La giustizia americana non perdona Camila Giorgi

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La giustizia americana non perdona Camila Giorgi

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Camila Giorgi, US Open 2014 (foto LUIGI SERRA)
 

Sports Illustrated ne scrisse il gennaio dello scorso anno: un creditore pretendeva dalla famiglia Giorgi soldi prestati per finanziare la sua attività. Un tribunale della Florida ha condannato i Giorgi a restituire quasi 23.000 dollari a Dominic Owen (oltre al pagamento delle spese legali). Il denaro è arrivato quasi un anno dopo tramite un atto dello Stato di New York. Ma Owen era il solo?

C’è voluto quasi un anno, ma alla fine Camila Giorgi ha dovuto saldare il suo debito con Dominic Owen, un suo vecchio creditore. Mr. Owen ha fatto pervenire a Tennis Best, che aveva seguito la vicenda “scoperta” da Sports Illustrated, copia dell’assegno di 22.910,67 dollari, più le spese legali (7.725,00), firmato dai Giorgi. Al netto delle commissioni, Owen intasca 17.033 dollari. Camila Giorgi in pratica perde complessivamente gran parte del montepremi incassato allo scorso Us Open, quando, eliminata al primo turno dall’australiana Anastasia Rodionova, aveva guadagnato 35.193 dollari.

Per chi non lo sapesse, Dominic Owen è un coach che insegna presso l’Harbour Island Athletic Club & SPA a Tampa. Stando al suo racconto nel febbraio del 2012 riceve una telefonata da due suoi conoscenti. “Abbiamo visto questa ragazza incredibile”, dicono. “Devi dargli un’occhiata”. La ragazza in questione è Camila Giorgi. “Era come un cavallo da corsa selvaggio”, racconta Owen. “Aveva tanto talento, ma era da affinare. Qualche ritocco qua e là avrebbe potuto fare la differenza”. Owen accetta di lavorare con Camila – almeno così pare – nonostante a Sergio Giorgi manchino i soldi per sostenere la carriera sportiva della figlia. Secondo i racconti (non provati…) di Owen, i Giorgi sarebbero in ritardo di tre mesi con il pagamento dell’affitto della loro casa in Florida. Così il 24 febbraio del 2012 i due firmano un contratto, nel quale viene pattuito che Owen presterà 10.000 dollari a Camila per sostenere le sue spese di viaggio. In cambio, Camila dovrà corrispondere ad Owen una management fee, cioè una commissione, pari a 12.000 dollari da saldare entro il 31 marzo dello stesso anno. 2.000 dollari per un mese ed una settimana. Fossero solo interessi sarebbe una cifra esosa, se invece Owen ha lavorato da manager o da coach giorno dopo giorno sarebbe una cifra esigua. Quale sarà la verità? Dipende dalle campane che si ascoltano.

Quei soldi Dominic Owen non li vedrà mai. “Stava facendo bene (quarto turno nel WTA Memphis per un montepremi pari a $3.100, ndr), la scadenza del 31 marzo stava arrivando, ma all’improvviso sono scomparsi tutti” è quanto denuncia Owen che, stanco di vari messaggi e varie telefonate a vuoto, decide infine di affidarsi ad un avvocato in Florida che per suo conto intenta una causa civile contro Camila per violazione del contratto presso il tribunale di Hillsborough, Florida. “I Giorgi quando chiedono soldi risultano molto convincenti, come gli attori di Hollywood – dichiara senza mezzi termini e peli sulla lingua Owen (che è naturalmente parte in causa) – Vendono la stessa storia a tutte le loro vittime. Sergio appare molto sincero e persuasivo quando dipinge il quadro della loro disperazione finanziaria. Tante persone sono state gentili nei loro confronti e loro non li hanno ricambiati come dovevano. Io sostengo che non siano brave persone”, è la versione di Owen. Le frasi di Owen non hanno trovato conferma ufficiale in altre azioni legali. La causa aperta il 28 agosto del 2013, si chiude l’8 novembre con la sentenza che condanna i Giorgi al pagamento della somma complessiva di 22.443,70 dollari, così suddivisi: 13.335,70$ di debiti accumulati, 903$ di interessi maturati dal 30 marzo 2012, 480 dollari per spese amministrative e 7.725 di spese legali. “L’importo aumenta di mese in mese a causa delle spese legali e degli interessi”, riferirà Dominic Owen.

Dominic Owen non è il solo a volere indietro i suoi soldi. Un altro personaggio avrebbe voluto far ricorso alla giustizia, ma non l’ha fatto perché – fa sapere – il credito che esige non è tale da giustificare un’azione legale: si tratta di Alex Ramirez, legato con un filo diretto a Sandy Mittleman. Quest’ultimo, proprietario e fondatore della MLJ Group, società di management che ha da poco annunciato una partnership con la serba Bojana Jovanovksi, aveva raccomandato Camila al primo: “E’ stata una vicenda esclusivamente tecnica – spiega Mittleman – Non ho mai raccomandato Camila a Ramirez per una questione di soldi, ma solo per faccende sportive. Con Ramirez non abbiamo mai toccato l’argomento soldi – precisa – L’ho raccomandata soltanto perché la considero un’ottima giocatrice, ma  non come un potenziale investimento”. “Noi non abbiamo soldi”, è quel che si sente dire Ramirez da Sergio Giorgi. Nel luglio del 2011 lo dice anche in diretta nella trasmissione “Help me Howard”, sul canale WSVN, dove va a raccontare la sua storia. Ramirez, presidente della Pro Tenn International, accademia di Phoenix, si offre di aiutare Camila per trovarle uno sponsor disposto a sborsare fino a 350.000 dollari in cambio d’una promessa: e cioè essere rimborsato, una volta che Giorgi avrà firmato un contratto da professionista. L’investitore cui Ramirez vuole rivolgersi si trova in Florida. Ma l’investitore è uomo d’affari e non un benefattore: chiede infatti il 50% sui montepremi e i guadagni ottenuti da Camila, con una riduzione della percentuale al 30% nel caso in cui Camila raggiunga i 2 milioni di guadagni. Camila e Sergio Giorgi ci pensano ma poi finiscono per rifiutare la proposta. Com’era nel loro diritto. Soltanto che Ramirez aveva anticipato 15.000 euro ai Giorgi per coprirne le prime spese personali e lo aveva fatto con tanto di contratto firmato. Il prestito avrebbe dovuto essere restituito dai Giorgi, secondo quanto sostiene Ramirez naturalmente, in 3-6 rate entro 180 giorni.

“Se io dovessi intraprendere una causa per 15.000 dollari mi costerebbe ancora di più e penso che lei lo sappia”, afferma oggi Ramirez, a quanto riferisce Tennis Best da cui questa vicenda viene ripresa. Mittleman come Ramirez lo considera un capitolo chiuso e ci tiene a smentire d’aver intentato una causa verso i Giorgi. Anche perché tra loro non c’era alcun accordo scritto: “No, niente di scritto, ma con Sergio avevo un’ottima relazione. Poteva chiedermi denaro in qualsiasi momento, mi ha ringraziato molte volte. Una trasferta in Australia nel dicembre 2012 è stata pagata da un finanziatore trovato da me, un mio amico. I soldi non sono mai stati restituiti”. Una quarta parte in causa è Pablo Arraya, ex giocatore peruviano degli anni ’80 che oggi dirige un’accademia a Key Biscayne, a due passi da Miami, dove Camila si è allenata 3-4 settimane con lo sparring partner Danilo Zivanovic, accumulando debiti per 3.500 dollari. “Ma va bene così – dice Pablo –  magari si sdebiterà facendo una clinic”. Papà Giorgi, dal canto suo, avrebbe sostenuto di aver vinto altre tre cause contro altri presunti creditori. Non siamo in grado però di sapervi dire di più al riguardo.

Non c’è dubbio che i Giorgi abbiano vissuto momenti molto ma molto difficili, come tante altre famiglie – ricordate Jim Pierce (Pearce quando fu recluso a Sing Sing)? E Richard Williams? E Damir Dokic? E Peter Graf? E Yuri Sharapov? E Stefano Capriati? – che non riescono a sostenere la onerosissima attività agonistica di un ragazzo (o una ragazza) che abbia i mezzi per emergere. Se si dà una parola, o si firma un contratto, bisogna onorarli. Al tempo stesso è anche vero che, pretendendo interessi esagerati o in tempi troppo ristretti, si “strangolano” persone disperate che non hanno alternative se non vogliono mollare la presa sulla possibile carriera che è costata sacrifici importanti ad un’intera famiglia. A volte, come nel caso dell’investitore contattato dal signor Ramirez, quello che chiedeva la luna, si resta con niente in mano. Chi troppo vuole nulla stringe. Chissà che, se i “creditori” avessero imposto clausole meno vessatorie e più “pazienti”, i Giorgi non avrebbero un bel giorno mostrato la loro riconoscenza e restituito i soldi che dovevano. Nessuno può dirlo con assoluta certezza. Sotto il profilo economico i tempi peggiori per Camila sembrano superati: già a fine 2014 ha superato, di soli premi e senza ingaggi, gettoni di presenza e quant’altro, un milione e 117.138 dollari. Se riuscisse a restare, anche senza progredire, fra le prime 30 del mondo per altri cinque anni – fino ai 29 anni – probabilmente accumulerebbe somme vicino ai 10 milioni di dollari.

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