Ci voleva “el guerrero” Lotto David Ferrer e il “samurai” Nishikori per un terzo set!

Editoriali del Direttore

Ci voleva “el guerrero” Lotto David Ferrer e il “samurai” Nishikori per un terzo set!

Pubblicato

il

TENNIS ATP FINALS – Le analogie fra Ferrer e la società di cui è il testimonial n.1. Ma sapevate che dietro di lui ci sono almeno altri 100 giocatori e giocatrici Lotto? Scopritel chi sono. David non si arrende mai. Sa di non avere chances per le semifinali, eppure…

LONDRA – Nei giorni scorsi, dopo 8 match che non sono stati match, tutti incredibilmente deludenti e conclusi in due set, molti dei lettori di Ubitennis avevano invocato – andate a rivedere in quanti commenti – …David Ferrer, lo spagnolo di Valencia, il sinonimo di un guerriero non più giovanissimo ma indomito, uno che non molla mai e che almeno ad un terzo set sarebbe certamente arrivato in qualche sua partita se non avesse mancato la qualificazione di un posto, per l’appunto proprio a Bercy con Nishikori, come ha già ricordato nel suo articolo Luca De Gaspari.

Beh, quelle accorate invocazioni dei lettori sono andate a segno. Nessuno si augurava un infortunio di questo o quel giocatore, ma oggi Milos Raonic è venuto in conferenza stampa, ci ha parlato del suo problema al quadricipite ed ha annunciato il suo forfait.

 

Ecco allora scendere in campo l’invocato, quasi osannato Ferrer. E lo spagnolo, pur non riuscendo a vincere e a compromettere seriamente le chances di Nishikori, è riuscito a trascinare finalmente un match al terzo set! Proprio come dicevano tutti.
Sceso al posto di Raonic e sebbene sapesse ben che il regolamento non gli consentiva alcuna chance per le semifinali,lo spagnolo della Lotto anche quando si è trovato indietro 1-4 nel set decisivo ha continuato a lottare. In quel sesto game ha infatti dato tutto contro il giapponesino che quest’anno lo aveva battuto 3 volte su 3, sia pure sempre in tre set. Quasi non avesse una schiena mal ridotta e non avesse 32 anni e mezzo.

Un paio di volte si è lasciato andare perfino a sbattere la racchetta per terra, quasi come Fognini insomma. Ma senza romperla eh. Credo che in tutta la sua carriera Ferrer abbia forse rotto una racchetta…roba da ridere al cospetto di un Marat Safin che ne fracassò 57 in un solo anno, di Goran Ivanisevic che ne spaccò 7 di fila dopo un match perso con Pioline ad Anversa perchè era convinto di essere stato eliminato dalla possibilità di qualificarsi per il Masters di fine anno…e invece si qualificò ugualmente ma dovette farsi mandare d’urgenza nuove racchette.

Su quell’1-4 nel terzo David ha infatti conquistato 5 pallebreak per rientrare in corsa. Ma Nishikori non si è distratto, le ha annullate tutte e ha fatto lui il game del 5-1. Quel set vinto da Ferrer – al momento in cui scrivo e cioè prima che Federer scenda in campo contro Murray – potrebbe avere anche conseguenze importanti sul proseguo del torneo di Nishikori. Murray è comunque costretto a vincere in due set contro Federer, altrimenti è fuori. Ma se Nishikori avesse battuto Ferrer in due set anziché in tre nemmeno una vittoria in due set avrebbe messo Murray al riparo da una ancora possibile eliminazione.

Non c’è dubbio che Ferrer incarni abbastanza bene l’immagine dell’azienda di cui è testimonial. È un giocatore che ha disputato con oggi il suo sesto Masters di fine anno, che è stato n. 3 del mondo, che ha vinto un Masters 1000 ed è stato finalista in uno Slam. Un giocatore quindi costante, consistente, che si batte sempre con tenacia ed orgoglio per restare in alto, anche se i mezzi tecnici non sono quelli di un Federer un Djokovic.
Così anche la Lotto, unica azienda italiana che resta seriamente competitiva – proprio come Ferrer e la Radwanska – sul mercato tennistico internazionale ad alto livello si è goduta la sua meritata vetrina in questo campionato mondiale di fine stagione.
La Lotto non ha i fatturati delle supermega aziende Nike e Adidas, ma grazie al suo Global Sponsorship Consultant Veso Matijas, ha messo tantissimi giocatori sotto contratto, soprattutto fra i giovanissimi perché… “se sono rose fioriranno”.

Mi sono fatto dare un po’ di nomi. Qui di seguito potete leggerli. La Lotto li ha cercati un po’ dappertutto puntando a “conquistare” anche piccoli Paesi senza straordinarie tradizioni tennistiche ma nei quali però il n.1 ha una sua immagine, un suo seguito di fans e mi sembra giusto sostenere un’azienda italiana al 100 per 100 ora che tante società concorrenti sono ormai italiane soprattutto di nome ma non più tanto di fatto (Fila, Ellesse, Sergio Tacchini, Diadora…e diverse altre).
Ecco qua la lista ATP dei testimonial Lotto:

10 Ferrer David (ESP)
16 Anderson Kevin (RSA)
25 Mayer Leonardo (ARG)
30 Rosol Lukas (CZE)
48 Istomin Denis (UZB)
55 Sousa Joao (POR)
57 Young Donald (USA)
59 Stakhovsky Sergiy (UCR)
69 Vesely Jiri (CZE)
73 Almagro Nicolas (ESP)
83 Falla Alejandro (COL)
85 Kavcic Blaz (SLO)
98 Smyczek Tim (USA)
104 Dzumhur Damir (BIH)
106 Troicki Viktor (SRB)
132 Gombos Norbert (SVK)
143 Berrer Michael (GER)
166 Starace Potito (ITA)
179 Carballes Baena Roberto (ESP)

C’è poi un’altra quindicina di giocatori classificati sopra il 200 posto.

Per quanto riguarda i giocatori italiani, la Lotto ha anche:
197 Travaglia Stefano
226 Marcora Roberto
291 Gaio Federico
352 Trevisan Matteo
358 Gianessi Alessandro
359 Giustino Lorenzo
362 Quinzi Gianluigi

E una decina di altri ragazzi che sono classificati oltre la 400ma posizione nel ranking Atp.

E questa la lista delle testimonial Lotto nel ranking WTA:

6 Radwanska Agnieszka (POL)
11 Makarova Ekaterina (RUS)
18 Suarez Navarro Carla (ESP)
45 Riske Alison (USA)
51 Rybarikova Magdalena (SVK)
53 Cepelova Jana (SVK)
56 Knapp Karin (ITA)
88 Arruabarrena Lara (ESP)
89 Torro-Flor Maria-Teresa (ESP)
118 Oprandi Romina (SUI)
163 Kania Paula (POL)
168 Feuerstein Claire (FRA)
180 Radwanska Urszula (POL)
200 Barbieri Gioia (ITA)

Poi ci sono un’altra ventina di ragazze classificate oltre il 200mo posto. Fra le quali alcune italiane:
205 Brianti Alberta
431 Matteucci Alice
526 Caregaro Martina
754 Ferrando Cristiana
Xxx Moratelli Angelica (infortunata da tanto tempo)

A livello junior la Lotto ha investito tanto sul mercato italiano augurandosi che prima o poi qualche azzurro “sfondi”. Gianluigi Quinzi, n.1 italiano e campione a Wimbledon un anno fa ha perso un anno e mezzo per via di vari infortuni e vicissitudini, ma la voglia di arrivare è tanta che vedrete che presto risentiremo parlare di lui. Intanto è andato ad allenarsi in Argentina, dove senza le pressioni del “mondo federale italiano” sta sicuramente lavorando al meglio per raggiungere i suoi obiettivi.

Junior & under Italiani

Quinzi Gianluigi
Berrettini Matteo
Pellegrino Andrea
Stefanini Jacopo
Ocleppo Julian
Dalla Valle Enrico
Ramazzotti Samuele
Perin Riccardo
De Bernardis Alessio
De Santis Eric
Morroni Filippo
Vianello Michele
Pairone Giulia
Stefanini Lucrezia
Pieri Tatiana
Pieri Jessica
Pratesi Martina
Cocciaretto Elisabetta
Capogrosso Arianna
La Rocca Giulia
Dario Alessia
Peoni Giulia
Ivaldi Benedetta

Ce ne sono altri di “seconda fascia”
E nell’ITF under 18, Lotto ha messo sotto contratto 13 boy-scout TOP 100, 6 girls TOP 100.

BOYS SINGLES UNDER 18 ITF

9 MAJCHRZAK KAMIL (POL)
21 BAHAMONDE FRANCISCO (ARG)
26 ZIELINSKI JAN (POL)
28 RYBAKOV ALEX (USA)
30 BOBROV BOGDAN (RUS)
31 MIEDLER LUCAS (AUT)
47 BUBLIK ALEXANDER (RUS)
53 BERRETTINI MATTEO (ITA)
57 MOLCAN ALEX (SVK)
67 BLASKO MARTIN (SVK)
76 NOLAN DANIEL (AUS)
84 PELLEGRINO ANDREA (ITA)
85 BILJESKO DOMAGOJ (CRO)
GIRLS SINGLES UNDER 18 ITF

3 SHYMANOVICH IRYNA (BLR)
24 SAMIR SANDRA (EGY)
36 KUZMOVA VIKTORIA (SVK)
63 PLOSKINA HELEN (UKR)
64 KRUZHKOVA DARIA (RUS)
73 NEFEDOVA ANASTASIA (RUS)

Non so a quanti lettori possano interessare i dati che ho raccolto. Magari il lettore può restare anche indifferente, però forse non tutti si immaginano come un’azienda debba lavorare in profondità, in tutti i Paesi del mondo, a tutti i livelli, per raccogliere poi dei risultati di immagine e, conseguentemente, anche risultati commerciali. È un lavoro anche ingrato, che non sempre paga…ma quando paga, e da questi elenchi ora tutti potete rendervene conto, non è mai dovuto al caso. Il discorso fatto per la Lotto vale ovviamente anche per quelle altre aziende che siano molto presenti sul mercato, ma queste non sono molte. E direi che dopo Nike e Adidas, Lotto è certamente una di quelle all’avanguardia.

Pensate solo ad ogni contratto, anche con il più modesto dei giocatori, e a quanto tempo si debba “investire” per concordarlo, firmarlo, per fare arrivare il materiale concordato a tennisti che viaggiano 40 settimane. Pensate il rischio che si assume un’azienda di dover foraggiare per anni – e le spedizioni e il controllo della merce non sono operazioni prive di costo – un giocatore che magari non arriverà mai.

Un’azienda oggi deve lavorare come l’Udinese nel calcio: con i suoi talent scout deve andare a pescare in tutto il mondo, fin dalle mamme incinte, e sperare che qualcuno di questi prospect “esploda”. Ma al contempo anche avere almeno dei giocatori-testimonial sicurezze che con la loro continuità e serietà arrivino alle fasi finali dei grandi tornei per non sparire dalle importanti passerelle televisive che ti tengono in contatto con il grande pubblico dei teleutenti. Il tutto senza perdere di vista gli appassionati dei circuiti minori, Challenger, Futures, ITF junior…che sono milioni nel mondo e non si possono trascurare.

Continua a leggere
Commenti

Editoriali del Direttore

Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

Pubblicato

il

Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

Pubblicato

il

All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

Pubblicato

il

ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement