Fognini merita un Roland Garros che si comporti come Wimbledon

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Fognini merita un Roland Garros che si comporti come Wimbledon

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TENNIS – Dopo la Coppa Davis e l’exploit ai danni di Andy Murray, quanti tennisti possono dirsi davvero più forti di Fabio Fognini sulla terra rossa? Per me tutt’al più sette. Lui a Parigi potrebbe essere n.8.

Se forse James Ward poteva essere stato un tantino ruffiano nel proclamare, alla vigilia del match di Coppa Davis a Napoli, che “Fabio Fognini è uno dei primi tre gocatori del mondo sulla terra battuta”, la netta vittoria in tre sets di un Fabio straordinariamente ispirato ed in palla a spese di uno dei Fab Four, Andy Murray (ancorchè non al top della condizione) dice fra le righe che forse l’affermazione del n.2 britannico non era così campata in aria nè così ruffiana come poteva sembrare a chi commentò: “Sta mettendo le mani avanti”.

E ha il merito di riproporre un interrogativo già sollevato diverse volte e soprattutto dacchè Fabio infilo quel trittico di tornei costituito da Stoccarda, Amburgo ed Umago.

Quanto vale davvero Fognini? Ora che è n.13 del mondo ma salvo che a Montecarlo dove nel 2013 raggiunse le semifinali, non ha cambiali in scadenza ma può solo far meglio a Madrid, Roma e Roland Garros, l’obiettivo è diventare top-ten o si può alzare ancora l’asticella?

Certamente, come si è detto già ieri, è il miglior tennista italiano degli ultimi 15 anni, e forse degli ultimi 30, anche se per avallare questo secondo giudizio non bisognerebbe però accontentarsi di un best ranking ottenuto da una settimana, o mantenuto per poche settimane. Occorrerebbe che tra i top 15 Fabio resistesse almeno diversi mesi, per distanziare veramente i top 20 italiani che, Camporese, Gaudenzi e Seppi n.18, Furlan n.19, lo sono stati per brevissimo tempo.

Per essere un campione completo, per tutte le superfici, a Fabio mancan alcuni centimetri ed un servizio – appunto – all’altezza.

Sulla terra rossa il servizio è importante, ma un po’ meno. Sulla terra rossa conta quasi altrettanto il tocco di palla, la mano che ti consente di giocare anche 9 smorzate vincenti su 11 tentativi come -con grande scelta di tempo – Fabio ha saputo fare contro Murray. Conta l’abilità di scivolare e recuperare palle impossibili da riprendere sull’erba come sul cemento, la capacità di tirare a tutto braccio in piena estensione ed in equilibrio precario un dritto incrociato alla Sampras come ha fatto vedere di saper fare Fabio (che non ha mostrato invece la stessa abilità di Lendl nel giocare quello stesso dritto in lungolinea).

Il talento, l’innato senso dell’anticipo, le frustate di polso, la rapidità delle gambe e l’esplosività dell’avambraccio, consentiranno a Fabio di far bella figura anche su superfici diverse dalla terra battuta. Ma un conto è far bella figura ed un altro è riuscire ad essere devastante come Fabio potrebbe essere se giocasse sempre come domenica a Napoli.

Quando James Ward – che non è il giardiniere dell’All England Club, anche se con il nome che ha parrebbe perfetto – ha detto che Fognini è uno dei primi tre specialisti della terra battuta non si sa se l’abbia detto riferendosi soltanto ai risultati di quest’anno e/o degli ultimi dodici mesi, oppure in assoluto.

Ma è stato facile per tutti immaginare che i primi due sul podio ideale del tennis su terra rossa fossero gli “irraggiungibili” Rafael Nadal e Novak Djokovic.

E allora con chi dovremmo misurare Fabio per valutare i suoi concorrenti sul terzo gradino del podio?

Anche al Fabio di domenica non avremmo potuto mettergli dietro David Ferrer fino ad un anno fa. Ma lo spagnolo, che ha appena compiuto 32 anni, sembra un tantino meno brillante in questo 2014. Non è casuale che sia sceso al sesto posto delle classifiche mondiali, dopo essere salito al terzo, e che sia oggi preceduto dai due svizzeri, Wawrinka e Federer, e da Berdych.

Oggettivamente Fabio – che vorremmo vedere sempre nello stato di grazie di domenica scorsa ma non possiamo pretendere che sia sempre così – potrebbe essere considerato favorito se dovesse affrontare uno di questi sei tennisti sulla terra battuta? Forse no, anche se i pronostici li si fanno perchè siano smentiti e anche se Berdych Fabio lo ha già battuto.

E se giocherà dieci volte con Murray sulla terra rossa lo batterà più di cinque volte? Mah, la casa non ce la scommetterei.

Contro Isner, Gasquet, Raonic e Tsonga invece sarei più ottimista che pessimista. 7 volte su dieci con Isner, 8 volte su 10 con Raonic, 6 volte su dieci con Gasquet, 7 volte su dieci con Tsonga, l’attuale Fognini secondo me vincerebbe

Meriterebbe quindi, sempre che le mie valutazioni fossero…legge, di essere considerato l’ottavo tennista del mondo sulla terra rossa.

Se così fosse sarebbe testa di serie n.8 al Roland Garros, lo Slam che più si confà alle sue caratteristiche. Con un cammino facilitato, seppur non in discesa, verso i quarti di finale.

Certamente per Fabio l’ideale sarebbe che anche il Roland Garros si affrancasse dalle classifiche computerizzate Atp, esattamente come si permette di fare Wimbledon.

Una volta l’erba era più erba che terba, quindi molto più veloce ed era impossibile vincere giocando soltanto da fondocampo. Perfino per Bjorn Borg che fu costretto ad imparare a scendere a rete e a chiudere i punti con le volee. Magari artigianali, ma efficaci.

Una volta la terra rossa era più lenta ed era impossibile fare molta strada se non eri un terraiolo puro (alla Vilas, alla Bruguera, alla Muster).

Ma anche se le 4 superfici del tennis (erba, terra, cemento, tappeti) si sono molto avvicinate fra loro per tentare di garantire simili possibilità di vittoria a tutti i giocatori, prescindendo quanto più possibile dalle caratteristiche tecniche individuali – e i Fab Four sono rimasti tali ovunque si giocasse per anni – se si continua ad attribuire a qualche tennista l’etichetta di specialista dell’erba (“erbivoro”) e a qualche altro di specialista della terra (“terraiolo”), significa che certe differenze tecniche sono rimaste.

L’Atp, e la Wta, hanno praticamente imposto a tutti i tornei di rispettare rigidamente le loro classifiche al momento di stilare l’ordine delle teste di serie.

Soltanto l’All England Club non vi si è piegato. E, per sottrarsi alla possibile accusa di un eccesso di discrezionalità, si è dato delle regole – basate sui risultati ottenuti sull’erba dai vari giocatori negli anni – per imporre criteri oggettivi che evitassero a giocatori troppo forti di affrontarsi fin dai primi turni e comunque prima del dovuto.

Il metodo delle teste di serie, inventato da Lewis Carroll, lo scrittore di “Alice nel Paese delle Meraviglie” si prefiggeva proprio quell’obiettivo. E a protezione dei più forti, ma non specificatamente degli specialisti di superficie (per i quali, salvo che a Wimbedon, un ranking non viene stabilito soltanto per evitare di ingenerare confusione: i promoter dei tornei però se ne avvantaggerebbero, Nadal per i tornei sul “rosso” sarebbe stato sempre n.1, Federer per quelli sull’erba per anni sempre n.1 a prescindere dalla sua classifica Atp, Djokovic sul cemento idem…), si è arrivati ad avere 32 teste di serie negli Slam.

Dubito che il Roland Garros avrà mai il coraggio degli organizzatori di Wimbledon, ma a Fabio Fognini converrebbe che ce l’avessero. Soprattutto se un giorno fosse n.5 o n.6 di specialità.

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