WTA Madrid: avanti Sharapova e Williams, fuori Errani e Vinci

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WTA Madrid: avanti Sharapova e Williams, fuori Errani e Vinci

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TENNIS – La Williams non ha vita facile contro la padrona di casa mentre la Sharapova, solida e centrata, dispone di Sam Stosur con lo score di 6/4 6/3. Na Li, irriconoscibile nel primo set con la Stephens, vince in rimonta (2-6, 6-3, 6-2). La Kvitova risolve piuttosto agevolmente il derby con la Safarova. Fuori le azzurre Errani e Vinci (solo due game contro Radwanska)

Ascolta Sara Errani dopo il match (2 parti)

 

Ascolta Roberta Vinci dopo il match

Na Li affronta Sloane Stephens per un posto ai quarti di finale del torneo di Madrid. La cinese, rimasta out per un mese e mezzo a causa di un infortunio al ginocchio, si è ripresentata sulla terra rossa spagnola con una vittoria (contro la connazionale Zheng) e incrocia agli ottavi l’americana che non è mai andata cosi’ avanti nel torneo.

Le condizioni di gioco piuttosto rapide a causa dell’altura, favoriscono proprio la 21enne che nel primo set sembra davvero incontenibile: sull’1-1 strappa il primo break e infila 5 giochi consecutivi, annichilendo la sua avversaria con potenti accelerazioni. C’è anche un’evidente complicità da parte della campionessa del Roland Garros, apparsa irriconoscibile sin dai primi scambi, totalmente votata all’errore (alla fine del parziale ne collezionerà ben 19). Sul 5-1, Na Li cancella due set point e si ribella allo strapotere della rivale che chiude pero’ i conti sul proprio turno di battuta.

La cinese rischia di subire un’altra lezione da una giocatrice americana dopo l’uscita di scena al primo turno subita l’anno scorso proprio a Madrid per mano di Madison Keys. Stavolta, il monologo stelle-strisce si interrompe nel secondo set, quando si invertono i ruoli. Sul campo, infatti, si presenta la vera numero 2 al mondo che ha ottenuto in carriera grandi risultati su questa superficie, compreso il titolo del Roland Garros. Rispetto al primo set, Na Li lascia andare il braccio e trova più soluzioni vincenti, pur mantenendo elevato il numero degli errori (18). Sul 3-5, con un break di vantaggio, serve per il set ma commette un paio di imprecisioni, non chiude un punto già fatto, e rischia di rimettere in gioco la Stephens concedendole tre palle break. E’ brava, pero’, a recuperare dallo 0-40 e ad allungare cosi’ la gara al set decisivo.

Dopo un inizio davvero stentato, Na Li si scioglie definitivamente portandosi subito sul 3-0. Appare chiara nella cinese la volontà di non sprecare altre energie per conquistare la vittoria numero 25 in stagione (semifinale a Indian Wells e finale a Miami), a fronte di sole tre sconfitte. Mentre la Stephens non riesce a opporre resistenza, la numero 2 al mondo si porta velocemente sul 4-1, punteggio paradossalmente insidioso, già fatale alla McHale contro la Sharapova. La stessa Li accusa una leggera flessione e subisce il break ma lo recupera immediatamente nel turno di battuta successivo e mette fine alle ostilità, qualificandosi ai quarti di finale dove incontrerà la vincente del match tra Sharapova e Stosur   

[5] P. Kvitova b. L. Safarova 6-4 6-3 (Daniele Vallotto)

Cronaca di un derby che non c’è stato. Ed è un vero peccato perché la somma del talento di Petra Kvitova e Lucie Safarova potrebbe dare vita ad un match spettacolare e pieno di colpi di scena. Invece, come spesso succede nei derby, la pratica è stata chiusa piuttosto agevolmente e con un punteggio anche più generoso rispetto ai valori visti oggi in campo. Petra Kvitova avanza ai quarti di Madrid battendo per la quarta volta (e terza in stagione) Lucie Safarova, mai capace di vincere contro la più blasonata connazionale. Safarova entra in campo molto convinta mentre Kvitova è non pervenuta. Il servizio della numero 6 del mondo non funziona mentre Safarova non sbaglia nulla nei primi game. Se aggiungiamo una mobilità da rivedere per Kvitova, non è una sorpresa il 4-0 iniziale in favore di Safarova. Purtroppo, il bello del match finisce qua. Colpa di Safarova, che all’improvviso comincia a sbagliare colpi interlocutori, e grande merito di Kvitova, che quando si risveglia dal torpore è capace di fare cose impensabili per quasi tutto il resto del circuito. Petra recupera facilmente i due break e alla fine piazza pure la zampata che vale il 6-4. La striscia di sette game di fila viene interrotta ma anche se Safarova ha due palle break sull’1-1 del secondo set il suo destino è segnato. Petra le annulla con autorevolezza e subito dopo manda un chiaro segnale brekkando a 0. Il punteggio finale potrebbe essere più severo ma Kvitova non riesce a brekkare sul 4-1 e quindi decide di affidarsi al pilota automatico: il risultato finale è un 6-4 6-3 grazie ad una Kvitova a tratti brillante e ad una Safarova che è durata davvero troppo poco. Per Kvitova probabile quarto di finale con Serena, primo banco di prova sulla stagione terraiola. La statunitense ha vinto tutti i precedenti, perdendo un solo set.

S. Williams b. C. Suarez-Navarro 6-2 6-3 (Giulio Fedele)

I precedenti non facevano ben sperare Carla Suarez-Navarro, che negli ultimi 3 scontri aveva raccolto la miseria di ben 5 game. Mai come oggi però sembrava che la testa di serie numero 14 del tabellone avesse potuto impensierire Serena Williams, che finora le aveva donato solo sonore lezioni. La spagnola infatti giocava in casa, con il favore del pubblico, pochi giorni dopo aver vinto il suo primo titolo Wta in quel di Oeiras contro Svetlana Kuznetsova, in più l’americana si presentava al torneo di Madrid dopo la pausa presasi a partire da Charleston e con una fasciatura alla coscia sinistra.

E se le credenziali per fare un match alla pari c’erano tutte, anche l’inizio-partita sembrava confermare questa tendenza. Incredibilmente infatti, Suarez-Navarro strappava il break in apertura, addirittura a 0, ad una come la Williams che possiede uno dei migliori servizi del circuito. Purtroppo per la spagnola però, come poi è successo in tutta la partita, non ha saputo capitalizzare le (poche) occasioni concessele dall’avversaria. Infatti Carla non è riuscita a tenere un servizio durante tutto il primo set! Serena dal suo canto faticava altrettanto, se si pensa che il primo parziale è stato indeciso fino al 3-2. La Williams non è apparsa centrata: quando era il momento di entrare in campo con l’attacco, molto spesso e volentieri sbagliava direzione e trovava l’avversaria, o addirittura spediva fuori colpi che di solito divora. Sintomatica è stata la scelta di un serve&volley infruttuoso che è valso alla spagnola il break del 3-2. Ma d’altronde, quando poi mostrava la vera belva che è in lei, dopo piccoli black out, infilava vincenti in serie, che le permettevano di vincere i game dove partiva sotto 0-30. È così che, con buona pace della Suarez-Navarro, Serena conquistava i tre game di fila valevoli per il set, con l’opportunità di servire nel secondo.

La spagnola chiamava il coach, come ormai è solita fare ad ogni fine set. Ciò, apparentemente sembrò essere servito, dato che la Suarez-Navarro strappava di nuovo il break alla americana, in apertura di set. Ma il vero tabù è stato il servizio, che quest’oggi ha annullato tutti i vantaggi acquisiti con i break. Ma la colpa da addossare alla spagnola non era tanto in battuta, quanto nei punti cruciali, dove non ha saputo sfruttare le palle game capitatele sul 0-1 e poi sul 1-2, pur tenendo molto bene lo scambio. Stranamente, è riuscita però a tenere il servizio non appena la Williams balzava in vantaggio 3-2, e per di più a 0. Questo però le è stato per poco tempo di buon auspicio, e non ha contribuito ad invertire la tendenza negativa. Dal 3-3 la Williams-valanga infatti la travolgeva impetuosa, infilando come in chiusura di primo set, una tripletta di game, che le valevano il match. 

Per la Suarez-Navarro questa sconfitta non ha un sapore così negativo, considerato che ha raccimolato in un match quanto era riuscita a fare nei 3 precedenti assieme. Per la Williams la 650esima vittoria in carriera, che la immette nell’olimpo del tennis assieme a giocatrici del calibro di Martina Navratilova, Chris Evert, Steffi Graf, Virginia Wade, Arantxa Sánchez-Vicario, Lindsay Davenport, Conchita Martínez, Evonne Goolagong Cawley, Billie Jean King e Venus Williams. Se dovesse vincere anche domani eguaglierebbe proprio la sorella, a quota 651.

M. Sharapova b. S. Stosur 6-4 6-3 (Laura Guidobaldi)

Masha e Sammy: scende in campo la potenza oggi a Madrid sull’Arantxa Sanchez Vicario. Ma se la prima sfodera un tennis sempre a mille accompagnato da una concentrazione pressoché incrollabile e “glaciale”, l’altra, a volte, vanifica le proprie “fucilate” a causa di una pericolosa fragilità emotiva. In realtà Maria Sharapova e Samantha Stosur, pur essendo entrambe due grandi picchiatrici, sono comunque molto diverse, innanzitutto per temperamento ed emotività.

Maria, quando perde, riesce ad essere ancora più temibile, proprio come una tigre che, ferita, può diventare ancora più pericolosa e mortale. Sammy è invece troppo spesso preda ma soprattutto di se stessa, dei fantasmi che si impossessano di lei nei momenti complicati del match, perdendo così in efficacia e lucidità e lasciandosi così sopraffare dall’avversaria. È accaduto infatti nella memorabile finale del Roland Garros vinta dalla nostra Francesca Schiavone che, dal canto suo, ha giocato una partita perfetta. Tuttavia Samantha ha saputo comunque raggiungere traguardi importanti, come alzare un trofeo dello slam, quello dello US Open nel 2011, disputando una finale impeccabile contro Serena. Certo però che la Sharapova è molto più abituata alle vittorie di quanto non lo sia Sammy.

Oggi quello tra la siberiana, attuale n. 9 del ranking e l’australiana, ora n. 19, è il 15° incontro, con Masha che conduce per 12 vittorie a 2; quindi, almeno sulla carta, la russa parte nettamente favorita.

Il match parte all’insegna dell’equilibrio poiché entrambe le giocatrici dimostrano efficacia e costanza al servizio, evitando così di subire il break fino al 5-4. Sul 2-3 0-30 la Sosur recupera con autorità, piazzando servizi calibrati e pesanti, per aggiudicarsi poi anche il 6° gioco e pareggiare i conti. Sia Maria che Samantha spingono a tutta, scaraventandosi sulla palla con tutto il peso del corpo e mirando gli angoli e alle righe. Concentrate e solide, nessuna delle due intende concedere tregua all’altra. La Sharapova ora sale 4-3, mettendo a segno ottimi servizi e fendenti che non perdonano. La Stosur annulla nuovamente le distanze, dimostrandosi centratissima, sia al servizio che con il palleggio da fondo, alternando “fucilate” micidiali a back che scendono bassi e velenosi. Ma Maria va avanti come un rullo compressore, spara e spara, ritrovandosi 5-4. Comunque, la russa dà prova anche di un notevole tocco, sorprendendo l’australiana con un ammirevole taglio di rovescio che muore dopo la rete. Ed ecco che, nell’attimo che conta davvero, sul 4-5 30-30, la Stosur stecca malamente un rovescio concedendo così alla Sharapova un setpoint; setpoint che poi la tennista di Brisbane trasforma lei stessa a favore della siberiana sbagliando malamente da fondo campo. Insomma, la tensione emotiva gioca ancora un brutto scherzo a Sam Stosur; Maria rimane invece imperturbabile e ottimizza immediatamente l’unica possibilità di intascare la prima frazione, che fa sua per 6-4

Nel secondo set la russa sale in cattedra : ha una palla break sull’1-0, annullata però dall’australiana; ce n’è un’altra che Maria ottiene grazie ad un piazzato contropiede e, ancora una volta, con soluzioni potenti e un dritto al volo, Sam riesce ad azzerarla per poi raggiungere il pareggio sull’1-1. L’equilibrio continua ad essere protagonista fino al 3-2. Samantha si trova 2-3 e servizio e concede adesso ben 3 palle break con Sharapova che sale 40-0. L’australiana ne salva 2 ma, alla terza, un’altra malauguratissima stecca di rovescio, permette alla russa di salire 4-2 e servizio e mettere una seria ipoteca sull’incontro. E invece…ecco che Maria, per la prima volta nel match, vacilla, si mostra fragile, permettendo a Sammy di effettuare il controbreak a zero e salire 3-4 e servizio.

Ma l’australiana, ancora una volta, non riesce ad approfittare dell’attimo di defaillance dell’avversaria: cede nuovamente il servizio e la bionda siberiana si riprende il vantaggio, sale 5-3 con la possibilità di servire per il match. La tennista di Brisbane spinge disperatamente a mille ma i suoi siluri escono inesorabili. Maria sale 30-0. Un impeccabile attacco della Stosur con volé di rovescio finale spiazza la russa che poi caccia a rete un facile rovescio.

Adesso è il servizio a tradire Masha che, con un malcapitato doppio fallo, offre all’avveraria la possibilità del controbreak. Ma anche questa volta l’australiana fallisce e, non solo c’è nuovamente il pareggio, ma con un dritto lungolinea lungo, la Stosur concede un matchpoint all’avversaria. Sulle fucilate della russa, Samantha sbaglia ancora mettendo il dritto a rete e Maria Sharapova chiude l’incontro per 6/4 6/3. Masha continua dunque la sua corsa sulla terra rossa madrilena, terra rossa sulla quale l’anno scorso è arrivata in finale contro Serena Williams. Domani l’aspetta la n. 2 del mondo e del seeding, la cinese Na Li.

A. Radwanska b. R. Vinci 6-1, 6-1 (Oscar Lanti)

Niente quarti di finale a Madrid per Roberta Vinci, ma l’impresa era davvero proibitiva: la 31enne tarantina, numero 20 del tennis mondiale, non ce l’ha fatta a superare Agnieszka Radwanska, che l’ha battuta con un doppio 6-1. Si è esaurito di fronte alla numero 3 del ranking lo slancio della vittorie ottenute contro Hantuchova (all’esordio) e al secondo turno contro la danese ex numero 1 al mondo, Caroline Wozniacki.

Nel primo set la Radwanska parte fortissimo e strappa la battuta fin da subito alla pugliese, portandosi sul 3-0. La Vinci non riesce a trovare contromisure valide e perde ancora il servizio, permettendo alla polacca di volare sul 6-1. Il secondo set è la fotocopia della prima frazione, con la tarantina capace di vincere solo il primo game, prima di subire una serie di sei giochi consecutivi che fanno calare il sipario sul match.

Nessun rimpianto, dunque, per la Vinci che si piega per la settima volta alla 25enne di Cracovia, con l’unico successo datato nel lontano 2006, nel primo confronto diretto. La Radwanska si qualifica così ai quarti di finale dove ora affronterà la Garcia, giustiziera di Sara Errani.

C.Garcia b. S. Errani 6-2, 4-6, 6-3 (Oscar Lanti)

Finisce al giovedi’ il Premier Mandatory di Madrid per i colori azzurri perchè, dopo l’eliminazione di Roberta Vinci, arriva anche quella di Sara Errani. Deludente e inaspettata la battuta d’arresto della bolognese con Caroline Garcia (6-2, 4-6; 6-3), arrivata agli ottavi grazie ai ritiri di Kerber e Kirilenko.

Inizio di partita subito sprint per la transalpina che si porta sul 3-0 e servizio, mentre la Errani tenta di rientrare in partita ma nel settimo gioco spreca quattro palle del contro-break. Sciupate queste occasioni, l’azzurra si demoralizza e consegna il primo parziale con il punteggio di 6-2.

Nel secondo set, Sara reagisce bene imponendo il proprio gioco e riuscendo a portarsi avanti sul 3-1.  La Garcia però è brava a ricucire lo strappo e a ristabilire la parità. Sara si mantiene lucida davanti al tentativo di rimonta, prima si porta avanti 5-3 e dopo va a conquistare la seconda frazione per 6-4.

L’inerzia sembra tutta dalla parte della numero 11 del ranking ad inizio terzo set ed infatti la Errani si involava sul 2-0. Ma Caroline riesce a colmare il gap sino al 3-3 per piazzare poi l’allungo decisivo che le fa alzare le braccia al cielo dopo 2 ore e 10 minuti di lotta. Sconfitta pesante per Sara anche in ottica ranking. La romagnola doveva difendere a Madrid la semifinale del 2013, stessa situazione che si ripeterà anche a Roma e al Roland Garros.

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Original 9: Judy Dalton

Terzo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Oggi tocca a Judy Tegart Dalton, che lavorava come contabile per poter giocare a tennis

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Judy Dalton (foto dal sito dello US Open)

Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La terza protagonista è Judy DaltonQui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


Nella prima puntata di una nuova serie sulle giocatrici che hanno fondato la WTA abbiamo incontrato Judy Dalton, membro delle “Original 9” che si è guadagnata l’affettuoso soprannome di “Old Fruit” e che ha lavorato come contabile per poter sostenere economicamente la sua carriera nei tornei di tennis.

Dotata di uno stile serve-and-volley degno della miglior tradizione australiana, Judy Tegart Dalton ha conquistato il career Grand Slam nel doppio femminile, conquistando cinque dei suoi otto major con Margaret Court, e ha vinto il doppio misto agli Australian Open 1996. Nel singolare ha raggiunto la finale a Wimbledon nel 1968, sconfiggendo Court e Nancy Richey prima di capitolare al cospetto di Billie Jean King. Ma se si dà uno sguardo alle foto di quella partita è difficile capire chi fu la vincitrice.

Nel settembre del 1970, all’età di 32 anni, Judy è stata finalista al Virginia Slims Invitational di Houston, perdendo contro Rosie Casals nel torneo nel quale le “Original 9” presero posizione a favore dell’equità dei sessi, e continuò a giocare sino agli Australian Open del 1977, quando si ritirò a 40 anni. Nel 2019 è stata nominata Membro dell’Ordine dell’Australia durante l’Australia Day per il suo significativo contributo a favore del tennis come giocatrice, a favore dell’equità dei sessi nello sport come donna, e a favore delle fondazioni sportive”.

Come hai iniziato a giocare a tennis?
Mio padre era un buon giocatore e ha iniziato a mettermi una racchetta in mano quando avevo cinque anni.

 

In quale momento hai capito che amavi il tennis tanto da sceglierlo come mestiere?
Amo il tennis da sempre. Giocavo già durante gli anni della scuola. Poi per un po’ sono passata al basket ma sono tornata al tennis dopo che mi chiesero di entrare a far parte della nazionale di basket australiana. Lì ho capito che la mia passione era il tennis, non la pallacanestro. Ovviamente, il percorso non è stato tutto rose e fiori sin dall’inizio, e prima di incassare un reddito regolare con il Virginia Slims Circuit ho lavorato come contabile, nei momenti in cui non ero in viaggio per i tornei.

Come descriveresti il tuo stile di gioco? Quali sono stati i tuoi punti di forza?
Ho uno stile di gioco aggressivo, mi piace il serve-and-volley. La mia forza è il servizio. Questo è stato determinante per i miei successi nel doppio.

Avevi qualche rito particolare, quando giocavi a tennis?
Preparavo il borsone sempre la sera prima per paura di dimenticare qualcosa.

Quale era il tuo torneo preferito da giocare?
Wimbledon, ovviamente, perché è la casa del tennis e si gioca sull’erba, la mia superficie preferita. C’è sempre un’atmosfera magica ed è un posto davvero speciale.

Descrivi un ostacolo che sei riuscita a superare durante la tua carriera nel tennis.
Come membro delle “Original 9”, ho sfidato lo status quo che sosteneva che le donne non fossero da valutare come tenniste professioniste e ho lavorato per migliorare l’equità tra i sessi. È stata una battaglia politica molto dura, ma quando insieme a Gladys Heldman abbiamo firmato il contratto da un dollaro abbiamo capito che era la strada giusta.

A chi ti ispiri, e perché?
A Suzanne Lenglen. Era una grande giocatrice ed è sempre rimasta fedele a se stessa. È stata una tennista ma anche una celebrità internazionale. Era capace di vincere tornei senza perdere un game. Se non sapete chi era, cercatela!

Che cosa hai fatto da quando ti sei ritirata?
Dopo aver costruito una famiglia con mio marito David – abbiamo avuto due figli, Samantha e David, e due nipoti, Sophie e Abby – ho fatto la coach sia di giocatrici del singolare che del doppio, incluso anche il team di Fed Cup dell’Australia, il che ha significato molto per me avendo fatto parte di due squadre campioni. Sono stata coinvolta nei progetti di sviluppo del tennis giovanile del Presidente dell’Australian Fed Cup Foundation per trent’anni e ho smesso di lavorare a questo solo di recente. Sono stata attiva anche sul fronte dei media, commentando tennis femminile in Australia e nel Regno Unito. Dopo che mio marito David è mancato nel 2009 ho lasciato la nostra azienda agricola nel Victoria e ora vivo a Melbourne.

Che consiglio daresti oggi a te stessa da giovane o a qualcuno che sta muovendo i primi passi da tennista?
Se vuoi fare del tennis il tuo mestiere devi essere pronta a lavorare duro e a fare sacrifici. La strada sarà lunga e sarà colma di momenti impegnativi, ma se non molli e credi in te stessa, riuscirai a ottenere quel che vuoi e ne sarà valsa la pena. Non perdere la tua passione per il gioco e non mollare mai.

Come è stata influenzata la tua vita dal tennis?
Mi ha dato l’opportunità di viaggiare in giro per il mondo e di conoscere persone interessanti. E mi ha anche regalato amicizie di una vita con le colleghe tenniste.


Traduzione a cura di Gianluca Sartori

  1. Original 9: Kristy Pigeon 
  2. Original 9: Julie Heldman

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Original 9: Julie Heldman

Secondo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Oggi tocca a Julie Heldman, vincitrice degli Internazionali d’Italia nel 1969. “Un giornale mandò il reporter che si occupava di moda, anziché quello che scriveva di sport”

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Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La seconda protagonista è Julie Heldman, nata l’8 dicembre 1945. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


In questa seconda puntata della nostra serie in onore delle Original 9, Julie Heldman ci riporta al settembre 1970, quando si ribellò contro la vecchia dirigenza tutta maschile dello sport e contribuì a costruire un audace, nuovo futuro per il tennis professionistico femminile.

Figlia del vulcanico magnate del tennis Gladys Heldman, Julie Heldman aveva 25 anni quando firmò un contratto da un dollaro per partecipare al pionieristico torneo organizzato da sua madre, il Virginia Slims Invitational di Houston. Nel corso della sua carriera, la laureata a Stanford aveva conquistato più di venti titoli in singolare, compreso l’Open d’Italia del 1969, e tre medaglie, una per ciascun colore, negli eventi di esibizione alle Olimpiadi di Città del Messico 1968 (il tennis non figurava come disciplina olimpica ufficiale, ndt). Tre volte semifinalista Slam in singolare, aveva raggiunto il numero 5 del mondo e fatto parte di due spedizioni vincenti in Fed Cup, rappresentando gli Stati Uniti.

Julie riflette: “Non penso che qualcuna di noi parlasse davvero di parità di diritti, quell’anno a Houston. Parlavamo solo del diritto di guadagnarci da vivere e del fatto che il primo anno o giù di lì ci dovesse servire per organizzarci e stabilizzarci nel nostro nuovo mondo. Non mi ci è voluto molto, comunque, per capirne gli effetti anche su un contesto più ampio, perché c’erano donne che venivano da tutte le parti per dimostrarci il loro supporto. Visitavamo le case di molte persone, le donne ci avvicinavano e ci dicevano: ‘Il mio matrimonio è a pezzi, voi siete un nuovo tipo di donne… possiamo parlarne?’ Tutto stava cambiando così rapidamente in quel periodo, era la fine degli anni 60, e la gente ci vedeva come pioniere di un mondo nuovo.

“All’inizio, la paura che potessimo essere escluse dai tornei del Grande Slam era reale. C’era tensione evidente, la vita di ciascuna di noi stava per essere profondamente scossa. I giocatori maschi erano tutti contro di noi, la dirigenza del tennis era tutta contro di noi – ricordate, non c’era alcuna dirigente donna a quei tempi. Stavamo facendo un salto nell’ignoto totale. Le giocatrici dovettero fare le loro scelte. Io scelsi in favore della solidarietà.

Questa è la mia memoria ricorrente di quel periodo: il senso di solidarietà e il passo avanti. Io non potevo giocare a Houston a causa di un infortunio al gomito. I miei genitori si erano appena trasferiti da New York e io passai la notte prima dell’inizio del torneo nella nuova casa, parlando al telefono. Le giocatrici chiamavano e dicevano che la USLTA stava minacciando di sospenderle tutte. La mattina in cui il torneo cominciò io non andai al circolo, perché non dovevo giocare, ma quando seppi che le altre giocatrici stavano prendendo posizione, decisi di fare lo stesso, anche se questo avesse significato subire io stessa una sospensione”.

“Nel nuovo circuito accadevano cose folli. Un giornale mandò il reporter che si occupava di moda, anziché quello che scriveva di sport. Dovemmo spiegargli come funzionava il punteggio e cosa fosse un rovescio. Ma io non vedevo le questioni extra campo come una distrazione, significava soltanto dedicare del tempo a qualcosa per cui tutte noi stavamo lavorando. Avevamo bisogno di farlo. Tutte noi dovevamo andare ai cocktail party, fare incontri, presenziare in TV e parlare con i giornalisti, perché quello era il modo per dare il via al nostro tour”.

Traduzione a cura di Filippo Ambrosi

 

Per conoscere meglio le nove protagoniste, il sito della WTA sta pubblicando anche delle brevi video-interviste in cui vengono rivolte a tutte le stesse domande. Di seguito le risposte di Julie Heldman.

Chi era il tuo idolo tennistico?
Mio padre! Era mancino e… molto gentile

I tuoi punti di forza da giocatrice?
 “Avevo un grande dritto ed ero molto combattiva

Torneo preferito?
Il mio torneo preferito era l’Italian Open: era ‘selvaggio’, pazzo e… soleggiato

Cosa serve per essere una campionessa?
La capacità di credere in se stessi e puntare un obiettivo senza lasciare niente di intentato

Momento clou della tua carriera nel tennis?
La vittoria dell’Italian Open!”

La partita che credevi fosse vinta?
Contro Virgina Wade a Los Angeles. Ho servito avanti 5-1 nel terzo set ma mi sono innervosita al punto da non riuscire a colpire la pallina per servire. E ho perso

Se potessi giocare un match di fantasia contro qualsiasi avversaria, quale sceglieresti?
Suzanne Lenglen, perché era straordinaria

La tua tennista preferita da veder giocare oggi?
Era Agnieszka Radwańska, adesso mi piace molto Naomi Osaka


  1. Original 9: Kristy Pigeon 

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WTA

Original 9: Kristy Pigeon

Primo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Si comincia con la più giovane, la mancina Kristy Pigeon

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Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La prima protagonista è Kristy Pigeon. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


Nella prima puntata di una nuova serie sulle giocatrici che hanno fondato la WTA, abbiamo incontrato Kristy Pigeon, il membro più giovane del pionieristico Original 9. Kristy Pigeon aveva solo 20 anni quando prese posizione come Original 9 ai Virginia Slims Invitational nel 1970. Vincitrice dei titoli junior US e Wimbledon, la mancina ha raggiunto gli ottavi all’All England nel 1968 e 1969 ed è stata Top 10 degli Stati Uniti. Pigeon ha lasciato il tour nel 1975 all’età di 25 anni e ha conseguito una laurea in Arte e Biologia presso la UC Berkeley. Dopo essere tornata brevemente a giocare nel World Team Tennis, si è trasferita in Idaho, dove ha gestito la Elkorn Tennis School per 11 anni. Nel 1991 ha fondato il Centro di addestramento equino Sagebrush per portatori di handicap, che è diventata una delle principali sedi di ippoterapia della nazione. Si è ritirata da direttore esecutivo di SETCH nel 2011, ed è un’ambientalista attiva.

Come hai iniziato a giocare a tennis?
All’età di sei anni mi sono unita a una squadra di nuoto competitiva nella mia città natale di Danville, in California. Durante l’estate del 1962 fu offerto un programma di tennis gratuito presso il centro ricreativo della comunità situato a pochi passi dalla piscina. Dopo l’allenamento di nuoto mi mettevo le mie Keds e mi dirigevo al campo con ancora il mio costume da bagno Speedo nero addosso. Alla fine dell’estate ho vinto il torneo cittadino e mi sono appassionata al tennis.

 

In quale momento hai capito che amavi giocare a tennis e volevi sceglierlo come carriera?
Dopo aver vinto il torneo in città, ho accettato un lavoro al Diablo Country Club per pulire il negozio pro in cambio di lezioni. All’età di 13 anni mia madre mi ha fatta entrare nei tornei junior della Northern California Tennis Association e sono rapidamente salita al top della mia fascia d’età. All’inizio del 1968 ho fissato un obiettivo impegnativo e ho deciso che il tennis era l’elemento più importante della mia vita.

Come è stata influenzata la tua vita dal tennis?
Il tennis mi ha offerto l’opportunità di sviluppare la fiducia e le abilità di vita che porto con me ancora oggi. I viaggi e il cameratismo internazionale mi hanno esposto ad un mondo grande in giovane età. La mia capacità di fissare obiettivi e rimanere concentrata si è sviluppata grazie alle mie esperienze di tennis.

Quale è stata la tua esperienza più memorabile mentre giocavi nel Tour WTA?
La mia esperienza più memorabile non è stata quella di giocare nel tour, ma di aver contribuito a creare le basi nel 1970 che hanno portato alla formazione della WTA nel 1973. Come una degli Original 9, ho combattuto per un premio in denaro uguale per donne e uomini.

Come descriveresti il tuo stile di gioco? Quali sono stati i tuoi punti di forza?
Dato che preferivo il serve-and-volley, le mie migliori performance sono state sull’erba. Penso di aver detenuto per un po’ di tempo il record per aver giocato la partita più breve agli Open di Francia! Nella mia prima partita su terra rossa ho perso con Ann Haydon Jones 6-0, 6-0 in 39 minuti. Ho imparato che il gioco serve-and-volley non funziona sulla terra lenta!

Che cosa hai fatto da quando ti sei ritirata?
Dopo essermi ritirata dal tennis e aver conseguito la laurea, mi sono trasferita a Sun Valley, nell’Idaho. Insegnavo a sciare in inverno e gestivo una scuola di tennis in estate. Nel 1991, ho fondato un programma di equitazione terapeutica senza scopo di lucro per essere utile ad adulti e bambini con problemi mentali e fisici nell’Idaho meridionale. Oggi il mio obiettivo è costruire paludi e ripristinare l’habitat per la fauna selvatica.

Descrivi un ostacolo che sei riuscita a superare durante la tua carriera nel tennis.
Mio padre non era favorevole al mio interesse per il tennis. Invece di esercitarmi in campo, pensava che avrei dovuto fare un provino per cheerleader del liceo. La sua idea della donna perfetta era quella che indossava maglioni d’angora stretti e sfoggiava tacchi altissimi! Ho superato questo ostacolo dissociandomi da mio padre, mantenendo il percorso scelto e accettando il sostegno di mia madre.

A chi guardi e perché?
Gladys Heldman (madre di Julie, ndr). Era una innovatrice, una donna d’affari di successo e una pensatrice creativa. Sono rimasto amica di Gladys molto tempo dopo che abbiamo formato il Virginia Slims Circuit. È diventata la mia mentore nell’arte di diventare una raccoglitrice di fondi di successo a beneficio delle organizzazioni no profit.

Descrivi la tua vittoria più memorabile e ciò che hai imparato.
Ho vinto il Welsh Open nel 1968 dopo aver quasi perso con una ragazza locale al primo turno. Stavo giocando orribilmente contro questa sconosciuta e ho perso la mia grinta. Dopo aver ottenuto la vittoria, ho scoperto che ogni punto può determinare il risultato di una partita e che bisogna rimanere equilibrati e concentrati su ogni punto. Un aggiustamento dell’atteggiamento mi ha aiutato a vincere il torneo.

Qual è stato il tuo torneo preferito da giocare?
Senza dubbio Wimbledon! Non c’è niente di più bello al mondo di un campo da tennis ben curato!

Qual è il tuo film preferito sullo sport?
‘La battaglia dei sessi’, ovviamente!

Traduzione a cura di Andrea Ferrero

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