Finale Davis, in Francia-Svizzera peserà più la schiena di Federer o la folla?

Editoriali del Direttore

Finale Davis, in Francia-Svizzera peserà più la schiena di Federer o la folla?

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TENNIS FINALE COPPA DAVIS – Gli svizzeri favoriti sul piano tecnico, ma il tifo al Mauroy Stadium sarà caldissimo. Wawrinka non è un cuor di leone in Davis, ma Tsonga nemmeno. Gael Monfils sul “rosso” non ha mai battuto Federer. Ma come sta Roger?

LILLE – In sala stampa siamo pigiati come sardine. Sono 388 i giornalisti accreditati da tutto il mondo. Di solito i media stunitensi snobbavano la finale di Coppa Davis che non li vedeva coinvolti, ma non stavolta.

L’evento è considerato eccezionale, inutile nasconderselo, per via di Roger Federer cui manca soltanto questo titolo (e l’oro olimpico in singolare) nel suo straordinario palmares.

 

A rendere ancora più titillante la vigilia di questa finale ha certo contribuito la sua parte la combattutissima semifinale delle World ATP Finals di Londra fra i due svizzeri che non sono poi così amici come si è voluto far credere e il cui rapporto è stato ancor più incrinato da Mirka Federer con il comportamento tenuto in occasione di quel match, con quella sua frase di dubbio gusto lanciata all’indirizzo di Stan Wawrinka (“Crybaby” che può essere tradotto in “Piagnone”). A sentire lo svizzero n.2, non è la prima volta che la signora Federer si lascia scappare suoi commenti poco simpatici nei suoi confronti.

I colleghi svizzeri, Rene Stauffer fra gli altri, tendono a minimizzare, a dare per buona la versione di Roger Federer , e cioè che “in the heat of the moment” (nei momenti più caldi) sono cose che possono succedere.

I colleghi inglesi, Mike Dickson del Daily Mail fra gli altri, invece accusano i giornalisti che minimizzano di “aver paura di inimicarsi Roger Federer”.

Fatto sta che maretta c’è stata eccome, che il faccia a faccia fra Wawrinka e Federer è durato almeno dieci minuti nella palestra della 02 Arena, sabato scorso. E Severin Luthi ha avuto il suo bel daffare a ricomporre la vicenda.

Qui a Lille si è saputo che Mirka è rimasta in Svizzera e si dubita che raggiunga il marito. Il che non dovrebbe apparire strano per una madre di due paia di gemelli, ma lo è abbastanza per lei che per solito non molla Roger nemmeno per un minuto ovunque lui si trovi. Mi raccontava un’amica dei Federer che perfino quando lui va a tagliarsi i capelli lei lo segue e dà ordini al parrucchiere di turno sul tipo di taglio che vuole per Roger e, in piedi come un carabiniere, controlla forbiciata su forbiciata.

Oggi nel corso di due interminabili, noiosissime conferenze stampa post-sorteggio, nessuno dei 388 giornalisti, salvo il sottoscritto, ha provato a chiedere qualcosa a Roger e Stan sul loro duello rusticano. Ecco la mia domanda che …otterrà la più deludente delle risposte..neutrali, da vero svizzero.

Q. Roger and Stan, after what happened last Saturday in London, is there more pressure on you, some more troubles? Is it more difficult for you to win, or it doesn’t change anything at all?

Domanda: Roger e Stan, dopo quello che è accaduto sabato a Londra, avvertite maggior pressione, è più difficile vincere o non è cambiato nulla?

Stan prende il microfono e guardandomi mi chiede se io voglio che risponda lui, mentre Roger se ne disinteressa, ed è chiaro che non vuole parlarne.

La risposta di Stan: “No. For me, for sure, was tough to lose against Roger with four match point. But I took a lot of positive from that week. I’m feeling great from London, a lot of confidence from there. Playing really well tennis.

I had five days here to change surface, to play on clay. I did what I could here with some good practice. I’m feeling ready for the weekend.

It’s going to be a long weekend. Doesn’t matter what, you have to be ready for three days. I think I am. Physically I’m feeling fit. It’s great that Roger can play tomorrow”.

“No. Per me di sicuro è stata dura perdere da Roger dopo quattro matchpoint. Ma mi resta un lato positivo da quella settimana. Ho un sacco di fiducia, ho giocato davvero bene a Londra. Ho avuto 5 giorni per adattarmi alla terra rossa, ho fatto quel che potevo, mi sono allenato bene. Sono pronto per questo weekend. Sarà un lungo weekend, qualunque cosa sia…devi essere pronto per tre giorni. Mi sento bene fisicamente ed è un gran bene che Roger possa giocare domani”.

Insomma, aria fritta. D’altra parte non c’era da aspettarsi molto di più. Così come non ci si pteva attendere che Federer rivelasse quand’è che aveva deciso di giocare, né se si è fatto iniettare del cortisone in questi giorni. “Se l’avessi fatto non ve lo direi…”

Un collega svizzero del Basel Zeitung mi ha soltanto fatto notare che “finchè Wawrinka era l’ombra di Federer non era mai sorto alcun problema. Quando Stan si è avvicinato in classifica e nella considerazione generale, le cose fra i due sono un po’ cambiate. Quando la Svizzera ha perso a Friburgo dagli Stati Uniti due anni fa, Wawrinka aveva perso da Querrey e poi Federer da Isner, ma Roger non fu troppo simpatico nel sottolineare ‘una cattiva giornata di Stan’ quando non è che lui contro Isner avesse giocato meglio. Insomma, rilasciò dichiarazioni che poteva risparmiarsi. Sono più rivali oggi, certo, di quanto lo fossero finchè Stan non era competitivo come adesso. Ciò detto però io trovo – ha proseguito il collega svizzero – che sia stata una bellissima storia di sport che ad una settimana dalla attesissima finale di Coppa Davis Roger e Stan si siano dovuti affrontare in una semifinale del Masters e abbiano fatto di tutto per superarsi, come due campioni di grande orgoglio ed ambizione”.

Tutti questi ingredienti, ivi inclusa l’incertezza fino ad oggi sulla partecipazione di Federer, hanno resa questa vicenda ancora più appetitosa, stuzzicante. Il sorteggio è probabilmente piaciuto agli svizzeri. Wawrinka scende in campo per primo contro Tsonga, così Federer potrà regolarsi di conseguenza con la sua schiena. Sull’1-0 per la Svizzera potrebbe anche risparmiarsi un po’, non spremersi al 100 per cento…anche se l’aver battuto Monfils 4 volte su 4 quando lo ha incontrato sulla terra rossa certo gli darà fiducia.

Ho chiesto a Monfils su quale superficie avrebbe preferito affrontare Federer e lui non ha avuto dubbi: “Sul cemento!”.

Viene da chiedersi, allora, perchè Arnaud Clement abbia scelto la terra rossa per affrontare gli svizzeri. Anche perchè sul “rosso” fra Tsonga e Wawrinka il bilancio è in perfetta parità (2-2) e tutti i loro cinque incontri sono sempre andatial set decisivo, al terzo o al quinto.

Di sicuro anche in questo stadio del Lille così freddo che i Depeche Mode, al contrario di Rihanna, si erano rifiutati di esibirsi, farà molto ma molto caldo. Sono attesi 27.207 spettatori in questo stadio avveniristico molto ben descritto qui su Ubitennis da Enrico Serrapede. E faranno un tifo infernale, 4 volte quello che fecero i 7.000 allo stadio Gerland di Lione quando nel ’91 Forget e Leconte sorpresero, magistralmente guidati da Yannick Noah, gli USA di Sampras e Agassi, più Flach-Seguso. I francesi non avevano più vinto la Coppa Davis dai tempi dei Mousquetaires negli Anni Venti.

Nessun match di tennis, salvo la sfida dei due sessi giocata da Billie Jean King e Bobby Riggs all’Astrodrome di Houston (30.492 spettatori il 20 settembre 1973 nella “Battle of Sexes”) ha avuto più spettatori. La finale di Davis nello stadio di Siviglia nel 2004 fra la Spagna del diciottenne Rafa Nadal e Carlos Moya contro Andy Roddick ebbe 26.000 spettatori. Quando è in campo Federer, però, c’è sempre un tifo composito. In Italia tifano per lui, ad esempio, anche se deve giocare contro un italiano…soprattutto se si chiama Fognini.

Tsonga e Monfils sono due tipi che si esaltano quando la folla li applaude. E loro stessi amano coinvolgerla. Possono essere pericolosi quasi più per quello che per il loro tennis. Il rovescio di Tsonga non dovrebbe poter competere con quello di Wawrinka, così come il campo che concede Monfils a un giocatore come Federer in teoria dovrebbe essere fatale alle chances del francese.

Tecnicamente, insomma, gli svizzeri partono favoriti. Ma il fattore campo in Davis è spesso decisivo ed è per questo che il confronto si preannuncia molto equilibrato, senza un vero favorito.

Le condizioni di Federer ovviamente potrebbero essere decisive, in un senso o nell’altro. Ma solo lui può sapere davvero come sta. E forse nemmeno lui…perchè un match sulla distanza dei tre set su cinque può trovarlo a posto all’inizio e magari meno a posto verso la fine.

Per quanto mi riguarda mi piacerebbe assistere ad un bel 3-2, con la Davis decisa all’ultimo match come mi accadde di vedere a Malmoe 1996 quando Boetsch conquistò il 3-2 per i francesi sulla

Svezia, con Kulti che non riuscì a trasformare 3 matchpoints consecutivi. Anche a Melbourne sull’erba, nel 2001, la Francia sconfisse a sorpresa l’Australia 3-2, con Escudè che battè Arthurs, e l’anno dopo fu un’altra memorabile finale con la Russia che conquistò a Parigi la sua prima Davis grazie a Youzhny che rimontò da due set a 0 e 4-1 nel quarto Mathieus sul 2 pari. A Belgrado nel 2010 fu invece Troicki a conquistare il punto del 3-2 su Llodra che sostituì Gilles Simon.

 

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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