15/09/2010 14:46 CEST - Us Open
Ricordi e previsioni di Lundgren
L’ex coach di Federer, Rios, Safin, Baghdatis, Dimitrov e ora di Wawrinka parla di Svezia-Italia di Coppa Davis. Del tennis nel suo Paese nell’epoca d’oro dei Wilander, Edberg e soci, a contrasto con oggi quando il n.2 è n.313. “Ero n.23 del mondo e… n.7 di Svezia!” Ubaldo Scanagatta

Da qualche tempo non mi capitava di incontrare quel giovialone d’un Peter Lundgren, l’ex allenatore di Federer (dopo Peter Carter) che ora segue l’altro svizzero Wawrinka dopo essersi occupato di alcuni dei più matti del circuito, da Rios a Safin a Baghdatis, a Grigor Dimitrov (“Ora ha ripreso a far risultati, ha vinto un challenger…non sta più con il suo primo amore, ha ritrovato quella concentrazione che gli serviva”), con una parentesi come coach della federazione inglese dalla quale fu allontanato perché ad un meeting _ se non ricordo male _ si presentò visibilmente alticcio. Non mi fu difficile crederlo.
Qui all’US Open, quell’anno che piovve tantissimo, sì quello (2003) in cui la Schiavone ci mise 4 giorni e 17 interruzioni per portare a termine il suo match con la Sugiyama e finire meritatamente sulla prima pagina del New York Times e nei quarti, nella players lounge fu allestito un ping pong per passare il tempo e io fui battuto da Lundgren che aveva un servizio da professionista, di quelli che provi a rispondere sulla destra del tavolo e la pallina va a sinistra.
Poi l’avevo reincontrato all’aeroporto di Francoforte in tempi più recenti, fra un transfer e l’altro. Al bar naturalmente, davanti a un boccale di birra gigante.
Ieri l’ho ritrovato. Davanti a un altro bar, quello dell’Heineken davanti all’ingresso del Media Center dell’Arthur Ashe Stadium. Le birre giganti che si sarebbe scolato in mia presenza sarebbero state due. Quante ne avesse bevute prima non so.
La sua stazza è diventata sempre più imponente, io penso che pesi fra i 120 e i 130 chili, ma non ho osato domandarglielo anche se sono sicuro che non si sarebbe sentito in imbarazzo.
Gli ho chiesto, per prima cosa, della Svezia, Paese nel quale abita ancora “Un po’ Svezia, a nord di Goteborg, sulla strada di Oslo, un bel resort dove sto benissimo, e un po’ Svizzera” e poi della Coppa Davis, visto che ci attende Italia-Svezia fra un paio di weekend a Lidkoping.
“Non so se verrò…so che giocano Soderling e Vinciguerra i singolari e sarà forse l’ultima volta che Vinciguerra giocherà. E poi Linstedt e Aspelin sono gli altri convocati. Credo che se Soderling giocherà per primo venerdì e vincerà facile finirà per giocare anche il doppio, altrimenti Enqvist schiererà assieme i due doppisti anche se non hanno giocato insieme che molto poco”
_Ma se uno deve far coppia con Soderling, visto che il doppio potrebbe essere il punto decisivo, è meglio Lindstedt o Aspelin?
“In questo momento Lindstedt. E’ più solido e ha un potenziale maggiore.Non solo perché ha giocato la finale di Wimbledon. E’ più potente. Aspelin è completo, ma è più fragile”.
_Tu verrai?
“Non so, non credo…a Lidkoping alle sette di sera sono tutti a letto, una noia, magari qualche bella ragazza la vedrete, però è una cttà di 20.000/30.000 persone o giù di lì. C’erano almeno quattro città migliori per giocare in Svezia (Uppsala, Norkoepping…), , anche una volta esclusa Stoccolma che aveva deluso la federazione l’ultima volta perchè alla Kungliga Halle era venuta pochissima gente nonostante davanti ci fosse l’Argentina di Nalbandian e avrebbe potuto esserci anche Del Potro. Era stata invece una grande sciocchezza pensare di ospitare il match con Israele proprio a Malmoe, la città svedese con la maggior concentrazione di musulmani…Chissà che avevano in testa quelli della federazione!”
_Il tennis in Svezia, insomma, lo regge soltanto Soderling. Come mai? _
“Gli svedesi parlano solo di calcio e di Hockey su ghiaccio, di Ibrahimovic e poco più. Pim Pim ha smesso di giocare, a Thomas Johansson è morto il padre di recente e c’era attaccatissimo per cui ha abbandonato i suoi propositi (peraltro fievoli) di rientro, Vinciguerra secondo me dopo Lidkoping smetterà. Però attenzione è un giocatore che si batte alla morte ed è un buon giocatore: contro Israele perse due match maratona contro Levy e Sela che se non avesse dovuto giocarli là, in un clima incandescente, li avrebbe vinti sicuramente”.
_Possibile che non abbiate però un altro numero due?
“Purtroppo è possibile, è la realtà. Se pensi che io da n.23 del mondo ero soltanto il n.7 di Svezia nell’85!”
Lundgren, che molti avevano paragonato a Borg per una certa somiglianza nello stile, oltre che nei capelli biondi sulle spalle e il rovescio bimane fotocopia, era infatti preceduto da Wilander, Edberg, Jarryd, Nystrom, Sundstrom e Gunnarsson. Lundgren era appena n.274 a fine 1984 (l’anno in cui la Svezia vinse la Davis con un bel 3-0 a Goteborg sugli USA di McEnroe e Connors, con Sundstrom che inflisse la terza sconfitta dell’anno “magico” a McEnroe, che vantava 85 vittorie e due sole sconfitte, con Lendl a Parigi e con Amritraj in un torneo minore americano), ma fece un balzo spaventoso, fino a chiudere l’85 a n.27. Vinse tre tornei, il primo da qualificato, battendo Fibak, Pripic, Bates, Wilkison e Krishnan in finale.
Lo battezzarono appunto “the new Borg” e gli rimase quell’appellativo ogni volta che conquistò uno scalpo importante, Lendl, Sampras, Wilander, Chang, Courier, Muster, vittime illustri mica scazzabubboli. Soffrivano la sua imprevedibilità soprattutto i grandi regolaristi. “Ma non ero sufficientemente continuo. Sempre alti e bassi. Ogni tanto perdevo interesse, motivazione e perdevo da giocatori scarsi”.
Lundgren giocò il suo ultimo match a 30 contro Kucera a Copenhagen e poi cominciò a fare il coach. Ricordo che quando si occupò di Rios lo mollò quando Rios lo fece volare fino in California per un torneo dal quale aveva deciso di ritirarsi dimenticano di avvertire Lundgren. E lui disse poi: “Con Rios più che un coach spesso serve uno psicologo!”.
All’epoca d’oro del Lundgren tennista gli svedesi nei top 100 erano 14. Oggi ne hanno uno solo, Soderling, nei top 300. Filip Prpic è n.313, Ervin Eleskovic n.370. Pazzesco.
“E’ uno sport troppo duro e troppo noioso!” commenta Peter_ Una palla di qua, una di là, faticoso…vuoi mettere come si diverte di più un ragazzino che gioca a calcio o in un qualsiasi sport di squadra? Io ho mio figlio che ha 12 anni e si diverte ancora a giocare a tennis, quando sono a casa ci gioco e lui ci tiene da matti, ma ad ogni sconfitta è un dramma. Io gli dico che le sconfitte fino a che si hanno 18 anni non contano, ma il momento duro sarà quando ne avrà 15 o 16…negli anni 80 le scuole di tenni erano piene di ragazzi, anche alle sei del mattino prima che i ragazzi andassero a scuola. Era l’effetto Borg, poi ci fummo noi della seconda generazione…quella di Wilander, dei fratelli Simonsson…di quei giocatori che mi stavano davanti in classifica. La Federtennis svedese è in mano a gente che non ha competenze (beh, si vede proprio che tutto il mondo è Paese…), che non sa come investire i pochi soldi che ha, che non ha fantasia…Io mi ero detto disposto ad aiutare la Federazione ad un certo momento, ma sapevo che non ne sarebbe uscito fuori nulla, non hanno soldi e quei pochi li spendono male”.
Gli chiedo se il maschietto con l’aspirazione del tennista è l’unico figlio e lui: “No ho una figlia di 14 anni, lei fa equitazione. E’ bravissima. C’è un maneggio vicino a casa nostra. Solo che…è lo sport più caro del mondo. Lei compete già nei concorsi ippici, ha due cavalli…ma più migliorano i risultati e migliore deve essere il cavallo. Sarà bene che Stan vinca l’US Open! “ scherza con il faccione che sembra una luna piena sotto la cascata di capelli.
Mi congratulo per l’exploit di Wawrinka a spese di Murray, gli chiedo se non pensa che il suo nuovo svizzero abbia spuntato l’arma prediletta di Andy che predilige il rovescio incrociato, e lui condivide. “Il rovescio di Stan è uno dei migliori del mondo, Andy non è riuscito ad evitarlo”.
_Wawrinka si è aperto una strada che molti pagherebbero d’avere ad un US Open: Querrey per arrivare a uno fra Youzhny o Robredo, meglio di così si muore…”. Lundgren si stringe, per modo di dire naturalmente, nelle spalle.
Vorrei chiedergli anche se …gli manca Federer (ma forse, sebbene estroverso com’è, non lo direbbe ora che allena un altro svizzero) e delle chances del suo poulain Wawrinka nel torneo, ma gli ho già sottratto fin troppe birre con tutte queste chiacchiere e…non me la sono sentita. I fans di federer, così numerosi in questo sito, me lo perdoneranno mai?
Ubaldo Scanagatta
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21/05/2012 22:47
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fedrunner
21/05/2012 22:44
@fraschetta
sono d'accordo, l'ho già scritto mille volte che ci vorrebbero materiali e superfici [...]
Edd
21/05/2012 22:40
mi fanno ridere i commenti che definiscono "scarsi" nadal e djokovic. mi sembra di capire che chi sc [...]
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Roger e Nole sono in continuità, Rafa è l'anomalia
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21/05/2012 22:36
Lisa
Finita dal 2009 l'era del re se non ve ne siete accorti. Svegliaaaaaaaaa
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Tratto da: On This Day in Tennis History di Randy Walker


