Ubitennis https://www.ubitennis.com Tennis in tempo reale Wed, 17 Jul 2019 23:26:06 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.0.3 La giornata WTA: prima vittoria nel tour maggiore per Martina Di Giuseppe https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/la-giornata-wta-prima-vittoria-nel-tour-maggiore-per-martina-di-giuseppe/ https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/la-giornata-wta-prima-vittoria-nel-tour-maggiore-per-martina-di-giuseppe/#respond Wed, 17 Jul 2019 17:56:58 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=318198 La ventottenne romana batte al tie break del terzo Varvara Lepchenko e approda agli ottavi di Bucarest. Caroline Garcia perde male a Losanna]]>

Il 17 luglio rimarrà una data da ricordare per Martina Di Giuseppe: la tennista romana, attualmente collocata alla posizione duecentoundici della classifica mondiale, ha colto a Bucarest la prima vittoria in carriera nel tabellone principale di un evento maggiore. Una vittoria memorabile di per sé, certo, ma anche per le modalità con cui è arrivata, dopo due giorni in trincea e un tesissimo epilogo al tie break del terzo set al cospetto dell’ex top 20 Varvara Lepchenko.

Il match, l’ultimo di primo turno ancora incompleto, era stato interrotto nella serata di ieri per oscurità, non essendo il campo quattro provvisto di opportuno impianto d’illuminazione: Martina era andata a nanna sul punteggio di parità avendo vinto (molto bene) la seconda frazione dopo una prima giocata con percepibile tensione. Riprese le ostilità, stavolta sul teatro del Centrale, Di Giuseppe ha subito scippato il servizio all’avversaria, per la verità approfittando dei marchiani errori commessi in serie da una giocatrice in profondissima crisi di risultati (appena due vittorie nei main draw WTA in tutta la stagione). Vittima di qualche vistoso azzardo tattico di troppo, in particolare di una tendenza anche un po’ autolesionistica alla palla corta improvvida, Martina si è fatta riacciuffare sul quattro pari per poi trascinare la nativa di Baku al tie break, chiuso positivamente con due grandiosi dritti lungo la linea.

Alla tennista azzurra, che grazie a questo risultato tornerà tra le prime duecento del ranking, toccherà agli ottavi una sfida molto difficile a Veronika Kudermetova, terza favorita in gara.

Spariscono i colori azzurri dal Canton Vaud, invece. Jasmine Paolini, unica nostra rappresentante ancora in lizza, ha raccolto appena due game contro Alizé Cornet, realizzando venticinque punti in meno della pur quotata rivale. La sfida era ostica e non sembra giusto gettare la croce addosso a Jasmine, mentre qualcosa in più, al solito, ci si attendeva da Caroline Garcia, seconda testa di serie in discreta crisi brutalmente cacciata dalla bombardiera USA Bernarda Pera, la quale non le ha concesso più di sei game. In assenza delle prime due vedette in cartellone (Goerges si è ritirata ieri durante il match contro la wild card locale Simona Waltert), qualsiasi pronostico abbia a che vedere con il torneo di Losanna risulta essere estremamente aperto.

Risultati:

Bucarest, primo turno
[Q] M. Di Giuseppe b. V. Lepchenko 3-6 6-1 7-6(3)
Secondo turno
I. Begu b. K. Juvan 6-4 6-3
[6] L. Siegemund b. L. Arruabarrena 7-5 6-3
[8] Kr. Pliskova b. Y. Bonaventure 6-0 6-2
[2] V. Kuzmova vs [Q] J. Fourlis

Losanna
[LL] X.Y. Han b. L. Samsonova 7-5 6-4
N. Vikhlyantseva b. [7] D. Gavrilova 6-3 6-2
B. Pera b. [2] C. Garcia 6-2 6-4
[3] A. Cornet b. [Q] J. Paolini 6-1 6-1



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Il ricordo di Beppe Merlo: l’incredibile finale del 1955. Sceneggiate, crampi e match point https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/il-mio-ricordo-di-beppe-merlo-lincredibile-finale-del-1955-crampi-sceneggiate-e-match-point-falliti/ https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/il-mio-ricordo-di-beppe-merlo-lincredibile-finale-del-1955-crampi-sceneggiate-e-match-point-falliti/#respond Wed, 17 Jul 2019 17:00:21 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=318248 Oggi è venuto a mancare Beppe Merlo, ex tennista e grande amico. Vi farà piacere scoprire la storia della finale del 1955, persa la quale disse al rivale Gardini: "Tu hai vinto, ma moralmente io non ho perduto"]]>

Per commemorare Beppe Merlo, grande tennista italiano degli anni ’50 e ’60 e scomparso oggi all’età di 91 anni, mi piacerebbe condividere con voi lettori questo articolo che ho scritto anni fa e lo riguarda molto da vicino. Beppe giocò una finale incredibile agli Internazionali d’Italia del 1955, perdendola contro il rivale Fausto Gardini. Ci furono polemiche, grandi colpi, match point falliti e alla fine un clamoroso ritiro per crampi. Che la terra ti sia lieve, Beppino.


A Gardini il titolo per un nuovo ritiro di Merlo

L’incontro deciso al quarto set dopo quasi tre ore di gioco, con il ‘bolognese’ colto dai crampi. Lo storico match ricostruito attraverso le cronache e le testimonianze dell’epoca

ROMA – Era dal 1934, quando l’ex raccattapalle divenuto ‘maestro’ Giovannino Palmieri aveva sconfitto il nobiluomo dai due dritti, l’ambidestro Giorgio De Stefani, che gli Internazionali non avevano più avuto una finale tutta italiana. Per arrivare a disputarla, certo contro pronostico, il ‘leone’ del Porro Lambertenghi Fausto Gardini aveva battuto l’americano Herbie Flam nei quarti e l’argentino Enrique Morea in semifinale, mentre il ‘virtussino’ di Merano, pupillo prediletto di Giorgio Neri, aveva compiuto exploit ancora più inattesi irretendo nelle sue trame imbastite su un’anticipatissima spazzolata bimane di rovescio – in tempi in cui a giocare con due mani c’erano soltanto lui e Pancho Segura, ma Segura giocava il dritto e non il rovescio con le due mani – e un dritto apparentemente debole, impugnato a metà manico eppur stranamente difficile da ‘contrare’, primo lo svedese Sven Davidson (poi re a Parigi nel ’57) e poi l’americano Budge Patty (campione in carica e vincitore d’un Roland Garros nel 1950).

Io avevo sei anni e avevo pianto calde lacrime quando al mio amato CT Firenze della Cascine (dove avrei fatto raccattapalle, giudice di linea, segnapunti al tabellone, arbitro, ufficio stampa e direttore di torneo) pochi giorni prima degli Internazionali d’Italia mi era stato detto che ero troppo piccolo per fare il raccattapalle di quella finale fiorentina. La stessa che si sarebbe giocata poi a Roma e che avrebbe avuto analoga conclusione: Merlo si era ritirato per crampi anche a Firenze, ma al quinto set, non al quarto. C’era chi sosteneva che fossero crampi psicosomatici, più che di pura fatica.Beppe Merlo mi aveva insegnato il rovescio a due mani, quando mio padre che era suo amico lo aveva accompagnato al muro del circolo, dove io passavo ore e ore a cercare di far passare la palla sopra la riga bianca segnata sul muro rosa-marron all’altezza della rete. Merlo venne insieme a un tenniste svedese, Johansson…e vide che giocavo solo di dritto, perchè la Maxima era troppo pesante. Mi spiegò allora come impugnare il rovescio con una presa a due mani e ricordo bene – di quando si è bambini si ricordano le cose più incredibili – che mi disse: “Ubaldino, non fare il mio stesso errore! Metti la mano destra sotto la sinistra, se non vuoi perdere centimetri preziosi nel giocare il dritto…”. Io non ho mai capito perchè avesse fatto quell’errore fino a che ho visto immagini di John Bromwich , l’australiano dello Stato di Victoria, formidabile soprattutto in doppio (finalista in 39 finali di Slam, fra singolare, doppio maschile quasi sempre con Quist e misto),ma comunque anche capace di vincere 2 Australian Open in singolare nel ’39 e nel ’46 e l’ultimo giocatore ad aver perso una finale di Wimbledon con il matchpoint (3) prima di Roger Federer con Novak Djokovic: ne ebbe tre contro Falkenburg sul 5-3 al quinto nel 1948. Ebbene Bromwich, classe 1918, quindi 9 anni più anziano di Beppe Merlo, era mancino, anche se batteva con la destra. E giocava il rovescio a due mani, il primo fra quelli che abbiano giocato una finale a Wimbledon dal 1877. Per lui, mancino, era normale tenere la mano sinistra sotto. Per Merlo non avrebbe dovuto esserlo. Io sospetto che ne fosse rimasto influenzato. Un altro tennista australiano ancora più anziano, Vivian McGrath , classe 1916, viene ricordato per il suo rovescio a due mani. Era 11 anni più anziano di Merlo, vinse il campionati d’Australia nel ’37 battendo in finale proprio Bromwich, fu classificato n.8 del mondo da Wallys Myers che in quei tempi senza computer era il più autorevole compilatore di classifiche mondiali. Leggerete da molte parti nei primi resoconti di cronisti, titolisti o agenzie superficiali che Beppe Merlo era stato l’inventore del rovescio a due mani.  E’ chiaro che non è così. L’ecuadoriano Pancho Segura, che sarebbe diventato il coach e il guru di Jimbo Connors, giocava invece il dritto a due mani. Poi ci sono stati anche giocatori, e non solo Monica Seles o Marion Bartoli _ o la nostra Antonella Rosa, genovese che giocava il misto con Enzo Vattuone, altro genovese DOC (e mi ricordo un tennista romano, Maurizio Aracri che giocando contro la Rosa si lamentò così: “Aho, me pare de gioca’ contro a’dea Kalì con tutte quelle mani!”) – che giocavano dritto e rovescio a due mani. Vediamo chi di voi li ricorda…Uno aveva per soprannome “Hollywood” perchè pareva un attore.

Nel ’73 a Modena, agli assoluti indoor allo Zeta2 cui partecipavo per aver vinto in doppio i campionati nazionali di seconda categoria, pur più giovane di 22 anni ci persi in due set (63 64?) e scrissi ammirato sulla rivista di Rino Tommasi “Tennis Club”:  “Con la sua spazzolata di rovescio la palla mi tornava indietro ancor prima che mi fossi ripreso dall’azione del servizio”. Mai visto uno che anticipasse la palla più di lui.
Quando vent’anni dopo vidi Andre Agassi rispondere di rovescio a due mani con quell’anticipo, mi tornò in mente Beppe Merlo. Che con un servizio modesto, ma stranamente difficilissimo da attaccare – era un movimento che lui aveva preso dal ping-pong, la palla schizzava via verso il basso con uno strano effetto e anche grandi campioni non riuscivano a dominarla – un dritto piatto che non era nulla di che, eppure batteva campioni attrezzatissimi.
Saltava sulla racchetta accordata di fresco – le accordava lui stesso – per rallentarne la tensione. Diventava una sorta di fionda. “Me la chiamano racchetta cipolla, i francesi che mi prendono in giro, ma se li batto stanno zitti” scherzava.
Di campioni di Wimbledon ne aveva battuti ben sei: Jaroslav Drobny, Vic Seixas, Budge Patty, Roy Emerson (che di Slam ne ha vinti 12), Neale Fraser e Chuck McKinley. Me lo raccontò lui stesso, con grande orgoglio, perchè un po’ c’era rimasto male che la Federtennis non gli avesse mai garantito un lavoro una volta che aveva smesso di giocare da professionista.Quante volte i nostri dirigenti federali, di tutte le epoche, hanno mostrato poca riconoscenza nei confronti dei loro più grandi campioni: in questo va detto che Binaghi almeno con Pietrangeli e Pericoli si è ben comportato, anche se per la sua mancata conoscenza delle lingue era necessario che si dotasse di qualche “ambasciatore” che le parlasse. Peraltro “sposando” Barazzutti a vita, e avendo litigato aspramente con Panatta, ha poi ignorato Bertolucci, Zugarelli e altri . Tornando a Beppe Merlo io credo che se c’era un altro italiano che avrebbe meritato di essere incluso nella hall of fame, questi era proprio Beppino Merlo. Non aveva vinto due Roland Garros come Pietrangeli, ma aveva vinto pur sempre 22 tornei internazionali. Battendo ovunque supercampioni.

Si erano incontrati due volte, quell’anno, i due rivali e avevano vinto una volta ciascuno. Del match di Firenze vi ho già accennato .Ma Gardini, n.1 d’Italia, era il favorito. Stavolta i due grandi rivali hanno dato vita ad un incontro memorabile, con un finale drammatico, perfino crudele, dopo una maratona incredibile alla fine della quale si registra perfino l’intervento dei carabinieri. Fausto, appoggiandosi a quel dritto poco elegante ma poderoso ed efficace, tutto di spalla, aveva vinto il primo set spendendo moltissimo e con un punteggio, 6-1, molto più netto di quanto fosse apparso il divario di gioco. Difatti aveva impiegato 25 minuti, un’infinità (nota dell’autore: a quei tempi non ci si fermava ai cambi di campo, non esistevano neppure le sedie. Rod Laver vinse anni più tardi una finale di Wimbledon, 3 set su 5, in 57 minuti).

Aveva speso molto il lungo, allampanato, magrissimo Gardini, e nel secondo set Beppino Merlo gli restituì la pariglia, con lo stesso identico punteggio, ma dopo scambi ancora più lunghi, tant’è che il set richiede mezz’ora. Merlo anticipava (anche se poi a rete seguiva di rado), Gardini preferiva rifugiarsi in una gara di corsa, affidandosi più alle gambe che al dritto e tentando di abbassare il ritmo con palle alte e lunghe, pur di sottrarsi a quei micidiali anticipi del suo avversario. Anche perché quando si avventurava a rete veniva inesorabilmente infilzato. Scambi sempre più interminabili, paziente gioco di scacchi fra due avversari che si conoscono troppo bene per darsi vantaggi, ma anche per dare uno spettacolo che, fra due incontristi naturali come Fausto e Beppe, non può essere all’altezza di quello offerto nei giorni precedenti.

Più passa il tempo e più Gardini si dispera. Merlo, che continua a non sbagliare mai, ed è infallibile soprattutto nel passante, sale sul 3-0. Ma nel quarto game ecco il primo incidente: Gardini protesta vivacemente perché Merlo, aduso a far cadere la palla subito dopo il servizio perché con la presa bimane non potrebbe altrimenti tirare il rovescio, in quell’azione – a suo dire – lo distrae non poco. L’arbitro gli dà ragione, fa ripetere un punto vinto da Merlo e Beppino si innervosisce fino a commettere un doppio fallo. Gardini non riesce però ad approfittare dell’incidente, né della piccola crisi del meranese che, vinto il terzo set (6-3) dalla durata record – un’ora! – mentre cresce spasmodica la tensione sia sul campo sia sugli spalti.

Dopo il terzo set c’è il riposo. Per raggiungere gli spogliatoi Merlo viene portato addirittura a braccia. Gardini, gli occhi spiritati nel volto ancor più ossuto, non pensa minimamente a mollare. Digrignando i denti, anzi, si rivolge ad arbitro e dirigenti FIT: “Guardate l’orologio! Dieci minuti, non di più… attenzione!” ha l’aria di minacciare. Intanto Merlo, su una panca, piange. Ripensa, chissà perché, alla decisione contraria dell’arbitro per quella palla vagante. Quasi non avesse vinto il set. Una reazione quasi isterica da parte di uno che non controlla più i nervi. Invece Gardini, nel cambiarsi i calzini, continua a lamentare: “Questo set non dovevo proprio perderlo“.

Il melodramma continua alla ripresa del gioco. Merlo rientra in campo addirittura sorretto da due infermieri. “Come un’eroina da melodramma dopo che il tenore è stato ucciso” scrive sulla Gazzetta dello Sport Luigino Gianoli. Il marchese Ferrante Cavriani scuote la testa: “Il prossimo weekend c’è il match di Coppa Davis contro la Germania…“. E raccomanda fermezze, energia e risolutezza all’arbitro Carlo Gatti. “Svelti, suvvia, siamo pronti?” incalza Gardini. Subito strappa il servizio a Merlo, che però non è per nulla finito. Controbreak. È soltanto al cambio di campo che Merlo è lentissimo. E Gardini freme. Tutti e due fanno a gara a chi perde più servizi. E nel mezzo qualche errore arbitrale, parecchie contestazioni a rendere sempre più incandescente il clima già torrido. 5-4 per Merlo che piagnucola ma dentro di sé probabilmente vede la vittoria vicina, soprattutto sul 30 pari, quando sbaglia invece una palla facile facile dopo due prodezze. Così è 5 pari e il pubblico è più schierato dalla parte di Gardini, sentendolo più ‘vero’ del suo rivale che accentua forse le sue sofferenze.

C’è un silenzio irreale all’undicesimo game, 6-5 per Merlo, quando Gardini si ritrova, sul 15-40, a fronteggiare due matchpoint. Ma proprio in quel momento il colpo di scena: Merlo cade a terra, rigido, con le gambe di legno, in preda a crampi spaventosi. Sembra proprio paralizzato. I fotografi si precipitano in campo, e così i raccattapalle a tirar su Merlo che non ce la fa. I carabinieri irrompono ad allontanare i fotografi. “Un Merlo di terracotta si avvia con le gambe rigide al posto di combattimento. Sembra un uomo meccanico che abbia perduto i contrappesi per mantenersi in equilibrio” scrive ancora Gianoli. Gardini annulla i matchpoint. Sul secondo Merlo è a rete, gioca una volée smorzata sul dritto di Gardini. Sembra imprendibile, la folla già grida, ma Gardini con un ultimo scatto la prende e passa Merlo che, nell’allungarsi si ‘incrampa’ e resta lungo disteso.

Questo non è giocare!” grida Gardini. Il Foro gli dà ragione, gli spettatori pensano alla commedia, fischiano sonoramente. Terzo matchpoint però per Merlo. Gardini annulla anche quello mentre Merlo cade di nuovo. Gardini è furibondo, la folla è inferocita. Finché il giudice arbitro Onorati decreta la vittoria di Gardini per ritiro di Merlo. L’annuncio si perde nel clamore, i fotografi non sanno se fotografare il viso ancora scuro del vincitore o quello disperato del vinto. Negli spogliatoi l’abbraccio tra i finalisti. Più disteso Gardini concede: “Beppe, sei stato sfortunato“. E Merlo: “Tu hai vinto, ma moralmente io non ho perduto.

Gardini b. Merlo 6-1 1-6 3-6 6-6 rit (dopo 2h e 52m)

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Lo strano caso di Jared Hiltzik: l’ATP lo accusa di “doppio torneo”, ma lui nega https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/lo-strano-caso-di-jared-hiltzik-latp-lo-accusa-di-doppio-torneo-ma-lui-nega/ https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/lo-strano-caso-di-jared-hiltzik-latp-lo-accusa-di-doppio-torneo-ma-lui-nega/#respond Wed, 17 Jul 2019 16:41:26 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=318267 Secondo l'ATP il tennista statunitense sarebbe 'saltato' dal challenger di Winnetka a un evento non ufficiale, dove avrebbe provato a vincere 50000 dollari. Ma lui nega tutto ]]>

Il numero 379 del ranking ATP Jared Hiltzik è stato ammonito dall’ATP per aver disputato due tornei nella stessa settimana, precisamente la scorsa, tra l’8 e il 14 luglio 2019. Il ragazzo statunitense ha pubblicato su Twitter uno screenshot dell’e-mail ricevuta e del comunicato in allegato. Secondo l’ATP, Hiltzik sarebbe reo di essere sceso in campo per il “Centrecourt Shootout” di Chatham in New Jersey, organizzato nel weekend – dal venerdì 12 luglio alla domenica – mentre era iscritto anche a un torneo Challenger. La competizione “Shootout” non rientra nel calendario ATP e prevede un tabellone “corto” di otto partecipanti (quest’anno c’era anche Querrey), che si sfidano in quarti, semifinale (al meglio dei tre set) e finale (al meglio dei cinque). Il montepremi messo in palio è di 50.000 dollari, destinato interamente al vincitore del torneo. “The winner takes it all” come dicono da quelle parti.

Hiltzik era iscritto al Challenger categoria 80 di Winnetka in Illinois, dal montepremi (complessivo) di 54.160 dollari. Dopo aver vinto in tre set il derby statunitense con Smyczek al primo round, è stato eliminato in due set da Chris Eubanks. Martedì 9 luglio Hiltzik era dunque fuori dal torneo, sia in singolare che in doppio. Avrebbe avuto tre giorni di tempo per volare al torneo “shootout” e provare a vincere una somma vicina al montepremi totale del Challenger da cui era stato appena eliminato. Della sua partecipazione, però, non esistono prove documentate.

Hiltzik ha smentito subito le accuse dell’ATP scrivendo su Twitter: “Divertente, dato che non ho nemmeno giocato quel torneo!”. Trattandosi di una competizione non ufficiale è difficile reperire informazioni incontrovertibili; se da un lato appare poco probabile che Hiltzik possa aver provato a nascondere in modo tanto spudorato la sua partecipazione al torneo, d’altro canto sarebbe grossa la ‘cantonata’ presa dall’ATP in riferimento a un evento cui hanno partecipato solo otto giocatori.

Per dovere di cronaca, le dirette andate in onda sul canale You Tube del “Centrecourt shootout” riguardano match di tutte e tre le giornate e in nessuna delle partite riprese c’è Jared Hiltzik.

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Lorenzi ha ancora voglia: “Giocherò almeno fino a dicembre 2020” https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/lorenzi-ha-ancora-voglia-giochero-almeno-fino-a-dicembre-2020/ https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/lorenzi-ha-ancora-voglia-giochero-almeno-fino-a-dicembre-2020/#respond Wed, 17 Jul 2019 16:21:05 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=318220 A 37 anni il senese, trapiantato negli USA, non ha ancora intenzione di smettere. "Al termine della prossima stagione prenderò una decisione"]]>

Tentazione di mollare: prossima allo zero. Altrimenti non si vivono giornate come quella di ieri, cinque ore in campo tra singolare e doppio. Dal caldo pomeridiano all’umidità della sera di Umago. “Nulla di straordinario, ci alleniamo per questo“, sorride. Paolo Lorenzi da queste parti si sente particolarmente a suo agio: presenzia per l’ottava volta e vanta una finale, nel 2017 (anno del suo best ranking, 33), persa contro Andrey Rublev. Nel pomeriggio sul campo 1 ha dovuto lottare anche contro il caldo per avere la meglio sul tedesco Torebko, 384 ATP, onesto mestierante venuto su dalle qualificazioni. Paolino l’ha risolta al tie break del terzo set (sei punti di fila per risalire da 1-3), quando il fisiologico logorio fisico è sembrato toccarlo meno rispetto al più giovane avversario. Agli ottavi troverà Laslo Djere, numero tre del seeding e 33 ATP, superato dall’azzurro nel primo turno di Wimbledon appena un anno fa (ma avanti complessivamente 4-3 nei precedenti).

Non credo di aver giocato una grandissima partita, ma sono contento di aver passato il turno – ci racconta con grande disponibilità prima di rientrare in hotel a ridosso della mezzanotte -, mi dispiace invece per il doppio, perché siamo stati comunque bravi“. In coppia con Fabbiano (“ci alleniamo spesso insieme, ci abbiamo provato“, svela) sono riusciti a portare al super tie nel derby tutto italiano i più collaudati Bolelli-Fognini. A 37 anni e con qualche acciacco alle spalle, Lorenzi sembra però ancora divertirsi. Nella sua programmazione più immediata c’è il 250 di Gstaad in Svizzera, poi i Challenger di Sopot, Manerbio e Cordenons. Nessuna voglia di appendere la racchetta al chiodo, ci confida: Andrò avanti almeno fino a dicembre 2020, al termine della prossima stagione prenderò una decisione. Quando gli anni saranno 39. E la voglia di sudare, allenarsi e stressare muscoli e articolazioni ogni giorno andrà ragionevolmente misurata.

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Fognini si ritira a Umago: Travaglia, prima volta ai quarti. Fuori Lorenzi https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/fognini-si-ritira-a-umago-travaglia-prima-volta-ai-quarti/ https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/fognini-si-ritira-a-umago-travaglia-prima-volta-ai-quarti/#respond Wed, 17 Jul 2019 16:09:28 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=318301 Un problema fisico costringe Fabio al ritiro nel derby. Stefano si giocherà un posto in semi con Balazs. Djere elimina Lorenzi dopo quasi tre ore di battaglia]]>

Dai nostri inviati ad Umago, Michelangelo Sottili e Ilvio Vidovich

FABIO OUT, STETO IN – Dura 37 minuti il torneo di Umago per Fabio Fognini: perso rapidamente il primo set, si ritira dopo tre giochi del secondo nel derby contro Stefano Travaglia a causa di un guaio fisico. Dopo l’incontro, dispiaciuto per il torneo e per il pubblico anche perché prima testa di serie, dirà che il problema parte dalla caviglia per estendersi al tendine: quale? “Entrambi i tendini”. Spiega poi che “ho fatto un’infiltrazione domenica pomeriggio. Sono venuto qui, ma la reazione è stata davvero brutta. Non chiedetemi come e perché, perché non lo so. Sono stato male lunedì, mi sono allenato male, avevo dolore. Ieri mattina mi sono sentito meglio, poi in doppio male. Questa mattina il fisioterapista mi ha consigliato di non venire, di non scaldarmi, ma di fare tutto vicino alla partita. Ho finito il riscaldamento che erano 6-4 al tie-break (Krajinovic e Balazs, ndr). Io ho provato a fare del mio meglio; purtroppo, il mio corpo ha reagito in maniera che neanch’io mi aspettavo”.

Per quanto riguarda Travaglia, si tratta del primo quarto di finale ATP in carriera e di un avanzamento, per ora solo virtuale, di due posizioni rispetto al suo best ranking (n. 100). Dell’incontro, c’è poco da dire. Un solo precedente fra i due, quello famigerato dello US Open 2017 vinto da “Steto”. Flavia, deliziosa in un vestitino elegante, scompare in un momento imprecisato, segnale ben peggiore del brutto inizio di Fabio (che, poi, non è né una novità né un indicatore di come sarà il suo match). Preoccupa invece che Fognini si ritrovi sotto 0-4 senza dare il minimo cenno di nervosismo nonostante i troppi errori, soprattutto con il dritto, lato sul quale in più di un’occasione è parso arrivare in ritardo negli spostamenti. Travaglia fa quello che deve, vale a dire rimettere in campo più palle possibili; peraltro, serve anche bene. Fabio muove il punteggio al quinto gioco, l’unico che metterà a referto nel primo parziale. Un consulto con il fisioterapista durante la pausa e, sul 2-1 per il ventisettenne di Ascoli, Fognini dice che può bastare così.

Se per Travaglia è il primo quarto di finale nel Tour, il suo avversario (altra sorpresa) si giocherà per la terza volta l’accesso in semifinale. Infatti, il derby azzurro è iniziato in ritardo perché Filip Krajinovic ci ha messo quasi due ore e mezza per guadagnarsi la possibilità di servire per il match; a quel punto, però, il n. 207 ATP Attila Balazs ha impiegato dieci minuti per vincere. Un solo precedente fra i due, a livello Futures, vinto in tre set dall’ungherese.

LORENZI, CUORE E TESTA NON BASTANO – Sul Grandstand di Umago fa il suo esordio nel torneo croato la tds n. 3 Laslo Djere, opposto all’azzurro Paolo Lorenzi. Ottava sfida tra i due tra circuito maggiore e Challenger (4-3 Djere), che si sono incontrati l’ultima volta lo scorso anno a Wimbledon, dove si impose Paolo in quattro set. L’ultima sul rosso risale ad un paio di mesi prima, a Istanbul, dove invece ebbe la meglio Djere per 7-6 al terzo. Curiosamente, quello è stato l’ultimo torneo del circuito maggiore in cui Lorenzi si è spinto sino al terzo turno.

L’inizio del match è tutto di marca serba con Djere che in un attimo vola 3-0 pressando con efficacia da fondo. Lorenzi, reduce dalla maratona di oltre tre ore vinta 7-6 al terzo sul tedesco Torebko (con l’aggiunta del doppio con Fabbiano, perso 10-8 al supertiebreak contro l’altra coppia tutta italiana Bolelli/Fognini), capisce subito che a fare a braccio di ferro da fondo ci rimette lui. Ed allora ecco che il 37enne senese inizia a mettere i consueti granellini di sabbia negli ingranaggi del gioco avversario: si mette a tre metri dalla riga di fondo e comincia a variare velocità ed altezza dei colpi, inserendo qualche variazione tattica fatta di palle corte e attacchi a rete. Djere ha un attimo di sbandamento che gli costa il break al quinto gioco, che però si riprende subito dopo e poi senza ulteriori scossoni il serbo incamera il primo set per 6-3.

In realtà però il match è cambiato, perché la pressione da fondo del n. 32 del mondo non è più così efficace come nella prima mezz’ora di gioco. Insomma, i granellini di sabbia azzurri a partire dal secondo parziale iniziano a fare il loro effetto. Lorenzi ora tiene agevolmente i suoi turni di battuta, grazie ad una ritrovata efficacia del servizio, mentre invece il 24enne residente a Novi Sad fa una fatica enorme, invischiato dalle variazioni di Paolo ed anche visibilmente insoddisfatto dell’incordatura delle sue racchette. Ne cambia addirittura due nei primi game del secondo set, per poi comunque continuare a scrollare la testa sconsolato nel sentire la tensione dell’ennesima racchetta che prende dal borsone (“Sono cambiate le condizioni di gioco, è scesa la sera, è aumentata l’umidità” ci spiegherà nel dopo partita). Djere lotta, sbuffa, salva tre balle break nel quarto gioco e poi addirittura sei (di cui tre consecutive) nel sesto, prima di capitolare due game dopo e consegnare di fatto il set a Lorenzi, che chiude meritamente 6-3 nel gioco successivo.

L’inizio del terzo set è ancora a tinte azzurre con il break in apertura a favore del n. 114 del ranking. Tra il pubblico in tribuna notiamo Jannik Sinner da un parte e Simone Bolelli dall’altra, quest’ultimo subito sotto di noi. Rimarranno fino alla fine del match, mentre invece Dusan Lajovic e Thomas Fabbiano si fermeranno qualche minuto, in piedi sulle scale che portano agli spogliatoi sotto il Centrale, a metà del parziale decisivo. Paolo va sul 2-0 e sembra avere il controllo del match. Ma qui è bravo Djere a cambiare registro (“Lui aveva rallentato il gioco ed era evidente che essere aggressivo come avevo fatto fino a quel momento non pagava, allora ho cambiato un po’ anch’io”): ora anche lui ha iniziato a variare altezza, profondità e velocità dei colpi. Insomma, il match diventa “ugly”, come direbbe Brad Gilbert. E ad avere la meglio in questa nuova situazione tattica è il tennista serbo, che si riprende il break al quarto gioco, annulla due palle break nel game successivo, strappa nuovamente il servizio a Lorenzi alla quinta occasione e sale poi 5-2. Ora, pur lottando sempre in maniera commovente su ogni palla, Paolo paga un leggero calo fisico e soprattutto un calo alla battuta, colpo che l’aveva supportato alla grande nel set precedente: in entrambi i giochi in cui ha perso il servizio ha avuto la palla del game, ma non ha avuto l’aiuto sperato dalla prima di servizio.  Tutto sembra finito quando Djere si appresta a servire il match point sul 5-3, poco dopo le due ore e mezza di gioco. Invece c’è un ultimo colpo di scena: due doppi falli consecutivi con conseguente imprecazione in serbo e sguardo d’odio verso le tribune del Centrale affacciate dietro il Grandstand (“Qualcuno mi ha disturbato, vabbè niente di grave” glisserà a fine match), fanno da anticamera all’ennesimo break della partita. Ma a Lorenzi non riesce l’aggancio, nonostante abbia ancora la forza di annullare due match point consecutivi prima di capitolare per 6-4 dopo 2h43′.

Per Djere ora la sfida contro la tds n. 8 Leonardo Mayer, che ha superato in rimonta in tre set Jiri Vesely, in una parte alta del tabellone che ha perso le altre due teste di serie, la n. 1 Fognini e la n. 6 Krajinovic. Insomma, una buona occasione per il serbo di puntare alla finale, che vorrebbe dire rientrare nella top 30, che dista solo poche posizioni e qualche decina di punti. Certo dovrà alzare il livello rispetto al match di oggi.

Risultati:

[Q] A. Balazs b. [6] F. Krajinovic 6-3 6-7(1) 7-6(5)
S. Travaglia b. [1] F. Fognini 6-1 2-1 rit.
[8] L. Mayer b. J. Vesely 3-6 6-4 6-4
[3] L. Djere b. P. Lorenzi 6-3 3-6 6-4

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Federer, championship point paralleli: nel 2012 fu gloria, sette anni dopo è rammarico https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/federer-championship-point-paralleli-nel-2012-fu-gloria-sette-anni-dopo-e-rammarico/ https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/federer-championship-point-paralleli-nel-2012-fu-gloria-sette-anni-dopo-e-rammarico/#respond Wed, 17 Jul 2019 15:45:16 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=318246 A cinque centimetri da una successo leggendario. Lo stesso schema usato sul secondo match point contro Djokovic diede a Roger il settimo titolo ai Championships ]]>

Servizio centrale da sinistra e dritto d’attacco lungolinea. Prima di servire sull’8-7 40-30 del quinto set nella finale di Wimbledon Roger Federer aveva già in mente come giocarsi il secondo match point. Il passante di Novak Djokovic atterrato nei pressi della riga è stato un gancio sul mento del venti volte campione Slam, che ha sprecato l’occasione di chiudere il match e ha ceduto al serbo nell’inedito (in singolare) tie-break sul 12-12. Scelta avventata? Poca lucidità? Forse. Resta pur sempre una questione di pochissimi centimetri e a dimostrarlo è un punto identico nella sostanza, ma di esito opposto. Era il 2012 e Federer serviva per il suo settimo titolo a Church Road contro Andy Murray sul 5-4 40-30 nel quarto set. Un attacco non troppo deciso, come quello giocato contro Djokovic seppur poco più profondo, e immediata discesa a rete: il passante in cross dello scozzese finiva in corridoio. Due schemi uguali, ma situazioni e avversario molto differenti (13 Slam separano Andy da Nole).

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La Romania onora Simona Halep: sarà portabandiera alle Olimpiadi di Tokyo 2020 https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/la-romania-onora-simona-halep-sara-portabandiera-alle-olimpiadi-di-tokyo-2020/ https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/la-romania-onora-simona-halep-sara-portabandiera-alle-olimpiadi-di-tokyo-2020/#respond Wed, 17 Jul 2019 15:32:36 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=318226 Entusiasmo alle stelle al ritorno in patria della campionessa di Wimbledon: a Simona verrà conferita il più alto riconoscimento dello Stato rumeno]]>

Con enorme entusiasmo la Romania ha riabbracciato Simona Halep, di ritorno dalla cavalcata trionfale che l’ha portata a sollevare l’ambito Venus Rosewater Dish, il piatto consegnato alla vincitrice dei Championships. La campionessa di Costanza è stata accompagnata nel viaggio da Ion Tiriac e appena atterrata nel suo Paese natale è stata accerchiata da un gruppo di tifosi per foto e autografi presso l’aeroporto di Bucarest. La capitale rumena ospiterà oggi, 17 luglio, all’Arena Nazionale (stadio principale della città) una grande festa per Simona, come annunciato dal sindaco Gabriela Firea.

A scaldare ancora di più il cuore di Simona è stata la notizia ricevuta dal Comitato Olimpico Nazionale. L’ex numero uno WTA aveva chiesto al presidente del CNO rumeno Mihai Covaliu se potesse fare da portabandiera nella cerimonia d’apertura delle prossime Olimpiadi, che si terranno a Tokyo tra poco più di un anno. Dopo il titolo conquistato a Wimbledon non ha potuto respingere la gentile richiesta di Halep, che guiderà la compagine rumena presente ai Giochi nel 2020. Ora, con due Slam in bacheca, l’obiettivo dichiarato della tennista di Costanza è portare una medaglia olimpica al suo paese: sarebbe la prima nel tennis.

Inoltre l’amministrazione presidenziale ha annunciato lunedì 15 luglio l’assegnazione di un alto riconoscimento per la campionessa di Wimbledon. Il presidente Klaus Iohannis riceverà Halep per premiarla con il massimo riconoscimento dello stato, ordinandola Steaua României al rango di cavaliere in riconoscenza e stima per tutti i suoi risultati.

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Fuori Garin e Verdasco: Bastad perde i primi due favoriti https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/fuori-garin-e-verdasco-bastad-perde-i-primi-due-favoriti/ https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/fuori-garin-e-verdasco-bastad-perde-i-primi-due-favoriti/#respond Wed, 17 Jul 2019 15:09:22 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=318260 Il cileno, prima testa di serie, cede con un doppio 6-4 a Chardy. Fernando lo imita poco dopo raccogliendo sei giochi contro Ramos-Vinolas. Avanza Jarry]]>

Per la gioia delle lavatrici, si torna a sporcarsi i calzini in quel di Bastad. La piccola ma pittoresca cittadina affacciata sul mare del nord ospita come ogni anno lo Swedish Open, ATP 250 che segna di fatto la fine della breve parentesi erbivora della stagione (fatta eccezione per Newport). Lontani i big (e specialmente quei due) dopo le fatiche del terzo slam stagionale, lo spettacolo è comunque assicurato da tennisti in cerca del titolo che assicurerebbe punti preziosi per la classifica, oltre che un cospicuo montepremi. Assente il detentore del titolo Fabio Fognini, fresco di best ranking ed impegnato ad Umago, quest’anno le stelle del torneo sono il giovane ventritreene Garin e il veterano Verdasco.

È proprio il cileno, numero 1 del tabellone svedese, ad essere ‘vittima’ della prima grande sorpresa del torneo. Nel match di apertura del programma odierno, il francese Chardy è riuscito a sorprenderlo in due set molto combattuti e altrettanto divertenti. In una partita in cui il servizio è stato la chiave per i duellanti, la solidità dei colpi di Jeremy e la sua capacità di leggere le battute del cileno hanno fatto la differenza: ben dieci sono state infatti le palle break che Chardy è riuscito a procurarsi, e nonostante la strenua resistenza di Garin, convertirne tre è bastato al francese per guadagnarsi i quarti di finale con un doppio 6-4.

Curiosamente, la sua sfida contro il Cile non è finita: il suo prossimo avversario sarà infatti la testa di serie numero 5, Nicolas Jarry, anch’egli vincitore in due set contro l’idolo locale Mikael Ymer. Il giovane svedese ha davvero venduto cara la pelle, dando vita ad una partita entusiasmante e molto più incerta di quanto il 7-5 6-3 finale racconti. Soprattutto nel primo set, dopo una partenza contratta, Ymer è riuscito a fare partita pari col cileno, recuperando da varie condizioni di svantaggio grazie al suo gioco efficace e riuscendo anche a procurarsi opportunità di condurre nel parziale. Alle fine però, la maggiore esperienza nei momenti caldi di Jarry lo ha portato a brekkare all’ultimo l’avversario. L’acquisito vantaggio gli ha poi permesso di concludere il secondo set comodamente.

Anche Verdasco non è riuscito a far valere la sua testa di serie nel torneo, perdendo rovinosamente contro il connazionale Ramos-Vinolas. Un netto 6-2 6-4 racconta di una partita dominata in tutti i settori, ma con l’attenuante di un Verdasco non al top, come testimoniato dal medical time out chiamato alla fine del terzo gioco del secondo parziale. L’unico sussulto di Fernando è arrivato nel secondo gioco del primo set, con tre occasioni per strappare il servizio dell’avversario. La caterva di errori che ne è però seguita non gli ha permesso di opporre alcuna resistenza, e nonostante il braccino finale di Ramos, è dovuto capitolare al settimo match point. Ramos affronterà adesso il vincente di Dzumhur-Carballes Baena.

A cura di Lorenzo Fattorini

Risultati:

J. Chardy b. [1] C. Garin 6-4 6-4
[5] N. Jarry b. [WC] M. Ymer 7-5 6-3
A. Ramos-Vinolas b. [2] F. Verdasco 6-2 6-4
D. Dzumhur vs R. Carballes Baena

Il tabellone completo

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Nei Dintorni di Djokovic sull’erba: Petra sì, Cilic no. Ma c’è Nole, cuore e acciaio https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/nei-dintorni-di-djokovic-sullerba-martic-si-cilic-no-ma-ce-nole-cuore-e-acciaio/ https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/nei-dintorni-di-djokovic-sullerba-martic-si-cilic-no-ma-ce-nole-cuore-e-acciaio/#respond Wed, 17 Jul 2019 12:15:25 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=318116 L’analisi dei risultati (e le dichiarazioni) dei giocatori dei paesi dell’ex Jugoslavia a Wimbledon. Nel complesso – solo in tre oltre il II turno - peggio che a Parigi. ma la fantastica vittoria di Djokovic fa passare tutto in secondo piano]]>

Diciotto in totale – 10 uomini e otto donne – i rappresentati dei paesi dell’ex Jugoslavia nei due tabelloni di singolare. Un mese e mezzo fa a Parigi erano stati in diciannove, con la semifinale di Nole, i primi quarti di Perta Martic, gli ottavi di Donna Vekic e tanti qualificati al terzo turno a certificare per l’ennesima volta la buona qualità media del tennis balcanico. A Londra alla seconda settimana ci sono arrivati solo in due, Nole e Petra, e oltre al loro al terzo turno è approdata solo Polona Hercog. Ma volete mettere la vittoria di Novak?

TABELLONE FEMMINILE

CROAZIA IN CHIAROSCURO – “Non so cosa dire, è dura perdere così“. Era affranta Donna Vekic dopo la sconfitta al primo turno contro Allison Riske, match nel quale si era trovata in vantaggio per 4-1 nel terzo set prima di subire la rimonta della statunitense. “Brava lei, ha fatto dei punti incredibili, ma io ci ho messo del mio con tutti quei doppi falli” l’obiettiva analisi della neo23enne tennista di Osijek. Certo aveva ragione ad osservare che, da testa di serie, trovare Riske – fresca vincitrice di due tornei sull’erba, l’ITF di Surbiton e ‘s-Hertogenbosch –  al primo turno non è stato certo il massimo (“Non ho avuto un sorteggio fortunato”), ma non si può sottolineare come ancora una volta Donna abbia mancato l’esame per dimostrare di poter aspirare a qualcosa in più che stazionare tra la 20esima e la 30esima posizione WTA. 

Poteva avere qualche rammarico anche Petra Martic, che invece dopo la sconfitta contro Elena Svitolina è parsa serena, come certificato dal suo proverbiale sorriso. Dopo i quarti a Parigi, la spalatina ha raggiunto la seconda settimana di uno Slam anche a Londra, battendo nell’ordine Brady, Potapova e Collins, prima di arrendersi alla solidità della russa e – da qui il possibile rammarico – alla sua schiena. Che non le ha permesso di andare oltre alle tre palle break sul 4-3 a suo favore nel primo set. “Purtroppo devo conviverci. Mi sono svegliata stamattina e ho sentito che avevo dei problemi. Ho cercato perciò di accorciare gli scambi, ma lei era solida, prendeva tutto e non sbagliava. Forse se avessi fatto il break, chissà, perché stavo giocando bene”. 

Annullate quelle la russa prendeva il volo e per la croata il sogno di bissare i quarti del Roland Garros svaniva “Nel secondo set lei ha giocato ancora più sciolta e non c’è stato niente da fare”. Per Petra e la sua schiena ora un po’ di riposo (“Ripeto, ci devo convivere, e credo non sia niente di grave. Starò ferma un paio di giorni, andrò da uno specialista, ma spero di ripartire dal Canada”), ma portando a casa comunque un regalo da Londra: la top 20, sesta croata della storia a raggiungere questo risultato.

SLOVENIA SOTTO I RIFLETTORI – Ben quattro le tenniste slovene in tabellone, a conferma che in campo femminile qualcosa si muove nel paese che ha dato i natali alla campionessa del Roland Garros 1977 Mima Jausovec. Salutava subito il resto della compagnia solo Dalila Jakupovic, sconfitta nettamente da Filipkens, mentre Tamara Zidansek batteva 8-6 al terzo quella che un tempo – quando arrivo in semifinale sugli stessi prati londinesi – era una grande promessa, Eugenie Bouchard, prima di raccogliere solo tre game contro Wang.  

Ma chi si è fatto notare sono state Kaja Juvan e Polona Hercog. La 18enne Kaja ha superato le qualificazioni ed ha vinto il suo primo match in uno Slam, prima di arrendersi solo 6-4 al terzo a Serena Williams, non prima di averla un po’ spaventata vincendo il primo parziale. “Non ho molto da rimproverarmi. Ho lottato fino in fondo, anche nel terzo quando ero indietro nel punteggio, non ho mai mollato. Sono molto soddisfatta per questo. Forse le ho giocato troppo sul dritto, tornassi indietro cambierei questo, ma comunque lei è Serena” ha commentato, comunque soddisfatta, la grande promessa slovena dopo la sconfitta.

La 28enne di Maribor, invece, dopo aver battuto Kuzmova in rimonta ed eliminato la tds n. 17 Madison Keys, è arrivata per due volte ad un passo dai suoi primi ottavi Slam – leggasi i due match point sprecati, specie il secondo con un clamoroso doppio fallo – prima di sciogliersi davanti allo sfrontato talento di Coco Gauff. “Evidentemente è scritto che io non debba arrivare alla seconda settimana di uno Slam” ha commentato Polona dopo il match, guardando però agli aspetti positivi piuttosto che a quelli negativi. “Dura arrivare così vicino, ma essere così lontani. Ma devo pensare a come ho giocato i primi due set, se giocherò a questo livello i risultati nei prossimi tornei arriveranno. E anche la seconda settimana in uno Slam”.

Polona Hercog – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

POCA SERBIA, MA CON ONORE Aleksandra Krunic ha lottato per un set prima di arrendersi nel match di esordio a quella Muchova che poi si sarebbe spinta fino ai quarti di finale battendo persino Karolina Pliskova. Chi invece ha fatto una gran bella figura è stata Ivana Jorovic. Dopo aver battuto in due set l’olandese Kerkohve, la 22enne Ivana ha ceduto solo 9-7 al terzo alla già citata Allison Riske, che più in là nel torneo avrebbe fatto tremare Serena. “Ho giocato bene, ma in questo momento non riesco ad esserne contenta, dopo aver perso una partita così tirata” ha detto a caldo dopo la sconfitta la tennista di Cacak. “Qui ho lottato alla pari contro una specialista dell’erba, come avevo lottato alla pari al Roland Garros contro una specialista della terra (perse contro Jennifer Brady 7-5 al terzo, ndr). Questo mi fa dire che sono sulla strada giusta”.

TABELLONE MASCHILE

CROAZIA, LA CRISI DI MARINAssente Borna Coric, che non è riuscito a recuperare in tempo dal problema agli addominali che lo aveva costretto al ritiro ad Halle, in Croazia in molti speravano che sull’erba di Wimbledon si rivedesse il vecchio Marin Cilic, quello capace di sfiorare la vittoria contro Federer nei quarti nel 2016 ed arrivare in finale nel 2017. Invece la crisi del 30enne di Medjugorje – accompagnato nell’occasione dall’ex top ten Wayne Ferreira, scelta che ha destato diverse perplessità in patria, ovviamente espresse post eliminazione – continua: la sconfitta in tre set al secondo turno contro un giocatore come Joao Sousa, da lui sempre sconfitto nelle 4 sfide precedenti e non certo uno specialista dell’erba (12 vittorie in carriera su 31 incontri prima di incontrare il croato) è di quelle veramente pesanti per il morale.

Per Cilic quest’anno da segnalare solo i quarti a Madrid (dove peraltro si è dovuto ritirare per l’ennesimo problema fisico), per il resto solo delusioni, specie negli Slam: sconfitta a Melbourne negli ottavi, secondo turno a Parigi e a Londra. Ed una classifica che dal n. 7 di inizio anno lo vede attualmente dieci posizioni più indietro, in 17esima posizione. In Croazia ci si interroga su quali siano i motivi di questo crollo, se sia legato ai ricorrenti problemi fisici oppure c’è dell’altro, considerato che Marin non è mai stato fortissimo dal punto di vista mentale e forse potrebbe fare fatica a metabolizzare l’insieme di infortuni e sconfitte. Chi si è invece fatto notare in positivo è stato  l’eterno Ivo Karlovic, che a furia di mazzate di servizio (92% di punti con la prima, 21 ace) ha superato Andrea Arnaboldi ed ottenuto un altro primato di longevità: era infatti dai tempi di Ken Rosewall che un quarantenne non vinceva un match in singolare a Wimbledon (che poi un quasi 38enne stesse per vincerlo, beh, è un’altra storia…), prima di cedere all’altro italiano Thomas Fabbiano senza grossi rimpianti “Lui ha giocato molto bene, non sbagliava mai. Il mio back di rovescio non gli ha dato mai fastidio”.

Marin Cilic – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

GLI ALTRI LOTTANO, MA NON BASTA – C’erano anche lo sloveno Aljaz Bedene ed il bosniaco Damir Dzumhur in tabellone, usciti al primo turno ma con l’onore delle armi. Il tennista di Lubiana ha giocato un bel match ed ha impegnato severamente Berrettini, che ha avuto bisogno di quattro set, e di un tie-break nel quarto, per avere la meglio sullo sloveno. Continua invece il periodo nero di Dzumhur, in un’annata piena di problemi fisici. “Dovevo vincere in tre set. Invece mi son fatto rimontare da 5-2 sopra nel secondo set. Sono riuscito a vincere il terzo, ma sapevo che con tutti gli infortuni e gli stop dell’ultimo periodo non ero in grado di reggere tanto tempo a quel livello in campo. Dovevo vincerla prima” ha commentato, un po’ sconfortato il 27enne di Sarajevo dopo la sconfitta al quinto contro Cuevas. Sconfortato ma non certo disposto a mollare. “Devo solo tornare ad allenarmi con continuità ed intensità”.

SERBIA, (TANTISSIMO) NOLE E POCO ALTRO – Se a Parigi oltre alla semifinale di Djokovic si erano visti anche altri tre serbi al terzo turno, a Wimbledon invece oltre al n. 1 del mondo nessun tennista di Belgrado e dintorni è riuscito ad andare oltre il secondo turno. Dusan Lajovic non ha onorato la sua prima testa di serie ai Championship ed è uscito subito per mano del polacco Hurcakz, e anche Filip Krajinovic ha fatto subito i bagagli, battuto dalla wildcard tedesca Kopfer in quattro set. “Quel tie-break è stato decisivo” ha osservato il 27enne di Sombor dopo il match, riferendosi al tie-break del terzo set perso 11-9, dopo il quale si è letteralmente “sciolto”. Inutile dire che da entrambi ci si attendeva qualcosa in più, dopo i buoni risultati sul rosso.  

Hanno fatto un turno in più gli altri tre tennisti serbi. Sicuramente da elogiare Janko Tipsarevic, che riesce finalmente a superare di nuovo un turno in uno Slam, dopo le due battaglie perse al primo turno a Melbourne e Parigi contro Dimitrov. Qui vince un’altra battaglia (6-2 al quinto contro Nishioka), prima di dare filo da torcere al finalista dello scorso anno Kevin Anderson. Tutto sommato, non si poteva chiedere di più neanche agli ultimi due. Miomir Kecmanovic ha battuto Carballes Baena prima di ritirarsi all’inizio del terzo set conto Benoit Paire: problemi alla caviglia per lui, forse legati alle tossine non ancora smaltite del torneo di Antalya della settimana precedente (cinque tie-break giocati tra semifinale e finale). Laslo Djere ha battuto un giocatore che è ancora più terraiolo di lui, l’argentino Andreozzi, prima di incontrare un Millman che non è uno specialista dei prati, ma da australiano sicuramente se la cava molto meglio del 24enne di Senta.

Su Nole non c’è veramente cosa aggiungere a quello che è stato scritto su Ubitennis e altrove per celebrare la sua vittoria. Il fuoriclasse di Belgrado si era presentato a Wimbledon sorprendendo un po’ tutti, dopo aver chiamato Goran Ivanisevic a far parte del suo staff (scelta che in Serbia non tutti hanno preso bene, ricordando alcune frasi di un giovane Goran ai tempi della guerra nell’ex Jugoslavia). Ma le sorprese da parte di Nole finivano lì. Dopo aver regolato facilmente Kohlschreiber e Kudla, cedeva un set a Hurkacz (“Ci voleva, ma ha dato una sveglia”), triturava Humbert e Goffin, anche se la prima parte del primo set contro il belga lo aveva visto un po’ contratto (“All’inizio ero teso, poi recuperato il break mi sono come liberato“) e poi si imponeva nettamente alla distanza su Bautista Agut. Infine, il capolavoro contro Federer. E contro la spinta dei 15.000 del Centrale per lo svizzero. E chissà di quanti altri seduti a casa davanti al televisore.

Novak Djokovic e Roger Federer – Wimbledon 2019 (via Twitter, @ATP_Tour)

Jeeg va, cuore e acciaio, cuore di un ragazzo che senza paura sempre lotterà” recitava la sigla di un noto cartone animato giapponese trasmesso in Italia negli anni Ottanta. Non sappiamo se sia stato trasmesso anche in Serbia, certo è che quelle parole calzano benissimo sul Novak Djokovic visto domenica. Cuore e (nervi) d’acciaio. E tanto, tanto talento: perché per giocare sempre, sempre, sempre vicino alla riga, qualsiasi tipo di palla gli arrivasse in seguito alle magie di Roger, ce ne vuole veramente tanto. Come si dice in Serbia: svaka ti cast, Nole (congratulazioni, Nole).

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Muore a 91 anni Beppe Merlo, ‘gracile dongiovanni della racchetta’ https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/muore-a-91-anni-beppe-merlo-gracile-dongiovanni-della-racchetta/ https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/muore-a-91-anni-beppe-merlo-gracile-dongiovanni-della-racchetta/#respond Wed, 17 Jul 2019 12:04:43 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=318225 È stato uno dei tennisti più popolari della nostra storia. Uno dei primi rovesci a due mani della storia, fu due volte semifinalista al Roland Garros e battè tre campioni di Wimbledon. Avrebbe compiuto 92 anni ad ottobre]]>

Beppe Merlo, ex tennista italiano, è deceduto all’età di 91 anni. Non è stato il più vincente, né forse il più elegante, ma ha lasciato un segno indelebile nella storia del tennis italiano: è anche grazie a lui che il nome dell’Italia è comparso sulla cartina geografica del tennis mondiale, a cavallo tra gli anni ’50 e ’60. Due volte semifinalista al Roland Garros (1955 e 1956) e due volte finalista agli Internazionali d’Italia (1955 e 1957), l’ex tennista nato a Merano – suo papà fu custode del Tennis Merano – ha vinto 22 titoli internazionali nel corso di una carriera durata oltre vent’anni, oltre ad aver conquistato per quattro volte il titolo di campione italiano e ad aver disputato 35 incontri (con 25 vittorie) di Coppa Davis. Avrebbe compiuto 92 anni il prossimo 11 ottobre.

PIONIERE DEL ROVESCIO A DUE MANI – Da qualcuno persino additato come l’inventore del rovescio a due mani, sicuramente Beppe è stato uno dei primi ad eseguirlo nel panorama internazionale e ancor di più in Italia. Per certo lo ha insegnato al direttore Scanagatta, circostanza che pure non mise il direttore a riparo dalla sconfitta nei campionati italiani di Modena del 1973 (si giocava al circolo Zeta Due). La particolarità del rovescio di Beppe risiedeva nella sua esecuzione un po’ sbilenca e… a rovescio, poiché da destrimano reggeva la racchetta con la mano destra nei pressi del cuore e la sinistra in basso. Come Nadal oggi, in pratica, eseguendo però il colpo dal lato sinistro.

Questa sua tecnica poco ortodossa non gli impedì di confrontarsi con i tennisti più forti della sua epoca, e talvolta addirittura di sorprenderli. Gli almanacchi ci dicono che ha battuto, per certo, almeno tre vincitori di Wimbledon (Seixas ai quarti del Roland Garros ’55, Drobny in finale a Venezia nel ’56 e Fraser ai quarti di Roma nel ’60), ma una volta ha confidato al direttore di averne battuti cinque.

IL RICORDO DI PIETRANGELI (fonte: federtennis.it) – “Un gran giocatore, buono come il pane. Siamo stati nella stessa squadra, abbiamo bivaccato e gioito insieme per tanti anni. Era un po’ chiuso, molto fortunato a poker, aveva un gran successo con le donne. In tanti hanno pianto dopo averci giocato contro. Non faceva molto gruppo, ma non lo faceva per darsi delle arie. Era molto attento a cosa mangiava, a quanto dormiva. Se noi volevamo riposarci, lui voleva allenarsi e viceversa. Non era un gran giocherellone, però era davvero una persona buona”.

Tempo fa Pietrangeli, battuto da Merlo nella finale degli assoluti ’56 e tre anni dopo in finale ad Alessandria d’Egitto, raccontò anche un aneddoto relativo alla grande sportività di Beppe Merlo. “Beppe non rubò mai un punto su un campo da tennis. Andava addirittura contro il giudizio degli arbitri. Giocando con Remy, campione di Francia, sul Centrale di Roland Garros, al quinto set corresse il giudice di sedia e regalò il quindici che mandò il francese a servire per il match. Fino a quel momento aveva avuto tutto il pubblico contro. Quando Beppe vinse venne giù lo stadio”.

La curiosa espressione con la quale spesso ci si riferiva a lui, ‘gracile dongiovanni della racchetta’, gli venne affibbiata dalle pagine satiriche del Guerin Sportivo.

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Ivanisevic-Djokovic, avanti insieme? “Decidiamo in un paio di giorni” https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/ivanisevic-djokovic-avanti-insieme-decidiamo-in-un-paio-di-giorni/ https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/ivanisevic-djokovic-avanti-insieme-decidiamo-in-un-paio-di-giorni/#respond Wed, 17 Jul 2019 10:25:43 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=318205 Il croato, padrone di casa del torneo di Umago, ha parlato della collaborazione tecnica nata a sorpresa con il campione di Wimbledon. A breve la decisione se andare avanti insieme o meno]]>

da Umago, il nostro inviato

Devo parlarne con Nole, in due o tre giorni prenderemo una decisione“. Goran Ivanisevic preferisce non entrare nel merito, ma si è dato un limite ben preciso per valutare la possibilità di proseguire la collaborazione con Novak Djokovic. Nata in modo decisamente proficuo. L’ex campione croato ha infatti debuttato nell’angolo del numero uno del mondo nella prima settimana di Wimbledon, salvo doverlo poi lasciare per impegni precedentemente presi in Svezia con il Senior Tour. Dallo scorso fine settimana, Ivanisevic ha indossato i consueti panni del padrone di casa a Umago, dove il torneo 250 è arrivato alla trentesima edizione.

La finale di Wimbledon l’ha seguita quindi soltanto in tv, con l’idea di aggiornarsi quanto prima con Djokovic sulla possibilità di proseguire insieme il loro percorso (in piena sinergia con Marian Vajda, indiscussa guida dello staff tecnico di Nole). Una collaborazione che ha suscitato anche polemiche in Serbia, sulla scia di un nazionalismo a tratti ancora spigoloso. Al cinque volte campione dei Championships è stato infatti rimproverato di cercare ancora sponda in Croazia dopo le già criticate attestazioni di stima calcistica verso la nazionale vicecampione del mondo ai Mondiali di Russia di un anno fa.

Goran Ivanisevic e Pat Rafter – Umago 2019 (foto @Ubitennis)

Ivanisevic sarà di scena questa sera sul campo centrale a lui intitolato, per il match di esibizione contro Pat Rafter che farà rivivere le emozioni della finale di Wimbledon del 2001. Quello del gigante di Spalato è rimasto l’unico successo di una wild card nello Slam londinese.

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L’incredibile tweener di Francesco Forti: “Il miglior colpo della mia vita”. E Krajinovic lo copia! https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/lincredibile-tweener-di-francesco-forti-il-miglior-colpo-della-mia-vita/ https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/lincredibile-tweener-di-francesco-forti-il-miglior-colpo-della-mia-vita/#respond Wed, 17 Jul 2019 09:28:48 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=318196 All'esordio nel Challenger di San Benedetto contro Zsombor Piros, l'azzurro mette a segno un 'hot shot' da sogno. Due giorni dopo a Umago, Krajinovic lo ripete in fotocopia]]>

Francesco Forti è agli ottavi di finale del torneo di San Benedetto, evento del circuito Challenger con 46,600 euro di montepremi. Dopo aver superato all’esordio l’ungherese Zsombor Piros (numero 359 del mondo) e il secondo favorito del seeding Gianluca Mager al secondo turno (6-3 6-2), agli ottavi di finale il 19enne azzurro potrebbe trovare un altro connazionale, Gianluigi Quinzi, che al secondo turno se la vedrà con l’argentino Renzo Olivo.

A prescindere da quello che sarà il suo percorso nel torneo, Francesco non dimenticherà tanto facilmente il Challenger di San Benedetto. Proprio nell’incontro di primo turno vinto in rimonta contro Piros (4-6 6-1 6-2), l’azzurro ha messo a segno quello che lui stesso definisce il miglior colpo della sua vita: uno splendido tweener-passante incrociato. “Era un punto importante e ho semplicemente pensato ‘ok, ci provo, vediamo che succede’. E ho fatto il miglior colpo della mia vita. Sono davvero felice. Incredibile, ancora non ci credo. Era veramente difficile. Se lo avevo mai fatto prima? No, è la prima volta. Forse in allenamento… ma non conta!.

E nonostante si tratti di un colpo davvero molto difficile e altrettanto raro, il nostro Forti è stato copiato pochi giorni dopo dal serbo Filip Krajinovic, che durante il suo primo turno contro il giapponese Taro Daniel nel Plava Laguna Open di Umago ha effettuato un colpo pressochè identico! Davvero incredibile che si siano visti due colpi vincenti di questo tipo a così pochi giorni di distanza.

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ATP Challenger: Manerbio risorge tra esperienza e gioventù https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/atp-challenger-manerbio-risorge-tra-esperienza-e-gioventu/ https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/atp-challenger-manerbio-risorge-tra-esperienza-e-gioventu/#respond Wed, 17 Jul 2019 08:59:26 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=318191 Splendido parco giocatori per la 42esima edizione del Trofeo Dimmidisì, di nuovo in calendario dopo un anno di stop. Ci saranno l'esperto Paolo Lorenzi e il giovanissimo Lorenzo Musetti. Si gioca dal 5 all'11 agosto]]>

Gioia e un pizzico di commozione. Con questi sentimenti, lo staff del Trofeo Dimmidisì di Manerbio (46.600€, terra) ha accolto il primo atto ufficiale della 42esima edizione del torneo, la 17esima nel circuito internazionale. Dopo la dolorosa rinuncia dell’anno scorso e la paura di non farcela, ricevere l’entry list dell’ATP è stata una grande emozione. Se il dazio da pagare per un’edizione saltata era questo, è andata bene così: la nuova collocazione in calendario è decisamente migliore rispetto alla precedente, perché non si scontra con le qualificazioni dello US Open e dunque può ambire a una fascia di giocatori (quelli tra la 100esima e la 200esima posizione) che prima era quasi irraggiungibile. 

Oltre alla gioia, c’è anche grande soddisfazione nel leggere i nomi dell’entry list: con ben otto top-200 ATP, Manerbio festeggia il suo miglior parco giocatori di sempre. In un affascinante mix tra esperienza e gioventù, la storia più curiosa dell’evento (intitolato ai grandi manerbiesi Antonio Savoldi e Marco Federico Cò) riguarda i 21 anni di differenza tra Paolo Lorenzi e Lorenzo Musetti. Il primo, classe 1981, torna a Manerbio dopo ben 15 anni (l’ultima apparizione risale al 2004) e cercherà punti importanti per riavvicinarsi ai top-100 ATP (attualmente è n.114). Dopo alcune stagioni straordinarie, che lo hanno portato a ridosso dei primi 30, l’inossidabile senese continua a giocare su ottimi livelli e nei Challenger può ancora fare grandi cose, oltre a scrivere un pizzico di storia: nella classifica dei più titolati di sempre, è in terza posizione con 21 titoli alle spalle del taiwanese Yen Hsun Lu (29) e dell’israeliano Dudi Sela (23).

È nato nel 2002 il baby fenomeno Lorenzo Musetti, più fulgida stella del tennis italiano. Dopo la sbornia di popolarità dopo il trionfo all’Australian Open, si è lanciato con profitto nel professionismo ed è già al n.371 ATP dopo la bella semifinale raggiunta a Milano. In questo momento è fuori di tre posizioni dal tabellone principale, ma è già certo di avere una wild card. Insomma, in un modo o nell’altro, al Tennis Club Manerbio ci sarà anche lui. E chissà che transitare da queste parti non gli porti fortuna, visto che soltanto tre anni fa ha giocato a Manerbio un certo Stefanos Tsitsipas…

Il resto dell’entry list è di buonissimo livello: guidata dal portoghese Pedro Sousa (n.109 ATP), conta su giocatori di ogni continente: oltre all’Europa, c’è il Sudamerica di Federico Coria (fratellino di Guillermo), Andrea Collarini e Facundo Arguello, gli Stati Uniti di Evan King, l’Africa dell’egiziano Mohamed Safwat e addirittura l’Oceania dell’australiano Aleksandar Vukic. Dovesse acciuffare un posto in tabellone anche l’uzbeko Khumoyun Sultanov, ci sarebbe anche l’Asia. Come tutti gli ATP Challenger, Manerbio aderisce alla riforma dei tornei di categoria che prevede un main draw a 48 giocatori e le qualificazioni ridotte a due partite. Il tutto a beneficio dello spettacolo e della qualità media degli incontri.

L’Italia è già certa di avere nove giocatori in tabellone, peraltro con nomi “pesanti”. Su tutti Salvatore Caruso, splendido protagonista al Roland Garros, in cui ha superato Munar e Simon prima di cedere a Novak Djokovic. Ormai “Sabbo” è sempre più vicino ai top-100, così come Lorenzo Giustino, salito al numero 130. Sta giocando una buonissima stagione anche Federico Gaio, mentre gli appassionati saranno sorpresi dalla spettacolarità del tennis di Andrea Vavassori, uno degli ultimi “panda” del serve and volley. Da seguire anche i lombardi Andrea Arnaboldi e Alessandro Bega, oltre al pugliese Andrea Pellegrino, classe 1997 e giocatore di buona prospettiva che non è ancora riuscito a emergere come meriterebbe. Ultimo – ma non certo per importanza – il romano Gian Marco Moroni, 21enne dalle enormi ambizioni. Frecce importanti per riportare in Italia un torneo che non vinciamo dal 2000, quando si impose Stefano Tarallo. Anche l’ultima finale è piuttosto datata (Marco Crugnola nel 2010).

Tra gli stranieri, il giocatore dal passato più importante è l’olandese Thiemo de Bakker, ex N.40 ATP che vanta scalpi importanti (tra loro Tsonga, Verdasco e Berdych) senza dimenticare il francese Mathias Bourgue, autore di un gran match al Roland Garros contro Andy Murray. Tra i giovani, oltre a Musetti (e in attesa del quadro completo delle wild card), c’è curiosità di vedere all’opera l’ungherese Zsombor Piros, classe 1999 e considerato uno degli under 20 più talentuosi. L’appuntamento è dal 5 all’11 agosto e per Manerbio sarà un dolce rientro nel panorama internazionale, conquistato per la prima volta nel 1999 e orgogliosamente riconquistato dopo aver vissuto momenti difficili. Ma adesso è tempo di pensare al futuro.  

Ufficio stampa ATP Challenger Manerbio – Trofeo Dimmidisì 2019

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Palermo Ladies Open: tennis, arte, cultura e gastronomia di qualità https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/palermo-ladies-open-tennis-arte-cultura-e-gastronomia-di-qualita/ https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/palermo-ladies-open-tennis-arte-cultura-e-gastronomia-di-qualita/#respond Wed, 17 Jul 2019 08:37:13 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=318188 Presentato ufficialmente a Palermo il torneo WTA International al via il 22 luglio. Kiki Bertens guida il seeding, le wild card saranno tutte italiane (il primo invito è andato a Sara Errani)]]>

Tutto pronto al Country Time Club per il via ai “30esimi Palermo Ladies Open”, torneo del circuito WTA in programma dal 20 al 28 luglio. Dopo la wild card a Sara Errani, saranno le migliori tenniste azzurre a ricevere gli altri inviti per il tabellone principale e il torneo di qualificazione (al quale parteciperà anche la licatese, Dalila Spiteri, che si era guadagnata la chance vincendo il torneo ad inviti organizzato dalla FIT Sicilia). “La classifica mondiale penalizza attualmente le nostre tenniste – ha spiegato nella conferenza stampa di presentazione tenuta nei locali della Rinascente di Palermo, il direttore del Torneo Oliviero Palmain pieno accordo con la FIT si è deciso di offrire l’opportunità alle nostre azzurre di partecipare al WTA del Country. Da tempo, invece, avevamo deciso di assegnare una wild card a Sara Errani alla quale siamo particolarmente legati”.

Il tabellone principale è guidato dalla numero 5 al mondo, Kiki Bertens, e chiuso dall’ex numero 4, Samantha Stosur (vincitrice nel 2011 degli US Open). Tra le pretendenti  per la vittoria finale, oltre a Julia Goerges (n. 25 della classifica mondiale), la ventiduenne ceca, Karolina Muchova che, dopo l’exploit a Wimbledon (ha raggiunto i quarti dopo avere battuto negli ottavi la numero 3 al mondo, la connazionale Karolina Pliskova), ha scalato ben 25 posizioni nel ranking passando dalla 68esima alla 43esima posizione.

Il torneo di qualificazione prenderà il via sabato 20 luglio, mentre lunedì 22 avranno inizio i match del tabellone principale. Gli incontri si giocheranno dalle ore 16 alle 24 su tre campi all’aperto. Sono 1.300 gli abbonamenti, già, venduti, ma per i ritardatari c’è ancora tempo per acquistare sia abbonamenti che biglietti per le singole giornate del torneo collegandosi alla piattaforma web Vivaticket. La mobilità durante il torneo sarà curata da Peugeot con una flotta di 10 auto, mentre ufficiali di gara e raccattapalle saranno vestiti da Napapijri ed il timing ufficiale del torneo sarà di Tag Heuer (che, tra l’altro, premierà la vincitrice con un orologio della nuova collezione Tag Heuer Carrera Lady). Veneta Cucine, invece, metterà a disposizione del cuoco Filippo La Mantia una cucina per lo show cooking a base di cous cous di lunedì 22 luglio.

Nella conferenza stampa di lunedì 16 luglio – alla quale hanno preso parte, tra gli altri, il Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, il Presidente della Camera di Commercio di Palermo ed Enna, Alessandro Albanese, il Presidente del Country, Giorgio Cammarata, ed il Direttore della Rinascente di Palermo, Attila Martinelli – è stato anche ufficializzato l’intero cartellone di eventi in programma durante il torneo. Il grande tennis è il filo conduttore di un evento che spazia dall’arte alla cultura, dal giornalismo sportivo alla gastronomia di qualità.

CENE SOTTO LE STELLE– Dopo il prologo di lunedì 22 luglio con il cuoco ed oste palermitano Filippo La Mantia, che cura a Milano un prestigioso ristorante in Piazza Risorgimento, da martedì 23 tre chef stellate monopolizzeranno le cucine. Nei tavoli piazzati a bordo piscina, ci sarà spazio per i piatti creati da Patrizia Di Benedetto del Bye Bye Blues di Palermo, Martina Caruso del Signum di Salina e Caterina Ceraudo del Dattilo di Strongoli in Calabria. Tutte hanno in comune l’amore per la cucina e una prestigiosa stella nella Guida Michelin. Il 23 luglio sarà la volta di Martina Caruso, quindi il 24 toccherà a Caterina Ceraudo e giovedì 25 luglio a Patrizia Di Benedetto. Per prenotare basta inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica countrytime@tin.it, scrivendo il proprio nome, cognome e numero di telefono.

POMERIGGI LETTERARIBertens sarà la star assoluta sui campi in terra rossa, ma sul palco (montato all’interno del village con ingresso gratuito in viale dell’Olimpo) saliranno anche i fuoriclasse della scrittura. La libreria indipendente Modusvivendi ha allestito un programma che, in otto giorni a partire da sabato 20 luglio, vedrà alternarsi alcune tra le migliori penne italiane. Questo il programma dettagliato: sabato 20 luglio Gaetano Savatteri e la Sicilia a partire da Non c’è più la Sicilia di una volta (Laterza) e Il delitto di Kolymbetra (Sellerio); domenica 21 Filippo La Mantia e Chiara Maci presentano Ma tu come la fai la caponata? (Harper Collins); lunedì 22 Stefania Auci presenta I leoni di Sicilia (Nord); martedì 23 Agata Bazzi presenta La luce è là (Mondadori); mercoledì 24 Il sapore della rinascita di Oliviero Palma e Pucci Scafidi (ed. Pucci Scafidi); giovedì 25 Simonetta Agnello Hornby parla della sua Sicilia a partire dalla nuova edizione de La Mennulara (Feltrinelli); venerdì 26 Francesca Maccani presenta Fiori senza destino (Sem); sabato 27 Alberto Milazzo presenta La morale del centrino (Sem).

AREA CULTURA  In un’altra ala del village, la Soprintendenza del Mare svolgerà attività di promozione e valorizzazione del patrimonio culturale del Mare Nostrum. Sarà possibile consultare le pubblicazioni, la documentazione fotografica e video della Soprintendenza del Mare. Uno degli spazi sarà gestito in collaborazione con l’Associazione Amici della Soprintendenza del Mare (che racconterà il grande “viaggio”, dalla subacquea alla archeologia subacquea), ed un altro sarà dedicato ai bambini, con la creazione di laboratori rivolti alla Sirena “Accoglienza” di Tommaso Domina. Il Museo Riso, invece, attraverso l’Archivio SACS, lo Sportello per l’Arte Contemporanea della Sicilia volto alla promozione e diffusione della creatività siciliana in Italia e all’estero, realizzerà la residenza dell’artista Nicola Console che lavorerà a “cantiere aperto” dando la possibilità al pubblico partecipante di potere assistere in diretta alla creazione artistica ispirata ad un progetto che si caratterizza per una marcata relazione con la realtà contemporanea e con le sue immagini sociali. In un altro gazebo saranno distribuite le riproduzioni fotografiche di alcune opere trafugate nell’ambito dell’iniziativa “Wanted Caravaggio”. 

PREMIO USSI ESTATE – Sabato 27 luglio spazio, infine, ai giornalisti sportivi ed ai Premi Ussi Estate. Valerio Tripi e Marzia Cannata presenteranno la cerimonia di consegna dei riconoscimenti ad atleti, allenatori, dirigenti e società che hanno portato in alto i valori dello sport siciliano. Tra i premiati anche Italo Cucci, firma storica del giornalismo sportivo.

Ufficio stampa Palermo Ladies Open

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Numeri: 103 anni totali, eppure dominano sempre Djokovic, Nadal e Federer https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/numeri-103-anni-in-totale-eppure-dominano-sempre-djokovic-nadal-e-federer/ https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/numeri-103-anni-in-totale-eppure-dominano-sempre-djokovic-nadal-e-federer/#respond Wed, 17 Jul 2019 07:38:42 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=318108 Solita scorpacciata di numeri dopo le due settimane di Wimbledon. La timida ascesa degli under 23, il dominio inatteso di Halep, la Race monopolizzata dai tre fenomeni]]>

3 – le vittorie di Halep nelle ultime dodici finali giocate prima di Wimbledon. Simona era arrivata ai Championships senza un titolo da undici mesi (lo scorso agosto aveva vinto il Premier 5 di Montreal), il digiuno più lungo della carriera da quando, nel maggio 2013, a Norimberga vinse il primo di quelli che prima di Londra erano 17 titoli. L’ex numero 1 del mondo (lo era stata anche a inizio 2019) due settimane fa non era certo in fiducia, pur occupando comunque un discreto settimo posto della Race. Inoltre, Halep non aveva mai brillato sull’erba – un solo titolo, vinto a S’Hertogenbosh nel 2013, appena una semi nel 2014 (sconfitta da Bouchard) e due sole volte ai quarti in otto partecipazioni a Wimbledon – una superficie sulla quale diverse tenniste tra le prime sedici teste di serie avevano un miglior score del suo.

Eppure, sui prati di Church Road, la rumena classe 91 ha trovato la forma necessaria per centrare il secondo Slam della carriera, dopo il Roland Garros dello scorso anno. Impressionante, in particolare, il suo cammino dal terzo turno in poi: dopo aver sconfitto Sasnovich in due set lottati (nel secondo era sotto 2-5 prima di chiudere 6-4 7-5) e aver perso un parziale con Buzarnescu, ha concesso appena venticinque giochi complessivi a Azarenka, Gauff, Zhang, Svitolina e Serena Williams (e contro queste ultime due era indietro nei precedenti, in particolare contro la statunitense aveva vinto solo una volta delle dieci nelle quali l’aveva affrontata).

5- i tennisti under 23 nella top 100 del ranking ATP ad aver realizzato il best career ranking questa settimana. Se nelle fasi finali l’edizione del singolare maschile di Wimbledon non ha di certo testimoniato il rinnovamento – nei quarti il più giovane era il classe ’90 Goffin – e piuttosto sancito la bocciatura dei Next Gen e di chi non lo è più da poco tempo (persino in ottavi c’erano solo due under 25, Berrettini e Humbert) i movimenti della classifica testimoniano che la nuova generazione stia muovendosi. A piccoli e lenti passi, ma tanti giovani si stanno affacciando nel tennis che conta. L’under 23 a raggiungere il best career più alto questa settimana è stato Taylor Fritz: lo statunitense -eliminato al secondo turno da Struff dopo aver sconfitto Berdych – è entrato per la prima volta nella top 30 del ranking.

Il secondo è Ugo Humbert: in quello che era solo il quarto Major giocato in carriera, grazie agli ottavi conquistati superando Monfils, Granollers e Auger-Auliassime, il 21enne francese ha accumulato i punti per entrare tra i primi 50 al mondo. Crescono anche tennisti ancora più giovani di quelli sin qui menzionati: il non ancora 20enne Kecmanovic diventa 66 ATP; un altro giovanissimo francese, Moutet, si qualifica a Wimbledon e sconfigge poi Dimitrov per salire all’81°posizione del ranking. Analogo a quello del transalpino il percorso seguito da Popyrin: il tennista australiano nato nell’agosto del 1999 e vincitore del Rolang Garros juniores 2017, ha superato le quali ai Championships e, avendo la meglio su Carreno Busta, ha ottenuto la quarta vittoria in una partita a livello Major del suo 2019, entrando per la prima volta tra i primi 90 tennisti al mondo.

9 – i tennisti europei nella top ten dell’ultima classifica dell’ATP. Con l’uscita nelle ultime settimane dalla fascia di classifica di maggior prestigio di Isner, Del Potro e, dopo Wimbledon, anche di Anderson, il tennis maschile ai massimi livelli è ormai sempre più appannaggio della scuola tennistica del Vecchio Continente (e la tendenza si è intravista anche nell’edizione femminile di Wimbledon, nella quale, a parte il mito di Serena, le altre tre tenniste erano dell’Est Europa). Spicca la presenza tra i primi 10 al mondo, per la prima volta dopo tanti anni, di due tennisti russi, Khachanov e Medvedev (ma al termine del 2000, con Safin e Kafelnikov, la Russia ne ebbe addirittira due tra i migliori cinque), così come inorgoglisce il nuovo best career ranking di Fognini, salito al nono posto.

La contemporanea conferma di Berrettini alla ventesima posizione permette così all’Italia di essere tra i pochi paesi (con Russia appunto, Spagna e Croazia) ad avere due giocatori nella top 20. Il movimento canadese con Raonic, Shapovalov e Auger-Auliassime si conferma nel suo ottimo momento appaiando le scuole francesi, argentine e spagnole che ormai, secondo tradizione, sono le migliori nello sfornare con costanza buonissimi giocatori, come dimostrato dalla presenza di tre loro rappresentanti nella top 30.

12- le vittorie ottenute nelle quattordici partite giocate sull’erba da Matteo Berrettini nel 2019. Un ottimo bilancio per chi è appena alla sua seconda effettiva stagione nel circuito maggiore, sebbene già l’anno scorso il romano si fosse tolto la soddisfazione, nel suo primo Wimbledon, di sconfiggere Jack Sock, primo top 20 superato in carriera. Quest’anno, dopo aver fatto il suo esordio in Coppa Davis vincendo sui prati indiani, il 23enne romano ha vinto l’ATP 250 di Stoccarda, conquistato la semi ad Halle e raggiunto gli ottavi a Wimbledon. Per riuscirci, Matteo ha sconfitto due volte il top 10 Khachanov e avuto la meglio, tra gli altri, sul top 20 Basilashivili, su un probabile futuro campione come Auger-Auliassime e su un funambolo come Kyrgios. Piazzamenti che gli hanno permesso di raggiungere prima e conservare poi la top 20, un piazzamento che potrebbe essere migliorato nelle prossime settimane (nella Race è attualmente dodicesimo). 

Di Matteo impressionano positivamente non solo il fisico da granatiere e il tennis potente da giocatore moderno (ottimi i fondamentali di servizio e dritto), ma soprattutto la fame atavica di vittoria e la freddezza con le quali scende in campo ed è capace di gestire i momenti difficili che periodicamente si presentano nel corso di una partita di tennis. Berrettini eccelle in queste caratteristiche, non acquisibili con l’allenamento e difficilmente migliorabili con il tempo: sono piuttosto doti innate in chi ha un futuro roseo davanti a sé, proprie solo dei grandi tennisti. Se il tennista romano – ragazzo molto posato, il che non guasta mai – conserverà la salute, l’umiltà e la professionalità che lo hanno portato a realizzare i risultati di quest’anno, le rosee prospettive per la sua ancora giovane carriera potrebbero concretizzarsi e farlo divenire presto una delle stelle del tennis mondiale. La netta sensazione è che il meglio per lui debba ancora venire.

33 – le partite vinte da Serena Williams nel corso dei suoi ormai tredici tornei giocati da quando nel marzo 2018 è rientrata nel circuito. Un bilancio davvero magro per la campionessa di ventitrè Slam che, quando aveva lasciato temporaneamente l’attività per la gravidanza, era numero 1 al mondo, posizione riconquistata con la vittoria degli Australian Open 2017 in finale sulla sorella Venus. Serena non è più riuscita a trovare la forma e la continuità necessaria per tornare ai livelli ai quali aveva abituato: una serie di fastidi fisici (che l’hanno costretta a ritirarsi in tre dei tredici tornei iniziati in questo anno e mezzo) non le hanno comunque impedito di raggiungere tre finali nei Major (negli ultimi due Wimbledon e agli US Open 2018, con la relativa furiosa polemica col giudice di sedia Ramos) e di risalire in classifica sino alla nona posizione del ranking.

Sebbene siano risultati tuttaltro che banali, in particolar modo sulla soglia dei 38 anni, stridono in maniera piuttosto netta con quelli della Serena dominatrice del circuito sino a due anni fa. Pochi avrebbero immaginato che nei sedici mesi del suo ritorno all’attività agonisticala californiana non avrebbe aggiunto nemmeno un titolo ai 72 già precedentemente conquistati, arrivando in soli quattro tornei almeno ai quarti di finale. La più piccola delle sorelle Williams, da quando è divenuta mamma, ha vinto solo due delle sette volte nelle quali ha giocato contro top ten (l’ultima sconfitta è arrivata nella finale di Wimbledon persa nettamente contro Halep): l’ultimo step per tornare quel era è proprio la competitività con le migliori. Vedremo sin dai prossimi mesi se ne avrà la forza.

64 (%) – l’identica percentuale di successo nelle finali Slam di Federer (ne ha vinte venti e perse undici) e Djokovic (sedici trionfi e nove sconfitte). Appena migliore è quella di Nadal, fermo al 69% grazie ai 18 Major vinti nelle 26 finali giocate, anche in virtù della sua netta superiorità sulla terra (e quindi al Roland Garros). Il maiorchino, tra i tre primatisti nella classifica dei tornei del Grande Slam vinti, è anche il più vincente nelle semifinali di questi tornei, vinte l’81% delle volte, a differenza del 69% che, incredibilmente, di nuovo accomuna Federer (31-14) e Djokovic (25-11). Molto si è discusso su cosa nell’ultima finale di Wimbledon abbia determinato la vittoria di Djokovic e molti hanno puntato anche sull’incapacità di Federer di dare il meglio di sè nei momenti topici e/o di estremo equilibrio delle grandi sfide.

Si è fatto cenno alle ventidue partite perse in carriera dallo svizzero avendo match point a favore, dimenticando le diciannove in cui era accaduto il contrario e, soprattutto, tutta l’abilità mostrata tante volte da Federer per vincere contro altri campioni senza dover arrivare allo sprint. Altri hanno menzionato il saldo negativo di Roger al quinto set nelle finali Slam (quattro vittorie e cinque sconfitte), dimenticando che anche quello di Nadal è negativo (2-3) e che il solo Djokovic, tra chi nell’Era Open ha giocato il parziale decisivo almeno tre volte nella finale di un Major, è in attivo (3-1), con il serbo secondo a pari merito con Agassi (3-1 anche per lui) in questa graduatoria dietro solo a Borg (5-1).

Se però in cinque ore di splendida partita sia il serbo che lo svizzero si sono rimontati a vicenda e hanno avuto in precedenza la chance di chiudere, nessuno dei due meritava di vincere più dell’altro. C’è però poco da fare: la gradazione più intensa della gioia che uno sportivo possa raggiungere è stata toccata da Djokovic dopo la rimonta occorsagli per vincere il suo quinto Wimbledon davanti a un pubblico che in grandissima maggioranza sosteneva il suo avversario. Allo stesso tempo, l’abisso più profondo della delusione che uno sportivo possa provare si è annidata nell’animo di Federer dopo aver perso una finale già vinta. Lo svizzero ripenserà mille volte alle varie occasioni sfumate di un soffio. Quel che è certo è che nella finale del torneo più celebre del mondo, il tennis si è confermato sport straordinario per lo spettacolo e le storie che sa offrire, ma anche impossibile da giocare ad alti livelli per chi, pur molto talentuoso, non sia dotato di nervi d’acciaio e freddezza glaciale.

18.010 – la somma dei punteggi nella sola Race conquistati da, in ordine di classifica, Djokovic, Nadal e Federer. Per capire quanto il 2019 sia stato sin qui dominato da questi tre tennisti, basti pensare che si devono sommare i punti ottenuti dal quarto (Thiem) fino al dodicesimo (Berrettini) nella stessa classifica per ottenere un totale superiore ai 18010 ottenuti dai primi tre nei tornei giocati da inizio gennaio sino a oggi. Accadeva per la prima volta nel 2007 che questi tre grandissimi campioni fossero ai primi tre posti della classifica della Race dopo il torneo di Wimbledon: considerata la grandezza dei tre tennisti in questione nessuno dodici anni fa si sarebbe sorpreso se la circostanza si fosse ripetuta successivamente a nuove edizioni dei Championships, come infatti avvenuto nel 2008, 2011, 2012 e 2014. Ma che addirittura sarebbe accaduto dodici anni dopo la prima volta, quando ormai in tre sommano 103 anni, davvero è sbalorditivo e indicativo dell’eccezionalità della loro carriera. Si parla ormai da anni di “Next Gen”, ma questi tre fenomeni hanno vinto tutti i Major si qui giocati nel 2019, hanno monopolizzato due finali Slam su tre, vinto tre dei cinque Masters 1000 sin qui disputati e portato a casa due ATP 500. Una ‘triarchia’ egemonica che lascia davvero le briciole agli altri protagonisti del circuito.

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Fognini-Travaglia, tempo di derby (Benvenuti). Dietro la finale storica di Wimbledon un buco generazionale (Rossi). La olandese Bertens testa di serie n. 1 al Country (Tripi) https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/fognini-travaglia-tempo-di-derby-benvenuti-dietro-la-finale-storica-di-wimbledon-un-buco-generazionale-rossi-la-olandese-bertens-testa-di-serie-n-1-al-country-tripi/ https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/fognini-travaglia-tempo-di-derby-benvenuti-dietro-la-finale-storica-di-wimbledon-un-buco-generazionale-rossi-la-olandese-bertens-testa-di-serie-n-1-al-country-tripi/#respond Wed, 17 Jul 2019 06:22:46 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=318173 Fognini-Travaglia, tempo di derby (Daniele Benvenuti, Tuttosport)

Buona la prima per Stefano Travaglia e anche per l’eterno Paolo Lorenzi nel tardo pomeriggio ad Umago. Già salutato Marco Cecchinato, ma in attesa di rivedere all’opera la giovane wild card altoatesina Jannik Sinner che lunedì sera aveva eliminato il portoghese Pedro Sousa, profuma di azzurro la 2a giornata di match a tempo pieno della 30a edizione del torneo inserito nel circuito ATP World Tour 250 series. Travaglia ha superato piuttosto agevolmente il connazionale Thomas Fabbiano e ora diventa anche il primo avversario di Fabio Fognini, testa di serie numero uno e approdato direttamente al 2° turno, per l’ennesima sfida fratricida: 6-3 6-2 il risultato finale in favore di Travaglia. Addirittura massacrante la prestazione vincente alla quale è stato chiamato l’irriducibile Lorenzi che si è imposto sul tedesco Peter Torebko (promosso dalle qualificazioni) al termine di un confronto teso ed equilibrato. Il 7-5 a favore di Torebko, al termine del primo set, è un eloquente biglietto da visita per un match che Lorenzi riapre subito con un palpitante 6-4, per poi andare a festeggiare al termine di un terzo set che si risolve prevedibilmente al tie break. Sotto di 3-1, l’esperto italiano conquista d’impeto la bellezza di sei punti consecutivi e, approfittando anche di un leggero problema fisico dell’avversario, festeggia il passaggio del turno in attesa di affrontare il serbo Laslo Djere.

Dietro la finale storica di Wimbledon un buco generazionale (Massimo Rossi, Libero)

Se alle sei della sera stai giocando la finale dello slam più importante che c’è, davanti a 15.000 spettatori ostili che inneggiano senza sosta al tuo avversario, e ti trovi sotto 7/8-15/40 al quinto mentre sta servendo l’altro, ma vinci il game e poi anche il match, ti chiami Nole Djokovic. Ma potresti anche chiamarti Roger Federer o Rafa Nadal perché questi tre signori sono assolutamente intercambiabili, e inimitabili per tutti gli altri che si trovano dal quarto posto in giù nella classifica mondiale. Il tennis da molti anni è roba loro, in un modo quasi imbarazzante per gli avversari, giovani e meno giovani. Imbarazzante soprattutto perché questa storia non sembra per niente finita qui, a dispetto dell’età, solo anagrafica, dei tre fenomeni: 38 Roger, 33 Rafa e 32 Nole. Quale può essere il perché di questo inarrestabile potere che rende tre soli giocatori padroni di 54 slam, per non contare le decine di Master 1000 e tutti gli altri tornei ATP? I perché sono fondamentalmente due. Il primo va ricercato nel fatto che questi grandi campioni, a differenza dei loro giovani colleghi della cosiddetta next gen, non hanno mai smesso di studiare, pur essendo, a turno, il numero 1 del mondo. E si vede. Ognuno di loro, ogni anno che passa, mostra chiari miglioramenti anche in quel pochissimo che ciascuno di loro ha da migliorare: Rafa ha oggi un servizio straordinario che prima non aveva, Roger un rovescio non più solo in back ma un colpo con il quale è in grado di condurre il gioco come con il diritto, Nole oltre ad aver superato la crisi di identità che lo aveva portato a perdere addirittura con Cecchinato l’anno scorso, ha trovato una sicurezza nei due fondamentali che di fatto non lo fa sbagliare mai. Cosa, quest’ultima, in cui Nadal è il numero uno indiscusso e che penalizza forse di più Roger, unico dei tre a risentire (si fa per dire…) un po’ di tensione nei momenti topici, tanto da non risultare certo il re dei tie break, come anche la recente finale di Wimbledon ha dimostrato. Inoltre il predominio assoluto di questi tre grandi giocatori va cercato nella loro contestualità. L’essersi trovati a convivere più o meno nello stesso arco di tempo, li ha costretti a migliorarsi a vicenda in un lungo rincorrersi di sfide e di rivincite. Non so se potrà mai ripetersi un fenomeno così. Di certo questi fragili campioncini della nuova generazione scompaiono di fronte a questi tre mostri sacri, e penso che una delle ragioni stia anche nella loro pigrizia, fisica e mentale, che impedisce loro di impegnarsi e sacrificarsi per migliorare sempre, giorno dopo giorno. Pensano di essere a posto così e aspettano che questi si scansino. Temo che abbiano sbagliato i conti, intanto che invecchiano loro.

La olandese Bertens testa di serie n. 1 al Country (Valerio Tripi, La Repubblica – Palermo)

La numero 5 al mondo, l’olandese Kiki Bertens, guida il tabellone principale della trentesima edizione degli internazionali di tennis di Palermo che si disputeranno da sabato al 28 luglio sui campi in terra rossa del Country Time Club. Dopo sei anni di assenza il grande tennis torna a Palermo con nomi di tutto rispetto se si pensa che a chiudere il tabellone sarà l’ex numero 4 al mondo, l’australiana Samantha Stosur, vincitrice degli Us Open nel 2011. Al “Palermo Ladies Open” le tenniste da battere non saranno solo Bertens e Stosur, ma anche Julia Goerges, n. 25 al mondo, e la ceca Karolina Muchova che, dopo l’exploit a Wimbledon dove ha raggiunto i quarti dopo avere battuto negli ottavi la connazionale Karolina Pliskova, ha scalato 25 posizioni nel ranking, arrivando alla posizione n. 43. Per rimediare all’assenza dal tabellone principale delle tenniste italiane, penalizzate dalla posizione di classifica, oltre alla wild card assegnata dagli organizzatori a Sara Errani, la scelta è stata proprio quella di assegnare gli altri tre pass alle azzurre che occupano la posizione migliore in classifica Wta: Jasmine Paolini, Martina Trevisan e Jessica Pieri. «La classifica mondiale – spiega il direttore del torneo Oliviero Palma – penalizza le nostre tenniste. Per questo in pieno accordo con la Federazione Italiana Tennis si è deciso di offrire l’opportunità alle azzurre di partecipare al torneo del Country concedendo le altre tre wild card. Da tempo, invece, avevamo deciso di assegnarne una a Sara Errani, giocatrice alla quale siamo legati e che a Palermo ha ottenuto alcuni fra i suoi migliori risultati». Lunedì scatteranno le partite del tabellone principale che si disputeranno sui tre campi del Country con turni di gioco che inizieranno alle 16 e andranno avanti fino a sera. […]

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La giornata WTA: Trevisan saluta Losanna, Sevastova si salva a Bucarest https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/la-giornata-wta-trevisan-saluta-losanna-sevastova-si-salva-a-bucarest/ https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/la-giornata-wta-trevisan-saluta-losanna-sevastova-si-salva-a-bucarest/#respond Tue, 16 Jul 2019 23:40:33 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=318047 Martina lotta ma cede in due a Cornet. In Romania sospeso per oscurità il match di Di Giuseppe contro Lepchenko. La lettone campionessa in carica a fatica con Bogdan]]>

Sparisce l’azzurro dal cielo di Losanna. Martina Trevisan ha opposto una resistenza più che onorevole ad Alizé Cornet, ma non è riuscita ad allungare la partita oltre il doppio sei quattro finale. Speranze ancora vive invece in Romania, dove il match di Martina Di Giuseppe, alla prima apparizione in carriera nel tabellone principale di un evento del tour maggiore, è stato sospeso causa assenza di riflettori sul punteggio di un set pari con Varvara Lepchenko, attualmente occupante la centodiciassettesima posizione del ranking ma ex top 20, addirittura. Una sospensione che a occhio e croce non ha giovato alla ventottenne romana, la quale, nella seconda frazione, aveva notevolmente alzato il livello del proprio tennis dopo un avvio molto contratto.

Sudori freddi sul centrale dell’Arenele BNR per la campionessa uscente Anastasija Sevastova, infine salvatasi al termine dell’incontro-fiume impostole dalla locale Ana Bogdan, quest’ultima incapace di difendere un set di vantaggio e di approfittare della giornata molto modesta vissuta dalla lettone. Più o meno in panciolle le altre favorite ad eccezione di Sorana Cirstea, battuta a sorpresa nel derby con la wild card Jaqueline Cristian.

Discreto terremoto nel Canton Vaud, dove ha salutato la compagnia, infortunata, la prima favorita in gara Julia Goerges, che ha lasciato strada alla diciottenne invitata di casa Simona Waltert. Avanti dopo aver vinto al tie break il primo set, la numero uno del draw ha inopinatamente smarrito il secondo, per poi ritirarsi nel terzo vittima di un problema al polso destro. Waltert affronterà nel secondo turno la connazionale Jil Teichman, brava a sopravvivere alle proprie malefatte (clamoroso lo smash spedito in rete sul match point avuto nel secondo set) e all’orgogliosa reazione di Timea Bacsinszky: per la due volte semifinalista del Roland Garros quella di oggi è la quarta sconfitta consecutiva patita al primo turno. Arriveranno tempi migliori, si spera.

Risultati:

Bucarest

[3] V. Kudermetova b. A. Rus 6-2 6-4
[8] Kr. Pliskova b. [Q] A. Cadantu 7-5 6-1
[WC] J.A. Cristian b. [5] S. Cirstea 6-4 4-6 6-2
K. Juvan b. [9] I. Shinikova 5-7 6-1 6-1
[Q] J. Fourlis b. [WC] I.M. Bara 6-3 7-6(3)
I. Begu b. A. Krunic 7-5 6-1
L. Arruabarrena b. [Q] S. Xu 7-5 6-7(7) 7-5
[Q] P.M. Tig b. [LL] A. Bondar 6-2 6-1
V. Lepchenko vs [Q] M. Di Giuseppe 6-3 1-6 (interrotta)
[1] A. Sevastova b. A. Bogdan 5-7 7-6(4) 7-5
B. Krejcikova b. [WC] E.G. Ruse 6-3 0-6 6-2

Il tabellone completo

Losanna

[Q] A. Kiick b. [5] T. Maria 6-1 6-0
L. Samsonova b. P. Parmentier 6-0 3-6 6-3
S. Stosur b. [Q] B. Haas 4-6 7-5 6-3
[3] A. Cornet vs M. Trevisan 6-4 6-4
N. Vikhlyantseva b. C. Perrin 7-6(4) 4-6 6-3
[WC] S. Waltert b. [1] J. Goerges 6-7(5) 6-4 3-2 rit.
[4] M. Buzarnescu b. S. Voegele 1-6 6-1 6-0
J. Teichmann b. T. Bacsinszky 6-2 5-7 6-1

Il tabellone completo

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Travaglia vince il derby. Anche Lorenzi e Caruso agli ottavi di Umago https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/travaglia-vince-il-derby-anche-lorenzi-e-caruso-agli-ottavi-di-umago/ https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/17/travaglia-vince-il-derby-anche-lorenzi-e-caruso-agli-ottavi-di-umago/#respond Tue, 16 Jul 2019 23:11:55 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=318120 UMAGO - Lorenzi vince dopo una 'passeggiata' di tre ore. Fabbiano paga lo scarso feeling con la superficie, bravo Caruso]]>

da Umago, il nostro inviato

Vento pomeridiano a parte, è un martedì tranquillo a Umago, e fra i nove incontri che completano il primo turno non sono tanti quelli che un grande appassionato definirebbe imperdibili. Giocano però quattro italiani e il campione dell’edizione 2017 che trova il semifinalista dello scorso anno.

Paolo Lorenzi torna nel circuito maggiore dopo Houston e “passeggia” con il qualificato Peter Torebko. Una passeggiata di tre ore e dieci minuti finita al tie-break del terzo. Relegato sul campo 1, il terzo in ordine di importanza, l’azzurro sbaglia parecchio, ma recupera un set di svantaggio al tedesco nato in Polonia. Dalla fotina del suo profilo ATP, Torebko pare uscito dalla scena musicale grunge della Seattle a cavallo del 1990. Trentunenne, 384° del ranking, serve bene e ha una buona mano, almeno a giudicare da alcune splendide contro-smorzate di rovescio.

Il sole picchia duro, anche perché quest’anno gli incontri iniziano con un’ora di anticipo, alle 16, ma gli spalti sono gremiti, non c’è posto neanche in piedi e una ragazza si sdraia sullo stuoino da mare con i gomiti appoggiati sulla recinzione laterale (che è alta circa 30 cm). Paolino continua a fare il suo gioco e qualcuno dice che non è tennis, però resta lì a guardare. Il set decisivo sembra chiuso quando il senese perde il servizio al nono gioco tra palle break annullate dando il meglio ed errori più che mai evitabili, ma rientra senza concedere match point. Torebko è stanco, pare abbia un principio di crampi, mentre Lorenzi, sotto 1-3, vince sei punti consecutivi e passa agli ottavi dove lo aspetta il n. 3 del seeding Laslo Djere.

Paolo Lorenzi – Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

Non si ferma Salvatore Caruso: superate le qualificazioni, batte il talentino francese Corentin Moutet in due set nella fresca e umida notte umaghese. Un primo parziale dove non si contano i break (sono comunque sette) è chiuso dal ventiseienne di Avola al dodicesimo gioco. Moutet continua a mettere in mostra una manualità incredibile e strappa applausi del poco pubblico rimasto oltre la mezzanotte, ma il suo lieve calo di tensione è reso evidente dalla solidità di Salvatore che chiude 6-0. Il sorteggio non fortunatissimo lo vedrà ora opposto a Borna Coric, secondo del seeding.

Delude le aspettative il derby fra Stefano Travaglia e Thomas Fabbiano, con la vittoria netta del primo che peraltro ha il vantaggio di non aver abbandonato la stagione su terra battuta (tranne un match di qualificazioni a Wimbledon), mentre Thomas è arrivato in Istria dopo essersi fatto valere sull’erba. Oltre a ciò, è stato probabilmente decisivo il quarto gioco del secondo set, con 24 punti giocati e 6 palle break non sfruttate dal tennista di San Giorgio Ionico. Tocca quindi a Travaglia sfidare Fabio Fognini per un posto nei quarti (non prima delle 19 sul Centrale).

Andrey Rublev, vincitore due anni fa da lucky loser, supera fin troppo nettamente Robin Haase che, dopo la semifinale dello scorso anno, è tornato come promesso ma senza fortuna. Dopo i problemi alla schiena e quelli più recenti al polso, il ventunenne moscovita potrebbe ricominciare da qui la sua risalita.

Tra gli altri incontri, spicca quello disputato su un Grandstand in delirio con tanti tifosi ungheresi che cercavano di tenere testa a quelli locali, con Attila Balazs che supera la wild card croata Viktor Galovic dopo avergli rifilato un bagel all’inizio, annullato sette match point, sprecato il vantaggio di 4-2 nel tie-break finale con due cose orrende (una volée di dritto e uno smash al rimbalzo, almeno nelle intenzioni) a cui ha fatto seguire la richiesta di intervento del fisioterapista.

Risultati:

[Q] S. Caruso b. C. Moutet 7-5 6-0
A. Rublev b. R. Haase 6-3 6-2
P. Lorenzi b. [Q] P. Torebko 5-7 6-4 7-6(3)
[WC] N. Serdarusic b. [Q] M. Trungelliti 6-3 6-3
S. Travaglia b. T. Fabbiano 6-3 6-2
[6] F. Krajinovic b. T. Daniel 7-5 7-6(4)
F. Bagnis b. [7] M. Klizan 4-6 6-3 7-5
[Q] A. Balazs b. [WC] V. Galovic 6-0 6-7(5) 7-6(4)
[8] L. Mayer b. P. Andujar 6-1 7-5

Il tabellone completo

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Evade dai domiciliari per vedere la finale di Wimbledon: cinquantasettenne arrestato https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/16/evade-dai-domiciliari-per-vedere-la-finale-di-wimbledon-cinquantasettenne-arrestato/ https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/16/evade-dai-domiciliari-per-vedere-la-finale-di-wimbledon-cinquantasettenne-arrestato/#respond Tue, 16 Jul 2019 21:50:05 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=318090 Il curioso episodio è avvenuto a Stezzano, in provincia di Bergamo. L'uomo sta scontando una pena per non aver pagato gli assegni familiari alla ex moglie]]>

Wimbledon val bene un… processo per direttissima. La passione per il tennis a volte può affievolire il lume della ragione, e figuriamoci in casi come quello di domenica in un match da enciclopedia dello sport: Federer a un passo dal nono trionfo a Church Road con due match point e servizio a disposizione; Djokovic indomito che si ribella al destino apparentemente segnato e a uno stadio tutto contro di lui. E poi il dodici pari al quinto nel primo anno dopo la riforma, per un tie break finale al cardiopalma in fondo a cinque ore di lotta epica.

Rinunciare a un evento del genere è francamente chiedere un po’ troppo a un viscerale appassionato. Prendete S.S. da Stezzano, hinterland meridionale di Bergamo, per esempio: ai domiciliari dallo scorso 28 giugno reo di non aver pagato gli assegni di mantenimento alla ex consorte, l’uomo ha lasciato la propria dimora per dirigersi verso il pub dove stavano trasmettendo la finale dei Championships 2019, non visibile senza abbonamento alla pay TV. Già redarguito dai carabinieri che lo avevano pizzicato fuori casa la scorsa settimana senza autorizzazione, l’aficionado, per dirla alla Gianni Clerici, non era in casa domenica pomeriggio quando le forze dell’ordine hanno bussato alla sua porta per verificarne la presenza.

Processato per direttissima e segnalato al Tribunale di Sorveglianza, l’uomo ha ammesso davanti al giudice la propria colpa. La passione per lo sport, è proprio vero, a volte ci impone scelte quantomeno drastiche…

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Fognini, dolce risveglio a Umago: “Sono qui perché ho bisogno di giocare” https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/16/fognini-dolce-risveglio-a-umago-sono-qui-perche-ho-bisogno-di-giocare/ https://www.ubitennis.com/blog/2019/07/16/fognini-dolce-risveglio-a-umago-sono-qui-perche-ho-bisogno-di-giocare/#respond Tue, 16 Jul 2019 21:42:24 +0000 https://www.ubitennis.com/?p=317933 Il numero nove del mondo spiega il motivo della sua presenza sulla terra croata, dove ha vinto nel 2016. "In vista dell'America ho bisogno di giocare, se mi fermo fatico a trovare il ritmo". Sotto gli occhi di Flavia, che annuisce ]]>

da Umago, il nostro inviato

Rilassato, sorridente, sul volto un filo di stanchezza per il viaggio in macchina affrontato nella serata di domenica. “Alla finale di Wimbledon sono riuscito a dare un’occhiata solo dal cellulare“, ha confessato. Fabio Fognini si è risvegliato a Umago da numero nove del mondo. E si prende tutti gli onori del caso da un torneo che può – alla resa dei conti – vantarsi di ospitare un protagonista dal ranking così alto. La scelta di mantenere l’impegno preso con l’organizzazione del 250 istriano non è mai stata in discussione, nonostante l’ascesa in classifica avrebbe potuto innescare una strategia conservativa. O quantomeno orientata al cemento. La campagna d’America è comunque dietro l’angolo.

Ma non è questione solo di parola data (e rispettata). “C’è una ragione tecnica per la mia presenza qui – spiega -, insieme al mio team siamo arrivati alla conclusione che in questo mese è opportuno giocare il più possibile, a prescindere dai punti da difendere. Perché quando mi fermo, poi ho bisogno di più tempo per ritrovare la giusta forma. Preferisco continuare a scendere in campo, pur sapendo che sarà un periodo duro. Ma cercherò di mettercela tutta, perché l’obiettivo è arrivare nel migliore dei modi ai tornei più importanti“.

Fognini sarà di scena ad Amburgo la prossima settimana prima di partire per il continente americano. “Sono felice di avere qui con me la mia famiglia – sorride, incrociando lo sguardo con Flavia -, visto che non potranno seguirmi nella lunga trasferta oltreoceano“. A Los Cabos dal 29 luglio difenderà il titolo di un anno fa (unico in carriera sul cemento), prima dei Masters 1000 di Montreal e Cincinnati. L’obiettivo diventa chiaramente migliorare il rendimento del 2018 nella trasferta tra Canada e Stati Uniti. Traguardo alla portata, considerando che alle spalle ci sono un secondo turno a Toronto, il forfait di Cincinnati e un secondo turno anche allo US Open 2018.

Passaggi a vuoto che sembrano lontani rispetto al giocatore esploso in primavera, nonostante il ko di Wimbledon contro Sandgren abbia lasciato la giusta delusione e le note polemiche. “Nessuno si aspettava che sarei arrivato tra i top 10 dopo i primi due mesi, in cui onestamente ho giocato male – racconta – poi a Montecarlo c’è stata la svolta e da quel momento in poi il salto il classifica“. Fabio gonfia legittimamente il petto quando i giornalisti croati, a braccio, gli ricordano quanti anni siano passati dagli ultimi italiani in top ten (Panatta quattro del mondo nel 1976, Barazzutti sette nel 1978). Vorrei me lo ricordassero più spesso anche in Italia“, punge. Con ampi sorrisi.

In ogni caso il piglio è di chi a Umago ci è tornato, dopo un anno di assenza, con la giusta convinzione. Al catino di Plava Laguna – dove il caldo ha (per ora) concesso una tregua – lo legano ricordi piacevoli: Fognini ha sollevato il trofeo nel 2016 battendo Andrej Martin, mentre aveva perso in finale tre anni prima da Tommy Robredo. Da prima testa di serie attende la risalita, nella parte opposta del tabellone, dell’idolo di casa Borna Coric. Nel frattempo debutterà al secondo turno in un derby italiano, contro il vincente tra Stefano Travaglia (non si incrociano dal tormentato US Open 2017) e Thomas Fabbiano.

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