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06/07/2010 10:14 CEST - Wimbledon

Nadal, quota 8 Slam

Una finale non entusiasmante ma Berdych poteva poco contro un Nadal così. Il trionfo a Wimbledon come portafortuna per la Spagna ai mondiali. Intanto Rafa raggiunge 5 mostri sacri del tennis a quota 8 Slam.  Ubaldo Scanagatta

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Non è stata una grande finale quella di oggi, tre set senza troppa suspence (6-3,7-5,6-4 in 2 h e 13m) né un tennis particolarmente sfavillante, ma forse era troppo pretenderlo dopo tre finali all’England Club davvero memorabili.

Rafa Nadal, il grande favorito e di nuovo campione a Wimbledon come già due anni fa, non ha avuto nemmeno bisogno di giocare al meglio delle proprie possibilità per dimostrarsi ancora un grande, come dicono i suoi 8 Slam vittoriosi, tanti quanti quelli conquistati da Agassi, Connors, Lendl e, prima del tennis open, Perry e Rosewall. Il maiorquino, dritto micidiciale, fisico spaventoso e armi sottovalutate come il servizio perché anche se batte 15 km orari meno forte dei Roddick e dei Karlovic con quella sua chele mancina _ soprattutto quando serve da sinistra sui punti dispari _ dà fastidio quanto i più grandi battitori. Difatti negli ultimi due match qui ha perso una sola volta il servizio. Ha solo 24 anni e se la salute gli regge non dovrebbe essere un problema per lui raggiungere i 10 Slam di Tilden e nemmeno gli 11 di Laver. Per i 12 di Emerson, i 14 di Sampras, i 16 di Federer ovviamente dipenderà da tante cose, comprese le sue ginocchia che però anche ieri gli hanno permesso recuperi prodigiosi, quasi disumani. Intanto si è messo in tasca un altro milione di sterline, che si aggiungerà ai 34 milioni di dollari guadagnati in carriera di premi ufficiali (e almeno tre volte tanti da sponsor ed esibizioni).

Lo spagnolo, il primo del suo Paese a trionfare qui due volte _ Manolo Santana aveva vinto nel ’66 e poi più _ aveva perso 6-2 al quinto la finale del 2007 con Federer dopo aver mancato quattro favorevoli breakpoints nei primi quattro games del set decisivo; si era però preso la rivincita sullo svizzero battendolo 9-7 al quinto nel 2008 e, assente perché infortunato, non aveva invece potuto che guardare alla tv quella vinta da Federer 16-14 ancora al set decisivo su Roddick un anno fa.

Per dar vita ad una grande finale bisogna essere in due e Berdych, giustiziere di Federer n.2 del mondo ieri e Djokovic n.2 del mondo da lunedì, non è riuscito contro il n.1 a sfruttare le poche opportunità avute, le tre palle-break nel primo game del primo set, la quarta sull’ 1 pari del secondo, quando ha messo in rete un rovescio non irresistibile, segno forse di un certo timore reverenziale nei confronti di un giocatore che gli aveva vinto 14 set di fila negli ultimi 6 incontri (ora i set sono 17…).

Primo ad ammetterlo lo stesso Berdych: “Battere Nadal missione impossibile? Non so, ma è successo! La più grossa differenza fra noi è stata che quando lui ha avuto una chance l’ha presa, io invece no”. Il ceco, ultimo finalista qui dai tempi di Lendl (1986-1987) e battuto come Ivan a differenza di Jan Kodes che vinse nel ’73 lo Wimbledon boicottato da 78 dei primi 82, ha poi parlato di piccola differenza, ma tanto piccola a me non è sembrata.

Per Nadal è il quarantunesimo torneo vinto in carriera. Ancora sul campo, dopo l’ultimo passante incrociato vincente di dritto e un’inedita capriola sull’erba per festeggiare il trionfo Rafa ha ricordato: “ Per me l’anno scorso non venire qui è stata davvero dura. Oggi tenere questo pesante trofeo in mano è per me importante. Devo ringraziare oltre al mio clan il pubblico che mi ha sempre sostenuto…anche quando ho giocato contro Murray il rispetto che mi è stato dimostrato è stato particolare, non accade dappertutto. Metterò questo trofeo in camera insieme agli altri…e ora spero che la Spagna del calcio vinca il mondiale, come vinse nel 2008 l’Europeo mentre io vincevo il mio primo Wimbledon”.

 

Ubaldo Scanagatta

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Tratto da: On This Day in Tennis History di Randy Walker