Il suo US Open sta tutto dentro l’ultimo game. Andrea Guerrieri serve per il match con Aziz Dougaz, è avanti 6-2 5-4, ma si ritrova sotto 0-40. Tre palle del controbreak, tre possibilità per il tunisino di riaprire una partita già interrotta per oltre due ore dalla pioggia. Guerrieri le cancella tutte, arriva al match point e chiude.
In quei pochi minuti c’è molto della sua storia. La possibilità finalmente vicina, il rischio di vederla scappare e la capacità di restare lì, senza farsi travolgere da tutto ciò che quel momento rappresenta. A 27 anni, dopo una carriera trascorsa soprattutto tra tornei ITF, qualificazioni e classifiche da ricostruire, Andrea Guerrieri giocherà per la prima volta nel tabellone principale di uno Slam.
Andrea Guerrieri si guadagna così il primo Main Draw Slam in carriera
— SuperTennis TV (@SuperTennisTv) August 28, 2026
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“È una grande emozione, ho lavorato tanto”, ha raccontato nell’intervista a caldo a SuperTennis e che raffigurano un traguardo che semplice non è stato affatto.
Cinque palle break salvate e un biglietto per il main draw
Con Dougaz, nella sfida tra mancini che valeva l’ingresso nel tabellone principale dello US Open, Guerrieri ha giocato una partita solida e coraggiosa. Ha strappato il servizio al tunisino già nel game d’apertura, trovato un secondo break nel settimo gioco e chiuso il primo set 6-2 senza concedere opportunità in risposta.
Nel secondo ha dovuto salvare due palle break in apertura, poi ha aspettato il momento giusto. Dougaz ne ha cancellate quattro nel settimo game, ma sul 4-4 Guerrieri è riuscito comunque a passare. L’ultimo ostacolo è stato quello 0-40 nel game decisivo: tre punti consecutivi recuperati, cinque palle break salvate su cinque nell’intero incontro e il successo chiuso al primo match point.
In mezzo, la pioggia. L’interruzione è arrivata mentre l’italiano sentiva di avere la partita nelle proprie mani e avrebbe potuto trasformare l’attesa in nervosismo. A SuperTennis ha spiegato di aver provato a mantenere la concentrazione, ricordandosi di essere nel momento migliore dell’incontro e rientrando con l’idea di “andarmi a prendere la vittoria”.
Non è stata soltanto la vittoria contro Dougaz. Per arrivare fin qui Guerrieri ha superato in tre set il danese August Holmgren e poi rimontato Joel Schwarzler, battuto 3-6 6-4 6-1. Lo stesso Schwarzler che appena due settimane prima gli aveva negato il titolo nella finale del Challenger di Grodzisk Mazowiecki. A New York, Andrea si è ripreso tutto con gli interessi.
Il talento c’era già
Guerrieri è nato a Correggio il 3 dicembre 1998 e ha cominciato a giocare a quattro anni. Suo padre frequentava il Circolo Tennis Correggio e fu lui a mettergli per la prima volta una racchetta in mano. Da lì sono arrivati i tornei nazionali, le prime trasferte all’estero e la sensazione che il tennis potesse diventare qualcosa di più di un gioco.
Nel 2014 è diventato campione italiano Under 16. Era già mancino, solido da fondo e con un rovescio sul quale poter costruire il proprio tennis. Alla domanda sul modello da seguire rispondeva senza esitazioni: “Mi ispiro a Rafa Nadal”.
Nel circuito Under 18 è salito fino al numero 93 del ranking mondiale, ha conquistato quattro titoli e nel 2016 ha già respirato l’aria di Flushing Meadows. Anche allora dovette superare le qualificazioni per entrare nel tabellone junior dello US Open. Il percorso si fermò al primo turno, ma sembrava comunque l’inizio di una traiettoria abbastanza chiara che purtroppo non si è rivelata così.
Gli anni del tennis invisibile
Il passaggio tra i professionisti non ha seguito la velocità che i risultati giovanili lasciavano immaginare. Guerrieri è rimasto a lungo in quella fascia di giocatori che possiedono colpi e qualità per salire di livello, ma devono combattere ogni settimana per trovare continuità, punti e, last but not least, risorse economiche.
Ha giocato tornei Open per finanziare l’attività internazionale, affrontato eventi ITF nei quali spesso non è garantita nemmeno l’ospitalità e conquistato quasi ogni occasione passando dalle qualificazioni. Nel novembre 2025, quando raggiunse i quarti al Challenger di Bergamo battendo anche Billy Harris, le sue sette presenze nei tabelloni principali Challenger erano arrivate tutte attraverso il torneo cadetto senza nessuna wild card e senza nessuna scorciatoia.
Dopo gli inizi a Correggio e il passaggio da Reggio Emilia, Guerrieri si è trasferito alla Tennis Training School di Foligno. Oggi è seguito da Giampaolo Coppo e Riccardo Maiga. Il lavoro ha trasformato il diritto, un tempo utilizzato soprattutto per contenere, in un colpo con cui comandare; anche il servizio è cresciuto attraverso lo slice mancino e una maggiore ricerca delle angolazioni.
Il problema, semmai, era riuscire a esprimere quel tennis nei momenti che dividono una buona partita da una vittoria. “Ho avuto momenti difficili tra i 20 e i 25 anni”, aveva ammesso dopo il successo al Garden di Roma, ma non ha mai smesso di pensare che il proprio livello potesse essere più alto della classifica.
Negli ultimi anni è cambiato anche il suo riferimento. Nadal è rimasto il modello dell’adolescenza, Jannik Sinner è diventato quello della maturità. “Se vado in difficoltà, mi viene naturale pensare a cosa farebbe lui”, aveva raccontato Guerrieri a febbraio.
Il 2026 di tutte le prime volte
Andrea ha iniziato il 2026 da numero 512 del mondo. Il 24 agosto era già numero 187, suo nuovo best ranking, destinato a essere migliorato dopo New York. In otto mesi ha recuperato più di trecento posizioni perché, all’improvviso, le vittorie hanno cominciato a sommarsi invece di rimanere episodi isolati.
A febbraio ha conquistato l’M25 di Trento. Ad aprile, partendo dalle qualificazioni, ha vinto il Challenger 75 del Garden di Roma, il primo della carriera, superando in finale il numero uno del tabellone Dalibor Svrcina per 6-4 2-6 6-1. A maggio ha trionfato nel torneo di casa, l’M25 di Reggio Emilia, davanti al pubblico che lo aveva visto crescere.
Poi sono arrivate le prime qualificazioni Slam a Wimbledon, con il debutto contro un ex numero 7 del mondo come David Goffin, la finale Challenger in Polonia e infine New York. Prima partecipazione alle qualificazioni dello US Open, tre vittorie e primo main draw Major.
“Mi sento migliorato sotto tutti i punti di vista”, ha spiegato ancora a SuperTennis. Le tante partite e le battaglie attraversate durante la stagione gli hanno dato esperienza, ma soprattutto fiducia. Quella necessaria per non perdere la calma quando Dougaz si è trovato a tre punti dal controbreak e il sogno sembrava improvvisamente tornato in discussione.
Adesso arriva il tabellone principale, con avversari più forti, riflettori diversi e una pressione ancora tutta da scoprire, ma la partita più difficile Guerrieri potrebbe averla già vinta, quella contro la sensazione che il salto di qualità non sarebbe mai arrivato. Ora la realtà sembra poter dire una cosa diversa.
