Wimbledon, pagellone femminile: Kvitova guida la pattuglia, delusione Radwanska

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Wimbledon, pagellone femminile: Kvitova guida la pattuglia, delusione Radwanska

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TENNIS WIMBLEDON CHAMPIONSHIPS – Grazie a una finale giocata alla perfezione la ceca guadagna la lode. Ottima prova anche per la finalista Bouchard e menzione d’onore a una Venus Williams immarcescibile, mentre la polacca non sfrutta per l’ennesima volta un tabellone favorevole. Applausi per il Career Grand Slam di Errani-Vinci, purtroppo in singolo le nostre non rispettano le attese. Christian Turba

 

Petra Kvitova 10 e lode: che dire? Fantastica! Anche senza considerare le sei partite precedenti, la sola finale basta a giustificare il voto. Qualcuno ha tirato in ballo Graf-Seles del 1992 (6-2 6-1), altri Serena-Zvonareva del 2010 (6-3 6-2), altri, spostandosi sul rosso, il famoso 6-0 6-0 inflitto da Steffi Graf a Natalia Zvereva al Roland Garros 1988: personalmente, da quando seguo il tennis, fatico a ricordare una prova di forza tale in una finale femminile di Slam.

 

Semplicemente, sabato la ceca è stata perfetta in tutti i compartimenti del gioco. Non solo un servizio quasi infallibile e vincenti sparati come pallottole da qualunque zona del campo e su qualunque tipo di palla (alta, bassa, corta, lunga, storta..), ma anche e soprattutto un’incredibile efficacia alla risposta: la canadese poteva cambiare quanto voleva velocità ed effetti del servizio, ogni volta si vedeva tornare missili terra-aria di una precisione e una profondità chiurgici, che 9 volte su 10 davano alla ceca il punto diretto o la mettevano in condizione di chiudere da metà campo. E, come se non bastasse, la ceca ha sfoderato un’inaspettata – considerati i recenti problemi di mobilità – prova difensiva: suoi infatti i due punti del match, due passanti (il primo in rovescio, il secondo in dritto incrociato) siglati al termine di due scambi intensissimi, rispettivamente sul 2-1 del primo set e sul 3-0 del secondo.

La verità è che, sabato, solo una Serena Williams al massimo e con un servizio prossimo alla perfezione avrebbe potuto batterla. Forse. Resta ora da vedere se Petra riuscirà a mantenere un livello di gioco non dico simile, ma quanto meno elevato per il resto della stagione: chissà, visto l’attuale “stallo” ai vertici alti , la nostra potrebbe finalmente conquistare  l’ambito numero 1 del ranking, “scippatole” a fine 2011

Eugenie Bouchard 8: Ok, si può anche dire che in 3 Slam abbia battuto “solo” 3 top 10 (2 volte la Kerber e una Halep mezza infortunata giovedì scorso) e usufruito di “buchi” del tabellone creati da altre giocatrici. Fatto sta che, quando il gioco si fa duro, la 20enne canadese è sempre pronta a giocare. Dapprima capita su una Cornet galvanizzata dallo scalpo di Serena e le tiene testa recuperando in entrambi i set vinti da situazioni di svantaggio; poi batte nettamente la Kerber, certo una  Kerber “consumata” dalla battaglia del giorno precedente con Maria Sharapova ma sempre una tennista dura da battere su questi campi; infine, approfitta dei malanni della Halep in semifinale per “balzarle addosso” come une tigre che azzanna la sua preda, costringendola a sbagliare più del preciso. E i tre game racimolati in finale, allora?  Come già detto, la Kvitova di sabato poteva esser sconfitta solo col servizio di Serena, un servizio che la nostra –per ora-non ha. Certo, le si può rimproverare la scarsa efficacia al servizio-molte prime sbagliate e alcuni doppi falli di troppo in momenti critici-ma la consapevolezza che di fronte c’era una belva assatanata pronta a rispedire catenate sui piedi sarebbe stato difficile da gestire per chiunque, figuriamoci per una ventenne alla prima finale Slam della carriera. Per il resto, le rare volte in cui ha avuto la possibilità di condurre lo scambio, Genie se ne è quasi sempre uscita bene, attaccando e sfruttando prontamente un lieve calo dell’avversaria sul 5-2 del 1° set per recuperare un break di svantaggio. Insomma, prima di sentenziare che l’atleta di Montreal non sia ancora pronta per un appuntamento di questo genere aspetterei a vederla in una finale “ normale”..

Nota a margine: detto che il sistema è questo e si basa su una pura somma aritmetica, una classifica in cui una tennista deve conquistare la  terza semifinale CONSECUTIVA in uno Slam per essere sicura di entrare nella top 10 è semplicemente ingiusta..

Lucie Safarova 8: grande torneo per l’altra ceca, che dopo anni di titubanza sembra aver finalmente trovato una propria dimensione anche negli Slam. Qualche anno fa la nostra avrebbe rischiato di farsi sorprendere da una Cibulkova mai doma (3° turno) o dalla rivelazione Smitkova (ottavi): ora invece regola entrambe le pratiche con facilità estrema e si permette inoltre di lasciare 4 game a una Makarova in gran forma. In semifinale, alcuni errori di troppo le costano il tie-break del 1° set, e da quel momento la Kvitova prende lo slancio e diventa ingiocabile: poco male, il suo torneo resta ottimo

Simona Halep 7. Certo, il tabellone le è stato, per usare un eufemismo, “amico”: Pereira, Tsurenko, Bencic, Diyas e una Lisicki nettamente meno in forma rispetto all’edizione 2013. Tuttavia, nessun match è vinto prima di scendere in campo e la romena ha dimostrato ancora una volta la sua concretezza, e non solo: in semifinale, menomata fisicamente e in chiara giornata no al servizio e nei colpi da fondo, ha messo in campo tutte le energie residue, rifiutando fino all’ultimo (match point salvati sul 5-1 e servizio) di piegarsi ad una Bouchard indemoniata. Con questo risultato, Simona si porta a -125 punti dal 2° posto della Li, con concrete possibilità di superarla a breve: francamente –visti i risultati di certe “numero 1” degli  ultimi anni-la romena sarebbe una numero 2 del tutto legittima

Ekaterina Makarova 7 Specialista dei prati verdi, la russa onora alla grande il suo ruolo estromettendo con autorità (6-3 6-0) la Radwanska. Purtroppo per lei, non riesce a dar continuità al suo risultato e si arrende ai quarti con un punteggio quasi simile (6-3 6-1) alla Safarova. Per questo, perde almeno un  mezzo voto nella mia valutazione

Barbora Zahlavova Strycova 8: grandi applausi per l’atleta di Plzen, che a 28 anni trova una seconda giovinezza e coglie il miglior risultato della carriera in uno Slam. Giunta a Londra in fiducia dopo la finale colta a Birmingham, sfrutta a pieno le sue qualità di erbivora per offrirsi gli illustri scalpi di Li e Wozniacki, vincendo in entrambi i casi con freddezza in due set tirati. Deve poi arrendersi nei quarti alla legge della più forte connazionale Kvitova, ma resta per lei un Wimbledon memorabile

Angelique Kerber 7,5. Dopo le ultime prove davvero mediocri, la mancina tedesca ha finalmente realizzato uno Slam all’altezza della posizione che occupa nel ranking mondiale. Non tragga in inganno la sconfitta rimediata dalla Bouchard nei quarti: come molti altri (Wawrinka, Lisicki, Halep..) la teutonica è stata  penalizzata dai continui rinvii per pioggia e si è presentata all’appuntamento con 3 set massacranti, disputati il giorno prima contro Masha, sulle gambe. Per arrivare a quel punto del torneo, però, Angelique aveva piegato con destrezza, in 3 set, la resistenza di due erbivore come la beniamina di casa Watson e la semifinalista dell’edizione passata Flipkens, per poi riuscire a venire a capo di una Sharapova con la quale (in questo frangente almeno) il match si deve vincere 10 volte. Ora, si attendono conferme durante la stagione americana

Serena Williams ng= visto quel che è successo nel match di doppio, non me la sento di dare un giudizio sul suo torneo, ma mi limito a sperare che si ristabilisca e regali gli ultimi lampi di una splendida carriera

Errani-Vinci 9: prima vittoria a Wimbledon e Career Grand Slam realizzato, impresa riuscita a pochissime coppie, e tutto questo malgrado lo scetticismo che accompagna la maggior parte delle loro prestazioni. Che aggiungere?

Italiane in singolare 5: come si dev’essere pronti a mietere elogi quando (spesso negli ultimi anni) le nostre rappresentanti disputano ottimi Slam, così si deve sottolineare quando la prova è incolore. Chiaramente, occorre fare dei distinguo. Purtroppo, Roberta Vinci è in un momento prolungato di crisi-in singolo-e possiamo solo sperare che recuperi la fiducia necessaria a farla vincere nuovamente stesso discorso, a scala ridotta, vale per Karin Knapp. Francesca Schiavone si è trovata subito di fronte la Ivanovic, mentre Sara Errani semplicemente non trova il bandolo della matassa sull’erba londinese e malgrado ciò è stata a un soffio dal raddrizzare un match già perso con l’ottima Garcia.

Le note dolenti, quindi, vengono da Flavia Pennetta e Camila Giorgi. Quest’ultima ha certamente avuto un sorteggio difficile ed è incappata su una Riske a suo agio sulla superficie, ma certo ci si poteva aspettare-vista l’ottima performance a Eastbourne-che lottasse di più. Quanto alla brindisina, non le rimprovererei tanto l’aver perso con una tennista “calda “come la Davis, quanto il come ha perso: nessuna traccia di variazioni, cambi di ritmo, piani B durante l’incontro, ma solo un prolungato palleggio che in alcun momento ha scalfito le certezze dell’americana.

Maria Sharapova 6: per una fresca vincitrice di Slam eliminata agli ottavi, questo voto potrebbe sembrare eccessivo. Occorre però dire che Masha, dopo il trionfo del 2004, ha quasi sempre avuto difficoltà ai Championships e che sull’erba londinese potrebbe aver pagato dazio dello sforzo profuso per conquistare il Roland Garros. Nonostante questo, con la vis pugnandi che la contraddistingue, lady Dimitrova le ha tentate davvero tutte ( e per un pelo non ci riusciva) per portare a casa l’ottavo con la Kerber, messosi male sin dall’inizio. La sconfitta della Halep in semifinale le permette di mantenere la testa della Race: visti i dubbi che aleggiano su Serena, ci sono ottime probabilità che Masha mantenga la leadership per il resto della stagione.

Caroline Wozniacki 6: voto d’incoraggiamento. In altri frangenti avrebbe faticato anche nei primi turni, relativamente facili (Peer, Broady e Konjuh), invece questa volta sbriga le pratiche con facilità. Non appena si è trovata sulla strada una specialista in giornata si, però, l’ex signora Mc Illroy ha abbandonato il torneo. Si intravvedono comunque piccoli progressi rispetto alle ultime uscite

Sabine Lisicki 5,5: dato lo stato di forma stagionale (mai più di 2 partite vinte in un torneo prima dei Championships) era lecito aspettarsi di tutto dalla splendida finalista dell’edizione 2013, persino che rovinasse l’esordio sul Centrale da “apri-torneo” (in assenza di Marion Bartoli) perdendo dall’israeliana Glushko. Invece, la specialista per eccellenza di Wimbledon inizia bene e sembra confermare i tornei degli ultimi anni, ottenendo un’ottima vittoria con la Ivanovic: giunta agli ottavi, però, si fa intortare dalle variazioni della Shvedova e rischierebbe seriamente di perdere, se la kazaka non sprecasse miriadi di palle break. Come se non bastasse, si rende protagonista di un episodio spiacevole, chiamando un MTO mentre sta salvando una palla break nel primo game del set finale (game che alla fine avrebbe vinto), roba che l’avesse fatta qualche protagonista del circuito maschile sarebbe scoppiata la Terza Guerra Mondiale.. Come “giusta” punizione, quindi, perde nettamente dalla Halep nei quarti. Insomma, l’ammazza-campionesse del Roland Garros è rimandata per quest’anno: ma poverina bisogna capirla, una volta che la connazionale Kerber le aveva estromesso la Sharapova il suo Wimbledon non aveva più alcun senso..

Na Li 5: che non fosse in forma lo si era già visto a Parigi, l’aver trovato un’avversaria on fire, per giunta sulla superficie peggiore, non ha potuto produrre altro che un’uscita prematura (e, francamente, pensavo che sarebbe uscita ancor prima). Ma la cinese, ormai lo sappiamo, è piuttosto incostante nel corso di una stagione e la separazione col coach Rodriguez potrebbe aver influito negativamente sulla sua prestazioni. Vedremo se sull’amato cemento tornerà ai livelli d’inizio anno

Ana Ivanovic 5: e dire che aveva cominciato bene, battendo la nostra Leonessa e la sempre tosta Jie Zheng in due set..appena è passata all’ostacolo superiore, la finalista uscente  Lisicki, l’ex vincitrice del Roland Garros è stata però rispedita a casa, rimediando oltretutto un poco onorevole 6-1 nel set decisivo. Tornata ad alti livelli dopo alcune stagioni di tentennamenti, la 27enne di Belgrado non riesce per ora ad alzare il livello negli Slam (vedasi l’uscita altrettanto prematura a Parigi per mano della Safarova): fattore psicologico o semplicemente la bella Ana non potrà più ambire a conquistare un nuovo Major?

Agniezska Radwanska 4: passano gli anni, si aprono squarci nei tabelloni, ma lei non ci entra mai. Per l’ex finalista del 2012 l’occasione era ghiotta, viste l’uscita di Na Li nella parte bassa: invece, alla prima difficoltà –l’ottima Makarova-la polacca è tornata mestamente a casa, racimolando la miseria di 3 game. Tutto può ancora succedere, ma viene francamente da pensare che ad Agnese manchi il “killer instinct” per aspirare a sollevare un giorno un trofeo nei Majors

Venus Williams 8: qui, ammetto, è il cuore che parla. Venus è stato il mio secondo amore tennistico – il primo fu la mitica Jana Novotna – e ad ogni Slam spero che regali il suo canto del cigno. Vista l’ecatombe di teste di serie nella sua zona, l’ottima forma mostrata nei match e le incognite – alla vigilia del torneo – sulle condizioni fisiche dell’avversaria, allo scoccare del 3°turno che la vedeva opposta a Petra Kvitova cominciavo  addirittura a fantasticare di una possibile finale. E, nel Tempio del tennis, la Venere Nera ha cercato di trasformare le  mie fantasie in realtà disputando un match straordinario, con un servizio regolare come non si vedeva da tempo, un’inusitata freddezza nel trasformare le occasioni e una grinta che le consentiva di restare in partita anche nel 3°set, malgrado il peso dell’età cominciasse a farsi sentire. Purtroppo per lei, la Kvitova scesa sul Centre Court era la stessa che trionfò qui nel 2011 e l’avrebbe dimostrato per il resto del torneo: purtroppo o per fortuna, perché le due hanno regalato quello che è senza ombra di dubbio la miglior partita del torneo femminile.

Torneo 7,5. Già la prestazione monstre della Kvitova in finale garantisce la sufficienza a questo torneo: il plus, quindi, viene dall’imprevedibilità. Non metto in dubbio che il tennis femminile, negli ultimi anni, si sia “omologato” e ridotto troppo spesso a gare di forza tra urlatrici, ma personalmente preferisco le continue sorprese degli Slam in gonnella a quell’odore di “soliti nomi” (parzialmente  temperato, è vero, in quest’ultimo Wimbledon) che emana alla lettura dei tabelloni maschili. Nello specifico, il torneo appena concluso ci ha offerto l’esplosione della gradevolissima Safarova, il ritorno sfiorato della Venere Nera, gli exploit di specialiste come Zahlavova Strycova o Makarova che si sono fatte strada con scalpi di rilievo, l’incredibile forza di volontà della 20enne Bouchard..insomma tanti buoni segnali, che tra l’altro lasciano intravvedere la possibilità di un “cambio della guardia” per gli anni a venire

 

 

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Wimbledon, Fritz non ha dubbi sui problemi di Nadal ma dice: “Non potevo giocare come contro un infortunato”

“A fine partita volevo piangere” confida l’americano. “È la sconfitta più dura della mia vita”. Garin rende onore a Kyrgios: “È stato solido, gli va riconosciuto”

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Taylor Fritz - Wimbledon Credit: AELTC/Simon Brut

La fortuna può essere un’arma a doppio taglio. Lo sa bene Taylor Fritz che per la terza volta in carriera si è trovato di fronte alla versione sofferente di uno tra Nadal e Djokovic. Affrontare i due tennisti al momento più forti del mondo quando questi sono infortunati o comunque non al meglio delle loro condizioni può essere sicuramente considerato un bel colpo di fortuna. Tuttavia, quanto succede dall’altra parte della rete o del seggiolone dell’arbitro durante i cambi campo può influenzare negativamente il proprio gioco ed un’eventuale sconfitta può essere ancora più bruciante.

Il giocatore americano aveva provato sensazioni simili quando, durante l’Australian Open del 2021, non riuscì a completare la rimonta su Djokovic nonostante quest’ultimo si fosse fatto male agli addominali nel corso del match. La sconfitta di ieri con Nadal, però, è ancora più difficile da accettare per Taylor: “Dopo la fine della partita, avrei voluto piangere. Non mi ero mai sentito così. Questo è sufficiente per dire che questa è la sconfitta più dolorosa della mia carriera”.

Il motivo di tanto dispiacere non sta, però, nel dubitare dei problemi fisici dello spagnolo: “Non credo che abbia simulato un infortunio o qualcosa del genere. La velocità del suo servizio è scesa di 10-15 miglia orarie. Non lo avrebbe fatto se non ce ne fosse stato motivo. Sono sicuro che abbia giocato cercando di superare molto dolore. Capita spesso di avere piccoli infortuni durante un torneo e tutti cerchiamo di giocare nonostante questo genere di cose”.

 

Tuttavia, la qualità e l’intensità del gioco di Nadal non si è abbassata quanto Fritz si aspettava dopo il medical time out richiesto dal 22 volte campione Slam: “Quando la situazione sembrava molto difficile per lui nel secondo set, me ne sono accorto e ho iniziato ad essere meno aggressivo. Per un po’ è sembrato che non riuscisse a muoversi bene su alcuni colpi e il suo servizio ha perso velocità. Ma verso la fine del set abbiamo giocato diversi scambi lunghi in cui lo facevo muovere da una parte all’altra e ciononostante ha recuperato alcune palle imprendibili per molti giocatori normali. Così sono tornato a giocare come prima: ho pensato che non potevo trattarlo come se fosse stato infortunato. I recuperi che facevano sembravano normali, l’unica cosa diversa era la velocità del servizio”.

Uno dei rimpianti dell’americano è quindi frutto del modo in cui ha giocato la fine del secondo set che, se vinto, avrebbe anche potuto portare al ritiro di Nadal: “Mi era sembrato che la situazione mi permettesse di giocare più in sicurezza, ma poi ho smesso perché mi sono accorto che per vincere dovevo giocare in modo normale”. Il rammarico più grande è però quello di non aver messo sufficiente pressione sull’avversario quando quest’ultimo si è trovato – per tre volte – a dover servire per restare nel match: “Quei game sono state le occasioni più grandi che ho avuto. Dovevo fare di più, dovevo almeno portarlo sul 30 pari, farlo pensare che se avesse perso il punto, sarebbe stato match point per me. Invece, non l’ho fatto sudare abbastanza in quei giochi, non gli ho messo pressione”.

Taylor però non si rimprovera molto per come ha affrontato il match nel suo complesso: “Penso di essere stato abbastanza aggressivo, nel modo giusto rispetto a come mi sentivo. Credo che se avessi provato a spingere di più, avrei fatto molti errori. Anche nel tie-break decisivo non mi sembra di aver fatto troppe cose sbagliate, ad essere onesto. Se potessi rigiocarlo, probabilmente cercherei di essere più aggressivo, ma è facile parlare dopo aver perso”. Un elemento del suo gioco che, però, a suo dire non ha funzionato è la risposta: “E’ stata piuttosto deludente. Ho persino risposto peggio quando ha iniziato a servire più lentamente. Quando serviva attorno alle 120 miglia all’ora (193km/h) nel primo set potevo fare uno swing più corto e usare la sua velocità per controbattere in modo più potente. Dopo dovevo generare più potenza e quindi fare uno swing più lungo ed è stato più difficile”.

I rimpianti di Garin, invece, sono decisamente più contenuti. Nel match contro Kyrgios, il cileno era avanti di un break nel primo set e conduceva 5-3 nel tie-break del terzo, ma l’australiano è stato semplicemente superiore nei momenti decisivi dell’incontro: “Penso che abbiamo giocato ad un livello molto alto. Nel terzo set ci sono andato molto vicino, ma ha servito in modo irreale in quei momento. La differenza l’ha fatta sfruttando tutte le opportunità che ha avuto. In ogni caso, sono contento del modo in cui ho giocato e del torneo che ho fatto: ho imparato molto da questo Wimbledon”. Garin non ha potuto nemmeno contare su momenti di distrazione di Nick che è apparso concentrato come poche altre volte gli è successo in carriera (in realtà, già con Nakashima aveva lasciato negli spogliatoi i suoi momenti di ordinaria follia): “Ha giocato in maniera solida per tutta la partita, non ha fatto nulla di strano e questo gli va riconosciuto. Ha meritato di vincere”.

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Wimbledon, Pennetta e Schiavone ancora in corsa per la finale del torneo Leggende

Ieri vittoria su Hantuchova/Robson. Dopo il successo al Roland Garros, le azzurre sperano nella doppietta

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Francesca Schiavone e Flavia Pennetta - Wimbledon 2022, torneo delle Leggende (foto Elisa Alcoba Twitter @elissetennis)

L’erba non è mai stata la loro superficie preferita, ma Pennetta e Schiavone vogliono divertirsi ancora e magari vincere di nuovo. Dopo aver trionfato nel doppio Legends al Roland Garros, Flavia e Francesca stanno partecipando anche all’omologo torneo organizzato sui campi dell’All England Club e, nonostante la sconfitta nella partita d’esordio del girone di qualificazione, non hanno alcuna intenzione di darsi per vinte. Ieri hanno infatti superato con un doppio 7-5 la coppia composta dalla slovacca Hantuchova – dal fisico ancora statuario – e dalla britannica Robson – solo 28enne ma ritiratasi a maggio dopo essere stata tormentata dai problemi all’anca (tre operazioni in tutto). La qualificazione alla finale è quindi ancora possibile.

Nel match vinto le due leggende italiane hanno dato spettacolo sul campo 18: nel secondo set Flavia ha chiuso un game al servizio con due ace commentando con un “nemmeno quando giocavo”, mentre Francesca ha lasciato spesso di sasso le avversarie con i suoi passanti di rovescio. Le azzurre avranno oggi una giornata di riposo e torneranno in campo domani per affrontare il duo australiano Dellacqua/Molik. Entrambe, nel corso delle loro carriere di doppiste, hanno avuto come compagna Francesca Schiavone. Dellacqua ha disputato con la milanese la finale del Roland Garros 2008, perdendola, mentre Molik ha vinto in coppia con l’italiana il torneo di Doha nel 2005.

A Francesca e Flavia, però, potrebbe non bastare un successo in questa partita. Devono infatti sperare che oggi Jankovic/Radwanska non vincano proprio con le giocatrici aussie (ore 12 italiane sul campo 2). La coppia serbo-polacca è la stessa che ha sconfitto nel primo match le campionesse di casa nostra.

Nell’altro girone si sta assistendo invece al dominio di una sorta di dream team: stiamo parlando del tandem Clijsters/Hingis, una coppia da 9 titoli Slam in singolare e altri 15 in doppio (di cui 13 vinti da Martina). Le due hanno lasciato alle avversarie solo sette game in due partite, in cui hanno affrontato Groenefeld/Sprem e Dechy/Schett. Solo la coppia composta da Shvedova e King può ancora impensierirle.

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Wimbledon, quote 7 luglio: per i bookies si va verso la finale Jabeur-Halep

Le sorprese di Maria e Rybakina valgono in media rispettivamente 6 e 3,25

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Giornata di semifinali femminili a Wimbledon, con in campo la terza testa di serie Ons Jabeur e la sorpresa Tatjana Maria, seguite dallo scontro fra l’ex numero uno al mondo Simona Halep ed Elena Rybakina. A parte la Halep (che l’ha raggiunta in tutti i Major, vincendo i Championships tre anni fa e l’anno prima a Parigi), per tutte si tratta della prima semifinale Slam in carriera.  

La tennista rumena e la Jabeur sono le due grandi favorite del torneo: su Snai troviamo Halep a 2,15 e la tunisina a 2,25, con Rybakina a 6,50 e Maria addirittura a 40. 

Match che si preannuncia divertente quello fra Ons Jabeur e Tatiana Maria, grandi amiche fuori dal campo che si affrontano per la quarta volta. Addirittura otto anni fa il primo scontro, a Flushing Meadows nelle qualificazioni, vinto dalla tunisina in rimonta dopo aver subito un bagel nel primo set; affermazione in due set della tedesca sul cemento indoor di Linz nel 2017, seguita un anno dopo da una vittoria di Ons, sempre in due set, nelle qualificazioni di Pechino. 

 

Jabeur ha perso il primo set del torneo contro Marie Bouzkova, partita forte e poi spentasi lentamente, annichilita dalla classe e dal vasto repertorio della tennista nordafricana, uscita vincitrice con un doppio 6-1. Nei turni precedenti aveva sofferto solo contro Elise Mertens, a cui ha dovuto annullare cinque set point nel primo parziale. Dieci vittorie di fila per Ons su erba, superficie che esalta le sue caratteristiche e dove, non a caso, ha vinto due dei tre trofei in carriera (Birmingham un anno fa e Berlino un paio di settimane fa), e stagione finora eccelsa per lei, considerando anche il primo titolo 1000 vinto a Madrid e le finali di Roma e Charleston. 

Maria è tornata quest’anno ad alzare un trofeo, il secondo della sua carriera, sul rosso di Bogotà ad aprile, dopo quasi quattro anni e due figli. L’altro suo titolo risaliva infatti al 2018 sull’erba di Maiorca, a testimonianza di una certa confidenza con i prati. A 34 anni è arrivato per Tatjana il torneo della vita, iniziato battendo in tre set Astra Sharma e Sorana Cirstea, proseguito eliminando in due set una fallosissima Maria Sakkari e poi rimontando Jelena Ostapenko (annullando anche due match point) e la connazionale Jule Niemeier. 

Ovviamente favoritissima Jabeur (1,12 in media), anche considerando che si affrontano la numero 2 al mondo e la numero 103. Su Betaland è dato a 5,80 l’ennesimo upset di Maria, a 3,35 che la partita vada al terzo set. 

Tre i precedenti fra Simona Halep ed Elena Rybakina, con solo il primo vinto dalla kazaka (di passaporto, ma nata e residente a Mosca), grazie al ritiro di Simona nel primo set a Wuhan 2019. Successi molto sudati poi per la rumena a Dubai due anni fa (al tie break del terzo set in rimonta) e all’ultimo Us Open, in tre set, annullando ben cinque palle set nel primo parziale. 

Rybakina ha rimontato nei quarti Alja Tomljanovic, contro cui ha perso il primo set del torneo, durante il quale ha servito benissimo (è la tennista con più ace). Stagione che era iniziata bene per lei, con la finale raggiunta ad Adelaide e persa da Ashleigh Barty, ma proseguita con più bassi che alti, con miglior risultato i quarti a Indian Wells. 

Halep ha travolto, come aveva fatto in precedenza con Paula Badosa, un’irriconoscibile Amanda Anisimova, che solo sul finale ha avuto un sussulto, purtroppo per lei inutile e tardivo. Cinque successi per due set a zero per la nativa di Costanza, che da inizio torneo ha faticato solo nel primo set contro Kristen Flipkens. Sono addirittura 12 le vittorie consecutive a Wimbledon, contando anche l’edizione 2019 vinta trionfalmente in finale su Serena Williams. Il cambio di allenatore ha giovato all’ex numero uno al mondo, che da quando è seguita da Patrick Mouratoglou ha ritrovato entusiasmo e gioco. 

Per i quotisti di Betclic vale 1,34 la sesta finale Slam di Halep, quota 1,87 per una sua ennesima vittoria per 2 a 0. Pagherebbe invece 3,38 un successo di Rybakina. 

      BETALAND BETCLIC GOLDBET 
S. HALEP  E. RYBAKINA 1,34 – 3,15 1,34 – 3,38  1,34 – 3,20  
O. JABEUR T. MARIA 1,13 – 5,80  1,13 – 6,35  1,12 – 6  

***Le quote sono aggiornate alle 19 di mercoledì 6 luglio e sono soggette a variazione 

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