Wawrinka-Djokovic promette scintille. Keys-Williams, è passaggio di consegne? Serena non al meglio

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Wawrinka-Djokovic promette scintille. Keys-Williams, è passaggio di consegne? Serena non al meglio

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Wawrinka-Djokovic sarebbe stata una degna finale, visti i grandi incontri che li hanno visti protagonisti. E se alla fine vincessero Murray o Berdych… Keys il nome nuovo, che raccoglie l’investitura di Serena Williams. Ma lì ci sarebbe potuta essere Camila Giorgi. Novak campione…nei tempi, ma Federer appare irraggiungibile

Wawrinka devastante, con Djokovic è come una finale

Una volta usciti di scena nella parte bassa del tabellone Roger Federer e Rafael Nadal, mentre qui in Australia diversi colleghi vengono al mio desk n.45 rimproverandomi scherzosamente perchè “Il tuo Seppi ha rovinato il torneo!”, non si poteva arrivare ad una miglior semifinale per la metà alta che quella che vedrà di fronte forse i due uomini più convincenti ed in forma del torneo, il n.1 del mondo Novak Djokovic, facile vincitore di Milos Raonic e con un solo game di battuta ceduto in 5 incontri – ma con Kuznetsov nel terzo set quando Novak stava dominando e si è un tantino distratto – e il campione in carica Stan Wawrinka che ha giocato una grandissima partita per prendersi una saporita rivincita su Kei Nishikori che lo aveva battuto in cinque set nei quarti dell’ultimo US Open. Il suo ventesimo ace ha sigillato il matchpoint e il 63 64 76 in 2 ore e 4 minuti con poca storia, fatti salvi i cinque matchpoint non trasformati da Wawrinka nel tiebreak del terzo set condotto 6-1. Se Nishikori non sbaglia una smorzata sul 6 pari, concedendosi una licenza che il suo allenatore Michael Chang mai e poi mai avrebbe fatto, lo svizzero poteva ritrovarsi al quarto set e poteva venirne fuori tutta un’altra partita. Si sa come vanno certe cose.

Forse lo scontro Djokovic-Wawrinka avrebbe potuto essere migliore come finale, mi verrebbe da dire ripensando ai grandi incontri che li hanno visti protagonisti due volte qui in Australia e una volta all’US open. Ma se poi il torneo lo vince Murray, che pure ha perso 6 volte su 10 con Berdych, oppure il ceco che prima o poi uno Slam potrebbe anche vincerlo, cosa direste voi? Come minimo che non capisco nulla di tennis. Così come non capisco nulla di grafica e di moderne navigazioni sul web tant’è che spesso, facendo infuriare il webmaster, mi capita di perdermi articoli qua e là – la forza delle vecchie abitudini di blogger – quando invece basterebbe cliccare su Australian Open e ritrovare tutto quel che è stato scritto. Comunque siccome pare che io non sia l’unico lettore – prima che direttore – un po’ confuso dalle pur apprezzabilissime novità grafiche, fra poco uscirà un articolo “la mappa per navigare su Ubitennis” che dovrebbe indirizzare i lettori privi di bussola come me.

Australian Open deludente, che Wawrinka-Djokovic e Murray-Berdych possano risollevarlo

Tornando all’accoppiamento della seconda semifinale – con la prima Murray-Berdych in programma per voi in Italia domattina alle 9,30 e per noi in Australia alle 19,30 – non si può non ricordare che, prescindendo dal bilancio dei loro duelli che vede Djokovic in netto vantaggio (18 vittorie e 3 sconfitte), le loro due sfide qui a Melbourne sono state fantastiche, sia quella vinta da Djokovic per 12-10 al quinto due anni fa, sia quella vinta da Wawrinka nei quarti lo scorso anno per 9-7 al quinto. Entrambe sono state considerate le migliori partite del torneo, e anche quella vinta da Djokovic per 6-4 al quinto all’US Open due anni fa ha espresso un livello straordinario.

Speriamo che sia così anche questa volta, venerdì, perchè fin qui questo torneo grandissime partite non ne ha riservate. Nè fra gli uomini né fra le donne, al di là di qualcuna che è stata magari emozionante per l’andamento del punteggio ma non eccezionale sotto il profilo tecnico.

Anche Murray-Berdych alla luce dei loro dieci incontri promette di essere una buona partita, anche se di Berdych non mi fido mai troppo. Chissà che l’allenatore Vallverdu, grazie alla sua profonda conoscenza di Murray, non lo metta sulla buona strada. Sono cinque anni che non arriva più in finale ad uno Slam, da Wimbledon 2010, e quella è rimasta l’unica sebbene il suo talento facesse prevedere altri replay.

Madison Keys pronta a raccogliere il testimone, lo dice Serena

Degli otto semifinalisti l’unico nome nuovo è quello di Madison Keys, cui Giulio Fedele ha dedicato un paio di articoli su Ubitennis. Madison aveva un poster nella sua cameretta con Venus Williams. Ma non si è fatta pregare quando ha potuto spedirla a fare le valigie, Venus era avanti 3-1 nel terzo set, quando Madison ha sentito una fitta a quello stesso adduttore sinistro che l’aveva costretta a ritirarsi sette mesi fa a Wimbledon contro la Shvedova dopo che aveva vinto il suo primo torneo a Eastbourne ed era reduce da sette vittorie consecutive. Così ha chiamato il medico, si è fatta fasciare la coscia e…ha vinto i successivi tre games. E poco dopo il 4 pari anche il set decisivo.

Serena Williams ha commentato: “Beh dopo tanti anni prima o poi qualcuna doveva arrivare a prendere il nostro testimone, in bocca al lupo a Madison Keys che mi pare abbia le qualità e il potenziale per fare davvero bene”.

Beh, dopo che un anno fa un’altra diciannovenne, Genie Bouchard era approdata a questo stesso traguardo – e poi aveva raggiunto una semifiinale a Parigi e la finale a Wimbledon nonché un posto tra le top-ten anche se poi si è un po’ fermata – e due anni fa era stata la volta di Sloane Stephens che però non ha più fatto molto, auguriamo alla Keys di seguire più l’esempio della Bouchard che quello della Stephens.

Secondo il re di Twitter Ben Rothenberg, 36.000 followers, giovanissimo collaboratore del New York Times che cortesemente mi onora ogni sera della sua partecipazione al video che pubblichiamo sulla home page inglese (ma anche su quella italiana quando non lo dimentichiamo…lo dico perchè se non trovate il video sulla home italiana se vi va potete vederci lì) Keys “non è la Stephens, è molto più determinata ed ha una coach come Lindsay Davenport che la spronerà a dare il meglio di sé senza montarsi la testa, senza mettersi in polemiche inutili con Serena Williams”.

L’unico timore che aveva oggi Ben è che la semifinale tutta americana possa anche non disputarsi: infatti Serena ha una tosse da cavallo, è raffredata marcia e parla a stento, ma ciononostante ha dominato la piccola Cibulkova, finalista di un anno fa, con un inequivocabile 62 62 in 65 minuti. Mentre Keys ha questo problema all’adduttore che potrebbe anche non essersi risolto nell’arco di sole 24 ore.

Lo scorso anno la ragazzina di Rock Island Illinois aveva battuto 7 top20, e tre top-ten, Li Na, Jankovic e Kerber, ma anche Halep e Cibulkova che fra le top ten sarebbero poi entrate di lì a poco.

Insomma un tipo tosto questa ragazzina che aveva debuttato a 14 anni nel 2009 e da wild card aveva subito sconfitto la Kudryatseva a Pontevedra.

Giulio avrà detto già alcune cose, ma questa ragazzina è da due anni la teenager più alta in classifica Wta e da oggi è già sicura di essere almeno n.20 dal mondo dopo che all’inizio del torneo era n.35. Se Venus fosse riuscita a batterla sarebbe rientrata fra le top-ten, invece si dovrà accontentare per il momento dell’11esimo posto.
Parlando di Venus …mi assale un po’ di rimpianto per l’occasione sfuggita per due soli punti a Camila Giorgi. Il suo era un bel corridoio, fino a Serena. E , come detto, una Serena non al meglio delle proprie condizioni fisiche.

Davenport-Keys, binomio vincente…su Venus!

La partita di oggi della diciannovenne americana mi ha fatto tornare indietro al 1999 qui, quando a giocare i quarti di finale c’era una certa Venus Williams. Venus giocava contro la coach di Madison, Lindsay Davenport. Nei capelli, anzi nelle treccine, aveva tante perline colorate che ad un certo punto cominciarono a cadere sul campo, fino a che l’arbitro Denis Overberg fu costretto a infliggerle un penalty point. Era il terzo game del secondo set. Venus non vinse più un gioco: 64 60.

Giunone Davenport, come l’aveva soprannominata Rino Tommasi aveva 23 anni. Oggi Lindsay, che con Venus ha chiuso il suo bilancio con 14 vittorie e 13 sconfitte, ne ha 38. Tuttavia Venus non credeva che Lindsay potesse dare troppi consigli utili a Madison, 1metro e 78 che sembrano meno. “Il mio gioco è molto cambiato da allora”.

Ma Madison non ha fatto una piega ed ha vinto, evitando l’ennesimo sorellicidio, ma dopo 6 anni, fra le due Williams. Stanotte proverà a battere anche Serena contro la quale non ha mai giocato.

Nole, 25esima semifinale Slam a 27 anni: meglio di Agassi, Lendl, Connors e Federer

Concludo ricordando che Novak Djokovic ha raggiunto la sua venticinquesima semifinale di Slam in relativamente pochi anni. Gli altri che ne hanno raggiunte di più lo hanno fatto in un arco di tempo molto più lungo, Agassi, Lendl, Connors e Federer. Insomma Novak è avanti a tutti quei campioni come tempi. Anche se non batterà mai, credo, il record delle 23 semifinali consecutive conquistate da Roger Federer.

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