La triste (ma istruttiva) storia di Timea Bacsinszky, l'ex bambina prodigio che in odio al padre padrone...

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La triste (ma istruttiva) storia di Timea Bacsinszky, l’ex bambina prodigio che in odio al padre padrone…

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La tennista svizzera, neo top30, racconta “un’infanzia” infernale. “I momenti felici furono pochi fino a che i miei genitori divorziarono”. Il segreto di Roger Federer e dei suoi successi. Barista, cuoca, receptionist o tennista? Lei come la Hingis…

La settimana scorsa Sara Errani ha perso nettamente (6-0,4-6,7-6) a Monterrey da una tennista svizzera di origini ungheresi, Timea Bacsinszky, oggi venticinquenne, che è la sola, con la sua connazionale Martina Hingis, ad aver vinto due volte il prestigioso torneo dei Petis As nella categoria dei 13-14 anni a 12 e 13 anni. Nell’albo d’oro di quel torneo, fra vincitori e finalisti, figurano nomi come Kournikova, Cljisters, Davenport, Henin, Chang, Norman, Ferrero, Gonzalez, Ancic, Murray, Gasquet, Nadal, Coric…

Dire che Timea all’epoca (2002-2003) fosse sembrata a tutti un talento straordinario è dire poco. Ma allora nessuno sapeva o poteva intuire che Timea giocava a tennis per un solo vero motivo e scopo: evitare i litigi familiari di casa sua, i rimproveri ossessivi di un padre con il quale oggi non ha e non vuole avere più alcun contatto.

 

Un’infanzia terribilmente dolorosa che lei ha tenuto nascosta a lungo, prima di un lungo percorso attraversato anche da continui incontri con uno psicologo per poi decidere di mettere fine alla propria carriera un paio d’anni fa, dopo che a 18/19 anni (al terzo turno dell’US Open 2008) era stata a due punti dal battere Dinara Safina, n.7 del mondo (prima di perderci 36 75 62) e tre mesi dopo aver trascinato al terzo set (46 63 63) anche Elena Dementieva, n.5 Wta. Insomma era ancora una teenager quando Timea aveva fatto irruzione fra le prime 40 tenniste del ranking femminile, n.36.

Oggi, dopo la finale di Monterrey la ritroviamo a n.27 e per la prima volta fra le top 30.

Eppure quella ragazzina bionda ed occhialuta, con quella montatura retrò con le lenti così rotonde che la facevano sembrare più una studentessa di filosofia che una tennista – oggi però usa le lenti a contatto, peccato, era più “particolare” prima – due anni fa si era proprio fermata per dedicarsi ad un percorso professionale del tutto diverso e se non avesse ricevuto una mail dal Roland Garros…

Oggi Timea ha 25 anni e, dopo aver vissuto un’infanzia talmente dolorosa che due anni fa aveva deciso di lasciare il tennis per frequentare una della famose scuole alberghiere svizzere, ha rivelato apertamente ad un collega di Tennis Magazine, Jean Baptiste Barretta, la sua storia per “aprire forse gli occhi a qualche genitore”.

– Certo che non ho dimenticato la gioia di aver vinto il torneo de “le Petit As” a Tarbes, ma quel successo mi ricorda anche i piccoli “ricatti” che ho sempre subito nella mia infanzia di tennista: ‘Se vinci questo torneo in Svizzera ti comprerò un criceto’. Lo vinsi e dopo lunghe negoziazioni potei avere un porcellino d’India…Ero sola nella nostra casa di campagna e desideravo tanto un cagnolino per avere un po’ di compagnia…Mio padre mi disse che avrei potuto averlo solo se avessi vinto il Petit As con un anno di anticipo sull’età delle mie coetanee. L’ho vinto e ho avuto il cane…insomma il tennis era la base per ottenere qualcosa, una ricompensa”.

– Vabbè, dai, solo una ricompensa…non è poi così terribile…

“Ma per me giocare a tennis significava evitare i litigi fra i miei genitori. La mia infanzia è stata un periodo terribile della mia vita. Sul campo ero …intoccabile, avevo il controllo della situazione, potevo giocare lungolinea anche se la tattica di gioco prevista da mio padre era giocare incrociato. Era talmente cocciuta che volevo vincere a modo mio. Lui, mio padre, si poteva infuriare, ma ero io che prendevo le mie decisioni sul campo…”

– Ma perchè si avverte tanto risentimento e rancore nei confronti di tuo padre?

Perchè per me non è stato un padre. Certe persone non meriterebbero di avere un figlio. Ho subito violenze, soprattutto mentalmente. Era orgoglioso delle mie vittorie, ma felice soprattutto perchè così pensava ad assicurarsi il suo avvenire. E’ diventata un’ossessiore per lui, una persecuzione per me. Sembrava che nulla dovesse esistere per me al di fuori del tennis. Non poteo dire quello che pensavo, mangiare quello che volevo. Un giorno la mia miglior amica mi ha telefonato per invitarmi al suo compleanno…beh, mio padre mi ha strappato il telefono dalle mani e le ha gridato di non chiamarmi mai più. Ero costantemente sotto pressione. Sapevo di essere una delle ragazze più forte del mondo fra le mie coetanee, ma la mia vita era un inferno. Non auguro la mia infanzia a nessuno. Ho avuto pochi momenti felici…fino a quando i miei genitori hanno divorziato!”

Timea quasi non se ne rendeva conto. Lottava per vincere soltanto per conquistare la pace fra i suoi genitori, per evitare che litigassero.

“Avrei voluto avere una vera famiglia, sentire che i miei genitori mi amavano per la piccola Timea che ero e non perchè ero ua tennista che vinceva le partite. Mia madre era rimasta incastrata in quell’ingranaggio, ma mi proteggeva. Mi faceva uscire qualche volta di nascosto a mio padre con i miei amici, naturalmente senza che io rientrassi tardi, ma se mio padre se ne accorgeva se la prendeva con lei in modo violento. Vedevo le famiglie “normali” dei miei amici e la vivevo come un’ingiustizia. Era tutto a causa del tennis”.

L’unica possibilità di svago Timea l’aveva quando veniva raggiunta, il secondo weekend di ogni mese, dai due fratellastri, figli con una sorellastra, di un precedente matrimonio del padre. “Mio padre aveva cercato di spingere anche loro a giocare a tennis, ma senza successo”.

Per scappare alle “persecuzioni” del padre ossessionat dall’obiettivo di fare di lei una campionessa, Timea non aveva una via di fuga: la scuola.

“Tanti ragazzi non amavano la scuola, io sì. Lì non mi poteva accadere di dover discutere perchè avevo sbagliato un dritto. Non è un caso che io oggi parli cinque lingue: francese, inglese, tedesco, italiano, ungherese (che si parlava a casa, ma più con le “tate” che con mia mamma dentista o con mio padre che vedevo quasi soltanto durante gli allenamenti) e un po’ meno delle altre una sesta, lo spagnolo.

Una prima pesante svolta nella vita della piccola Timea avviene a 15 anni, quando i suoi genitori divorziano.

“Ho quasi obbligato io mia madre a divorziare. Era il solo modo per conquistare la mia libertà. Sono passat dieci anni e da allora ho visto mio padre meno di dieci volte. Non gli parlo da più di un anno. Quel che gli accadrà non mi fa né caldo né freddo. Un padre non si può comportare come lui. Quello che ho fatto lo devo a me, non a lui. Lui semmai mi ha trascinato in basso, mi ha fatto subire una gran quantità di cose e ho poi dovuto lavorare duro per ritrovarmi come donna…Anche se adorerei avere dei figli ho paura, perchè non vorrei che vivessero un solo giorno come l’ho vissuto io, con loro sarei sempre all’altro estremo, sempre a preoccuparmi di loro”.

Timea spiega la libertà raggiunta con il divorzio dei genitori ma come una libertà condizionata:

Giocavo a tennis perchè mi avevano sempre detto che avrei dovuto farlo, perchè avevo talento. Erphan Djiangiri (allenatore d’origine iraniana che aveva fatto le sue prime lezioni con Igor, il papà di Timea, prima di laurearsi in economia mentre giocava a tennis nel famoso college dell’UCLA a Losa Angeles) ha cominciato ad allenarmi…e non era facile per lui che aveva solo 25 anni gestire una ragazza di 15 anni con il mio passato. Anche perchè io non avevo nessuna voglia di allenarmi. Non mi piaceva proprio. Non riuscivo a dare più del mio 20%…mentre non vedevo l’ora di incontrarmi con il mio ragazzo”.

E tuttavia continuava a giocare piuttosto bene. Vedi sopra i suoi risultati del 2008. Quando vince anche il suo primo torneo ed entra tra le prime 40 del mondo. Timea non confida alle altre tenniste tutti i suoi problemi: “Erano troppo complicati, non c’era nemmeno tanto tempo per farlo, né forse interesse…la persona che mi ha veramente aiutato è il mio manager Alexandre Ahr. Mi conosce dacchè sono nata e mio padre era stato il suo maestro. E’ avvocato, ha negoziato i miei primi contratti. E’ come un fratello maggiore per me. Ha fatto anche un po’ da psicologo nei miei anni di difficoltà con mio padre: tante volte l’ho chiamato in mio soccorso, quando piangevo come un vitellino. Lui mi ha aiutato e sostenuto. Per lui non è importante che io vinca o perda. Vuole solo che io sia felice.”

Timea, con quel che ha vissuto potrebbe forse dare consigli a qualche genitore di ragazzini/e che giocano a tennis.

“Non ci sono ricette miracolose. Se un match va male i genitori devono essere là soprattutto per confortare il figlio, per farlo crescere, educare. Occorre essere là per lui. Forse vostro figlio non sarà mai un campione e …chissenefrega! I milioni non fanno la felicità. I genitori devono pensare al suo futuro. Federer è il miglior tennista del mondo…ma da ragazzo ha avuto la fortuna di fare un sacco di sport. I genitori devono incoraggiare i figli a essere polisportivi piuttosto che limitarli e costringelri a batter 250 volte la palla in un modo piuttosto che in un altro. Federer ha vinto il suo milionesimo match e sembra ancora oggi un ragazzino che ha conquistato la sua prima vittoria. E sapete perchè è anche così bravo? Perchè lui ama davvero giocare, vive il tennis come un vero grande piacere. E’ così che deve essere. Io in fondo amo il tennis, lo so. Ma ne sono stata a lungo disgustata, perchè mi riportava alla mia infanzia e alle mie sofferenze. Spero che un giorno la mia storia servirà, questa che racconto serva a qualcun altro”.

Se Timea gioca ancora a tennis, ed è oggi la tennista che è, è però frutto di un segno del destino.

“ Il 22 aprile 2011 verso le 8 di sera, un Venerdì Santo, un uomo è caduto pesantemente sul mio piede sinistro. Un botta e un male pazzesco, una corsa a più ospedali perchè chiusi nella sera di festa. Per farla breve ho dovuto operarmi tre volte, a maggio, settembre e ottobre. Mi sono infatti rotta il primo e il secondo metatarso oltre che il legamento dell’avampiede che tiene le dita insieme. E’ un infortunio complesso, rischioso, c’è chi guarisce e chi no. Per tre mesi ho avuto un gesso che non potevo mettere il piede a terra. La mia carriera poteva finire lì. Ma non me ne sono fatta un cruccio… perchè così avrei potuto riprendere i miei studi. Questo non sarebbe stato un dramma perchè io ho un carattere da sopravvissuta, come Rocky …! Ne ho approfittato per uscire fuori e fare una vita normale, come tante ragazze. Facevo di tutto, senza preoccuparmi più di niente. Per qualche mese, non avevo più per niente in comune con la vita abituale di una tennista. Una sorta di scela estrema, avevo bisogno di quella adrenalina. Ma proprio questa sensazione dimostrava che in fondo ero più triste che contenta. E’ stato in quel momento che tutto è ricominciato.

Mi sono decisa a ricorrere ad uno psicologo, dopo aver tentato di risalire sul circuito da sola…”

Timea era precipitata olre il 400mo posto nel luglio 2012, anche se a fine anno 2012 era n.182 Wta, dopo aver giocato nel circuito inferiore.

“Avevo pensato che avrei potuto superare da sola le mie sofferenze, ma mi sono invece resa conto che era impossibile e che avevo bisogno di qualcuno che mettesse ordine nel puzzle che era diventata la mia testa. Ho avuto bisogno di tempo, insomma, per guarire dalle ferite della mia infanzia. Grazie a questo psicologo oggi io sono quella che sono. Ho capito che potevo influire personalmente sulla mia propria vita, e che io potevo scegliere quello che volevo dalla A alla Z, che avevo il diritto di dire no”.

Com’è come non è fatto sta che all’inizio del 2013 Timea decide di dare una vera svolta alla propria vita.

“Ho fatto richiesta per essere ammessa alla scuola alberghiera di Ginevra. Anche se non avevo il diploma richiesto il direttore ha deciso che alla luce del mio percorso di vita mi esonerava dal presentarlo, ma in cambio avrei dovuto fare uno stage preparatorio di cinque mesi in un hotel. Ho cominciato quindi lo stage in un hoel a cinque stelle, lo Chalet Roy Alp à Villars-sur-Ollon. Non volevo restare a Losanna ed essere riconosciuta da qualcuno. Là ho lavorato nelle cucine e al bar. Ed ho imparato tantissimo. Quello che era super…era che non avevo nessun trattamento di favore perchè i miei colleghi non mi conoscevano per niente, anche se hanno saputo subito che ero una ex tennista. Avevo tuttavia previsto di annunciare la fine della mia carriera nell’estate del 2013…ma qualche giorno prima dell’inizio del Roland Garros ho ricevuto una mail dall’organizzazione che mi annunciava che potevo partecipare alle qualificazioni. Infatti aveva almente piovuto a Bruxelles che le giocatrici impegnate in quel torneo non avrebbero fatto in tempo per arrivare a giocarle al Roland Garros. Questo mi ha permesso di entrare nel tabellone. Mi ero infatti iscritta all’inizio dell’anno, nemmeno me lo ricordavo più, ma nella mia testa non pensavo più al tennis, ci avevo fatto una croce sopra. Ero pronta a cominciare la scuola alberghiera…Avevo dormito da mia madre quel giorno a Losanna quando lessi quella mai al mattino. Sono scesa a fare colazione, saltellando e annunciandole che sarei andata a Parigi. Mia madre mi disse che sarei stata ridicola, che ormai avevo scelto un’altra strada!. Ma me ne sono infischiata. Non avevo che un desiderio, andare a Parigi e giocare al Roland Garros. Ho dunque chiamato il mio direttore per dirgli che non avrei potuto aprire il bar al mattino perchè dovevo giocare al Roland Garros l’indomani. Ho preso la mia Mini per andare da Losanna a Parigi. Sapevo, mentre andavo, che avei ripreso a giocare a tennis. Ho realizzato che avevo il diritto di scegliere la mia vita. Quel giorno là è stato come se io fossi improvvisamente passata dallo stato di ragazzina a quello di adulta. Mi sono presa le mie responsabilità. Ebbi un setpoint contro la n.117 del mondo …”

Timea fu battuta 63 76 dalla canadese Sharon Fichman.

“Tra il Roland Garros e Wimbledon sono tornata a lavorare nell’hotel, ma pensavo già al seguito da dare alla mia carriera e con chi avrei lavorato. Son rientrata in contatto con Dimitri Zavialoff, l’ex coach di Stan Wawrinka, anche lui residente a Losanna. E lui ha accettato di allenarmi”.

-Una mail dal Roland Garros ha influenzato nuovamente la tua vita…-

Oggi sono diversa, una versione migliore di quella che ero prima. Oggi per niente al mondo farei un altro mestiere, sono la boss della “piccola impresa Timea”. Sono in una situazione stabile e mi alleno duramente adesso I miei due ultimi anni sono stati i più belli della mia vita. E non solo per le lotte sul campo. Amo il gioco, amo quella piccola pallina gialla. Io penso che non sarei stata capace di fare un sport dove non si vive le stesse sensazioni. Per esempio non sarei stata felice per fare la velocista sui 200 metri”.

Ora Timea, dopo le vittorie ad Acapulco e Monterrey è una top 30…

Il nostro obiettivo, del mio team, adesso è salire più su possibile. Sono persuasa che ci sono molte cose da costruire ancora insieme con il mio team. Ciò che voglio più di tutto è continuare ad adorare la vita che faccio, approfittare a fondo di tutto questo e continuare a migliorare. Certo vincere uno Slam è il mio sogno, così come arrivare fra le top-ten. Ma sono anche consapevole che l’obiettivo è talmente lontano… sebbene io lavori tutti i giorni per raggiungerlo. So però che…non conosco ancora i miei limiti”.

Non li conosciamo nemmeno noi, ma dopo quello che abbiamo appreso sulla sua infanzia, la sua vita, le sue scelte, la seguiremo con grande curiosità.

LA SCHEDA TECNICA (AGF)

Timea Bacsinszky si è aggiudicata i due tornei International che si sono appena disputati sul cemento messicano, dimostrando non solo di avere recuperato il livello di gioco del 2010 (ultimo periodo di forma prima di un grave infortunio al piede) ma di essere andata oltre. Non ha mai giocato così bene e per la prima volta ha raggiunto il numero 26 del mondo.
I successi americani sono la conferma di quanto già mostrato negli ultimi mesi; infatti prima della straordinaria tournée messicana aveva sconfitto avversarie di grande qualità come Pliskova, Makarova, Sharapova, Jankovic, Kvitova.
E se ad Acapulco tutto sommato aveva trovato un campo di avversarie non irresistibile (finale contro Garcia esclusa, vinta 6-3, 6-0) a Monterrey sconfiggendo una giocatrice al numero 12 del ranking e in crescendo di fiducia come Sara Errani (6-0, 4-6, 7-6 dopo quasi tre ore di gioco)  ha accresciuto il valore di insieme dell’impresa.
Non è mai facile mettere in fila tante vittorie consecutive, perchè scendendo in campo ogni giorno è difficile ricaricare le energie fisiche e mentali. Eppure è riuscita a vincere la seconda finale contro Caroline Garcia in rimonta (4-6,6-2,6-4).
Unendo le precedenti due partite di Fed Cup ai dieci match necessari per vincere in Messico le vittorie consecutive sono dodici.

Ma come gioca Timea?
Direi innanzitutto che il suo punto di forza è il rovescio. Un colpo che esegue con grande facilità, in modo estremamente naturale.
In questo periodo di grazia è evidente quanto si senta sicura nel movimento, tanto da arrivare a spingerlo senza alcun timore, mettendo il massimo della potenza possibile che ricava da tutto il corpo, senza che questo la porti a scomporsi o ad andare “fuori giri”.
E cosi, malgrado non disponga di un fisico particolarmente prestante (1,70 secondo la scheda WTA, forse generosa) è in grado di far viaggiare la palla in modo notevole.
Con il rovescio riesce quasi sempre a fare ciò che vuole: sia a trovare angoli stretti per buttare fuori campo l’avversaria, sia ad accelerare lungolinea, per cambiare l’equilibrio di gioco o per chiudere direttamente lo scambio nella parte di campo aperta. Un’arma davvero efficace che sa utilizzare anche in corsa.

Discorso diverso, invece, per quanto riguarda il dritto; il movimento è molto più costruito, e il controllo più difficoltoso.
La palla viaggia meno, e spesso, quando è messa sotto pressione, Bacsinszky ricorre alla soluzione della parabola alta: se non proprio a delle moonball, quanto meno a delle traiettorie che producano un rimbalzo sopra la spalla dell’avversaria, che in questo modo è obbligata a fare dei passi indietro oppure a rischiare il controbalzo.
Una scelta tatticamente intelligente, ma che non può produrre vincenti diretti. Il dritto spinto con la parabola più tesa invece le riesce meno bene, anche perché con questa soluzione fatica a trovare la profondità.

La preferenza per il rovescio diventa particolarmente evidente quando deve colpire nella fascia centrale del campo: al contrario di quanto accade di solito, in questi casi Timea sceglie di fare un passo verso destra per ricorrere al suo colpo più sicuro, utilizzando di conseguenza anche rovesci inside out dal centro, che non sono molto frequenti nella maggior parte delle tenniste.

In sostanza fa parte di quel tipo di giocatrici asimmetriche, che propongono il classico dilemma per chi le affronta: insistere sul lato debole (nel suo caso il dritto) rendendo però statico lo scambio, o cercare di allargare e variare le geometrie, ma rischiando di dover subire l’incisività del colpo più forte?

Il servizio non è potentissimo, ma nelle ultime settimane ha mostrato spesso di essere in grado di cavarsi di impaccio sui break point con delle prime non velocissime ma molto precise. Però per valutare la battuta credo sia meglio aspettare un periodo più lungo, per capire se la maggiore incisività sia temporanea oppure un aspetto consolidato.
La seconda palla è meno efficace, e per questo a volte rischia di subire risposte aggressive. Direi che sotto questo aspetto c’è spazio per migliorare.

Timea non è una scattista, però è resistente e molto coordinata; in più si muove con sagacia tattica e grande intuito: molto spesso riesce a capire la direzione del colpo avversario con un leggero anticipo, e questo le consente di recuperare palle che altrimenti sarebbero fuori dalla sua portata. In questo ricorda Caroline Wozniacki, particolarmente abile nell’intuire prima delle altre dove l’avversaria metterà la palla.

In generale secondo me dispone di un gioco di contenimento efficace, con un piccolo punto debole: la tendenza a condurre lo scambio da posizioni di campo piuttosto arretrate.
In occasione delle due finali in Messico, sempre disputate contro Caroline Garcia, si sono visti due modi leggermente differenti nel gestire il palleggio difensivo.
Ad Acapulco, in una giornata in cui le riusciva tutto ed era fisicamente molto brillante, si manteneva abbastanza a ridosso della linea di fondo. A Monterrey, reduce dalla maratona in semifinale contro Sara Errani (che indubbiamente le era rimasta nelle gambe) tendeva invece ad arretrare in modo molto più marcato; e così diverse volte ha “remato” nei pressi dei teloni.
Personalmente ritengo che questo sia forse il suo maggior limite rispetto alle giocatrici di primissima fascia. Se riuscisse cioè ad avanzare la posizione di gioco di uno-due passi diventerebbe ancora più pericolosa.
In compenso nelle soluzioni difensive l’aiuta la facilità nel colpire in back, che curiosamente a volte adotta anche nell’esecuzione dei passanti di dritto (e questa è una indiretta conferma che sul colpo spinto in top non sempre si sente sicura).

Nel suo schema tattico raramente è contemplato il gioco di volo; anche in questo a mio avviso ci sarebbe lo spazio per migliorare. La poca attitudine all’avanzamento finisce in alcuni casi per limitarla: a volte è obbligata a giocare dei colpi in più al rimbalzo che penso potrebbe evitare muovendosi sulla verticale, per raccogliere a rete i frutti determinati dal controllo dello scambio.

Però si sbaglierebbe a considerare questi limiti come un impedimento insormontabile per giocare bene nel doppio. Forse qualcuno la ricorderà ottenere diverse vittorie nel 2010 in coppia con Tathiana Garbin; raggiunsero nell’arco di pochi mesi cinque finali, vincendone tre.
E Timea in alcune dichiarazioni aveva espresso la grande stima e fiducia che nutriva verso una compagna molto più esperta di lei, che le dava consigli sulla vita nel circuito professionistico.

Nel 2010 Garbin aveva 33 anni e stava giocando la sua ultima stagione da professionista. Bacsinszky ne aveva dodici in meno e si pensava che quello sarebbe stato solamente il primo di una serie di anni di crescita.
Invece il 2011 si sarebbe rivelato uno spartiacque per entrambe: Tathiana disputò il suo ultimo incontro agli Australian Open prima di ritirarsi, Timea non riusci a giocare oltre il mese di marzo. Infatti dopo Miami fu costretta a fermarsi per la frattura al piede (mi pare avvenuta fuori dai campi di gioco) con tutti i conseguenti problemi fisici e psicologici che nessuno allora avrebbe potuto immaginare.

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ATP Cincinnati: Isner ha la meglio nella pioggia di ace contro Hurkacz, Murray abdica a Norrie, Shelton stupisce ancora

Dennis Shapovalov torna a vincere due match consecutivi dopo oltre tre mesi di astinenza. Nick Kyrgios, ci aveva avvisato, crolla contro uno straripante Fritz al servizio

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

Il secondo match in programma sullo Stadium 3, nel Day 5 del Western & Southern Open di Cincinnati, vedeva andare in scena in Ohio uno degli incontri di giornata più interessanti per quanto riguarda la sessione diurna: si sfidavano per la terza volta in carriera la testa di serie n. 8 del tabellone Hubert Hurkacz e lo statunitense John Isner, l’ultimo scontro diretto si era consumato proprio in quel di Mason – nella contea di Warren, sede del torneo – due anni fa, quando ad avere la meglio fu il bombardiere a stelle e strisce per 7-5 6-4. Mentre il primo confronto in assoluto, tra i due protagonisti in questione, è datato stagione 2019: il risultato fu il medesimo del duello verificatosi un anno più tardi, sempre sul cemento nordamericano, a Washington, con affermazione del gigante di Greensboro attraverso un doppio 6-4. Oggi però arrivavano con tutt’altro stato di forma, il polacco era infatti reduce dalla splendida cavalcata della settimana scorsa in Canada, dove ha raggiunto la seconda finale in un Masters 1000 arrendendosi soltanto a Pablo Carreno Busta. Al contrario, il n. 50 ATP ha saltato la trasferta a Montreal, decidendo di rimanere in patria in seguito all’eliminazione nel primo turno del ‘250’ di Atlanta, subita per mano del futuro finalista dell’evento Jenson Brooksby.

HUBERT PAGA LE FATICHE DI MONTREAL – Ciò nonostante aleggiavano alcuni dubbi sulla tenuta fisica del n. 10 del ranking, considerando che Hubi aveva visto decidersi le sue ultime cinque partite tutte al set finale, alle quali poi andava aggiunto l’impegno extra richiesto dal percorso svolto in doppio: Hurkacz oltre all’ultimo atto in singolare, a Montreal, infatti si è spinto sino in semifinale anche nel main-draw di specialità assieme al connazionale Zielinski. Inoltre appurando le performance mostrate all’esordio da Carreno ed Evans, – anche lui è stato costretto agli straordinari nel ‘1000’ della foglia d’acero, con la semifinale raggiunta in singolare e la finale ottenuta in doppio, fra l’altro facendo fuori nel penultimo atto proprio il 25enne di Wroclaw – entrambi estromessi immediatamente dal torneo e apparsi molto prosciugati a livello di energie dalle fatiche canadesi; le perplessità sul come si sarebbe presentato in campo il talentuoso polacco erano più che fondate.

Alla fine, il campione di Miami 2018 si è imposto 6-2 al terzo dopo 2h30 di battaglia senza quartiere, con il primo set vinto da Isner per 7-6(5) chiuso al quarto set ball, stesso risultato ma con ruoli opposti nel secondo parziale; prima che Hubert implodesse per le energie fisiche e mentali spese in Canada. Entrambi hanno scagliato ace a spron battuto: 18 Long John, contro i 14 di Hubi, percentuale praticamente identica di prime in campo ma a fare la differenza è stato l’83% di realizzazione con la prima dell’americano contro il 74% del polacco. Inoltre ad indirizzare realmente la sfida, nei momenti clou dell’incontro, la maggiore intraprendenza di Big John: riscontrabile grazie ai 41 vincenti messi a referto a fronte di 30 unforced. Dall’altra parte sì meno errori, 20, ma anche 13 winner in meno (28), sintomo del braccino avuto dal polacco quando bisognava spingere e la palla pesava di più, forse conseguenza della poca lucidità derivante dalle energie oramai al lumicino.

 

Infine a mettere ulteriore pepe su questa sfida, c’era la grande amicizia che lega i due tennisti, un rapporto di stima reciproca sviluppato a tal punto che spesso giocano in coppia nel Tour. E quando l’hanno fatto, hanno conquistato traguardi prestigiosi – su tutti il trionfo di qualche mese fa a Miami – in realtà gli avremmo dovuti rivedere insieme proprio in Quebec, ma il forfait di Isner ha impedito che il duo si riformasse.

NORRIE COME A WIMBLEDON, E’ LUI L’EREDE DI ANDY – Tuttavia, certamente, la partita maggiormente suggestiva di questa prima parte di tennis odierno presso il Lidner Family Tennis Center era il derby britannico che ha aperto il programma del Centrale alle 11:00 locali (le 17:00 in Italia): Cameron Norrie contrapposto a sua Maestà Andy Murray. Il sovrano indiscusso degli ultimi decenni della racchetta british, a riprova di come il tempo continui incessantemente il proprio viaggio, è stato però deposto dall’usurpatore gira mondo – ricordiamo che Cam ha origini sia scozzesi che gallesi per via dei genitori, ma è nato in Sudafrica ed è cresciuto in Nuova Zelanda fino ad approdare in Texas, dove si è formato tennisticamente – in rimonta, con lo score di 3-6 6-3 6-4 in oltre due ore e mezza di grande lotta.

Per ciò che concerne l’andamento dell’incontro, pesantissime, per indirizzare l’esito del match, sono state le tre palle break sventate da Norrie nel sesto game della frazione finale in un gioco infinito da 16 punti. Questa tripla chance mancata, di mettere la freccia per il sorpasso definitivo, da parte dell’ex n. 1 al mondo ha chiaramente rivestito un ruolo cruciale nello svolgimento della contesa, permettendo successivamente al campione dell’edizione autunnale d’Indian Wells di piazzare la zampata dirimente nella volata conclusiva. Sir Andy si deve arrendere, nonostante una più che ottima prestazione al servizio in termini di efficacia: addirittura doppia cifra di ace (12) e un eccezionale 83% di realizzazione con la prima. Purtroppo, però, per il tre volte vincitore Major, non è stata altrettanto all’altezza la corposità della propria battuta, avendo messo in campo solamente in 54% di prime e raccogliendo un assolutamente insufficiente 34% di trasformazione con la seconda.

Numeri abbastanza similari anche per quanto riguarda il n. 11 della classifica, che si fa preferire come il più esperto connazionale più per produttività che per costanza con il fondamentale d’inizio gioco – 7 ace, 49% di prime di cui il 74% concretizzate -. Pure la resa della seconda (48%), vede il mancino nativo di Johannesburg assestarsi su una prolificità alquanto misera, quasi speculari anche le percentuali in risposta seppur con un leggero vantaggio di Andy sulla ribattuta alla prima (26 contro 17) e un’opposta minima capacità in più di Norrie nel rispondere al secondo servizio (66 contro 52). Ma se vogliamo realmente scovare il dato che ha fatto la differenza, questo sicuramente è rappresentato dall’abilità di sfruttare i break point avuti: Cameron ha portato a casa un buon 50% (3/6), mentre Murray ne ha convertiti solo 2 degli undici che si è costruito.

Ma se si vuole riscontrare la grande notizia di giornata, allora bisogna citare il secondo match andato in scena sul Grandtstand, nel quale Denis Shapovalov ha ritrovato due vittorie consecutive in Tour che gli mancavano da oltre tre mesi: correva il mese di maggio e il mancino canadese superò in sequenza Sonego, Basilashvii ed un menomato Nadal per volare ai quarti degli Internazionali d’Italia. Dà lì, il buio pesto più totale con una crisi di risultati e di prestazioni difficilmente invertibile: 9 sconfitte in 10 partite, con una striscia infausta di sei match persi consecutivamente tra l’ultima parte della stagione sul rosso europeo culminata con il Roland Garros e l’intero swing erbivoro; l’unica gioia è arrivata al primo turno di SW19 ai danni di Rinderknech. Un momento no che sembrava non voler lasciare in pace il n. 21 del ranking, neanche sul cemento nordamericano con altre due eliminazioni al debutto a Washington e Montreal per mano di Wolf e De Minaur. Poi il dolce ritorno al sapore della vittoria, che però spezzava solamente una serie di tre KO in fila a partire da Church Road, ed inoltre materializzatosi contro un avversario come Dimitrov – un altro dotato di straordinario talento, ma sempre in perenne ricerca di continuità e che invece deve accontentarsi dei suoi caratteristici alti e bassi.

Tuttavia la vittoria di oggi ha un significato certamente diverso e che forse ci comunica come il periodo negativo sia oramai e finalmente alle spalle per Shapo: Il 23enne di Tel Aviv ha infatti avuto la meglio in rimonta su uno dei giocatori più caldi, Tommy Paul reduce dai quarti canadesi, superandolo per 3-6 6-4 6-3 in quasi due ore di gioco.

SHAPOLAVOV SI RITROVA NELLA PROVA PIU’ DIFFICILE – E’ chiaro che il ritrovare due vittorie consecutive fa acquistare enorme fiducia a Dennis per il prosieguo dell’anno; ma ovviamente ci vuole ben altra crescita per sperare di tornare a disputare un appuntamento del circuito da protagonista, upgrade da compiere specialmente al servizio: il talentuoso e imprevedibile candese è stato difatti autore di 10 doppi, ha messo in campo un poco più che sufficiente 59% di prime, raccogliendo invece soltanto un 35% con la seconda non all’altezza delle sue curve mancine, si possono anche offrire meno opportunità di break (7 contro l’americano, di cui solo 3 annullate). Ciò nonostante può sorridere Shapovalov, visto che comunque aveva perso i due precedenti: peraltro sempre al terzo e soprattutto nel primo risiedeva un certo magone per il nativo israeliano, la finale del 2021 persa a Stoccolma; mentre l’ultimo quest’anno al Queens faceva parte di quei match infestati di negatività che hanno contraddistinto la sua stagione erbivora.

SHELTON ANNICHILISCE RUUD, SORPRENDE GIÀ PER FISICITÀ – Continua in modo dirompente la favola della wc locale Ben Shelton, numero 229 ATP, di fronte all’inossidabile roccia che normalmente è il n. 5 del seeding Casper Ruud. Il fantasmino norvegese, stavolta però si è sciolto davanti alla frizzantezza del campione in carica NCAA impostosi con un doppio 6-3 in 1h09′ di gioco. Il 19enne di Atlanta meno di 15 mesi fa non era nemmeno classificato a livello ATP, ma ha avuto una crescita esponenziale nell’ultimo periodo a tal punto da poter vantare un record assolutamente invidiabile nel Tour professionistico: 19 vittore e 6 sconfitte. Dopo aver centrato il primo successo nel circuito maggiore contro l’indiano Ramanathan nel ‘250’ della sua città natia, ha – purtroppo a spese azzurre – ottenuto il primo sigillo in un Masters 1000 e la prima vittoria con un “primi cento”.

Contro il finalista del Roland Garros non aveva niente da perdere, in più poteva godere di grandissima fiducia dopo la prima finale Challenger raggiunta lo scorso weekend a Chicago e persa da Saffiulin; e così è stato travolgendo e non lasciando scampo a Ruud, il quale era voglioso di riscatto dopo il comunque ottimo torneo giocato a Montreal ma che gli ha lasciato l’amaro in bocca per l’occasione mancata e forse – con il senno di poi – anche qualche strascico psicologico. Ben può dirsi soddisfatto per il livello espresso, ma soprattutto il suo sogno può continuare. Ciò che balza maggiormente all’occhio di Shelton è il suo stato fisico, è già tutt’ora una bestia di grandissimo spessore. Ricordiamo che i giocatori iscritti ai College americani, che partecipano ai tornei professionistici sono tenuti a restituire il prize money tuttavia siamo certi che anche solo la potenziale scalata in classifica possa rappresentare uno stimolo eccezionale per il resto del torneo.

LE PILE DI KYRGIOS SI SONO ESAURITE – Chi invece ci aveva avvertito che ormai dal serbatoio si era raschiato il fondo, e che quindi da un momento all’altro sarebbe potuto crollare, avvisandoci di non rimanere sorpresi quando quelle ultime gocce sarebbero state sprecate è Nick Kyrgios. L’australiano non ne aveva veramente più e ha dovuto cedere il passo alla tds n. 11 Taylor Fritz per 6-3 6-2 in meno di un’ora (51 minuti). Ha provato ad accorciare gli scambi il 27enne di Canberra, come fatto sovente ultimamente e pur scagliando 7 ace, per una volta è lui a doversi piegare al sevizio “bomba” altrui: il campione d’Indian Wells ha infatti mostrato una performance d’antologia della battuta, 70% di prime in campo, straripante 86% di conversione e uno sconvolgente 60% di punti vinti con la seconda. A mettere la ciliegina, la bellezza di 16 ace. Semplicemente inattaccabile oggi con il fondamentale d’inizio gioco, il nativo di San Diego, che proverà a dimenticare l’incubo Evans – lo ha estromesso agli ottavi negli ultimi due tornei – al prossimo round contro Rublev (n. 6 del tabellone).

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI CINCINNATI

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Flash

WTA Cincinnati: Raducanu si conferma, dopo Serena tramortita anche Azarenka. Jabuer annulla un match point a McNally e trova Kvitova

Dopo la semifinale a Toronto e il successo su Venus Williams, Pliskova torna a vedere i fantasmi e crolla sotto i colpi di una grande Mertens. Pegula rimonta Kostyuk, Rybakina facile su Muguruza

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Emma Raducanu - Cincinnati 2022 (foto Twitter @the_LTA)

Il programma del WTA 1000 di Cincinnati, in questo mercoledì 17 agosto, ha visto nella fase embrionale della sua sessione diurna, impiegare le proverbiali sette camicie di sudore alla quinta forza del seeding Ons Jabeur. La tunisina, impegnata in apertura di giornata sul Grandstand – secondo campo per importanza – ha dovuto faticare la bellezza di quasi due ore e mezza per superare la tenace giocatrice di casa (nel vero senso della parola, essendo nata il 20 novembre 2001 proprio a Cincinnati) Caty McNally, attualmente situata alla posizione n. 179 WTA, dopo aver anche lasciato per strada il secondo parziale e qualificandosi agli ottavi con il punteggio complessivo di 6-3 4-6 7-6(7).

JABEUR IN VOLATA Una vittoria tutt’altro che scontata e banale, visto che la finalista di Wimbledon veniva dal ritiro di Toronto contro Zheng e per di più incontrava una tennista già rodata oltre che in fiducia: Caty aveva vinto lunedì all’esordio contro la n. 36 del mondo Sansnovich. Per i meno avvezzi al circuito femminile, la 20enne McNally ha avuto una recentissima grande carriera da junior, raggiungendo e perdendo per mano dell’amica Cori Gauff la finale del Roland Garros 2018 di categoria. Ha poi ottenuto due successi in doppio, sempre a livello Slam, con compagne d’eccezione, trionfando nella stessa stagione in coppia con Swiatek a Parigi e a New York al fianco dell’inseparabile Coco.

Il match è stato caratterizzato da un finale a dir poco thriller, con la n. 5 delle classifiche che è uscita indenne dalle forche caudine di un tie-break decisivo perennemente al cardiopalma. Ons ha prima gettato alle ortiche due match point consecutivi sul 6-4, per poi essere lei ad un passo dalla sconfitta; ma sul 6-7 non si è persa d’animo frantumando la palla match a favore dell’americana e riuscendo infine a chiudere l’incontro al terzo match ball, nel sedicesimo punto del deciding game. Molto bene al servizio, quest’oggi, la tennista araba, che ha scagliato ben 9 ace e fatto fruttare la sua prima il 75% delle volte. Diametralmente opposta la prestazione in battuta di Chaterine, almeno per ciò che concerne i punti diretti, autrice di 8 sanguinosi doppi falli. Al prossimo turno ad attendere la 27enne di Ksar Hellal, ci sarà la due volte vincitrice di Wimbledon Petra Kvitova.

 

PEGULA ALLA DISTANZA SU KOSTYUK – Un’altra sfida conclusasi al terzo set, che ha visto protagonista tra l’altro proprio colei che Jabeur sconfisse nella finale di Madrid, è stata quella di scena a partire dalle 11:00 locali sul Porsche Court – 4° stadio per importanza dell’impianto dell’Ohio -tra la n. 7 del tabellone Jessica Pegula e l’ucraina Marta Kostyuk. A spuntarla è stata la giocatrice statunitense, recente semifinalista al torneo di Toronto, rimontando per (5)6-7 6-1 6-2 in 2h7′ di gioco. Questa volta le corse inesauribili della n. 74 WTA, dopo essere state letali per la nostra Giorgi, accompagnate dalle sue inespugnabili difese si sono rivelate efficaci soltanto nel corso della frazione inaugurale, in cui comunque Marta ha cancellato un set point in battuta nel decimo game che avrebbe potuto rendere ancora più rotondo il risultato in favore della figlia d’arte – per così dire, essendo figlia di Terence Pegula, noto uomo d’affari nonché proprietario dei Buffalo Bills e dei Buffalo Sabres, squadre americane di Football e Hockey e quindi a tutti gli effetti appartenente al mondo sportivo -. Score che tuttavia, ad ogni modo, si è fatto massacrante per la 20enne di Kiev, dato che Pegula in versione rullo compressore ha concesso in seguito la pochezza di tre soli game all’avversaria.

La n. 8 del ranking mondiale alla fine, si è dimostrata nettamente più solida e concreta; attitudini che si desumono perfettamente dalla capacità nel concretizzare il proprio servizio, sia con la prima – con la quale ha portato a casa il 64% dei punti contro il 59% di Kotsyuk – che con la seconda, dove ha superato l’ucraina per ben 20 punti percentuali (67 a fronte di 47). Da par suo la giovane tennista di Kiev ha sì raccolto tanti punti diretti, 6 ace, che però sono stati totalmente azzerati dai 7 doppi errori commessi. Jessica si conferma dunque imbattibile all’esordio, con l’ultimo KO giunto in un primo turno che risale addirittura ad Indian Wells, e che ha raccolto ben 16 successi negli ultimi sei eventi disputati. Contrariamente Kostyuk dà seguito ad una tendenza negativa, avendo perso con quella odierna l’ottava partita su altrettanti scontri al cospetto di Top 10, l’ultima prima di oggi a Strasburgo con Plsikova.

TONFO PER PLISKOVA, CHIURGICA MERTENS – Ebbene proprio l’amazzone ceca è la prossima tennista di cui trattiamo. Sembrava infatti che la “Regina di Ghiaccio” avesse finalmente ritrovato sé stessa, probabilmente il caldo estivo del Nord America era stato propedeutico allo scongelamento dell’integerrima Karolina dal torpore di mediocrità nel quale si era incanalata. Lo stupefacente e travolgente cammino al Canada Open, interrottosi solo in semifinale contro la tennista del momento Haddad Maia, ha restituito pur a sprazzi l’ex n. 1 che abbiamo ammirato negli anni di splendore, in particolar modo il servizio è sembrato quello delle grandi occasioni. Ma la due volte finalista Slam, dopo una prima parte di stagione alquanto deludente tra cocenti sconfitte e svariati problemi fisici, non era minimante sazia e sperava di continuare il suo periodo di rinascita al Western & Southern Open. Se poi si vanno a spulciare i piazzamenti passati in questo torneo, con il trionfo del 2016 e il raggiungimento dei quarti in quattro delle ultime cinque edizioni, l’obbiettivo di disputare un’altra grande settimana non era per nulla un miraggio per la testa di serie n. 14.

Eppure quando tutto il vento soffiava a favore, è bastato poco per farla ripiombare nel baratro: è bastata la sfavillante Elise Mertens che con il doppio 6-1 inflitto a Kalinina nel match precedente, in cui ha mostrato un livello di gioco estremamente alto, appare in improvvisa ripresa successivamente ad un periodo molto grigio. Così è come se la magia che aveva fatto ritornare ai fasti del passato la n 17 WTA, ora sia passata di testimone alla belga. La n. 33 del mondo si è infatti imposta per 7-6(3) 6-3 in poco più di un’ora e mezza, facendo leva sugli 8 ace messi a referto oltre che sul 72% di resa con la prima ed il 69% con la seconda.

A testimonianza del manifestarsi di nuovo dei soliti problemi della 30enne ceca, ci sono i 7 doppi falli: una battuta che tanto gli aveva dato la settimana scorsa e che adesso invece torna a palesare i consueti limiti dell’ultimo periodo. Perciò l’affermazione prestigiosa su Venus, rimane un unicum in questa sua campagna in Ohio, che si chiude nonostante anche gli H2H la vedevano avanti 2-0: vittorie a Eastbourne 2019 e Roma 2020. Due successi che conferiscono ulteriore rammarico a Pliskova, dato che in quei tornei avrebbe poi alzato il trofeo – in Inghilterra – e perso in finale.

EMMA STA RITROVANDO LA PROPRIA TENUTA MENTALE – Tuttavia il vero blockbuster di giornata, che era la diretta conseguenza di quello di più atteso del torneo dove si era consumato l’ultimo ballo in Ohio di Serena Williams, era rappresentato dallo scontro generazionale fra Viktoria Azarenka e la nuova stella del tennis femminile d’oltremanica Emma Raducanu. Tredici anni di differenza tra le due giocatrici, classe ’89 l’una, nata nel 2002 l’altra. Un altro crash test per la tenuta mentale dell’inglesina di origini cinesi e rumene, che dopo lo scalpo che vale una carriera contro la dominatrice dell’ultimo ventennio, non sbaglia la prova del nove e si conferma incrociando la racchetta contro un’altra ex n. 1 mondiale e campionessa Slam.

Come si era già detto a più riprese anche in seguito all’affermazione su Serena, la vera sfida per Emma stava nel reggere la pressione delle aspettative di essere la favorita al confronto con due leggende del tennis contemporaneo; poiché sul piano fisico e del tennis giocato in senso stretto non poteva che essere superiore – se fosse stata quella vera, e non quella opaca osservata per gran parte della stagione – considerando le poche apparizioni degli ultimi anni nel circuito di Vika e Serena, sebbene il successo sulla 33enne di Minsk abbia molta più rilevanza considerando che il bronzo olimpico di Londra 2012 sia tutt’ora vicina alla Top 20. Ebbene, la testa di serie n. 10 non ha tradito e dopo aver battuto nettamente la Regina al giro di boa, ha fatto altrettanto con la bielorussa: infliggendo un bagel anche a lei, ma concedendole complessivamente addirittura soltanto due giochi in 1h3 di esibizione più che di partita. Statistiche disarmanti alla battuta: la britannica con il 70% di punti vinti sul primo servizio ed il 62% sul secondo, la n. 22 del mondo invece ha fatto registrare rispettivamente degli insufficienti 42% e 29%. Numeri che hanno influenzato anche il seguente dato: Vika ha salvato solo una delle 6 palle break offerte, Emma ha frantumato tutte e tre quelle concesse. Doppio scalpo per Emma, che rappresenta un ottimo viatico in vista della difesa del titolo a Flushing Meadows. Mentre si conferma un momento non felice per la bielorussa, – due volte vincitrice del torneo, nel 2013 quando battè tre ex n. 1 e nel 2020 con sede a New York per via della pandemia – dopo il ritardo del visto per il Canada che le ha impedito di volare a Toronto.

In chiusura di sessione pomeridiana, facile affermazione della campionessa di Wimbledon Elena Rybakina, vittoriosa comodamente per 6-3 6-1 in 1h15 sulla ormai irriconoscibile Garbine Muguruza. La nobile decaduta spagnola, tds n. 8, sta recitando nell’arco del 2022 il proprio De Profundis avendo vinto solo 9 partite in 13 tornei disputati e non riuscendo a vincere due match di fila da febbraio. La 28enne di Caracas vinse qui a Cincinnati nell’edizione 2017, ma i ricordi di quel successo oramai si affievoliscono sempre più.

IL TABELLONE DEL WTA 1000 DI CINCINNATI

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ATP

Sinner gioca un match ordinato e raggiunge per la prima volta in carriera il terzo turno a Cincinnati

L’altoatesino limita gli errori approfittando di una versione di Kecmanovic particolarmente fallosa

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Jannik Sinner - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

[11] J. Sinner b. M. Kecmanovic 7-5 3-1 rit. (da Cincinnati, il nostro inviato)

Jannik Sinner sconfigge Miomir Kecmanovic che sotto di un set e un break è costretto a ritirarsi per un malessere non specificato. Così Sinner raggiunge per la prima volta in carriera gli ottavi a Cincinnati dove domani affronterà Felix Auger Aliassime che ha sconfitto nettamente, in mattinata, Alex De Minaur. L’altoatesino ha giocato una partita ordinata soprattutto in risposta dove è riuscito costantemente a mettere sotto pressione Kecmanovic. Rispetto alla partita contro Kokkinakis, Jannik ha tenuto meglio la diagonale sinistra anche aiutato da una versione del serbo particolarmente fallosa e imprecisa. Era un match che nascondeva delle insidie, sia a livello fisico perchè Sinner veniva da una battaglia di più di tre ore, sia a livello tattico perchè Kecmanovic è un giocatore completo che ama giocare di ritmo. La superficie prediletta del serbo infatti è proprio il cemento dove in questa stagione ha raggiunto i quarti di finale sia ad Indian Wells che a Miami. Ora per Jannik la sfida contro il giovane canadese contro il quale ha perso nettamente l’unico precedente disputato lo scorso maggio sulla terra veloce di Madrid.

PRIMO SET

 

La partita si gioca sul “Court 4” dopo la battaglia tra Rublev e Fognini che ha quasi raggiunto le tre ore di gioco. Dopo la vittoria il russo si è intrattenuto con i fan mentre Fabio all’uscita dal campo ha ringraziato gli spettatori che si complimentavano per la partita. Sinner esce meglio dai blocchi, impatta bene la risposta e trova sempre una buona profondità da fondo campo. Il serbo sembra contratto e già nel quarto game si trova a dover annullare tre palle break consecutive dopo un vincente di Sinner con il rovescio incrociato. “La risposta” dice Vagnozzi che si fa sentire maggiormente rispetto alla partita di ieri. Kecmanovic annulla le prime due palle break ma nulla può su un’accelerazione incrociata di dritto di Sinner a tutto braccio. Nel momento in cui si deve confermare il break anche l’altoatesino accusa un passaggio a vuoto e con due errori gratuiti restituisce immediatamente il break. La partita non decolla, esagerano nel cercare di spingere ogni palla. In questo momento entrambi dovrebbero riguardare i tre pallonetti in recupero messi a segno da Schwartzman contro Karatsev quando si trovava in una situazione di difesa. I due giocatori riescono a trovare continuità al servizio e senza particolari scossoni Kecmanovic si trova a servire sul 5-6 per restare nel set.Stai basso in risposta” ripete Vagnozzi dopo ogni punto, un gratuito di dritto del serbo in uscita dal servizio porta Sinner ad avere due set point. “ Sulla seconda di servizio fai un passo indietro” dice Vagnozzi, con una risposta vincente Sinner si porta nuovamente a set point. Un urlo liberatorio di Sinner accompagna il rovescio lungolinea in rete di Kecmanovic. Jannik ha avuto bisogno di sei set point ma alla fine è riuscito a vincere il primo parziale.

SECONDO SET

Sinner prende fiducia all’inizio del secondo set mentre dall’altra parte Kecmanovic continua a commettere molti errori gratuiti. L’altoatesino va immediatamente in vantaggio di un break anche nel secondo parziale e nel quinto gioco improvvisamente il serbo si avvicina all’arbitro e si ritira. “ Riprenditi Miomir” urla qualcuno dal pubblico, Vagnozzi e Darren Cahill lasciano velocemente il Court 4 per incontrare Sinner fuori dalla player lounge dove discuteranno della partita prima che Jannik si presenti in zona mista.
Una partita difficile da interpretare anche per le condizioni dell’avversario, domani lo aspetta un giocatore che fa della discontinuità il suo marchio di fabbrica. Una cosa da aggiustare per Jannik è sicuramente la resa sulle palle break, nelle due partite giocate fino ad oggi ha ottenuto strappato cinque volte la battuta su ben ventidue palle break a disposizione. Tatticamente sarà una partita più simile a oggi rispetto a quella con Kokkinakis, sicuramente il canadese serve meglio rispetto a Kecmanovic ma gioca bene con entrambi i fondamentali senza avere però nessun colpo particolarmente incisivo. Rispetto a oggi potrebbe essere importante riuscire a rispondere con i piedi dentro al campo per togliere tempo ad Aliassime. Match che si preannuncia quindi difficile ma alla portata per Sinner che andrà a caccia del quinto quarto di finale 1000 in carriera.

Il tabellone completo dell’ATP di Cincinnati

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