Atp Halle e Queen's : la settima di Federer, la prima di Dimitrov

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Atp Halle e Queen’s : la settima di Federer, la prima di Dimitrov

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Roger Federer in azione al Roland Garros 2014 (foto by IKE LEUS)

TENNIS – Sull’erba del Gerry Weber Open, Roger Federer conquista per la settima volta in carriera il torneo di Halle, superando con lo score di 7-6 7-6  un ottimo Alejandro Falla. A Londra si giocano altri tre tie-break: la spunta Dimitrov, che annulla un match point e conquista il primo titolo sull’erba.

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ATP HALLE

[2] R. Federer b. A. Falla 7-6(2) 7-6(3) (Laura Guidobaldi)

A Parigi era apparso visibilmente deluso dalla propria performance contro Ernests Gulbis negli ottavi di finale e, in conferenza stampa, aveva sottolineato come fosse tempo, per lui, di pensare alla stagione sull’erba. E il verde, per adesso, non lo tradisce.

Roger Federer si aggiudica per la 7a volta in carriera la finale del Gerry Weber Open superando 7-6 7-6 il colombiano Alejandro Falla, attualmente n. 69 del mondo che, solitamente, sull’erba esprime il suo miglior tennis. Il numero 7 porta decisamente bene al fuoriclasse svizzero poiché dopo i 7 Wimbledon conquistati finora, oggi salgono a 7 anche i trionfi ad Halle. Inoltre batte Falla per la 7a volta su 7 scontri diretti.

Roger Federer aspettava la competizione sull’erba, soprattutto dopo la delusione a Porte d’Auteuil contro Ernests Gulbis, match in cui, dopo alcune occasioni mancate da parte dello svizzero, il lettone era riuscito ad imporsi al 5° set con lo score di 6-7(5) 7-6(3) 6-2 4-6 6-3.

In conferenza stampa post partita, Roger aveva effettivamente dichiarato che era tempo di dedicarsi alla stagione sul “verde”, in prospettiva di Wimbledon, considerato ancora, forse più di altri oggi, come lo slam in cui lo svizzero può ancora dire la sua e, perché no, arricchire il palmares dei major.

Comunque, prima di Wimbledon, c’è il torneo di Halle, uno dei suoi “giardini”, in cui il campionissimo di Basilea ha già sollevato il trofeo ben 6 volte. Nella finale di oggi, l’avversario è il colombiano Alejandro Falla, tennista ostico sul verde che, ancora una volta, quest’anno, proprio sull’erba, è in grado di sfoderare un tennis efficace e di alto livello. E poi, non dimentichiamolo, sempre sull’erba, Falla aveva dato non poco filo da torcere a Roger nel celebre incontro di primo turno del 2010 a Wimbledon, quando il tennista di Cali si era trovato in vantaggio per 2 set a 0 e a servire per il match. Poi Federer era riuscito a trovare il bandolo della matassa e a mutare le sorti del match. Recuperava infatti lo svantaggio per poi neutralizzare definitivamente l’avversario terminando l’incontro 6-0 al quinto. È utile ricordare, inoltre, che dei 6 incontri giocati finora dai due, 4 sono stati disputati sull’erba.

Comunque, quattro anni dopo, il colombiano dimostra ancora una volta grande qualità erbivore, avendo disputato un torneo eccellente, eliminando giocatori ottimi sull’erba e avversari come Philipp Kohlschreiber, che questo torneo l’ha pure vinto.

Il primo set si svolge con un certo equilibrio fino al 4-3. A questo punto, per Federer, arriva la chance di breakkare l’avversario; la sfrutta subito e sale 5-3 anche se, poi, ci sono immediatamente 3 palle del controbreak a favore del colombiano. Lo svizzero ne salva una grazie ad un’ottima battuta, sottolineandone l’efficacia con un “Great serve !” ma poi Falla ottimizza il vantaggio e fa un passo ini avanti sul 4-5. Aiutato da un buon servizio, Alejandro riesce a impattare sul 5-5.

Si arriva al tie-break.

Il colombiano non si lascia intimorire e sale 2-1. Roger gli resta attaccato, pareggia 2-2 per poi salire 3-2. Con un rovescio tagliato efficacissimo, Roger mette a segno il primo minibreak allungando il vantaggio sul 4-2. Grazie a due errori evitabili da parte del colombiano, Federer sale ora 6-2. Dei 4 setpoint, ne basta uno e, dopo 41 minuti, l’ex n. 1 del mondo si aggiudica il primo set per 7 punti a 2.

Si tratta del terzo tie-break su tre che Federer vince contro il tennista di Cali.

Nel secondo parziale lo svizzero strappa il servizio a Falla in apertura di secondo set. Alejandro si destreggia bene, soprattutto con il pallonetto che gli procura due palle per il controbreak. Roger le annulla ma ce n’è una terza e, con un malaugurato gratuito, alla fine consegna la battuta al colombiano che continua poi a tenergli testa fino al 4-4. Alejandro dimostra, ancora una volta, di essere in grado di esprimere un ottimo tennis sul verde. Serve bene, da fondo è solido e, grazie ad ottimi fondamentali e incrociati efficaci, contrasta egregiamente il tennista di Basilea.

Alejandro sale ancora sul 5-4  e sul 6-5, per poi costringere Federer a disputare un secondo tie-break.

Roger, come per magia, nei 7 punti decisivi alza il livello del gioco e vola rapidamente in vantaggio 3-0. Falla continua comunque a resistere con ottimi scambi da fondo, per poi mettere a segno un acrobatico smash e avvicinarsi sul 2-3.

Ma il fuoriclasse svizzero si impone ancora con il servizio devastante e riallunga le distanze sul 5-2. Con un rovescio lungolinea fuori di un soffio, Falla permette però a Federer di disporre di 3 matchpoint.

Gliene basta uno solo. Roger Federer si aggiudica per 6 punti a 3 il secondo tie-break e, per la 7a volta in carriera, trionfa al Gerry Weber Open di Halle.

Il tennista di Basilea sale a 14 tornei vinti sull’erba (7 trionfi a Wimbledon e 7 ad Halle), staccando ulteriormente Laver, che è a quota 11 e Sampras, Rosewall e Emerson che annoverano 10 successi sul verde. Roger è così a 125 vittorie su 143 incontri disputati sull’erba.

Inoltre, l’ultima volta che Roger Federer è riuscito a difendere un titolo risale al Masters del 2011.

È dal 2006 che l’ex n. 1 del mondo non porta a casa la doppietta Halle-WimbledonCerto, a quasi 33 anni, l’elvetico è, sì, ancora estremamente competitivo ma un torneo al meglio dei 5 set è un’altra storia. L’anno scorso, a Wimbledon, come un fulmine a ciel sereno è arrivato l’exploit dell’ucraino Sergey Stakhovsky, capace di eliminare Roger al secondo turno in quattro set (6-7 7-6 7-5 7-6 lo score). Lo svizzero non perdeva al secondo turno di uno slam dal Roland Garros del 2004. E anche l’anno scorso Federer aveva trionfato ad Halle.

La conferma del titolo in Germania quest’anno sarà di buon auspicio per lo slam londinese?

 

ATP QUEEN’S

[4] G. Dimitrov b. [10] F. Lopez 6-7(8) 7-6(1) 7-6(6) (Milena Ferrante)

Ci allineiamo alla prima fan di Feliciano, mamma Murray, probabilmente in prima fila, per una finale che pare proprio la rivisitazione dell’annosa epica “il vecchio contro il nuovo”. Il tour è all’affannosa ricerca dell’erede del Becker degli anni ’90, di quel piglio di sfrontatezza e imprevedibilità di un giovane virgulto che scuota l’ovvietà, e forse lo sta trovando in un ragazzo più tranquillo e più gentile.

Una tappa di un percorso ben più che annunciato verso il firmamento tennistico, soprattutto su erba, dove per il pargolo più corteggiato dagli sponsor potrebbe essere più agevole realizzare la profezia. Che questo accada a una manciata di miglia da Halle dove la vecchia guardia (leggi the “king of tennis” Roger Federer) annaspa per la sopravvivenza, sembra uno strano segno del destino.

L’eroe buono bulgaro, però, trova sulla sua strada uno stagionato drago iberico raffinato specialista dell’erba, maestro nell’appiccicarsi alla rete senza perdere campo, come il Pat Rafter dei giorni migliori. Lopez giunge al tie-break del primo set senza troppi patemi mentre alza l’asticella del servizio, specialmente lo slice (servirà 2 ace nel tie-break). Dimitrov ci si aggrappa a sua volta per sventare il set point sul 5-6 (nel tie-break servirà 8 prime su 9 punti ma paiono prime spuntate rispetto a quelle spavalde di tutto il primo set). Grigor però, forse convinto di essere l’incarnazione di Nadal, si intestardisce a giostrare spostandosi in maniera abnorme sul dritto. Trafitto sul lungolinea. Il tie-break è spagnolo: 10-8.

Dimitrov non sembra trovare il bandolo della matassa nei giochi di risposta nemmeno nel secondo set, e non fa la differenza né con la risposta né con il passante. Ma, come si diceva una volta “Time goes by” e più il tempo passa più, come si sa, è sempre la stessa storia, una “battaglia per la gloria o l’amore”. Rasheed e la Sharapova, imperturbabili adepti di qualche setta segreta, osservano Lopez infrangersi contro il muro del tempo. Sul 5-6 nel secondo set Dimitrov trema: un doppio fallo e un dritto alle ortiche, sul 15-30 riesce a respingere l’attacco con un passante di rovescio a filo ma perde il controllo del dritto lungolinea. La prima palla break è anche match point. Lopez va all’arrembaggio con la risposta di dritto sulla seconda. Troppo per gli dei bulgari. Lassù qualcuno lo ama e Dimitrov è salvo. Sul 40-40 prende finalmente coraggio e si abbandona alla follia: una stop volley da nemmeno metà campo issandosi al 6-6. Poi si porta al tie-break con un ace. È il turning point, la fiammata che spezza il proverbiale ennui grigoresco, quel passo sonnacchioso di cui troppo spesso cade preda. Nel tie-break del secondo set Dimitrov perde un unico punto con un doppio fallo chiudendo 7-1.

Lo sciagurato Feliciano completa l’opera divina nel terzo set: consegna un vantaggio di un break con una maldestra e per lui semplice volée e un doppio fallo servendo a Dimitrov il piatto del 4-4. Siamo al tie-break decisivo. Sul match point sul 6-5 Dimitrov viene tradito dal dritto che vola al cielo. Con un ace si riporta a match point. Lopez affonda un altro dritto lungolinea sancendo la parola fine.

Dimitrov stampa il suo nome su un 250 che è più di una promessa di gloria. E ha ancora 23 anni. Beato lui.

 

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ATP Vienna: Berrettini avanza, le Finals sono una certezza

Ordinaria giornata di lavoro all’Erste Open per Matteo: Popyrin dà battaglia per un set

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Matteo Berrettini - Vienna 2021 (Foto Felice Calabro’)
[3]M. Berrettini b [Q]A. Popyrin 7-6(3) 6-3

Se Sinner dovrebbe offrire una cena di pesce a Hurkacz, certo Berrettini almeno un caffettino lo potrebbe proporre allo scozzese, visto che oggi Matteo si è guadagnato la matematica certezza di staccare il biglietto per le Nitto ATP Finals, unico italiano della storia a fare il bis. Ma lasciando da parte la matematica che tanto ci appassionerà nelle prossime due/tre settimane andiamo a vedere cos’è successo in campo. Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto. Una massima che in pratica si applica in tutti quei casi in cui due giocatori molto simili si incontrano allora 9 volte su 10 quello un po’ migliore tende a vincere. Certo, nei casi in cui coincidono la giornata ottima e la giornata mediocre, ma non è stato questo il caso e Berrettini ha portato a casa il match. 

Popyrin nel 2019 agli US Open aveva dato filo da torcere all’italiano prima di cedere in quarto set. Stasera, facendo le dovute proporzioni è successa un po’ la stessa cosa; il primo set si è mantenuto sui binari dell’equilibrio con Berrettini che ha fatto ampiamente il suo dovere sia sulla prima che sulla seconda, mentre l’Australiano, pur concedendo qualcosina in più della seconda, ha sbarrato la strada egregiamente con la prima. Insomma in una partita dominata dai servizi (come si vede anche dai dati) ha portato inevitabilmente il primo set al tie break. 

Un tie break nel quale entrambi i giocatori hanno accusato segni di nervosismo, con ben 4 minibreak nei primi 7 punti. Poi però Matteo ha ripreso il comando delle operazioni con l’uso intelligente di alcune palle sui piedi di Popyrin (molto intelligente l’uso dello slice lungolinea da parte del romano in alcune occasioni). In generale proprio la capacità di manovrare quando lo scambio si avviava e le combinazioni servizio e dritto non riuscivano a uccidere lo scambio è emersa con chiarezza la superiorità di Berrettini, come emerge dalle statistiche.

 

Il secondo set comincia così sulla falsariga del primo, con un Popyrin che perde un po’ di intensità al servizio, con Berrettini che arrivava più minacciosamente a palla break nel quarto game, nel quale però l’australiano riusciva in qualche modo a salvarsi. La sentenza era però nell’aria e veniva rimandata solo di un turno di servizio, chiuso da Matteo con sicurezza. Emblematico il punto che ha concesso il break a Berrettini, che grazie ad una velenosa risposta bloccata che finiva bassa sui piedi di Popyrin portava quest’ultimo all’errore e a consegnarsi ad una sconfitta in due set; sconfitta onorevole ma tutto sommato netta se consideriamo che l’avversario di Matteo non è riuscito in tutta la partita ad arrivare nemmeno a palla break. Nell’intervista post partita il tennista romano ha poi parlato ad ampio raggio, soprattutto in chiave Finals: 

Sono ovviamente contento e molto orgoglioso di essere il primo italiano ad arrivare per due volte alle Finals e a raggiungere questo risultato… Rispetto al 2019 ho un livello di consapevolezza diverso: allora era stata un risultato completamente inatteso ed è stata un’esperienza fantastica poter aver preso parte a quell’evento; oggi la situazione è diversa: ho raggiunto maggior maturità e consapevolezza dei miei mezzi e sono convinto di poter far parte dell’elite del tennis…Rispetto a quello che erano i miei obiettivi e le mie aspettative, devo dire che anche in considerazione di quanto si stato complicato il 2020 – sia sotto il profilo agonistico che sotto il profilo personale – non mi aspettavo di riuscire a tagliare il traguardo delle Finals con tanto anticipo e con questo margine: pensavo fosse un obiettivo raggiungibile ma il come è andato oltre le aspettative…Essere a Torino sarà una grande festa, con le Finals organizzate in Italia e un italiano a rappresentare il nostro paese nella crema del tennis mondiale…rispetto alle mie condizioni fisiche al momento mi sento bene; giocare indoor è sempre una cosa particolare, giocare aiuta a trovare il feeling giusto, per cui ascolterò il mio corpo e se non ci saranno problemi confermerò la mia schedule per la fine anno che prevede appunto Vienna, Bercy, le Finals e la Davis”.

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Jannik Sinner vince ad Anversa il quarto titolo dell’anno: best ranking e Torino più vicina

Ancora una prestazione impeccabile dell’azzurro che regola Schwartzman con un doppio 6-2

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Jannik Sinner - Anversa 2021 BELGA PHOTO KRISTOF VAN ACCOM

[1] J. Sinner b. [2] D. Schwartzman 6-2 6-2

Con un’altra prestazione maiuscola, Jannik Sinner mette le mani sul trofeo di Anversa regolando Diego Schwartzman con lo stesso doppio 6-2 con cui si era imposto sabato contro Harris. Nell’ora e un quarto di gioco, il pur rapidissimo e solido argentino è stato travolto dal ritmo imposto agli scambi da un Sinner dominante su entrambe le diagonali e incontenibile nelle accelerazioni in parallelo; molto bene anche al servizio nonostante l’usuale non altissima percentuale di prime, ma dalle quali ha ricavato 21 punti su 23, piantando anche otto ace.

L’occhio va subito alla classifica, con quel numero 11, a soli 55 punti dalla top ten, che è anche best ranking. E, altrettanto importante, è il passo avanti nella Race, con il sorpasso su Norrie che vale il nono posto (non contando Nadal, fermo per il resto della stagione), a 110 punti Hurkacz. Dopo il bis a Sofia, avevamo accennato alla possibilità ancora aperta di diventare il primo azzurro a vantare quattro titoli in una stagione. Non sappiamo se Jannik si sia distrattamente soffermato a pensare “possibilità?” con la giusta e necessaria dose di presunzione, ma di sicuro il nostro non se l’è fatta sfuggire.

 

IL MATCH – Entrambi arrivano in finale senza aver ceduto alcun set, con el Peque che in semifinale ha fatto valere il peso dell’esperienza su un Brooksby peraltro al sesto incontro della settimana, mentre Sinner ha impressionato tenendo a bada il servizio di Lloyd Harris. Avversario ovviamente ben diverso da Harris, Schwartzman inizia tenendo la battuta, subito imitato da Sinner. Diagonale sinistra proposta dall’uno e volentieri accettata dall’altro, entrambi vogliono mettere in campo il loro miglior ritmo prendendosi l’opportuno margine di sicurezza per valutare se sia sufficiente a prevalere. L’azzurro tira più forte e sta più vicino al campo, quindi il ventinovenne di Buenos Aires può solo confidare negli errori del nostro – errori gratuiti, perché, costretto troppo lontano, ha poche chance di forzarli. Hanno invece il passaporto argentino i due brutti dritti che, seguiti da un paio di gran punti in accelerazione di Sinner, valgono il sorpasso già al terzo game, subito consolidato da un turno di servizio autoritario contro quello in vetta alla classifica dei migliori ribattitori delle ultime 52 settimane.

L’angolo della telecamera principale non rende giustizia alle traiettorie dell’azzurro che mette in mostra anche esiziali dritti stretti che aprono in campo quanto e più del rovescio sull’altro lato. Dopo un altro break che vale il 4-1, sembra esserci esserci un attimo di rilassamento, ma Jannik non ha intenzione di concedere nulla e da sinistra salva le due opportunità argentine di accorciare. Diego rimane aggrappato ai punti come un mastino, annulla due set point al settimo gioco e tenta di opporsi al 40-0 di quello successivo prima di capitolare alla quinta opportunità.

Sinner non si siede sugli allori del quarto 6-2 consecutivo inflitto agli avversari e parte fortissimo anche nel secondo parziale scatenando il rovescio lungolinea che, insieme al dritto micidiale, spiana la strada all’immediato vantaggio. Schwartzman può solo cercare di rimanere in scia, non perdere troppo campo e tenere la testa fuori dall’acqua in attesa di un calo dell’avversario che, viceversa, non accenna a lasciare la presa. Anzi, prosegue sullo stesso ritmo forsennato e ogni piccolo errore di Diego diventa pesante come un macigno nell’economia del punteggio. Inevitabile un altro break e un altro 6-2 per il nostro giovanissimo alfiere che alza il quinto trofeo ATP in carriera su sei finali disputate. Per quanto riguarda invece i rimpianti per quella persa a Miami, in attesa della conclusione della Corsa a Torino, di certo si affievoliranno sempre più fino a svanire di fronte a questo livello di tennis.

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ATP Mosca: Karatsev batte Cilic e fa suo il torneo di casa

Il russo domina la finale in due set e conquista il secondo titolo dell’anno e della carriera. Da lunedì avrà un nuovo best ranking: sarà numero 18

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A. Karatsev b. M. Cilic 6-2 6-4

Aslan Karatsev supera in due set Marin Cilic e trionfa nel torneo di casa, l’ATP 250 di Mosca. Una finale sostanzialmente dominata dal russo, che ha chiuso 6-2 6-4 in meno di un’ora e venti anche grazie ad una grande prestazione al servizio: appena otto punti persi al servizio in tutto il match (due con la prima, sei con la seconda), tre dei quali nel game finale. Sì perché i brividi si sono concentrati tutti a un passo dall’epilogo, quando Karatsev, avanti 6-2 5-4 e servizio, ha offerto la prima e unica palla break della partita. Prima di allora il russo aveva gestito gli scambi come voleva, togliendo spesso e volentieri tempo e iniziativa a Cilic. Il croato nel secondo set ha provato ad aggrapparsi alla battuta ma non è mai riuscito a insidiare l’avversario.

Sfuma dunque il ventesimo titolo in carriera per Cilic (sarebbe stato il terzo a Mosca), mentre si realizza il secondo di Karatsev su tre finali. Il russo, che prima di quest’anno non aveva mai giocato una finale nel circuito maggiore, affianca il trofeo di casa a quello più prezioso conquistato nell’ATP 500 di Dubai, mentre a Belgrado 1 si era dovuto arrendere a Matteo Berrettini, pur con la soddisfazione di aver eliminato il numero uno del mondo e padrone di casa Novak Djokovic. Questo successo in patria gli vale un nuovo best ranking (numero 18) e tiene vive le sue speranze di guadagnarsi un posto per le Nitto ATP Finals (anche se Hubert Hurkacz dista circa 700 punti).

 

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