Li Na: quattro partite memorabili agli Australian Open

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Li Na: quattro partite memorabili agli Australian Open

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TENNIS AL FEMMINILE – Quattro match fondamentali di Li Na disputati nello Slam in cui ha raccolto i migliori risultati, gli Australian Open. Quattro partite per approfondire il suo modo di stare in campo: nei colpi, nella tattica e nel carattere.

Con il successo al Roland Garros 2011 Li Na è diventata la prima tennista asiatica capace di vincere uno Slam, e ha scritto una pagina significativa di storia del tennis, visto che quella vittoria è stato un avvenimento di straordinaria importanza “geopolitica”. Ma a carriera conclusa possiamo dirlo con certezza: per Li Na l’affermazione parigina è stata una anomalia, visto che rimane l’unico torneo vinto su terra battuta.

La migliore Li Na, infatti, secondo me è stata quella che si è esibita sul cemento di Melbourne. E’ nello Slam australiano che sono emerse in pieno le sue caratteristiche di gioco, quelle tecniche, caratteriali; e anche quelle stilistiche.

 

Negli ultimi cinque anni Li Na è sempre stata protagonista del torneo. Dal 2010, quando raggiunge la semifinale (persa da Serena Williams, futura vincitrice, con un doppio tiebreak) vanta un bilancio di ben 27 vittorie e 4 sconfitte.
Oggi vorrei ricordare quattro match disputati a partire dall’anno successivo. Mi riferisco alle finali 2011, 2013, 2014 e alla partita persa al quarto turno nel 2012.

– Finale 2011: Clijsters def Li 3-6, 6-3, 6-3

Questa partita rimane secondo me il punto più alto della “prima” Li Na; e quando parlo di “prima Li Na” mi riferisco alla giocatrice che si è formata in Cina, che ha come allenatore il marito e che pratica un tennis che ricorda da vicino il tennistavolo: grandissimo ritmo, pressione continua e massimo anticipo; ma sempre giocando al rimbalzo, utilizzando cioè solo i colpi da fondo campo. Un “ping-pong tennis” perfettamente in linea con la sua provenienza cinese, e che però ha illustri precedenti nella storia: partendo da Agassi, passando per Monica Seles sino ad arrivare alla stessa Kim Clijsters.

E visto che proprio Clijsters e Li si trovano una contro l’altra, almeno nel primo set si assiste ad un match basato sulla rapidità e sulla pressione all’ennesima potenza: il gioco è velocissimo, vorticoso. Forse per la prima volta, una Clijsters in grande forma trova qualcuna che riesce a metterla sotto con le sue stessa armi, prevalendo su quello che credeva potesse essere il terreno prediletto.

Va ricordato che quel match aveva avuto un antefatto: la finale di Sydney che Li Na aveva vinto 7-6, 6-3 un paio di settimane prima; nessuna delle due aveva giocato così bene come nella finale Slam (in fondo era pur sempre un torneo di preparazione), ma credo che quel precedente e il primo set perso abbiano fatto capire a Kim che continuando con la sua solita tattica l’esito più probabile sarebbe stato la sconfitta.
Clijsters prende atto che in quel tipo di tennis l’avversaria le è superiore, e cambia gioco: comincia ad alzare le parabole, a rallentare il ritmo, a mischiare gli spin, e a variare anche sulla verticale i movimenti. Su questo nuovo terreno Kim prevale; evidentemente dispone di un “piano b” che Li Na fatica a contrastare e che finirà per determinare la vincitrice della partita.

Ma tornando al primo set di quella finale, in quei game si possono apprezzare le piccole differenze di interpretazione dello stesso tipo di gioco da parte delle due contendenti: un po’ più di topspin da parte di Kim; colpi più piatti, e incrociati più stretti da parte di Li Na. Nei gesti più elastica e istintiva Kim, più secca e scattante Na. Entrambe però efficaci e velocissime, perché la palla colpita sistematicamente di controbalzo da due giocatrici a ridosso della linea di fondo torna indietro sempre senza un attimo di respiro. E la capacità di coordinarsi in pochissimo tempo diventa fondamentale.
Li Na perde la partita, ma probabilmente quel giorno acquisisce la consapevolezza definitiva della propria forza: nessun traguardo è fuori dalla sua portata. E infatti nello Slam successivo, a Parigi, arriva la vittoria.

– Quarto turno 2012: Clijsters def Li 4-6, 7-6 (6), 6-4

Malgrado si tratti solamente di un quarto turno, sul piano del pathos e della tensione agonistica secondo me è stata una delle partite più drammatiche degli ultimi anni. Un andamento che sembra scritto da uno sceneggiatore di blockbuster hollywoodiani, tanto il contesto e i colpi di scena risultano coinvolgenti sul piano del racconto. Match giocato meno bene rispetto al 2011, in cui più che l’aspetto tecnico decide quello psicologico.

In un anno le cose possono cambiare moltissimo. Lo scontro che nel 2011 aveva designato la campionessa, si ripete con molto anticipo. Entrambe non sono al meglio delle proprie possibilità. Li Na viene da un periodo difficile, in cui ha faticato ad assestarsi dopo la vittoria nello Slam che l’ha improvvisamente trasformata in un idolo nella sua nazione; la finale di Parigi era stata seguita da un numero di telespettatori enorme: alcune versioni parlano di oltre 110 milioni, altre di 330 milioni solo in Cina. In ogni caso numeri straordinari; e la difficoltà a digerire il successo ha influito sui risultati.

Clijsters ha avuto una seconda parte di 2011 con continui problemi fisici, e la sosta forzata le ha lasciato un po’ di sovrappeso.
Ad aggiungere emotività alla situazione, Kim annuncia che si ritirerà a fine anno, e di conseguenza sta partecipando al suo ultimo torneo in Australia. E poche giocatrici sono state amate dagli Australiani quanto “Aussie Kim”.

Insomma, le premesse non sono certo quelle di una partita qualsiasi. Si comincia in una giornata torrida.
Primo colpo di scena. Nel settimo gioco, Clijsters arretrando appoggia male il piede: distorsione alla caviglia sinistra e medical time out.  Alla ripresa Kim fatica a giocare e Li dà l’impressione di riuscire gestire la partita: si porta avanti 6-4, 3-1.
Ma chiudere il match non è mai facile, e Li Na non ha un grande killer instinct. Comincia a tremare il braccio e si moltiplicano i gratuiti sul dritto, il colpo meno solido e più costruito.

La partita torna in equilibrio fino al tiebreak, in cui Li Na si porta avanti 6-2. Quattro match point per porre fine alla carriera australiana della sua avversaria e prendersi la rivincita dell’anno precedente. Qui comincia il dramma; tre dritti incerti di Li Na riportano sotto Kim, che però si gioca male il punto sul 5-6: tenta un drop-shot che risulta lungo; Li Na corre in avanti per il colpo definitivo, un rovescio al rimbalzo sotto rete. Ha la partita in mano: un solo rovescio ben assestato, ed è fatta.

Ma non ha il coraggio di spingere, il colpo risulta un debole appoggio lungolinea su cui Clijsters ha tutto il tempo per eseguire un perfetto lob: 6 pari. Li Na non resiste al contraccolpo dei quattro match point non convertiti, e con altri due gratuiti, addirittura di rovescio, consegna il set all’avversaria. Inerzia del match completamente rovesciata.

Per brevità non entrerò nel dettaglio del terzo set, ma questa partita è l’occasione per sottolineare un aspetto di Li Na che si è manifestato più volte: la difficoltà a chiudere i match ad un passo dalla vittoria. (Avevo approfondito il tema in quest’ articolo scritto al termine degli Australian Open 2014)

Se paragonati agli atteggiamenti mostrati fuori campo (il coraggio con cui ha preso posizione nei confronti della federazione cinese per ottenere più autonomia, la schiettezza con cui parla nelle occasioni pubbliche) questi timori nei momenti decisivi dei match parrebbero abbastanza sorprendenti, non in linea con il suo carattere.
Ma quello che succede in partita non sempre corrisponde all’indole dei tennisti fuori dal campo; forse una possibile causa di questa fragilità si potrebbe trovare nel fatto che per molti anni la sua carriera è stata quella di una giocatrice di valore molto buono, ma non di primissimo livello.

Prima dei 28 anni non era mai stata top ten e nei grandi appuntamenti o contro le più forti non scendeva in campo da favorita; potrebbe darsi che non sia riuscita a crescere nella sicurezza in se stessa quanto invece è stata in grado di fare a livello fisico-tecnico; in sostanza, sul piano psicologico, non si può dire fosse una top player davvero esperta.

– Finale 2013: Azarenka def Li 4-6, 6-4, 6-3

Con questo match ci troviamo di fronte alla “seconda” Li Na. Una svolta fondamentale per la sua carriera avviene infatti nell’agosto 2012, quando decide di cambiare coach: non più il marito (che rimane nel team come hitting partner), ma Carlos Rodriguez, l’ex allenatore di Justine Henin. Lei stessa ha più volte spiegato come non fosse facile gestire la sua vita avendo riunito nella stessa persona il marito e l’allenatore. Le difficoltà venivano raccontate a volte con toni leggeri, a volte emergevano in campo in modo più brusco.

Con Rodriguez il lavoro svolto è molto profondo, radicale.
Si prepara fisicamente in modo durissimo. E il “ping-pong tennis” viene trasformato in un qualcosa di differente: un po’ meno ritmo, più potenza nei colpi, scambi con velocità di palla variate e anche movimento in verticale, alla ricerca della rete.
Gli Australian Open 2013 sono la prima occasione importante in cui emergono chiaramente tutti i cambiamenti. Il torneo è una cavalcata senza incertezze: Radwanska sconfitta nei quarti e Sharapova in semifinale. Sei vittorie tutte in due set. E vittoria anche nel primo set in finale contro la campionessa uscente Azarenka.

Ma poi arriva l’imprevisto: due cadute che le compromettono la mobilità (distorsioni alla caviglia sinistra) con in aggiunta un trauma cranico subito nella seconda caduta. Non sapremo mai come sarebbe andata a finire senza le cadute; Li Na stava a mio avviso giocando meglio, ma avere un set di vantaggio (il primo problema si verifica sul 6-4, 1-3) non significa vincere di sicuro.

Di questa partita vorrei sottolineare un aspetto che non riguarda questioni tecniche, ma che trovo significativo sul piano caratteriale: la sorprendente autoironia.
Il senso dell’umorismo e dell’ironia sono sintomi di intelligenza. Ma l’autoironia è qualcosa di più: è sintomo di intelligenza unita alla capacità di non eccedere nell’autostima, evitando di farsi sopraffare dal narcisismo. Forse questa dote non è nemmeno un aspetto troppo augurabile per un campione di tennis: una forte dose di autostima, perfino di sopravvalutazione di sé, credo possano risultare utili nei momenti difficili del gioco. E forse anche per questo Li Na non aveva uno straordinario killer instinct.

Nel caso di Li Na l’autoironia emerge in un momento sorprendente: subito dopo la seconda rovinosa caduta entrano in campo i medici, e per verificare che sia perfettamente cosciente le chiedono di seguire con lo sguardo il dito.
La scena è al contempo drammatica e umoristica; Li Na sceglie di sottolineare il secondo aspetto, sorridendo di se stessa in un momento comunque fondamentale della sua vita di tennista: le finali Slam non si giocano tutti i giorni.
La caduta è impressionante, e la sconfitta dura da digerire; quanto lo sia stata lo scopriamo chiaramente in questa intervista dopo la partita in cui traspare fino alle lacrime tutto il rammarico per un’occasione che non si è potuta giocare fino in fondo (attivare i sottotitoli per la traduzione in inglese).

– Finale 2014: Li def Cibulkova 7-6 (3), 6-0

Ma come nelle favole più consolanti, la storia di Li Na agli Australian Open si conclude con il lieto fine: nel 2014 conquista il secondo Slam in carriera, il primo a Melbourne.

Un torneo cominciato con un grosso rischio, sino ad arrivare ad un solo punto dall’eliminazione contro Safarova (match point mancato di qualche centimetro). Ma dopo quello spavento produce una serie di partite giocate benissimo, a parte qualche passaggio in alcune fasi importanti dei match, in cui più che l’avversaria a metterla in difficoltà è il “braccino”.

Anche nella finale, dove Li Na parte favorita, è soprattutto la tensione che le impedisce di staccare Cibulkova sin dai primi game; ma a lungo andare riesce a far emergere il valore del proprio tennis concludendo addirittura con un 6-0. Come avevo accennato sopra, dopo la collaborazione con Rodriguez il gioco di Li Na era diventato più potente e meno frenetico. Praticando un tennis più vario, si costruisce la possibilità di giocare in sicurezza colpi quasi incontenibili.

In questa finale più volte Li Na organizza il punto in modo impeccabile sul piano tattico, per arrivare nella condizione di tirare come colpo definitivo il suo tipico rovescio bimane: esattamente posizionata sulle gambe, accompagna con tutto il corpo una esecuzione al limite della perfezione.

Partita dopo partita, il colpo è diventato così preciso e devastante da dare l’impressione di essere un vincente annunciato: quando arriva il momento giusto, Li Na si prepara, e produce una traiettoria imprendibile. Durante quel torneo le riesce con tale frequenza che ormai noi spettatori ci aspettiamo quel gesto definitivo, che puntualmente si verifica.

Giocato così, il tennis assume valore anche sul piano estetico. Il rovescio di Li Na, in particolare, è un gesto di qualità superiore. Di una bellezza moderna, depurata dal superfluo; senza compiacimenti e senza enfasi. Tempismo, controllo, precisione, potenza: tutte qualità presenti in un movimento efficacissimo che diventa elegante, spettacolare e vincente. E, per quanto mi riguarda, anche memorabile.

P.S. Tutti i principali match giocati da Li Na agli Australian Open sono reperibili su questo sito, ad eccezione di quelli dell’ultima edizione, ancora troppo recenti per trovare posto nell’archivio.

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

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