Ci voleva “el guerrero” Lotto David Ferrer e il “samurai” Nishikori per un terzo set!

Editoriali del Direttore

Ci voleva “el guerrero” Lotto David Ferrer e il “samurai” Nishikori per un terzo set!

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TENNIS ATP FINALS – Le analogie fra Ferrer e la società di cui è il testimonial n.1. Ma sapevate che dietro di lui ci sono almeno altri 100 giocatori e giocatrici Lotto? Scopritel chi sono. David non si arrende mai. Sa di non avere chances per le semifinali, eppure…

LONDRA – Nei giorni scorsi, dopo 8 match che non sono stati match, tutti incredibilmente deludenti e conclusi in due set, molti dei lettori di Ubitennis avevano invocato – andate a rivedere in quanti commenti – …David Ferrer, lo spagnolo di Valencia, il sinonimo di un guerriero non più giovanissimo ma indomito, uno che non molla mai e che almeno ad un terzo set sarebbe certamente arrivato in qualche sua partita se non avesse mancato la qualificazione di un posto, per l’appunto proprio a Bercy con Nishikori, come ha già ricordato nel suo articolo Luca De Gaspari.

Beh, quelle accorate invocazioni dei lettori sono andate a segno. Nessuno si augurava un infortunio di questo o quel giocatore, ma oggi Milos Raonic è venuto in conferenza stampa, ci ha parlato del suo problema al quadricipite ed ha annunciato il suo forfait.

 

Ecco allora scendere in campo l’invocato, quasi osannato Ferrer. E lo spagnolo, pur non riuscendo a vincere e a compromettere seriamente le chances di Nishikori, è riuscito a trascinare finalmente un match al terzo set! Proprio come dicevano tutti.
Sceso al posto di Raonic e sebbene sapesse ben che il regolamento non gli consentiva alcuna chance per le semifinali,lo spagnolo della Lotto anche quando si è trovato indietro 1-4 nel set decisivo ha continuato a lottare. In quel sesto game ha infatti dato tutto contro il giapponesino che quest’anno lo aveva battuto 3 volte su 3, sia pure sempre in tre set. Quasi non avesse una schiena mal ridotta e non avesse 32 anni e mezzo.

Un paio di volte si è lasciato andare perfino a sbattere la racchetta per terra, quasi come Fognini insomma. Ma senza romperla eh. Credo che in tutta la sua carriera Ferrer abbia forse rotto una racchetta…roba da ridere al cospetto di un Marat Safin che ne fracassò 57 in un solo anno, di Goran Ivanisevic che ne spaccò 7 di fila dopo un match perso con Pioline ad Anversa perchè era convinto di essere stato eliminato dalla possibilità di qualificarsi per il Masters di fine anno…e invece si qualificò ugualmente ma dovette farsi mandare d’urgenza nuove racchette.

Su quell’1-4 nel terzo David ha infatti conquistato 5 pallebreak per rientrare in corsa. Ma Nishikori non si è distratto, le ha annullate tutte e ha fatto lui il game del 5-1. Quel set vinto da Ferrer – al momento in cui scrivo e cioè prima che Federer scenda in campo contro Murray – potrebbe avere anche conseguenze importanti sul proseguo del torneo di Nishikori. Murray è comunque costretto a vincere in due set contro Federer, altrimenti è fuori. Ma se Nishikori avesse battuto Ferrer in due set anziché in tre nemmeno una vittoria in due set avrebbe messo Murray al riparo da una ancora possibile eliminazione.

Non c’è dubbio che Ferrer incarni abbastanza bene l’immagine dell’azienda di cui è testimonial. È un giocatore che ha disputato con oggi il suo sesto Masters di fine anno, che è stato n. 3 del mondo, che ha vinto un Masters 1000 ed è stato finalista in uno Slam. Un giocatore quindi costante, consistente, che si batte sempre con tenacia ed orgoglio per restare in alto, anche se i mezzi tecnici non sono quelli di un Federer un Djokovic.
Così anche la Lotto, unica azienda italiana che resta seriamente competitiva – proprio come Ferrer e la Radwanska – sul mercato tennistico internazionale ad alto livello si è goduta la sua meritata vetrina in questo campionato mondiale di fine stagione.
La Lotto non ha i fatturati delle supermega aziende Nike e Adidas, ma grazie al suo Global Sponsorship Consultant Veso Matijas, ha messo tantissimi giocatori sotto contratto, soprattutto fra i giovanissimi perché… “se sono rose fioriranno”.

Mi sono fatto dare un po’ di nomi. Qui di seguito potete leggerli. La Lotto li ha cercati un po’ dappertutto puntando a “conquistare” anche piccoli Paesi senza straordinarie tradizioni tennistiche ma nei quali però il n.1 ha una sua immagine, un suo seguito di fans e mi sembra giusto sostenere un’azienda italiana al 100 per 100 ora che tante società concorrenti sono ormai italiane soprattutto di nome ma non più tanto di fatto (Fila, Ellesse, Sergio Tacchini, Diadora…e diverse altre).
Ecco qua la lista ATP dei testimonial Lotto:

10 Ferrer David (ESP)
16 Anderson Kevin (RSA)
25 Mayer Leonardo (ARG)
30 Rosol Lukas (CZE)
48 Istomin Denis (UZB)
55 Sousa Joao (POR)
57 Young Donald (USA)
59 Stakhovsky Sergiy (UCR)
69 Vesely Jiri (CZE)
73 Almagro Nicolas (ESP)
83 Falla Alejandro (COL)
85 Kavcic Blaz (SLO)
98 Smyczek Tim (USA)
104 Dzumhur Damir (BIH)
106 Troicki Viktor (SRB)
132 Gombos Norbert (SVK)
143 Berrer Michael (GER)
166 Starace Potito (ITA)
179 Carballes Baena Roberto (ESP)

C’è poi un’altra quindicina di giocatori classificati sopra il 200 posto.

Per quanto riguarda i giocatori italiani, la Lotto ha anche:
197 Travaglia Stefano
226 Marcora Roberto
291 Gaio Federico
352 Trevisan Matteo
358 Gianessi Alessandro
359 Giustino Lorenzo
362 Quinzi Gianluigi

E una decina di altri ragazzi che sono classificati oltre la 400ma posizione nel ranking Atp.

E questa la lista delle testimonial Lotto nel ranking WTA:

6 Radwanska Agnieszka (POL)
11 Makarova Ekaterina (RUS)
18 Suarez Navarro Carla (ESP)
45 Riske Alison (USA)
51 Rybarikova Magdalena (SVK)
53 Cepelova Jana (SVK)
56 Knapp Karin (ITA)
88 Arruabarrena Lara (ESP)
89 Torro-Flor Maria-Teresa (ESP)
118 Oprandi Romina (SUI)
163 Kania Paula (POL)
168 Feuerstein Claire (FRA)
180 Radwanska Urszula (POL)
200 Barbieri Gioia (ITA)

Poi ci sono un’altra ventina di ragazze classificate oltre il 200mo posto. Fra le quali alcune italiane:
205 Brianti Alberta
431 Matteucci Alice
526 Caregaro Martina
754 Ferrando Cristiana
Xxx Moratelli Angelica (infortunata da tanto tempo)

A livello junior la Lotto ha investito tanto sul mercato italiano augurandosi che prima o poi qualche azzurro “sfondi”. Gianluigi Quinzi, n.1 italiano e campione a Wimbledon un anno fa ha perso un anno e mezzo per via di vari infortuni e vicissitudini, ma la voglia di arrivare è tanta che vedrete che presto risentiremo parlare di lui. Intanto è andato ad allenarsi in Argentina, dove senza le pressioni del “mondo federale italiano” sta sicuramente lavorando al meglio per raggiungere i suoi obiettivi.

Junior & under Italiani

Quinzi Gianluigi
Berrettini Matteo
Pellegrino Andrea
Stefanini Jacopo
Ocleppo Julian
Dalla Valle Enrico
Ramazzotti Samuele
Perin Riccardo
De Bernardis Alessio
De Santis Eric
Morroni Filippo
Vianello Michele
Pairone Giulia
Stefanini Lucrezia
Pieri Tatiana
Pieri Jessica
Pratesi Martina
Cocciaretto Elisabetta
Capogrosso Arianna
La Rocca Giulia
Dario Alessia
Peoni Giulia
Ivaldi Benedetta

Ce ne sono altri di “seconda fascia”
E nell’ITF under 18, Lotto ha messo sotto contratto 13 boy-scout TOP 100, 6 girls TOP 100.

BOYS SINGLES UNDER 18 ITF

9 MAJCHRZAK KAMIL (POL)
21 BAHAMONDE FRANCISCO (ARG)
26 ZIELINSKI JAN (POL)
28 RYBAKOV ALEX (USA)
30 BOBROV BOGDAN (RUS)
31 MIEDLER LUCAS (AUT)
47 BUBLIK ALEXANDER (RUS)
53 BERRETTINI MATTEO (ITA)
57 MOLCAN ALEX (SVK)
67 BLASKO MARTIN (SVK)
76 NOLAN DANIEL (AUS)
84 PELLEGRINO ANDREA (ITA)
85 BILJESKO DOMAGOJ (CRO)
GIRLS SINGLES UNDER 18 ITF

3 SHYMANOVICH IRYNA (BLR)
24 SAMIR SANDRA (EGY)
36 KUZMOVA VIKTORIA (SVK)
63 PLOSKINA HELEN (UKR)
64 KRUZHKOVA DARIA (RUS)
73 NEFEDOVA ANASTASIA (RUS)

Non so a quanti lettori possano interessare i dati che ho raccolto. Magari il lettore può restare anche indifferente, però forse non tutti si immaginano come un’azienda debba lavorare in profondità, in tutti i Paesi del mondo, a tutti i livelli, per raccogliere poi dei risultati di immagine e, conseguentemente, anche risultati commerciali. È un lavoro anche ingrato, che non sempre paga…ma quando paga, e da questi elenchi ora tutti potete rendervene conto, non è mai dovuto al caso. Il discorso fatto per la Lotto vale ovviamente anche per quelle altre aziende che siano molto presenti sul mercato, ma queste non sono molte. E direi che dopo Nike e Adidas, Lotto è certamente una di quelle all’avanguardia.

Pensate solo ad ogni contratto, anche con il più modesto dei giocatori, e a quanto tempo si debba “investire” per concordarlo, firmarlo, per fare arrivare il materiale concordato a tennisti che viaggiano 40 settimane. Pensate il rischio che si assume un’azienda di dover foraggiare per anni – e le spedizioni e il controllo della merce non sono operazioni prive di costo – un giocatore che magari non arriverà mai.

Un’azienda oggi deve lavorare come l’Udinese nel calcio: con i suoi talent scout deve andare a pescare in tutto il mondo, fin dalle mamme incinte, e sperare che qualcuno di questi prospect “esploda”. Ma al contempo anche avere almeno dei giocatori-testimonial sicurezze che con la loro continuità e serietà arrivino alle fasi finali dei grandi tornei per non sparire dalle importanti passerelle televisive che ti tengono in contatto con il grande pubblico dei teleutenti. Il tutto senza perdere di vista gli appassionati dei circuiti minori, Challenger, Futures, ITF junior…che sono milioni nel mondo e non si possono trascurare.

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Editoriali del Direttore

ATP Umago: adesso sono gli altri Paesi, Francia, USA e perfino la Spagna a invidiare il tennis italiano. I migliori siamo noi

In prospettiva l’avvenire è più azzurro che di altri colori grazie a Sinner, Berrettini, Musetti, Sonego, Zeppieri e altri. Alcaraz fra un po’ rischia di essere il solo spagnolo top-player

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Continua il periodo dei record del tennis italiano in pieno Rinascimento. Dopo che tre italiani erano giunti in finale la scorsa settimana, fra Gstaad, Amburgo e Palermo, ora tre italiani sono contemporaneamente in semifinale al torneo di Umago, come non era più successo da 35 anni.

Io c’ero a St.Vincent quell’anno, 1987 – ed era con me anche colei che due anni dopo sarebbe diventata mia moglie – quando Cane’, Cancellotti e Pistolesi fecero la fine, con il cileno Rebolledo, dei Curiazi con l’unico Orazio molti anni prima di Cristo.  

Il tabellone completo dell’ATP 250 di Umago

 

Il rischio che quella storia si ripeta a Umago, con Carlitos Alcaraz grande favorito del torneo, c’è tutto, sebbene lo spagnolo di Murcia e dintorni abbia nel frattempo maturato una sorta di complesso nei confronti dei tennisti italiani, avendo lui perso a Melbourne da Berrettini, a Wimbledon da Sinner e ad Amburgo da Musetti, pur essendo sempre partito con il favore dei pronostici. Ma se va in finale contro Sinner forse sarà un pochino meno favorito di altre volte, sebbene la terra rossa per lui sia forse superficie più congeniale rispetto all’erba.

In questo momento, con Rafa Nadal ancora in piena corsa, il tennis spagnolo sta meglio di quello italiano, visto che ha due tennisti compresi fra i top 10, mentre noi abbiamo al momento il solo Sinner top 10e all’ultimo dei dieci posti.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Però in prospettiva io credo si possa dire che il tennis italiano sta meglio di quello spagnolo. Se guardiamo la race, a partire dalla settimana prossima, abbiamo tre tennisti  fra i primi 20 e la loro età non può non farci ben sperare sul loro avvenire. Rafa Nadal è un fenomeno pazzesco, ma insomma il suo certificato anagrafico dice che fra un paio d’anni – anche se continuasse a vincere il Roland Garros – dovrà sventolare bandiera bianca. E anche Djokovic non è eterno. Idem Carreño Busta, Bautista Agut etcetera.

I nostri invece non potranno che migliorare. Tutti e tre. Berrettini, Sinner e Musetti. Tre giocatori così diversi che è un piacere che… lo siano. E che lascino curiosi i nostri appassionati su chi diventerà più forte fra loro.

Io non faccio che incontrare gente che mi chiede chi lo sia, ci abbia maggiori prospettive. Io rispondo che intanto siamo super fortunati ad avere questi dubbi. E poi anche che rispetto al passato, anche a quello glorioso degli anni Settanta, siamo fortunati a poter contare su questi ragazzi che sono di una serietà professionale, con il sostegno dei loro team, senza paragoni.

Sono tutti e tre veramente dedicati al tennis, impegnati a migliorarsi giorno per giorno, consapevoli che soltanto con un lavoro continuo per superare ì proprio limiti – che ancora ci sono ed è inevitabile che ci siano in conseguenza della loro giovane età – potranno fare quella carriera che sognano, aspirare legittimamente a diventare top 5, magari n.1. 

Chiaro che quei traguardi non dipendono solo da loro. Ci sono anche gli altri. Ed alcuni sono giovanissimi come Alcaraz, ma anche ancora giovani come Zverev, Tsitsipas, Rublev, o appena un po’ meno giovani come Medvedev, che non sono meno determinati e professionali dei nostri in rapporto ai medesimi obiettivi. Però, nessuna nazione ad oggi ha 3 giovani contemporaneamente in grado di sognare con qualche ragione quei traguardi.

Per questo ritengo che l’Italia stia meglio di tutti gli altri Paesi. E francamente non era mai successo. Infatti negli anni Settanta il tennis americano era ancora di un’altra categoria, e anche quello australiano. 

Riguardo alla risposta su chi sia in prospettiva il più forte dei nostri tre… oggi come oggi mi pare si possa dire che fra i primi due, Berrettini e Sinner (citati in ordine alfabetico) e il terzo c’è ancora una certa differenza, un mini-gap. E questo perché mentre i primi due sembrano in grado di essere oggettivamente competitivi su più superfici, per ora Lorenzo, che e’ peraltro il più giovane sia pur di poco, ha dimostrato di sapersi esprimere ai migliori livelli soprattutto sulla terra rossa (come spiegano anche i ‘Numeri’ di Ferruccio Roberti).

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Sono certo imparerà ad accorciare i movimenti di preparazione dei colpi anche per i campi duri. Sono cose che si imparano se non si commette l’errore commesso a suo tempo da alcuni nostri giocatori, Cancellotti e Volandri in primis, che quasi rifiutarono di credere in loro stessi su superfici diverse dalla tera battuta.

È anche vero, peraltro, che a quei tempi, sulla terra rossa si giocavano molti più tornei e si poteva quindi difendere la classifica meglio di oggi. Oggi infatti senza punti conquistati anche su altre superfici è praticamente impossibile conquistare le prime posizioni del ranking ATP.

Credo che tutti i nostri tre tennisti di punta, ma anche Sonego che è arrivato a ridosso dei primi 20 del mondo, e non c’è certo arrivato per caso, ma soltanto grazie a una notevole continuità di risultati – ultimamente venuta a mancare con alcune partite perse in modo quasi incredibile, come l’ultima da 4-0 nel terzo – meritino la nostra fiducia riguardo ai loro progressi. Ora poi sembra essersi aggiunti anche Zeppieri che ricordo tre anni fa in Australia avermi assai ben impressionato.

Io non ho paura a sbilanciarmi. Credo che fra un anno saranno tutti più in alto di dove si trovano oggi. Dico tutti, infortuni permettendo. Ma anche riguardo agli infortuni, sono certo che le loro esperienze, a volte dolorose, li aiuteranno a curarsi sempre meglio, a prevenire, a non ripetere certe possibili ingenuità. 

In conclusione, dopo che per anni hanno abbiamo guardato con una qual certa invidia, se non gelosia, al tennis francese prima, a quello spagnolo poi, oggi credo che siano gli altri a dover essere invidiosi, gelosi, del tennis italiano.

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Editoriali del Direttore

UniCredit Firenze Open, chi in campo? Dagli azzurri al sogno Djokovic, le ipotesi

Firenze avrà solo la concorrenza della città iberica di Gijon e metterà in palio punti preziosi per la qualificazione alle ATP Finals di Torino

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Jannik Sinner – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @atptour)

Il grande tennis torna a Firenze. C’era stato, ma al C.T.Firenze 1898– lì nel 1910 era stata fondata la Federazione Italiana Tennis con Piero Antinori primo presidente – negli anni Cinquanta fino all’avvio del tennis Open del 1968 (open ai professionisti).

Lo svedese Sven Davidson vinse due edizioni ma i campioni visti sui campi delle Cascine furono tanti: Drobny, tre volte campione a Roma, i più grandi australiani, Newcombe che avrebbe vinto 3 volte Wimbledon, Cooper (3 Slam), Roche, Rose, gli americani Patty e Larsen, il cileno Ayala, il messicano Osuna, l’argentino Morea, e fra le donne Althea Gibson, Maureen Connolly, Esther Bueno una decina di Slam in tre e fra le più grandi tenniste di tutti i tempi, oltre ai nostri Pietrangeli, Gardini, Merlo, Sirola.

Per un club non era facile far fronte ai bilanci dei tornei professionistici, ma nel ’73 – e per 21 anni fino al ‘94 – ecco ricomparire il grande tennis internazionale a Firenze. C’erano più di 5.000 spettatori e centinaia fuori dai cancelli a tribune esaurite nel ’73 per 4 ore di tennis straordinario culminato con il successo 6-4 al quinto di Ilie Nastase, n.1 del mondo, su Adriano Panatta.

 

Negli anni in cui chi scrive fu direttore del Torneo di Firenze, trionfarono i nomi più belli e noti: da Panatta (1974) a Bertolucci (tre vittorie consecutive 1975-1977), Clerc, Ramirez, Gerulaitis, e poi anche Gomez, Larsson e tre volte un altro n.1 del mondo, Thomas Muster (’91,’92,’93) prima dell’ultima edizione del ’94 vinta dall’uruguagio Filippini.

Che livello avrà l’Unicredit Open Firenze, un ATP 250 del 10-17 ottobre 2022, 625.000 euro di montepremi, quasi due milioni di budget gestionale (che si accolla la FIT)?

Molti top-players saranno a caccia di punti per qualificarsi alla seconda edizione delle finali ATP di Torino a novembre. Zero punti a Wimbledon, zero nei cancellati tornei cinesi che ne distribuivano tanti (Shanghai era un Masters 1000, Pechino un 500).

Spesso nelle settimane degli ATP 250 ci sono tre tornei in concorrenza. Ma Firenze, per il torneo ospite del moderno PalaWanny di San Bartolo a Cintoia – si gioca al coperto e su cemento – avrà solo la concorrenza della città iberica di Gijon. Però la settimana dopo Firenze Napoli ospiterà un altro ATP 250. Se non foste spagnoli dove scegliereste di giocare? In questi giorni Ruud, n.6 ATP, sta giocando un ATP 250. Perché no a Firenze?

Se già partecipassero i migliori italiani, magari con entrambi i nostri leader Sinner e Berrettini, cui si aggiungessero Musetti, Sonego, Fognini, sarebbe già un bel vedere. Fra i 32 in tabellone ci saranno certamente anche tanti tennisti di ottimo ranking. L’entry list verrà definita solo dopo l’US Open. Ma anche se il nuovo ed esordiente direttore del torneo Paolo Lorenzi non ha voluto sbilanciarsi, io scommetterei invece che qualcuno fra Rublev, Ruud, Tsitsipas, Shapovalov, Cilic, Hurkacz, Schwartzman, Dimitrov, Bautista Agut, Rune, Khachanov, lo vedremo a Firenze. E Djokovic? E’ un sogno. Ha detto che non andrà a caccia di punti, ma da qualche parte dovrà pur giocare, almeno per allenarsi. Firenze tira. E sognare non costa niente.

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Editoriali del Direttore

ATP Firenze: quando ero il direttore del torneo… Aneddoti di fine anni Settanta con Clerc, Lendl, Ramirez, Panatta

Il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta ha anche diretto il Torneo delle Cascine negli Anni Settanta. Qui riprendiamo solo un paio di aneddoti vissuti (in parte già pubblicati), mentre ne ricerchiamo altri con Arthur Ashe, Jean Francois Cajolle, Jan Kodes, Guillermo Vilas, Adriano Panatta, Paolo Bertolucci

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Nessuno conosceva Josè Luis Clerc… quando nella seconda settimana di maggio 1978 venne a giocare le qualificazioni del torneo internazionale di Firenze, che dopo tre anni di sponsor Vat 69 era diventato Lotto-Spalding per un paio di anni prima di diventare AlitaliaFirenze.


Per la verità nella terza settimana di aprile Josè Luis aveva battuto a Nizza Tonino Zugarelli prima di perdere – al terzo set peraltro – da Higueras, n.25 ATP, dopo aver vinto il primo al tiebreak. Il suo manager era Pato Rodriguez, un ex tennista cileno (classe 1938) che aveva giocato a lungo in Coppa Davis negli anni’60 e ‘70. Pato mi chiese – ero direttore del torneo ATP di Firenze, 50.000 dollari di montepremi – se potevo programmare Clerc come primo match del giorno (ore 13) “perché Josè Luis (un ragazzone pieno di tic…) è molto nervoso e nelle attese, come quando si deve aspettare che finisca il match sul campo dove è stato designato a giocare, si logora. Se puoi dargli una mano…”.

Bene: io gliela detti e, incuriosito da quel tipo, andai a vederlo. Tirava, sia di dritto sia di rovescio, bordate impressionanti. Senza tregua. Un ritmo da far paura. Tutte pallate senza paura e gli stavano quasi tutte dentro. Lo feci giocare per tre turni di qualificazione sempre alle 13. E scrissi subito sul quotidiano locale, La Nazione, dopo il primo match di “quali”, che credevo di avere intravisto un fenomeno. Ovviamente volevo anche promuovere il torneo. Ma ci credevo. Josè Luis vinse il torneo, primo “qualificato” della storia ATP capace di tanto. Fu il suo primo torneo vinto di 25. Batté al primo turno Peter Carter, l’australiano che sarebbe diventato il primo coach internazionale di Roger Federer (morì in un incidente automobilistico in Sud Africa), poi il colombiano Molina, l’ecuadoriano Ycaza, l’australiano John Alexander (n.8 del mondo nel ’75), il francese Patrice Dominguez in finale, tre set su cinque dominandolo per tre set a zero.

Nel corso dell’anno Clerc vinse altri due tornei, Buenos Aires e Santiago, dopo aver raggiunto finali a Gstaad, South Orange (perdendole entrambe con Vilas, ma battendo tennisti come Okker e McEnroe… dopo che a Parigi aveva lasciato sei game a un Ivan Lendl diciottenne, 6-3 6-0 6-3) e anche a Toronto e Aix en Provence: in quel torneo in Francia sapete chi batté? Noah, Smid e Lendl prima di perdere sul traguardo finale dal solito Vilas. Clerc sarebbe diventato n.4 del mondo nell’agosto dell’81, dopo aver vinto anche Firenze (finale su Ramirez), Roma (Panatta, Lendl e Pecci dai quarti in poi) e quattro tornei di fila negli USA: Boston, Washington, North Conway e Indianapolis. Due volte in finale batté finalmente Vilas… inimicandoselo per sempre! Qualcuno si potrebbe chiedere perché Jose Luis, con quel ranking avesse giocato (e vinto) anche il piccolissimo torneo di Firenze. La risposta è: me lo aveva promesso che sarebbe tornato quando aveva vinto nel ’78. Ma di solito quelle sono promesse che i tennisti che diventano forti non mantengono. Lui invece è stato coerente, serio e non lo dimenticherò. Ogni volta che ci vediamo ci abbracciamo!

Quando aspettammo Ivan Lendl oltre…il regolamento. E Roberto Lombardi non me lo perdonò

 

Ricordo in particolare un curioso episodio, avvenuto circa quarant’anni fa a Firenze. Io ero giovanissimo direttore del torneo ATP di Firenze. Roberto Lombardi giocava le qualificazioni di quel torneo. Lo zio di Peter Korda, mi pare si chiamasse Pavel, mi aveva chiesto di iscrivere alle qualificazioni un ragazzino che a suo dire era promettentissimo: si chiamava Ivan Lendl. Il problema fu che questo diciassettenne si era perso un treno, aveva viaggiato tutta la notte, non sarebbe arrivato in tempo per il check-in. Decidemmo di sorteggiarlo ugualmente, in considerazioni di quelle vicissitudini e dell’età del ragazzino. Era toccato in sorte a Roberto Lombardi. Pregai quindi Roberto, dieci anni più anziano (lui del ’50 e Ivan del ’60) di aspettarlo. Per convincerlo gli dissi: “Dai, non perderai mica da un ragazzino di 17 anni che è stato tutta la notte in un treno e arriverà suonato?”.

Lui accettò sportivamente di aspettarlo. Beh, potete immaginare come andò a finire. Vinse il ragazzino ceco. Facile facile. Per anni Roberto me l’ha scherzosamente rimproverato: “M’hai fregato, m’hai fregato… lo sapevi che era fortissimo!”. Ecco, io voglio ricordarmi sempre quel Roberto lì, quello che scherzava sempre, quello che al ristorante chiedeva sempre quello che non c’era (“Lombardi? Il peggior cliente di ristorante del mondo” era l’affettuosa definizione che di lui dava Maestro Rino), quello che amava sempre recarsi nei posti “più trend”. Non sono sicuro che Ivan Lendl si ricordi di quell’episodio. Non ho avuto occasione di ricordarglielo. Abbiamo riso insieme invece ricordando quella vota in cui lui aveva vinto il suo ennesimo Roland Garros (credo fosse il terzo…) e in sala stampa gli chiesi che cosa avesse pensato che avrebbe fatto a fine carriera… “Magari il giornalista? “ gli suggerii. E lui: “Di certo non sogno di diventare come certi giornalisti senza capelli!” rispose guardandomi fisso con il suo tipico humour freddo, lui che alcuni avevano ribattezzato Buster Keaton, perché la sua comicità non era quasi mai accompagnata da un sorriso, e altri doctor Frankestein per la sua maschera molto particolare. Di aneddoti vissuti in quegli anni ne ricordo tanti altri, con Arthur Ashe, con Jean Francois Caujolle, John Alexander, Adriano Panatta, Paolo Bertolucci e andrò a ripescarli meglio però nella mia memoria per pubblicarli prossimamente sperando che vi piacciano.

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