I romani adottano i francesi, Clerici in shorts e Lahyani che spasso!

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I romani adottano i francesi, Clerici in shorts e Lahyani che spasso!

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Mohamed Lahyani (foto C. GIULIANI)

TENNIS ATP ROMA – Pillole romane. Robert, Chardy, Lahyani, Clerici, Gulbis, Raonic. Tanti gli episodi che si vivono in campo e non. Ecco quelli più divertenti. 

Robert e Chardy adottati dal pubblico italiano.
Se c’è una cosa che piace al pubblico romano è “adottare” dei giocatori sconosciuti ai più. Se poi sono giovani e belli, e giocano un po’ da matti allora l’amore scocca che è una bellezza. Quest’anno è toccato a due francesi, nazione che tennisticamente si lascia sempre amare con facilità perché sforna giocatori che tutto sommato giocano bene a tennis. Il primo ad essere amato è stato il francese Robert. Gioca di controbalzo sulla linea di fondo, praticamente colpisce in maniera piatta. Biondo, capello lungo e fascia. E poi, se giochi contro Gulbis, il pubblico romano giusto per far arrabbiare il lettone e creare spettacolo al di là del tennis ti ama e ti sostiene con simpatia. E allora i cori “Ro-be-rt, Ro-be-rt” con lui che sorride divertito e gioca bene mentre Gulbis si arrabbia e lancia brutti sguardi verso le gradinate del Pietrangeli che di rimando alzano il volume dei cori.  Poi ha perso, per carità, e allora saluti e baci al pubblico che gode nel vedere Gulbis andarsene arrabbiato pur dopo una vittoria. Il Pietrangeli è sicuramente l’anima del tifoso romano di tennis.

E poi c’è Chardy. Il giorno dopo aver mandato a casa un Roger Federer con le mani ancora unte di pasta Fissan, il pubblico di Roma ha già perdonato il francese. Alto, volto da attore, un filo di barba. Ha tutto per piacere (e piace) alle donne e, per quanto riguarda il lato tennistico, ha una prima di servizio (cfr. in romano: “caracca”) che spesso non torna indietro. Eliminato molto facilmente anche Dodig, Chardy si è ritrovato sulla GrandStand Arena a giocare contro Milos Raonic. Il canadese si rende antipatico per l’ossessiva richiesta dell’asciugamano dopo ogni punto.  Immaginate questo: se la partita richiede 184 punti, lui richiede 184 volte l’asciugamano. Indice puntato al raccattapalle e richiesta perentoria: “Towel!”. Anche se gli scambi durano pochi secondi, se il cielo è coperto, se ci sono soltanto 18 gradi. Il pubblico sostiene Chardy, gli piace quando va a rete e cerca il tocco di fino, lo guarda deliziato perché è raffinato, elegante nelle sue movenze, e anche se il suo tennis non è certo quello dei Pioline e dei Forget  piace ugualmente. E quindi è dispiaciuto quando il bombardiere canadese esce vincitore del match. Chardy, amareggiato, lascia il campo ma riceve tanti applausi: è pur sempre un quartofinalista di un Master 1000, a Roma poi! Au revoir.

Mohamed Lahyani e l’italiano sbiascicato.
A Roma quando sei alticcio e parli, si dice che “sbiascichi”. Ecco, l’italiano di Lahyani,  svedese ma di origini marocchine armato di un sorriso smagliante, è “sbiascicato”. Sono anni che viene a Roma ma l’italiano non riesce proprio a metabolizzarlo.  Neppure quando deve dire quindici – trenta. L’abbiamo seguito in diversi match mentre lui annuncia punteggi in spagnolo, italiano-spagnolo o simil-italiano, oltre che in inglese quando se ne ricorda con i giocatori che lo cercano in attesa del punteggio. Fantastici alcuni siparietti con Lahyani divertito dal pubblico che rumoreggia scherzosamente, e lui che arriva a chiamare il punteggio in tre lingue. E poi, specie nel bellissimo match Berdych-Dimitrov, pacche, abbracci, mano sul cuore a dire “credimi, era fuori” oppure “credimi, si era fermato prima di chiamarla”. Divertente. Berdych-Dimitrov è finita con triplice abbraccio, su un ace dapprima contestato che poi Lahyani ha dato buono, sempre con la mano sul cuore naturalmente.

Clerici versione barca
In sala stampa di un grande torneo ne girano di personaggi strani e curiosi. Decano fra i giornalisti, Gianni Clerici è sempre oggetto di attenzioni particolari. Le giovani penne, o meglio, le giovani tastiere, lo scrutano con uno sguardo che è curioso e deferente allo stesso tempo. C’è chi si avvicina timidamente a farsi autografare la copia di un qualche suo libro fra i tanti, mai un suo romanzo però (“Signor Clerici io ho letto anche i suoi romanzi”. “Bravo, quelli sono i libri che devi leggere”, mi dice il giorno in cui lo conosco. L’altra mattina al bar eccolo che ordina un cappuccino, anzi un “presunto cappuccino”,  come lo definisce lui: quel che uno non si aspetta però è di vederlo in pantaloncini corti quando tutto è fuorché che caldo. Chi conosce le sue abitudini non deve sorprendersi. Lui è così: si allena tutti i giorni fra piscina e tennis. Non ne fa mistero nei suoi pezzi. Soggiorna all’Hotel Roma Cavalieri, dove ci sono i giocatori. Normale per lui ammirare la Ivanovic che mangia fragole o Djokovic che cena con la carbonara. Normale per noi trovarcelo in pantaloncini in sala stampa e ascoltare i suoi infiniti aneddoti, particolari, massime, perle di saggezza. Una delle tante? Si affaccia un’addetta stampa subito dopo la sconfitta di Fognini e fa “Fabio Fognini sarà in sala stampa fra 10 minuti per una conferenza stampa”, e lui: “Io spero che non la faccia, per il suo bene”. Chapeau.

Cronaca di uno scatto da sogno.
Una buona fotografia spesso esce per fortuna. Anche le foto che hanno ricevuto premi internazionali, sono stati bei tocchi di fortuna come ogni grande fotografo potrà raccontarvi.  Fortuna sì, però bisogna cogliere l’attimo e seguire anche il punto pensando da tennista, “leggendo” lo scambio e decidendo quando scattare. Come quando nello stadio Pietrangeli Dimitrov è 30 pari sul 5 a 2 per lui nel terzo set. Il bulgaro comanda lo scambio con Berdych che affanna nelle retrovie, sbuffando di fatica. Il cielo è buio, cupo, sul Pietrangeli fa freddo e l’unico bianco che si vede è quello delle sedici statue che circondano il campo. Sulle gradinate in marmo non c’è un posto libero. Dal centro del campo Grigor tira verso il lato destro di Berdych, sulla traiettoria incrociata. Berdych rimanda e accorcia, il bulgaro anticipa e colpisce in lungolinea seguendo a rete. Il ceco arriva in ritardo, ma ci arriva. E come ogni buon tennista sa, se arrivi in leggero ritardo sulla palla con l’avversario a rete l’unica cosa che puoi fare è bloccare il polso, sfruttare la forza del colpo avversario e cercare il lungolinea. È qui che alziamo la reflex. Il lungolinea arriva, Dimitrov capisce che se vuole rimandare la palla di là deve buttarsi a terra cercando la volèe. Così fa. Si presenta puntuale all’appuntamento con la volée come è puntuale anche il nostro scatto. È la foto del giorno: la fortuna di trovarsi lì e dei buoni riflessi. Il Pietrangeli esplode di gioia per il bel tennis. Dimitrov esulta. Ha quasi vinto. Gran parte del pubblico con lui.

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