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Una premessa, visto gli ultimi numeri: in questa edizione di Warning nessun giornalista è stato maltrattato.
Insomma Jannik Sinner non era in crisi, anche perché abbiamo passato un anno a incensare Lorenzo Musetti, numero cinque del mondo che non vince un torneo da Napoli 2022, mentre per Sinner non ce l’abbiamo fatta ad aspettare tre mesi, visto che l’azzurro aveva vinto l’ultimo torneo a Torino, le ATP Finals, battendo un certo Alcaraz in finale. Altro che Napoli.
Questione di aspettative, direte voi, ma in quale mondo reale è possibile che uno gareggi e vinca sempre? Che poi, negli ultimi 18 tornei nei quali c’era uno tra Sinner e Alcaraz ha finito sempre per vincere uno di questi due. A noi non piace, vogliamo più diversità, forse non piace anche a tanti altri, che invocano il terzo incomodo. Poi Sinner perde contro Djokovic e Mensik e allora non vogliamo il terzo incomodo. Mah.
Poi si va in California, il campo perfetto di Alcaraz, ma Sinner si allena di giorno quando fa caldo, sembra quasi che ascolti o legga tutti i commenti di tifosi che dicono che fisicamente non regge, poi forse anche quelli che dicono che non sa fare le variazioni (che è vero e che comunque non gli servono per vincere), magari anche quelli che dicono che è tedesco, insomma lui va in California e vince il torneo senza perdere un set. Non batte Alcaraz perché non lo incontra, ma intanto contiene l’esuberanza di Fonseca, cui ha spiegato che quando i momenti contano sono i campioni che vincono. Fonseca imparerà la lezione.
Ecco, Sinner è questo. Non avrà mai l’estro di Alcaraz, non abbacinerà mai gli occhi di chi quando guarda tennis cerca anche l’estetica, l’eleganza, il free-jazz di Battiato, lui è certezza, coerenza, dogma, lui è una macchina che macina centinaia di migliaia di km senza chiedere manutenzione, è ritmato come un pezzo di Kangding Ray. Va sotto nel tiebreak 4 a 0 contro Medvedev e tutti noi sappiamo che, anche contro il miglior Daniil degli ultimi anni, c’è ancora la possibilità di ribaltare il risultato. E così succede. Dev’essere bello essere un tifoso sincero di Sinner, uno di quelli che dà retta solo a lui, che lo ama senza condizioni perché ha capito che niente gli è dovuto, che Jannik fa quello che fa perché ha investito tutta la sua vita per quelle ore che passa sul campo da tennis quando c’è la partita, che è bello sì avere l’amore dei tifosi ma che questo deve rimanere sempre confinato nel recinto del rispetto. Che ognuno rimanga al proprio posto: Sinner gioca, i tifosi tifano, si disperano e gioiscono a seconda dei risultati, il resto è solo paranoia.
Jannik è diventato così il più giovane di sempre a vincere tutti i tornei maggiori che si giocano sul cemento, è anche l’unico a esserci riuscito insieme a due che si chiamano Federer e Djokovic.
Di fronte a statistiche del genere uno dovrebbe contemplare meglio la grandezza delle sue vittorie, godersele ancora di più nei periodi di magra (che durano neanche tre mesi tipo quello di adesso, pensate) e stare un po’ più rilassato quando le cose vanno male. In campo non c’è solo Sinner, ci sono anche gli avversari. Per ora sono pochissimi, capace che in futuro diventeranno di più. E questo sarà un bene, perché a noi piacerebbe vedere Fonseca, Mensik e altri raggiungere il livello di Sinner e Alcaraz, questo sport sarebbe ancora più bello anche per i suoi tifosi. Meno per noi, che tifiamo dei brocchi arrotini, ma almeno noi li trattiamo sempre bene.
Debrief californiano
Dopo ogni santa call che il dio del lavoro inutile comanda, c’è sempre chi dice: “Rimaniamo così facciamo un debrief?”. Gergo militare, che è molto attuale d’altronde e che da molto ha contagiato anche i lavoratori che passano tempo a fare riunioni, sempre un’ottima alternativa a fare qualcosa. Comunque il debrief, volgarmente un’analisi postuma, di solito prevede anche l’individuazione dei take-away, altro termine che viene usato per dire “cosa ci portiamo a casa”. Dio santo.
Comunque Medvedev dopo anni di crisi si è ripreso, almeno contro Sinner ha giocato in maniera più aggressiva, evitando il dritto perché con gli scambi ad alta velocità lui è più pulito e rapido sul rovescio, ha un inside-out di rovescio clamoroso. Sinner non ce l’ha, tanto per dire. Draper sembra essere tornato già ad un ottimo livello, adesso è chiaramente sceso in classifica, è al numero 26 visto che difendeva il titolo e ha perso parecchi punti, ma ricordiamo che praticamente ha smesso di vincere dopo Indian Wells 2025 quindi ha tutto l’anno per tornare in top 10, se gioca così non ci saranno problemi.
Alcaraz si è fatto ingarbugliare da Medvedev in due set, poteva andare al terzo. Ogni tanto perde pure lui, e per lui vale il discorso di Sinner: che vogliamo dirgli a uno che ha perso la prima partita dell’anno a marzo? C’era tanta attesa per Zverev, ma è veramente clamorosa la maniera in cui il tedesco non delude: fa sempre interviste nelle quali dice che è vicino, che ha capito, che sa cosa deve fare. Poi gioca ancora contro Sinner e vince sei game. Pensa ancora di poter battere Sinner giocando in maniera attendista. Jack Draper lo ha capito, in una intervista di qualche giorno fa ha detto:
“Noi giocatori sappiamo cosa stanno facendo Alcaraz e Sinner, su cosa basano il loro gioco da quando hanno raggiunto la vetta, ormai da tempo. Il fatto che loro abbiano mantenuto un livello così alto per tanto tempo ha spinto altri giocatori, come Medvedev, a evolvere il proprio stile di gioco, diventando più aggressivi”. È esattamente così. Forse Zverev non legge i giornali. Passerà alla storia come uno dei più grandi palleggiatori della sua generazione, non vincerà mai uno Slam e rimpiangerà in eterno quella finale maledetta contro Thiem a New York 2020, una partita talmente orribile che piuttosto che rivederla ci sorbiremmo una seconda pandemia.
Due parole su Miami
Indian Wells ci ha dato il primo Sinner contro Fonseca, questa notte Miami metterà di fronte la prima sfida tra Joao e Carlos. Il brasiliano ha infatti superato Marozsan, la torcida è pronta e il match promette scintille. Forse toccherà mettere la sveglia come fatto per Sinner in California. Berrettini ha battuto Muller e giocherà con Bublik, che sta vivendo il tennis in leggerezza in questo momento, sarebbe meglio approfittarne. Intanto Berrettini ha ricevuto wildcard a Monte Carlo insieme a Wawrinka. Djokovic si è tirato fuori dal torneo, l’ATP si è fatta prendere in giro ancora una volta: “Problemi ad una spalla”, ma certamente. Anche Musetti ha rinunciato, pare per un problema al braccio questa volta, quindi lo rivedremo sulla terra battuta. Medvedev sarà gasato dalla finale appena persa, Zverev dovrà cercare rivalsa, come fa praticamente dopo ogni suo torneo quindi perderà in semifinale.
Per quanto riguarda i possibili incroci di tabellone, Sinner ha Mensik e Rublev dalla sua parte come prime partite impegnative e poi Medvedev e Zverev come possibili incroci in semifinale. Alcaraz potrebbe giocare contro Draper, o contro Fritz (che ha ricordato che potrebbe saltare tutta la stagione su terra per guarire dal problema al ginocchio e così sarà), Cobolli potrebbe andare avanti, avrebbe de Minaur eventualmente.
Oggi a Miami giocano 52 partite, un’orgia tennista praticamente, Cocciaretto sfida Gauff e Paolini gioca contro Townsend, Cobolli incrocia Collignon. Bellucci ha già perso contro Michelsen. Sarebbe bello riprendere tutti quegli articoli su Bellucci che parlavano di lui come il nuovo McEnroe italiano, però è venerdì e siamo pigri.
Quote della settimana
“L’obiettivo ora è avere 4 italiani in top 10.”
No, non è Angelo Binaghi ma Luciano Darderi, neo numero 18 ATP, che inebriato da questo grande risultato vede lui, Sinner, Musetti e Cobolli in top 10. Non sapevamo che la FITP mettesse a disposizione dei giocatori anche dei social media manager e un piano editoriale condiviso.
Foto della settimana [Iga Swiatek accosciata e delusa]
“Onestamente, il tennis nella mia testa adesso è una roba complicata”. Così Iga Swiatek, che non perdeva nel primo turno di un torneo da 73 TORNEI, una roba clamorosa, e che stanotte è andata in blackout dopo aver vinto il primo set per 6-1 contro Magda Linette. Succede, ci può stare, Swiatek è stata sempre una overthinker, una che pensa molto alle cose che fa, e quando i pensieri non sono in ordine o sono troppi il cervello va in pappa, questo è uno sport per gente rilassata, automi. Poi ci sono pure persone, anche mega professionisti della vittoria e del dominio del tennis come Iga, che hanno momenti di riflessione, hanno bisogno di una pausa. Succede, speriamo di rivederla presto in forma sulla sua terra battuta.
Warning 6×12
Sono reduce da una serata horror, se Warning non è niente di che è perché siamo come Swiatek, ventimila ore allo stadio per vivere una serata epica che chiaramente, essendo romanista, è finita in tragedia, cui si è aggiunta pure la tangenziale chiusa e il figlio arrabbiatissimo che chissà cosa medita di fare. Ci mancherebbe solo che fossi tifosi accaniti di tennis, sport che oramai guardiamo con relax e distacco, tanto i miei giocatori non vincono mai.
Nel weekend intanto inizia il campionato Over 40, sono ancora stato designato capitano, ruolo fondamentale perché come ben sapete il capitano di una squadra decide se mangiare la pizza o la pasta nella famosa cena di squadra, sulla formazione c’è poco da fare a questo giro, solo tre giocatori abili con io ai box perché sulla soglia dei cinquanta, con un discreto livello di tennis che mi consente di non sfigurare, io ancora mi ostino a giocare a calcetto nei campi scalcinati di periferia. Sono scemo a livelli rari, ma è così che ho scelto di essere. Mi rialzerò anche io, come la Roma.
Warning è a cura di Claudio Giuliani
Persona non grata, conflittuale, tennista del popolo, canaro, esperto di Grecia su Google Maps. Credo solo nella AS Roma, l’heavy metal mi ha salvato la vita. Diplomato con fatica, ho studiato aggiustaggio e fatto il militare. Tennista di terza categoria dal bel giuoco ma con aspirazioni da quarta, comunque Campione Regionale Over 40 a squadre 2025, nel Lazio eh, non in Molise. Soprattutto una persona modesta.
