Ubitennis https://www.ubitennis.com Tennis in tempo reale Mon, 19 Nov 2018 18:35:59 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.5 Mondo Futures: altra settimana no per gli italiani https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/mondo-futures-altra-settimana-no-per-gli-italiani/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/mondo-futures-altra-settimana-no-per-gli-italiani/#respond Mon, 19 Nov 2018 18:35:59 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=282086 Seconda settimana di digiuno consecutiva per i tennisti di casa nostra. Il migliore è Dante Gennaro, finalista ad Antalya. Joao Souza e Perz Sanz calano il poker stagionale]]>

IL PUNTO SUGLI ITALIANI

Altri sette giorni di magra in casa italia. L’autunno era partito più che bene per gli azzurri del Belpaese ed era proseguito meglio: in tre delle ultime cinque settimane almeno un nostro connazionale era riuscito a sollevare un trofeo al livello base del tennis internazionale, ma le ultime due tornate ci hanno detto particolarmente male. Nella settimana chiusasi ieri i risultati sono stati piuttosto modesti, se si eccettua la finale, l’unica azzurra, raggiunta ad Antalya da Dante Gennaro, venticinquenne numero 523 della classifica ATP dal bel rovescio mono mano che italiano lo è diventato a gennaio, lui che è nato nel 1993 a San Lorenzo, Argentina, sfruttando il doppio passaporto in suo possesso. Non male anche le semifinali guadagnate da Julian Ocleppo in Kuwait e da Marco Bortolotti in Tunisia, entrambi sconfitti dai rispettivi vincitori dei titoli Aidan McHugh e Ivan Gakhov, mentre si sono fermate ai quarti le ambizioni di Moritz Trocker (sconfitto a Sharm dallo svizzero Adam Moundir), Erik Crepaldi (a Heraklion da Vit Kopriva) e Luca Giacomini (a Monastir da Mathieu Perchicot).

IL RESTO DELLA SETTIMANA IN PILLOLE

Notevole settimana quella trascorsa da David Perez Sanz e Joao Souza. Lo spagnolo e il brasiliano, rispettivamente a Sharm El Sheikh e a Ribeirao Preto, hanno conquistato il secondo titolo consecutivo e il quarto stagionale. Brodino ristoratore non si sa fino a che punto per Souza, uno che è anche stato top 100 (best ranking alla sessantanove ATP nell’aprile del 2015) e in carriera ha ottenuto nove allori a livello Challenger. Il giocatore paulista è uno dei due nobili decaduti a emergere con un trofeo dalla settimana dei Futures: l’altro è Konstantin Kravchuk, oggi precipitato oltre la quattrocentesima posizione del ranking ma frequentatore dei primi 100 nel 2011. L’età del russo (trentatré primavere) non è più verdissima, ma il successo thailandese di Nonthaburi rincuora.

TUTTI I CAMPIONI TORNEO PER TORNEO

Helsinki, Finland F4 – $ 25,000 Hard Indoor

Christopher Heyman [BEL] b. Evgenii Turnev [RUS] 7-5 6-3

Norman, USA F31 – $ 25,000 Hard

Gijs Brouwer [NED] b. Matej Vocel [CZE] 6-3 6-2

Rio Cuarto, Argentina F9 – $ 15,000 Clay

Mariano Kestelboim [ARG] b. Maximiliano Estevez [ARG] 6-2 5-7 6-2

Ribeirao Preto, Brasile F9 – $ 15,000 Clay

Joao Souza [BRA] b. Christian Lindell [SWE] 4-6 6-4 3-0 Rit.

Vina del Mar, Cile F1 – $ 15,000 Clay

Mauricio Echazu [PER] b. Juan Carlos Saez [CHI] 6-1 6-2

Milovice, Repubblica Ceca F10 – $ 15,000 Hard Indoor

Tomas Machac [CZE] b. Christoph Negritu [GER] 6-2 6-2

Sharm El Sheikh, Egitto F27 – $ 15,000 Hard

David Perez Sanz [ESP] b. Adam Moundir [SUI] 6-7(5) 6-3 6-3

Heraklion, Grecia F – $ 15,000 Hard

Tom Kocevar-Desman [SLO] b. Vit Kopriva [CZE] 7-6(1) 6-2

Meshref, Kuwait F3 – & 15,000 Hard

Aidan McHugh [GBR] b. Constantin Bittoun Kouzmine [FRA] 6-1 6-3

Maputo, Mozambique F2 – $ 15,000 Hard

Matias Franco Descotte [ARG] b. Benjamin Lock [ZIM] 6-2 6-3

Nonthaburi, Thailandia F9 – $ 15,000 Hard

Konstantin Kravchuk [RUS] b. Kuan-Yi Lee [TPE] 7-5 6-2

Monastir, Tunisia F40 – $ 15,000 Hard

Ivan Gakhov [RUS] b. Ronan Joncour [FRA]

Antalya, Turchia F36 – $ 15,000 Clay

Nerman Fatic [BIH] b. D. Gennaro [ITA] 6-2 6-0

Penascola, USA F32 – $ 15,000 Clay

Nuno Borges [POR] b. R. Rodriguez [VEN] 6-4 6-3

]]>
https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/mondo-futures-altra-settimana-no-per-gli-italiani/feed/ 0
ATP Ranking: a fine stagione i soliti noti sul podio https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/atp-ranking-fine-stagione-soliti-noti-sul-podio/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/atp-ranking-fine-stagione-soliti-noti-sul-podio/#respond Mon, 19 Nov 2018 17:01:26 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=282067 Per la settima volta dal 2007, i primi tre posti a fine anno sono occupati dai "tre tenori" del tennis. Zverev scavalca Del Potro, quattro italiani nei top 100]]>

Probabilmente a Novak Djokovic i ragazzi della Next Generation iniziano a stare un po’ antipatici. Per mano loro ha subito le tre ultime sconfitte (di crescente importanza): a Montreal (ottavi) Parigi-Bercy (finale) e Londra (finale), rispettivamente contro Tsitsipas, Khachanov e Zverev. Sconfitte che però possono solo scalfire la magnificenza di una stagione che il serbo ha concluso al primo posto in classifica per la quinta volta nell’arco della carriera. Classifica che nel corso del 2018 ha visto alternarsi al comando il trio Na-Fe-Djo, il più vincente dai tempi del Gre-No-Li rossonero. Nell’interesse di tutti (avversari inclusi) auguriamoci di vederli ancora in campo a lungo.

Di seguito la top 20 di fine stagione:

CLASSIFICA GENERALE TOP 20
Classifica ATP Giocatore Nazione Punteggio Variazione
1 N. Djokovic Serbia 9045
2 R. Nadal Spagna 7480
3 R. Federer Svizzera 6420
4 A. Zverev Germania 6385 1
5 J.M. del Potro Argentina 5300 -1
6 K. Anderson Sudafrica 4710
7 M. Cilic Croazia 4250
8 D. Thiem Austria 4095
9 K. Nishikori Giappone 3590
10 J. Isner USA 3155
11 K. Khachanov Russia 2835
12 B. Coric Croazia 2480
13 F. Fognini Italia 2315
14 K. Edmund GB 2150
15 S. Tsitsipas Grecia 2095
16 D. Medvedev Russia 1977
17 D. Schwartzman Argentina 1880
18 M. Raonic Canada 1855
19 G. Dimitrov Bulgaria 1835
20 M. Cecchinato Italia 1819

Alcune osservazioni:

  • Dal 2007 ad oggi è la settima volta che i tre fenomeni chiudono l’anno occupando le prime tre posizioni (2007-2011, 2014 e 2018)
  • La stagione 2011 terminò con il medesimo ordine del podio
  • Grigor Dimitrov e David Goffin, protagonisti dell’edizione 2017 delle Finals londinesi, hanno rispettivamente perduto 16 e 15 posizioni rispetto a 12 mesi fa. Goffin è uscito dalla top 20 e si trova al 22esimo posto. Bazzeccole rispetto a quanto è riuscito a fare Jack Sock che in un anno ne ha perse 98
  • Fognini e Cecchinato nel medesimo lasso di tempo hanno invece guadagnato 14 e 89 posti
  • Le prime dieci posizioni mondiali sono occupate da rappresentanti di dieci diverse nazioni e di quattro continenti. All’appello dei continenti abitati manca solo l’Oceania
  • Gli Stati Uniti hanno un unico rappresentante tra i primi trenta giocatori del mondo: John Isner
  • Tre degli otto partecipanti al torneo NextGen 2017 sono presenti in top 20: Khachanov-Coric-Medvedev. Chung è 25esimo; Shapovalov 27esimo; Rublev 68esimo; Donaldson centodecimo e Quinzi 148esimo

Il 2018 per il tennis maschile italiano si chiude brillantemente con 6 tornei 250 e 14 Challenger all’attivo, quattro atleti classificati nei primi 100 e altri dodici tra la 101esima  e la 200esima posizione.

Classifica ATP Giocatore Punteggio Var.
13 F. Fognini 2315
20 M. Cecchinato 1819
38 A. Seppi 1135
54 M. Berrettini 932
101 T. Fabbiano 573 -1
107 L. Sonego 530 1
109 P. Lorenzi 523 6
135 S. Travaglia 433 -1
147 S. Bolelli 382
148 G. Quinzi 380 2
163 L. Vanni 337 1
165 S. Caruso 332 1
167 A Giannessi 330 1
180 F. Baldi 300 -2
183 A. Arnaboldi 294 -2
195 L. Giustino 274 -4

Di questi, sette hanno ottenuto o eguagliato il loro miglior piazzamento di sempre e sono:

F. Fognini 13
M. Cecchinato 19
M. Berrettini 52
L. Sonego 86
S. Travaglia 108
G. Quinzi 148
F. Baldi 174

Gli italiani compresi tra i migliori 100 avrebbero potuto essere cinque, se Thomas Fabbiano non avesse dovuto cedere il passo a una new entry, il Next Gen statunitense Reilly Opelka che, grazie alla vittoria conquistata nel Challenger di Champaign vi si è affacciato per la prima volta.

Questa settimana tre giocatori hanno ottenuto il proprio best ranking:

  • Malek Jaziri n. 45
  • Dusan Lajovic n. 47
  • Reilly Opelka n. 98

Il nativo del Minnesota con i suoi 211 cm di statura è il tennista professionista più alto del mondo a pari merito con il croato Ivo Karlovic. E, a proposito di statura, sapete dirci quale è stato il primo giocatore alto più di due metri ad accedere alla top 10 del singolare maschile? Arrivederci al 2019.

]]>
https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/atp-ranking-fine-stagione-soliti-noti-sul-podio/feed/ 0
Serie A1 maschile: Angiulli Bari e Park Genova in semifinale https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/serie-a1-maschile-angiulli-bari-e-park-genova-semifinale/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/serie-a1-maschile-angiulli-bari-e-park-genova-semifinale/#respond Mon, 19 Nov 2018 15:56:49 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=282066 Le due formazioni raggiungono Parioli e Aniene, già qualificate. Il sorteggio delle sfide martedì 20 novembre alle 11. TC Prato agli spareggi salvezza]]>

Serie A1 femminile: TC Prato in semifinale contro Genova 1893

Si è conclusa domenica 18 novembre la fase a girone del campionato di Serie A1 maschile. Dopo Parioli e Aniene (le due finaliste dello scorso anno, che avevano strappato il pass per semifinali con una settimana di anticipo), anche Angiulli Bari e Park Genova hanno conquistato il primo posto nei rispettivi gironi qualificandosi di conseguenza per i play-off.

CHI PASSA E CHI SI SALVA – Tennis Club Parioli (Girone 1), Circolo Canottieri Aniene (Girone 2), Angiulli Bari (Girone 3) e Park Genova (Girone 4) si affronteranno nelle semifinali scudetto in programma domenica 25 novembre (andata) e domenica 2 dicembre (ritorno). A stabilire la griglia delle sfide sarà il sorteggio di martedì 20 novembre. La squadre classificate invece come seconde nei rispettivi gironi, si sono guadagnate la salvezza senza dover passare dalle sfide di spareggio. Circolo Tennis Maglie (Girone 1), Tennis Club Crema (Girone 2), TC Italia Forte dei Marmi (Girone 3) e Selva Alta Vigevano (Girone 4) si presenteranno dunque ai nastri di partenza del campionato di A1 il prossimo anno.

I PLAY-OUT – Così come per i play-off, sarà il sorteggio di martedì 20 novembre a stabilire gli accoppiamenti delle sfide salvezza, che vedranno le squadre terze classificate (Sporting Club Sassuolo nel Girone 1, Circolo Tennis Massa Lombarda nel Girone 2, ATA Trentino nel Girone 3 e Circolo Tennis e Vela Messina nel Girone 4) affrontare i fanalini di coda dei quattro gruppi: Circolo del Tennis Palermo, Tennis Club Genova 1893, TC Palermo Due e TC Prato. “È un peccato – spiega il direttore sportivo di Prato Fausto Fusiperché eravamo riusciti a vincere le ultime due gare del girone ma non è servito per arrivare terzi. Faremo i play-out con lo svantaggio del campo nel match di ritorno ma sono sicuro che i ragazzi cercheranno di trovare due gare positive per rimanere in A1″. Anche le sfide salvezza di andata e ritorno si giocheranno il 25 novembre e il 2 dicembre.

I risultati della sesta e ultima giornata (fonte federtennis.it)

GIRONE 1

Sporting Club Sassuolo – Circolo Tennis Maglie 4-2
Erik Crepaldi (M) b. Enrico Dalla Valle (S) 64 76(6)
Francesco Garzelli (M) b. Michele Vianello (S) 76(6) 63
Stefano Napolitano (S) b. Yannick Jankovits (M) 61 61
Giulio Mazzoli (S) b. Giorgio Portaluri (M) 64 36 76(6)
Stefano Napolitano/Enrico Dalla Valle b. Yannick Jankovits/Erik Crepaldi (M) 63 64
Giulio Mazzoli/Michele Vianello (S) b. Gabriele Frisullo/Francesco Garzelli (M) 63 62

Circolo del Tennis Palermo – Tennis Club Parioli 2-4
Andrea Bessire (PAR) b. Claudio Fortuna (PAL) 61 61
Francesco Bessire (PAR) b. Luca Margaroli (PAL) 61 63
Matteo Fago (PAR) b. Omar Giacalone (PAL) 64 63
Giovanni Battista Morello (PAR) b. Marco Notarantonio (PAL) 60 46 61
Matteo Fago/Pietro Rondoni (PAR) b. Omar Giacalone/Giorgio Passalacqua (PAL) 16 64 10-8
Luca Margaroli/Gabriele Piraino (PAL) b. Andrea Bessire/Francesco Bessire (PAR) 75 5-5 rit.

CLASSIFICA
15 (6) Tennis Club Parioli – play-off semifinali
7 (6) Circolo Tennis Maglie – resta in A1
7 (6) Sporting Club Sassuolo – play-out salvezza
5 (6) Circolo del Tennis Palermo – play-out salvezza

GIRONE 2

Circolo Canottieri Aniene – Tennis Club Crema 0-6
Andrey Golubev (CR) b. Paolo Rosati (A) 61 60
Alessandro Coppini (CR) b. Gianrocco De Filippo (A) 26 63 60
Adrian Ungur (CR) b. Riccardo Di Nocera (A) 62 64
Lorenzo Bresciani (CR) b. Roberto Rombolà (A) 63 61
Alessandro Coppini/Lorenzo Bresciani (CR) b. Riccardo Di Nocera/Paolo Rosati (A) 63 61
Samuel Vincent Ruggeri/Riccardo Sinicropi (CR) b. Vincenzo Santopadre/Leone De Angelis (A) 61 75

Tc Genova 1893 – Circolo Tennis Dil. Massa Lombarda 2-4
Francesco Picco (G) b. Lorenzo Rottoli (M) 60 61
Samuele Ramazzotti (M) b. Paolo Dagnino (G) 61 62
Zhizhen Zhang (M) b. Adrian Menendez-Maceiras (G) 76(7) 46 62
Alessandro Motti (G) b. Alessio De Bernardis (M) 64 62
Zhizhen Zhang/Lorenzo Rottoli (M) b. Alessandro Motti/Paolo Dagnino (G) 0-0 rit.
Samuele Ramazzotti/Alessio De Bernardis (M) b. Adrian Menendez-Maceiras/Francesco Picco (G) 0-0 rit.

CLASSIFICA
12 (6) Circolo Canottieri Aniene – play-off semifinali
10 (6) Tennis Club Crema – resta in A1
7 (6) Circolo Tennis Dil. Massa Lombarda – play-out salvezza
6 (6) Tennis Club Genova 1893 – play-out salvezza

GIRONE 3

SG Angiulli Bari – Tc Palermo Due Lucrativa ARL 5-1
Duilio Beretta (A) b. Antonio Campo (P) 61 60
Luca Narcisi (A) b. Andrea Spitaleri (P) 63 63
Giovanni Narcisi (A) b. Gabriele Dolce (P) 64 61
Cristian Carli (P) b. Nino Serdarusic (A) 26 64 76(5)
Giovanni Narcisi/Luca Narcisi (A) b. Gabriele Dolce/Andrea Spitaleri (P) 62 61
Duilio Beretta/Nino Serdarusic (A) b. Antonio Campo/Cristian Carli (P) 62 63

ATA Trentino – Tc Italia Giocheria Rupes 5-1
Mattia Bernardi (T) b. Marco Furlanetto (I) 64 61
Walter Trusendi (I) b. Riccardo Balzerani (T) 63 57 76(2)
Stefano D’Agostino (T) b. Lorenzo De Muro (I) 63 75
Laurynas Grigelis (T) b. Matteo Donati (I) 63 64
Laurynas Grigelis/Mattia Bernardi (T) b. Walter Trusendi/Matteo Donati (I) 63 76(6)
Davide Santuari/Davide Ferrarolli (T) b. Lorenzo De Muro/Mattia Mancini (I) 63 62

CLASSIFICA
14 (6) SG Angiulli Bari – play-off semifinali
10 (6) Tc Italia Giocheria Rupes – resta in A1
10 (6) ATA Trentino – play-out salvezza
0 (6) Tc Palermo Due Lucrativa ARL – play-out salvezza

GIRONE 4

Park Tennis Club Genova – Circolo Tennis e Vela Messina 2-4
Gianluca Naso (M) b. Alessandro Ceppellini (P) 63 63
Lorenzo Musetti (P) b. Antonio Famà (M) 61 60
Enrique Lopez Perez (M) b. Alessandro Giannessi (P) 46 63 62
Fausto Tabacco (M) b. Luigi Sorrentino (P) 62 64
Alessandro Giannessi/Lorenzo Musetti (P) b. Giorgio Tabacco/Lorenzo Fucile (M) 64 75
Gianluca Naso/ Enrique Lopez Perez (M) b. Luigi Sorrentino/Alessandro Ceppellini (P) 64 62

Tennis Club Prato A.S.D. – APD. Selva Alta Vigevano 5-1
Federico Iannaccone (P) b. Davide Dadda (V) 60 61
Jacopo Stefanini (P) b. Alessandro Bordone (V) 36 61 76(0)
Guglielmo Stefanacci (P) b. Andrea Rodolfo Masera (V) 60 63
Matteo Trevisan (P) b. Simone Camposeo (V) 60 60
Simone Camposeo/Alessandro Bordone (V) b. Jacopo Stefanini/Niccolò Baroni (P) 75 63
Matteo Trevisan/Guglielmo Stefanacci (P) b. Andrea Rodolfo Masera/Davide Dadda (V) 60 46 10-6

CLASSIFICA
13 (6) Park Tennis Genova – play-off semifinali
10 (6) APD. Selva Alta Vigevano – resta in A1
6 (6) Circolo Tennis e Vela Messina – play-out salvezza
6 (6) Tennis Club Prato A.S.D – play-out salvezza

]]>
https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/serie-a1-maschile-angiulli-bari-e-park-genova-semifinale/feed/ 0
Serie A1 femminile: TC Prato in semifinale contro Genova 1893 https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/serie-a1-femminile-tc-prato-semifinale-contro-genova-1893/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/serie-a1-femminile-tc-prato-semifinale-contro-genova-1893/#respond Mon, 19 Nov 2018 14:59:30 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=282075 Nell'altra semifinale si sfideranno TC Lucca e Tennis Beinasco. Andata il 25 novembre, ritorno il 2 dicembre]]>

Come avvenuto nel maschile, anche il campionato femminile di Serie A1 ha concluso la fase a gironi nel weekend 17-18 novembre. Diversamente da quanto avviene nel torneo maschile (dove a qualificarsi per i play-off sono le squadre prime classificate nei quattro gironi), nel campionato femminile ad accedere alle semifinali sono le squadre giunte al primo e secondo posto nei due gruppi. Le terze e quarte classificate si affronteranno invece nelle sfide salvezza. Sia i play-off che i play-out si disputeranno nelle giornate di domenica 25 novembre (andata) e domenica 2 dicembre (ritorno).

LE SEMIFINALI – Grazie al pareggio casalingo contro la Società Canottieri Casale, il Circolo Tennis Lucca ha ottenuto il punto di cui aveva bisogno per assicurarsi il passaggio del turno. Nella sfida di andata della semifinale ospiterà tra le mura amiche il Tennis Beinasco (primo nel Girone 2). Ad aggiudicarsi il Girone 1 è stato invece Tennis Club Genova 1893, che nella semifinale di andata giocherà in trasferta sui campi del TC Prato, squadra campione in carica. “Siamo contenti così – spiega il direttore sportivo di Prato Fausto Fusiperché giocare un derby di semifinale con Lucca dove si giocherà la finale (al Palatagliate nel weekend 7/8 dicembre, ndr) sarebbe stato un dispiacere. È chiaro che il match con il TC Genova non sarà facile ma cercheremo di arrivare di nuovo all’ultimo atto”.

I risultati della sesta e ultima giornata (fonte federtennis.it)

GIRONE 1

Club Atletico Faenza – Tennis Club Genova 1893 2-2
Alberta Brianti (G) b. Camilla Scala (F) 36 61 63
Andrea Gamiz Perez (F) b. Liudmila Samsonova (G) 63 1-0 rit.
Lucia Bronzetti (G) b. Chiara Arcangeli (F) 63 63
Chiara Arcangeli/Giulia Pasini (F) b. Lucia Bronzetti/Giulia Assereto (G) 64 63

CT Lucca – Società Canottieri Casale 2-2
Stefania Rubini (CA) b. Jasmine Paolini (L) 64 62
Jessica Pieri (L) b. Enola Chiesa (CA) 64 60
Tatiana Pieri (L) b. Federica Pezzana (CA) 60 60
Stefania Rubini/Enola Chiesa (CA) b. Jasmine Paolini/Jessica Pieri (L) 64 63

CLASSIFICA 
12 (6) Tennis Club Genova 1893 – play-off semifinali
9 (6) CT Lucca – play-off semifinali
8 (6) Club Atletico Faenza – play-out salvezza
2 (6) Società Canottieri Casale – play-out salvezza

GIRONE 2

Tennis Club Parioli – Tennis Club Prato A.S.D. 4-0 (giocata sabato)
Tena Lukas (PA) b. Lisa Piccinetti (PR) 61 64
Martina Di Giuseppe (PA) b. Gaia Sanesi (PR) 63 46 61
Nastassja Burnett (PA) b. Asia Serafini (PR) 75 60
Nastassja Burnett/Tena Lukas (PA) b. Gaia Sanesi/Lucrezia Stefanini (PR) 63 2-3 rit.
G.A. Alessandro Bosca; arbitri: Alen Matteo Ortoleva, Dereck King

USD Tennis Beinasco – A.S.D. Circolo della Stampa Sporting Torino 3-1 (giocata sabato)
Rebecca Sramkova (B) b. Despina Papamichail (T) 63 61
Giulia Gatto Monticone (B) b. Camilla Rosatello (T) 64 75
Federica Rossi (B) b. Anna Maria Procacci (T) 63 64
Camilla Rosatello/Federica Joe Gardella (T) b. Federica Di Sarra/(Federica Rossi (B) 5-3 rit.
G.A. Enrico Giuseppe Antonio Longo; arbitri: Chiara Sevega, Christian Marangoni

CLASSIFICA
10 (6) USD Tennis Beinasco – play-off semifinali
10 (6) Tennis Club Prato A.S.D. – play-off semifinali
7 (6) Tennis Club Parioli – play-out salvezza
7 (6) A.S.D. Circolo della Stampa Sporting Torino – play-out salvezza

]]>
https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/serie-a1-femminile-tc-prato-semifinale-contro-genova-1893/feed/ 0
Pagelle: il primo 10 del giovane Zverev, ma brutto torneo https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/pagelle-il-primo-10-del-giovane-zverev-ma-brutto-torneo/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/pagelle-il-primo-10-del-giovane-zverev-ma-brutto-torneo/#respond Mon, 19 Nov 2018 13:10:47 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=282040 Si conclude con la grande sorpresa la stagione maschile. Zverev pronto per il grande salto. Djokovic stanco o distratto. Il raccattapalle di Federer e un Master soporifero]]>

Ebbene sì, c’eravamo illusi durante il Masters femminile che il punto più basso della stagione fosse stato toccato, ma l’esibizione (5 di stima) dei migliori otto maschietti del circuito – se possibile – è stata ancora più avvilente. Il finale a sorpresa però finirà per far passare questo torneo alla storia, come la prima grande vittoria di Sascha Zverev (10). Sembra incredibile ma all’improvviso, sul 4-4 del primo set, il robot si è inceppato e d’incanto è sembrato rispuntare il Novak Djokovic (8) ante-Cecchinato. Chissà se le due ultime scoppole in finale contro Khachanov e Sascha sono solo frutto della stanchezza dopo un’incredibile rincorsa durata sei mesi o il segno di una nuova era alle porte. Con questo dubbio ce ne andiamo in off-season sognando che l’Australia arrivi presto.

I due round robin sono stati stimolanti quasi quanto un girone di Nations League e per fortuna durante le semifinali ci ha pensato l’incauto raccattapalle (10) a restituire un po’ di interesse alla vicenda. Il povero bambino ha visto tramutarsi un ipotetico sogno – chiacchierare a tu per tu con Roger Federer – in un incubo, anche se il toro disegnato sulla canotta con le inequivocabili iniziali RN destano qualche sospetto.

Il competente pubblico londinese è comunque riuscito a dimostrare tutta la sua imparzialità, riuscendo nell’incredibile impresa di far risultare Sascha Zverev più antipatico di quello che in realtà è. Marin Cilic (5) ha dimostrato che al Masters proprio non riesce a ritrovarsi e la scusa della finale di Coppa Davis regge fino ad un certo punto. La figura del comprimario l’ha fatta anche Dominic Thiem (4,5) che indoor si trova come il pecorino sulla pizza.

Kei Nishikori (4,5) ha fatto il fenomeno per un giorno, per poi ritornare nelle consuete vesti di giocatore improponibile per questi livelli, nemmeno così alti peraltro. Almeno non si è rotto e questa è già una novità. John Isner (4) contrariamente a ciò che sembra ha fatto la figura del vaso di coccio tra quelli di ferro. Diciamo che questa qualificazione strappata grazie a qualche forfait di troppo è un premio alla carriera, una vacanza-premio a Londra che ha lasciato poche tracce agonistiche.

Kevin Anderson (7) in questo clima da ultimi giorni di scuola ha fatto la sua degna figura, da festeggiare anche con il lancio della cagnolina su twitter. Certo, il modo in cui ha ceduto al Federer di questi tempi e a Nole fa capire come siamo messi male, in attesa che con Zverev sboccino Tsitsipas, Khachanov e Shapovalov.

Insomma alla fine il vecchietto terribile Roger Federer (7), scivolando, sbuffando e ansimando ha fatto la sua dignitosa figura. Mica possiamo pretendere che a 37 e spicci si facciano miracoli in continuazione anche contro i rampanti nipotini? Se poi ci si mettono contro anche i raccattapalle…

]]>
https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/pagelle-il-primo-10-del-giovane-zverev-ma-brutto-torneo/feed/ 0
Mondo Challenger: Opelka, il riscatto del gigante https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/mondo-challenger-opelka-il-riscatto-del-gigante/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/mondo-challenger-opelka-il-riscatto-del-gigante/#respond Mon, 19 Nov 2018 12:53:57 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=282059 Secondo titolo consecutivo per il tennista più alto di sempre, che contro ogni previsione si prende top 100 e Australian Open. L'India si fa minacciosa e per l'Italia di Davis non è una buona notizia. Altro successo per Andujar]]>

Tutti gli occhi del tennis erano puntati sulla O2 Arena, con il successo a sorpresa di Sascha Zverev. Per chi non ha saputo saziarsi con due incontri “master” al giorno, però, la penultima settimana dell’ATP Challenger Tour 2018 regalava intrattenimento su tutti gli altri fusi orari. Due tornei negli USA, uno in Argentina, uno in India e uno in Giappone per lanciare quello che a tutti gli effetti è già il 2019, dato che i punti ottenuti in questi tornei sono già conteggiati nella Race to London del prossimo novembre.

Per il poco che conta al momento in testa c’è il classe 1997 Reilly Opelka, che ha bissato il titolo sul cemento di Knoxville della scorsa settimana con quello al JSM Challenger di Champaign, in Illinois (75.000$). La vittoria contro il qualificato Ryan Shane, maturata anche grazie al quinto tie-break su cinque incontri, ha permesso al ragazzone da 2.13 metri del Michigan di entrare per la prima volta tra i primi 100 del mondo. Dieci vittorie consecutive e il quarto successo su altrettante finali in carriera gli permettono di prendersi con le proprie mani il meritato premio che gli era stato negato: nonostante un novembre strepitoso, la programmazione gli aveva già precluso la possibilità di superare Jack Sock nella corsa alla wild card USTA per gli Australian Open. L’ultimo torneo della stagione ha però consentito a Opelka di sorpassare l’ex campione di Bercy in classifica e di entrare direttamente in tabellone, per disputare finalmente quello che sarà il suo secondo incontro Slam in carriera (curiosamente anche il primo arrivò in Australia, perché gli US Open non gli hanno finora mai fornito una wild card). Un corpo imponente – quindi più lento nell’evoluzione tecnica e più soggetto ai problemi fisici – hanno finora tenuto Opelka indietro rispetto agli altri Next Gen. Campione junior a Wimbledon nel 2015, aveva inoltre scelto di saltare l’esperienza del college, fondamentale per campioni come Isner e Anderson. Il coraggio ci ha messo un po’ a ripagarlo, ma ora il tennista più alto nella storia dell’ATP World Tour è pronto a dimostrare di essere un tennista e non un “freak.

Guardando al futuro, e nello specifico a quello del nostro team di Coppa Davis, il campione del weekend da tenere d’occhio è Prajnesh Gunneswaran. Nel ricco Bengaluru Tennis Open, 150.000$ di montepremi, il ventinovenne indiano ha conquistato il suo secondo titolo in carriera a sette mesi dal primo e sarà con grande probabilità uno dei singolaristi avversari dell’italia in febbraio, sull’erba di Calcutta, nella fase preliminare del nuovo format della competizione per nazioni. L’evento si è dimostrato un successo per il pubblico, che dopo la vittoria di Sumit Nagal dello scorso anno ha potuto godersi una finale tutta indiana: Gunneswaran la ha stravinta con un doppio 6-2 sul connazionale Saketh Myneni, incassando 125 punti e prendendosi best ranking e primato nazionale. Questa settimana proverà a raddoppiare nell’altro evento di casa, a Pune, sempre su cemento, prima di chiudere la stagione migliore della sua carriera. Alla soglia dei trent’anni, Gunneswaran ha trovato finalmente risultati consistenti (tre delle sue finali Challenger sono arrivate quest’anno, in cui aveva fatto per la prima volta parlare di sé come co-protagonista sfortunato della favola parigina di Trungelliti). L’India invece, che nel 2024 dovrebbe sorpassare la Cina come nazione più popolosa del pianeta, sta iniziando ad abitare con più costanza anche il tennis, sfornando tennisti di livello discreto e supportandoli con eventi basati sulla crescita dello sport, ben più sensati del fallimentare circuito-show IPTL (che ha ancora numerosi creditori).

Bisogna comunque prendere come le molle i risultati “at home” di questi giorni. Come è evidente numerosi giocatori sono già in vacanza, e l’alto numero di tornei nella stessa settimana fa sì che i pochi giocatori “top” siano diradati, con la maggior parte dei tabelloni riempiti da tennisti locali. L’esempio più estremo arriva dallo Hyogo Noah Challenger di Kobe, in Giappone: già dai quarti di finale, in campo nell’evento da 50.000$ erano rimasti soltanto giocatori asiatici, e in semifinale i giapponesi erano quattro su quattro. Sotto il tetto del Miki Disaster Prevention Park – splendido impianto antisismico dalle linee curve, costruito per fornire rifugio in caso di calamità naturali a seguito di un terremoto da oltre 6000 vittime nel gennaio del 1995 – alla fine ha vinto Tatsuma Ito, tornato a vincere un titolo Challenger sei anni e mezzo dopo l’ultimo.

A proposito di ritorni: sull’ultima terra rossa dell’anno, quella del Challenger di Buenos Aires (50.000$), è tornato alla vittoria Pablo Andujar, senza cedere neppure un set nell’intero torneo. Per il trentaduenne spagnolo si tratta di una seconda giovinezza, dato che potrà concludere un 2018 che lo aveva visto fuori dai primi 1800 al mondo in febbraio con ben tre titoli Challenger e addirittura il successo ATP a Marrakech. Il ritorno tra i primi 35 è lontano, ma intanto Andujar è tornato ben dentro la prima pagina del ranking ATP (n.83). Se il gomito che gli è costato tre interventi chirurgici dovesse lasciarlo finalmente in pace, il tennista di Cuenca potrebbe tornare una presenza fissa nel circuito.

Con il titolo da 125 punti di Bradley Klahn nel nuovo evento di Houston, Texas targato Oracle, che ha diviso i campi della Rice University con un WTA 125k vinto da Peng, a mancare all’appello sono di nuovo stati gli italiani. Solitamente la nostra truppa contribuisce con sostanza al circuito B del tennis maschile, mentre da qualche settimana tutto sembra andare storto e bandierine tricolori in fondo ai tornei non se ne vedono. Questa volta sconfitte al secondo turno per Paolo Lorenzi e Gianluigi Quinzi, pur teste di serie, ed eliminazione all’esordio per Federico Gaio. Il resto degli azzurri si è conservato per gli Internazionali di Tennis Castel del Monte, la tappa di Andria da 43.000 euro (più ospitalità) con cui il nostro paese concluderà la stagione del circuito Challenger. Tra la dozzina di italiani in campo in Puglia, speriamo ce ne possa essere uno in grado di regalare all’italtennis l’ultimo sorriso del 2018.

]]>
https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/mondo-challenger-opelka-il-riscatto-del-gigante/feed/ 0
Peng abbassa la saracinesca WTA: lei vince, Osuigwe va a Melbourne https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/peng-abbassa-la-saracinesca-wta-lei-vince-osuigwe-va-melbourne/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/peng-abbassa-la-saracinesca-wta-lei-vince-osuigwe-va-melbourne/#respond Mon, 19 Nov 2018 11:53:49 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=282044 La giocatrice cinese, reduce da una curiosa squalifica, torna al successo a Houston nell'ultimo match femminile dell'anno. La sconfitta di Davis in finale fa gioire la 16enne Osuigwe che giocherà l'Australian Open]]>

Si chiude a doppia mandata il 2018 femminile. La finale del WTA 125k di Houston conclude anche la breve appendice di tornei successivi alle Finals di Singapore e Zhuhai, dopo le quali le big vanno già in ferie ma qualcuno – come la scaltra Luksika Kumkhum – ne approfitta per rimettere in piedi stagione in corso e successiva. L’ultimo trofeo lo conquista la cinese Shuai Peng, abile a battere in rimonta la terza statunitense incontrata consecutivamente sul suo cammino, Lauren Davis. Sprofondata alla posizione 296 a causa della pur breve squalifica di tre mesi – trovate qui la storia, è coinvolta anche Van Uytvanck – Peng ha fatto centro al primo torneo utile dopo la sospensione. Per la cinese è il secondo titolo 125k in carriera (il primo a Nanchang 2014) che va a sommarsi alle due vittorie a livello WTA International, una delle quali ancora a Nanchang lo scorso anno dopo il salto di categoria effettuato nel 2016 dal torneo. Grazie al successo Peng rientra in top 200, abbastanza per disputare almeno le qualificazioni di Melbourne.

Chi invece è già sicura di un posto nel tabellone principale dell’Australian Open, nonostante sosti una ventina di posizioni più dietro in classifica, è la 16enne statunitense Whitney Osuigwe. Dopo aver vinto il torneo ITF di Tyler, annullando anche match point a Bencic, la giovanissima di Bradenton ha portato a nove le vittorie consecutive spingendosi fino ai quarti di finale del torneo di Houston, dove è stata fermata proprio dalla futura vincitrice del torneo. Proprio Peng si è improvvisata arbitro della Race della wild card USTA, classifica che premia con un invito al primo Slam della stagione successiva la giocatrice statunitense che accumula più punti negli ultimi tornei dell’anno. Alla vigilia della finale di Houston tra Peng e Davis, quest’ultima era rimasta in corsa proprio con Osuigwe per il primo posto; le serviva una vittoria per superare la giovane rivale, e il 6-1 con il quale si è aggiudicata il primo set della finale sembrava il logico preludio al sorpasso.

Sotto 3-1 e poi ancora 5-4 (senza break) nel secondo parziale, Peng è invece riuscita in una gran rimonta (7-5 6-4 gli ultimi due set) regalando di fatto la wild card a Osuigwe. La campionessa del Roland Garros junior 2017 giocherà quindi il suo secondo Slam consecutivo dopo la wild card ricevuta per lo scorso US Open, dove è stata sconfitta al primo turno da Camila Giorgi. A Melbourne raccoglierà il testimone di Kristie Ahn, che lo scorso anno si era aggiudicata la speciale Race USTA, ma anche quello della sua coetanea Marta Kostyuk: l’Australian Open avrà infatti per il secondo anno consecutivo (almeno) una classe 2002 in tabellone. Kostyuk è stata capace di raggiungere il terzo turno partendo dalle qualificazioni, e sarà molto dura per Osuigwe eguagliare il risultato della giovane ucraina. Intanto, i poche ore, arrivano il best ranking (n.203) e la certezza di poter disputare un altro Slam. A 16 anni sono già discreti mattoncini.

]]>
https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/peng-abbassa-la-saracinesca-wta-lei-vince-osuigwe-va-melbourne/feed/ 0
Zverev maestro con il botto (Piccardi), Maestro del tennis, la prima volta di Zverev (Semeraro), Sascha il predestinato tra famiglia e profezie (Crivelli), E’ cambiata la storia (Azzolini), Zverev il nuovo Maestro (Scanagatta) https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/zverev-maestro-con-il-botto-piccardi-maestro-del-tennis-la-prima-volta-di-zverev-semeraro-sascha-il-predestinato-tra-famiglia-e-profezie-crivelli-e-cambiata-la-storia-azzolini/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/zverev-maestro-con-il-botto-piccardi-maestro-del-tennis-la-prima-volta-di-zverev-semeraro-sascha-il-predestinato-tra-famiglia-e-profezie-crivelli-e-cambiata-la-storia-azzolini/#respond Mon, 19 Nov 2018 09:51:17 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=282036 Rassegna a cura di Daniele Flavi   Zverev maestro con il botto   Gaia Piccardi, il corriere della sera del 19.11.2018 II nuovo maestro è un Odino zazzeruto e algido, già stretto d’assedio dalle groupies del circuito, cresciuto nel mito di Roger Federer e Dwayne Wade e, da oggi, mitizzato lui stesso in quanto più […]]]>

Rassegna a cura di Daniele Flavi

 

Zverev maestro con il botto

 

Gaia Piccardi, il corriere della sera del 19.11.2018

II nuovo maestro è un Odino zazzeruto e algido, già stretto d’assedio dalle groupies del circuito, cresciuto nel mito di Roger Federer e Dwayne Wade e, da oggi, mitizzato lui stesso in quanto più giovane campione delle Atp Finals — a 21 anni — dal 2008, quando a Shanghai fu il rivale battuto, Novak Djokovic, a trionfare. Con molto oro al collo e pochi fronzoli, aggrappato a un servizio devastante (71% di prime palle, io ace) e a poche solide idee disegnate sul campo per lui dal neo-mentore Ivan Lendl (anche lui vincitore del primo dei suoi cinque Master a 21 anni: New York 1982), Alexander Zverev detto Sascha — figlio di Alexander Mikhailovic senior e Irina Zvereva, ex tennisti dell’Unione Sovietica — fa il passo che gli mancava tra i grandi, annettendosi il Masters e chiudendo l’anno al numero 4 della classifica mondiale, subito dietro gli Immortali. Nel gennaio 2019 dall’Australia, quindi, si ripartirà così: Djokovic, Nadal, Federer e poi lui, il piccolo di famiglia (198 centimetri) con un futuro da predestinato. La rincorsa è partita da lontano. Amburgo, 20 aprile 1997. Sei anni dopo il trasloco dalla Russia alla Germania del clan Zverev, nasce Alexander junior. Con i genitori e un fratello maggiore, Mikhail detto Misha, tennisti, non c’è da stupirsi che a 5 anni Sasha sia già in campo, instradato da papà, e che ieri sia diventato il primo tedesco dai tempi di Boris Becker (Francoforte 1995) a laurearsi maestro. Due set facendo il Djoker contro un Djokovic irriconoscibile, fallosissimo di dritto e frastornato: il numero 1 del ranking sognava di eguagliare Federer nei titoli Master vinti (6) a coronamento di una stagione da urlo (due Slam, Wimbledon e Us Open, Cincinnati, il trono del tennis riconquistato), e invece si ritrova a fare i complimenti a rete a Odino, 6-4, 6-3 e tutti in vacanza. E’ stato davvero il torneo delle sliding doors, questo Masters che ha raccolto in riva al Tamigi gli otto migliori fradici di stanchezza (si lamentano che giocano troppo e poi si vanno a sfiancare in lucrosissime esibizioni attraversando il mondo…), Zverev si era arreso a Djokovic nel girone e ribalta il destino in finale, dopo aver rispedito da Mirka un Federer brutto e bolso. Si può eccepire sulla formula del Masters, che premia un tennista battuto a inizio settimana, ma non è certo la prima volta che succede e Sasha non viene sommerso dai coriandoli azzurri della premiazione per caso. A differenza di Grigor Dimitrov, maestro 2017, di Atp Finals Zverev ne vincerà altre, e sbancherà gli Slam, perché il rodaggio è finito, ha un tennis per tutte le superfici (Nadal permettendo sulla terra, però il tedesco quest’anno al Roland Garros è arrivato nei quarti) e l’età sarà un’arma letale contro la generazione dei magnifici ultra-trentenni. «Se guardo le cose in prospettiva — ha detto Djokovic a Fine match —, non posso negare che sia comunque stata una stagione eccezionale». Ha ragione: dopo gli Internazionali d’Italia, a maggio, era sceso al numero 22 della classifica e la sconfitta con Marco Cecchinato a Parigi pareva aver segnato il punto più basso della carriera. Ma il futuro è di Odino, che ha tutto per piacere agli dei del tennis: la faccia da schiaffi, gli occhi blu, l’altezza da cui far precipitare fulmini, tuoni, saette e ace, il look giusto e il tennis adeguato per ipotecare gli Slam quando Djokovic, Nadal e Federer gliene offriranno l’occasione, magari già sul veloce di Melbourne arroventato dal sole australiano. «Sono incredibilmente felice» dice Sasha nel microfono mentre il padre piange e la mamma raggiunge il campo (non riesce a vedere le partite del figlio dal vivo): «Grazie per avermi allenato tutta la tua vita. Adesso però smettetela di piangere…». Seguiranno lacrime più calde per successi ancor più pesanti. L’era di Zverev è appena decollata.

 

Maestro del tennis, la prima volta di Zverev

 

Stefano Semeraro, la stampa del 19.11.2018

 

Sascha Zverev ha vinto il torneo dei Maestri battendo il n.1 del mondo Novak Djokovic (6-4 6-3) e uno sarebbe tentato di dire che, dopo qualche anno di acerbo precariato, è la Next Gen, la nuova generazione di docenti che entra in ruolo. Anche considerando che da Wimbledon in poi Djokovic ha perso tre partite: a Toronto contro il 20enne Stefanos Tsitsipas, a Parigi-Bercy contro il 22enne Karen Khachanov e ieri alle Atp Finals contro il 21 enne Sascha, il più giovane maestro, guarda caso, dai tempi di Djokovic nei 2008. I se e i ma riguardano la prestazione del Number One, svuotato, irriconoscibile (60% di prime palle, 20 errori e appena 7 vincenti), insomma lontano qualche parsec dal Terminator che mercoledì scorso, nella fase a gironi, aveva spinto allo scoramento proprio Sascha lasciandogli appena 5 games. «So che puoi vincere tutte le partite che vuoi – ha non a caso paraculeggiato il tedeschino -, ma apprezzo che tu mi abbia consentito di vincere oggi». In tribuna è scappato un sorriso persino al suo precettore Ivan Lendl, esperto in maturandi e solitamente meno espressivo di un bassorilievo maya. Zverev se lo è preso in carico un paio di mesi fa, dopo che un velenoso divorzio da Juan Carlos Ferrero ne aveva rafforzato la fama di capofila di una generazione di sdraiati di talento: grande fisico, grande braccio, ma scarsa etica del lavoro. La mano ruvida ma sapiente, con cui Ivan il Terrible aveva svezzato e teleguidato Andy Murray ai primi successi Slam, inizia ora a vedersi anche sul nuovo alunno. Cambi di ritmo e discese a rete Zverev non ha solo picchiato su diritto e servizio, ma ha provato a irritare il Djoker, riuscendoci, anche con cambi di ritmo, discese a rete, accelerazioni dislocate con pazienza alla fine di scambi lunghissimi: quelli che solitamente alla fine vince Djokovic e che ieri invece si è spesso intascato il rivale. Del resto è da quando dominava fra i bimbetti, sorvegliato dagli occhietti feroci di papà Alex senior – ex tennista pure lui, ma nato in Russia come il resto della famiglia mentre Sascha è di Amburgo – che tutti guardavano a junior come al Predestinato. Al futuro Number One, all’erede di Becker, prima di lui l’ultimo tedesco a vincere il Masters (1995). Con questo torneo dei Maestri la profezia inizia a compiersi: nei 2019, da solido n. 4, Zverev dovrà finalmente dimostrarsi da corsa anche negli Slam. «Giocherò il Masters ancora a lungo» ha abbozzato alla fine il 31enne Djokovic, e guardava diritto il futuro negli occhi azzurrissimi di Sascha.

 

Sascha il predestinato tra famiglia e profezie

 

Riccardo Crivelli, la gazzetta dello sport del 19.11.2018

 

Da Wimbledon a Braunschweig ci sono 783 km in linea d’aria, una distanza che da ieri sera si è accorciata sovrapponendo il campione più grande di questo decennio all’erede più talentuoso. PREDESTINATO Nel luglio del 2014, mentre Djokovic si inginocchia sull’erba di Church Road per festeggiare il secondo trionfo ai Championships, un ragazzone biondo nato ad Amburgo da genitori russi ex tennisti conquista, a 17 anni e due mesi, il Challenger della città tedesca: più precoci di lui ci sono stati solo tipetti del calibro di Chang, Gasquet, Nadal, Djokovic e Del Potro. È un segnale, e che segnale. Infatti un paio di settimane dopo Sascha diventa il più giovane vincitore di un match Atp 500 proprio nella natia Amburgo e il primo minorenne a battere un top 20 dieci anni dopo Gasquet. Come si fa a non definirlo predestinato? Anche perché c’è stato il Bonfiglio nel 2013 con annesso numero uno della classifica juniores e gli Australian Open giovanili l’anno dopo. Soprattutto, quando ha appena sedici anni, le sue qualità convincono Stich, grande gloria teutonica, a metterlo sotto contratto per un lustro e Federer, che all’inizio degli anni 2000 se l’era visto finire tra le gambe al torneo di Amburgo (Sascha aveva cinque anni e in pratica era la mascotte del circolo), quando ha l’occasione di palleggiare con lui, ancora junior, lo benedice come futuro top ten. A quei tempi, la Germania che rimpiange Becker spera in un trio di promesse: lui, Marterer e Masur. II Masters appena concluso fornisce la risposta su chi fosse il migliore. IN FAMIGLIA Un fenomeno plasmato dagli affetti di casa: papà Alexander senior è l’allenatore, il fratello Mischa, attuale numero 69 ma già 25 l’anno scorso, di dieci anni più vecchio, è il suo mentore nell’approccio al circuito dei grandi, mamma Irina è la sua fisioterapista e dietologa. Un lavoro eccellente, che porta il bimbo fino al numero 3 del mondo. Ma la bambagia familiare pub essere anche una gabbia: alla naturale spocchia di chi sarà un dominatore, Sascha aggiunge qualche atteggiamento da divo in allenamento che fa fuggire polemicamente Juan Carlos Ferrero dopo solo qualche mese di collaborazione. Perb tre Masters 1000 vinti a 21 anni (il primo a Roma, a sottolineare il feeling con l’Italia) lo affiancano a gente come Nadal e Djokovic. E adesso c’è Lendl, che l’ha subito obbligato a 4-5 ore di preparazione giornaliera in un momento della stagione in cui pensi soltanto alle vacanze. Con che risultati, si è visto. Ora manca solo la consacrazione negli Slam, l’unico cruccio. Ma potrebbe essere appena questione di mesi.

 

E’ cambiata la storia

 

Daniele Azzolini, tuttosport del 13.11.2018

 

Siamo nell’Era di Bimbo Sascha, alla fine. Gli indizi ci sono tutti. Vi siamo entrati senza fracasso, senza spintoni, senza annunci clamorosi, e ora siamo qui a dirci che, in fondo, doveva succedere, che gli anni passano per tutti e nel divenire delle cose i cambiamenti sono il sale della vita. Lui, il giovane Zverev, è ancora li, sul campo, steso a pancia in giù, quasi in un atto d’amore.11 pubblico applaude senza rendersene conto. Nessuno pensava che Djokovic perdesse queste Atp FinaLs, nessuno riteneva Sascha Zverev già in grado di disinnescare il serbo tomato da poche settimane al numero uno. Non c’era anima viva disposta a puntare un solo penny sulla doppia lezione servita ai Favolosi di una volta, prima Federer, poi Djokovic. Sascha ha vinto le Finals dominando i due che intorno a questo titolo avevano costruito una leggenda Ma la Storia del Tennis segue percorsi tutti suoi, e ancora una volta ha dato una risposta differente, ha spinto sulla ribalta il ragazzino meglio introdotto. Zverev ha bussato alla porta del Club dei Campioni, e loro gli hanno detto di accomodarsi. Le Finals non sono uno Slam, ma possono vincerle solo i più grandi. Zverev dovrà ancora percorrere un bel tratto di strada, ma ora sa quale sarà la meta finale. Vittorie così ti cambiano dentro, anche se sei un predestinato. Finché non le cogli, non credi di esserne capace. Ora Sascha ha capita Curioso match. Otto game in copia e incolla con l’ultimo confronto giocato, appena martedì scorso. Djokovic il primo a battere, Sascha all’inseguimento, ma con passo sicuro, senza foga. Sembrava quasi che Zverevvolesse ricominciare da fi, da quel nono game con il Djoker al servizio, durante il quale quattro sere fa aveva storpiato il suo tennis, facendosi cogliere dal batticuore davanti a due palle break che lo avrebbero trascinato di peso alla vittoria nel primo set. Chissà quanto gli sono costati, quei due strafalcioni, e chissà quante tirate d’orecchie gli sono venute da Mastro Lendl, che simili trascuratezze non le ha mai perdonate, a cominciare da se stesso. E così, il bimbo smaniava per mostrare i progressi compiuti, e come tutte le reprimende fossero state recepite, catalogate e trasferite nella memoria centrale. Ha preso di mira il rovescio del Djoker, forse più fragile alla lunga del dritto; ha aperto varchi che di norma il gioco chiuso del serbo non offre, e su quelli ha ritrovato la palla break (la prima del match) con la quale misurarsi. E l’ha giocata bene, questa volta, a botta sicura. Poi si è girato compunto verso l’angolo del suo maestro e ha chiesto con gli occhi se questa volta avesse fatto bene. Il sì di Lendl ha trasformato in colpi di spingarda i suoi servizi di Sascha. Tre ace. E finalmente il set. Lì Djokovic ha capito che non sarebbe più stato il match della sua sesta vittoria nel Master Sascha guidava gli scambi, lo incalzava, e quel che è peggio per il serbo, non aveva paura ad avventurarsi oltre il quindicesimo, addirittura il ventesimo scambia ll secondo set ha subito messo in piazza tre break, due per Sascha, ormai libero di colpire. Tre a uno, eDjokovic nelle vesti dell’inseguitore, un ruolo che sperava di non dover più recitare. L’ultimo break è giunto su un rovescio non facile da tenere in campo. ll marchio di fabbrica di un ragazzo costruito per vincere, e un po’ anche per stupire. Un match costruito su un impianto solido, quello di Zverev. Pianificato nei minimi dettagli, nel quale gli strateghi di casa Zverev hanno dato spazio a tutte le doti del “ragazzo che un domani sarà numero uno”. Un servizio da tenere sempre ben vivo, variandolo spesso ma senza assumere rischi non calcolati; un dritto da curare nelle traiettorie, alzandole di quel tanto da renderle sicure, eppure infide per Djokovic; e un rovescio invece più libero di colpire a piacimento. È il suo colpo migliore in fondo, e su quello a Bimbo Sascha è stata concessa piena libertà. Del resto, c’è una famiglia di autentici architetti del tennis, dietro il ragazzo costruito per vincere. Papà Alexander è stato giocatore professionista, mamma Irina è maestra di tennis. La famiglia si trasferì ad Amburgo nel 1991, spinta dagli entusiasmi di una Germania senza muri. L’idea fissa era quella di dare forma a un numero uno. Il primo prodotto venne abbastanza bene, non benissimo. Misha, dieci anni più di Sasha, aveva colpi incantevoli e carattere volubile. Sasha invece è venuto su alla perfezione. Modernissimo nel tennis, che è violento senza sforzo, il carattere di acciaio e tungsteno. È ancora giovane, solo molto giovane… Ma prima o poi, anche questa gli passerà.

 

E’ Zverev il nuovo Maestro

 

Ubaldo Scanagatta, il quotidiano nazionale del 19.11.2018

 

Mai dare nulla per scontato nel tennis e soprattutto nel Masters di fine anno. Puoi essere favorito quanto vuoi, i bookmakers possono dare a sei (quota pazzesca) la vittoria del tuo avversario, tu sei n.1 del mondo, hai perso solo due partite da Wimbledon in poi (35 vittorie in 37 match), non hai perso il servizio fino alla finale concedendo soltanto 32 punti in 36 turni di battuta, hai battuto 64 61 il giovane finalista tedesco di 21 anni che ti ritrovi di fronte dopo 4 giorni e che in tutti gli Slam dell’anno aveva fatto flop (salvo i quarti di finale al Roland Garros), ma la vecchia legge del Masters che dice quanto sia difficile battere per due volte lo stesso avversario (su 18 volte 9 volte il vincitore era stato quello che aveva perso nel round robin), ha colpito ancora.

Alexander (Sasha per gli intimi) Zverev, 21 anni compiuti il 20 aprile, ha battuto contro tutti i pronostici, dopo Roger Federer in semifinale, anche Novak Djokovic in finale: 64 63 in un’ora e 20 minuti. E’ il primo Maestro tedesco in 23 anni. Nel 1995 trionfò Boris Becker su Chang.

Soltanto Andy Murray nel torneo olimpico del 2012 a Wimbledon e prima di lui Rafa Nadal due volte nel 2008 (Roland Garros e Amburgo), avevano battuto sia Federer  sia Djokovic nello stesso torneo.

Ma è curioso che a battere Djokovic da Wimbledon in poi siano stati soltanto tre rampolli della Next-Gen, il greco Tsitsipas a Toronto, il russo Khachanov a Parigi-Bercy e ora Sasha Zverev che aveva vinto il suo primo Masters 1000 un anno fa a Roma e già nel novembre di un anno era salito a n.3 del mondo e deciso di saltare il torneo NextGen di Milano per fare la prima esperienza fra i Maestri.

Quando a Montecarlo, quest’anno dopo un inizio zoppicante per essere stato sconfitto da Chung in Australia e aver fatto tre maratone contro avversari modestucci a Parigi, gli fu chiesto se non fosse il caso di cercarsi un allenatore diverso dal padre, e cioè Ivan Lendl, quasi si arrabbiò: “Mio padre (Alex senior) seniormi conosce meglio di chiunque, da 21 anni, e nessun coach ha tirato su due giocatori dalla tecnica del tutto diversa (il fratello maggiore Mischa  è mancino, gioca serve&volley, un anno fa era n.25, oggi è n.69) come noi”.

Sarà ma poco prima di Wimbledon Sascha ha cambiato idea e ha preso Lendl, l’ex campione ceco vittorioso in 8 Slam e in 5 Masters di fine stagione che aveva condotto Andy Murray a vincere Wimbledon e US Open prima di queste Atp finals Murray (su Djokovic in finale) nel 2017.

Fino al 4 pari del primo set la finale ha rispettato la regola dei servizi come mercoledì scorso. Ma a differenza di quella partita Djokovic non ha salvato pallebreak: con due errori di dritto, uno in rete e l’altro lungo ha subito il primo break del torneo. E sul 5-4 Zverev ha messo a segno 3 aces per il 6-4. 62% di prime per il serbo e 84% per il tedesco. Il secondo set per Djokovic è cominciato peggio! Ha perso la battuta nel primo e nel terzo game. Tre break di fila per uno che non li aveva mai subiti. Irriconoscibile lui, spento, sempre perdente in tutti gli scambi lunghi. Così Zverev, che temeva una folla ostile dopo l’episodio del raccattapalle con Federer, con un passante lungo di rovescio lungolinea ha conquistato il torneo più importante della sua carriera e 2.509.000 dollari.

Le interviste dei finalisti, opinioni e commenti suwww.ubitennis.com

]]>
https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/zverev-maestro-con-il-botto-piccardi-maestro-del-tennis-la-prima-volta-di-zverev-semeraro-sascha-il-predestinato-tra-famiglia-e-profezie-crivelli-e-cambiata-la-storia-azzolini/feed/ 0
Grande Zverev, ma Federer e Djokovic non mi sono piaciuti https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/grande-zverev-ma-federer-e-djokovic-non-mi-sono-piaciuti/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/grande-zverev-ma-federer-e-djokovic-non-mi-sono-piaciuti/#respond Mon, 19 Nov 2018 09:13:14 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=282031 LONDRA - Venti punti di discussione. Il futuro di Federer, Nadal, Djokovic e Zverev. Si può perdere giocando bene, ma a Londra non è successo ]]>

Nello stendere il commento conclusivo su queste ATP Finals 2018 l’idea iniziale è quella di far felici i lettori che vorrebbero che i miei editoriali fossero più brevi. Di sicuro sarebbe contento Lorenzo della Giovanna che li traduce in inglese per Ubitennis.net, la pagina diretta da Adam Addicott che fa un lavoro splendido con una redazione abile ma esigua.

1 – Il torneo non mi è piaciuto. Di partite davvero belle, super-memorabili, non ne ho viste. E nemmeno brutte ma almeno ricche di suspence. Niente di tutto ciò. Su 15 duelli solo Cilic-Isner ha richiesto il terzo set e nessuno dei due protagonisti è approdato alle semifinali.

2 – Tutte queste partite in due set, compresa la finale, mi sono apparse mosce, una volta che si sono sbloccate a favore del vincitore. Chi ha perso – e potrebbe essere banale osservarlo, ma non è sempre così – ha quasi sempre giocato proprio maluccio e al di sotto delle proprie possibilità. Chiunque fosse.

3 – Tuttavia questo torneo potrebbe restare nella storia del tennis perché ha battezzato un nuovo vincitore, Sascha Zverev che ha vinto il suo primo grande torneo nel modo più inatteso e chissà quanti altri ne vincerà ancora.

4 – Sascha è il solo con Murray nel Wimbledon olimpico (2012) e con la doppietta di Nadal fra Roland Garros e Amburgo 2008 ad aver battuto uno dopo l’altro Federer e Djokovic nello stesso torneo. L’impresa quindi c’è tutta. E l’avvenire è certo roseo. Può essere che diventi perfino simpatico. Nel weekend ha guadagnato dei punti, grazie anche ai ‘buuuh’ pro Federer e alla sua intelligenza nel comprenderli, pur inevitabilmente ferito e rattristato.

5 – Quando si scriverà di lui e del suo inizio carriera si ricorderà che – sebbene il suo primo titolo ATP sia arrivato nel 2016 a St. Petersburg – il suo primo grande torneo vinto è stato il Masters 1000 di Roma 2017. E queste Finali ATP 2018 sono certamente il titolo più prestigioso. Il “battesimo” romano verrà ricordato per lui un po’ come il primo successo milanese (41 titoli in tutto) di Stefan Edberg nel 1984 e il primo successo (99 titoli) anch’esso milanese di Roger Federer nel 2001. Insomma fenomeni indigeni del tennis proprio non ne abbiamo, ma li ‘scopriamo’ e li lanciamo con altri passaporti. Meglio che niente.

Alexander Zverev – Internazionali BNL d’Italia 2017 (foto Paolo Pizzi)

6 – Senza nulla togliere ai meriti di Sascha, soprattutto considerando i suoi 21 anni compiuti ad aprile, va detto che il Djokovic da lui battuto in finale non era neppure il lontano parente di quello che gli aveva dato 64 61 mercoledì scorso. Nole non aveva mai perso il servizio, aveva tenuto 36 turni di servizio cedendo la miseria di 32 punti, e in finale è riuscito a subire, dal 4 pari del primo set al 1-2 del secondo, tre break di fila. Il primo a 15, il secondo ai vantaggi, il terzo a zero. Irriconoscibile. Bravo Sascha per carità, è stato aggressivo, ha servito bene, ha giocato meglio del solito anche di dritto, però Djokovic non era Djokovic.

7 – È giusto anche osservare che la stessa cosa a parti rovesciate era accaduta mercoledì nel corso del loro primo duello: non trasformate allora le due palle break sul 4 pari – identica situazione della finale perché in tutti e due i match era stato Djokovic a cominciare a servire e a dominare i servizi, così come Zverev – Zverev era precipitato in un abisso di errori. Dall’ 1 pari del secondo aveva fatto solo tre punti, grazie a un suo ace, un doppio fallo di Nole, un unico scambio vinto in palleggio. Irriconoscibile, quella sera, era stato lui, Sascha Zverev.

8 – Insomma si è confermata questa strana tradizione, una specie di Macumba, delle finali del Masters: non sembra davvero avere una logica la statistica che racconta 10 sconfitte in finale in 19 duelli (più del 50 per cento) subite da chi aveva vinto 24/36/48 ore prima nel round robin. Zverev non lo sapeva e quando glielo ho detto ha commentato sorridendo: “Ah cercherò di ricordarmi allora, la prossima volta, di perdere un incontro nel round robin”. E Djokovic, ovviamente meno sorridente: “Psicologicamente penseresti che chi ha vinto il primo duello nel girone dovrebbe avere maggiore fiducia… sapevo che lui avrebbe cambiato qualcosa, che avrebbe giocato meglio e lo ha fatto. Io, dal canto mio, ho giocato sotto il par, in confronto con tutti i match che ho giocato questa settimana”.

9 – La finale verrà dunque ricordata più per la sorpresa, per il nome del vincitore, e l’età, che per il gioco e la suspence. Per la sorpresa perché nessuno pensava che Djokovic, dopo 35 vittorie nelle ultime 37 partite e con zero break nella 02 Arena, potesse perdere. Se i bookmaker si sbilanciavano al punto da pagare la vittoria di Zverev a addirittura a 6 – che per la verità per una finale che vedeva impegnato un giocatore capace di servire come Zverev mi pareva una quota assurda – vuol dire che tutti quelli che giocano d’azzardo la pensavano così. E anche tutti i critici. Noi compresi.

10 – Andando a ritroso nelle finali del Masters mi sono con sorpresa trovato a scoprire che pochissime finali negli ultimi anni sono state belle e interessanti. Lasciamo perdere Dimitrov-Goffin. Di certo nessuna fino al Djokovic Federer del 2012 (76 75). E tornando più indietro – ricordando che l’ultima finale giocata sulla distanza dei 3 set su 5 è stata quella del 2007 a Shanghai, noiosissima, Federer b. Ferrer 62 63 62 – è stata bellissima quella del 2005 sempre a Shanghai vinta da Nalbandian su Federer 67 67 61 62 76 e fra quelle davvero memorabili metto quella del ’96 fra Sampras e Becker (36 76 76 67 64 e il tie-break del quarto set fini 13-11!) e fra gli stessi due attori nel ’94 46 63 75 64. Non male anche quella del 1993 – Stich b.Sampras 76 26 76 62 – ma la superficie di Francoforte era troppo veloce e fu principalmente battaglia di servizi, per risalire a quella storica del 1988 al Madison Square Garden vinta da Becker con un clamoroso net sul match point nel tiebreak del quinto dopo uno scambio di 36 palleggi: 57 76 36 62 76. Fu avvincente anche quella che Lendl vinse invece su Gerulaitis rimontandogli due set di handicap e il match-point al terzo: 67 26 76 62 64. Mi piacque anche McEnroe-Ashe nel 78, anche lì con match-point annullato: vinse Mac 63 67 75. Non vidi invece quella vinta in 5 set da Vilas su Nastase sull’erba di Kooyong 1974: 76 62 36 36 64

11 – A proposito di Lendl… eh, Ivan al Masters di fine stagione ha trionfato 5 volte (su 9 finali) con la racchetta in pugno, più una volta con Murray da coach e ora con Zverev. Ivan si era qualificato 12 volte per il Masters tra il 1980 e il 1991, una più di Djokovic e Connors, due meno di Nadal che però non si è presentato 5 volte, 4 meno di Federer. In 12 presenze Lendl aveva collezionato 39 vittorie e 10 sconfitte. Non si può dire che Zverev, quando si è rivolto a lui prima di Wimbledon, abbia scelto un coach poco esperto.

12 – Queste tre sole sconfitte subite da Novak Djokovic da Wimbledon in poi sono state un gran bello spot per le finali dell’ ATP Next-Gen di Milano. A Toronto ha perso da Tsitsipas, a Paris-Bercy da Khachanov, a Londra da Zverev. Soffre la gioventù che non c’è più?

13 – Quasi di riflesso con il punto precedente… potrei dire che in generale le partite giocate a Rho dai Next-Gen sono state più divertenti di queste di Londra e il livello della finale fra Tsitsipas e de Minaur è stato migliore di una decina di incontri visti alla 02 Arena. Però giocare set con il tie-break a 3 pari e con il No-ad è tutto un altro sport. Nei match londinesi molto poco è successo di decisivo nei primi 6 game. A Milano i giovani tennisti tiravano sempre a tutta randa e c’era grande equilibrio, fino a che sul 3 pari il tie-break lo rompeva una volta per uno e un’altra per l’altro.

Alex de Minaur – Next Gen ATP Finals 2018 (foto via Twitter, @nextgenfinals)

14 – È stata migliore la semifinale Zverev-Federer o Zverev-Djokovic? Difficile dirlo. I bei match si giocano in due. Zverev ha forse giocato meglio contro Djokovic. Djokovic ha forse giocato peggio di Federer. Con i se e i ma non si indovina lo svolgimento e l’esito di una partita, ma credo che se Federer avesse vinto il tie-break del secondo set avrebbe finito per vincere lui, nonostante fin lì avesse giocato decisamente peggio. Ma magari sottovaluto il “mentale”, la forza nervosa di Zverev perché mi lascio influenzare dal suo rendimento modesto negli Slam. Quest’anno il miglior risultato lo aveva raggiunto con i quarti al Roland Garros, dove però era stato trascinato al quinto set da avversari di poco conto.

15 – Quando Zverev, assai brillante anche nel discorso post-match, ha ringraziato sponsor, arbitri,giudici di linea e raccattapalle, mi ha percorso un fremito: e se avesse ringraziato personalmente il raccattapalle che sul 4-3 nel tie-break del secondo set contro Federer si era fatto scappar via la palla? Fossi stato nei panni degli organizzatori forse avrei fatto scendere in campo quel raccattapalle anche per la finale.

16 – Ho amato visceralmente il doppio e so che se ci fosse stata una coppia italiana mi sarei messo d’impegno per seguirlo. Invece, e me ne scuso, non ho visto una palla né un punto dal vero. Vergogna. Alla fine hanno vinto Bryan e Sock, al terzo grande titolo in stagione.

17 – Sasha Zverev è il primo “maestro” tedesco in 23 anni, da quando Boris Becker Becker battè Chang. Boris ha vinto “solo” 6 Slam ed è stato n.1 del mondo per “sole” 12 settimane – come Arantxa Sanchez! – e io credo che Zverev sia destinato a fare risultati ancora migliori. E a vincere più soldi (2.509.000 dollari ieri) dilapidandone meno. Con le donne sarà più cauto, a Boris sono costate davvero tanto. Però non lo immagino capace di conquistare altrettanta popolarità in Germania e altrove. Vincerà già uno Slam nel 2019? Sì o no, sarà certo uno dei favoriti. E fino a ieri forse non lo era.

18 – La domanda più ricorrente è però: Roger Federer si qualificherà per il prossimo Masters evincerà un altro Slam? La mia risposta è sì alla prima domanda perché non vedo 8 giocatori più forti di lui nel 2019. E no alla seconda (lieto di sbagliarmi) perché i 3 su 5 cominciano a diventare un’asticella troppo alta, soprattutto dove si fa fatica. Sull’erba, con un tabellone amico nei primi turni, potrebbe coltivare la speranziella.

Roger Federer – ATP Parigi-Bercy 2018 (foto via Twitter, @RolexPMasters)

19 – E Nadal? Sarà nuovamente il favorito al Roland Garros, dove potrebbe vincere per la dodicesima volta – potrebbe ma non dovrebbe, attenzione – ma non lo vedo assolutamente vittorioso negli altri Slam. Per le profezie però aspettate quelle dell’unico Mago che conta, il Mago Ubaldo.

20 – E Djokovic? Non avesse perso così male questo Masters, dando l’impressione di una qual certa fragilità mentale dopo aver invece espresso tanta solidità nel secondo semestre del 2018, l’avrei candidato ad un possibile Grande Slam. Ma queste sconfitte con gli arrembanti Next-Gen me lo fanno dubitare.

21 – Cavolo, sono andato lungo anche stavolta! Sono proprio incorreggibile.

]]>
https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/grande-zverev-ma-federer-e-djokovic-non-mi-sono-piaciuti/feed/ 0
Zverev ringrazia papà e Lendl. Djokovic: “Gli auguro di superarmi” https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/zverev-ringrazia-suo-padre-e-lendl-djokovic-gli-auguro-di-superarmi/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/zverev-ringrazia-suo-padre-e-lendl-djokovic-gli-auguro-di-superarmi/#respond Mon, 19 Nov 2018 08:01:13 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=282047 Con la vittoria di Zverev al Masters si apre forse un nuovo capitolo del grande tennis. Il tedesco onora il padre: "È suo il merito. Mi ha formato". Novak: "Siamo simili, è un buon amico. Gli auguro di vincere più di me"]]>

Un finale di stagione per Alexander Zverev che, in realtà, quasi certamente segna l’inizio di una nuova carriera per lui e di una nuova era per il tennis mondiale. Grazie alla vittoria (seppure un po’ a sorpresa) delle ATP Finals contro Novak Djokovic, Sascha si candida ad entrare nella rosa dei grandi. Una tappa storica per il 21enne di Amburgo – il primo tedesco a vincere il Masters di fine stagione dopo Boris Becker (1995) – cha va a prendersi il trofeo più importante, finora, annichilendo il n. 1 del mondo, quel Novak Djokovic rullo compressore che stava dominando il circuito da quattro mesi.

Nell’ultimo round del torneo londinese, in realtà, rullo compressore il serbo lo è stato un po’ meno, sbagliando più del solito e lasciandosi sopraffare da uno Zverev davvero on fire. Che questa vittoria segni l’inizio di un nuovo Sascha? Possibile. Intanto uno Zverev diverso lo si è visto già durante la cerimonia di premiazione, con tanta voglia di comunicare e rendere omaggio a coloro che lo hanno ispirato (Novak compreso) – lui, di solito alquanto laconico, riservato e un po’ glaciale. E pare perfino non sia rimasto troppo soddisfatto dell’applauso dei giornalisti quando si è presentato al consueto incontro post-match con la stampa: “È il peggiore applauso che abbia mai ricevuto dopo aver vinto un torneo, ma grazie (ride)”. Ma cosa significa per Alexander questa vittoria? “È il titolo più importante della mia carriera, finora. È un trofeo che significa molto per tutti i giocatori“. Dopo aver convertito il match point, il tedesco si è accasciato a terra. “Cosa ho provato quando ero a terra? Ho sentito soprattutto le mie ginocchia, che hanno urtato il suolo!” scherza Sascha, che poi sottolinea quanto sia stato fondamentale per lui essere capace di avere la meglio su due avversari del calibro di Federer e Djokovic: “Battere due giocatori del genere, Roger e Novak, in semifinale e in finale è stato sorprendente, significa così tanto. Sono incredibilmente felice e orgoglioso di vivere questo momento“.

Battere Roger. Uno scalpo che il pubblico della O2 Arena di Londra non gli ha perdonato dopo la semifinale, soprattutto dopo aver fermato il gioco per una pallina scivolata di mano al raccattapalle durante lo scambio. Ma il regolamento gli dà ragione, così come il buon senso. I fischi ricevuti sono inaccettabili ma Alexander si sente comunque in dovere di scusarsi (nuovamente). “Non sapevo cosa aspettarmi onestamente, perché sono convinto di aver fatto la cosa giusta anche se la reazione del pubblico non è stata molto positiva nei miei confronti. Ero un po’ triste perché in quanto tennisti e praticando dunque uno sport individuale, prendiamo queste cose un po’ sul personale“.

Giovanissimo ma dalla personalità carismatica, Sascha Zverev fa parte del terzetto NextGen che si è imposto in questo 2018. Insieme al tedesco, Karen Khachanov e Stefanos Tsitsipas vantano una vittoria importante sul campionissimo serbo, rispettivamente in finale a Parigi Bercy e al terzo turno a Toronto. “Siamo giovani e ci stiamo facendo strada” dice Sascha, “Khachanov ha vinto il Masters di Bercy ed ero molto felice per lui. Non ero contento di aver perso contro di lui ma ero felice per la sua vittoria perché siamo buoni amici. A Toronto, contro Tsitsipas, credo che Djokovic non abbia giocato al meglio ma ovviamente grande merito va a Tsitsipas perché uno come Novak lo devi battere, non ti regala mai il match“.

LA MANO DI IVAN – Uno degli assi nella manica di Zverev è senza dubbio Ivan Lendl. Lo sappiamo, Ivan ci indovina sempre nell’accettare di seguire i suoi pupilli e, se il buongiorno si vede dal mattino, quella con Sascha è destinata ad essere una partnership vincente nel tempo. “Cosa mi ha consigliato Ivan prima del match? Mi ha parlato del golf. Non ha fatto nulla!” scherza ancora Sascha, “No, sto scherzando! Ovviamente ha analizzato il match disputato nel girone contro di lui e mi ha detto di fare diversamente alcune cose. Oggi sono stato più aggressivo e ho cercato di colpire la palla con maggiore anticipo“. Quindi merito a Lendl anche se il 21enne ci tiene a rendere omaggio soprattutto a suo padre: “È stato mio padre a darmi le basi; mi è vicino da 21 anni, lui mi ha formato. Certo, Ivan ha fatto molto ma la maggior parte del merito va a mio padre“. Una famiglia particolarmente unita quella di Sascha, vicinissimo al fratello Mischa, maggiore di dieci anni, alla madre Irina nonché all’amatissimo cagnolino Lovik, che gli Zverev portano sempre con sé in ogni torneo “Sì, è il cane di famiglia“, dice Sascha che, dopo la vittoria, non manca di baciarlo e accarezzarlo. “Passa molto tempo sui campi, credo su tutti tranne quelli di Wimbledon, perché il regolamento lo vieta“.

GLI AUGURI DI NOLE – E ora, superare Djokovic. È possibile?Superarlo? Come?” esclama il tedesco. “Oh Gesù. Mio Dio! (ride). Ho vinto appena un titolo di questi, lui ne ha vinti cinque! E poi ha vinto, non so, qualcosa come 148 titoli più di me. Certo, spero di poter fare ancora grandi cose ma andiamoci piano“. Invece Novak pare proprio crederci: “Gli auguro di superarmi. Davvero“. Sembra sincero il serbo che riconosce i grandi meriti del tedesco, rivedendosi in lui, quando, a 21 anni, vinse la prima volta il Masters. “Lavora tantissimo. E poi è una persona davvero gentile. Sono contento che abbia vinto un grande titolo. Siamo buoni amici, ci frequentiamo perché abitiamo entrambi a Montecarlo e ci alleniamo spesso insieme. E ha davvero una bella famiglia. Merita il successo di oggi e gli auguro di rimanere in salute e di vincere tanti altri titoli“. E come è migliorato Sascha? “In finale ha fatto tutto bene, ha trovato un buon equilibrio nel suo gioco e entrava dentro il campo. Ovviamente ha un grande servizio e io non ho risposto bene, non sono riuscito a farlo muovere troppo e ho commesso troppi errori. Dal 4-4 nel primo set, il mio livello si è abbassato. Ma il merito va a lui perché è stato molto solido“.

Ora il meritato riposo anche per Novak anche se il prossimo Australian Open è alle porte: “Ho avuto grande successo nella mia vita, nella mia carriera e, in Australia, più di quanto abbia avuto negli altri tornei. Spero che continui così“.

]]>
https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/19/zverev-ringrazia-suo-padre-e-lendl-djokovic-gli-auguro-di-superarmi/feed/ 0
Il futuro è adesso: Maestro Zverev supera Djokovic https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/il-futuro-e-adesso-maestro-zverev-supera-djokovic/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/il-futuro-e-adesso-maestro-zverev-supera-djokovic/#respond Sun, 18 Nov 2018 19:54:31 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=281987 Nole battuto in due set. Sascha è il primo tedesco a vincere le Finals dai tempi di Becker ('95). Prestazione molto passiva per il serbo che manca l'aggancio al record di Federer]]>

Dal nostro inviato a Londra

[3] A. Zverev b. [1] N. Djokovic 6-4 6-3

Nell’ordine, Isner, Zverev, Cilic, Anderson, stasera in finale ancora Alexander Zverev: l’altezza media degli avversari che il numero uno del mondo Novak Djokovic si è trovato di fronte in questa edizione 2018 delle ATP Finals supera comodamente i 2 metri. Non credo sia mai successo prima che un giocatore affrontasse esclusivamente lungagnoni simili per un intero torneo. Visti i risultati ottenuti finora, vittorie comode con tutti, condite da strisce statistiche impressionanti (in particolare, il rendimento al servizio, 36 turni di battuta tenuti lasciando a chi rispondeva solo 32 punti, meno di uno a game, incredibile), è evidente che i bombardieri dalle leve lunghe il buon vecchio Nole se li gestisce senza grossi problemi. Se ci mettiamo anche che negli ultimi due incontri Sascha ha racimolato la miseria di 8 giochi totali, compresi i 5 di mercoledì nel girone, la faccenda appare quasi insormontabile per il tedesco. Precedenti totali, 2-1 per il serbo. Nelle precedenti 18 occasioni in cui in finale si è avuta una rivincita del match giocato nel girone, 9 volte ha vinto chi aveva perso in precedenza.

La partita è buona fin dall’inizio, Zverev e Djokovic si attaccano a vicenda con bella grinta, servono bene, il pubblico della O2 Arena (tutto esaurito in ogni ordine di posti) si diverte parecchio. Contrariamente a quello che le caratteristiche dei giocatori potrebbero far pensare, spesso è Sascha a farsi valere in difesa e contrattacco, davanti alla pressione e agli anticipi del serbo. Fino al 4-4, nessun pericolo per chi è alla battuta, anche se – rispetto alla perfezione quasi assoluta dei giorni scorsi – qualche minima incertezza da parte di Nole al servizio si intravvede. I numeri dicono 62% di prime palle in campo Djokovic, 84% Zverev, la differenza è sostanziale. E i nodi vengono al pettine proprio nell’ottavo game, con un paio di errori del serbo, tra cui una brutta volée giocata da troppo lontano, e un dritto affondato malamente in rete: incredibile ma vero, ecco il primo break subìto da Nole nel torneo, 5-4 Sascha. Il giovane tedesco non trema, anzi, nel game decisivo: 3 ace di fila, che lo portano ad altrettanti set-point, il secondo, con l’errore il lunghezza di Djokovic, è quello buono, 6-4 e un set a zero per lui. Sorpresa notevole, la situazione si fa interessante nell’ottica dell’avere un match lottato, avesse perso il primo parziale, sarebbe stato difficile immaginare una rimonta di Zverev. Gli spettatori, che evidentemente dopo le inqualificabili scene alla fine dell’incontro con Federer si sentono un po’ in colpa con Sascha, lo incoraggiano con convinzione.

Il momento di crisi al servizio di Nole prosegue in avvio di secondo set, la prima palla lo tradisce, Zverev regge alla grande da fondocampo, arrivano altri errori gratuiti, e due palle break non consecutive. Nella prima occasione Djokovic si salva col servizio, nella seconda, propiziata da un rovescio in rete, dopo uno scambio tiratissimo, il drittone chiuso da Sascha fa venire giù lo stadio, e cosa per lui ancora più importante, lo manda avanti 1-0 e battuta. Due break di fila subiti dal giocatore che alla battuta aveva letteralmente nascosto la palla a tutti per l’intera settimana, che sport strano e imprevedibile a volte il tennis. Come se si fosse reso conto all’improvviso del consistente vantaggio conquistato, e gli fosse balenata in mente la consapevolezza di potercela fare, Zverev si contrae in modo inaspettato. Due doppi falli e la solita gran manovra da dietro del serbo portano al controbreak immediato, siamo 1-1. Il match è appassionante, la cosa interessante è che gli scambi lunghi, oltre i 7-8 palleggi, li vince spesso Sascha. Le percentuali al servizio di Nole non migliorano (sta galleggiando intorno al 50-55% di prime palle in campo, mentre Zverev è fisso sopra l’80%), si trova sotto 15-40 anche nel terzo game, continua a sbagliare parecchio (4 vincenti e 14 errori ora, 15-12 Sascha), e arriva ancora il break, sono 3 di fila, che roba. Bravo il tedesco con attacchi e passanti, tiene a 30, e sale 3-1. Finalmente un turno di servizio tenuto di autorità da Djokovic, che rimane in scia, dovrà scuotersi rapidamente se vuole rimettere in carreggiata la partita. Brutto inizio di sesto game per Sascha, con doppio fallo (il terzo del set) e rovescio largo, ma una bella discesa a rete, due bastonate al servizio e un errore di Nole gli danno il 4-2. Non ne immagino il motivo, ma l’impressione dalla tribuna è che Djokovic sia meno intenso e concentrato del solito, più che nel gioco lo si intuisce dal linguaggio del corpo, e dalle scarne reazioni emptive all’andamento del punteggio. Uno che di solito caccia i suoi proverbiali “urli di guerra” anche in momenti di assoluto controllo del match, oggi sta oggettivamente combinando diversi pasticci, e pare che la cosa non lo infastidisca nemmeno. Non che mi auguri lanci di racchetta o cose simili, ma un minimo di grinta esibita, anche per far sentire al giovane avversario che ci sei e che non gliela mollerai facilmente, ci vorrebbe.

La confusione anche tattica, strana e inaspettata, che attanaglia Nole stasera è ben evidenziata anche da un paio di discese a rete senza senso, su cui fa pure punto, ma che non ci stavano assolutamente. In un amen Sascha sale 5-3, e poi grazie agli errori incessanti del serbo, va 15-40 e due match point. Annullato col servizio il primo (anche qui, un serve&volley a dir poco azzaredato), e poi il passante lungolinea di Zverev lo decreta Maestro del 2018. Va a terra Sascha, per poi ricevere l’abbraccio dell’avversario. Titolo pesante, probabilmente il primo di tanti per lui. Strameritato, dopo aver sconfitto in fila due leggende come Federer e Djokovic. Potrebbe essere l’alba di una nuova e bella storia nel tennis, e con il massimo rispetto per il fuoriclasse sconfitto, non può che far bene al nostro sport.

DJOKOVIC – “Congratulazioni Sascha, hai giocato meglio che nel girone! (sorrisi). Spero di vedervi ancora tutti per molti anni qui, mettendo le cose in prospettiva è stata una bella stagione per me, devo ringraziare il mio team, e tutti i fan che rendono il tennis speciale. Grazie a tutti!”

ZVEREV “Ora come ora non posso descrivere le mie sensazioni. Congratulazioni Novak, hai giocato in modo incredibile tutta la settimana, per fortuna non contro di me oggi! Abbiamo parlato parecchio insieme in questi giorni, non solo di tennis, sei una gran persona. Complimenti al tuo team, aver avuto un intervento chirurgico e poi risalire al numero uno è un’impresa. Ringrazio il mio team, ovviamente, mio padre che è stato il mio primo coach, Ivan, grazie di esserti unito alla squadra, mi pare che abbiamo iniziato abbastanza bene no? (risate)”

RIVINCITE IN FINALE

Esiti opposti rispetto al girone

2018: Zverev b. Djokovic 6-4 6-3
2015: Djokovic b. Federer 6-3 6-4
2005: Nalbandian b. Federer: 6-7 6-7 6-2 6-1 7-6
2000: Kuerten b. Agassi 6-4 6-4 6-4
1999: Sampras b. Agassi 6-1 7-5 6-4
1996: Sampras b. Becker 3-6 7-6 7-6 6-7 6-4
1994: Sampras b. Becker 4-6 6-3 7-5 6-4
1990: Agassi b. Edberg 5-7 7-6 7-5 6-2
1989: Edberg b. Becker 4-6 7-6 6-3 6-1
1976 Orantes b. Fibak: 5-7 6-2 0-6 7-6 6-1

Il tabellone completo

]]>
https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/il-futuro-e-adesso-maestro-zverev-supera-djokovic/feed/ 0
ATP Finals LIVE: la finale Djokovic vs Zverev https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/atp-finals-live-la-finale-djokovic-vs-zverev/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/atp-finals-live-la-finale-djokovic-vs-zverev/#respond Sun, 18 Nov 2018 17:58:56 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=281978 Risultati, dichiarazioni e aggiornamenti di ogni genere. La nostra diretta della finale dalla O2 Arena: Novak Djokovic affronta Alexander Zverev]]>

Zverev contro Djokovic e ogni pronostico: Roma non si ripeterà
La classifica finale dei gironi e il tabellone

La rassegna stampa odierna

ATP Finals: Djokovic implacabile, Anderson raccoglie le briciole
ATP Finals: Zverev mette KO Federer ma è subissato di fischi

per visualizzare gli ultimi aggiornamenti premi F5 (desktop) oppure scrolla la pagina verso il basso (mobile)

19:53 – Spettacolare primo set di Alexander Zverev: lo vince per 6-4 con una strepitosa resa del servizio

18:55 – Tutto pronto alla O2 Arena: Novak Djokovic alla caccia del sesto titolo al Masters, Alexander Zverev cerca la consacrazione. Mercoledì il serbo vinse facilmente 6-4 6-1 nel round robin


Approfondimenti


IL VIDEO COMMENTO DEL DIRETTORE AL TERMINE DELLE SEMIFINALI

]]>
https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/atp-finals-live-la-finale-djokovic-vs-zverev/feed/ 0
L’episodio del raccattapalle che ha fatto tanto discutere e forse perdere Federer [VIDEO] https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/lepisodio-del-raccattapalle-che-ha-fatto-tanto-discutere-e-forse-perdere-federer-video/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/lepisodio-del-raccattapalle-che-ha-fatto-tanto-discutere-e-forse-perdere-federer-video/#respond Sun, 18 Nov 2018 15:36:31 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=281974 Roger d'accordo con la ripetizione del punto. Decisione giusta, ma che potrebbe aver pesato. Se fosse andato 5-3 il tiebreak avrebbe potuto vincerlo e il match sarebbe potuto girare]]>

La prima semifinale vinta da Alexander Zverev contro Roger Federer è balzata agli onori (?) della cronaca più per lo sfortunato episodio del raccattapalle distratto che per il gioco. Sul 4-3 nel tiebreak del secondo set, uno dei ball boys ha perso una pallina e si è gettato in avanti a recuperarla, inducendo Zverev a interrompere lo scambio che lo vedeva in svantaggio. L’arbitro Carlos Bernardes ha chiesto conferma dell’accaduto prima al ragazzo e poi anche al giudice di linea, che hanno entrambi confermato. L’unica opzione possibile era quella di rigiocare il punto. Sulla ripetizione Sascha a fatto ace, allontanando il pericolo del minibreak e finendo poi per vincere tiebreak e partita.

A fine partita il pubblico si è lasciato andare ad una sgradevole manifestazione di disappunto, con tanto di fischi e “boo”, mentre il povero Sascha si scusava al microfono: “Prima di tutto voglio scusarmi per l’episodio nel tie-break, c’era una palla in campo sfuggita al raccattapalle, non potevamo continuare lo scambio. Mi scuso anche con Roger e con i suoi fan, ma il regolamento è quello, che potevo fare, ancora mi dispiace, mi dispiace tanto.”

Cosa sarebbe successo se quel punto fosse continuato e il minibreak si fosse concretizzato? Chissà come avrebbe reagito, visto che è ancora giovanissimo, se avesse perso il secondo set e l’entusiasmo dei tifosi di Roger avesse trascinato lo svizzero a servire e giocare meglio. Lo Zverev che è uscito di scena nel secondo set contro Djokovic, 3 punti dall’1 pari in poi, avrebbe potuto dissolversi anche contro Federer in un eventuale terzo set. Nessuno può giurare che non sarebbe successo.

]]>
https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/lepisodio-del-raccattapalle-che-ha-fatto-tanto-discutere-e-forse-perdere-federer-video/feed/ 0
Kumkhum infallibile nei ‘challenger’, Lisicki rinasce ancora a Taipei https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/kumkhum-infallibile-nei-challenger-lisicki-rinasce-ancora-taipei/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/kumkhum-infallibile-nei-challenger-lisicki-rinasce-ancora-taipei/#respond Sun, 18 Nov 2018 12:25:31 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=281961 La giocatrice thailandese si impone anche a Taipei, battendo in finale una Lisicki finalmente in ripresa. Secondo titolo a livello 125k per Kumkhum, che in meno di un mese ha scalato 40 posizioni]]>

Il circuito WTA 125k, vicino ai challenger per competitività e montepremi, non è diffuso nel corso della stagione come il corrispettivo maschile. Come vi abbiamo già raccontato si gioca prevalentemente tra ottobre e novembre, quando il circuito maggiore ha già chiuso i battenti, ma i punti a disposizione non sono pochi e si può persino riuscire a rimettere in piedi un’annata non brillantissima. Lo sa bene Luksika Kumkhum, che con un filotto di dieci vittorie tra Mumbai e Taipei si è assicurata due titoli e un notevole balzo in classifica, tale da portarla addirittura a best ranking.

Il ranking medio delle giocatrici battute da Kumkhum nel corso delle due vittoriose settimane è 191, parecchio elevato se consideriamo che i due titoli le sono fruttati ben 320 punti e un salto dalla dalla 103esima alla 66esima posizione, la più alta mai occupata in carriera. Si pensi che era stata capace di spingersi al massimo fino alla posizione 85 nell’estate di quattro anni fa. Insomma, la thailandese è stata bravissima a sfruttare un po’ di fortuna nei due tabelloni ed ha approfittato di uno stato di forma invidiabile, oltre alla grande attitudine per le superfici rapide. A Taipei, in una settimana in cui non ha perso alcun set, ha affrontato come tennista meglio piazzata in classifica la giapponese Hibino (n.119) ai quarti, prima di sconfiggere due tenniste fuori dalla top 200: l’olandese Schoofs in semifinale e Sabine Lisicki, nobile decaduta che nonostante la finale raggiunta non riuscirà a tornare tra le prime 200 (da lunedi sarà n.201).

La tedesca è stata sconfitta per 6-1 6-3 e ha confermato una curiosa tendenza in una stagione molto negativa, in cui ha faticato parecchio ad emergere dal pantano del tennis minore. Ha vinto appena dieci partite nel 2018, ben sette delle quali a Taipei: tre nel torneo di categoria International che si è disputato tra gennaio a febbraio (sconfitta in semifinale da Kozlova) presso l’Heping Basketball Gymnasium, quattro questa settimana nella Taipei Arena che ha incoronato Kumkhum. Lisicki non disputava una finale dal settembre 2014, quando battè Karolina Pliskova ad Hong Kong; la tedesca era numero 31 del mondo e pochi mesi dopo sarebbe riuscita anche a tornare in top 20. La speranza è che questo risultato possa darle la fiducia necessaria a riprovarci. A 29 anni, la sua carriera può ancora ricominciare.

SI GIOCA ANCHE A HOUSTON – Alle 18:30 italiane andrà in scena la finale del WTA 125k di Houston, il secondo torneo di categoria in programma questa settimana. In quello che sarà l’ultimo match stagionale del circuito si affronteranno Lauren Davis e Shuai Peng, rientrante dalla squalifica di tre mesi per la bizzarra storia di ‘delazione’ in cui è coinvolta anche Van Uytvanck.

]]>
https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/kumkhum-infallibile-nei-challenger-lisicki-rinasce-ancora-taipei/feed/ 0
ATP Challenger, ad Andria l’ultima tappa italiana https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/atp-challenger-ad-andria-lultima-tappa-italiana/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/atp-challenger-ad-andria-lultima-tappa-italiana/#respond Sun, 18 Nov 2018 11:09:22 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=281956 Tanti nomi di richiamo in Puglia per acciuffare ancora qualche punto ATP: Lorenzi, Sonego, Granollers, Humbert, Andujar e Stakhosvky. Wild card per il Next Gen Caruana]]>

Tutti all’inseguimento di Uladzimir Ignatik, il bielorusso trionfatore nell’edizione 2017. E‘ partita ufficialmente la sesta edizione del Challenger Atp “Castel del Monte”, torneo dal montepremi di 43mila euro che animerà il Palasport di Corso Germania da sabato 17 novembre alla finalissima di domenica 25. Grande attesa per la presenza di importanti firme del tennis internazionale ed italiano, che vedono nel torneo di Andria – ultimo evento della stagione indoor 2018 – la possibilità di conquistare punti preziosi per la classifica.

Sono due i top 100 nella entry list, come lo spagnolo Marcel Granollers e il giovane francese Ugo Humbert, ma in elenco ci sono tanti nomi fino a pochi mesi fa nella Top 50 del ranking Atp: dall’ucraino Sergiy Stakhovsky (ex n.31), allo spagnolo Pablo Andujar (ex n.32), fino agli italiani Paolo Lorenzi e Lorenzo Sonego che poco tempo fa erano rispettivamente numero 33 e 86 in classifica. Ufficializzate le wild card: tocco azzurro con Liam Caruana, Julian Ocleppo – figlio di Gianni, Davisman e top-30 mondiale nel 1979 – e il 21enne biscegliese Andrea Pellegrino e l’altoatesino Jannik Sinner.

Una batteria di giovani già affermati, per un torneo sempre più competitivo, come assicurato in conferenza stampa dal direttore del torneo, Enzo Ormas: “Quando si consolida un evento sportivo come questo, la crescita è consequenziale – le sue parole – ci stiamo mettendo tanto impegno dal punto di vista organizzativo e logistico. Ringraziamo le aziende, che quest’anno ci hanno dato un aiuto importante, l’amministrazione comunale di Andria e la Federtennis. Non dimentichiamo che da gennaio cambiano le regole Atp e tutti i giocatori hanno l’esigenza di aggiudicarsi più punti possibili di qui a fine stagione. Anche gli italiani presenti nel Main Draw avranno la possibilità di dare il meglio”.

Nel primo giorno di qualificazioni da registrare un bilancio abbastanza positivo per i tennisti italiani. Tra gli azzurri, avanti Frigerio nel derby contro Ricca, Cutuli (vittorioso su Apostol) e Tresca contro l’inglese Paris, mentre si fermano Lapalombella (ko contro il tedesco Simon) e Dambrosi, sconfitto dal bulgaro Lazov. Questo weekend sarà dedicato alle qualificazioni, divise tra il campo centrale del Palasport e sul campo numero due del polivalente di Via delle Querce. Lunedì 19 novembre, invece, si comincerà con il tabellone principale. Le strutture sportive saranno aperte dalle 9.30 della mattina fino all’ultimo match serale.

Il tabellone completo

]]>
https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/atp-challenger-ad-andria-lultima-tappa-italiana/feed/ 0
ATP Finals, il meglio delle semifinali https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/atp-finals-il-meglio-delle-semifinali/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/atp-finals-il-meglio-delle-semifinali/#respond Sun, 18 Nov 2018 10:41:52 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=281951 Il passante di dritto di Zverev, il recupero impossibile di Sock, il vincente in arretramento di Nole. In attesa del gran finale ]]>

]]>
https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/atp-finals-il-meglio-delle-semifinali/feed/ 0
ATP Finals, doppio: sfida USA-Francia per il titolo https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/atp-finals-doppio-sfida-usa-francia-per-il-titolo/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/atp-finals-doppio-sfida-usa-francia-per-il-titolo/#respond Sun, 18 Nov 2018 10:10:11 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=281947 La potenza degli americani Mike Bryan e Jack Sock contro la tecnica dei transalpini Pierre-Hugues Herbert e Nicolas Mahut. Forse la miglior finale possibile per il torneo ]]>

Se nel singolare è sfumata la finale più attesa, quella tra Novak Djokovic e Roger Federer, altrettanto non si può dire del doppio dove ad affrontarsi per il titolo delle ATP Finals alle 16 e 30 ore italiane saranno le due coppie sicuramente più celebri al momento, per non dire le migliori. Da una parte gli “improvvisati” statunitensi Mike Bryan e Jack Sock, teste di serie n.5 e campioni a Wimbledon e agli US Open, all’ultima apparizione prima della reunion dei Bryan brothers prevista per la prossima stagione. Dall’altra i collaudati francesi Pierre-Hugues Herbert e Nicolas Mahut, teste di serie n.8 e campioni del Roland Garros, alla prima finale alla O2 Arena di Londra e con una potenziale doppietta Finals-Davis in ballo.

Sarà il terzo faccia a faccia tra le due coppie da quando Mike Bryan ha deciso di rimpiazzare temporaneamente l’infortunato fratello Bob con Sock. Nei quarti di finale del Masters 1000 di Bercy gli statunitensi avevano tirato un brutto scherzetto ai padroni di casa, eliminandoli dal torneo al super tiebreak. Herbert e Mahut si sono presi la rivincita con gli interessi proprio alle Finals, nell’incontro d’apertura del gruppo Knowles/Nestor, schiantando gli yankee con un duplice 6-2. Qualificati come primi del girone, i galletti hanno sconfitto in semifinale gli ostici colombiani Juan Sebastian Cabal e Robert Farah con il punteggio di 6-3 5-7 10-5. Bryan e Sock si sono invece guadagnati il pass per la finale estromettendo dal torneo il beniamino del pubblico britannico, Jamie Murray, insieme al suo socio brasiliano Bruno Soares, per 6-3 4-6 10-4.

Da notare come in questo importantissimo match di doppio saranno in campo ben tre singolaristi di alto livello, un fatto piuttosto insolito negli ultimi anni: Sock vanta ben 4 titoli ATP nel suo palmares e solo un anno fa era a ridosso della Top 10, Herbert ha recentemente toccato il suo best ranking entrando nei primi 50, Mahut ha alzato anche lui ben 4 trofei in solitaria. Il quarto protagonista non ha bisogno certo di presentazioni. Insieme al gemello Bob, Mike Bryan ha vinto 17 titoli dello Slam e ben quattro Master di fine anno, l’ultimo nel 2014. Per questo match gli statunitensi potranno contare sull’esplosività di Sock, totalmente fuori dagli standard del circiuito di doppio, e sull’esperienza del 40enne Bryan. Dalla loro i francesi hanno un tasso tecnico elevatissimo e la voglia di arrivare a Lille con tanta fiducia addosso. Insomma, questa volta, la finale di doppio del Master non sarà solo un aperitivo poco attraente in attesa della portata principale.

]]>
https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/atp-finals-doppio-sfida-usa-francia-per-il-titolo/feed/ 0
Federer meno cieco e molto più sportivo dei suoi tifosi [VIDEO] https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/federer-molto-piu-sportivo-e-meno-cieco-dei-suoi-tifosi/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/federer-molto-piu-sportivo-e-meno-cieco-dei-suoi-tifosi/#respond Sun, 18 Nov 2018 09:28:16 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=281943 Con Zverev ha dato vita al match migliore del torneo, ma ha mancato di coraggio. Il tedesco non meritava neppure un fischio. Djokovic oggi favorito, ma la cabala impone prudenza. Cosa hanno detto tutti…]]>

Dopo dodici partite bruttarelle e poco coinvolgenti ne ho finalmente vista una che mi ha divertito e intrigato. La semifinale vinta con pieno merito da Sascha Zverev su Roger Federer. Poi siamo ripiombati nella noia, ma certo non per colpa di Novak Djokovic che, alla 35ma vittoria su 37 dalla finale persa con match point a favore contro Cilic al Queen’s, è diventato un giocatore assolutamente intrattabile e se non c’è match è perché lui attualmente è troppo forte.

Il che non vuol dire che sia del tutto imbattibile perché le cattive giornate possono capitare a tutti. Ed è anche complicato, in genere, battere due volte lo stesso giocatore nell’arco della stessa settimana. Se così non fosse non sarebbe accaduto che in 18 occasioni in cui la finale è stata giocata da due giocatori che si erano già incontrati pochi giorni prima… nel 50 per cento delle volte, 9 su 18 quindi, chi aveva perso si è preso la rivincita. Novak stia quindi attento alla cabala.

Magari oggi può sembrare improbabile che accada, perché Zverev mercoledì ha perso 64 61 e un mese fa a Shanghai 62 61 – otto game non sono molti – però chi ha visto il match di mercoledì ricorderà che il tedesco. che serve benissimo (“Secondo me serve meglio Zverev di Isner” aveva commentato Djokovic), era stato capace di fare match pari fino al quattro pari, aveva avuto due palle break per il 5-4, si era giocato assai male la seconda -aveva tentato un lob difficile invece di tirare con il suo colpo più solido, il rovescio, un passante lungolinea sul quale Djokovic non sarebbe arrivato perché era mal piazzato a rete – e poi aveva perso servizio e set subito dopo con un doppio fallo sul set point.

Poi era uscito mentalmente dal match, al punto che dall’1-1 in poi aveva fatto tre soli punti. In questo modo: un suo ace, un doppio fallo di Novak, un unico punto vinto a seguito di uno scambio.

Insomma io credo che Zverev, ben ammaestrato e catechizzato da Ivan Lendl che era furioso perché Sascha aveva in pratica mollato, oggi giocherà quasi sicuramente almeno tutta la partita, fino in fondo. E non solo perchè Lendl sa certo come motivarlo, ma perché questa eternamente discussa formula del Masters di fine stagione in qualche modo quasi stimola chi perde un set a non lottare troppo per vincere il secondo. Come, insomma, se uno inconsciamente – sapendo che perdere un match non è la fine del torneo né del mondo – decidesse di riservare le proprie energie per il match seguente.

Alexander Zverev – ATP Finals 2018 (foto Alberto Pezzali Ubitennis)

Djokovic è certo favorito oggi, e i bookmakers lo confermano – la vittoria del serbo paga 1,12, quella del tedesco ben sei volte la posta – ma non credo che Zverev farà da tappetino. Gli basterà servire come sa per fare match. Ciò detto mi contraddico subito sottolineando come anche uno che batte solitamente bene, benissimo, come Anderson sia stato letteralmente annichilito dalle risposte del serbo. E già fin dall’inizio di ciascun set, giusto per togliergli qualunque velleità. E a noi, purtroppo perché facciamo il tifo per la partita, qualunque suspense.

Devo dire che le ottime ed esaurienti cronache di Luca Baldissera, che hanno anche il pregio di essere incredibilmente tempestive – il grande Tommasi scherzava sempre dicendo “l’importante è scrivere bene e spiegare perché uno ha vinto e l’altro ha perso. Se poi è anche rapido…allora quello è Rino Tommasi!” – mi tolgono molti spunti. Motivo per cui, dopo essermi bruciato anche qualche idea e qualche numero per aver conversato con lui a fine partita, poi mi trovo costretto ad arrampicarmi sugli specchi per trovare nuovi motivi. Possibilmente originali. Non facile.

Sui numeri di Djokovic che non ha mai perso il servizio e perso mediamente meno di un 15 nei 37 game in cui ha servito, ad esempio, sapete già tutto. Potrei aggiungere una banalità: se lui è considerato il miglior ribattitore del mondo, quando ha quei numeri al servizio…come può perdere? Se in 4 mesi e mezzo ha perduto due sole partite ed è risalito da n.22 del mondo a n.1, beh non c’è molto da aggiungere. Se non che il tennis è così maledettamente uno sport di nervi, di fiducia, che cinque mesi prima ti senti uno straccio e vorresti quasi smettere di giocare – e nessuno ti aiuta perché anzi in tanti si sforzano di convincerti che non sarai mai più quello di prima – e poi ecco invece che ti senti imbattibile e ti reputano tale anche tutti gli altri, quelli stessi che ti davano per finito.

Avete forse letto un mio articolo pubblicato ieri su Djokovic. In esso mettevo a confronto soprattutto Nadal e Djokovic per dirimere la questione se fosse più forte il serbo o il maiorchino. Ha suscitato parecchi commenti davvero interessanti, ma devo fare una correzione importante proprio al mio titolo: Djokovic non ha detto di pensare di poter eguagliare i 20 Slam di Federer, ma ha detto di pensare di credere di poter superare i 20 Slam di Federer! Vojin Velickovic, l’amico che mi aveva riferito le frasi di Nole, dopo aver visto il titolo di Ubitennis mi ha infatti spiegato con malcelato orgoglio patriottico che avevo male interpretato le sue parole: “Un campione serbo come Djokovic non si accontenterebbe mai di eguagliare un record…ma vorrebbe superarlo!

Ne prendo atto e rettifico. D’altra parte se un campione non è ambizioso e non si prefigge grandi traguardi non è un campione.

Novak Djokovic – ATP Finals 2018 (foto Alberto Pezzali Ubitennis)

LA SCONFITTA DI ROGER – E ora vi dico la mia sul match Zverev-Federer. Zverev ha ampiamente meritato di vincere. È stato superiore su tutta la linea. In particolare è stato più intraprendente. Federer, soprattutto ora che è meno veloce di un tempo – ascolta l’audio di quel che aveva detto Vajda o leggi il testo – ha assoluto bisogno di tenere lui il pallino. Anche quando era più giovane e forte se perdeva l’iniziativa all’inizio di un match, come gli poteva succedere con Nalbandian o con del Potro, ma anche con Nadal naturalmente, talvolta non riusciva a riprenderla.

Nel primo set ha rovinato tutto con un game di servizio orrendo, sia pur complicato da buone ed aggressive risposte di Zverev. Nel secondo ha regalato un break subito dopo che gli era riuscito di conquistarne uno lui – e non sono distrazioni che il Federer attuale si può permettere – e poi c’è stato l’episodio del raccattapalle distratto che lo certamente destabilizzato. Inciso: il bambino si sarà giocato la carriera! Di sicuro non lo metteranno in campo per la finale… sono curioso di leggere stamani se qualche tabloid gli ha fatto la caccia per raccontarne sensazioni, imbarazzo, vita e miracoli, salvo che la privacy dei minori lo abbia opportunamente sottratto alle ricerche gossippare.

Ok, prima Zverev ha avuto l’abilità e la buona ventura di mettere a segno il settimo ace, quando il punto è stato ripetuto e dopo un primo servizio frenato dal net.

Dico subito che io lo assolvo pienamente perché ha fatto quello che avrebbe fatto chiunque, Federer compreso come si è capito nella successiva conferenza stampa: “Una volta che il raccattapalle ha detto cosa era successo e che il giudice di linea ha confermato, che cosa si poteva fare? È normale che si ripetesse il punto”. Roger ha anche aggiunto: “Non discuto assolutamente la sportsmanship di Sascha. È stato semmai coraggioso a fermare lo scambio perché l’arbitro avrebbe potuto dire: ’Sorry amico, sei nel mezzo di uno scambio, io non ho visto nulla, hai perso il punto’. Ecco perché ho voluto chiarire con l’arbitro… che ha preso la sua decisione dopo aver sentito il ragazzo e il giudice di linea. Non conosco la regola a questo proposito. Ci interrompiamo sempre quando una palla arriva da un altro campo”.

I fischi e i ‘buuh’ del pubblico sono stati assolutamente ingiusti, ingiustificati, immeritati. Hanno tolto a Zverev la soddisfazione per un exploit conquistato sul campo ben oltre il punto favorito dall’infortunio occorso al piccolo raccattapalle. Io ero in tribuna, alle spalle di Zverev, ma non ho assolutamente visto quella pallina rotolare. Ho visto invece lui che alzava il braccio su un rovescio lungolinea di Roger che comunque lui avrebbe potuto respingere assai meglio di come ha fatto se non si fosse frenato. Ciò anche se per una volta, approfittando di una delle rare seconde palle di servizio cui ha fatto ricorso Sasha, Roger si era procurato una situazione abbastanza promettente.

Chi dice che Zverev avrebbe dovuto servire ancora una seconda palla non conosce le regole del tennis. Chi invece dice che sarebbe stato più sportivo se Sascha avesse giocato una “prima” a mezza velocità, beh si rifà alle usanze dei soci di circolo. Ma non dei professionisti che si giocano centinaia di migliaia di dollari.

Il video completo dell’accaduto (ci sono anche le parole di Zverev a fine partita, con i fischi di sottofondo)

Dico però che secondo me pochissimi spettatori si sono resi conto di cosa fosse successo, del perché Zverev avesse fermato quello scambio. Su 18.000 almeno 17.000 erano per Roger e si è scatenato il finimondo. Ma Roger è stato il primo a mostrarsi comprensivo. E Zverev, che pure non è un mostro di simpatia perché tende ad essere arrogantello, mi ha fatto quasi tenerezza quando ha pensato di doversi perfino scusare, comprendendo la delusione dei tifosi di Roger, di cui lui stesso è stato il primo fan. Che poteva fare di più? Perfino quasi un’ora dopo, in conferenza stampa, è apparso sinceramente rattristato, ha cercato di spiegare che non poteva fare altro, si è quasi scusato di aver fatto quell’ace: “E non credo abbia aiutato la situazione, ha aiutato me, ma che potevo fare? E’ stata una situazione tosta, per tutti, per Roger, per me, per la gente che non aveva capito e che per questo ha quasi certamente fischiato. La folla era per Roger, lui merita di avere tutti quei fan in tutto il mondo, è il più grande giocatore di tutti i tempi, è anche una delle persone migliori che ha mai calcato un campo da tennis”.

Ciò detto e compreso – spero anche dai tifosi di Roger – che la vicenda abbia però distratto Federer – per quanto esperto mai aveva vissuto una situazione simile (nemmeno quando il raccattapalle era lui, 30 anni fa a Basilea!) – sembra abbastanza evidente, anche se in realtà lo si può solo presumere. Ma certo sul 4-4, sul punto immediatamente successivo, ha avuto tutte le opportunità per attaccare nel corso di uno scambio abbastanza prolungato e non lo ha fatto, offrendosi a un rovescio lungolinea di Zverev. Gli sono proprio mancati coraggio e lucidità. Poi sul 4-5 ecco l’errore più disastroso, quella oscena volée di dritto a campo aperto affossata in rete. Come un rigore ciccato con il portiere girato. Pazzesco. Da principiante. Meglio: da uomo in stato confusionale. E lì, fra i fischi che hanno echeggiato a lungo, è praticamente finita l’avventura federeriana a Londra ed è cominciata forse l’alba di un nuovo campione di 21 anni (il più giovane finalista dacchè nel 2009 Juan Martin del Potro perse da Davydenko) che fin qui aveva fallito in tutte le occasioni più importanti, in tutti gli Slam.

Si è campioni anche se si perde in finale (purché non le perdano tutte!). Adesso infatti Novak Djokovic potrebbe (dovrebbe?), eguagliare il record dei sei Masters vinti da Federer. A superarlo ci penserà semmai l’anno prossimo… lo dico per far contento Vojin Velickovic e tutta la Serbia. Mentre Sascha Zverev e tutta la Germania toccano legno.

]]>
https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/federer-molto-piu-sportivo-e-meno-cieco-dei-suoi-tifosi/feed/ 0
Zevrev bravo e cinico, Federer è ko (Scanagatta). Un raccattapalle tradisce Federer. Ma Zverev merita la finale (Clerici). Mago Zverev. Federer ko, ma dal pubblico piovono fischi (Cocchi). Zverev è più forte di Federer e i fischi (Marcotti). Djokovic vuole il bis…e Roger (Azzolini) https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/zevrev-bravo-e-cinico-federer-e-ko-scanagatta-un-raccattapalle-tradisce-federer-ma-zverev-merita-la-finale-clerici-mago-zverev-federer-ko-ma-dal-pubblico-piovono-fischi-cocchi-zverev-e-pi/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/zevrev-bravo-e-cinico-federer-e-ko-scanagatta-un-raccattapalle-tradisce-federer-ma-zverev-merita-la-finale-clerici-mago-zverev-federer-ko-ma-dal-pubblico-piovono-fischi-cocchi-zverev-e-pi/#respond Sun, 18 Nov 2018 07:35:10 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=281939 Zevrev bravo e cinico, Federer è ko (Ubaldo Scanagatta, La Nazione) Sarà Djokovic-Zverev la finale delle ATP Finals e, anche se mancherà tanto ai suoi fans l’immortale Roger Federer, battuto da Zverev 75 76, è un duello che promette più del Dimitrov-Goffin di un anno fa. Djokovic ha dominato per l’ottava volta consecutiva uno spento […]]]>

Zevrev bravo e cinico, Federer è ko (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Sarà Djokovic-Zverev la finale delle ATP Finals e, anche se mancherà tanto ai suoi fans l’immortale Roger Federer, battuto da Zverev 75 76, è un duello che promette più del Dimitrov-Goffin di un anno fa. Djokovic ha dominato per l’ottava volta consecutiva uno spento Anderson per 62 62, conquistando 35^ la vittoria in 37 incontri. Oggi alle 19, tenterà di vincere questo torneo per la sesta volta eguagliando il record di Federer. Nei precedenti Djokovic è avanti 2-1. Persa la finale di Roma un anno fa 64 63 ha poi battuto Zverev 62 61 a Shanghai un mese fa e 64 61 qui mercoledì sera. L’altra semifinale era stata molto più intensa e bella. Federer l’ha persa e 17.000 dei 18.000 spettatori proRoger hanno lasciato la 02 Arena di Greenwich più rattristati del campione di Basilea. In 10.000 hanno fischiato impietosamente e ingiustamente il ragazzone tedesco, pur innocente. Sul 4-3 del tiebreak del secondo set un raccattapalle ha perso una palla alle spalle dello svizzero. Rotolava e Zverev ha alzato subito la mano per interrompere lo scambio che si stava mettendo molto bene per Roger. L’arbitro non poteva che far ripetere il punto. Federer non aveva visto nulla. L’ha saputo dal piccolo raccattapalle. Nella ripetizione del punto Zverev ha servito il suo settimo ace a 220 km orari fra i fischi degli spettatori ignari dell’accaduto. Roger, innervosito, si è distratto. E’ stato poco coraggioso sul 4 pari: 4-5. Poi ha sbagliato una facilissima volée a campo aperto: 6-4, poi 6-5 e quindi Zverev è diventato il primo tedesco dal 1996 (Boris Becker) a raggiungere la finale con uno schiaffo al volo di rovescio. Ma non è riuscito a godere del suo trionfo. Nemmeno le sue scuse, non necessarie, hanno suscitato simpatia e comprensione da parte dei tifosi inferociti di Federer. Hanno continuato a “beccarlo”. “Mi dispiace, sono triste, non volevo vincere così. Roger è il più forte tennista di tutti i tempi, e un grande uomo, merita il vostro sostegno, ma non è colpa mia quel che è successo. L’ho detto a Roger e lui ha capito e detto che non dovevo scusarmi.” Federer, comunque soddisfatto del suo 2018 (“Ho vinto uno Slam e 3 tornei, sono n. 3 a 37 anni e mezzo…”) ha accettato il verdetto “Quel punto ha pesato…lo si è rigiocato e ha fatto ace! Io non avevo visto, l’arbitro neppure, ma il raccattapalle me l’ha confermato. Ci si allena sempre intensamente per fronteggiare pallebreak altri momenti delicati…alla palla che cade a un raccattapalle (sorride mentre lo dice, lui ex raccattapalle al torneo di Basilea 30 anni fa) non ero preparato!”.

———————————————————–

Un raccattapalle tradisce Federer. Ma Zverev merita la finale (Gianni Clerici, La Repubblica)

Sarebbe stato un match che non avrebbe consentito a un pubblico un pochino troppo Federerfilo di rumoreggiare e fischiare Zverev, se tutti avessero conosciuto le regole. Il Divino aveva perduto il primo set e stava maluccio anche nel secondo quando, in vantaggio di 4 punti a 3 nel tie-break, un raccattapalle, si è lasciato sfuggire una pallina. L’arbitro Bernardes, per solito bravissimo, non se n’è accorto. Se n’è accorto invece Zverev, che ha alzato una mano. Con due palline in campo il regolamento afferma di ripetere il punto. Il gioco si è infatti interrotto, poi Federer ha preso coscienza ma, alla ripresa, Zverev ha battuto un ace, che prima gli era mancato. Tutto ciò ha fatto infuriare parte del pubblico che era stato, sin lì, a favore di un Federer decisamente migliore che nella tragica partita della prima sera contro Nishikori, ma non ancora ritornato – secondo me – agli abituali livelli. Infatti, contro questo Federer visibilmente invecchiato, Zverev aveva giocato un primo set, nel quale l’abituale rovescio a volte tagliato, a volte piatto di Federer non gli aveva impedito un minimo vantaggio che l’aveva condotto a 6-5, e poi, con un 40-0, al 7-5 finale. Chi sperava nella sua presunta maggior regolarità, avrebbe contato 28 errori forzati contro 26 del tedesco, che avrebbe raggiunto 70 vincenti contro 59. Avrebbe, un simile Federer, dimostrato una condizione accettabile, ma non ci avrebbe mostrato i suoi massimi, dopo il disastro del primo giorno, contro Nishikori. Io stesso, che ho sempre stimato Roger, e mi sono deliziato per la sua creatività, non so dire se questo match sia l’inizio della fine. Non è stata sicuramente la palla perduta dal ball boy a contrassegnare la sua inferiorità con Zverev, anche se sulla vicenda si sono concentrate le interviste del dopo partita. Qualcuno dei troppi colleghi in cerca di scandali ha insistito sulla palla smarrita sino a chiedere al bambino il suo cognome. In molti non hanno visto che la palla di Zverev era più pesante, e che i cambi di ritmo, specialmente sul rovescio di Roger, non impedivano al giovane di colpire pesantissimi diritti. Oggi in finale trova Djokovic. Ma non vorrei che questo torneo, iniziato malissimo, terminato logicamente, fosse l’inizio della fine per il grandissimo Roger Federer.

———————————————————–

Mago Zverev. Federer ko, ma dal pubblico piovono fischi (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Quota 100 di questi tempi sa troppo di pensione, per questo probabilmente Roger Federer, che di ritirarsi non ha nessuna voglia, ha ritenuto opportuno fermarsi a 99 titoli vinti in carriera e puntare alla cifra tonda nel 2019. In finale a Londra ci va così Sascha Zverev che, sbarazzandosi del Maestro in due set, diventa il più giovane pretendente al trono delle Finals dai tempi di Juan Martin Del Potro nel 2009, ed è anche il primo tedesco a raggiungere la finale del Masters da Boris Becker nel 1996. Un match equilibrato, con Sascha sempre molto incisivo al servizio e più attento nel coprire il campo contro un Federer che non appariva però particolarmente reattivo soprattutto nella risposta. Nel primo set sembra si veleggi verso un tie break quando, nel dodicesimo game, lo svizzero ha un momento di blackout concedendo tre palle break al tedesco che ne approfitta portandosi a casa il parziale. Nel secondo set si arriva al tie break dove accade il fattaccio. Nell’ottavo punto, durante lo scambio vinto da Federer per il 5-3, Zverev chiede di rigiocare perché un raccattapalle ha perso la pallina distraendolo. La regola parla chiaro, e l’arbitro accoglie la richiesta. Un momento che di fatto stravolge gli equilibri del match, e consente a Zverev di prendere coraggio chiudendo con la vittoria una partita meritata in cui mette a segno 23 vincenti contro i 13 dell’avversario. Ma la gioia dura il tempo della stretta di mano con l’avversario perché subito dopo Zverev viene subissato di fischi. Zverev, bianco in volto inizia a scusarsi con tutti, senza tuttavia raccogliere grossi consensi. Dopo una doccia e le parole di conforto del super coach Lendl, il ragazzo arriva in conferenza stampa finalmente con il piglio fiero di chi, a 21 anni, ha conquistato la finale più importante della carriera: «Ero davvero molto triste per la reazione della gente, spero comprendano che non ho fatto nulla di male e in finale possano sostenermi». Intanto Sascha festeggia una prestazione solida che mostra i primi effetti della cura di Lendl sul suo tennis: «Sono stato aggressivo, Roger ama dettare il gioco e se tu lo lasci prevalere allora è finita». Molto sereno Roger Federer, che vede un futuro ancora luminoso: «Quello del raccattapalle è stato solo un episodio, certo che la ripetizione ha inciso. Al ragazzo ho chiesto se avesse perso la palla e mi ha detto di sì. Non è un problema così grande, è lo sport, è la vita. Piuttosto sono felice di essere ancora qui a 37 anni, dopo una stagione in cui ho vinto uno Slam, sono tornato per un periodo numero 1 al mondo e chiudo da numero 3. Il centesimo titolo non è arrivato? Tranquilli, continuerò a respirare». E a giocare.

———————————————————–

Zverev è più forte di Federer e i fischi (Gabriele Marcotti, Corriere dello Sport)

Un condensato di emozioni contrastanti. La gioia per aver raggiunto la finale più importante della sua (ancora) breve carriera. Ma anche la delusione e lo scoramento per i fischi che piovevano rumorosi dalle tribune. Una vittoria agrodolce, quella di Alexander Zverev, nella semifinale delle ATP Finals. Terminata tra i fischi dei tifosi di Roger Federer (in netta maggioranza ieri alla 02 Arena), e i timidi applausi dei suoi tifosi. «Sono ovviamente felicissimo per questa vittoria, ma certo non avrei mai voluto vincere così», si è scusato il 21enne. Tutta colpa di una pallina sfuggita di mano a un raccattapalle nel corso del tie-break del secondo set. La richiesta (legittima) di Zverev ha portato alla ripetizione del punto, vinto dal tedesco con un ace. Forse ignari di quanto accaduto, i fans di Federer hanno sonoramente fischiato il tedesco, anche durante il consueto discorso in campo a match concluso. «Mi sono scusato anche con Roger, mi ha detto di non preoccuparmi perché ho rispettato il regolamento. Mi dispiace per quel che è successo, non volevo deludere nessuno», le parole di Zverev, visibilmente commosso: era dal 1996 che un tedesco non era finalista nell’ultimo torneo della stagione. Continua dunque l’irresistibile ascesa del giovane Sascha, alla seconda partecipazione alle Finals, che raggiunge la vittoria n. 56 di un 2018 che gli ha già regalato – oltre al ritorno al n. 4 nel ranking – già tre titoli: Madrid, Washington e Monaco. «È una soddisfazione speciale perché lavoro tanto per raggiungere questi traguardi. Non posso che ringraziare il mio team, e il mio coach, Ivan Lendl». Per aggiudicarsi il torneo dei Maestri questo pomeriggio dovrà battere Novak Djokovic, ieri devastante contro Kevin Anderson. Delusione, viceversa per il campione di Basilea, che dovrà attendere il prossimo anno per conquistare il 100° titolo in carriera. Nella semifinale che opponeva il più anziano, tra i quattro rimasti, al più giovane – 16 anni di differenza tra i due – ha prevalso la linea verde. Ma senza strascichi polemici tra i due. «Non metto assolutamente in discussione la sportività di Sascha – la difesa di Federer – La responsabilità è stata tutta dell’arbitro, a Sascha ho anche detto che non doveva scusarsi. Fa parte del gioco, anche se è indubbio che quel punto mi abbia svantaggiato. Ovviamente sono un po’ dispiaciuto perché sento che avrei potuto vincere, ma devo anche ammettere che non ho giocato il mio miglior tennis. Ho avuto le mie occasioni e non le ho sfruttate, ma la stagione resta ampiamente positiva».

———————————————————–

Djokovic vuole il bis…e Roger (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Fotocopia della finale di Wimbledon. Due set facili facili. Kevin Anderson trova Novak Djokovic e si fa di gelatina. Gioca in punta di piedi, quasi scusandosi di essere lì a dar fastidio. Se il serbo gli fa un punto, fa sì con la testa e dice “bel colpo”; se la sua palla è fuori è lui a chiamare l’out e dopo quaranta minuti è già sotto 6-2 2-0. Nessuna palla break e solo tre ace, con il suo colpo migliore, senza un perché. Semplicemente, Djokovic lo manda in confusione. Il fatto priva il torneo di una seconda semifinale accettabile e spinge in finale Djokovic per il secondo confronto in quattro giorni con il giovane Sascha Zverev. Anderson chiude qui una stagione splendida, con la seconda finale Slam, due vittorie indoor, a New York e a Vienna, e una classifica da protagonista assoluto, che l’ha visto per la prima volta Top Ten a febbraio, n. 5 fino alla fine di agosto, e oggi sesto. Oggi Nole punta alla sesta vittoria nelle Finals, le stesse di Federer che lui cercherà di raggiungere, e di superare nel libro dei Primati. «Sarà una finale interessante, e mi aspetto uno Zverev ben più aggressivo e combattivo». E se lo dice lui…

]]>
https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/zevrev-bravo-e-cinico-federer-e-ko-scanagatta-un-raccattapalle-tradisce-federer-ma-zverev-merita-la-finale-clerici-mago-zverev-federer-ko-ma-dal-pubblico-piovono-fischi-cocchi-zverev-e-pi/feed/ 0
Finals: Bryan/Sock maestri al cardiopalma, ma ora si separano https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/atp-finals-bryansock-al-cardiopalma-sono-loro-maestri/ https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/atp-finals-bryansock-al-cardiopalma-sono-loro-maestri/#respond Sun, 18 Nov 2018 07:13:58 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=281980 I due statunitensi rimontano e battono Herbert/Mahut, annullando anche match point in un super tiebreak denso di emozioni. 121esimo titolo di categoria per Mike. Dal 2019 si ricomporrà la coppia con Bob]]>

[5] M. Bryan/J. Sock b. [8] P-H Herbert/N. Mahut 5-7 6-1 [13-11]

Mike Bryan e Jack Sock sono i maestri del doppio del 2018. La coppia statunitense ha superato Nicolas Mahut e Pierre Hugues Herbert al termine di un palpitante super tiebreak conclusosi col punteggio di 13-11. La partita ha cambiato volto molte volte e ha vissuto di alti e bassi, con i quattro protagonisti quasi mai contemporaneamente al loro massimo. Decisivo per la sconfitta dei francesi è stato il calo vistoso di Herbert nel secondo set e nel tiebreak finale. Dall’altra parte invece Sock ha menato come un fabbro dall’inizio alla fine, mentre Mike è salito in cattedra nel momento di maggior rischio dopo un inizio in sordina. Il gemellone si è andato a prendere di forza il quinto titolo alle Finals (secondo nella classifica all time dietro a McEnroe e Fleming), diventando inoltre il sesto giocatore a trionfare nel torneo di fine anno con almeno due partner diversi. La sua straordinaria bacheca ora conta 121 titoli tra cui 18 Slam e una medaglia d’oro olimpica.

Nel primo set l’equilibrio si spezza nel settimo gioco, grazie a un bel pallonetto di Mahut. I francesi sono molto aggressivi e si presentano a rete appena possono, costringendo gli avversari a continui tentativi di passante. Il duo a stelle e strisce recupera subito lo svantaggio affidandosi al bombardamento di Sock che col dritto aggredisce e punisce le numerose seconde dei transalpini. Sul 5-5, due risposte vincenti (una di rovescio di Mahut e una di dritto di Herbert) procurano altre due palle break, basta la prima: 6-5. È poi ancora Sock a rimettere nei guai i francesi con la risposta, portandosi sul 15-40. Sulla seconda palla break però un tentativo di ribattuta vincente finisce fuori di pochissimo e un complicato smash di Herbert sul deciding point regala il set ai francesi.

In avvio di secondo set le cose cambiano drasticamente. Herbert e Mahut, in lite con la prima di servizio dall’inizio del match, si incartano e subiscono un parziale di 12 punti a 2 che porta gli statunitensi sul 3-0. Herbert, fino a questo punto il migliore in campo, scompare letteralmente e si fa strappare la battuta una seconda volta spedendo Bryan/Sock verso un facile 6-1 che rimanda l’assegnazione del titolo al super tiebreak.

Anche nel jeu decisif le cose non migliorano per Herbert che sbaglia un facile smash e una volèe ancora più semplice, consentendo agli avversari di scappare sul 6-3. Quando il tabellone si ferma sul 9-5, Mike Bryan sta per servire e la partita sembra chiusa. Mahut però impatta benissimo la risposta con il suo terso rovescio e fulmina Mike. Arrivano due punti al servizio per la coppia francese che poi riesce ad annullare anche il quarto match point, sul servizio di Sock. Anche la quinta chance di chiudere la pratica scivola via e stavolta è il turno dei francesi arrivare ad un punto dalla vittoria. Mike allontana il pericolo con lo smash e si guadagna un sesto match point. L’epilogo è amarissimo: Herbert, autore di prodezze a rete in occasione del quarto e quinto match point, commette l’ennesimo doppio fallo e consegna la vittoria agli statunitensi.

IN CONFERENZA – Seduti uno accanto all’altro probabilmente per l’ultima volta di fronte ai microfoni, Mike Bryan e Jack Sock hanno ufficializzato la fine della loro partnership a causa dell’imminente ritorno in campo di Bob Bryan, infortunatosi la scorsa primavera. Una collaborazione incredibilmente fruttuosa, che in appena cinque mesi è stata decorata con i tre trofei più importanti della seconda metà di stagione: Wimbledon, US Open e adesso le Finals. “È così che chiunque vorrebbe iniziare e finire una collaborazione. Vincere qui è un’esperienza epica, finire la stagione battendo le coppie migliori al mondo. Il modo in cui l’abbiamo fatto poi, con il brivido; è stato emozionante. Avrò dei ricordi incredibili di questa stagione con Jack, ma ora questo capitolo si chiude perché Bob sta tornando. Rimarremo grandi amici e ci alleneremo assieme in off-season“.

Dall’altra parte, lungi dal provare rancore per l’ovvia e annunciata decisione del suo partner temporaneo, Jack Sock ha invece ringraziato Mike per averlo aiutato a superare i momenti difficili di questa stagione. Sempre con il sorriso sulle labbra, dopo aver risposto con un sarcastico ‘Really?‘ alla domanda sul suo rendimento quest’anno in singolare, si è espresso così. “Sì, non ho avuto una grande stagione ma credo che ogni successo sul campo sia importante. Senza il doppio non so dove sarei adesso e come mi sentirei rispetto allo sport. Mike e il suo team, oltre al mio team e alla mia famiglia, hanno provato a tenermi su e a farmi percepire energia positiva. Senza questi successi in doppio sarebbe stata un’annata durissima. Guardandomi indietro sarò dispiaciuto da un lato per questo 2018 e molto orgoglioso dall’altro”.

Non solo un consistente ausilio psicologico, anche e soprattutto una grande lezione di etica del lavoro e professionalità. Quest’esperienza non è seconda a nessuna. Mike e Bob ne hanno passate di ogni tipo, alti e bassi, hanno viaggiato ovunque giocando qualsiasi torneo, sono stati in vantaggio e in svantaggio, hanno visto tutto; ho assorbito tutti i consigli che ho potuto. Più di tutto la loro positività, la loro energia, la loro routine rigorosa. Sono professionisti consumati. Questo probabilmente aiuterà molto la mia carriera“. 

Jack ripartirà da zero o quasi in singolare – almeno con la certezza di essere in tabellone a Melbourne – e dovrà scegliersi anche un nuovo partner per continuare la sua carriera di doppista.

 

]]>
https://www.ubitennis.com/blog/2018/11/18/atp-finals-bryansock-al-cardiopalma-sono-loro-maestri/feed/ 0