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16/09/2010 09:43 CEST - Us Open

Nadal nella storia: primo Us Open e Career Slam

Nadal b. Djokovic 6-4, 5-7, 6-4, 6-2 in 3h43' e vince il suo primo titolo a New York – terzo Slam di fila dell'anno e nono in carriera – diventando il settimo giocatore nella storia a trionfare in tutti e quattro i tornei dello Slam.  da Flushing Meadows di Ubaldo Scanagatta.

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Dall’inviato

Ubaldo Scanagatta

NEW YORK _ Chi dubitava che Rafa Nadal fosse un grandissimo campione è servito. Lui, come prima di lui Roger Federer, e a ritroso, Andre Agassi, Rod Laver, Roy Emerson, Don Budge e Fred Perry, entra nella storia dei supercampioni che hanno vinto tutti gli Slam. I Magnifici Sette.

Spero che nessuno lo discuta più. In questo sito ho letto di tutto, purtroppo, perché troppi federeriani non hanno rispetto per Nadal, e troppi Nadaliani non l’hanno per Federer, ma i due non sono grandissimi ma grandissimissimi. So che ripartirà la solita storia, su chi è il più grande di tutti i tempi, chi metterà a confronto i testa a testa oppure il numero degli Slam, chi le coppe Davis e le medaglie olimpiche, chi i trionfi consecutivi a Wimbledon piuttosto che all’US open, chi dirà che Nadal ha vinto tre Slam in più rispetto a Federer a 24 anni e chissà quanti ne vincerà ancora, chi dirà che Federer fa meno fatica a giocare e durerà più a lungo, chi invece sosterrà che un Nadal che sopporta un tal dispendio di energie si brucerà presto, i soliti “sottutto io” che daranno la ….colpa dei successi di Rafa ai muscoli, e quelli che daranno la colpa delle sconfitte di Roger a Mirka! Insomma tutto deja vu, così come quelli che una volta mi accusano (ci accusano dovrei dire, anzi, pensando a Rino Tommasi e un po’ a tutti i collaboratori di Ubitennis che sono stati presi di mira dai tifosi delle due fazioni) di essere una volta sfegatati tifosi di Federer, un’altra di essere sfacciati partigiani pro-Nadal.

Per carità, divertitevi come preferite, come volete, ma senza insultarvi tra voi e senza mancare di rispetto a questi grandissimi “marziani”. Questo sommessamente, e nemmeno tanto, vi chiedo cortesemente proprio per l’amore che dimostrate per il tennis e (consentitemi) anche per questo sito.

Lasciamoli vivere questi due grandissimissimi campioni, lasciamo chiudere loro la carriera, sperando che durino più a lungo possibile perché grazie a loro il tennis vive ovunque del loro splendore.

Ma onore, molto onore davvero, anche a Novak Djokovic che non si è limitato ad annullare due matchpoints alla grande ad un Federer un tantino dissoluto nel secondo, quarto e finale di quinto set, ma ha giocato una grande partita anche contro Nadal anche se all’inizio non aveva certamente recuperato appieno la fatica e lo stress del superbo match vinto con Federer.

Onore a Diokovic anche per quel che ha detto un minuto fa in conferenza stampa e mi ha riferito Enzo Cherici che è andato a sentirlo mentre io scrivevo: “Federer ha fatto la storia di questo sport, ma Nadal ha tutto per diventare il più grande di sempre”.

Ma dal secondo set in poi Djoker è stato grande anche lui. Ha tirato dei dritti e dei rovesci da far paura, ha ingaggiato con Rafa degli scambi da fondocampo pazzeschi. Ho seguito la finale a pochi metri dal campo, a seguire alcuni di quegli scambi non si faceva a tempo con la testa e gli occhi. Loro ci riuscivano con le racchette in mano. Uno spettacolo straordinario.

La finale l’ha sì vinto il tennista che ha sbagliato di meno (31 errori non forzati contro i 47 di Djokovic) ma in un match nel quale il numero dei vincenti è pazzesco, straordinario, perché sono stati più o meno gli stessi degli errori: 49 vincenti di Rafa, 45 quelli di Djokovic.

Ora se avete presente il gioco dell’uno e dell’altro, capite bene che gli errori cosiddetti gratuiti (o non forzati) in realtà non lo sono quasi mai, perché arrivano al termine di scambi giocati a ritmi vertiginosi, dopo 10,20,30 pallate spaventose. I vincenti, al tempo stesso, non sono quasi mai colpi d’inizio gioco come poteva accadere con Sampras, e magari anche con Agassi alla risposta: sono vincenti che arrivano dopo 5,10,15 mazzate pazzesche, visto che sia Nadal sia Djokovic sono capaci di riprendere e tirar dalla rete…anche i comodini.

Un Nadal formidabilissimo contro un eccellentissimo (scusate questi superlativi…superassoluti! A scuola mi boccerebbero, lo so…ma voglio rendere l’idea) Djokovic: questo ho visto nella finale dell’US Open, secondo me una delle migliori degli ultimi anni per livello di gioco, equilibrio ed incertezza fino al 5-4 al terzo set, quando Nadal si è trovato a servire sul 15-30 e poteva ancora perdere il break di vantaggio che si era conquistato nel terzo game del terzo set. E’ vero peraltro che Nadal, brekkato soltanto 5 volte in tutto il torneo (2 prima della finale, uno nel primo set oggi e due nel secondo), nel terzo set ha tenuto tre games a zero, e due a 30, quindi non ha rischiato sul serio di vedersi riprendere, tranne forse _ accennavo _ su quel 5-4 quando sul 15-30 ha messo a segno un servizio vincente, un ace a 126 miglia orarie e un altro servizio vincente.

Pochi attimi prima, mentre una bella ragazza bionda dell’Utah, tennista classifica negli USA, mi profetizzava il break a favore di Djokovic mi ero sbilanciato nel dirle: “Questo match non finirà al quinto set. Chiunque vincerà il terzo vincerà pure il quarto”.

Così è stato. Djokovic nel quarto set ha salvato una pallabreak nel primo game, un’altra nel terzo prima di subire il primo break che sarebbe stato seguito da un secondo nel successivo turno di servizio. Djoko ha avuto un guizzo di orgoglio quand’era sotto 4-1 ma quel mostro di Nadal gli ha annullato la palla break n.4 del suo match (un game di 14 punti) e poi il set è finito 6-2, dopo 3 h e 43 minuti.

Ma il livello si è mantenuto eccellente fino in fondo. Secondo me migliore del Federer-Del potro di un anno fa, quando Roger è vistosamente calato nel finale subendo troppo…dopo aver mancato il pugno del k.o. quando era stato a due punti dal match.

Le precedenti cinque vittorie di Federer all’US open erano arrivate quasi tutte dopo match a senso unico. I suoi avversari _ bravo lui per carità! _ non erano riusciti ad impegnarlo seriamente. Un’altra bella finale era stata quella vinta da Sampras su Agassi, con un maggior contrasto di stili, ma il ricordo di un altro loro epico match qualche anno prima l’aveva sovrastato.

Djokovic stasera ha perso da Nadal pur giocando molto bene, a mio avviso, e lui stesso non ha saputo ricordare se gli fosse successo altre volte. La differenza fra lui e Nadal è che Novak può fare punti straordinari ma poi ogni tanto gli può capitare di perdere un punto qua o là. La grande forza di Nadal, lo dico anche rivolto a quelli che sottolineano sempre la sua forza fisica (certo straordinaria), è invece quella forza mentale, quella capacità di concentrazione che gli consente di giocare ogni punto con l’attenzione di chi deve giocarsi un matchpoint.

Ha vinto 3 Slam quest’anno, e su tutte e tre le diverse superfici, come non era successo mai prima. Nemmeno a quei sei Campionissimi che con lui formano il gruppo dei Magnifici Sette. Questo non significa che sia il più grande di tutti, anche se ha appena 24 anni. Djokovic è stato onesto e sincero quando, ancora sul campo, prima della consegna dei due trofei (e del milione e 700.000 assegnati a Nadal) ha detto: “Rafa Nadal meritava di vincere questo torneo”. Nessuno può permettersi di dire che non sia vero.

Aggiungo nel finale di quest’articolo che era emozionante sentire come è stata vissuta la partita dal pubblico. E’ una prerogativa unica del tennis: certo c’erano tifosi serbi e tifosi spagnoli, ma quanti saranno stati? Massimo mille. Gli altri 22.000 hanno gridato, applaudito, partecipato come se i due campioni fossero loro connazionali. Migliaia di americani avevano dimenticato che uno era spagnolo e l’altro serbo, che Roddick, Isner, Blake avevano perso da un pezzo. Soltanto nel tennis avviene questo. E’ lo sport più bello del mondo.

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Queste righe le scrivo mentre piove, sul 6-4,4-4 e 30 pari con Djokovic, che era stato avanti 4-1 nel secondo dopo infilato anche una serie di 11 punti consecutivi, e quando ci hanno appena annunciato che dovrebbe piovere per un’oretta e un quarto dopo di che dovranno asciugare il campo e dovrebbe riprendere la partita che sperano di concludere nella serata americana, dopo che già alle 17,09 americane hanno cominciato a riscaldare i riflettori.

Poi questa parte dell’articolo finirà in basso, e sopra metterò il cosidetto “cappello”. L’inizio è stato subito straordinario, altamente spettacolare, con la conclusione favorevole a Djokovic seguita da un vero boato. Dopo uno scambio giocato a velocità spaventose Nadal ha giocato una pallacorta seguendola a rete: su quella Djokovic è arrivato per giocare un lob passante. Nadal si è arrampicato in cielo per giocare una veronica di rovescio e lì Djokovic ha fatto partire un passante di rovescio che ha lasciato secco Nadal. Standing Ovation.

Se non fosse che poi ha piovuto, e anche forte, si sarebbe potuto dire: il buon giorno si vede dal mattino. Quattro punti di fila, però di Nadal sottolineavano immediatamente la straordinaria reattività di Rafa, tutto vestito di nero salvo che per le scarpe gialle e evidentemente non troppo impressionato da quella partenza a razzo.

Subiti 2-0 Rafa, poi Djoko teneva il servizio e sul 2-1 30 pari c’era uno scambio favoloso di rovesci slice ad una mano da parte di due giocatori “bimani”, vere rasoiate a fil di rete, che mi riportava indietro di 40 anni, quando quasi tutti giocavano il rovescio a quel modo salvo…Laver. Il punto se lo aggiudicava Djokovic che conquistava il breakpoint e poco dopo il break. Era la terza volta in tutto il torneo che Rafa perdeva il servizio!

Djokovic, nonostante quel successo parziale, però appariva nervoso e insoddisfatto soprattutto del suo footwork. Effettivamente sembrava lento, subiva oltre ogni dire gli affondi di Rafa, cominciava a tirarsi gran racchettate sulle suole delle scarpe. E quando perdeva ancora il servizio sul 2 pari arrivava a spaccare la racchetta. Racket abuse!, annunciava l’implacabile arbitro Steve Ulrich.

“Djokovic sembra lento e stanco, quasi non avesse recuperato ancora la fatica compiuta con Federer” mi diceva il mio vicino di sedia Mark Hodginkson del daily Telegraph. Ribattevo: “E’ vero, però è un ragazz di 23 anni, avrà ancora delle tossine da smaltire nelle gambe, ma di solito man mano che passano i games ci si scioglie”. E Mark faceva un’altra osservazione assolutamente condivisibile: “Sì, certo, ma se c’è un giocatore che non si vorrebbe mai affrontare quando si è stanchi questi è Nadal!”.

In effetti il pallino del gioco sembrava in quella fase del gioco tutto nelle mani di Djokovic, molto più di quanto ci saremmo aspettati considerando che Djokovic aveva vinto le ultime tre partite contro Nadal, aveva avuto più di un matchpoint a Madrid nella quart’ultima, aveva vinto 7 partite su 10 sul cemento.

E’ anche vero che Nadal serviva alla grande. Non solo per via della abituali traiettorie mancine cariche di effetto, ma perfino di inusuale potenza: non ricordavo di averlo visto battere spesso a 132 miglia orarie con traiettorie diagonale (senza quindi sfruttare l’effetto coseno): sono 212 km orari! Per essere considerato ancora da alcuni un battitore …poco dotato, beh niente male no? Questo dovrebbe aiutare a capire perché fino a prima della finale avesse perso soltanto 2 servizi!

Quel servizio lo ha fatto esplodere, per la cronaca, sul 3-2 30-15 per lui, facendo ammutolire i colleghi serbi che sedevano dietro di me e non riuscivano a contenere i loro “Dobra! (Bravo”) all’indirizzo del loro campione. Li sentivo con un po’ di nostalgia, ripensando ai miei “Brava, fantastica!” che mi scappavano detti di continuo, e senza particolare imbarazzo, in tribuna stampa a Parigi quando giocava Francesca Schiavone, con la Stosur in finale nella sua partita magica e “perfetta”.

Anche papà Novak, che indossava quell’orribile maglietta con la faccia di Novak a tutto petto (“Io non la metterei mai, non mi voglio così bene_ aveva detto Nole l’altro giorno in conferenza stampa_ ma a un padre che può dire un figlio? Lui è fatto così…” e rideva facendo ridere anche noi per le smorfie che faceva), sembrava abbastanza abbattuto anche se appena Novak faceva un bel punto si alzava in piedi con tutto il clan serbo-familiare e, più composto, anche Dodo Artaldi della Sergio Tacchini (che gran colpo per loro “catturare” il finalista dell’US open e scongiurare una finale tutta Nike: peccato soltanto che la Tacchini ormai sia più cinese che italiana, anche se a Novara gli stabilimenti, e il personale, per fortuna ci sono sempre. Notavo in quel mentre che Benito Perez Barbadillo, il media p.r. di entrambi i finalisti non era seduto né nel box di Nadal (dove di solito non manca mai) né in quello di Djokovic (che è un cliente cui è certo affezionato ma un tantino meno, non foss’altro eprchè anche lui è spagnolo, di Jerez de la Frontera e con Nadal è dall’inizio o quasi della carriera di Rafa…).

Dal 4-2, e dopo quei servizi un po’ ballerini con tre break nei primi 5 giochi _ spesso accade che i break arrivino a freddo _ c’erano invece due servizi tenuti a zero, uno per ciascuno, e poi due a 15, anch’essi uno ciascuno, compreso il game del 6-4 per Nadal dopo che Djokovic, sempre piuttosto nervoso metteva lungo un rovescio. Erano trascorsi 50 minuti. In certi momenti il ritmo di Nadal era stato così incalzante, direi ossessivo, che Djokovic aveva avuto bisogno di rifiatare alla fine degli scambi.

Poi Djokovic dava l’idea di riprendersi, le gambe cominciavano a muoversi meglio, e dopo due aces consecutivi (una doppietta inconsueta se non proprio inedita per Rafa, sull’1-0 per Djoko: primo ace a 125 miglia orarie, secondo a 127…fate voi il calcolo in chilometri tenendo presente che 123 miglia corrispondono a 200 km orari e che un miglio è 1609 mt), da 40.0 per Rafa si passava al 40 pari dopo tre bei punti di Novak, in evidente ripresa.

Il pubblico si divideva: forse erano di più, o erano più rumorosi, i tifosi di Djokovic che spezzavano i loro cori in due, chi gridava Novak, chi invece Nole. Che si mettessero d’accordo!

Per Nadal invece il grido era uno solo: Rafa.

Anche se Djokovic cresceva però niente lasciava davvero presagire quel che sarebbe successo sul 2-1 per il serbo e 30 pari, quando Nole steccava un dritto che gli restava in campo e sorprendeva un Nadal dall’aria infastidita, quasi disgustata. Mala suerte, imprecavano gli spagnoli. E il volto di Rafa si rabbuiava.

Da quel momento Djokovic infilava 11 punti di fila, alcuni straordinari per potenza, decisione e precisione. Ci metteva un po’ del suo anche Rafa giocando più corto, sbagliando un paio di dritti non da lui e commettendo anche sul 2-1 0-30 un doppio fallo con una seconda asfittica a 87 miglia orarie. Insomma due punti dal 30 pari, due games a zero e _ per gradire _ anche uno 0-15 nel sesto game, con Djoker già avanti 4-1.

Pronti per il terzo set, mentre il cielo che vi aveva accolti alle 17 con un bel sole era nel frattempo diventato nerissimo e ogni tanto si avvertiva, fra i rombi degli aerei in atterraggio al vicino aeroporto di La Guardia, anche qualche brontolio diverso: erano tuoni. Le prime avvisaglie di quel che sarebbe successo dopo un’ora e 41 di gioco.

Ma figurarsi se Nadal mollava. Da quello 0-15 il maiorchino si faceva più aggressivo, veniva due volte di fila a rete. Teneva il servizio e sul 4-2 e 40-30 per Djokovic _ era stato anche 40-15, attenzione! _ lui e Djoko giocavano un grandissimo scambio, un rally che non finiva mai, a tutta randa e si conquistava una prima palla break, ma lì sbagliava un rovescio slice out. Altra palla break e stavolta era break: era stato un game di dodici punti.

Esaltato da quel parziale successo, e superato il suo peggior momento (“E’ stato davvero bravo lì Rafa, non era facile riprendersi” sta dicendo qui in sala stampa Benito), Rafa metteva a segno il suo terzo ace (124 miglia orarie, poco sopra i 200 km orari…) per poi chiudere un game di sei punti con un altro servizio vincente. Rimonta compiuta, mentre cominciavano a cadere le prime gocce. Sul 4 pari 30 pari, primo e quarto punto per Djoko, secondo e terzo per Rafa, l’arbitro decretava la sospensione. In sala stampa ci dicevano che lo scroscio sarebbe durato un’ora e un quarto e da come si rovesciava giù il cielo in molti si dubitava. Invece dopo esattamente 75 minuti gli inservienti cominciavano ad asciugare il campo. Due grandi finalisti, da domani comunque finisca n.1 e n.2 del mondo, ma anche un grande meteorologo qui a New York.

Seguirà il resto della cronaca alla ripresa del gioco

Ubaldo Scanagatta

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Rod Laver completa il quarto Grande Slam della storia del tennis (il suo secondo dopo il 1962) battendo Tony Roche 7-9 6-1 6-3 6-2 nella finale degli US Open giocatasi lunedì causa pioggia .

 

Tratto da: On This Day in Tennis History di Randy Walker