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Rassegna stampa

Sinner che numeri. Un anno da fenomeno (Cocchi). Matteo e Flavio, vita da tennis (Cocchi)

Ultimo aggiornamento: 29/11/2025 11:15
Di Stefano Tarantino Pubblicato il 29/11/2025
12 min di lettura 💬 Vai ai commenti

Sinner che numeri. Un anno da fenomeno (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

La stagione dei big si è ufficialmente chiusa. La classifica dice che il numero 1 al mondo è Carlos Alcaraz, con il nostro Jannik Sinner a tallonarlo al secondo posto. Si sono rincorsi tutto l’anno dividendosi il mondo: due Slam a testa, il primato di fine anno allo spagnolo e l’ultimo torneo, le Finals, all’italiano. Sinner sta completando gli ultimi giorni di vacanza tra Maldive, il luogo più frequentato dai tennis, e casa. Ma la settimana prossima volerà a Dubai per iniziare la preparazione del 2026. Corre veloce il tennis, e Jannik lo sa: il 10 gennaio sarà in campo per la prima esibizione in Sud Corea proprio contro il rivale Alcaraz: sarà quello un primo test per capire su cosa si giocherà la sfida della prossima stagione. Numeri. L’allievo di Simone Vagnozzi e Darren Cahill (che resterà anche la prossima stagione) partirà da due punti fermi: servizio e risposta. Nonostante sia rimasto fermo tre mesi per la ben nota squalifica concordata con la Wada a seguito del caso Clostebol, Sinner ha chiuso il 2025 con una statistica che fa strabuzzare gli occhi e, tanto per cambiare, lo proietta nell’Olimpo della racchetta. Jannik infatti è il primo giocatore, da quando vengono calcolate le statistiche Atp, ovvero dal 1991, a chiudere l’anno con la miglior percentuale di game vinti al servizio, 92% (davanti a Fritz, Perricard, Djokovic e Opelka), e contemporaneamente quello con la migliore percentuale di game vinti in risposta,32,63%(seguito da Alcaraz, DeMinaur, Cerundolo e Baez). La battuta è stata la chiave della seconda parte della stagione. Dopo le difficoltà allo Us Open, dove l’altoatesino era comunque arrivato in condizioni fisiche non eccellenti a seguito dell’influenza che lo aveva colpito poco prima della finale di Cincinnati con Alcaraz, insieme a Vagnozzi si sono messi a lavorare duramente sulla battuta. Lo ha spiegato lo stesso tecnico italiano: «Il movimento al servizio è stato cambiato un giorno prima di arrivare in Cina».Lì il numero 2 al mondo ha subito mostrato come il lavoro fosse stato assimilato al meglio e consolidato nel tempo, fino alla conferma nella settimana delle Atp Finals di Torino, conclusa con il trionfo: «Dopo lo Us Open abbiamo visto alcuni problemi, soprattutto sul servizio– ha spiegato il tecnico italiano che si avvia verso il quarto anno di collaborazione con Sinner-. È stato modificato un po’ il movimento. Abbiamo cambiato il ritmo. E Jannik ha servito molto bene da Shanghai in poi».L’attitudine al lavoro è da sempre il tratto distintivo dell’azzurro che ha ricoperto la posizione di numero 1 al mondo per 66 settimane, di cui 65 consecutive: «Siamo fortunati ad avere un Sinner che migliora molto velocemente, che capisce rapidamente i cambiamenti e tutto il resto-ha proseguito Vagnozzi che ha già in mente su cosa focalizzare le attenzioni per l’inizio del 2026-.Io amo più costruire che gestire, per questo stiamo provando anche nuovi colpi, nuove tattiche. Non vi dirò cosa, ovviamente. Ma sicuramente il nostro obiettivo per la prossima stagione è essere più aggressivi di quanto lo siamo ora». […]. Unico Sarà proprio l’aggressività a fare la differenza nella sfida con Alcaraz il prossimo anno. Lo sostiene anche Patrick Mouratoglou, coach tra gli altri di Serena Williams: «Alcaraz deve alzare il livello perché Jannik è attualmente il numero uno al mondo nel servizio e nella risposta. È unico. In passato abbiamo avuto giocatori che dominavano solo un lato dell’equazione: Federer nel servizio, Nadal e Djokovic nella risposta, ma mai nessuno era stato così forte in entrambi i colpi di inizio gioco. Questa è una novità nella storia del tennis e Carlos non dovrà sottovalutare questo aspetto.

Matteo e Flavio, vita da tennis (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

II tifo, gli abbracci, gli sfottò in conferenza stampa: «E dai, non prendermi in giro» dice Flavio Cobolli a Matteo Berrettini dopo il trionfo in Davis. La terza di fila per l’Italia e la prima per il giovane Cobolli. […] Sei anni di differenza, con Matteo che giocava i primi tornei giovanili seguito da Stefano Cobolli, papà di Flavio. Il video virale che arriva dal Lemon Bowl del 2011, con un Berrettini 15enne e un Cobolli di appena 9 anni, fa impressione: «E il tuo allievo?» chiedono a Berretto. «Magari!», risponde Cobbo bambinetto gustandosi la merenda prima di guadagnare gli spogliatoi. E passato tanto tennis prima che i due si incontrassero di nuovo sul circuito, prima che i ruoli tornassero quelli di un tempo. […]. Berrettini diventato grande sul circuito seguito da Vincenzo Santopadre, che di Flavio è padrino di battesimo, e Cobolli, il più giovane in giro per il circuito con papà Stefano, duro dal cuore tenero, che a Bologna si è commosso per l’impresa di suo figlio e dei ragazzi. Di Flavio e Matteo, gli ex bambini che in Davis hanno vinto sei partite, tre a testa, senza mai scomodare i doppisti: «Nemmeno in un film sarebbe potuto accadere. Nemmeno il miglior regista avrebbe potuto girare una storia così… ». Ma a volte la vita sa essere più fantasiosa di un bravo sceneggiatore. UN RAPPORTO FRATERNO Fa impressione vedere i due oggi insieme in azzurro ubriachi di felicità (e non solo… dato l’effluvio alcolico in sala stampa). Berrettini ha la stessa faccia di quando tra scorreva i pomeriggi con i baby Cobolli, solo con un po’ di barba in più, e ricorda con emozione i vecchi tempi all’Aniene: «E lì che ci siamo conosciuti. Ricordo lui e suo fratello minore, Guglielmo. Vincenzo Santopadre e Stefano (Cobolli, ndr) organizzavano piccoli tornei del fine settimana. Ne ho giocati molti a Roma, non erano partite in tre set ma di quattro game. Questi due ragazzi erano sempre lì a divertirsi col tennis, a godersi la giornata. Noi facevamo loro da babysitter, li intrattenevamo… Mi vengono i brividi a pensare a come si è evoluto questo rapporto nel corso degli anni». Flavio non ha più bisogno di una balia, ma Berretto è ancora un fratello maggiore, punto di riferimento. La persona di cui fidarsi e a cui chiedere consiglio: «Ora ci alleniamo insieme. Condividiamo tanti momenti. Dopo il torneo di Miami stava facendo un po’ di fatica. Quando l’ho visto era molto triste. Stava camminando con il figlio di Santopadre, Matteo. Li ho conosciuti quando erano davvero, davvero piccoli. Io ho pensato che forse potevo dire loro qualcosa per dare una mano…». Un dialogo che ha in parte cambiato i programmi e forse anche il corso della stagione di Cobolli. «Gli ho detto: “Cosa farai adesso?”– racconta ancora l’ex numero 6 al mondo -. Lui mi ha risposto: “Sento che dovrei solo vincere qualche partita. Giocherò a un Challenger a Napoli”». Lì, forse, Matteo ha attinto dai suoi momenti di difficoltà, dalle sue rinascite, trovando le parole migliori per indirizzare il giovane amico: «Flavio, sei 30 del mondo – gli ha detto -. Non ne hai bisogno, penso che il tuo livello sia alto. Allenati solo due settimane e palle cose arriveranno, non ti abbattere». Poche settimane dopo Cobolli ha vinto il primo titolo Atp, a Bucarest, rimettendo in moto una macchina che aveva solo bisogno di una messa a punto: «Flavio ama questo gioco, ama combattere. Gli ho solo detto: “Non preoccuparti, ragazzo”». Cobolli non è uno di tante parole, lui stesso si definisce un lupo solitario, ma quell’abbraccio stretto, quasi a sparire tra le braccia di Berrettini ha un significato ben più profondo di un semplice festeggiamento: «Matteo per me è speciale, perché è come un fratello. Ho iniziato a giocare a tennis guardando le sue partite, mi c statovi cino in un momento difficile. E molto importante per me e mi ha dato tanto durante questa settimana. ll nostro è un rapporto di fratellanza». Flavio è in stato confusionale dopo la partita, quasi fatica a parlare: “Stai a diventa famoso, Flavie!” lo canzona ancora il Berretto fratellone clic con la spinta azzurra è ripartito, come un tuffo in acque rigeneranti: «Per l’Australia mi sto preparando. Fatemi bere due o tre bocce per festeggiare e si ricomincia». COBOLLI SENIOR E SANTOPADRE Un’emozione, la vittoria della Davis con quei due ragazzetti in squadra, che ha colpito profondamente Vincenzo Santopadre, quasi uno zio per Cobolli, il tecnico della gloria per Berrettini e futuro coach di Lorenzo Sonego: «Quando ho visto la premiazione, con i ragazzi lì, non ho capito più nulla. Mi sentivo frastornato. E il sogno di tutti che si realizza, un ciclo straordinario che continua. Flavio all’esordio da numero 1 è stato bravissimo, ha gestito emozioni e vinto match durissimi da vero campione. Matteo è stato uomo squadra e tutti i ragazzi sono stati un gruppo meraviglioso». E per una volta anche coach Cobolli si toglie la maschera da coach severo per essere solo papà Stefano: «Ha fatto una partita da campione. Ha tirato fuori attributi, tecnica, tattica, cuore: e quando in una condizione così difficile come una finale di Davis giocata per la prima volta si riesce a esprimersi così vuol dire essere un campione». Il suo campione


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