finali vinte sue sei in carriera: 100%.

a pagina 2: La finale

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Il TAS di Losanna ferma Errani per 8 mesi. Sara: “Non so se tornerò” https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/11/il-tas-di-losanna-fermera-sara-errani-per-altri-otto-mesi/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/11/il-tas-di-losanna-fermera-sara-errani-per-altri-otto-mesi/#respond Mon, 11 Jun 2018 12:32:37 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=263687 La pronuncia del tribunale svizzero, attesa per lo scorso dicembre, arriverà solo nelle prossime ore. Dubbi sull'applicazione e sulle 'insinuazioni' di NADO Italia]]>

La vicenda doping di Sara Errani sembrava finita un po’ nel dimenticatoio, dopo la pesante richiesta di NADO Italia che giudicando insufficiente la condanna – già scontata – di due mesi per l’assunzione di Letrozolo, aveva chiesto al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna l’inasprimento della pena fino a due anni. La pronuncia del TAS era attesa per gli ultimi giorni del 2017, ma dopo sei mesi e svariati rinvii la situazione di Errani non era stata ancora chiarificata. La svolta sembra arrivata in queste ore. Secondo Tennisitaliano, che ha anticipato i contenuti della sentenza non ancora ufficializzata, il TAS avrebbe parzialmente accolto la richiesta di NADO Italia aumentando la squalifica di Sara Errani a 10 mesi, che in virtù dei due già scontati dovrebbero consistere in 8 mesi ulteriori di stop: la tennista dovrebbe quindi star ferma fino al prossimo febbraio, ma come vedremo non si tratta dell’unica interpretazione possibile.

BREVE RIASSUNTO DELLA VICENDA

Sara Errani viene trovata positiva al Letrozolo, un farmaco antitumorale appartenente alla classe degli inibitori dell’aromatasi, in un test effettuato a domicilio nel febbraio 2017. L’esito le viene comunicato in occasione della sfida di Fed Cup di aprile a Barletta, mentre la notizia della squalifica di due mesi diventa di dominio pubblico il 7 agosto 2017. Oltre allo stop la pena consiste nell’annullamento dei risultati ottenuti tra il 16 febbraio e il 7 giugno, con conseguente caduta di Errani in classifica. La tennista faentina torna in campo a Tianjin, a inizio ottobre, da numero 280 del mondo e riesce lentamente a risalire fino alla posizione 72 che occupa attualmente nel ranking. Disputa l’ultimo incontro pochi giorni fa nel WTA 125K di Bol, torneo dal quale si ritira prima di disputare la semifinale contro Magda Linette.

Il motivo della sentenza relativamente morbida per Sara Errani è da ricercarsi principalmente nella sua linea difensiva parzialmente accolta dal tribunale ITF, secondo cui l’assunzione della sostanza sarebbe avvenuta in circostanze involontarie. La mamma di Sara assumeva infatti Letrozolo (nome commerciale Femara ®) come profilo terapeutico per combattere una forma di cancro; una compressa sarebbe finita accidentalmente in un piatto di tortellini, provocando quindi la positività della tennista. In seconda battuta non esistono evidenze incontrovertibili della natura dopante di questa sostanza, che pura risulta inserita nella lista delle sostanze proibite al pari dell’omologo Anastrozolo, per l’assunzione del quale il canottiere Niccolò Mornati ha ricevuto una squalifica di 2 anni.

NADO Italia, soprattutto in virtù del precedente-Mornati, non giudica però attendibile la difesa di Errani né congrua la pena comminata da ITF e formula un lungo e dettagliato ricorso che produce l’ultima pronuncia del TAS.

COSA HA DETTO IL TAS: DOLO O NON DOLO?

La sentenza del TAS è opera di tre giudici (uno scelto dal Tribunale, uno dal clan Erran e l’ultimo da NADO Italia) e se da un lato sembra confermare la linea di ITF sull’assunzione accidentale, non ritiene sufficienti le prove addotte dall’imputata per dimostrare la contaminazione del cibo. In questa direzione sembra aver prevalso la ‘linea del sospetto’ suggerita dal ricorso di NADO Italia, che oltre a ipotizzare velatamente che Errani abbia potuto utilizzare la madre come copertura per l’assunzione della sostanza ha addirittura citato la vecchia collaborazione con il medico Luis Garcia del Moral, coinvolto successivamente in alcune vicende di doping. In sintesi: la linea difensiva non è ritenuta del tutto implausibile, ma neanche credibile al 100% al punto da rifiutare le richieste di inasprimento di NADO Italia. Non c’è chiaro dolo ma neanche totale innocenza.

Dall’altro lato ci sono le nebulose teorie sull’effettiva azione del farmaco sulle performance sportive. Non è chiaro se e come l’azione modulante del letrozolo sugli ormoni estrogeni, che in virtù di equilibri ormonali si riflette anche sui livelli di testosterone, possa poi produrre dei benefici per l’attività agonistica; in aggiunta gli effetti sull’organismo femminile sarebbero tanto differenti da eliminare del tutto la prospettiva che per un’atleta di sesso femminile il letrozolo sia da considerarsi ‘doping’. O almeno questa è la posizione espressa dalla stessa Errani nella conferenza dello scorso anno: “Il letrozolo non è una sostanza dopante per le donne. Lo è soltanto per gli uomini, perché aumenta il testosterone. Non lo si può definire una sostanza coprente perché il suo effetto è quello di contrastare gli effetti collaterali dell’utilizzo degli steroidi, come ad esempio la crescita del seno negli uomini. Ovviamente, questa è una cosa che non riguarda le donne”. A riguardo però, a fare giurisprudenza può – e deve – essere soltanto quanto dichiarato dalle norme antidoping, e WADA non fa alcun distinguo tra uomo e donna in caso di assunzione di letrozolo o farmaci della stessa classe.

GLI EFFETTI DELLA SQUALIFICA

Qui le cose si complicano ulteriormente, ed è bene attendere le precise parole del TAS e le modalità tramite cui successivamente ITF e WTA recepiranno la sentenza. La pena è stata aumentata a dieci mesi, e secondo l’interpretazione del TAS dopo i due già scontati ne rimarrebbero altri otto di squalifica (fino a febbraio 2019). Esiste però un comma del Tennis Antidoping Program secondo cui ritardi nella pubblicazione della sentenza le cui responsabilità non sono attribuibili all’atleta possono anticipare l’inizio della sanzione: in soldoni, dovesse prevalere questa interpretazione, Sara Errani potrebbe essere esclusivamente privata di punti e prize money senza subire un’ulteriore squalifica sul campo che metterebbe a rischio la parte finale della sua carriera.

LA REAZIONE DI SARA 

Sono davvero nauseata da questa vicenda. Non credo sia mai successa una cosa del genere, gestita in questo modo a mio giudizio vergognoso. Sono sette mesi che vivo pensando ed aspettando la sentenza definitiva. Per otto volte mi hanno comunicato una data limite di uscita, per poi rinviarla. Otto volte! Senza mai darmi la possibilità di vivere e giocare con la serenità necessaria per questo sport. Questo aumento di squalifica di otto mesi lo trovo una vergogna. Non ho mai assunto nessuna sostanza dopante in tutta la mia vita, amo troppo questo sport per fare una cosa del genere. Ho sempre cercato di essere un buon esempio, sia dentro che fuori dal campo. Ho vestito e cercato di onorare sempre la maglia azzurra dando tutta me stessa in qualsiasi momento, anche quando lasciare sarebbe stata la cosa più logica e più semplice. Ho dato la mia vita a questo sport e non penso di meritarmi tutto questo. Mi sento impotente davanti ad un’ingiustizia così grandeIl TAS di Losanna ha confermato, per la seconda volta, che si è trattato di un’assunzione involontaria, e per di più di una sostanza che non migliora le prestazioni atletico-sportive. Dopo aver già scontato sette mesi tra risultati tolti e periodo di inattività, ed essere ripartita da un ranking di 280, mi aggiungono ORA, che ho rialzato sportivamente la testa, altri otto mesi di squalifica. Tutto questo è assurdo! Trovo, in tutta questa vicenda, una profonda ingiustizia e lo voglio gridare a testa alta, perché so di non avere niente da rimproverarmi. Non so se avrò la forza e la voglia di rigiocare a tennis dopo tutto questo. Sara”.

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Federer: “Scaduto il contratto con Nike”. 30 milioni da Uniqlo? https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/11/federer-scaduto-il-contratto-con-nike-rinnovo-incerto-30-milioni-da-uniqlo/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/11/federer-scaduto-il-contratto-con-nike-rinnovo-incerto-30-milioni-da-uniqlo/#respond Mon, 11 Jun 2018 11:13:58 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=263777 Il campione svizzero ammette: “Stiamo trattando”. Nike potrebbe perderlo dopo 24 anni. I giapponesi pronti al rilancio con possibile coinvolgimento della Laver Cup 2019]]>

Un connubio simbolo dello sport mondiale potrebbe essere giunto al capolinea. Roger Federer e Nike vengono associati in modo quasi istantaneo specialmente da quando è nata la sua linea personalizzata di prodotti targata “RF”.

Era il lontano 1994 quando Roger firmò da tredicenne il suo primo contratto con la celeberrima azienda americana. Nel 2008 l’ultimo rinnovo: un contratto decennale da 10 milioni di dollari l’anno. Contratto che è scaduto ai primi di marzo di quest’anno. Federer non ha (ancora) trovato un accordo per il rinnovo e dunque già a Indian Wells e Miami ha continuato a indossare Nike senza contratto. Anche a Stoccarda si è presentato ancora con il solito sponsor. I giapponesi di Uniqlo sarebbero però pronti a una maxi-offerta da 30 milioni l’anno per altri 10 anni per strappare Federer alla Nike: alcune voci, circolate e non confermate nelle ultime ore parlano di Wimbledon come primo torneo col nuovo sponsor: I Championships sono distanti solamente 3 settimane, con l’inizio fissato per il 2 luglio prossimo in cui Federer, come da tradizione, farà l’esordio sul Centre Court in qualità di campione in carica.

Certo, fa pensare il fatto che Federer tra 10 anni avrà 47 anni e la sua carriera ora sta volgendo al termine, nonostante i 3 slam conquistati negli ultimi 18 mesi sembrino indicare il contrario. Avrebbe senso investire così tanto, così a lungo su unatleta a fine carriera? Solitamente no ma non mancano eccezioni illustri, una su tutte quella di Michael Jordan che ancora oggi a 55 anni e a 15 dal ritiro, è lo sportivo che guadagna di più in termini di contratto di abbigliamento: 60 milioni di dollari l’anno con contratto a vita. La sua linea Air Jordan è ancora più leggendaria oggi di quando giocava per i Chicago Bulls. Potrebbe anche darsi che le voci sull’interessamento di Uniqlo possano fare da leva per spingere Nike ad alzare la loro offerta iniziale per il rinnovo. A livello di immagine sarebbe difficile per l’azienda digerire la perdita del tennista più popolare di ogni epoca. Dopotutto il marchio RF potrebbe essere sfruttato anche ben oltre la fine della carriera di Roger, come fatto appunto con Jordan.

Arrivato in Germania per la Mercedes Cup (altro sponsor di Roger), il campione svizzero non ha confermato le voci su Uniqlo ma ha ammesso che il contratto con Nike è scaduto già da circa tre mesi: “Sono solo voci ma non è un segreto che non ho più un contratto con Nike da marzo, stiamo discutendo, vedremo cosa succederà, vi farò sapere”. L’interesse dei giapponesi per Federer potrebbe essere in qualche modo legato alle Olimpiadi di Tokyo 2020, ormai realistico orizzonte della carriera di Roger che già l’estate scorsa avrebbe dato la sua disponibilità per essere presente all’inaugurazione del nuovo stadio Olimpico. Proprio a Tokyo, il Giappone vorrebbe ospitare l’edizione del 2019 della Laver Cup, la competizione a squadra inaugurata lo scorso anno e organizzata dal manager di Federer, Tony Godsick. Il regolamento imporrebbe il ritorno in Europa dopo l’edizione di Chicago 2018 ma la vicinanza delle Olimpiadi potrebbe presentare un’occasione irripetibile per gli organizzatori e il Paese ospitante.

Uniqlo ha vestito per 5 anni Novak Djokovic nel periodo d’oro del serbo tra il 2012 e il 2017 dopo che Sergio Tacchini non era riuscita a capitalizzare sul successo del serbo nell’annata magica 2011. Nole ha poi firmato lo scorso anno un nuovo contratto con Lacoste, una partnership per ora non particolarmente fortunata dopo le vicessitudini del serbo sia fisiche che tennistiche. Uniqlo è specializzata in abbigliamento sportivo ad eccezione delle scarpe, motivo per cui Federer dovrebbe rivolgersi a un altro brand per le calzature come la stessa Nike o Adidas. L’ormai iconico logo RF è proprietà di Nike e dunque un nuovo sponsor significherebbe la fine di un marchio ormai noto in tutto il mondo.

Sarà davvero nell’interesse delle due parti interrompere un rapporto proficuo che dura da 24 anni? Difficile a dirsi ma non è realistico pensare a un Roger Federer che continui a scendere in campo senza contratto come un giocatore di challenger qualsiasi…. La soluzione del mistero arriverà probabilmente già a Wimbledon, il torneo più amato da Roger.

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Rafa Nadal al Roland Garros: le puntate precedenti… https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/10/rafa-nadal-al-roland-garros-le-puntate-precedenti/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/10/rafa-nadal-al-roland-garros-le-puntate-precedenti/#respond Sun, 10 Jun 2018 13:04:31 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=263597 Il 10 giugno 2018 Nadal conquista per l’11esima volta il Roland Garros. 11 vittorie su 14 partecipazioni e su 11 finali disputate. Come lui nessuno mai. Ma vi ricordate contro quale avversario e con quale punteggio ha vinto le precedenti 10 finali?]]>

[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep. 29 – Battaglia finale

R. Nadal b. M. Puerta 6-7(6) 6-3 6-1 7-5

Il 5 giugno 2005, a 19 anni appena compiuti, Rafael Nadal, capelli lunghi e maglia senza maniche, conquista Parigi alla sua prima partecipazione al torneo del Roland Garros. 48 ore prima, in semifinale, Rafa si era regalato nel giorno del suo compleanno, lo scalpo di sua maestà Roger Federer. In finale incontra Mariano Puerta. La tensione per il giovane Nadal dura solamente un set, il primo, perso al tie-break, poi Rafa prende le redini del gioco e impone un ritmo infernale all’incontro. Alla fine è Nadal ad alzare al cielo il trofeo destinato al vincitore di Parigi. È la sua prima volta.

R. Nadal b. R. Federer 1-6 6-1 6-4 7-6(4)

L’11 giugno 2006 Rafael Nadal fa il suo ingresso sul Philippe Chatrier per provare a confermare il titolo conquistato l’anno precedente a Parigi. L’avversario è Roger Federer. Dopo un primo set dominato dal campione svizzero, Rafa riesce a ribaltare la partita in suo favore. Nadal è il primo giocatore della storia che osa sconfiggere Roger nella finale di un torneo dello Slam. Il cielo sopra Parigi vede ancora Rafa sollevare la coppa. È la seconda volta.

R. Nadal b. R. Federer 6-3 4-6 6-3 6-4

Il 10 giugno 2007 ancora una finale al Roland Garros per Rafael Nadal, e ancora Roger Federer come avversario. Rafa arriva in finale senza aver smarrito nemmeno un set. Proprio Roger riesce a strappare al rivale un parziale, il secondo, ma non basta. Nadal sulla terra rossa sembra essere infermabile. Al termine dell’incontro a stringere tra le braccia il trofeo è sempre Rafa. È la terza volta.

R. Nadal b. R. Federer 6-1 6- 3 6-0

L’8 giugno 2008 la terra rossa di Parigi vede nuovamente Rafael Nadal sfidare Roger Federer in finale. Il percorso di Rafa nello slam francese è stato netto. Al contrario del 2007, però, non riesce nemmeno a Roger l’impresa di strappare un set a Nadal. La partita non ha storia. Rafa concede 4 game al rivale. Tra gli applausi è ancora Nadal a mordere la coppa. È la quarta volta.

R. Nadal b. R. Soderling 6-4 6-2 6-4

Il 6 giugno 2010 è il giorno della vendetta per Rafael Nadal, che incontra in finale colui che nel 2009 aveva osato sconfiggerlo al quarto turno dello slam parigino: Robin Soderling. Rafa non lascia nemmeno un set all’avversario (in realtà non ne lasciò a nessuno nel corso dell’intero torneo). Al termine di una partita a senso unico Parigi ritrova il sorriso di Rafa che si riprende il trofeo. È la quinta volta.

R. Nadal b. R. Federer 7-5 7-6(3) 5-7 6-1

Il 5 giugno 2011 Roger Federer ci riprova. Rafael Nadal è arrivato si in finale, ma soffrendo già in un primo turno vinto solamente al quinto set contro John Isner. La rivalità tra Roger e Rafa è ormai entrata nella storia del tennis. Il match è combattuto, la pioggia interrompe il gioco, ma il finale sul Philippe Chatrier non cambia: le nuvole che infestano il cielo di Parigi vedono Rafael alzare la coppa. È la sesta volta.

R. Nadal b. b. N. Djokovic 6-4 6-3 2-6 7-5

Il 10 giugno 2012 Rafael Nadal incontra per la quarta finale slam consecutiva Novak Djokovic. Nei tre precedenti incontri Nole ha sempre avuto la meglio sul rivale, ma i campi di Parigi sono territorio di Rafa. La pioggia interrompe due volte una finale che si trascina fino a Lunedì 11 Giugno. Rafa perde il primo set del torneo, ma alla fine è ancora lui a trionfare. È la settima volta.

R. Nadal b. D. Ferrer 6-3 6-2 6-3

Il 9 giugno 2013 Rafael Nadal, reduce da un’incredibile vittoria al quinto set in semifinale contro Novak Djokovic, passeggia in finale contro il connazionale, e amico, David Ferrer. La partita dura solamente tre set e tra gli applausi del pubblico francese Rafa stringe la coppa tra le braccia. È l’ottava volta.

R. Nadal b. N. Djokovic 3-6 7-5 6-2 6-4

L’8 giugno 2014 è ancora Novak Djokovic a sfidare Rafael Nadal, ormai considerato il re della terra rossa. Nadal ha iniziato il torneo in sordina, fino a una semifinale pressoché perfetta giocata contro un attonito Andy Murray. Nole lotta ma dopo 4 set è ancora una volta Rafa ad avere la meglio. Il re della terra è anche il re di Parigi. È la nona volta.

R. Nadal b. S. Wawrinka 6-2 6-3 6-1

L’11 giugno 2017 Rafael Nadal frantuma ogni record conquistando per la decima volta il Roland Garros. Vittima sacrificale in finale è Stan Wawrinka, che raccoglie solamente 5 game nel corso di tre set. Rafa alza al cielo la coppa della decima. Parigi è ai suoi piedi.

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Stoccarda, il tabellone di Federer: combo Shapovalov-Kyrgios? https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/10/stoccarda-il-tabellone-del-ritorno-di-federer-combo-shapovalov-kyrgios/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/10/stoccarda-il-tabellone-del-ritorno-di-federer-combo-shapovalov-kyrgios/#respond Sun, 10 Jun 2018 07:05:13 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=263498 A circa 80 giorni dalla sconfitta contro Kokkinakis, Roger Federer tornerà in campo a Stoccarda. Esordio contro Mischa Zverev o qualificato. Seppi a 's-Hertogenbosch con un po' di francesi]]>

Sorridano i Fed-fan e tutti coloro a cui l’eccesso di terra battuta, topspin e smorzate provoca orticaria: è arrivata l’erba e ci intratterrà – tennisticamente, s’intende – per circa un mese. La prima settimana della superficie verde ospiterà due tornei maschili: l’ATP 250 di Stoccarda, la cui prima testa di serie sarà appunto Roger Federer, e l’ATP 250 di ‘s-Hertogenbosch, torneo a cui si affiancherà un WTA International per formare uno dei tre combined della stagione su erba (gli altri due sono ovviamente Wimbledon e Eastbourne, in programma dal 25 giugno).

Lo svizzero replicherà la programmazione del 2017 e dopo Stoccarda proverà a difendere i titoli di Halle e Wimbledon, per un totale di 1505 punti. La conquista dell’11esimo Roland Garros da parte di Nadal ha permesso allo spagnolo di mantenere la vetta della classifica, ma Federer potrebbe superarlo già tra una settimana raggiungendo la finale a Stoccarda. Per conservare la posizione, però, lo svizzero sarebbe praticamente costretto a non perdere alcun incontro tra Halle e Wimbledon: Nadal invece avrebbe diverse soluzioni per migliorare il bottino di appena 180 punti conquistati sull’erba nel 2017. Fare punti al Queen’s, disertato lo scorso anno, e migliorare gli ottavi a Wimbledon.

Diamo adesso uno sguardo al tabellone di Stoccarda e a quello di ‘s-Hertogebosch, nel quale figura anche il nome di Andreas Seppi.

ATP 250 STOCCARDA (Mercedes Cup, erba, €656,015)

Tre vittorie. Tante ne servirebbero a Federer per riconquistare la vetta del ranking sull’erba di Stoccarda. Dodici mesi fa lo svizzero venne sconfitto subito da Tommy Haas, quest’anno potrebbe trovarsi di fronte un altro tedesco all’esordio: Mischa Zverev, che dovrà liberarsi di un qualificato al primo turno. Il percorso di Federer continuerebbe verosimilmente con due sfide ad alto tasso di spettacolo. Agli ottavi probabile incrocio con Denis Shapovalov, ai quarti possibile sfida con Nick Kyrgios, sul quale però pesano le incognite di una condizione fisica imperfetta e di un stop che dura da due mesi (ultima partita ufficiale persa a Houston contro Karlovic). Se non Federer-Kyrgios, l’alternativa più credibile sembra essere la sfida contro Feliciano Lopez, ottava testa di serie.

Nella parte bassa del tabellone l’appeal cala decisamente. C’è il campione in carica Pouille, che per la verità nei tornei minori non sta sbagliando un colpo, c’è un Berdych in cerca d’identità e c’è Milos Raonic, che ha saltato il Roland Garros e dall’erba sembra attendersi molto. Tanta, tanta Germania: otto giocatori in tabellone e tre derby al primo turno, uno dei quali vedrà impegnato Florian Mayer che sta completando il suo ultimo giro di giostra fino alla passerella finale dell’US Open, che decreterà il suo ritiro dalle competizioni agonistiche. Gradito ritorno per i colori azzurri quello di Matteo Viola, che ha superato le qualificazioni: non giocava un evento del circuito maggiore dall’aprile 2014 (Barcellona).

ATP 250 ‘s-HERTOGENBOSCH (Libema Open, erba, €656,015)

Più dura la vita del torneino olandese, che pur potendo vantare i campi in erba col migliore impatto estetico di tutto il circuito manca del nome di richiamo utile a competere con Stoccarda. Doveva esserci Andy Murray ma purtroppo il britannico ha prolungato i tempi della sua convalescenza, dunque saranno i francesi Mannarino e Gasquet a guidare il seeding. Chardy e il neo-campione Slam Herbert completano il quartetto francese, Andreas Seppi è l’unico italiano con licenza di togliersi belle soddisfazioni ma non ha pescato benissimo: al secondo turno dovrebbe affrontare Pospisil, pessimo cliente quando l’erba è ancora da svezzare, per poi trovarsi di fronte proprio Mannarino che un anno fa lo ha battuto sull’erba di Antalya.

Le altre luci sono dedicate a Robin Haase, altro dignitosissimo interprete del tennis giocato ad altezza ginocchia, e Stefanos Tsitsipas. Il greco ha ricevuto una wild card dagli organizzatori e tornerà in Olanda dopo aver disputato (e perso) le qualificazioni nel 2017. Il suo score su questa superficie è modesto – quattro partite, una sola vittoria – come spesso accade agli sbarbatelli di questo sport, sicché l’erba è superficie a cui si presta attenzione solo quando si ha la classifica utile a disputarne i tornei più importanti, a meno di esserci cresciuti. Sarà interessante vederlo in azione su una superficie che al momento non sembra incastrarsi perfettamente con i suoi punti di forza, e un tabellone non particolarmente ostico potrebbe aiutarlo a trovare ritmo e fiducia.

Tutti i tabelloni della Week #24

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L’undicesima di Nadal o la prima di Thiem: esito scontato? https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/10/lundicesima-di-nadal-o-la-prima-di-thiem-esito-scontato/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/10/lundicesima-di-nadal-o-la-prima-di-thiem-esito-scontato/#respond Sun, 10 Jun 2018 03:18:55 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=263526 Sconfiggere Nadal in finale al Roland Garros è l’impresa più difficile del nostro sport. A Thiem, prima della tattica, servirà la speranza. La preview della sfida ]]>

Manca poco alla seconda finale Slam dell’anno che vede contrapposti i due più forti giocatori su terra battuta delle ultime due stagioni: (ri)scopriamoli.

IL TIRANNO – Non c’è, nella decennale storia del tennis professionistico, e probabilmente neanche in quella secolare del tennis amatoriale, un caso che si avvicini al dominio incontrastato che Rafael Nadal ha imposto sul Roland Garros. Altri e altre si sono indubbiamente avvicinati: Federer, Sampras e Navratilova a Wimbledon, Borg (come ricordato dal direttore) tra Parigi e Londra. Mai nessuno però è riuscito a instaurare la cosa più simile ad una dittatura prestata al tennis per un periodo di tempo tanto prolungato (n.d.r. Margaret Court dal ’60 al ’73, a cavallo tra era amatoriale ed era Open, vinse undici Open d’Australia). Dal 2005, anno del primo trionfo, Nadal ha vinto dieci delle tredici edizioni a cui ha partecipato, vincendo 85 delle 87 partite giocate (in una delle tre edizioni, ricorderete, si ritirò prima di scendere in campo per il terzo turno). Il 97.7% di vittorie. Le dieci finali giocate le ha vinte tutte, mai andando oltre il quarto set. Sarà ripetere l’ovvio ad un pubblico di appassionati, ma repetita iuvant: sconfiggere Nadal a Parigi, e sconfiggerlo in una finale a Parigi, è l’impresa più difficile del nostro sport. Fatta questa dovuta premessa, passiamo allo sfidante.

LO SFIDANTE – Dominic Thiem si è affermato negli ultimi due anni come il più forte giocatore su terra battuta dopo Nadal. Delle diciassette finali raggiunte nel circuito, quattordici sono state sul rosso. Negli Slam è alla prima finale, dopo le due semifinali raggiunte, manco a dirlo, a Parigi nel 2016 e nel 2017. Negli altri Slam, l’austriaco non è ancora stato in grado di superare lo scoglio degli ottavi di finale. Thiem è anche uno degli unici tre giocatori ad aver sconfitto il maiorchino per tre volte sulla terra battuta. Nelle ultime due stagioni, Thiem è stato il solo a battere Nadal sui suoi campi: a Roma lo scorso anno, a Madrid quest’anno. Le due finali più importanti, fatta eccezione per quella di oggi, le ha raggiunte a Madrid. Insomma, se quest’anno c’è qualcuno con una possibilità di interrompere la tirannia, questo qualcuno ha sempre risposto al nome dell’austriaco. Questa possibilità è però, chiaramente, remota: qui trovate le quote delle agenzie di scommesse.

I PRECEDENTI – Sono nove, e neanche a dirlo si sono giocati tutti sulla terra battuta. Si sono affrontati due volte proprio al Roland Garros (al secondo turno nel 2014 e in semifinale lo scorso anno) ed entrambi i match sono stati vinti da Nadal in “straight sets”, così come nelle due occasioni in cui si sono incontrati in finale (sempre in Spagna: Barcellona e Madrid lo scorso anno). Il bilancio complessivo è di 6-3 in favore di Nadal, ma vale la pena ricordare come Thiem sia uno dei tre giocatori capaci di battere Rafa su terra in almeno tre circostanze (gli altri due sono Novak Djokovic, che lo ha battuto ben sette volte, e Gaston Gaudio, in tre occasioni). Per il secondo anno consecutivo, l’austriaco è stato inoltre l’unico tennista capace di infliggere una sconfitta a Nadal su terra nel suo percorso verso Parigi: lo scorso anno nei quarti di finale di Roma (6-4 6-3) e poche settimane fa a Madrid, sempre nei quarti, per 7-5 6-3. Un successo, quello ottenuto nella capitale spagnola, che ha interrotto la striscia di Rafa di 21 vittorie di fila e 50 set consecutivi su terra battuta (nuovo record su una singola superficie in Era Open).

Head-to-head: 6-3 Nadal

2014 Roland Garros Clay (O) R64 Nadal 62 62 63
2016 Buenos Aires Clay (O) SF Thiem 64 46 76(4)
2016 Montecarlo 1000 Clay (O) R16 Nadal 75 63
2017 Barcelona Clay (O) F Nadal 64 61
2017 Madrid 1000 Clay (O) F Nadal 76(8) 64
2017 Rome 1000 Clay (O) QF Thiem 64 63
2017 Roland Garros Clay (O) SF Nadal 63 64 60
2018 Montecarlo 1000 Clay (O) QF Nadal 60 62
2018 Madrid 1000 Clay (O) QF Thiem 75 63

IL PERCORSO FIN QUIRafa ha mostrato qualche piccolissima crepa in un paio degli incontri di questo Roland Garros: contro Bolelli all’esordio, spesso sotto di un break e salvando quattro set-point nel tiebreak del terzo set; e contro Schwartzmann nei quarti, sotto di un set e un break prima dell’arrivo provvidenziale della pioggia. Le definiamo crepe perché, per questo Nadal, la concessione di un set è di per sé una sorpresa. Contro Del Potro in semifinale è tornato quel carro armato che priva anche della speranza di poterlo sconfiggere e, com’è risaputo, senza la speranza è impossibile trovare l’insperato. Dovrà quindi il giovane austriaco scendere in campo armato di un tennis aggressivo e propositivo e, soprattutto, di un’intensa speranza di poter davvero essere il primo a mettere fine a una tirannia decennale nelle finali di Parigi. Thiem, dal canto suo, ha giocato un ottimo torneo: sconfitte due speranze future come Tsitsipas e Berrettini nella prima settimana, concedendo un set ad entrambi, nella seconda si è liberato di Nishikori, Zverev e Cecchinato, senza mai dare l’impressione di essere a rischio di perdere la partita. Oggi dovrà partire forte, tenere Nadal sotto pressione, giocare d’attacco (con tanto spin sul dritto e ricercando gli angoli con il rovescio, non allontanandosi dal campo), ricordarsi delle vittorie già ottenute contro il maiorchino, scordarsi di essere alla sua prima finale Slam, e convincersi delle sue possibilità di vittoria. In bocca al lupo.

Rafa Nadal e Dominic Thiem – Roland Garros 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

DATI, STATISTICHE E ALTRE COSE DIVERTENTI

Se vincesse Nadal:

  • Sarebbe il sesto Slam consecutivo della coppia Federer-Nadal, come a cavallo tra 2008 e 2009 quando si spartirono tre Slam a testa (un Roland Garros e un Wimbledon per parte, un Australian Open per Rafa e uno US Open per Federer). Hanno fatto meglio solo tra il Roland Garros 2005 e lo US Open 2007, quando vinsero undici Slam di fila, anche se in modo meno equilibrato: otto per Roger, tre per Rafa
  • Sarebbe anche la settima vittoria di fila di un tennista sopra i trent’anni. L’ultimo sotto i trenta fu Murray a Wimbledon nel 2016: ne aveva 29. Prima di questa striscia, il massimo si era raggiunto con i 4 titoli di fila di Rod Laver nel ’69, che gli valsero il secondo Grande Slam
  • Lo spagnolo rimarrebbe numero 1 (almeno per un’altra settimana, Federer potrà sorpassarlo a Stoccarda)
  • Sarebbe solo la terza vittoria a Parigi per Rafa da prima testa di serie (le altre nel 2011 e nel 2014)
  • Sarebbe il diciassettesimo Slam in carriera per Rafa, secondo solo a Federer

Nadal è il secondo ad aver raggiunto undici finali in un solo Slam: l’altro è Federer, con undici finali raggiunte a Wimbledon (8 vinte e 3 perse).

Se vincesse Thiem:

  • Sarebbe il nono giocatore dell’era Open a sconfiggere le prime due teste di serie in uno Slam: l’ultimo è stato Stan Wawrinka, capace dell’impresa nel 2014 in Australia (Djokovic nei quarti e Nadal in finale), e al Roland Garros nel 2015 (Federer nei quarti e Djokovic in finale)
  • Diventerebbe il secondo giocatore austriaco a vincere uno Slam dopo Thomas Muster a Parigi nel 1995
  • Sarebbe la terza vittoria su un numero 1 per Thiem, dopo Murray a Barcellona nel 2016, e Rafa quest’anno a Madrid
  • Diventerebbe il centocinquantesimo campione Slam

Thiem è il più giovane finalista a Parigi dal 2010 (quando Rafa, a 24 anni e 3 giorni, vinse il suo quinto titolo) e il secondo finalista Slam nato negli anni ’90 (l’altro è stato Raonic a Wimbledon 2016). Proprio con il canadese e Dimitrov si contenderà lo scettro di miglior interprete della ‘disastrata’ middle-generation, i nati tra il 1989 e il 1994 che sinora hanno fatto mancare al tennis l’apporto previsto: nessun titolo Slam e appena due Masters 1000 (Dimitrov a Cincinnati e Sock a Bercy).

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Il re della terra battuta è Bjorn Borg o Rafa Nadal? https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/09/il-re-della-terra-battuta-e-bjorn-borg-o-rafa-nadal/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/09/il-re-della-terra-battuta-e-bjorn-borg-o-rafa-nadal/#respond Sat, 09 Jun 2018 11:42:17 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=263391 Se Nadal conquisterà l’Undecima, avrà vinto tanti Parigi quanti gli Slam di Borg (e uno meno di Djokovic). I 6 Roland Garros di Borg quanto pesano? Rafa ha giocato 6 anni di più]]>

[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 28 – Finalmente Halep

Borg ha dominato la sua epoca “rossa” come e quanto Nadal. Ha giocato di meno, si è fermato prima. È giusto supporre che Borg avrebbe vinto altri Roland Garros se non si fosse fermato anzitempo? Lasciamo stare i 5 Wimbledon vinti da Borg rispetto ai 2 vinti da Nadal, che però ha vinto 3 US Open mentre Bjorn è stato battuto in 4 finali a New York. Infatti il confronto che sto facendo qui è fra Borg e Nadal sulla terra rossa, alla vigilia di Nadal-Thiem con varie disquisizioni forse condivisibili, forse no. Ho segnalato, per favorire la vostra discussione, gli avversari dei due, i punteggi e gli avversari dei loro duelli. Nel video accenno anche ad alcune statistiche sulle partecipazioni di Borg e Nadal al Roland Garros, vittorie e sconfitte.

Pregherei i lettori che non abbiano voglia di “sorbirsi” tutto il video con il confronto fra Bjorn e Rafa, di evitare di inviare i loro commenti. Infatti rischierebbero di uscire dal tema, magari di attribuirmi cose e pensieri non scritti o di ribadire cose già dette. La superiorità di Borg sui suoi avversari è stata più o meno netta di quella di Nadal? Qualcuno ha già visto questo video che ho realizzato, con il contributo del regista Maurizio Passanti, ma secondo me riproporlo alla vigilia della finale del Roland Garros e dell’eventuale undecima di Rafa Nadal, ha un senso particolare. E poi i saggi latini non dicevano “repetita iuvant”? E il saggio Clerici non dice sempre “niente è più inedito della carta stampata”? E, aggiungo io con modestissima creatività alla frase di Gianni… niente è più inedito di quanto giù uscito sul web.

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