Interviste – UBITENNIS https://www.ubitennis.com Tennis in tempo reale Thu, 21 Jun 2018 09:44:13 +0000 en-US hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.5 Murray: “Non tornare numero 1 non sarà la fine del mondo” https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/18/murray-il-ritorno-senza-peso-non-tornare-n-1-non-sara-la-fine-del-mondo/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/18/murray-il-ritorno-senza-peso-non-tornare-n-1-non-sara-la-fine-del-mondo/#respond Mon, 18 Jun 2018 08:26:33 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=264441 Lo scozzese parla delle sue condizioni fisiche e delle sue aspettative per il futuro, a poche ore dal suo ritorno in campo al Queen's dopo lo stop di undici mesi per l'operazione all'anca]]>

da Londra

Fin dai primi grandi successi, la carriera di Andy Murray è stata una rincorsa per dimostrare di meritare appieno il titolo quarto Fab Four. Dopo i titoli Slam e la posizione di numero uno mondiale, il “Ringo Starr” del quartetto più forte degli ultimi quindici anni di tennis si trova davanti una nuova prova, forse ancor più difficile, da superare per rimanere al passo degli altri tre giganti: il famigerato comeback.

Un problema all’anca destra ha costretto Murray ad andare sotto i ferri in gennaio – non la prima operazione chirurgica della sua carriera, ma di certo la più seria – e quindi a rinviare un rientro dopo l’altro mentre gli altri big, chi meglio e chi peggio, superavano i propri acciacchi e tornavano a vincere. Ogni volta invece l’appuntamento del trentunenne scozzese con il campo veniva spostato più in là. E ognuna di quelle volte la paura che il danno fosse irrecuperabile cresceva, alimentata anche in parte dalla tendenza drammatica della stampa britannica (che lo ha ovviamente braccato più assiduamente del solito nell’arco dell’ultimo anno).

Prima l’Australia, poi la terra, poi un Challenger fatto apposta per lui, poi ancora l’erba olandese. Nel mezzo, blocchi di allenamento interrotti per sparire di nuovo dai radar, come quello di marzo all’academy di Patrick Mouratoglou a Nizza. Alla fine, il ritorno sarà a casa: a poche ore dal sorteggio del tabellone dei Fever-Tree Championships di Londra, confortato dalla mezza dozzina di set giocati in settimana, Murray ha confermato la sua presenza al torneo che ha vinto più di ogni altro in carriera (cinque titoli record). L’assegno di £500.000 per la presenza, come da contratto che lo lega al torneo fino al termine della sua carriera, ha probabilmente influito sulla decisione soltanto in minima parte.

Ho fatto dei test con il mio fisioterapista la mattina stessa, per essere sicuro di non essermi irrigidito né di aver perso mobilità all’anca” ha detto in un incontro con la stampa dopo l’allenamento al Queen’s Club, nel quale è apparso lontano dalla migliore condizione ma piuttosto motivato. Le domande di cui è stato tempestato erano tutte un po’ simili, miravano a cavargli di bocca una frase dal tono un po’ drammatico buona per un titolo ad effetto. Lui invece ha spiegato con sincerità come sia stato difficile accettare i momenti in cui il corpo non rispondeva all’aumentare dei carichi di lavoro, e come al momento non stia ancora giocando “pain free“, cioè senza alcun dolore. Per il resto, il futuro è un’incognita.

Andy Murray si allena sui campi del Queen’s Club

Dovrà essere intelligente nello scegliere quali e quanti tornei giocare, pensando poco al fatto che ripartire, adesso, significa farlo quasi da zero. Il suo ranking, precipitato alla posizione 156, resiste ormai unicamente grazie ai punti dei quarti di finale raggiunti a Wimbledon lo scorso anno, destinati a scadere nel giro di un paio di settimane. Novak Djokovic, interrogato a riguardo, ha portato l’esempio di Del Potro e della sua programmazione delle ultime tre stagioni – meno tornei, tante pause, comunque di nuovo in top 5 – che potrebbe non essere del tutto peregrino. Del resto Roger Federer è appena tornato numero uno dopo aver rinunciato a giocare per l’intera, logorante stagione su terra.

Ha perso un paio di chili – “quando non gioco perdo l’appetito” – ma a parte questo si augura di non tornare in campo come un Murray 2.0. “Ovviamente dovrò trovare un equilibrio tra le richieste del mio corpo e un gioco efficace” ha risposto a chi, giustamente, aveva domandato se l’infortunio gli avrebbe richiesto un cambiamento anche temporaneo nel suo stile di gioco, finché la preoccupazione non smetterà di essere la salute e tornerà ad essere solo la competitività. “Non mi metterò a giocare serve and volley su tutti i punti, perché magari è una strategia buona per faticare di meno ma non è certo quella per farmi vincere tante partite a questo livello“.

Aspettative, zero. “Sarebbe ingenuo aspettarmi il mio miglior tennis dopo tutto questo tempo“. Ma messo di fronte a futuri più tetri e grandi ritorni, prende tempo: vuole prima vedersi in campo. Lo farà martedì contro Nick Kyrgios, in un incontro già molto complicato “ma con l’aspetto positivo che probabilmente non ci saranno molti scambi lunghi“. Se poi i risultati non dovessero arrivare, contro l’aussie come contro avversari meno quotati, non si dispererà troppo. “Gioco per vincere, è ovvio. Ma dopo essere stato fuori per così tanto tempo sento di essere felice d’essere di nuovo qui semplicemente perché amo il tennis. È come quando ho iniziato: non l’ho fatto per vincere Wimbledon, o per diventare numero uno“.

Ciò che ho ottenuto non mi era mai passato per la testa come possibile, da ragazzo, finché i risultati non hanno iniziato ad arrivare e la pressione intorno a me è montata“. Da ex numero uno, la pressione potrebbe non mancare neppure adesso. “Amerei tornare in cima alla classifica, mi alleno e faccio tutto ciò che devo con quell’obiettivo. Ma se non dovessi riuscirci, non sarebbe comunque la fine del mondo. Voglio soltanto ricominciare a giocare“. Mancano solo poche ore, ormai.

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Thiem col sorriso: “Vedere la finale dal divano è meno faticoso!” https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/11/thiem-col-sorriso-vedere-la-finale-dal-divano-e-meno-faticoso/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/11/thiem-col-sorriso-vedere-la-finale-dal-divano-e-meno-faticoso/#respond Mon, 11 Jun 2018 08:00:27 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=263681 PARIGI - Dominic Thiem è contento di aver disputato un buon match ma non può nascondere la delusione per la sconfitta. "Non c'entra il tre su cinque. Queste sono le condizioni di gioco perfette per lui"]]>

Non sarà il personaggio che infiamma i cuori, ma Dominic Thiem in questo Roland Garros ha fatto tutto quello che era in suo potere. Ha raggiunto la finale senza spendere troppe energie e contro un Rafael Nadal praticamente imbattibile non si è mai perso d’animo, ha sbagliato ma sempre provando la soluzione vincente, fino all’ultimo punto. Il suo tennis è uno dei pochi in grado, per potenza, di scardinare le resistenze dello spagnolo; evidentemente non sul Philippe Chatrier, non quando Nadal tiene il campo in questo modo. Di seguito la conferenza stampa dell’austriaco al termine della sua prima finale Slam.

Oggi hai combattuto duramente. Puoi dirci cosa si prova, dopo aver visto Rafa in televisione da bambino, a giocarci contro sul Philippe Chatrier? È più divertente guardarlo in TV o affrontarlo sul campo?
Fisicamente (sorride, ndr) è sicuramente meglio guardarlo giocare dal divano! Ho visto tutte le sue prime quattro vittorie qui. Ovviamente è grandioso che io sia riuscito ad arrivare in finale e affrontarlo, ma sono comunque deluso. Era una finale e volevo vincerla. Ho dato tutto quello che avevo eppure ho perso. Alla fine non è stata una gran giornata.

È stata la tua prima finale e hai profuso un grande sforzo. Questa prestazione ti dà fiducia per il futuro?
Credo sia stata la prima volta che sono riuscito a lottare contro Rafa al Roland Garros. Ho giocato un buon match. Lui ha giocato alla grande e credo sia il motivo per cui ha vinto 11 volte qui. È uno dei più grandi traguardi mai raggiunti nello sport. Da parte mia ho fiducia che questa non sia stata la mia ultima finale Slam, e il mio obiettivo è raggiungerne un’altra e fare meglio di oggi.

Il primo set è stato molto lottato ma sul 5-4 non hai giocato un buon game. Hai sentito la pressione? È stato il momento di svolta del match?
È stato un brutto game ma ho fatto le scelte giuste, semplicemente ho sbagliato dei colpi facili. Ripensandoci è stato un buon gioco in cui ho commesso dei gravi errori. Ma sicuramente non è stato il ‘turning point‘, ho continuato a lottare fino alla fine.

Sei sorpreso che l’arbitro abbia atteso il settimo game del secondo set per dare il warning per time violation a Rafa? Hai detto qualcosa all’arbitro?
Non gli ho detto nulla perché non ho mai avuto un orologio, quindi non so quanti secondi si stia prendendo tra un punto e l’altro il mio avversario.

Puoi parlarci delle emozioni che hai provato? 
Ovviamente è stato speciale giocare una finale Slam. Ma ero abbastanza calmo e l’ho affrontata come un qualsiasi altro incontro. Penso sia stato l’approccio corretto perché se avessi lasciato troppo spazio alle mie emozioni il mio gioco ne avrebbe risentito.

Dominic Thiem e Rafa Nadal – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Qual è la lezione che hai imparato e porterai con te nelle prossime finali?
È il mio grande obiettivo giocare presto altre finali Slam. Ovviamente sarà un po’ più facile perché non sarà più la mia prima volta. E spero di fare meglio di oggi.

Hai battuto Rafa due su tre, quale pensi sia la chiave per batterlo al meglio dei cinque set?
Non credo il problema sia il tre su cinque. Sono le condizioni qui ad essere perfette per lui. Sono simili a quelle di Montecarlo dove gioca in modo altrettanto incredibile. Due su tre o tre su cinque, tutti i top player giocano ad alti livelli fisicamente, non credo ci sia grande differenza.

Hai parlato della grandezza di Rafa. Puoi provare a descrivere a parole l’essenza della sua grandezza? Dove sta il suo genio?
Ci sono molti fattori, è difficile citarne uno o due. Ma se vinci un singolo Slam 11 volte, beh questo è semplicemente eccezionale. Devi avere delle doti mentali incredibili, etica del lavoro e talento.

Hai detto che queste condizioni di gioco si adattano a Rafa meglio di quelle di Madrid. Puoi spiegarci dove sta la differenza nell’affrontarlo al Roland Garros?
Credo che a Madrid a fare la differenza sia l’altitudine. Qui a Parigi il campo è molto grande, può rispondere molto lontano dalla linea di fondo. È un vantaggio per lui. Anche per me, ovviamente, ma solo contro gli altri giocatori (sorride, ndr). Entrambi apprezziamo anche le palline; in generale amiamo le condizioni di gioco, ma lui un po’ di più.

Congratulazioni. Ti ha sorpreso vedere l’emozione di Rafa quando ha stretto il trofeo, e addirittura qualche lacrima?
No, non ero sorpreso. Non posso dirti come ci si sente a vincere 11 volte qui, credo nessuno lo sappia. Lui è l’unico che può spiegartelo.

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Nadal si nasconde: “Non mi interessa il record di Slam di Federer” https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/10/nadal-non-mintreressa-il-record-di-slam-di-federer/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/10/nadal-non-mintreressa-il-record-di-slam-di-federer/#respond Sun, 10 Jun 2018 15:14:25 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=263637 PARIGI - Rafael Nadal: "Per Wimbledon devo parlare col mio team. La preparazione dell'anno scorso fu ottima" ]]>

[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep. 29 – Battaglia finale

Da Parigi, i nostri inviati

Congratulazioni Rafa. Tante vittorie qui, 11, e ho visto l’emozione nei tuoi occhi. Come fai ad avere ancora così fame di vittorie?
Per me è difficile da spiegare, perché sembra stia diventando una cosa naturale, no? Certo, nella mia carriera ho raggiunto molti più risultati di quanto avrei mai potuto sognare. Ma è anche vero che sono passato attraverso momenti duri, molti infortuni. All’inizio della stagione in Australia ero in buona posizione per lottare per la vittoria e invece ho avuto problemi. Lo stesso ad Acapulco e ho dovuto saltare Miami e Indian Wells. E quindi la stagione sulla terra è iniziata tra i dubbi. Per tutto questo, quello che è successo oggi è fantastico e mi ha molto emozionato. Tornare dopo cinque mesi senza giocare dopo Shanghai, tanti mesi con problemi. Per questo tornare e poter vincere Montecarlo, Barcellona, Roma e Roland Garros è speciale e mi emoziona molto. È difficile descrivere quei due minuti di emozioni nei quali il pubblico mi incitava. Molto emozionante.

Nonostante i tanti infortuni, non dimostri trentadue anni. Ti senti i tuoi anni? Sei preoccupato per il futuro? Pensi di vincere anche l’anno prossimo e ancora?
Ho trentadue anni, è questo quello che sento (ride). Non puoi lottare contro l’età e contro il tempo. Se tu mi avessi chiesto sette o otto anni fa se a trentadue anni sarei stato qui con tutti questi trofei, ti avrei detto che era una cosa impossibile. Ma siamo qui. Non sono preoccupato per il futuro. Io ripeto sempre lo stesso: il tennis è una parte importantissima della mia vita, ma non è tutto. Ci sono molte cose che mi rendono felice e non sono preoccupato per il futuro. Mi godo il momento. Oggi è un giorno speciale e ogni giorno che trascorro sul circuito mi da la possibilità di vivere. Giocherò fino a che il mio corpo me lo consentirà e fino a quando sarò felice di giocare a tennis. Quando ciò cambierà, sarà tempo di fare altro nella vita, ma non sono preoccupato da questo.

Hai vinto e conservato il numero 1 del mondo. Cosa ti dà più soddisfazione?
Ho vinto il Roland Garros, non penso al ranking. Sono numero 1, ok, ma la cosa che mi interessa è avere questo trofeo. È il torneo più importante dell’anno per me. Certo, il tennis non è solo gli Slam, ma il Roland Garros è sempre una data speciale sul mio calendario. Vincere qui dopo la stagione che ho avuto sulla terra è speciale e mi dà tanta fiducia per il futuro.

Rafa Nadal – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Hai pensato a qualche maglietta celebrativa? Quali sono i ricordi più belli?
Sono fortunato, di solito i tornei mi inviano a casa i regali che voglio (ride). I ricordi sono per sempre e io ne ho di straordinari di questo torneo. Ma dal primo giorno che sono venuto qui sino ad oggi, è stata una lunga storia d’amore con questo posto, non solo con le vittorie ma con tutte le persone che lavorano qui anche.

Tu e Roger avete vinto tanti Slam negli ultimi due anni. Lui è a 20, tu a 17. Pensi di poter colmare il divario?
Fammi godere questa vittoria. Certo, sono ambizioso, ma non diventerò mai pazzo per questo. Non puoi essere frustrato se qualcuno ha più soldi di te, se ha cose più grandi di te, se ha vinto più Slam di te. Non si può vivere con questi sentimenti. Devi essere felice per le cose che hai, per quello che ti succede. In generale, se guardi solo agli altri e a chi ha qualcosa più di te, vivi in maniera frustrata. Certo, mi piacerebbe avere venti Slam in futuro come Roger o anche di più, ma onestamente non è una cosa che è nella mia testa. Penso solo al fatto che ho vinto un titolo importante, ho uno Slam in più. Diciassette è un numero straordinario. Mi sento molto fortunato per le cose che ho avuto nella mia carriera. Ciò non significa che non lotterò per vincere altri Slam, altri Masters, altri 500, altri 250. Io gioco per la mia felicità e penso già di aver avuto una carriera straordinaria. Non ho questo tipo di ossessione.

Nel terzo set, che problema hai avuto alla mano?
Ho sentito qualcosa alla mia mano e alle dita. Non riuscivo a muoverle. Credo fosse un crampo, ma non è normale avere crampi. Forse perché il bendaggio mi metteva troppa pressione, non lo so, forse problemi di circolazione. Ho avuto paura, pensavo di non poter muovere la mano, non sentivo il controllo delle dita. Sono stati momenti di paura, ma dopo qualche minuto tutto è migliorato. Durante il primo colpo ancora non sentivo le dita e ho fatto doppio fallo. Poi le cose sono migliorate piano piano.

Hai qualcosa da dire a Simona Halep che ha vinto il suo primo slam?
Bellissimo, lei è una grande combattente, ha dei movimenti straordinari. È molto bello che dopo la finale persa lo scorso anno con tante chance e un set e un break di vantaggio lei abbia avuto la possibilità di vincere questa volta. Lo meritava, è numero uno del mondo. Ha lavorato molto duro.

Ieri Moya ha detto che uno dei punti forti di Them potrebbe essere la forza mentale. Quando ti sei accorto che forse non è stato così oggi nel match? Hai avvertito la sua pressione?
No, non penso che sia uscito dal match mentalmente. Forse alla fine, quando ho fatto il break. Credo che tatticamente abbia fatto bene e anche il suo tennis è stato buono.

Rafa Nadal – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Hai detto che ogni Roland Garros è speciale. Quando poi ti trovi negli spogliatoi, cosa pensi?
Sono felice al 100% per quello che è successo ma quando il torneo giunge al termine, devi salutare le persone e la gente si congratula con te. Ci sono tante cose da fare per cui non si ha molto tempo per pensare. Però, alla fine, penso che sia una cosa unica, una cosa da sogno vincere undici volte lo stesso torneo. Ma è successo e voglio ringraziare la vita per avermi dato questa opportunità. Tante persone, come me, lavorano molto o anche di più e non hanno avuto la fortuna di vivere quello che sto vivendo io.

Quali programmi hai per la stagione sull’erba?
Difficile rispondere ora. Ho avuto una lunga e dura stagione sulla terra, avendo giocato tutti i match possibili dopo il rientro dall’infortunio. L’anno scorso avevo una grande opportunità per andare molto lontano a Wimbledon, ma ho perso contro un grande giocatore da erba, Gilles Muller. Anche se prima avevo vinto ottime partite, ma poi ho perso un match che potevo vincere. La mia preparazione a Wimbledon l’anno scorso è stata molto buona, ora devo parlare col mio team nei prossimi due giorni per capire cosa è meglio per me e il mio corpo. È drastico il passaggio dalla terra all’erba e ora ho 32 anni.

Dopo il crampo avuto nel terzo set, pensi che avresti potuto continuare nel caso il match si fosse allungato?
È stato un momento di grande paura. Ho avuto un crampo e non voglio pensare che cosa sarebbe potuto succedere. Avevo due set di margine per aspettare che passasse. Ovviamente avrei continuato in ogni modo. È un match unico.

Qual è stato il momento più difficile del torneo? Il primo turno con Bolelli, il primo set con Schwartzman o il primo con Thiem?
Il momento più difficile è stato di sicuro quando ero sotto di un set e un break con Schwartzman: è il solo match in cui ho perso un set e stavo soffrendo. In ogni caso non è stato l’unico momento difficile del mio Roland Garros.

In confronto alle altre finali, hai sofferto di più o di meno?
Difficile confrontare le finali, posso dire che nel 2005 giocavo ogni singolo game al massimo delle mie forze, mentre ora con gli anni e l’esperienza capisco dove posso vincere e dove posso tirare il fiato fisicamente e mentalmente. Certi momenti sono decisivi, altri no: sul 4 pari del primo set sapevo che dovevo assolutamente tenere il servizio perché sul 5-4 avrei messo un’enorme pressione a Thiem.

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Halep: “Pensavo fosse finita, ma non ho mai mollato. Un sogno” https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/10/halep-ho-pensato-che-fosse-finita-ma-non-ho-mai-mollato-e-un-sogno/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/10/halep-ho-pensato-che-fosse-finita-ma-non-ho-mai-mollato-e-un-sogno/#respond Sun, 10 Jun 2018 08:01:31 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=263503 Gioia Halep: "Volevo il Roland Garros. Per fortuna non ho vinto a Melbourne!". Stephens: "Brava Simona, ha alzato il livello e meritato. Sono davvero felice per lei" ]]>

SIMONA HALEP E UN SOGNO CHE DIVENTA REALTÀ

IL PRE PARTITA – “La scorsa notte onestamente ho dormito davvero bene. Quindi è iniziato tutto nella maniera più giusta. Lo scorso anno non avevo dormito affatto. Poi ho fatto una buona colazione e ho mangiato qualcosa prima della partita. Sentivo che tutto era al suo posto. Dovevo soltanto rimanere tranquilla dal punto di vista mentale e non pensare troppo al trofeo. Sapevo di avere le mie chance. Per quanto riguarda Sloane, sapevo cosa attendermi. Ero pronta per giocare anche tre ore. Sapevo che sarebbe stata una partita dura, con tanti scambi lunghi e che non avrei mollato anche se mi fossi trovata sotto nel punteggio”.

LE PAROLE DI CAHILL – “Prima delle altre finali, anche prima dell’Australian Open, mi aveva detto: ‘È una grande cosa giocare una finale, goditi la partita’. Questa volta invece mi ha detto: ‘La devi vincere. Andrai in campo pensando soltanto che la vincerai tu, senza aspettare che sia la tua avversaria a dartela’. In questo modo mi ha dato grande fiducia e mi ha anche messo un po’ di pressione addosso, per il fatto di dover andare là fuori e vincerla. Probabilmente ha funzionato, ed è il motivo per cui ce l’ho fatta”.

Simona Halep e l’abbraccio con Darren Cahill – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

LE EMOZIONI DELLA VITTORIA“È un momento fantastico, speciale. Un momento che ho sognato da quando ho iniziato a giocare a tennis. Il Roland Garros è il mio torneo dello Slam preferito. L’ho sempre detto: ‘Se mai ne vincerò uno, voglio che sia Parigi’. Quindi sono molto felice di non aver vinto all’Australian Open (ride). Adesso il sogno è realtà… voglio ringraziare la mia famiglia che mi ha sempre supportato, gli amici, gli allenatori e tutte le persone con le quali ho lavorato in questi 20 anni. Senza tutti loro, forse non sarei mai riuscita a farcela dopo aver perso, lo sapete, tre finali Slam. Ma adesso voglio dimenticare il passato e godermi questo momento speciale. Il bacio al trofeo rimarrà nel mio cuore per sempre. È pesante… è bellissimo! Quando vedevo le foto delle giocatrici con il trofeo in mano, sognavo di averlo io, di toccarlo. Adesso è mio”.

Simona Halep – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

LE CHIAVI DEL MATCH“Sotto di un set e un break ho pensato che fosse finita. ‘Non accadrà nemmeno questa volta’, mi sono detta. ‘Ma va bene comunque, continua a giocare’. Poi ho iniziato a vincere qualche gioco, e allora ho pensato che lo scorso anno era successo a me, a parti inverse, io in quel caso ero stata io ad essere avanti di un set e un break prima di perdere la partita. Per cui mi sono detta che c’era un’opportunità di ribaltare il risultato e vincere. Ci ho creduto, e ho iniziato a giocare in maniera più rilassata. Dal punto di vista tecnico-tattico, a inizio partita colpivo la palla troppo piatta, mentre la sua saltava molto in alto. Quello che dovevo fare era calmarmi, iniziare ad aprire maggiormente il campo, giocare più palle. E ad un tratto ho sentito che la mia avversaria forse stava iniziando ad essere un pochino stanca e a sbagliare qualche colpo in più. Così sono stata paziente, ho iniziato ad alzare un po’ la traiettoria e a commettere meno errori. La chiave però è stata rimanere concentrata, ci ho creduto e non ho mai mollato”.

E ADESSO?“Intanto mi aspetto una grande festa stasera… gli amici e le persone che mi stanno vicino si stanno occupando di organizzare il tutto. E poi mi prenderò una bella vacanza. Non penso all’erba, è lontana… Ma alla fine non cambia niente. Sì, sono una campionessa Slam, ma domani è un altro giorno, e presto dovrò ripartire di nuovo. Per il momento voglio godermi questo successo e non vedo l’ora di tornare a casa e incontrare i miei tifosi rumeni”.

Simona Halep – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

L’ORGOGLIO E I “SASSOLINI” DI SLOANE STEPHENS

RIMANERE POSITIVI“La partita è cambiata perché Simona ha semplicemente alzato il livello del suo gioco e iniziato a giocare meglio. Qualche volta capita quando giochi c’è un’avversaria dall’altra parte. Non ho potuto fare molto di più. Ho giocato al mio massimo, e la giocatrice migliore oggi ha vinto la partita. Capita. Si impara dalle sconfitte, si va avanti. E provi a fare meglio la prossima volta. Io penso che, in generale, se hai una buona attitudine e se concedi a te stessa l’occasione di fare qualcosa di grande, quel qualcosa accadrà. E per esperienza personale, tutto è andato bene quando ho affrontato le varie situazione con l’attitudine giusta. Continuerò a farlo, sperando che in futuro possano arrivare altri buoni risultati. Non sono soddisfatta del risultato, ma sono orgogliosa di me stessa”.

L’AVVERSARIA“Credo che il suo sia stato un percorso molto duro. Immagino che per lei vincere qui sia speciale e sono felice che abbia conquistato il suo primo Slam. È una cosa bellissima. Non importa quanti ostacoli troverai sulla tua strada, ci sarà sempre una luce alla fine del tunnel. Mi fa piacere che Simona abbia finalmente trovato la sua luce. È una bella storia e un grande momento per lei”.

Sloane Stephens – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

LA RISALITA IN UNA PAROLA E VIA I SASSOLINIPerseveranza. Devi continuare ad andare avanti anche quando le cose si fanno difficili. Devi credere sempre in te stessa quando gli altri non lo fanno. Per la cronaca, tutti voi qui presenti avete ‘twittato’ tantissimo sul fatto che non avessi un record positivo al di fuori degli Stati Uniti. Per arrivare in finale qui a Parigi, credo di aver fatto abbastanza bene… Magari ‘twittate’ anche questo, mi fareste felice, magari vi faccio anche ‘retweet’. Sì, tu, tu e tu (esclama indicando alcuni giornalisti presenti in sala stampa). Siete i miei più grandi ‘haters’ (aggiunge ridendo)”.

IL FUTURO – “Come ben sapete, faccio le cose a modo mio, quando lo ritengo giusto, nel modo in cui voglio farlo e nella maniera migliore per me. Continuerò a farlo, sperando in questo modo di prendere le decisioni giuste e fare bene a Wimbledon. Sempre prendendomi cura di me stessa, che è la cosa più importante, e mettendomi al di sopra di qualsiasi cosa. Quando faccio così, arrivano i buoni risultati. Quindi vedremo, non lo so. Forse giocherò Eastbourne e poi Wimbledon. Forse solo i Championships, non lo so. Come prima cosa dovrò prendermi cura di me stessa e decidere quale sia la cosa migliore da fare”.

Sloane Stephens – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

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Thiem ha un piano, e Nadal? “È il momento di alzare il livello” https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/09/thiem-ha-un-piano-e-nadal-e-il-momento-di-alzare-il-livello/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/09/thiem-ha-un-piano-e-nadal-e-il-momento-di-alzare-il-livello/#respond Sat, 09 Jun 2018 15:19:31 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=263361 Dominic non svela le sue carte e dice: "La pressione è su Rafa". Nadal fa della semplicità la sua ricetta vincente: "Penso solo a giocare bene"]]>

[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 28 – Finalmente Halep

Considerando l’età che avanza e alcune prestazioni non brillantissime di questa stagione sulla terra, l’undicesima finale al Roland Garros per Nadal si prospetta come una delle più incerte. Il suo avversario Dominic Thiem ha già avuto modo di batterlo tre volte su questa superficie e l’austriaco ha tenuto a specificare in conferenza stampa che so come giocare contro Rafa e ho un piano. Domenica cercherò di metterlo in pratica e se voglio vincere dovrò giocare come ho fatto contro di lui a Roma e a Madrid. Ma so anche che qui sarà più dura perché lui sicuramente ama di più queste condizioni rispetto a quelle di Madrid. Inoltre al meglio dei cinque set è tutta un’altra storia“. I precedenti sono 6-3 per lo spagnolo: i due che si sono giocati a Parigi secondo Thiem sono fondamentali per trarne informazioni utili sul suo avversario come ha ribadito lui stesso. “Una cosa positiva credo sia anche il fatto che l’ho già affrontato due volte qui”. Quando invece a Nadal viene chiesto se dopo il primo incontro con Thiem al Roland Garros, risalente al 2014, si sarebbe mai aspettato di trovarselo un giorno in finale, Rafa risponde con un sorriso: “Quattro anni fa non sapevo nemmeno se sarei tornato a giocarmi una finale. In questo momento sembra una cosa facile e logica, ma non voglio che nessuno pensi che sia una routine”.

Dominic Thiem – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Sicuramente non lo pensava Juan Martin del Potro, che ha iniziato la semifinale contro Nadal servendo bene e rispondendo meglio, cosa che non è sfuggita all’analisi dello spagnolo. “Il mio problema principale era che non mi stavo creando abbastanza spazio con la battuta e ad ogni mio turno di servizio sentivo di non avere il controllo del gioco. È per questo che ho dovuto salvare sei palle break; gli ho dato troppe chance. Nel primo set sono riuscito a cavarmela applicando una buona tattica e restando solido mentalmente; anche se non stavo giocando bene non mi sono arrabbiato, d’altronde come potrei? Quando gioco qui la motivazione è sempre altissima“. Anche il numero 8 del mondo non ha avuto vita facile e a conti fatti sembra che l’esito del match sia dipeso dal tie-break del secondo set, dove entrambi i tennisti hanno avuto diverse palle per chiudere ma Cecchinato è stato meno efficace del suo avversario. Se lui avesse chiuso quel tie-break ha commentato Thiem,nel terzo set sarebbe stato sicuramente al massimo della potenza, quindi è stato un bene per me averlo vinto. Per quanto mi riguarda a me piace giocare contro tennisti dal rovescio a una mano perché è più facile costruirsi il punto giocando palle alte sul quel lato lì, dove tutti i tennisti dal rovescio a una mano hanno dei problemi”. Parlando poi più in generale dell’italiano ha aggiunto che “se Cecchinato continuerà a giocare a questo livello diventerà un grande tennista, soprattutto sulla terra. Tutto sommato ha solo un’anno più di me, non è così in là con l’età. Credo che l’Italia abbia sempre avuto dei grandi giocatori e ora ci sono giovani interessanti che stanno emergendo. Il mio terzo turno contro Berrettini non è stato certo un match agevole e molto presto salirà anche lui nel ranking. E c’è ancora Fabio in giro”.

Rafa Nadal – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Vincere un torneo dello Slam, oltre ad essere dispendioso dal punto di vista fisico, richiede anche un enorme sforzo mentale. Rimanere per due settimane in una città con un unico pensiero fisso nella testa è ben diverso che giocare un torneo 250, dove si disputano al massimo cinque partite in meno di una settimana. Uno delle principali aspetti che deve ancora essere affinato, come ha ammesso il suo stesso coach in passato, è quello mentale. Al momento però Thiem sembra ancora essere più interessato al suo fisico che alla sua testa. “La parte mentale conta molto, ma la cosa più importante è che io sia in buone condizioni fisiche, che le mie armi in campo siano sempre presenti e che io possa contare su di esse“. Conclude poi con un sorriso: Inoltre se dovessi affrontare Rafa (la semifinale Nadal-del Potro era ancora in corso, ndr) non sarò io ad avere la pressione lasciando intendere che sarà tutta, o quasi, sullo spagnolo. Quest’ultimo poi non fa granché per togliersela di dosso, ed è lui stesso a ritenersi “contento di aver giocato delle buone partite sulla terra in questa stagione, ma adesso è arrivato il momento di alzare ancora di più il mio livello“. 

Dominic Thiem – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

I giornalisti presenti in sala stampa provano in tutti i modi a tirar fuori da Nadal qualche commento sul suo avversario, ma lo spagnolo anche in conferenza stampa fa della semplicità il suo punto di forza. “Considerando che si trova in finale e che ha avuto un tabellone duro, posso dire che è l’avversario più ostico che avrei potuto incontrare”. Quando poi gli si chiede se anche lui ha un piano, come precedentemente affermato da Thiem, il numero 1 del mondo risponde lapalissiano: “Se giocherò bene avrò le mie chance, se invece non lo farò sarà quasi impossibile, perché avrò di fronte un tennista che si sta comportando alla grande. Quindi posso anche mettermi a pensare alla tattica, ma si possono applicare gli schemi solo quando stai giocando bene“.

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Cecchinato: “Alla pari con Thiem. L’obiettivo adesso è la top 20” https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/08/cecchinato-alla-pari-con-thiem-obiettivo-top-20/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/08/cecchinato-alla-pari-con-thiem-obiettivo-top-20/#respond Fri, 08 Jun 2018 16:43:20 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=263229 Deluso per la sconfitta, ma orgoglioso del suo torneo. Le impressioni di Marco dopo la semifinale persa con Thiem. Nuova determinazione e la convinzione di potersela giocare alla pari con tutti, non solo sulla terra]]>

[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 27 – La finale più giusta

Marco, raccontaci le emozioni di questa partita e di questo tuo Roland Garros?
È stato un torneo speciale per me. Oggi ho giocato due set alla pari con il numero due-tre del mondo sulla terra. Per me il livello è molto anno in questo momento e sono molto felice.

Come è giocare contro un giocatore con il rovescio a una mano come Dominic? E’ più facile o no?
Penso sia difficile, Thiem ha uno dei rovesci migliori del circuito.

Raccontaci del secondo set.
Ho avuto le mie chance, ho avuto due set point (in realtà sono tre ndr), è stato bravo lui in particolare con quella palla corta sul rovescio. Ho giocato a livello di Thiem per due ore, questo è molto importante per me. Se avessi vinto il secondo set magari sarebbe stata una partita differente. Dopo averlo perso sono calato fisicamente e mentalmente, ma è normale.

Riuscirai a mantenere questa attitudine anche dopo questo risultato?
Beh entro in top-30 con questo risultato. La partita di oggi è importante perché ho capito che posso giocarmela con tutti, anche con i più forti. Parlerò con ilo team, lavorerò ancora più duro per cercare di entrare nei primi venti.

Qual è il ricordo più bello del torneo?
Direi oggi, quando il Philippe Chatrier gridava “Forza Marco” ad ogni punto, in un match nel quale giocavo contro un top-10. Credo che Thiem possa vincere il torneo, a prescindere di chi sarà il suo avversario.

Quanto sei orgoglioso di quello che hai fatto? Hai imparato qualcosa su di te che ti potrà essere utile in futuro?
Il mio percorso è cominciato da mesi, dalla vittoria di Budapest. Ho giocato bene  anche a Montecarlo. E’ tutto differente rispetto allo scorso anno.

Ci spieghi la tua sicurezza sui drop shots?
No, no, è il mio segreto!

Cambierai la tua programmazione?
Sì certo. Giocherò Eastbourne, poi Wimbledon. Sull’erba non so come giocherò, lo vedremo. Dopo giocherò Umago e Amburgo, poi si vedrà.

Ti aspetti un’accoglienza speciale?
Sì, soprattutto a Palermo.

Peccato per quelle occasioni nel tiebreak. Il servizio di Thiem ti ha creato difficoltà?
Penso che tutti soffrano sul suo servizio in kick, è la sua arma migliore. Sui set point è stato bravo. Vado via da Parigi con tanti pensieri positivi, posso ancora migliorare ma il match di oggi mi è servito tanto.

Il pensiero più bello?
Da lunedì sarò trai primi trenta, insieme a tutti i più forti. Era il sogno che avevo da bambino.

Come vedi il futuro? L’erba? Pensi di dover migliorare anche sul cemento?
Sull’erba sarà difficile, non avrò molto tempo per prepararmi. Spero di far meglio rispetto allo scorso anno. Poi giocherò un paio di tornei sulla terra. Preparerò comunque New York in modo migliore rispetto all’anno scorso. Penso che sul cemento possa essere competitivo, penso di poter giocare alla pari con tanti anche sul cemento.

Come pensi che cambierà il tuo approccio alle partite ora che gli avversari giocheranno contro di te con un’altra attenzione?
Ultimamente il mio approccio alle partite è molto diverso. Cercherò di continuare con la determinazione e la convinzione che sto mettendo in ogni match, sicuramente con questa classifica sono un Cecchinato nuovo, però lavorerò duro e entrerò in campo pensando solo a quello che devo fare io e non all’avversario che avrò davanti.

Raccontaci le emozioni del tiebreak. Pensavi di poter girare il match?
Andare un set pari sarebbe stata tutta un’altra cosa. Gli avrei messo pressione, avrebbe cominciato a pensare di dover giocare altri due set. Peccato perché sui miei due set point (sono tre in realtà ndr) ha giocato benissimo lui. Sono soddisfatto di come ho affrontato i primi due set, nonostante fosse la prima volta per me su un campo così grande e contro un avversario così forte in una semifinale di uno slam.

Raccontaci le emozioni all’uscita dal campo. Cosa farai adesso?
Subito dopo il match ero deluso, perché c’erano tanti italiani, la mia famiglia, tante persone venute da Palermo e mi sarebbe piaciuto regalare a loro questa vittoria. Peccato, ma penso di aver regalato anche a loro tante emozioni e tanta adrenalina. Ci credevano tutti, perché oramai penso di potermela giocare alla pari con tutti. Ora ho bisogno di un po’ di riposo, devo staccare un po, per poi ricominciare a lavorare duramente.

Cosa ti porti dietro da questo torneo? Le due tre cose più importanti.
La consapevolezza di aver giocato anche oggi alla pari di uno dei migliori al mondo sulla terra. E la determinazione, perché sono entrato in campo convinto di potermela giocare alla pari contro Thiem. E poi che posso migliorare ancora tanto e lavorando so che potrò farlo, non penso di essere arrivato al mio limite.

Ricordi dove eri lo scorso anno di questi tempi?
Sì, a Caltanissetta, direi che basta questo.

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Vagnozzi: “Ottimi i primi due set di Marco. Thiem più forte al servizio” https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/08/vagnozzi-marco-ha-disputato-due-ottimi-set-thiem-piu-forte-al-servizio/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/08/vagnozzi-marco-ha-disputato-due-ottimi-set-thiem-piu-forte-al-servizio/#respond Fri, 08 Jun 2018 10:40:06 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=263241 Simone Vagnozzi: "Marco deve uscire a testa alta. La differenza l'ha fatta il servizio. Ora prepareremo la stagione sull'erba e il cemento"]]>

[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 27 – La finale più giusta

Da Parigi, la nostra inviata

Raggiunto nella players lounge dai giornalisti italiani, Simone Vagnozzi, coach di Cecchinato, ha commentato a caldo la performance di Marco contro Dominic Thiem.

Marco oggi ha giocato all’altezza di Thiem… Forse si è fatta sentire di più la fatica mentale?
Oggi Marco ha disputato due buonissimi set e poi è stato preso un po’ dalla stanchezza mentale di questi giorni. Però gli ho detto di essere orgoglioso di se stesso, perché ha fatto davvero qualcosa di speciale, e anche oggi ha dimostrato di saper giocare con uno dei tre giocatori più forti sulla terra. Forse è mancata anche un pizzico di fortuna in quelle due occasioni al tie-break, con una seconda di servizio sulla riga e una palla corta, che Dominic non ne gioca tantissime. Può uscire felice da questo torneo ed essere consapevole di quello che vale. Ora ha più consapevolezza in se stesso e ha gestito bene tutto il clamore che è stato fatto in Italia in questi giorni. Ma oggi ha gestito tutte le situazioni, non era facile giocare la prima volta sul Centrale. Questa esperienza ci servirà per capire cosa dobbiamo migliorare ancora. Oggi Dominic è stato più bravo di lui e si è meritato di vincere la partita.

Del gioco di Thiem cosa ha dato fastidio oggi a Marco?
Non ne abbiamo ancora parlato ma penso che oggi la chiave sia stata soprattutto il servizio con palle veloci, alte e palle medie alte. Questa è stata la differenza con gli altri avversari, come Djokovic o Goffin per esempio, che non sono grandi battitori ma soprattutto grandi ribattitori. Ma Marco ha comunque servito bene perché in fondo nel primo set ha subito solo un break; tuttavia, alla fine, Thiem è stato più bravo di noi. Ci servirà per imparare e migliorare. Ora dobbiamo capire cosa dobbiamo fare meglio anche perché adesso giocheremo sempre con questo tipo di giocatori. Nell’ultimo periodo abbiamo giocato con buoni giocatori ma altri erano forse meno esperti; ora invece bisogna migliorare ancora di più.

Ora sapete come cambierete i programmi per le prossime settimane?
Sarà facile, ora ci sono i torneo obbligatori. Dopo Parigi si riposerà un po’ e poi andremo sull’erba, a Eastbourne e Wimbledon; poi giocherà due tornei sulla terra battuta, Umago e Amburgo, per poi fare tutta la tournée americana sul cemento.

Come lo vedi sull’erba, visto che sarà una cosa nuova?
Vediamo, magari farà bene come qui. Penso che si possa adattare bene. È il primo anno che possiamo preparare bene la stagione sull’erba e ha la fortuna di essere testa di serie e questo magari ci fa sperare di non incontrare subito un top player. Vediamo. Ora si deve godere questo momento.

L’hai visto ora, cosa ti ha detto?
Ha detto che nel secondo set è stato preso da tutta la stanchezza di questi giorni  e non è riuscito a reagire. Ma penso sia normale dopo aver fatto un torneo del genere e dopo aver perso un tie-break così duro. Se ti trovi un set pari è molto diverso che essere  due set a zero contro Thiem. Ma deve uscire a testa alta perché ha fatto qualcosa di speciale. La terra è la sua superficie preferita, ora sull’erba la difficoltà è muoversi però adesso migliorerà. Potrà usare in maniera diversa le velocità, colpire in modo più piatto sulla prima, o rispondere più vicino sul cemento. Sono tutti accorgimenti che vedremo via via. Come dicevo, sull’erba la difficoltà è muoversi ma lui ha un’ottima mano e penso che potrà giocare bene anche lì.

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Wilander: “Ceck ha chance contro Thiem, non è in semi per caso” https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/08/wilander-cecchinato-ha-chance-contro-thiem-non-e-semifinale-per-caso/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/08/wilander-cecchinato-ha-chance-contro-thiem-non-e-semifinale-per-caso/#respond Thu, 07 Jun 2018 22:27:11 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=263052 "L'austriaco deve vincere per forza, Cecchinato giocherà senza pressione. Il rovescio di Marco? Per me assomiglia a quello di Gasquet"]]>

Roland Garros 2018 a partire delle qualificazioni, tutti i match live e on demand su Eurosport Player

Mats, innanzitutto complimenti per tutti i tuoi successi: volevo sapere che cosa pensi di Cecchinato: ti aspettavi un risultato del genere?
Ovviamente no, ma avevo capito che valeva di più della sua classifica quando l’ho visto giocare al Foro Italico contro Goffin: bell’atteggiamento, colpisce bene, si muove bene. Sai, per alcuni giocatori giocare al meglio dei cinque set è una cosa positiva e per lui sembra essere proprio così: può giocare aggressivo per un po’, poi passare a un gioco più difensivo con lo slice, e quando l’inerzia del match cambia, come contro Djokovic, tornare a essere aggressivo. La lunga distanza si adatta perfettamente a un giocatore così.

Se dovessi paragonare il suo rovescio a una mano ad uno del passato o del presente, qualcuno dice Wawrinka, qualcuno dice Kuerten…
No, il suo rovescio ha più rotazione rispetto a quello di Wawrinka, assomiglia di più a quello di Gasquet non come tecnica di esecuzione ma come tipo di palla che genera, con molta rotazione. Kuerten colpiva un po’ più forte perché non si muoveva così bene e aveva bisogno di giocare sempre in spinta. Cecchinato colpisce meno forte ma ha la possibilità di giocare lo slice che gli dà il tempo di restare nel punto ed è una grande differenza.

Marco Cecchinato – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

Ora deve giocare contro Thiem, un altro avversario forte, pensi che abbia delle chance o sentirà la pressione della prima semifinale Slam?
Certo che ha delle possibilità, non ha memorie negative a differenza di Thiem che ha già perso due semifinali qui. Quindi vale lo stesso di Halep, che quando si trova in vantaggio in una finale Slam diventa nervosa perché pensa a quelle che ha perso. Thiem stavolta deve vincere per forza perché un’occasione del genere capita una volta ogni 50 anni. Cecchinato non deve vincere, può giocare senza pressione ma allo stesso tempo avendo già battuto ottimi giocatori, sente di poter vincere anche questa. Ha battuto Djokovic in un match epico e quindi non è in semifinale per caso.

E tu come hai vissuto la tua prima semifinale qui contro Clerc nel 1982?
Per me fu come giocare il primo turno di un torneo qualsiasi, non avevo idea di cosa significasse una semifinale del Roland Garros, di che cosa dovessi provare e non sapevo cosa sarebbe successo. Non avevo paura di vincere e non avevo paura di perdere. Era come giocarsi un jolly. Penso che Cecchinato entrerà in campo con l’atteggiamento competitivo giusto proprio per il valore dell’avversario che ha sconfitto nei quarti.

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Medvedev: “Ceck poteva sbagliare tante volte, e non lo ha fatto mai” https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/07/andrei-medvedev-cecchinato-poteva-sbagliare-tante-volte-e-non-lo-ha-fatto-mai/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/07/andrei-medvedev-cecchinato-poteva-sbagliare-tante-volte-e-non-lo-ha-fatto-mai/#respond Thu, 07 Jun 2018 14:30:39 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=263036 Intervista all'ex finalista al Roland Garros nel 1999, autore di una impresa inaspettata come quella del nostro Cecchinato. "Quello che mi piace di lui è che non trema. La sua stabilità mi impressiona, non si sta godendo il momento e basta. Su erba può vincere"]]>

Andrei Medvedev, eri numero 104 ATP quando sei arrivato in semifinale al Roland Garros nel 1999. Non avevi ancora compiuto 25 anni. Chi battesti?
Chi battei? Allora, allora… Al primo round, Pescariu. Poi Sampras. Poi Byron Black, Arnaud Di Pasquale. Guga, Kuerten. E Meligeni. Kuerten era stato campione nel 1997 quindi era ovviamente il super-favorito alla vigilia del nostro incontro.

Una storia simile a quella di Cecchinato, che ha 25 anni e ha iniziato questo torneo da numero 72 ATP. Ma la differenza è che tu non arrivavi dal nulla, avevi già vinto qualche titolo.
Sì, ma la differenza qui a Parigi è sempre il tennis. La mia opinione personale – che finora non ho cambiato perché non ho visto nulla che mi abbia spinto a farlo – è che chi sa giocare bene sulla terra del Roland Garros, chi impatta la pallina in modo pulito e la riesce a “far sedere” sulla propria racchetta ha la chance di battere chiunque, eccetto magari Nadal. Ma per come stava giocando Schwartzman contro di lui ieri, insomma, è lui che ha lasciato andare il secondo set, avrebbe dovuto vincerlo. Quindi significa che anche Nadal può essere battuto, se giochi bene. E Marco sta giocando molto bene, questa settimana. Ho guardato quasi tutto il terzo e quarto set della sua partita contro Djokovic, oltre a una gran parte dell’inizio. Nel tie-break finale il ragazzo non ha commesso errori gratuiti, mai in 24 punti, quando sarebbe stato normale per chiunque nella sua posizione tremare e finire al quinto set. Ha avuto così tanti momenti in cui poteva sbagliare, e non lo ha fatto. Questo vuol dire che sa giocare, e che può farlo al livello più alto, nei momenti di pressione. Non c’è nulla che pesa sulla sua schiena in questo momento, proprio come mi sentivo io nel 1999. Ero soltanto contento di star giocando di nuovo a tennis dopo l’infortunio al polso, era il mio primo torneo con le nuove racchette, combattevo per ogni punto. E anche lui combatte per ogni punto, non vuole perdere, dà tutto quello che ha e onestamente penso che abbia qualche possibilità contro Thiem, che pure sta colpendo molto pesante, molto profondo, molto tutto. Se Marco riesce a trovare uno spiraglio per prendersi i propri punti, e far sì che l’avversario si ammorbidisca, può vincere. Persino in tre set, magari. Io battei Kuerten in tre. Resi delle persone ricche e delle altre persone povere, perché nessuno se lo aspettava. Alcuni vennero da me a dirmi: “Grazie, mi hai fatto vincere una fortuna. Ho guadagnato 1000, 2000 dollari”…

In termini di stile, il rovescio di Cecchinato ti ricorda quello di Kuerten? Ha un modo simile di aspettare la palla.
Dal lato del rovescio non sbaglia. Sembra molto in fiducia, abbastanza da cercare sempre il colpo vincente. Devo osservarlo meglio, da bordo campo, per commentare la tecnica, perché ci sono alcuni dettagli molto personali. Ma dalla televisione si vede che sa andare lungolinea, incrociato, alto sopra la rete, giocare un dropshot… Quello che mi piace più di tutto però è che non trema. Pensa alla situazione: due set a zero sul Suzanne-Lenglen, sta facendo buio, tutto il pubblico riempie lo stadio perché gli altri incontri sono terminati, Novak sta iniziando a rimontare. E Novak non gli ha regalato quel tie-break, non è che abbia fatto tutti questi errori. è Marco che se l’è preso. Sembrava impossibile, fino alla fine.

Qual è la tua opinione generale su di lui adesso?
Sembra un bravo ragazzo, semplice. Quello che mi impressiona è la sua stabilità, la sua personalità. Non si è montato la testa, ma non è neppure uscito mentalmente dal torneo. Molti altri giocatori sarebbero stati soddisfatti di una semifinale, contenti di ricevere tutte queste congratulazioni. L’ho visto oggi e sembra contento, ma non si sta godendo il momento e basta. Ovviamente non avevo mai sentito parlare di lui prima di questa settimana, come molti altri di noi. Non è che fosse: “Oh sì, lo stavo seguendo da un po’ di tempo”. Non avevo idea di chi fosse.

Neppure gli allenatori italiani la avevano: nessuno di loro vedeva del potenziale in lui.
Questo la dice lunga sugli allenatori italiani (Ride). Magari spiega la situazione del tennis italiano, si potrebbe dire… Ho anche letto molto giornali prima del quarto di finale contro Djokovic, e tutti scrivevano di quale sarebbe stato il suo ranking dopo il torneo con quel risultato agli ottavi, ma nessuno considerava che avrebbe potuto vincere un altro match. Nessun: “E se dovesse battere anche…” Ok, Marco ha giocato oltre il suo livello e magari Novak non ha giocato così bene all’inizio. Ma a un certo punto è salito di livello e ha iniziato a giocare come sa fare, e il modo in cui Cecchinato ha comunque preso il match dalle sue mani è impressionante. Chiunque capisca il tennis capisce la portata di questa impresa. L’unica cosa che mi dispiace per lui è che adesso, ai prossimi tornei che giocherà, gli avversari non lo affronteranno come Marco Cecchinato ma come il semifinalista del Roland Garros. Ogni incontro sarà difficile, dovrà essere preparato. Perché tutti vorranno sconfiggerlo per capire qual è davvero la situazione.

Il prossimo torneo sarà su erba, una superficie dove Cecchinato non ha mai vinto un incontro.
Ma con i colpi che ha, se mette quelle palle negli angoli anche sull’erba, può vincere i punti in uno o due colpi invece che in tre o in quattro come adesso. E poi sull’erba ora il rimbalzo è quasi alto come quello sulla terra, quindi sono soltanto gli spostamenti ad essere diversi. Non c’è bisogno di fare serve and volley a tutti i costi, puoi anche rimanere a giocartela da fondo.

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Cecchinato: “Quella palla non atterrava mai, con Thiem me la gioco” https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/06/cecchinato-quel-passante-non-atterrava-mai-con-thiem-la-gioco/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/06/cecchinato-quel-passante-non-atterrava-mai-con-thiem-la-gioco/#respond Wed, 06 Jun 2018 20:49:18 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=262896 Marco Cecchinato giocherà venerdì la sua prima semifinale in un torneo dello Slam. Le sue emozioni in questo esaltante Roland Garros. Dagli inizi a Palermo al trasferimento a Caldaro. L'incontro con l'idolo Marat Safin]]>

Il giorno dopo è ancora più bello. Avrà faticato a prendere sonno Marco Cecchinato, dopo l’impresa di martedì, ripensando a quel passante che infilava Djokovic sul quarto match point. Quello che gli ha consentito di riscrivere la storia del tennis maschile italiano, quaranta anni dopo Barazzutti.

Perché il tennis? Quando hai capito che poteva essere uno sport nel quale avresti potuto dire la tua?Ho cominciato intorno ai sette anni, grazie a mio cugino Francesco (ex fidanzato ed ex coach di Roberta Vinci, ndr) e a mio zio Gabriele (dirigente palermitano nel tennis), fino a 12 anni giocavo anche a calcio da attaccante, poi ho dovuto decidere. Il mio sogno era diventare un calciatore, il mio idolo Kakà nel calcio, Safin nel tennis.

Non una scelta banale andare a 16 anni, per un ragazzino siciliano, ad allenarsi vicino Bolzano, in Alto Adige dove si parla quasi più il tedesco…
Ho deciso mio cugino Francesco, poi ho deciso io, con l’ok dei genitori che mi hanno lasciato decidere. A portarmi a Caldaro da Sartori è stato mio cugino Francesco.

Come ti ha convinto?
Lui per me è un fratello, è stato uno dei primi a credere in me, credeva che io potessi diventare qualcuno e ha voluto portarmi da Sartori. Pensava che fosse il posto migliore per farmi crescere prima come persona e come tennista.

E come l’hai vissuto quel passaggio da ragazzo di mare?
È stato difficile. Vivevo da solo, a 17 anni, ero abituato a svegliarmi con il sole, con il mare, con il cielo sereno, a Caldaro mi svegliavo con la nebbia, la neve, il freddo, ma adesso ne è valsa la pena per tutti i sacrifici che ho fatto.

Quando hai sentito che stava cambiando qualcosa, la mentalità?
Non è stato in un match, ma in un periodo di 4 settimane, e soprattutto al momento della preparazione, perché lì mi sono messo in gioco, ho sempre dato il 100 per 100, pensavo che potesse essere l’anno della svolta, volevo dare tutto, dietro questi risultati c’è tanto lavoro. Il periodo della preparazione è fondamentale per mettere benzina dentro e fare una stagione positiva. Poi ovviamente vincere i match aiuta, e così la fiducia. C’è poi stata convinzione, determinazione, consapevolezza.

Due giorni per preparare la semifinale con Thiem. Un vantaggio o un periodo difficile da gestire, perchè hai avuto modo di realizzare che sei in semifinale in uno Slam?
Ero abituato a un giorno solo, ma due giorni fanno bene per un recupero. Sto giocando tanto, per la prima volta 3 su 5, tanti match difficili, tante emozioni, tanta pressione. Due giorni posso no essere importanti per recuperare. Ancora il mio Roland Garros non è finito. Sicuramente sto realizzando quel che sto facendo, ma voglio crederci fino in fondo.

Pensi di saper gestire questa sbornia mediatica?
Ho persone brave al mio fianco che mi stanno aiutando a gestire tutto. Video, interviste, messaggi, tante cose nuove. sono contento di avere persone brave che riescono a gestire questi momenti. Ho incontrato Safin, stringergli la mano è stato bellissimo, ricevere i suoi complimenti, verrà a vedermi, lui che è stato n.1 del mondo.

Cosa pensi del momento attuale del tennis?
Penso che finché ci saranno Federer e Nadal, continuerà la più bella rivalità della storia del tennis. Spero che giochino ancora a lungo.

Quando ieri e oggi ti sei rivisto in tv, nelle fotografie, che ti è venuto in mente?
Beh quel passante che non atterrava veramente mai! Mi sembrava impossibile che quella palla potesse entrare.

Thiem sarà tuo avversario in semifinale… lo hai battuto in un Futures…
Sono passati cinque anni, era un Futures, questa è una semifinale Slam, il palcoscenico è ben diverso. Entrerò in campo determinato, come in ogni match. Convinto di poter fare una buona figura. E perché no?

Che cosa infilerai di strano nella valigia del tuo coach Vagnozzi stavolta?
(Ride) Gli metto dentro qualche bagnoschiuma, qualche cosa che trovo in carica, gli appesantisco la valigia. Metterci dentro Thiem? È troppo grosso.

Messaggi da italiani?
Sì da tanti, Fognini, Pennetta, Errani, Vinci, risponderò con calma a tutti. Barazzutti mi ha fatto i complimenti.

Come giudichi il tuo gioco?
È un tennis diverso, tante palle corte, tanti cambi di velocità, più aggressivo rispetto a prima. Sono molto migliorato, gioco molto più aggressivo, prima aspettavo l’errore dell’avversario. La fiducia mi permette di prendere più punti a rete, faccio tanti più vincenti rispetto a prima. Forse mi sto avvicinando al livello dei top-player.

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Coach Vagnozzi: “Cecchinato ha il miglior dritto dopo Nadal” https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/06/coach-vagnozzi-cecchinato-ha-il-miglior-dritto-dopo-nadal/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/06/coach-vagnozzi-cecchinato-ha-il-miglior-dritto-dopo-nadal/#respond Wed, 06 Jun 2018 17:48:34 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=262902 PARIGI – Il coach di Marco: "Cecchinato sa come si vince un match. È una dote che non si insegna"]]>

Simone Vagnozzi, coach di Marco Cecchinato, è un trentacinquenne di Ascoli che ha smesso di giocare a soli 31 anni raggiungendo il n.161 del mondo in singolare e il n.70 in doppio. Il miglior risultato in carriera è stata la vittoria contro l’ex top ten Juan Monaco a Barcellona (6-3 6-2) nel 2011. Ha raccolto altre tre vittorie, una contro Fabio Fognini (che però si ritirò quando era avanti 6-2 2-4) e una, curiosamente, contro Marius Copil, l’avversario al primo turno del suo Cecchinato (che era sotto 2 set a 0). Massimo Sartori, coach di Andreas Seppi, vedeva in Vagnozzi un allenatore in campo. I fatti gli hanno dato ragione.

Com’è cominciata la collaborazione con Marco?
Sono con lui da due anni, Sartori consigliò a Marco di avvicinarsi a me. Il primo torneo insieme fu a Cordenons, ma la vera collaborazione è partita a Novembre 2016 tra Bologna – dove Cecchinato si allena al noto Cierrebi Club – e Montecarlo. L’anno dopo per preparare la stagione ci siamo spostati ad Alicante, perché a Montecarlo la precedenza ce l’hanno Djokovic e altri giocatori più noti. In Spagna abbiamo 25°C a Dicembre col mare davanti. Ci paghiamo il nostro appartamento, io sto con mia moglie e lui col preparatore atletico (Umberto Ferrara, nda). Marco si allena con Casper Ruud, Garcia Lopez e il nostro Roberto Marcora.

Il compagno di doppio Fucsovics gli diceva ‘Ma che ti è successo?’ Lo chiediamo noi a te.
Non si vedono i risultati del lavoro da una settimana all’altra, non sai quando sboccia il fiore. Il rovescio che è sulla bocca di tutti era migliorato già da un po’, non s’inventa nulla. Sono sempre stato convinto che Marco potesse arrivare ad alto livello, altrimenti non l’avrei allenato.

Cosa gli suggerivi ieri durante il match con Djokovic?
La tattica era stare lì tutto il match facendogli sudare i punti. Nole non ha punti deboli ma è meno continuo del passato, non dovevamo lasciargli il pallino del gioco. Marco è stato bravo a crederci nel quarto set: quando arrivi al dunque sono tutti nervi, lui sa vincere le partite, dote che non si può insegnare. Sono fortunato ad allenare uno che ha questa capacità.

Marco si nota per la varietà dei colpi che sta mettendo in campo, a differenza di molti suoi coetanei
Sulla terra variare è più importante che sul cemento, dove la palla rimbalza più alta. C’è una statistica che ci inorgoglisce: ha il dritto più veloce dopo quello di Nadal. Ora non deve snaturare il suo gioco. La semifinale con Thiem è molto legata allo schema servizio-risposta, chi avrà il pallino del gioco vincerà.

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Bertolucci su Cecchinato: “Maturità da campione” https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/06/bertolucci-su-cecchinato-maturita-da-campione-una-meraviglia/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/06/bertolucci-su-cecchinato-maturita-da-campione-una-meraviglia/#respond Wed, 06 Jun 2018 10:15:59 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=262728 Su Giorno - Carlino - Nazione Sport, l'intervista del Direttore a Paolo Bertolucci: "Una meraviglia per tutti. Con Thiem ha chance ma deve recuperare anche mentalmente"]]>

[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 24 – Marco delle meraviglie
Le parole di Cecchinato: “È scattato un clic nella testa, sono un nuovo Ceck”
Miracolo Cecchinato al Roland Garros: l’Italia torna in semifinale dopo 40 anni
Marco di trionfo. Favola Cecchinato, lacrime di gioia

PAOLO BERTOLUCCI: “MATURITÀ DA CAMPIONE. UNA MERAVIGLIA PER TUTTI” 

Bertolucci emozionato: “Partita pazzesca”

Paolo Bertolucci, oggi telecronista Sky dopo essere stato n.12 del mondo nell’agosto 1973, aveva giocato come Cecchinato i quarti di finale al Roland Garros. Il tennista di Forte dei Marmi non aveva ancora 22 anni e perse in 4 set contro il croato Nikki Pilic che in semifinale batté poi anche Adriano Panatta, ma in 3 set. “È incredibile quello che ha saputo fare Marco Cecchinato — dice —. Io ero giovane, ricordo che ero emozionatissimo quel giorno dei quarti, prima volta sul centrale, decine di migliaia di spettatori, mai avuti prima. Io avevo battuto Arthur Ashe, uno dei primi 5 tennisti del mondo, ma Pilic era mancino e serviva benissimo. Né io né Panatta riuscivamo a rispondere come avremmo voluto. La partita di Cecchinato è stata entusiasmante, pazzesca. Sono ancora tutto emozionato. Nel primo set Djokovic era partito male, ma dopo è tornato lui e il livello è stato mostruoso”.

Che cosa ti ha colpito di Cecchinato?
La maturità. Nei due tiebreak, entrambi vinti alla grande, sembrava un giocatore che ha già vissuto anni e anni di esperienze simili. Di fronte a uno dei giocatori più forti degli ultimi 30 anni, forse di sempre, uno stadio pieno, non ha mai tremato. Fino a poco tempo fa giocava davanti a 27 spettatori…

E poi?
Ha avuto un calo nel terzo set e all’inizio del quarto, ma poi è tornato su, e i colpi migliori li ha fatti lui. Sembrava averne di più, anche fisicamente. Vinceva anche gli scambi di 30 palleggi che di solito sono sempre di Djokovic. Per Novak è una bella mazzata… Sento dire che minaccia di non giocare a Wimbledon…

Marco Cecchinato e Novak Djokovic – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Marco aveva già battuto Carreno Busta e Goffin, due top-ten o quasi. Ti ha sorpreso?
Può anche capitare che uno vinca un torneo a Budapest dopo aver perso nelle qualificazioni ed essere stato ripescato. E l’avevo visto piuttosto bene a Montecarlo. Ma confesso che non lo conoscevo molto. Però, se batti Busta e Goffin e il Djokovic di oggi, che non era quello di due mesi fa, non è un caso. Nel tiebreak ha giocato nei punti importanti come se avesse sempre giocato a questi livelli.

Poteva perdere qui al primo turno, è stato a due punti dal ko con il n.94 del mondo.
È venuto fuori dal nulla. Nessuno lo aveva minimamente sentito, né tecnici né giornalisti mi avevano mai detto “guarda che Cecchinato può venire su bene”.

Sono stati 160 gli Slam italiani senza mai una semifinale dal ’78, solo sfortuna?
Certo che no. Non siamo stati abbastanza bravi. I vari Gaudenzi, Camporese, Furlan e in tempi recenti Fognini hanno avuto qualche occasione, ma non abbiamo avuto un crack.

Cecchinato può vincere contro Thiem in semifinale?
Certo che ha chance. Ha due giorni per recuperare, ma gestire interviste, telefonate, che arrivano tutte all’improvviso non è facile. Se recupera mentalmente e gioca sempre così… Ma dipenderà molto da Thiem.

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Cecchinato: “È scattato un click nella testa, sono un nuovo Ceck” https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/05/cecchinato-e-scattato-un-click-nella-testa-sono-un-nuovo-ceck/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/05/cecchinato-e-scattato-un-click-nella-testa-sono-un-nuovo-ceck/#respond Tue, 05 Jun 2018 20:22:26 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=262679 Marco Cecchinato è in semifinale al Roland Garros. Le sue dichiarazioni al termine della partita]]>

[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 24 – Marco delle meraviglie

Miracolo Cecchinato al Roland Garros: l’Italia torna in semifinale dopo 40 anni

Da Parigi, i nostri inviati Antonio Garofalo e Ilvio Vidovich

Marco, hai giocato un tennis fantastico oggi.
Sì, hai detto bene, un tennis fantastico. Ero avanti due set a zero contro Novak, poi nel terzo ero un po’ stanco e anche all’inizio del quarto ho rischiato di andare sotto di due break. Poi ho ricominciato a giocare bene e nel tie break veramente molto, molto bene. Tante occasioni, dei bellissimi punti e alla fine ho vinto. Fantastico!

Cosa vi siete detti dopo il match con il tuo avversario?
Con Novak ci conosciamo molto bene. Dopo il match mi ha fatto le congratulazioni, io ero felicissimo.

Dopo il match tu e Novak vi siete scambiati un caldo abbraccio. Come è stato condividere il momento della tua vittoria?
Novak è una bella persona. Per me è incredibile che Novak sia venuto dalla mia parte del campo e mi abbia detto: “Congratulazioni, è un grande momento per te. Buona fortuna”. Si tratta di un sogno per me.

Fino a dieci giorni fa non avevi mai vinto un match in uno Slam ed ora sei in semifinale. Come te lo spieghi?
Sono molto felice. Prima di venire qui ero in un buon momento di forma. Poi ho vinto il primo incontro e match dopo match mi sentivo meglio… È un momento speciale per me.

Quali sono state le tue emozioni nel tiebreak del quarto, con quei colpi pazzeschi. E come hai fatto a tenere a bada i nervi in quei momenti?
Sì è veramente dura raccontare le emozioni del tie-break. Ero molto nervoso per le occasioni mancate. Specie il terzo match point, quando avrei potuto tirare un vincente e invece ho messo una palla così così. Sull’ultimo, quando ho visto la palla sulla riga sulla riposta, è stato il più bel momento della mia vita.

Perchè hai ricevuto il warning?
Sono andato a cambiare le scarpe in spogliatoio, ma la regola dice che posso farlo solo per andare in bagno. Non sapevo che ci fosse questa regola ed ho preso le scarpe. Ma non era possibile.

Qualsiasi cosa succeda in semifinale, credi cambierà la tua vita dopo questo torneo?
Credo che questo torneo mi cambi la vita. Dopo il Roland Garros avrò bisogno di riposare e di realizzare la cosa e vedere come sarà la mia vita.

Adesso sei tra i primi 30. Sarai testa di serie a Wimbledon. Credi di poter essere in grado di giocare a questo livello anche sull’erba?
Un bene per i miei avversari se sarò testa di serie. Quest’anno cambio i piani e giocherò prima di Wimbledon un paio di tornei, ho il ranking per permettermelo. Così potrò preparare meglio Wimbledon rispetto allo scorso anno. E vedremo. Perché non potrei vincere anche sull’erba?

Hai un 13 sul tuo braccio. Sei superstizioso? Hai qualche rituale prima del match?
Tanti rituali, tanti. Il 13 è il mio numero e volevo tatuarmelo.

Giocherai contro Thiem. Visto quello che hai fatto, credi di poter arrivare in finale?
Sì, ho vinto l’ultimo match contro Thiem. Credo fosse la finale di un Futures. Ricordo quel match e quindi perché no? Voglio credere di poter battere anche Dominic.

Marco, come hai fatto a migliore così in cinquanta giorni? Hai un preparatore mentale?
Sono un nuovo Ceck, è scattato qualcosa nella mia testa. Non ho un mental coach. Magari sto maturando io a venticinque anni, non è tardi. Da due mesi a questa parte credo nelle mie potenzialità, ma c’è un gran lavoro dietro. Credo che ogni tanto possa scattare quel click che ti fa fare un salto del genere.

Tie break clamoroso, due volée incredibili di Djokovic, cosa ti è passato per la testa quando ti ha annullato i match point?
Ho visto i fantasmi. Pensavo di averlo passato, ma ha fatto una gran volée. Anche gli altri match point, soprattutto il terzo. Ma credo di aver avuto un gran coraggio, soprattutto alla fine. Avevo il cuore che batteva a mille ma sono stato lucido, anche se mi tremava un po’ la mano.

Cosa pensavi quando eri indietro nel terzo e hai rischiato di andare sotto di due break? Pensavi di andare al quinto o di poter recuperare il set?
Pensavo che il mio Roland Garros stesse per finire. Però c’era un altro set da giocare. Ho avuto un calo, credo sia normale, ho giocato due set ad un’intensità che per me è nuova, soprattutto contro un giocatore come Novak che spingeva e sinceramente al quinto sarebbe stato il favorito.

Tu giochi sempre al limite, sembrava non potessi vincere punti facili. Come hai visto Novak alla fine, quando ha sprecato tante chance?
Novak l’ho visto un po’ insicuro all’inizio, ma io ho fatto tantissimi vincenti. Sapevo che per vincere contro un giocatore così dovevo prendermi dei rischi. Ho avuto coraggio e sono stato premiato.

Se ti dicessero che vincerai la semifinale per poi perdere la finale con Nadal, firmeresti?
Con il sangue! (ride). Tutti firmerebbero. Intanto ho fatto un’impresa oggi, nei prossimi giorni penseremo a come recuperare, perché oggi ho speso tante energie. Intanto siamo in semifinale e poi penseremo a Thiem.

Il torneo è cominciato con difficoltà, eri due set sotto con Copil. Lì è cambiato tutto?
Sì, all’inizio ho avuto difficoltà ma in quel match anche due set sotto non ho mai smesso di crederci, correvo e tiravo. Lui giocava benissimo, mi ricordo, sembra passato un mese e invece… Da lì è scattato qualcosa e partita dopo partita ho iniziato a giocare in modo incredibile. Prendendo tanti rischi.

Chi erano i tuoi idoli da ragazzino? Qualcuno si è fatto vivo?
Il mio idolo calcistico era Kakà… ma non credo che avrà il pensiero di chiamarmi (ride). Come tennista il mio idolo era Marat Safin, magari lo incontrerò.

Alla fine della partita, quando eri con la testa giù, a cosa pensavi?
Mi sono scese anche due lacrime. Ho pensato di aver battuto uno dei migliori giocatori al mondo e non credevo davvero di aver vinto. Ho fatto tanti sacrifici, tante battaglie, ma il lavoro paga. Ho iniziato da piccolino e vedermi qui fa un certo effetto.

Sai che erano quaranta anni che un italiano non raggiungeva una semifinale in uno slam? Pensi sia una rinascita del nostro tennis?
Beh, è passato tanto tempo. Non lo sapevo nemmeno! Secondo me è un buon momento per il nostro tennis, ci sono tanti giocatori. Oggi ho vinto questo match incredibile, la semifinale al Roland Garros è una cosa grandissima, spero che tutta Italia sia felice e sono contento di aver riscritto un pezzo di storia dopo quaranta anni.

Cosa è successo qui a Parigi? Pensi di poter vincere il torneo?
È il momento migliore della mia vita, non ci credo che sono in semifinale, non penso a vincere il titolo, voglio pensare partita contro partita e voglio pensare al match con Thiem. Nadal? È dall’altra parte…

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Roland Garros: Serena Williams si ritira, Wimbledon a rischio https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/04/roland-garros-serena-williams-si-ritira/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/04/roland-garros-serena-williams-si-ritira/#respond Mon, 04 Jun 2018 18:35:31 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=262391 PARIGI - Infortunio ai pettorali. Salta il big match con Sharapova. "Non riesco a servire, avevo male già nei giorni scorsi. Ora valuterò per Londra"]]>

[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 23- Non basta il cuore di Fabio

da Parigi, i nostri inviati

Mentre Nadal chiude il tie-break del terzo set contro Marterer (non perde un set a Parigi dal 2015), Serena Williams convoca di gran fretta una conferenza stampa che gela il Roland Garros: “Non posso giocare”. Un infortunio ai muscoli pettorali, già accusato durante la prima settimana, le impedirà di disputare il match clou di giornata: “Ho avuto fastidio anche durante il doppio, non me la sento di continuare“. Il dolore le impedisce di servire correttamente, privandola quindi di una delle sue armi regine. Salta così la super sfida contro Maria Sharapova, una sfida dal sapore di passato che storicamente è sempre stata combattuta solo su carta (19-2 il bilancio, diciotto vittorie consecutive). “Mi dispiace non poter giocare con Maria, abbiamo sempre vissuto partite divertenti e amo giocare contro di lei”. Serena aveva preso parte al Roland Garros grazie al protected ranking di cui godeva dopo la gravidanza, non avendo invece ricevuto una testa di serie nonostante le diatribe sull’argomento nei mesi scorsi.

“Avevo promesso al mio coach che se non fossi stata almeno al 60% non avrei giocato”. Certamente se c’è una giocatrice contro la quale Serena non vorrebbe mai scendere in campo se menomata questa è Maria Sharapova. Nella sua ultima conferenza stampa (dopo la netta vittoria 6-2 6-1 contro Karolina Pliskova), la Williams non aveva usato mezzi termini per bocciare il libro della sua grande rivale: “Volevo leggere il libro. Così ho scoperto che c’erano un sacco di parti su di me. Non mi aspettavo di leggere un libro su di me che contiene molte falsità. È stato interessante però. Non sapevo di essere stata così importante per la sua carriera”.

In ogni caso, l’handicap al petto sembra piuttosto consistente, tanto da costringerla a ripensamenti sul prosieguo della stagione. “Adesso dovrò riflettere con calma e vedere cosa fare. Deciderò nei prossimi giorni se andare a Wimbledon. Ci spero tantissimo, è la mia superficie preferita”. Serena era tornata sui campi a marzo, a Indian Wells, dopo uno stop di più di un anno dovuto alla gravidanza culminata con la nascita di Olympia, il 1 settembre: a metà novembre il matrimonio con Alexis Ohanian, co-fondatore e direttore esecutivo del noto sito aggregatore di notizie Reddit. In California è arrivato anche il miglior risultato da quando è rientrata, un terzo turno perso contro la sorella Venus. Tutti, organizzatori in primis, aspettavano il grande match, che andava naturalmente ben oltre l’attuale classifica delle due (n.30 Saharapova, n.451 Williams), sia per l’accesa rivalità sia perché avremmo visto in campo sul Philippe Chatrier 28 titoli Slam (5 per Sharapova, 23 per Serena).

Qui a Parigi l’abbiamo seguita anche nel doppio con Venus, dove dopo aver superato la nostra Sara Errani e la belga Flipkens ha perso contro la slovena Klepac e la spagnola Martinez Sanchez in tre set. Durante quel match, la vincitrice di 23 Slam è apparsa molto poco mobile e con qualche difficoltà nelle volèe basse, sebbene non dava segnali di grossi problemi al servizio. Certo, il 6-0 del terzo set subito dalle due Williams era una grossa sopresa conoscendo i loro servizi.

LA DICHIARAZIONE DI SHARAPOVA – Giunge ora al desk informazioni della Sala Stampa del Roland Garros un breve comunicato di Maria Sharapova: “Mi stavo preparando al match contro Serena e sono dispiaciuta per il suo ritiro. Le auguro una rapida ripresa e spero che possa rientrare presto nel circuito”.

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Cecchinato: “Il rovescio di Kuerten? Io voglio essere solo Cecchinato” https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/04/cecchinato-ho-il-rovescio-di-kuerten-io-voglio-essere-solo-cecchinato/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/04/cecchinato-ho-il-rovescio-di-kuerten-io-voglio-essere-solo-cecchinato/#respond Mon, 04 Jun 2018 11:55:39 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=262251 Una famiglia alle spalle, un passato difficile ma superato, la fidanzata Peki. Il carattere complesso di Marco Cecchinato]]>

Una partita superba, la migliore della sua carriera. Del resto, è la prima volta che batte un top ten, non aveva alternative che giocare come non aveva mai fatto. Per meglio dire, esprimendo per tutto il match una continuità di livello che non aveva mai avuto. Marco Cecchinato entra così nella prestigiosa schiera di italiani che hanno centrato i quarti di finale di uno Slam. Nell’Era Open, è il nono, dopo Mulligan, Panatta, Bertolucci, Barazzutti, Caratti, Furlan, Sanguinetti e Fabio Fognini, che speriamo possa raggiungere lunedì Cecchinato nella difficile sfida contro Marin Cilic. Sarebbe la seconda volta di due italiani in un quarto di un Major, dopo il Roland Garros del 1973 quando ci riuscirono Bertolucci e Panatta.

Poi, quando parla dopo il match, emerge anche una buona dose di presunzione: “Ho un rovescio simile a quello di Kuerten o di Wawrinka? Io voglio assomigliare solo a Cecchinato”. L’atteggiamento però è quello giusto, perché dopo la conferenza stampa il Direttore Scanagatta – autore del paragone col rovescio del campione brasiliano – si avvicina e lui precisa: “Non volevo apparire presuntuoso, era solo per sottolineare che penso a me stesso e basta“. Tutto sommato, un po’ di sfrontatezza è necessaria per avere una minima possibilità di superare il campione di 12 titoli Slam. Certo, il caratterino del Ceck sembra andare oltre la presunzione: contro Marco Trungelliti non ha lesinato insulti e lamenti contro il giudice di sedia e l’avversario… Ora però davanti avrà Novak Djokovic. Cecchinato ovviamente lo conosce benissimo, ma anche Nole conosce lui, perché si sono allenati molte volte insieme a Montecarlo, come ci spiega lo stesso Nole dopo la vittoria contro Fernando Verdasco: “All’Accademia di Riccardo Piatti abbiamo giocato uno contro l’altro per molto tempo e conoscere ognuno il gioco dell’altro credo escluda sorprese in questo senso. Io devo essere molto cauto nel primo set, perché Marco cercherà di rimanere rilassato e giocare il match della vita. Per lui sarà qualcosa di completamente nuovo un quarto di finale di un Major, per me no”.

Per capire cosa ha portato a questo exploit e conoscere meglio sia il tennista che l’uomo, parliamo con Marco Cecchinato: “È la giornata più bella della mia vita. Sono arrivato sin qui grazie ai miei genitori, che ringrazio sempre perché mi hanno sostenuto all’inizio della carriera (il padre è direttore dell’ASL di Palermo, nda). In particolare, quando avevo diciassette anni e sono entrato al Centro Tecnico di Caldara, che è il migliore di tutta Italia. Questo è l’anno della svolta, lo vediamo ora ma io l’ho notato già dalla preparazione invernale: sin dal primo allenamento l’attenzione e la concentrazione su ogni punto erano massime. Prima avevo molti alti e bassi, nel circuito Challenger poteva anche ansare bene, ma ora ho raggiunto una continuità indispensabile a questi livelli. Rispetto al passato, ora non mi accontento. Se un risultato come quello di venerdì, il successo contro Carreno Busta che è un grandissimo giocatore, fosse arrivato l’anno scorso, mi sarei accontentato. Invece quest’anno c’è un altro Marco Cecchinato e neanche adesso voglio fermarmi, vi assicuro che con Novak Djokovic entrerò in campo pensando di poter vincere“.

Soffermiamoci un momento sulle sua svolta tennistica, quando il padre lo spedisce dall’altra parte dello stivale, facendolo trasferire dalla calda e assolata Palermo alla fredda e cupa Caldaro, per formarsi con Massimo Sartori. Da lì parte una lunga traversata nel deserto dei Challenger, fino al sodalizio tecnico con coach Simone Vagnozzi e l’aiuto del preparatore atletico Umberto Ferrara. E soprattutto col supporto affettivo della fidanzata Peki, ossia Gaia, e non c’è proprio verso di cogliere il nesso tra nome e soprannome… Intanto, a meno che il tedesco Marterergiustiziere al secondo turno di Shapovalovnon si renda protagonista della sorpresa più grande dai tempi di Robin Soderling nel 2009 (l’impossibile – o quasi – eliminazione di Rafa Nadal), dalla settimana prossima sarà n.42 del mondo. Un successo al ATP 250 di Budapest cui aveva partecipato come lucky loser, poi questa entusiasmante cavalcata nello Slam rosso: “Sono molto soddisfatto di tutte le partite che ho giocato. La prima contro Marius Copil è stata estremamente importante perché la rimonta da 2 set a 0 per lui mi ha dato molta fiducia, ma anche il match con Trungelliti è stato molto buono. Ovviamente prima di oggi il ricordo migliore era per l’ottavo contro Carreno Busta”.  

A una domanda di un collega straniero sulla squalifica per scommesse (relativa al Challenger di Mohammedia del 2015), ribadisce l’intenzione di non volerne parlare, come ribadisce sul finire della conferenza stampa, trincerandosi dietro il desiderio di pensare a questo torneo e a giocarsela fino in fondo. Alle nostre domande su questo argomento, due giorni fa dopo la vittoria agli ottavi su Carreno Busta, aveva fatto lo stesso, scusandosi per la mancata risposta ma rimarcando che quella vicenda “riguarda il passato e non ci pensavo già più da un po’. Non sono arrivato fin qui per la voglia di riscatto, quello già da diverso tempo è un capitolo chiuso della mia vita“. Di sicuro, l’occasione avuta a seguito dell’estinzione del reato ha saputo ampiamente sfruttarla. Ora sotto con Novak Djokovic, che di sicuro è un mostro sacro da temere ma non è più quello che vinceva uno Slam dopo l’altro. Con la ferma convinzione che questo grande risultato non sarà l’ultimo.

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Thiem si complimenta con Berrettini, Zverev ci scherza su https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/02/roland-garros-thiem-si-complimenta-con-berrettini-zverev-ci-scherza-su/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/06/02/roland-garros-thiem-si-complimenta-con-berrettini-zverev-ci-scherza-su/#respond Sat, 02 Jun 2018 08:05:43 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=261894 L’austriaco prospetta un futuro radioso al giovane azzurro. Il tedesco dà la precedenza al suo amico dello Yorkshire. Nole soddisfatto e premuroso con Bautista Agut]]>

L’ha scampata bella di nuovo Alexander Zverev. Dopo la vittoria in cinque set sul serbo Dusan Lajovic al secondo turno, un altro balcanico, il bosniaco Damir Dzumhur lo ha costretto a stare in campo per altrettanti parziali e quasi quattro ore di gioco. Sascha ha dovuto addirittura annullare un match point nel set decisivo. Nonostante questo ulteriore e per lui evitabile spavento, il secondo favorito del seeding trova comunque il modo di scherzare in conferenza stampa. Zverev esordisce chiedendo che la prima domanda venga posta dal giornalista dello Yorkshire del quale tanto aveva apprezzato l’accento. E successivamente, quando gli viene chiesto quali pensieri attanagliassero la sua mente quando le cose si stavano mettendo male, il giovane tedesco non perde la sua verve ironica. “Pensavo soprattutto a cosa avrei mangiato a pranzo. A parte gli scherzi, si cerca di vincere ogni punto, ogni gioco. Quando ti devi salvare non pensi: ‘Come farò a far girare questo match?’. Cerchi di vincere quel punto per rimanere in campo”, ha risposto Zverev che comunque può festeggiare la sua prima vittoria in carriera sul mitico Philippe Chatrier.

Il 21enne tedesco di origini russe ha poi fornito uno spunto interessante sulle qualità che secondo lui deve avere un grande allenatore. Non che lui abbia molti metri di paragone visto che è da sempre seguito dal padre e l’esperienza con l’ex n.1 al mondo Juan Carlos Ferrero non si è conclusa proprio benissimo. “L’allenatore è la persona che ti dà fiducia nei momenti in nella quale non ce l’hai. L’allenatore riesce a capire le cose sulle quali bisogna lavorare prima che qualcosa vada storto”, ha sottolineato Zverev. “E questo è ciò che mio padre ha fatto durante gli ultimi vent’anni con me. Quindi per me è uno dei miglior coach perché riesce a capire quello di cui ho bisogno prima di entrare in campo. Lavoriamo su molte cose insieme anche tattiche”.

Il suo amico Dominic Thiem ha sofferto un po’ di meno contro il nostro Matteo Berrettini. Il giovane azzurro, all’esordio nel tabellone del Roland Garros, ha comunque dato filo da torcere all’austriaco, testa di serie n.7 ma per molti secondo favorito alla vittoria finale dopo Nadal. Thiem ha infatti fatto i complimenti a Berrettini e gli ha prospettato una carriera di successo. “Il mio allenatore aveva visto il match contro Gulbis dello scorso turno e mi ha detto che Matteo è un ottimo giocatore”, ha affermato l’allievo di Gunter Bresnik. “Mi aspettavo una partita dura. Ma è davvero bravo. Molto pericoloso. Gran dritto e servizio. È stato un ottimo match per entrambi e sono sicuro che avrà un grande futuro”. A Parigi Thiem deve difendere i punti della semifinale dell’anno scorso, persa proprio con il fenomeno di Manacor. Ma non si mette troppe ansie per questo. “Non ho pressione. L’ho difesa due volte nel 2016 e nel 2017. Quindi lo posso fare una terza volta. E se non succcede fa niente. Non mi spaventa una discesa nel ranking”, ha detto il 24enne di Wiener Neustadt.

Da due giovani tennisti in rampa di lancio, ad un campione che cerca di tornare ai suoi livelli, ovvero Novak Djokovic. Il terzo turno contro l’ostico spagnolo Roberto Bautista Agut si presentava come un test probante per il campione serbo. E tale si è confermato. Ma Nole è riuscito a portare a casa la partita in quattro set molto tirati. “Penso che sia stata una gran battaglia. Bautista Agut non è un tipo che ti regala la vittoria”, ha dichiarato il fenomeno di Belgrado. “Bisogna andarsela a prendere. Non avendo giocato molti match recentemente per me questo è stato ottimo. Ovviamente non vorrei giocare quattro o cinque ore ogni volta ma è stato un bel test. Mi sono dovuto sudare la vittoria. L’ultimo set è stato il migliore che ho giocato nel torneo. Non mi sento stanco. Questa è la buona notizia. Non vedo l’ora di affrontare la prossima sfida”. A fine partita i due tennisti si sono scambiati due parole. In conferenza stampa, il dodici volte campione Slam  ha rivelato di aver tirato su di morale Bautista Agut, che la scorsa settimana ha dovuto patire un grave lutto in famiglia, ovvero la morte della madre. “Mi piace Roberto. È un gran bravo ragazzo”, ha proseguito Djokovic. “Andiamo molto d’accordo da quando è arrivato sul tour. Abbiamo un sacco di rispetto reciproco. Quindi ci siamo scambiati alcune parole. Non so se ne dovrei parlare e non so quanto ne sappiate voi ma ha avuto dei grossi problemi famigliari. È qualcosa di davvero brutto ed essere riuscito a giocare il Roland Garros gli ha richiesto un grande sforzo”. Il balcanico si conferma dunque un grande gentiluomo con i suoi avversari.

C’è stato spazio anche per un po’ di filosofia nella sua conferenza stampa. “Si impara sempre di più dalle sconfitte che dalle vittorie”, ha detto Djokovic. “È difficile scegliere una partita in particolare dalla quale ho imparato di più ma probabilmente le due finali perse consecutivamente qua contro Nadal e Wawrinka, quando poi ho vinto Wimbledon. Quei due match mi hanno fatto male e dovevo ritrovare la concentrazione e fortunatamente per me c’è un altro Slam vicino, e non uno a caso”. Niente male davvero come reazione alle sconfitte. E per concludere una massima finale: “Ma ogni incontro è un’opportunità per me di crescere, di imparare e di conoscere me stesso”. Insomma Nole è di nuovo sereno. E questa non è una buona notizia per gli avversari.

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Fognini show: “La Next Gen è una cazzata!” https://www.ubitennis.com/blog/2018/05/31/fognini-show-la-next-gen-e-una-cazzata/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/05/31/fognini-show-la-next-gen-e-una-cazzata/#respond Thu, 31 May 2018 18:34:13 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=261562 Fabio Fognini critica l'attenzione eccessiva per la Next Gen. Il paragone con Rafa Nadal. Le perplessità sulla programmazioni sui campi principali]]>

[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 19 – Quella cazzata del NextGen

Fabio Fognini si è fatto attendere in conferenza stampa. Pur avendo finito il suo match vittorioso contro Ymer in mattinata, si è presentato ai cronisti dopo il doppio all’ora di cena. Ma l’attesa non è stata vana, perché Fabio è uno che – come dice lui stesso – non ho peli sulla lingua, dico quello che penso.

Alla richiesta di un’opinione sui tanti giovani che si stanno affacciando sul tour, Fabio ha dato spettacolo: “Questa cosa della Next Generation secondo me è una cazzata, a me non piace tutta questa attenzione. Rafa a diciotto anni vinceva Parigi, ora abbiamo uno Shapovalov che è venticinque del mondo, sta migliorando ma intanto gioca la prima partita sul Suzanne Lenglen e la seconda sul Campo numero 1. Quando vedo il programma del giorno rimango perplesso quando poi trovo invece Muguruza-Kuznetsova, per fare un esempio, che giocano altrove”.

Il tutto davanti ad un allibito Nicola Arzani dell’ATP che tanto ha investito sulla Next Gen, anche con il torneo di Milano dedicato appunto ai migliori under-21. Fabio ovviamente non ce l’ha con i giocatori, ma con l’eccessiva attenzione su di loro. “Io spero che giocheranno bene, Shapovalov sicuramente sarà tra i primi cinque al mondo. Se uno gioca bene però fa come Nadal che a diciotto anni ha vinto il Roland Garros”. Fabio, anzi è il primo a riconoscere i meriti dei giovani ragazzi: “Giocano bene, Khachanov, Rublev, Zverev, Shapovalov, giocano tutti bene. C’è un’attenzione particolare che io non condivido. Se uno gioca bene, l’attenzione se la trova. Vince 10-8 al quinto sul campo numero 27, si passa da lì, non dal giocare sullo Chatrier contro Federer. Devono mangiare pasta, correre e vincere le partite.

Fabio è un fiume in piena: “L’ATP fa tante cose buone, ma questa qua non la condivido, questa cosa qua della Next Gen proprio non la capisco. Non sono d’accordo a dare tutta questa attenzione a questi ragazzi”.  Arzani sorride ma un po’ stupito, in sala stampa si gongola. A Fabio Fognini si può dir di tutto, non che non sappia fornire titoli e spunti.

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Santopadre: “Berrettini pretende troppo da se stesso” [AUDIO] https://www.ubitennis.com/blog/2018/05/31/santopadre-ubitennis-berrettini-pretende-troppo-da-se-stesso-audio/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/05/31/santopadre-ubitennis-berrettini-pretende-troppo-da-se-stesso-audio/#respond Thu, 31 May 2018 06:20:59 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=261389 PARIGI – Intervista al coach di Matteo Berrettini, vero deus ex machina del terzo turno Slam del ventiduenne romano]]>

Perché credo in Matteo Berrettini

dal nostro inviato a Parigi

Vincenzo Santopadre è uno dei pochissimi esempi di giocatori importanti in Italia che appesa la racchetta al chiodo hanno messo a disposizione quanto appreso sul circuito internazionale per la Federazione Italiana Tennis. Oggi e da sempre è il coach di Matteo Berrettini, appena approdato per la prima volta al terzo turno di uno Slam. Personaggio sempre mite e cortese, certamente ha qualche merito dell’exploit del giovane romano. Dimostra subito un umorismo quasi inatteso, quando dopo un lungo aspettare riceve il trafelato inviato di Ubitennis. Succede infatti che si arriva da Vincenzo dopo un messaggio Whatsapp e poi una chiamata, con la quale ti da appuntamento immediato “tra il Campo Centrale e il Campo 1, davanti agli incordatori”.

Una rapida corsetta, quasi necessaria dopo ore e ore seduti o in sala stampa o in tribuna stampa, per poi rendersi conto che gli incordatori non sono dove si ricordava… Sale l’ansia, che dopo inevitabili gimkane tra la ressa che affolla il piazzale tra lo Chatrier e il Campo 1 – chi di passaggio tra un match e l’altro, chi desideroso di farsi spennare ai numerosi stand e negozi, tanto belli quanto spesso proibitivi per il portafoglio (ma già che sei al Roland Garros, vuoi non prenderti un ricordo della giornata?), chi voglioso di godersi un attimo di riposo abbandonandosi sulle formidabili sdraio arancioni per seguire i match sul maxischermo collocato appena dietro il Campo 1 – va progerssivamente salendo. Quando finalmente riconosciamo Vincenzo, impeccabile nella sua tenuta bianca come a Wimbledon, lui interviene con aria rassicurante: “Non ti preoccupare, capita, non c’è nessun problema, solo che io adesso non ho più tempo, scusa ma devo andare”. E volta le spalle… Un attimo dopo però si rigira sorridendo. Non è finita, perché l’ineffabile Santopadre si prodiga perché l’inviato si tranquillizzi e recuperi il fiato: “Mi raccomando respira, prenditi tutto il tempo. Insegno sempre ai miei ragazzi l’importanza del recupero”. E comincia finalmente l’intervista.

Matteo è stato molto bravo a non disunirsi quando Gulbis giocava meglio i punti importanti.
Sì, lui è molto giovane, sta facendo esperienza, scopriremo man mano i suoi limiti. Certo, ha avuto un’ottima tenuta mentale nel terzo set dopo il contro-break di Gulbis, sia lì che nel quarto set ha affrontato quelle situazioni difficili  che ti fanno crescere. In particolare, mi è piaciuto nel quarto parziale quel game molto lungo e combattuto sul servizio di Matteo: averlo tenuto probabilmente è stato decisivo.

Possibile che un avversario come Gulbis, seppure estremamente ostico quando tocca i picchi che il suo talento gli permette, sia però stato in qualche modo ideale per Matteo, proprio per la sua scarsa continuità?
Mah, ogni avversario ha le sue caratteristiche. Gulbis è uno da alti e bassi. In certi momenti giochi molto bene ma raccogli pochissimo perché sta giocando alla grande, mentre in altri giochi meno bene ma fai più punti. Ernests è uno che può fare doppio fallo e un attimo dopo servirti una seconda a 190 all’ora. L’avversario al primo turno (Otte, ndr) era completamente diverso, molti meno picchi ma molta più solidità. Matteo deve preoccuparsi più di se stesso che dell’avversario, che serve per migliorare.

In conferenza lui ha detto che l’hai preso quando aveva 14 anni e pesava venti chili e l’hai portato al terzo turno del Roland Garros. Ha sottolineato come sia per lui importante che tu sia nel suo box, dicendo che è fondamentale anche la tua sola presenza. Mi dici qual è il suo maggior difetto?
Fammi pensare, il suo difetto più grande…

Non mi dirai che è perfetto?
No, no, ah ecco, è proprio questo: è un ragazzo modello per tanti aspetti ma cerca troppo la perfezione che non esiste. Ciò che conta è l’impegno che mette ma a volte pretende troppo da se stesso, dovrebbe essere più leggero. Dice che è importante anche solo la mia presenza in campo… beh ci rimango un po’ male, ero convinto di servire anche per le mie competenze tecniche. Vorrà dire che al prossimo match metterò un mio cartonato, così non prendo troppo sole…

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Esclusiva Gulbis: “I tre italiani? La differenza sta nell’età” [AUDIO] https://www.ubitennis.com/blog/2018/05/30/esclusiva-gulbis-fra-berrettini-travaglia-e-giannessi-la-differenza-sta-piu-nelleta-che-nel-gioco-audio/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/05/30/esclusiva-gulbis-fra-berrettini-travaglia-e-giannessi-la-differenza-sta-piu-nelleta-che-nel-gioco-audio/#respond Wed, 30 May 2018 19:11:14 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=261246 Il lettone: "In pochi capiscono che ho sempre lottato, semmai ho scelto male qualche allenatore"]]>

Ernests Gulbis ha fatto la sua personalissima analisi dei tre italiani affrontati dalle quali fino a qui, dopo l’eliminazione per mano di Berrettini e analizzando la situazione della sua carriera.

Ernests, sei stato sorpreso della prova di Matteo Berrettini?
Ha un buon servizio e un buon dritto, si muove rapido. Me lo aspettavo, ma io gli ho fatto troppi regali. Davvero ho fatto troppi errori oggi. Matteo è uno poco spettacolare ma molto solido. A 22 anni è una gran cosa essere al terzo turno di uno Slam.

Hai battuto due italiani nelle quali, Travaglia e Giannessi. Come li giudichi, anche rispetto a Berrettini?
Ho servito meglio di loro, questa è stata la chiave per superarli. Poi se mi dici che sono meno forti di Matteo, beh… sarei tentato di dire ‘Se Matteo è al terzo turno al Roland Garros e gli altri non sono arrivati al tabellone principale, sarebbe un guaio se non lo fosse’, in realtà non so, si tratta di giocatori molto diversi. In realtà è più un discorso di età: Berrettini è il migliore perché è al terzo turno di un Major e perché è decisamente il più giovane.

Parlami di te, del Gulbis di oggi. Con gli anni hai acquisito più maturità?
La gente non si rende conto che ho sempre lavorato duro, se non ho ottenuto i risultati che volevo è perché a volte ho sbagliato allenamenti, allenatori e quant’altro. Non perché non abbia sudato giorno dopo giorno. Il giorno in cui mi rendo conto che non sto dando il massimo giorno dopo giorno smetto.

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Corentin Moutet, il nuovo poeta maledetto del tennis francese https://www.ubitennis.com/blog/2018/05/30/corentin-moutet-il-nuovo-poeta-maledetto-del-tennis-francese/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/05/30/corentin-moutet-il-nuovo-poeta-maledetto-del-tennis-francese/#respond Wed, 30 May 2018 07:10:36 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=260548 Esclusiva con la giovane promessa francese. Vittorioso contro Karlovic al suo primo Roland Garros, Moutet ci ha svelato le sue passioni: tennis, musica e poeti maledetti]]>

Dalla nostra inviata

PARIGI – Nella prima giornata degli Internazionali di Francia, oltre all’eliminazione della campionessa in carica Ostapenko, ha fatto sensazione la prestazione di una delle stelle nascenti del tennis francese in un match che prometteva spettacolo: si scontravano il tennista più giovane del tabellone contro il più anziano, Corentin Moutet, 19 anni e 38 giorni e “Ivone” Karlovic, 39 anni e 88 giorni. E, udite udite, è stato il francesino ad avere la meglio sul croato, superandone i 211 centimetri e l’esperienza dei suoi quasi 40 anni. Tennista sorprendente Corentin Moutet che, nonostante la giovanissima età, è già un personaggio. Dall’andatura lenta e ciondolante e dall’espressione imperturbabile, in realtà Corentin ha il fuoco dentro.

Con la racchetta il tennista di Neuilly sur Seine fa meraviglie, facendo esplodere un ardore che lo contraddistingue dentro e fuori dal campo. Dotato di variazioni deliziose, un serve & volley tanto delicato quanto spumeggiante e di smorzate imprevedibili e maliziose, il 19enne parigino si distingue dalle ultime generazioni di tennisti costruiti sulla regolarità martellante e monocorde da fondocampo. È vero che Ivo è apparso particolarmente falloso, ma Moutet ha saputo coglierlo di sorpresa, prendendogli continuamente il tempo, cercando di arginare le sue bordate di servizio e prendere l’iniziativa durante gli scambi con smorzate, volée e passanti, superandolo così in tre set con lo score di 7-6(9) 6-2 7-6(5) in 2 ore e 8 minuti. Quest’oggi sfiderà David Goffin, vittorioso su Robin Haase dopo una maratona terminatasi 6-0 al quinto.

IL GUSTO PER L’ITALIA E L’ARTE – Insomma, Corentin supera il primo vero “esame” della sua giovane carriera tant’è che, nella sua prima importante conferenza stampa egli stesso stenta a crederci. Quando arriva in sala stampa è incredulo; scatta una foto alla stanza con i giornalisti seduti ad aspettarlo ed entra esordendo “Ma siete davvero tutti qui per me?! Non ci credo!“. Sorridente ed emozionato, il francese è raggiante, felice di rispondere alle domande di rito post match. Dopodiché, terminata la conferenza stampa generale, si è concesso alle domande di Ubitennis. Una bella chiacchierata, in cui non si è parlato solo di tennis ma anche di musica, poesia e dell’Italia. “Lei è italiana?” mi chiede Corentin non appena viene a sapere che desideriamo intervistarlo, “una volta ho giocato vicino al Lago di Como e mi sono innamorato di quella regione. Era così bello che ho voluto imparare l’italiano; ho cominciato a studiarlo ma poi, dopo un mese, purtroppo ho smesso perché le regole della grammatica erano molto complicate e non avevo nessuno con cui poter fare un po’ di esercizio. Ma mi piacerebbe tantissimo poter parlare italiano!” 

È noto infatti il gusto della letteratura e delle belle arti da parte del giovane francese, aspetto che, rispetto alla maggior parte dei suoi colleghi, gli conferisce quel carattere un po’ insolito e intrigante. Eppure, nonostante si diletti a leggere i classici e ad imparare a suonare il pianoforte, egli dice che, in fondo, “non mi piace poi tanto studiare. Associo lo studio alla scuola e, quando andavo al liceo, non mi piaceva la gerarchia che viene imposta; per esempio, non era possibile entrare in classe con il cellulare e questo non mi piaceva. Non mi andava che qualcuno mi dicesse cosa dovevo o non dovevo fare o leggere. In fondo siamo tutti uguali, no?“. Un temperamento ribelle che, molto spesso, si manifesta anche sul campo, con sfuriate e lanci di racchetta tanto da far gettare la spugna anche a un coach “navigato” come Thierry Ascione. “Leggere è meraviglioso” continua Moutet “ma se ti impongono una lettura che non ti interessa, poi ti passa la voglia e ti viene il rigetto dei libri, ed  è un gran peccato. Invece adesso leggo quello che mi piace e adoro prendere del tempo per dedicarmi a un bel libro“.

E allora, quali sono le letture preferite di Corentin?Mi piace molto Baudelaire e l’aspetto un po’ oscuro della sua poesia, l’emozione e la tristezza che essa sprigiona; è molto profondo, mi piace davvero tanto. Mi dedico alla lettura soltanto da due anni, ma ci sono delle opere che ho trovato meravigliose come, per esempio, “L’ultimo giorno di un condannato a morte” di Victor Hugo, è un romanzo stupendo. Ogni tanto mi piace soffermarmi su una poesia; come dicevo, adoro quelle di Baudelaire ma mi piacciono molto anche i versi di Rimbaud“. Il 19enne parigino ha inoltre una grande passione per la musica e, tra i suoi gusti, c’è anche un compositore italiano: “Sì adoro la musica, la ascolto tutto il giorno. La lettura richiede più tempo, bisogna essere soli e avere molto tempo a disposizione per leggere un libro mentre possiamo ascoltare la musica in qualsiasi momento. La mia musica preferita? Nella musica classica mi piace molto il “Notturno” di Chopin e i pezzi di Ludovico Einaudi; poi mi piace la musica leggera francese. La lingua francese è magnifica e la musica la valorizza molto. Apprezzo cantanti anche del recente passato o di generazioni passate ma che sono sempre attuali come Jacques Breil e Charles Aznavour. Adoro i cantanti che raccontano nei loro pezzi la loro vita e le loro emozioni“.

INIZIO PROMETTENTE – Mentre parla, Corentin appare molto diverso dal bad boy insofferente e irrispettoso che ha scoraggiato allenatori e pubblico e, del resto, contro Karlovic, ha mantenuto un aplomb e una calma sorprendenti, rimanendo concentrato e in silenzio ad ogni punto: “Sto lavorando molto nel cercare di mantenere la calma in campo. Spesso sono criticato per il fatto di innervosirmi quando gioco ma ci sto lavorando davvero tanto. E con Karlovic ci sono riuscito, sono orgoglioso di come ho saputo gestire il match e restare concentrato. Mi fa piacere che sia stato notato. In Francia, ma anche altrove, di solito, se l’atteggiamento in campo è negativo, viene subito criticato e se ci si comporta correttamente la cosa viene considerata del tutto normale e non viene valorizzata. Invece è importante notare quando facciamo dei progressi anche in questo senso”.

Qual è stata la chiave con Karlovic allora?È stato importante giocare punto dopo punto senza pensare allo scambio o al gioco precedente, dovevo restare nel presente del match. Un passante o una volé, potevano fare la differenza. Karlovic può prendere facilmente il controllo della partita con il servizio e per me era importante quindi restargli sempre attaccato e fare quello che in generale mi riesce bene“. A differenza della maggior parte dei tennisti della nuova generazione, Moutet infatti non si limita a ingaggiare la lotta da fondo ma ama ricorrere a soluzioni diverse e imprevedibili come il serve & volley e le smorzate. Che ne pensa Moutet di queste sue caratteristiche, anche rispetto ad altri tennisti? “Io giocavo molto a minitennis. Con i miei amici, da ragazzini trascorrevamo ore e ore sui campi del minitennis ed è un tipo di gioco in cui non fai altro che eseguire colpi di tocco e al volo e credo di aver conservato quei meccanismi nel mio gioco. Tutto quello che facciamo quando si è molto giovani poi lo ritroviamo più tardi, sono schemi che ora fanno parte del mio tennis”.

Dopo essere stato seguito da Thierry Ascione, Corentin ora si allena al Centro federale francese e, in particolare con Laurent Raymond. Al prossimo turno, per Moutet (attualmente n. 140 ATP) ci sarà il n. 9 del ranking David Goffin. Come ha trascorso Corentin questi due giorni per prepararsi al prossimo rendez-vous del Fench Open? Leggendo qualcosa di particolare per rilassarsi aspettando David? “No, in questo momento in realtà non sto leggendo un libro in particolare ma sto seguendo una serie televisiva, “13 Reasons Why” e voglio terminarla. Poi ricomincerò a leggere. Però non voglio neanche dare l’impressione di una persona che legge tutto il tempo perché non è esatto“. In bocca a lupo a Corentin (ora anche lui lo sa dire), per tutto.

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