Ecco uno scenario rovesciato. La schiena di Federer, la forma di Wawrinka, Gasquet sostituisce Tsonga

Editoriali del Direttore

Ecco uno scenario rovesciato. La schiena di Federer, la forma di Wawrinka, Gasquet sostituisce Tsonga

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TENNIS COPPA DAVIS – Il pronostico è sempre sull’altalena. I favori sono passati tre volte da un team all’altro. Oggi nessuno immagina Tsonga capace di battere Roger Federer vittorioso sul proprio “fantasma”. Ieri lo credevano in tanti. Le colpe di Arnaud Clement…e di Jo Wilfried Tsonga

DA LILLE – Ora daranno tutti addosso a Arnaud Clement. Perchè al cospetto dei due svizzeri il duo francese formato da Gasquet e Bennetau non è proprio esistito.
E’ così la vita degli allenatori quando possono scegliere. Chi perde, con il senno di poi, fa sempre la scelta sbagliata. Lo sport è uno dei pochi settori delle attività umane dove gli assenti hanno quasi sempre ragione. Infatti tutti potrebbero in teoria aver fatto meglio dei presenti che hanno appena perduto. Gli sportivi nell’esprimere le loro opinioni…del senno di poi, sono purtroppo spesso crudeli. Manca la controprova naturalmente…e allora già da stasera Clement è sulla graticola. Salvo miracoli congiunti di Tsonga e Monfils sarà il capitano di una Coppa Davis che pareva raggiungibile e che sarà invece più probabilmente persa. Ma forse chi ha scelto la formazione del doppio non è stato tanto lui – ecco il destino dei capitani-allenatori che non possono dire tutto per non tradire la fiducia dei propri giocatori – quanto proprio Jo Wilfried Tsonga che da tutta la settimana si allenava male, diceva di non sentire bene la palla e in effetti contro Wawrinka aveva dimostrato di non riuscire a spingerla come al solito neppure di dritto.
Eppure fino a ieri Clement sembrava orientato – lo dicono i colleghi francesi – a schierare Tsonga e Gasquet, coppia imbattita in Davis …al posto di questa che in Davis invece non aveva mai giocato. La cosa sembrava confermata quando in mattinata Tsonga si era allenato insieme a Gasquet, proprio come avevano fatto insieme Wawrinka e Federer. Ma la differenza deve essere stata che mentre i due svizzeri sono usciti dal campo soddisfatti (dopo che già ieri sera Severin Luthi e loro due avevano deciso che quella sarebbe stata la formazione odierna), Tsonga apparantemente non lo era affatto.

Si è tirato indietro lui? Al 100 per 100 non siamo in grado di dirlo, il giornalista dell’Equipe Vincent Cognet mi diceva: “Ci piacerebbe saperlo anche a noi, ma certezze non ne abbiamo!”
Tsonga appariva rabbuiato, questo sì, e per la prima parte del match non è nemmeno venuto in panchina ad incoraggiare i suoi compagni. Perchè? Magari fra qualche anno lo scopriremo.
Fatto sta che nell’arco di 24 ore le cose si sono rovesciate. Ora la Svizzera è tornata favorita e per più ragioni. Difficile forse stabilire l’ordine di priorità di queste ragioni. Le scriverò in ordine sparso.
Una: Roger Federer non sta male, ma stasera è stato benissimo. Ha ceduto solo 8 punti in 9 turni di servizio e ha servito costantemente le prime, quando ha voluto, sopra i 200/210 km orari.
Due: Roger deve giocare contro Tsonga che invece è apparso teso, molto teso, e anche abbastanza fuori forma e poco convinto. Tre: il morale è tutto dalla parte degli Svizzeri.
Quattro: i francesi si sono “bruciati” Gasquet, il peggiore in campo nel doppio, e quindi anche uno Tsonga sottotono non può probabilmente essere sostituito da un giocatore che stasera aveva il morale sotto le scarpe. Giocasse Gasquet il singolare e lo giocasse male come ha giocato il doppio, beh Clement potrebbe dare le dimissioni.
Cinque: avendo preferito un doppista, Bennetau, a un quarto singolarista, Gilles Simon, Arnaud Clement non ha alternative. Purtroppo non ha due Monfils, ma uno solo.
Sei: Stan Wawrinka è in uno stato di forma eccezionale. Stasera nel doppio è stato decisivo con le sue risposte fulminanti, dai due lati, così come per i colpi di sfondamento giocati dal centro del campo: quando la palla arrivava in mezzo fra il suo dritto e il rovescio di Federer la scelta su chi doveva tirare è caduta quasi sempre su Wawrinka. Un paio d’anni fa non sarebbe stato così. E stasera Wawrinka sembrava ispirato perfino a rete. Non ha sbagliato una volee facile.

 

Se anche Tsonga dovesse resuscitare e sconfiggere Federer un Wawrinka così va considerato favorito sul pur straordinario Monfils visto ieri anche se Mats Wilander ha scritto oggi per l’Equipe (dopo aver detto che lui avrebbe scelto la stessa coppia di Clement, Gasquet e Bennetau…sebbene non avessero più giocato insieme da India Wells 2013!, però aveva detto anche che avrebbe fatto giocare Federer e Chiudinelli!!! Formazione cui nessuno aveva pensato…) che un Monfils così sulla terra rossa è imbattibile per chiunque, e soprattutto per un match che arrivi al quinto set. “Con il braccio di Monfils e il cervello di Clement…Gael diventa imbattibile sui campi rossi!” Poi ha aggiunto, probabilmente per pararsi un po’ le spalle: “Forse anche per Wawrinka”.
Quel forse lo mette al riparo, mah…forse Wilander ama stupire.

Sono cose, queste, che succedono in Coppa Davis, dove spesso le emozioni e le tensioni prendono il sopravvento su altre questioni, anche quelle purament tecniche. Ieri dopo il Federer disastroso osservato di fronte a un grande Monfils, chi propendeva per schierare il duo Federer-Wawrinka, dava l’impressione di volerlo fare soprattutto perchè un Federer così mal ridotto sembrava in grado di coprire dignitosamente forse metà campo, ma non uno tutto intero in un singolare che – sull’eventuale 2-1 per una Francia vittoriosa in doppio – sarebbe stato decisivo per mantenere in vita le speranze di un trionfo svizzero.
Invece abbiamo visto che il Federer di stasera non aveva nulla da invidiare al miglior Federer. Quindi lo scenario è cambiato completamente. I soli aspetti che non sono cambiati, a mio avviso, sono le valutazioni che si possono fare sull’eterno incompiuto Richard Gasquet, ex n.7 del mondo da sempre afflitto da problemi di personalità, e su Bennetau che – sempre a mio avviso – non è di questa categoria. E’ un giocatore modesto che non ha mai vinto un torneo pur avendo disputato 11 finali. Non può essere un caso. Anche nel suo caso è un problema sia di classe sia di personalità. Pretendere che due giocatori con quelle caratteristiche potessero battere due campioni in forma come Federer e Wawrinka era folle. L’unica chance l’avrebbero avuta se Roger Federer fosse stato il campione timoroso di venerdì, quando come ha detto lui stesso non era stato il dolore ad handicapparlo quanto la paura che il dolore si manifestasse, “il fantasma” che poteva apparire in ogni momento.
Ancora una volta ho provato a chiedere a Severin Luthi, provocandolo un po’, se lo avesse più sorpreso il grande “ritorno” di Federer capace di perdere così pochi punti sul servizio (prima ne avevo contati 9, poi in realtà erano 8…perchè avevo scritto un puntino poi cancellato nel mio blocnotes …) o la prestazione magistrale di Wawrinka che ha risposto alla grande, ma come al solito lui ha glissato, facendo nuovamente ridere Federer…
“Non è una domanda che mi pongo. Penso che abbiano giocato molto bene entrambi, onestamente. A volte uno gioca meglio in un momento, a volte un altro…”.
Nemmeno Albert Einstein mi avrebbe dato una risposta più illuminante. E quando allora gli ho chiesto: –Puoi provare a darmi una risposta?-
Lui: “Fai sempre domande…”
Come ieri interrompe il siparietto Roger Federer per aggiungere: “Funky questions…” (e ride).
Luthi: “Esattamente, onestamente non ci interessa. Ma una cosa che è stata davvero buona oggi….- evviva una piccola risposta la sta per dare! – è che a volte ci sono periodi nei quali uno risponde bene e l’altro invece no. Oggi hanno giocato bene insieme allo stesso tempo. E l’hanno fatto in certi momenti contemporaneamente che così hanno potuto fare i break. Sono semplicemente felice che abbiamo vinto”.

Erano chiaramente, e comprensibilmente euforici, gli svizzeri, ma nel finale della conferenza stampa Roger Federer ha voluto mettere le mani avanti: “Niente è ancora stato fatto (sorridendo). Abbiamo vinto il doppio e ci prepariamo a giocare gli ultimi due singolari. Giochiamo contro una squadra molto forte. Il fatto che ci vediate sorridenti non significa che l’indomani vinciamo un match di cinque set. E’ vero che ci sentiamo bene, siamo tutti molto contenti di essere qui insieme a Lille, abbiamo un bellissimo weekend insieme. Naturalmente il risultato creerà emozioni positive o negative a seconda di quel che accadrà nel giorno finale. Ma saremo ben preparati. Sarà un giorno molto importante per tutti noi”.

E, nel nostro piccolo, pure per noi di Ubitennis, unico sito presente qui con due inviati. Alcuni, Gaia, Chiara, Wall 80 ed altri, diranno che sono troppo incline all’ autoreferenzialità, ma solo noi sappiamo quali sacrifici dobbiamo fare, e continuiamo a fare, per raccontare quel che vediamo andando sui teatri degli avvenimenti. Crediamo ancora alla funzione del giornalista non seduto, quello che vede gli avvenimenti svolgersi sotto i suoi occhi e non seduti davanti alla tv. Se i lettori questo lo apprezzino o no, beh, non siamo completamente sicuri. Ma speriamo di sì. Il giornalismo di una volta è in crisi perchè non ci sono più i mezzi di una volta a sostenerlo, gli editori tendono a spendere il meno possibile, a prenderele cose dalla tv. Lo si può fare, certo, ma io credo che si possa svolgere un migliore lavoro andando sul posto. Confrontandosi con i migliori colleghi, scambiando opinioni con i giocatori del presente e del passato.
Raccogliere quel che dicono i Wilander, i Boetsch (guardate il video-intervista che abbiamo messo in home-page, ma anche Jakob Hlasek …che non ama per nulla Federer che lo fece silurare da capitano quando la Federtennis svizzera osò nominarlo dopo Mezzadri senza chiedere il parere dei giocatori e di Roger in particolare.
“Dipendesse da me non accetterei il fatto che Federer possa decidere sempre fino all’ultimo se gioca o non gioa la Davis: è una mancanza di rispetto verso gli altri giocatori, e verso la Svizzera tutta”. Hlasek ha certo il dente avvelenato, Guy Forget infatti dice: “Uno come Federer ha fatto talmente tanto per il tennis svizzero che bisogna concedergli un po’ tutto quel che chiede…Bisogna trovare il modo di relazionasi con lui. Jakob non avrebbe dovuto accettare di diventare capitano di Coppa Davis…calato dall’alto, senza aver prima parlato anche con i giocatori. Non è stato diplomatico insomma…”
E Hlasek, che con Forget ha vinto un Masters di doppio, ha concesso: “Guy ha in parte ragione, ma io non sarei riuscito a coprire un ruolo come lo fa Severin Luthi, che tutti sanno non decide nulla ma mette in campo chi decide Roger…anche se è amico pure di Stan…però non credo che Stan sia sempre contento di essere quello sempre disponibile, l’uomo di scorta anche adesso che è il suo livello non è inferiore a quello di Roger!”.
Concludo ricordando che qui nel Pierre Mauroy Stadium anche oggi Roger Federer ha ricevuto un’ovazione all’applausometro nettamente superiore a quella riscontrata non solo per Wawrinka, ma anche per Gasquet e per Bennetau. Proprio come già ieri. E lo speaker lo ha introdotto del resto così, con questo parole: “Le meilleur jouer de tout le temps est a Lille!”.

C’è bisogno di una traduzione?

 

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Editoriali del Direttore

Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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