Wawrinka-Djokovic promette scintille. Keys-Williams, è passaggio di consegne? Serena non al meglio

Editoriali del Direttore

Wawrinka-Djokovic promette scintille. Keys-Williams, è passaggio di consegne? Serena non al meglio

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Wawrinka-Djokovic sarebbe stata una degna finale, visti i grandi incontri che li hanno visti protagonisti. E se alla fine vincessero Murray o Berdych… Keys il nome nuovo, che raccoglie l’investitura di Serena Williams. Ma lì ci sarebbe potuta essere Camila Giorgi. Novak campione…nei tempi, ma Federer appare irraggiungibile

Wawrinka devastante, con Djokovic è come una finale

Una volta usciti di scena nella parte bassa del tabellone Roger Federer e Rafael Nadal, mentre qui in Australia diversi colleghi vengono al mio desk n.45 rimproverandomi scherzosamente perchè “Il tuo Seppi ha rovinato il torneo!”, non si poteva arrivare ad una miglior semifinale per la metà alta che quella che vedrà di fronte forse i due uomini più convincenti ed in forma del torneo, il n.1 del mondo Novak Djokovic, facile vincitore di Milos Raonic e con un solo game di battuta ceduto in 5 incontri – ma con Kuznetsov nel terzo set quando Novak stava dominando e si è un tantino distratto – e il campione in carica Stan Wawrinka che ha giocato una grandissima partita per prendersi una saporita rivincita su Kei Nishikori che lo aveva battuto in cinque set nei quarti dell’ultimo US Open. Il suo ventesimo ace ha sigillato il matchpoint e il 63 64 76 in 2 ore e 4 minuti con poca storia, fatti salvi i cinque matchpoint non trasformati da Wawrinka nel tiebreak del terzo set condotto 6-1. Se Nishikori non sbaglia una smorzata sul 6 pari, concedendosi una licenza che il suo allenatore Michael Chang mai e poi mai avrebbe fatto, lo svizzero poteva ritrovarsi al quarto set e poteva venirne fuori tutta un’altra partita. Si sa come vanno certe cose.

 

Forse lo scontro Djokovic-Wawrinka avrebbe potuto essere migliore come finale, mi verrebbe da dire ripensando ai grandi incontri che li hanno visti protagonisti due volte qui in Australia e una volta all’US open. Ma se poi il torneo lo vince Murray, che pure ha perso 6 volte su 10 con Berdych, oppure il ceco che prima o poi uno Slam potrebbe anche vincerlo, cosa direste voi? Come minimo che non capisco nulla di tennis. Così come non capisco nulla di grafica e di moderne navigazioni sul web tant’è che spesso, facendo infuriare il webmaster, mi capita di perdermi articoli qua e là – la forza delle vecchie abitudini di blogger – quando invece basterebbe cliccare su Australian Open e ritrovare tutto quel che è stato scritto. Comunque siccome pare che io non sia l’unico lettore – prima che direttore – un po’ confuso dalle pur apprezzabilissime novità grafiche, fra poco uscirà un articolo “la mappa per navigare su Ubitennis” che dovrebbe indirizzare i lettori privi di bussola come me.

Australian Open deludente, che Wawrinka-Djokovic e Murray-Berdych possano risollevarlo

Tornando all’accoppiamento della seconda semifinale – con la prima Murray-Berdych in programma per voi in Italia domattina alle 9,30 e per noi in Australia alle 19,30 – non si può non ricordare che, prescindendo dal bilancio dei loro duelli che vede Djokovic in netto vantaggio (18 vittorie e 3 sconfitte), le loro due sfide qui a Melbourne sono state fantastiche, sia quella vinta da Djokovic per 12-10 al quinto due anni fa, sia quella vinta da Wawrinka nei quarti lo scorso anno per 9-7 al quinto. Entrambe sono state considerate le migliori partite del torneo, e anche quella vinta da Djokovic per 6-4 al quinto all’US Open due anni fa ha espresso un livello straordinario.

Speriamo che sia così anche questa volta, venerdì, perchè fin qui questo torneo grandissime partite non ne ha riservate. Nè fra gli uomini né fra le donne, al di là di qualcuna che è stata magari emozionante per l’andamento del punteggio ma non eccezionale sotto il profilo tecnico.

Anche Murray-Berdych alla luce dei loro dieci incontri promette di essere una buona partita, anche se di Berdych non mi fido mai troppo. Chissà che l’allenatore Vallverdu, grazie alla sua profonda conoscenza di Murray, non lo metta sulla buona strada. Sono cinque anni che non arriva più in finale ad uno Slam, da Wimbledon 2010, e quella è rimasta l’unica sebbene il suo talento facesse prevedere altri replay.

Madison Keys pronta a raccogliere il testimone, lo dice Serena

Degli otto semifinalisti l’unico nome nuovo è quello di Madison Keys, cui Giulio Fedele ha dedicato un paio di articoli su Ubitennis. Madison aveva un poster nella sua cameretta con Venus Williams. Ma non si è fatta pregare quando ha potuto spedirla a fare le valigie, Venus era avanti 3-1 nel terzo set, quando Madison ha sentito una fitta a quello stesso adduttore sinistro che l’aveva costretta a ritirarsi sette mesi fa a Wimbledon contro la Shvedova dopo che aveva vinto il suo primo torneo a Eastbourne ed era reduce da sette vittorie consecutive. Così ha chiamato il medico, si è fatta fasciare la coscia e…ha vinto i successivi tre games. E poco dopo il 4 pari anche il set decisivo.

Serena Williams ha commentato: “Beh dopo tanti anni prima o poi qualcuna doveva arrivare a prendere il nostro testimone, in bocca al lupo a Madison Keys che mi pare abbia le qualità e il potenziale per fare davvero bene”.

Beh, dopo che un anno fa un’altra diciannovenne, Genie Bouchard era approdata a questo stesso traguardo – e poi aveva raggiunto una semifiinale a Parigi e la finale a Wimbledon nonché un posto tra le top-ten anche se poi si è un po’ fermata – e due anni fa era stata la volta di Sloane Stephens che però non ha più fatto molto, auguriamo alla Keys di seguire più l’esempio della Bouchard che quello della Stephens.

Secondo il re di Twitter Ben Rothenberg, 36.000 followers, giovanissimo collaboratore del New York Times che cortesemente mi onora ogni sera della sua partecipazione al video che pubblichiamo sulla home page inglese (ma anche su quella italiana quando non lo dimentichiamo…lo dico perchè se non trovate il video sulla home italiana se vi va potete vederci lì) Keys “non è la Stephens, è molto più determinata ed ha una coach come Lindsay Davenport che la spronerà a dare il meglio di sé senza montarsi la testa, senza mettersi in polemiche inutili con Serena Williams”.

L’unico timore che aveva oggi Ben è che la semifinale tutta americana possa anche non disputarsi: infatti Serena ha una tosse da cavallo, è raffredata marcia e parla a stento, ma ciononostante ha dominato la piccola Cibulkova, finalista di un anno fa, con un inequivocabile 62 62 in 65 minuti. Mentre Keys ha questo problema all’adduttore che potrebbe anche non essersi risolto nell’arco di sole 24 ore.

Lo scorso anno la ragazzina di Rock Island Illinois aveva battuto 7 top20, e tre top-ten, Li Na, Jankovic e Kerber, ma anche Halep e Cibulkova che fra le top ten sarebbero poi entrate di lì a poco.

Insomma un tipo tosto questa ragazzina che aveva debuttato a 14 anni nel 2009 e da wild card aveva subito sconfitto la Kudryatseva a Pontevedra.

Giulio avrà detto già alcune cose, ma questa ragazzina è da due anni la teenager più alta in classifica Wta e da oggi è già sicura di essere almeno n.20 dal mondo dopo che all’inizio del torneo era n.35. Se Venus fosse riuscita a batterla sarebbe rientrata fra le top-ten, invece si dovrà accontentare per il momento dell’11esimo posto.
Parlando di Venus …mi assale un po’ di rimpianto per l’occasione sfuggita per due soli punti a Camila Giorgi. Il suo era un bel corridoio, fino a Serena. E , come detto, una Serena non al meglio delle proprie condizioni fisiche.

Davenport-Keys, binomio vincente…su Venus!

La partita di oggi della diciannovenne americana mi ha fatto tornare indietro al 1999 qui, quando a giocare i quarti di finale c’era una certa Venus Williams. Venus giocava contro la coach di Madison, Lindsay Davenport. Nei capelli, anzi nelle treccine, aveva tante perline colorate che ad un certo punto cominciarono a cadere sul campo, fino a che l’arbitro Denis Overberg fu costretto a infliggerle un penalty point. Era il terzo game del secondo set. Venus non vinse più un gioco: 64 60.

Giunone Davenport, come l’aveva soprannominata Rino Tommasi aveva 23 anni. Oggi Lindsay, che con Venus ha chiuso il suo bilancio con 14 vittorie e 13 sconfitte, ne ha 38. Tuttavia Venus non credeva che Lindsay potesse dare troppi consigli utili a Madison, 1metro e 78 che sembrano meno. “Il mio gioco è molto cambiato da allora”.

Ma Madison non ha fatto una piega ed ha vinto, evitando l’ennesimo sorellicidio, ma dopo 6 anni, fra le due Williams. Stanotte proverà a battere anche Serena contro la quale non ha mai giocato.

Nole, 25esima semifinale Slam a 27 anni: meglio di Agassi, Lendl, Connors e Federer

Concludo ricordando che Novak Djokovic ha raggiunto la sua venticinquesima semifinale di Slam in relativamente pochi anni. Gli altri che ne hanno raggiunte di più lo hanno fatto in un arco di tempo molto più lungo, Agassi, Lendl, Connors e Federer. Insomma Novak è avanti a tutti quei campioni come tempi. Anche se non batterà mai, credo, il record delle 23 semifinali consecutive conquistate da Roger Federer.

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Editoriali del Direttore

Impasse Coronavirus: che impatto su Federer, Venus e Serena Williams, i Bryan, Nadal, Djokovic?

Dopo i tanti ritiri dell’ultimo biennio (Berdych, Ferrer, Almagro, Baghdatis), molti ipotizzavano che nel 2020 ci fosse il canto del cigno per tante star del tennis. Giocheranno ancora nel 2021?

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Roger Federer e Rafa Nadal - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Avvertenza ai lettori. Evitino di leggerlo tutti coloro che, dopo aver letto il titolo, si appresterebbero a dire che sto, stiamo cercando di acchiappare clic. Cerchiamo semplicemente di trattare quegli argomenti che ci accorgiamo – in tempi di Coronavirus e di tennis off limits per chissà quanto tempo ancora – vengono discussi fra gli appassionati che sono bombardati da bollettini più o meno catastrofici sui contagi e ogni tanto vorrebbero anche distrarsi un po’ con qualche argomento più leggero.

Avverto subito di seguito i lettori superstiti per correttezza, o onestà intellettuale come ormai si usa dire, che non ho notizie certe sulle ipotesi che sto per fare, ma che tuttavia uso le previsioni che da più parti del microcosmo tennistico venivano fatte. Non anni fa, ma fino a pochissimo tempo fa. Direi fino alla cancellazione del torneo di Indian Wells – come vola il tempo, sembra un secolo fa! – quando sembravano ancora attendibili, attendibilissime. E tuttavia da qualche dato, da qualche aspetto curioso, da qualche considerazione che ho in testa, penso che una amichevole discussione dovrebbe poter scaturire.

Comincio con il ricordare che fra 2019 e inizio 2020, a far fronte all’inattesissimo, sorprendente, quasi inspiegabile “comeback” di Kim Cljisters si sono verificati tanti ritiri di giocatori noti, a cominciare da un paio di “sempreverdi” top-ten, David Ferrer e Tomas Berdych, per proseguire con Nicolas Almagro, Mikhail Youzhny, Marcos Baghdatis, ma anche Victor Estrella Burgos e Max Mirny. E fra le donne la più famosa è certo l’ex n.1 del mondo Maria Sharapova, ma anche Sweet Caroline Wozniacki, Dominika “Cipollina” Cibulkova. Nel 2018 aveva detto basta Tommy Haas, le nostre Francesca Schiavone, Roberta Vinci e Karin Knapp, Nadia Petrova e chissà quanti/e dimentico… aggiungete pure voi.

 

Ma cosa si prevedeva che sarebbe successo nel 2020 e oltre? Per quanti questo sarebbe stato l’anno dell’addio? Beh, i gemelloni sovrani del doppio Bryan, 42 anni il prossimo 29 aprile – Bob 119 titoli di doppio e Mike 124 – avevano annunciato che avrebbero giocato l’ultimo US Open per poi appendere la racchetta al chiodo dopo essere stati insieme n.1 del mondo di specialità per 438 settimane (ma Mike lo è stato per 506), di cui 139 consecutive: ennesimo record. Altro record: per 10 anni hanno chiuso la stagione da n.1. Potrebbero rivedere i loro piani e giocare le Finali di Davis a novembre? Anche se adesso perfino la nuova Coppa Davis rischia di saltare, sebbene a Madrid la si giochi quando più tardi non si potrebbe. Ma nessuno può giurare che l’effetto Coronavirus, che in Spagna sta imperversando quasi come in Italia, sia davvero finito, anche se tutti ce lo auguriamo.

Dai 42 anni dei Bryan, andando a ritroso dai più anziani e soffermandosi sugli ex n.1 ecco Venus Ebony Williams. Il 17 giugno Venus compierà 40 anni. Pur avendo vinto 7 Slam (in 16 finali), fra cui 5 Wimbledon, Venus è stata n.1 del mondo in tre occasioni ma complessivamente soltanto per 11 settimane, una differenza enorme con Serena che lo è stata per 319 (9 più di Roger Federer!) e certo gliene ha sottratta più d’una. Beh Venus mi aveva fatto intendere un anno fa che il suo obiettivo era partecipare ancora una ultima volta alle Olimpiadi. Già medagliata d’oro 4 volte (come soltanto la sorella Serena) con un oro in singolo e tre in doppio (più una medaglia d’argento in doppio misto. Record per il tennis, a pari merito con
Kitty McKane Godfree), lei che era già la sola tennista a potersi vantare di aver vinto una medaglia in 4 Olimpiadi diverse (da Sydney 2000 in poi), se fosse riuscita a vincere un’altra medaglia anche a Tokyo avrebbe stabilito un record probabilmente imbattibile. In 14 finali di Slam in doppio femminile lei e Serena non ne hanno persa una.

Le due sconfitte patite con una ragazzina che avrebbe tranquillamente potuto essere sua figlia, la quindicenne Coco Gauff in due Slam, Wimbledon e Australian Open, non l’hanno turbata al punto da dichiararsi pronta al ritiro, però anche se la classifica “ghiacciata” dal virus la vede oggi e per chissà quanto soltanto n.67 del mondo, io confesso che sarei molto ma molto sorpreso se con le Olimpiadi slittate al 2021 Venus non avesse già detto “no mas”. Oltretutto riguardo a Tokyo 2020 da disputare nel 2021 – i giapponesi non vogliono buttare a mare i loghi e tutto il materiale pubblicitario contrassegnato dal 2020 – non si sa ancora quale possa essere la data. Chi dice giugno (quando ci saranno europei di calcio, Giro d’Italia, per citare i primi eventi che mi vengono a mente…), chi dice marzo, quando per almeno uno dei due Masters 1000, Indian Wells oppure Miami si tratterebbe di un nuovo disastro, chi dice la stessa data che era stata programmata per quest’anno.

Venus Williams – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

A PAGINA 2: CI SARANNO ROGER FEDERER E SERENA NEL 2021?

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Editoriali del Direttore

Il caos provocato dal Roland Garros e le possibili ritorsioni di ATP e WTA

Francesi colpevoli ma non troppo. Roma e Italian Open alla finestra. Anche Rafa Nadal egoista? Ma allora Roger Federer? Gaudenzi e Calvelli malcapitati coraggiosi. Non è la prima guerra nel tennis

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I trofei del Roland Garros (foto via Twitter, @rolandgarros)

La mossa a sorpresa dei francesi, con il rinvio del Roland Garros al mese di settembre, in barba a cinque tornei fra ATP e WTA e alla Laver Cup, non poteva non scatenare un putiferio di reazioni. Non è pensabile che il presidente della federtennis, il francese (corso come Napoleone) Giudicelli e il direttore del torneo Guy Forget non se lo aspettassero. Hanno voluto mettere il cappello sulla prima data valida e sono andati dritti per la loro strada, pensando che sì… gli altri centri di potere del tennis non avrebbero gradito, ma magari tanti giocatori sì, perché soprattutto quelli che non sono invitati a Boston per la Laver Cup, a uno Slam non rinunciano tanto volentieri. Solo gli Slam garantiscono – quale più quale meno – intorno ai 40.000 euro a chi perde al primo turno.

IL (SOLITO) PROBLEMA DEL CALENDARIO

Come ho scritto pochi minuti dopo aver appreso l’annuncio-bomba, concordando abbastanza con la terminologia con cui si è espresso Vasek Pospisil (che però aveva torto nel dire che nessuno era stato interpellato), è stata una dichiarazione egoistica, menefreghista, arrogante per il modo molto francese di comunicarla. Ed è stata o una sorta di guerra a tutto l’establishment dei centri di potere che governano il tennis, oppure – nel migliore dei casi – una aperta provocazione volta a raggiungere l’obiettivo di una ristrutturazione del calendario. Una ristrutturazione che tutti quegli stessi organismi che gestiscono il tennis invocano da sempre, ma ciascuno vorrebbe gestirlo in modo da fare gli interessi propri. E così l’accordo non si è mai raggiunto.

LE POSSIBILI RITORSIONI DEI GIOCATORI

Magari lo scacco dei francesi a ATP, WTA, Australian Open e USTA – più che a Wimbledon che mantiene sempre un certo distacco, noblesse oblige frase francese che gli inglesi impersonano meglio – si rivolterà contro gli stessi francesi come un boomerang, nel cui lancio soprattutto gli australiani sono grandi maestri. Le “ritorsioni” dei giocatori, ATP come WTA, potrebbero rivelarsi di vario tipo.

La prima: boicottare in massa il Roland Garros settembrino. La seconda (dopo aver constatato di non poter riuscire a conquistare un’unanimità sindacale tipo Wimbledon 1973 perché molti giocatori premerebbero per giocare ugualmente uno Slam dopo aver subito già troppe cancellazioni per via del Coronavirus; fra questi Andrey Rublev è stato chiaro: “Meglio giocare uno Slam che rinunciarvi. Noi non abbiamo stipendi. Ma montepremi.Se non si gioca non si guadagna”): togliere i punti ATP a chi gioca il Roland Garros a settembre. La terza: minacciare di toglierli anche nel maggio 2021 (ipotesi che potrebbe non dispiacere anche agli altri tre Slam). La quarta: cancellare il Masters 1000 di Bercy che appartiene alla stessa federazione francese, regalando ad un’altra città l’ambita data.

 

GLI ALLEATI DI PARIGI

Parigi e la federtennis francese potrebbero trovare, d’altro canto, insperati alleati in quei tornei della stagione “rossa” che il Coronavirus ha cancellato e dei quali l’eventuale rinvio delle Olimpiadi, dei Masters 1000 di Canada e Cincinnati nonché al limite dello stesso US Open – chi può sapere come sarà messa la Grande Mela a fine agosto? – potrebbe favorire la insperata resurrezione. All’insegna del detto latino più cinico fra tutti, mors tua vita mea. E allora ecco che Roma – se di nuovo città aperta – e altre sedi di cancellati tornei sulla terra battuta potrebbero rifarsi sotto, ben felici – anche dopo aver pensato il peggio sulla mossa di Giudicelli e Forget – di far da prologo al Roland Garros settembrino. Molto meno probabile mi pare l’ipotesi di un Torino o Milano indoor che a novembre, di concerto con l’ATP, cancellasse l’ATP Next Gen o sostituisse Bercy…

Oggi è in programma una riunione in videoconferenza del consiglio della Federtennis. Scommetterei che verrà assunta una posizione pilatesca, d’attesa. Del tipo: noi ci siamo, se ci date uno slot siamo pronti ad occuparlo. Non mi aspetto nessuna condanna nei confronti dei francesi. Semplicemente perché anche i nostri Machiavelli se intravedranno una opportunità di disputare il torneo più in qua, ad agosto come a settembre o ottobre, prima o dopo lo Slam parigino, non la scarteranno di certo.

IL SILENZIO ASSENSO DI NADAL

Tornando alla mossa rivoluzionaria francese – del resto chi più dei francesi ha la titolarità per scatenare una rivoluzione? – non c’è dubbio che in tempi di pandemia e di lotta che dovrebbe essere universalmente solidale essa è invece apparsa all’intero microcosmo tennistico come un atto assolutamente unilaterale. Anche per la tempistica e il modo in cui è stata comunicata. Che si siano preoccupati di conquistare il consenso del re del Roland Garros Rafa Nadal è stato quasi un gesto dovuto. Se Rafa gli avesse detto subito di no, la loro posizione si sarebbe fortemente indebolita. L’assenso di Nadal l’hanno raccontato Giudicelli e Forget. Il silenzio di Nadal – che almeno fino a ieri non si era pronunciato ma non aveva neanche smentito – pare interpretabile come un silenzio assenso. È criticabile allora anche l’egoismo di Rafa (che supporta anche la Davis di ITF e Piquè almeno fino a che la si gioca a Madrid)? Certo che sì, ma d’altra parte allora che dire di Federer e della sua Laver Cup che dal nulla si è accaparrata una settimana del calendario (che avrebbe fatto tanto comodo alla Coppa Davis per evitare quegli orari allucinanti del novembre scorso)? 

A pagina 2: il coraggio dei nuovi boss ATP, Roland Garros colpevole ma non troppo, le guerre di potere

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Editoriali del Direttore

Il Roland Garros slitta di quattro mesi: si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre

Il rinvio del Roland Garros è una dichiarazione di guerra o una provocazione per l’apertura di una trattativa alla riforma del calendario? Si giocherebbe una settimana dopo l’US Open. Gli Internazionali d’Italia nella data di Parigi?

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Tetto Philippe Chatrier (via Twitter, @rolandgarros)

Il clamoroso annuncio della Federazione francese (ore 16,48) di spostare la disputa del Roland Garros da maggio a settembre-ottobre (20 settembre- 4 ottobre) ha preso tutti in contropiede. ATP, WTA e tutti i giocatori compresi (furiosi, direi imbestialiti). Forse lo sapeva solo Haggerty, presidente ITF, la federazione internazionale di cui Bernard Giudicelli, presidente della Federtennis francese, è vicepresidente. Si vedrà in seguito se questo annuncio è anche una dichiarazione di guerra all’ATP e alla WTA e forse una dura, durissima provocazione per riaprire una trattativa sul calendario, al fine di:

  • a) impedire che Indian Wells e Miami potessero mettere il  cappello su quelle stesse date come a un certo punto era trapelato  (e chissà, magari pure un Wimbledon costretto al rinvio)
  • b) conquistare una settimana in più per la Coppa Davis in barba alla Laver Cup tanto cara a Roger Federer e a quei top player che con l’evento previsto a Boston dal 25 al 27 settembre guadagnano (divertendosi) montagne di soldi.

Può la Federtennis francese, pur supportata prevedibilmente dall’ITF, mettersi in guerra contro giocatori e giocatrici, facendosi forza soltanto sul prestigio di uno Slam, degli Slam? L’ATP diventò un sindacato molto più forte per una vicenda molto meno prepotente nel 1973, quando un’ottantina dei giocatori più forti del mondo decise di boicottare Wimbledon per protestare contro una sola federazione, quella jugoslava, che aveva sanzionato e squalificato Nikki Pilic reo di essersi rifiutato di giocare in Coppa Davis (dove giocava gratis) per seguire invece il programma dei suoi tornei. Fu una battaglia di principio, quella dell’affermazione del professionismo nel tennis. A Wimbledon disputarono la finale due tennisti dell’Est comunista, il ceco Kodes e il russo Metreveli che non poterono scioperare come gli altri.

 

Il clamoroso annuncio francese a mio avviso finirà per decretare anche la cancellazione degli Internazionali d’Italia. Dopo che tutti i politici e gli opinionisti italiani hanno dato di irresponsabili a governanti francesi e britannici per aver sottovalutato la pandemia del Coronavirus, voglio proprio vedere con quale coraggio, con quale incoscienza, invece in Italia si potrebbe pensare di fare giocare gli Internazionali come se nulla fosse. Già solo proseguire nei lavori di ristrutturazione al Foro Italico mi sembrerebbe strano. Però francamente non so se la FIT sia assicurata per il lucro cessante (20 milioni di euro circa?).

Vero che lo scorso anno la Federtennis si distinse per i non dissimulati tentativi di non rimborsare i biglietti studiando tutti i possibili stratagemmi per non farlo, ma credo che a questo punto sarà il Governo italiano a decidere misure analoghe a quelle del Governo francese, visto che gli Internazionali d’Italia avrebbero dovuto disputarsi a partire dal 10 maggio, due settimane prima del Roland Garros. E ovviamente le qualificazioni si dovrebbero giocare nella settimana ancora precedente.:

UN POSSIBILE COLPO DI SCENA?

Ma ci potrebbe essere un colpo di scena: gli Internazionali d’Italia potrebbero scivolare al posto del Roland Garros, spostarsi di 15 giorni più in là sperando che l’effetto Coronavirus fosse scemato. Potrebbe essere una carta disperata, ma perché non tentarla? Di sicuro all’ATP non dispiacerebbe. E Binaghi e soci pur di salvare capra e cavoli ci potrebbero provare. Ma se Monte-Carlo, Madrid altri tornei volessero conquistarsi le settimane lasciate vacanti dal Roland Garros a chi l’ATP darebbe priorità senza scatenare un putiferio per il privilegio assegnato?

L’annuncio del presidente Giudicelli ha colto tutti di sorpresa, anche se i prodromi, se non proprio le avvisaglie, si potevano avvertire quando a seguito del decreto del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e del ministro dell’interno Christophe Castaner che aveva bloccato una grandissima parte dei cantieri edili di lavoro, tutto si era fermato anche a Porte D’Auteuil. Era prevista per il 23 maggio la festosa inaugurazione del nuovo tetto retrattile con 16 ali di diverse centinaia di tonnellate ciascuno che avrebbe coperto il Philippe Chatrier, ma la festa non ci sarà. La fase di sospensione dei lavori avrebbe dovuto come minimo riguardare 15 giorni per “i lavori non essenziali”. Ma avrebbe però potuto essere prolungata, stante l’incertezza sullo sviluppo della pandemia. L’appello del Governo era stato volto a favorire il lavoro in via telematica.

I cancelli nella mattinata di martedì erano rimasti chiusi, le gru erano abbandonate nel mezzo delle vie di scorrimento del Roland Garros, dei 600 operai normalmente impegnati per la conclusione dei lavori non c’era quasi più traccia.

I lavori fermi a Parigi

Le misure prese dal Governo francese hanno fatto dichiarare ai responsabili della federtennis francese: È impossibile per noi continuare per rispettare le date originariamente programmate”.Nel comunicato della FFT si legge di seguito: “L’intero mondo è sotto gli effetti della crisi della salute pubblica per via del COVID-19. Per assicurare la salute e la sicurezza di chiunque sia coinvolto nell’organizzazioen del torneo, la FFT ha deciso che l’edizione 2020 del Roland Garros si disputerà dal 20 settembre al 4 ottobre”.

Cioè esattamente una settimana dopo la conclusione dell’US Open – con un arduo intemerato passaggio dal cemento di Flushing Meadows alla terra rossa di Parigi (che cosa sceglierà Rafa Nadal se davvero ci fossero due Slam così ravvicinati? Avrebbe 4000 punti ATP da difendere nei due Slam! Vero che anche fra Roland Garros e Wimbledon per anni c’erano solo due settimane e il passaggio da una superficie all’altra non era così banale…) e di fatto… montando sopra il weekend previsto a Boston per la disputa della Laver Cup. Roba mai successa nella storia del tennis, il cui maggior rivoluzionamento del calendario avvenne fra il 1977 e il 1985, quando l’Australian Open passò ad essere l’ultimo Slam dell’anno nel calendario dopo essere stato sempre il primo. Qualcuno ricorderà anche che per molti anni gli Internazionali d’Italia si svolgevano dopo quelli di Francia.

Una mossa super-coraggiosa o super-incosciente? Vedremo. Di certo la Federtennis francese, a giudicare dalla prime reazioni dei giocatori, incluso il board-member canadese Vasek Pospisil (sempre uno dei più ribelli allo status quo già da anni), non ha avvertito nessuno delle proprie intenzioni: È follia! (madness). Nessuna comunicazione con i giocatori né con l’ATP. We have ZERO say in questo sport (contiamo zero). It’s time. È tempo” (tweet poi cancellato e sostituito con una versione leggermente più edulcorata, ma dopo aver dato a tutti la possibilità di leggerlo).

Significa, ovviamente, “è tempo che noi tennisti reagiamo”. Come reagiranno loro che già da anni si lamentavano perché i quattro Slam facevano guadagni pazzeschi mentre le percentuali spettanti agli attori protagonisti dello spettacolo, i giocatori, erano a loro dire modeste, insufficienti? Sono anni che c’era guerra più o meno sotterranea fra le varie sigle che governano il tennis. Adesso è venuta allo scoperto. Nelle prossime ore ne sentiremo delle belle.

Proseguiva ll comunicato francese: “È impossibile sapere quale sarà la situazione il 18 maggio (quando sarebbero dovute cominciare le gare di qualificazione), ma le misure di contenimento (imposte dal Coronavirus) ci hanno reso impossibile continuare a lavorare per preparare il torneo che a questo punto non possiamo mantenere nelle date previste.

Per agire responsabilmente e proteggere la salute dei suoi impiegati, dei fornitori di servizi durante il periodo organizzativo la FFT ha scelto l’unica opzione che gli consente di mantenere in piedi l’edizione 2020 pur continuando a combattere la lotta contro il COVID-19. In questo importante momento della sua storia, e poiché i progressi nella modernizzazione dello stadio dicono che il torneo può essere mantenuto, la FFT era felice di poterlo fare. Quindi il Roland Garros si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre. La decisione è stata presa nell’interesse della comunità dei giocatori professionisti (Vedremo se la intenderanno così, e vedremo cosa ne penseranno i direttori dei tornei di settembre-fine ottobre; n.di UBS) la cui programmazione è già stata compromessa, e nell’interesse di tanti fan del tennis e del Roland Garros”.

“Abbiamo preso queste diffiicile e coraggiosa decisione in questa situazione senza precedenti che si è evoluta fortemente dallo scorso weekend. Stiamo agendo responsabilmente e dobbiamo lavorare insieme lottando per assicurare la salute e la sicurezza di tutti” ha dichiarato Giudicelli. È stato intanto annunciato con grande tempestività che tutti i biglietti acquistati verranno rimborsati o cambiati in conseguenza della nuove date. Verranno date successivamente informazioni al riguardo.

È chiaro che c’erano, ci sono, in ballo tantissimi soldi che la federazione francese non vuole perdere dopo averne investiti già tantissimi per tutti i lavori di ammodernamento del Roland Garros. Se non ricordo male il ricavato utile di ogni edizione del Roland Garros sfiora i 100 milioni di euro. Non sono noccioline. Non ci si rinuncia facilmente. E poi a favore di chi? Dei tornei ATP del circuito asiatico? La FFT ha preso anche una decisione contro il proprio torneo di Metz, oltre che quello di San Pietroburgo. Cinque tornei ATP 250, un WTA Premier 5 a Wuhan e un Premier Mandatory a Pechino si dovrebbero disputare in quelle stesse due settimane.

Adesso quanto tempo passerà prima che la nostra Federtennis prenda anch’essa una decisione altrettanto tempestiva? Essa certamente non può mettersi contro ATP e WTA come hanno fatto i francesi. Gli Internazionali d’Italia fanno parte di quei due circuiti. Non sono due Slam.

Forse non tutto il male verrà per nuocere, come tante volte succede nelle situazioni semi-disperate. Potrebbe finalmente essere riformato quel calendario assurdo che secondo John McEnroe sarebbe stato riformato soltanto se il mondo del tennis avesse avuto un “commissioner” come hanno gli sport professionistici americani. Fino ad oggi le varie sigle, ATP, WTA, ITF non hanno mai consentito di organizzare il calendario in un modo ragionevole. Basti pensare a che cosa è successo con la nuova Davis Cup by Piquè-Rakuten versus l’ATP Cup per la quale l’Australia, da una parte componente ITF ma dall’altra co-organizzatrice di Federer-Laver Cup e ATP Cup, ha tenuto il piede in tre staffe! Un miracolo di equilibrismo. E di opportunismo. Il problema del Coronavirus e della salute pubblica è primario, ma come sempre sono anche i soldi che comandano. Anche se tutti si mascherano dietro a scelte di tipo ideologico.

Bernard Giudicelli, presidente della FFT, ha dichiarato: “Abbiamo preso una decisione coraggiosa in questa situazione senza precedenti, stiamo agendo con responsabilità e dobbiamo lavorare insieme per assicurarci della salute e della sicurezza di tutti”.


DIRETTA FACEBOOK – Il punto di vista di Luca Baldissera e Vanni Gibertini

Rivoluzione francese: Il Roland Garros a fine settembre

Pubblicato da Ubitennis su Martedì 17 marzo 2020

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