Se è vero che il tennis si gioca sul filo di pochi punti, Barbora Krejcikova lo ha ricordato a tutto il pubblico del Louis Armstrong Stadium nel modo più brutale e spettacolare possibile. La ceca, ex numero 2 del mondo e due volte campionessa Slam, ha compiuto una vera impresa battendo Taylor Townsend al termine di un’epica battaglia durata 3 ore e 12 minuti, con il punteggio di 1-6 7-6(13) 6-3 (qui la cronaca della partita). Un match che ha visto l’americana avere otto match point complessivi, di cui sette nel solo tie-break del secondo set. Non ne ha convertito nemmeno uno.
Una sconfitta che brucia per Townsend, trascinata dal tifo del pubblico e capace di dominare in lungo e in largo per un’ora abbondante. Ma anche una vittoria straordinaria per Krejcikova, tornata a mostrare quel mix di freddezza, varietà e intelligenza tattica che l’ha portata in passato ai vertici del tennis mondiale.
Un primo set a senso unico
La partenza è da incubo per la ceca. Il tennis brillante e a tratti irresistibile di Townsend travolge l’ex campionessa del Roland Garros: 10 vincenti a 2, una sola seconda palla servita in tutto il set e un dominio costante da fondo campo. Il 6-1 con cui si chiude il primo parziale è la fotografia di un’americana perfettamente centrata e di una Krejcikova incapace di trovare ritmo.
Il tie-break dei miracoli
Il secondo set, però, cambia registro. Non nel tennis di Townsend – ancora incisiva, ancora pericolosa – ma nella tenuta mentale di Krejcikova, che inizia a leggere meglio le geometrie, a sporcare gli scambi, a giocare con più margine. Taylor trova comunque il primo allungo (3-1), ma lo vanifica con un doppio fallo che le costa il controbreak. Krejcikova annulla poi tre palle break consecutive sul 2-3 e tiene botta nel momento più delicato.
Il momento chiave arriva sul 5-4, quando Townsend ha un primo match point sul servizio della ceca. Annullato con coraggio, con un dritto profondo e vincente. Krejcikova brekka, ma restituisce subito il favore. Si va al tie-break, e lì comincia un thriller.
Il punteggio corre punto a punto, ma è Townsend ad avere le occasioni migliori: sette match point nel tie-break, di cui tre consecutivi sul 6-3. Krejcikova si affida al suo tennis più pulito: variazioni, profondità, e soprattutto nervi saldi. Annulla tutti, e alla prima occasione utile – dopo 25 minuti di tie-break – chiude 15-13, zittendo il pubblico e portando il match al terzo.
Finale di solidità
Il terzo set, a quel punto, è una prova di maturità. Krejcikova tiene il campo con fiducia e garra, mentre Townsend accusa il colpo. L’equilibrio regge fino al 3-2, poi la ceca strappa il servizio e vola sul 4-2. L’americana ha un ultimo sussulto, recupera il break, ma nel game successivo cede di nuovo. È l’ultima svolta: Krejcikova tiene la battuta ai vantaggi e chiude 6-3, con le braccia al cielo e una folla diventata ormai silenziosa.
Ora Pegula
Nei quarti la attende un’altra americana, ben più abituata ai palcoscenici importanti: Jessica Pegula, testa di serie numero 4. Ma dopo una partita del genere, con otto match point annullati e una freddezza degna di una grande campionessa, Krejcikova ha dimostrato di essere tornata. E chi dovrà affrontarla, farebbe bene a non sottovalutarla.
