Wta Madrid: grinta vincente per Sharapova, Radwanska torna N.3

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Wta Madrid: grinta vincente per Sharapova, Radwanska torna N.3

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TENNIS – Surclassata dalla cinese nel primo set, la russa reagisce e batte l’avversaria in rimonta (2-6, 7-6, 6-3). In semifinale affronterà la vincente di Garcia-Radwanska per assicurarsi un posto all’ultimo atto del torneo di Madrid, dove l’anno scorso è stata sconfitta dalla Williams. Simona Halep supera nettamente la la Ivanovic con un doppio 6-2, ora affronta la Kvitova. La polacca batte una splendida Caroline Garcia nel match migliore della giornata.

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(8) M.Sharapova b. (2) N. Li 2-6, 7-6, 6-3

La notizia del ritiro di Serena Williams carica d’importanza il match che vede opposte ai quarti di finale del torneo di Madrid Maria Sharapova e Na Li. Gli ultimi precedenti sul rosso tra le due giocatrici (totale 9-5 per la siberiana) danno una chiara indicazione sulla trama del match: sarà una battaglia, ma con qualche esclusione di colpo, se è vero che entrambe prediligono lo scambio da fondo, ricorrendo alle variazioni solo in casi eccezionali.

Al via, la russa sembra più centrata ma sul 2-2 la Li, che fino a quel momento non aveva fatto registrare nemmeno un punto in risposta, strappa a sorpresa il servizio e mette a segno il primo vero allungo della gara. Salvata una palla del contro-break sul 3-2 (l’unica del parziale), la cinese esprime un tennis privo di sbavature e si aggiudica agevolmente il primo round. Praticamente perfetta al servizio (80% dei punti con la prima), infila cinque giochi consecutivi e una striscia, ancor più impressionante, di 20 punti a sei, con l’avversaria costretta ad appellarsi al time-out tecnico.

I consigli di Groeneveld sono semplici ma efficaci: “Prova ad essere più reattiva, cerca meglio la palla con il corpo”. Sì, perché Maria soffre soprattutto sull’uscita dal servizio, quando la Li piazza rapida i suoi vincenti, soprattutto con il rovescio lungolinea. Durante lo scambio, invece, non fa altro che aspettare l’errore della siberiana, più incline a cercare la palla definitiva. Nel secondo parziale, il livello degli scambi si alza e l’equilibrio regna fino al 3-3: la Li centra il break, ma nel momento di maggiore difficoltà, Masha recupera subito lo svantaggio, trascinando la pratica al tie-break. Sotto 2-6, la campionessa dell’Australian Open si porta sul 5-6 ma il lob della parità si ferma sulle corde della racchetta. La Sharapova torna ufficialmente in partita.

Sulle ali dell’entusiasmo, Maria allunga anche all’inizio del terzo set dove si assiste a una girandola di break (3 nei primi 3 turni). Na Li, che aveva tratto moltissimo dal servizio nel primo set e mezzo, si ritrova senza il colpo migliore e inizia a subire lo scambio da fondo, con un paio di palleggi davvero notevoli, puntualmente risolti dalla Sharapova in accelerazione. In realtà, sul 3-2 e servizio, la russa rischia di vanificare gli sforzi con un game disastroso (tra dritto al volo in rete e doppio fallo) ma salva le tre palle break concesse e alza poi le braccia al cielo, dopo due ore e mezza di gioco. In semi, affronterà la vincente di Garcia-Radwanska (le giustiziere di Errani e Vinci),ovvero l’ultimo ostacolo prima di bissare la finale raggiunta lo scorso anno. E stavolta non ci sarà Serena a difendere lo scettro.

(4) S.Halep b. (11) A. Ivanovic 6-2 6-2 (Marco Gatti)

Nel quarto di finale della parte alta del tabellone si incontrano Simona Halep (4) ed Ana Ivanovic (11) per una semifinale molto abbordabile per entrambe contro Petra Kvitová, che aspetta la vincente senza aver disputato il match impossibile contro Serena Bum Bum Williams che, ritiratasi per problemi fisici, ha poche probabilità di giocare anche a Roma.

Ana Ivanovic arriva con ottime credenziali a questo match: la vittoria sula Halep di 19 giorni orsono,  il favore del pronostico dei bookies e soprattutto per quanto sta facendo vedere in questo torneo: un ottimo tennis fatto di accelerazioni devastanti con il diritto, anche ieri ha stroncato la Pvlyuchenkowa (25), una che in fatto di forza ha poche rivali nel circuito,  con un punteggio che lascia pochi dubbi su come sia andato il match:  un 6-1 6-2 che lascia comprendere quanto poco spazio la Ivanovic abbia lasciato alla sua avversaria.

Simona Halep è parsa in più di un momento di difficoltà con la Lisicki (16) ed è uscita con una vittoria soprattutto perché nel terzo set la tedesca si è spesso disunita.

Gli scontri diretti tra le due vedono in vantaggio la Ivanovic per due a uno.

Parte bene la Ivanovic, che pare in un momento magico, più guardinga e forse un po’ contratta la Halep, che gioca leggermente fuori dal campo correndo qualche rischio nei primi games. Riesce però a contenere al massimo quelle fase di inizio match in cui sembrava che la Ivanovic potesse volare via nel punteggio, rimane però attaccata ad ogni punto fino ad andare al servizio sul 2-2.

In questo momento la no. 5 del mondo si sblocca, inizia a salire di livello nel suo gioco: ottiene un break sulla Ivanovic, conquista agevolmente il suo game di servizio e nel successivo game ottiene il doppio break di vantaggio senza concedere nemmeno un 15 alla Ivanovic: 5-2. Dopo il cambio di campo tiene con sicurezza il servizio e chiude il primo set per 6-2.

Nuovo break, il quarto consecutivo di Simona Halep ad inizio secondo set, nel game successivo la Ivanovic comprende che deve impedirle di volare subito via e tira tutto a mille, arriva il primo game ai vantaggi ed alla fine la Ivanovic riesce nell’impresa dell’immediato contro break, sembra essersi un po’ incartata la Halep.

Nel game successivo Simona mostra che si è probabilmente trattato di un semplice passaggio a vuoto: nuovo break a 0 sul servizio Ivanovic e 2-1 Halep che non concede più chances ad Ana e si porta sul 5-2 e servizio che tiene ancora a zero, chiude il match con un doppio 6-2 e si presenta favorita per la semi di domani contro la Kvitová, l’unico precedente tra le due tenniste nell’agosto 2013 a New Haven, il risultato un doppio 6-2 per la Halep, la finale non dovrebbe essere obiettivo impossibile per Simona Halep.

(3) A. Radwanska b. (Q) C. Garcia 6-4 4-6 6-4 (Luca De Gaspari)

L’ascesa di Caroline Garcia verso i vertici del tennis mondiale, pare ormai inarrestabile, oggi davanti a sè ha trovato la Maga che conosce più trucchi di lui. In un match di grande qualità sul campo Arantxa Sanchez a Madrid, Agnieszka Radwanksa si qualifica per le semifinali e torna N.3 del mondo battendo la ventenne francese con un simmetrico 6-4 4-6 6-4 in 2h17 minuti.

La Garcia ha mostrato tutto il suo talento, servendo 11 aces e mettendo a referto 55 punti vincenti a fine match (contro 42 Errori).

La Radwanska ha fatto valere la sua grande intelligenza tennistica e la sua maggiore esperienza rispetto alla sua avversaria ventenne, rintuzzando colpo su colpo i suoi attacchi e chiudendo comunque con un sontuoso bilancio di 30 vincenti e appena 15 errori, dato straordinario sulla terra rossa.

Nel primo set dopo un break e controbreak iniziale nel terzo e quarto gioco è decisivo il fatidico settimo game sul 3-3: un game fiume in cui la polacca conquista il break decisivo del parziale solamente all’ottava occasione utile.

Nel secondo set l’andamento sembra lo stesso del primo con 4 break consecutivi tra il terzo e il sesto gioco, prima che la Radwanska cedesse il servizio per la terza volta nel set nel decimo gioco sul 4-5.

Fenomenale però la capacità di reazione della N.3 mondiale che ottiene un break immediato in apertura di terzo set che difenderà da campionessa, cedendo appena 8 punti al servizio nel parziale senza concedere una sola palla break alla francese dopo che ne aveva concesse 8 nei due set precedenti. La Garcia è brava a non farsi scoraggiare e a rimanere in scia annullando anche un match point con un gran dritto sul 5-3. La sua resa però è solo rinviata di qualche minuto dato che la Radwanska chiude comodamente il turno di servizio successivo.

Domani semifinale di lusso, tra la polacca e la ritrovata Maria Sharapova che sulla terra battuta europea pare aver dimenticato i suoi problemi di inizio stagione. La Garcia, dal canto suo, può ritenersi ampiamente soddisfatta dato che riesce già a giocare alla pari con le primissime e guadagnerà Lunedì altre 5 posizioni in classifica salendo al N.46.

 

 

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Original 9: Judy Dalton

Terzo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Oggi tocca a Judy Tegart Dalton, che lavorava come contabile per poter giocare a tennis

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Judy Dalton (foto dal sito dello US Open)

Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La terza protagonista è Judy DaltonQui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


Nella prima puntata di una nuova serie sulle giocatrici che hanno fondato la WTA abbiamo incontrato Judy Dalton, membro delle “Original 9” che si è guadagnata l’affettuoso soprannome di “Old Fruit” e che ha lavorato come contabile per poter sostenere economicamente la sua carriera nei tornei di tennis.

Dotata di uno stile serve-and-volley degno della miglior tradizione australiana, Judy Tegart Dalton ha conquistato il career Grand Slam nel doppio femminile, conquistando cinque dei suoi otto major con Margaret Court, e ha vinto il doppio misto agli Australian Open 1996. Nel singolare ha raggiunto la finale a Wimbledon nel 1968, sconfiggendo Court e Nancy Richey prima di capitolare al cospetto di Billie Jean King. Ma se si dà uno sguardo alle foto di quella partita è difficile capire chi fu la vincitrice.

Nel settembre del 1970, all’età di 32 anni, Judy è stata finalista al Virginia Slims Invitational di Houston, perdendo contro Rosie Casals nel torneo nel quale le “Original 9” presero posizione a favore dell’equità dei sessi, e continuò a giocare sino agli Australian Open del 1977, quando si ritirò a 40 anni. Nel 2019 è stata nominata Membro dell’Ordine dell’Australia durante l’Australia Day per il suo significativo contributo a favore del tennis come giocatrice, a favore dell’equità dei sessi nello sport come donna, e a favore delle fondazioni sportive”.

Come hai iniziato a giocare a tennis?
Mio padre era un buon giocatore e ha iniziato a mettermi una racchetta in mano quando avevo cinque anni.

 

In quale momento hai capito che amavi il tennis tanto da sceglierlo come mestiere?
Amo il tennis da sempre. Giocavo già durante gli anni della scuola. Poi per un po’ sono passata al basket ma sono tornata al tennis dopo che mi chiesero di entrare a far parte della nazionale di basket australiana. Lì ho capito che la mia passione era il tennis, non la pallacanestro. Ovviamente, il percorso non è stato tutto rose e fiori sin dall’inizio, e prima di incassare un reddito regolare con il Virginia Slims Circuit ho lavorato come contabile, nei momenti in cui non ero in viaggio per i tornei.

Come descriveresti il tuo stile di gioco? Quali sono stati i tuoi punti di forza?
Ho uno stile di gioco aggressivo, mi piace il serve-and-volley. La mia forza è il servizio. Questo è stato determinante per i miei successi nel doppio.

Avevi qualche rito particolare, quando giocavi a tennis?
Preparavo il borsone sempre la sera prima per paura di dimenticare qualcosa.

Quale era il tuo torneo preferito da giocare?
Wimbledon, ovviamente, perché è la casa del tennis e si gioca sull’erba, la mia superficie preferita. C’è sempre un’atmosfera magica ed è un posto davvero speciale.

Descrivi un ostacolo che sei riuscita a superare durante la tua carriera nel tennis.
Come membro delle “Original 9”, ho sfidato lo status quo che sosteneva che le donne non fossero da valutare come tenniste professioniste e ho lavorato per migliorare l’equità tra i sessi. È stata una battaglia politica molto dura, ma quando insieme a Gladys Heldman abbiamo firmato il contratto da un dollaro abbiamo capito che era la strada giusta.

A chi ti ispiri, e perché?
A Suzanne Lenglen. Era una grande giocatrice ed è sempre rimasta fedele a se stessa. È stata una tennista ma anche una celebrità internazionale. Era capace di vincere tornei senza perdere un game. Se non sapete chi era, cercatela!

Che cosa hai fatto da quando ti sei ritirata?
Dopo aver costruito una famiglia con mio marito David – abbiamo avuto due figli, Samantha e David, e due nipoti, Sophie e Abby – ho fatto la coach sia di giocatrici del singolare che del doppio, incluso anche il team di Fed Cup dell’Australia, il che ha significato molto per me avendo fatto parte di due squadre campioni. Sono stata coinvolta nei progetti di sviluppo del tennis giovanile del Presidente dell’Australian Fed Cup Foundation per trent’anni e ho smesso di lavorare a questo solo di recente. Sono stata attiva anche sul fronte dei media, commentando tennis femminile in Australia e nel Regno Unito. Dopo che mio marito David è mancato nel 2009 ho lasciato la nostra azienda agricola nel Victoria e ora vivo a Melbourne.

Che consiglio daresti oggi a te stessa da giovane o a qualcuno che sta muovendo i primi passi da tennista?
Se vuoi fare del tennis il tuo mestiere devi essere pronta a lavorare duro e a fare sacrifici. La strada sarà lunga e sarà colma di momenti impegnativi, ma se non molli e credi in te stessa, riuscirai a ottenere quel che vuoi e ne sarà valsa la pena. Non perdere la tua passione per il gioco e non mollare mai.

Come è stata influenzata la tua vita dal tennis?
Mi ha dato l’opportunità di viaggiare in giro per il mondo e di conoscere persone interessanti. E mi ha anche regalato amicizie di una vita con le colleghe tenniste.


Traduzione a cura di Gianluca Sartori

  1. Original 9: Kristy Pigeon 
  2. Original 9: Julie Heldman

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Original 9: Julie Heldman

Secondo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Oggi tocca a Julie Heldman, vincitrice degli Internazionali d’Italia nel 1969. “Un giornale mandò il reporter che si occupava di moda, anziché quello che scriveva di sport”

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Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La seconda protagonista è Julie Heldman, nata l’8 dicembre 1945. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


In questa seconda puntata della nostra serie in onore delle Original 9, Julie Heldman ci riporta al settembre 1970, quando si ribellò contro la vecchia dirigenza tutta maschile dello sport e contribuì a costruire un audace, nuovo futuro per il tennis professionistico femminile.

Figlia del vulcanico magnate del tennis Gladys Heldman, Julie Heldman aveva 25 anni quando firmò un contratto da un dollaro per partecipare al pionieristico torneo organizzato da sua madre, il Virginia Slims Invitational di Houston. Nel corso della sua carriera, la laureata a Stanford aveva conquistato più di venti titoli in singolare, compreso l’Open d’Italia del 1969, e tre medaglie, una per ciascun colore, negli eventi di esibizione alle Olimpiadi di Città del Messico 1968 (il tennis non figurava come disciplina olimpica ufficiale, ndt). Tre volte semifinalista Slam in singolare, aveva raggiunto il numero 5 del mondo e fatto parte di due spedizioni vincenti in Fed Cup, rappresentando gli Stati Uniti.

Julie riflette: “Non penso che qualcuna di noi parlasse davvero di parità di diritti, quell’anno a Houston. Parlavamo solo del diritto di guadagnarci da vivere e del fatto che il primo anno o giù di lì ci dovesse servire per organizzarci e stabilizzarci nel nostro nuovo mondo. Non mi ci è voluto molto, comunque, per capirne gli effetti anche su un contesto più ampio, perché c’erano donne che venivano da tutte le parti per dimostrarci il loro supporto. Visitavamo le case di molte persone, le donne ci avvicinavano e ci dicevano: ‘Il mio matrimonio è a pezzi, voi siete un nuovo tipo di donne… possiamo parlarne?’ Tutto stava cambiando così rapidamente in quel periodo, era la fine degli anni 60, e la gente ci vedeva come pioniere di un mondo nuovo.

“All’inizio, la paura che potessimo essere escluse dai tornei del Grande Slam era reale. C’era tensione evidente, la vita di ciascuna di noi stava per essere profondamente scossa. I giocatori maschi erano tutti contro di noi, la dirigenza del tennis era tutta contro di noi – ricordate, non c’era alcuna dirigente donna a quei tempi. Stavamo facendo un salto nell’ignoto totale. Le giocatrici dovettero fare le loro scelte. Io scelsi in favore della solidarietà.

Questa è la mia memoria ricorrente di quel periodo: il senso di solidarietà e il passo avanti. Io non potevo giocare a Houston a causa di un infortunio al gomito. I miei genitori si erano appena trasferiti da New York e io passai la notte prima dell’inizio del torneo nella nuova casa, parlando al telefono. Le giocatrici chiamavano e dicevano che la USLTA stava minacciando di sospenderle tutte. La mattina in cui il torneo cominciò io non andai al circolo, perché non dovevo giocare, ma quando seppi che le altre giocatrici stavano prendendo posizione, decisi di fare lo stesso, anche se questo avesse significato subire io stessa una sospensione”.

“Nel nuovo circuito accadevano cose folli. Un giornale mandò il reporter che si occupava di moda, anziché quello che scriveva di sport. Dovemmo spiegargli come funzionava il punteggio e cosa fosse un rovescio. Ma io non vedevo le questioni extra campo come una distrazione, significava soltanto dedicare del tempo a qualcosa per cui tutte noi stavamo lavorando. Avevamo bisogno di farlo. Tutte noi dovevamo andare ai cocktail party, fare incontri, presenziare in TV e parlare con i giornalisti, perché quello era il modo per dare il via al nostro tour”.

Traduzione a cura di Filippo Ambrosi

 

Per conoscere meglio le nove protagoniste, il sito della WTA sta pubblicando anche delle brevi video-interviste in cui vengono rivolte a tutte le stesse domande. Di seguito le risposte di Julie Heldman.

Chi era il tuo idolo tennistico?
Mio padre! Era mancino e… molto gentile

I tuoi punti di forza da giocatrice?
 “Avevo un grande dritto ed ero molto combattiva

Torneo preferito?
Il mio torneo preferito era l’Italian Open: era ‘selvaggio’, pazzo e… soleggiato

Cosa serve per essere una campionessa?
La capacità di credere in se stessi e puntare un obiettivo senza lasciare niente di intentato

Momento clou della tua carriera nel tennis?
La vittoria dell’Italian Open!”

La partita che credevi fosse vinta?
Contro Virgina Wade a Los Angeles. Ho servito avanti 5-1 nel terzo set ma mi sono innervosita al punto da non riuscire a colpire la pallina per servire. E ho perso

Se potessi giocare un match di fantasia contro qualsiasi avversaria, quale sceglieresti?
Suzanne Lenglen, perché era straordinaria

La tua tennista preferita da veder giocare oggi?
Era Agnieszka Radwańska, adesso mi piace molto Naomi Osaka


  1. Original 9: Kristy Pigeon 

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Original 9: Kristy Pigeon

Primo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Si comincia con la più giovane, la mancina Kristy Pigeon

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Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La prima protagonista è Kristy Pigeon. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


Nella prima puntata di una nuova serie sulle giocatrici che hanno fondato la WTA, abbiamo incontrato Kristy Pigeon, il membro più giovane del pionieristico Original 9. Kristy Pigeon aveva solo 20 anni quando prese posizione come Original 9 ai Virginia Slims Invitational nel 1970. Vincitrice dei titoli junior US e Wimbledon, la mancina ha raggiunto gli ottavi all’All England nel 1968 e 1969 ed è stata Top 10 degli Stati Uniti. Pigeon ha lasciato il tour nel 1975 all’età di 25 anni e ha conseguito una laurea in Arte e Biologia presso la UC Berkeley. Dopo essere tornata brevemente a giocare nel World Team Tennis, si è trasferita in Idaho, dove ha gestito la Elkorn Tennis School per 11 anni. Nel 1991 ha fondato il Centro di addestramento equino Sagebrush per portatori di handicap, che è diventata una delle principali sedi di ippoterapia della nazione. Si è ritirata da direttore esecutivo di SETCH nel 2011, ed è un’ambientalista attiva.

Come hai iniziato a giocare a tennis?
All’età di sei anni mi sono unita a una squadra di nuoto competitiva nella mia città natale di Danville, in California. Durante l’estate del 1962 fu offerto un programma di tennis gratuito presso il centro ricreativo della comunità situato a pochi passi dalla piscina. Dopo l’allenamento di nuoto mi mettevo le mie Keds e mi dirigevo al campo con ancora il mio costume da bagno Speedo nero addosso. Alla fine dell’estate ho vinto il torneo cittadino e mi sono appassionata al tennis.

 

In quale momento hai capito che amavi giocare a tennis e volevi sceglierlo come carriera?
Dopo aver vinto il torneo in città, ho accettato un lavoro al Diablo Country Club per pulire il negozio pro in cambio di lezioni. All’età di 13 anni mia madre mi ha fatta entrare nei tornei junior della Northern California Tennis Association e sono rapidamente salita al top della mia fascia d’età. All’inizio del 1968 ho fissato un obiettivo impegnativo e ho deciso che il tennis era l’elemento più importante della mia vita.

Come è stata influenzata la tua vita dal tennis?
Il tennis mi ha offerto l’opportunità di sviluppare la fiducia e le abilità di vita che porto con me ancora oggi. I viaggi e il cameratismo internazionale mi hanno esposto ad un mondo grande in giovane età. La mia capacità di fissare obiettivi e rimanere concentrata si è sviluppata grazie alle mie esperienze di tennis.

Quale è stata la tua esperienza più memorabile mentre giocavi nel Tour WTA?
La mia esperienza più memorabile non è stata quella di giocare nel tour, ma di aver contribuito a creare le basi nel 1970 che hanno portato alla formazione della WTA nel 1973. Come una degli Original 9, ho combattuto per un premio in denaro uguale per donne e uomini.

Come descriveresti il tuo stile di gioco? Quali sono stati i tuoi punti di forza?
Dato che preferivo il serve-and-volley, le mie migliori performance sono state sull’erba. Penso di aver detenuto per un po’ di tempo il record per aver giocato la partita più breve agli Open di Francia! Nella mia prima partita su terra rossa ho perso con Ann Haydon Jones 6-0, 6-0 in 39 minuti. Ho imparato che il gioco serve-and-volley non funziona sulla terra lenta!

Che cosa hai fatto da quando ti sei ritirata?
Dopo essermi ritirata dal tennis e aver conseguito la laurea, mi sono trasferita a Sun Valley, nell’Idaho. Insegnavo a sciare in inverno e gestivo una scuola di tennis in estate. Nel 1991, ho fondato un programma di equitazione terapeutica senza scopo di lucro per essere utile ad adulti e bambini con problemi mentali e fisici nell’Idaho meridionale. Oggi il mio obiettivo è costruire paludi e ripristinare l’habitat per la fauna selvatica.

Descrivi un ostacolo che sei riuscita a superare durante la tua carriera nel tennis.
Mio padre non era favorevole al mio interesse per il tennis. Invece di esercitarmi in campo, pensava che avrei dovuto fare un provino per cheerleader del liceo. La sua idea della donna perfetta era quella che indossava maglioni d’angora stretti e sfoggiava tacchi altissimi! Ho superato questo ostacolo dissociandomi da mio padre, mantenendo il percorso scelto e accettando il sostegno di mia madre.

A chi guardi e perché?
Gladys Heldman (madre di Julie, ndr). Era una innovatrice, una donna d’affari di successo e una pensatrice creativa. Sono rimasto amica di Gladys molto tempo dopo che abbiamo formato il Virginia Slims Circuit. È diventata la mia mentore nell’arte di diventare una raccoglitrice di fondi di successo a beneficio delle organizzazioni no profit.

Descrivi la tua vittoria più memorabile e ciò che hai imparato.
Ho vinto il Welsh Open nel 1968 dopo aver quasi perso con una ragazza locale al primo turno. Stavo giocando orribilmente contro questa sconosciuta e ho perso la mia grinta. Dopo aver ottenuto la vittoria, ho scoperto che ogni punto può determinare il risultato di una partita e che bisogna rimanere equilibrati e concentrati su ogni punto. Un aggiustamento dell’atteggiamento mi ha aiutato a vincere il torneo.

Qual è stato il tuo torneo preferito da giocare?
Senza dubbio Wimbledon! Non c’è niente di più bello al mondo di un campo da tennis ben curato!

Qual è il tuo film preferito sullo sport?
‘La battaglia dei sessi’, ovviamente!

Traduzione a cura di Andrea Ferrero

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