Kuznetsova a Madrid, il ritorno di una campionessa

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Kuznetsova a Madrid, il ritorno di una campionessa

Grazie ad una serie di partite di alto livello, a Madrid Svetlana Kuznetsova è tornata in finale di un torneo Premier Mandatory dopo oltre cinque anni

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Prima che cominci un torneo c’è chi studia i tabelloni, valutando i possibili incroci e ipotizzando i diversi gradi di difficoltà per le partecipanti. Ma c’è anche chi, forse più pragmaticamente, considera questa attività piuttosto sterile, visto che il più delle volte i risultati finiscono per smentire le previsioni.
Malgrado tutto, io appartengo alla prima categoria: se ho un po’ di tempo, mi metto a ponderare le diverse sezioni del draw, per provare a stabilire chi ha avuto più o meno fortuna, o potrà fare più strada. A questo proposito ecco il percorso affrontato da Kuznetsova a Madrid:
Makarova, Muguruza, Stosur, Safarova, Sharapova, Kvitova.

Non credo di esagerare se dico che negli ultimi anni non mi ricordo un tabellone di tale difficoltà. Per arrivare in fondo ad uno Slam occorrono sette incontri, ma il sistema delle 32 teste di serie rende più agevoli i primi turni. A Madrid (che è un Premier Mandatory con 16 teste di serie) per vincere il torneo si disputa un match in meno, ma in compenso il tutto si svolge in una settimana. E in una settimana Kuznetsova si è trovata di fronte un percorso terribile: tre top 10, due top 20 in ascesa, e una specialista della terra battuta (ex vincitrice Slam) come Samantha Stosur, numero 26 del mondo.
Questo invece il percorso dell’altra finalista del torneo, Kvitova:
Govortsova, Vandeweghe, Pavlyuchenkova, Begu, Serena, Kuznetsova.

Certo, si potrebbe dire che la Williams imbattuta di questo inizio di stagione (e che non perdeva in un Premier Mandatory dal 2012) costituiva un ostacolo che tutte avrebbero voluto evitare. Ma penso che l’inizio più semplice abbia permesso a Kvitova di partire in modo incerto senza pagarne le conseguenze. Ad esempio nel match contro Vandeweghe in alcuni frangenti Petra era stata demoralizzante. Dico demoralizzante perché non ho mai nascosto di simpatizzare per lei, e proprio per questo vederla faticare nel primo set contro una avversaria senza prima di servizio (Coco aveva un misero 34% di prime, e Vandeweghe senza la prima è un po’ come Isner senza battuta) mi aveva lasciato davvero molto perplesso. Poi nei turni successivi la qualità del tennis di Kvitova è progressivamente salita; tanto è vero che contro Begu in giornata di grazia (che valeva molto di più del 37mo posto del ranking) Petra aveva giocato una partita molto efficace, in cui rimaneva da sistemare soltanto la risposta al servizio. Colpo messo a punto contro Serena, con tutte le conseguenze che si sono viste.

 

Non sarò certo io a sminuire la vittoria di Kvitova (straordinaria nei due match conclusivi), anche perché rimango convinto che quando Petra raggiunge certi picchi di gioco sono in pochissime a poterla contrastare. E poi si sa che nel tennis chi ha saputo conquistarsi una classifica di vertice (Kvitova numero 4, Kuznetsova numero 29) gode di privilegi nel sorteggio. Resta però il fatto che la sperequazione rispetto al percorso di Svetlana è stata evidente.

Mi viene però il dubbio che forse sia stato proprio il tabellone terribilmente impegnativo ad avere stimolato l’orgoglio di una giocatrice di grande talento come Kuznetsova. E così a 30 anni ancora da compiere (il 27 giugno) ma con tante stagioni professionistiche alle spalle (ha iniziato tra le pro nel 2000, nel 2002 era già 43 del mondo e nel 2004 top ten), Sveta è tornata finalista in un torneo importante. Dopo quasi cinque anni di risultati al di sotto delle aspettative.

Ci vorrebbe un articolo a parte per ripercorrere tutta la sua carriera. Qui mi limito a ricordare che tra le giocatrici in attività solo Kuznetsova, Serena, Venus e Sharapova hanno vinto Slam su superfici diverse. Sveta infatti vanta all’attivo lo US Open 2004 e il Roland Garros 2009. Anche questo fa di lei una giocatrice speciale. Sia sul piano del carattere che sul piano tecnico.

Comincio dall’aspetto tecnico: quanto speciale? Dovessi spiegarlo in poche parole, direi questo: secondo me tra le giocatrici in attività è di gran lunga la più completa. Sa fare praticamente tutto, sia i colpi che richiedono grande manualità come quelli che richiedono invece soprattutto forza e potenza.

Sveta sa giocare bene i colpi in topspin; ma nel suo caso sarebbe limitativo pensare che il tutto si riduca a un dritto e un rovescio coperti. Lei infatti può modulare la parabola: va da quella piuttosto tesa sino a quelle più cariche, con rotazioni che ricordano l’esecuzione maschile, sino ai lob. E la diversa gestione del lift impresso alla palla le consente di farne un aspetto importante del gioco, sia in chiave offensiva che difensiva. Il suo dritto carico è uno dei più efficaci e complessi da gestire del circuito.

Ma poi sa eseguire perfettamente anche i back, sia di rovescio (staccando la mano), che di dritto. Colpi slice ma anche chop difensivi; è senza dubbio una delle migliori nel coordinare la scivolata tipica della terra battuta con il movimento di braccio del gesto bloccato difensivo; e così riesce a rimandare palle quasi impossibili.

Oltre a questo è capace anche di “scodellare” da sotto la palla (con un gesto che assomiglia a quello della smorzata), per giocare profondo utilizzando un colpo che nel tennis contemporaneo è quasi scomparso, in cui prevale lo spin laterale. Capita che ne faccia uso quando vuole scendere a rete prendendosi più tempo per correre in avanti, contando sul piazzamento della palla e sul rimbalzo particolarmente difficile da controllare per l’avversaria.

E poi, una volta arrivata a rete, è sempre a suo agio nei colpi di volo, visto che conosce la tecnica delle volèe come pochissime oggi, e sa anche gestire con particolare sapienza le demivolèe.

Manca qualcosa? No, perché anche con il servizio è molto completa. Possiede la botta tesa, gioca bene lo slice, e (quando la schiena non le crea problemi) ha uno dei kick più carichi del circuito.

L’ho detto prima: sa fare praticamente tutto, e la minore efficacia di alcuni colpi non dipende da limiti tecnici, ma fisici. Ad esempio nella risposta al servizio, in cui ci sono giocatrici più forti di lei perché più reattive o con un allungo superiore.

Non è altissima e nemmeno velocissima; ma si muove bene, ha una discreta resistenza e una potenza che la avvicina alle più prestanti. Purtroppo negli ultimi anni ha spesso sofferto di piccoli acciacchi, quasi inevitabili per chi è nel circuito dall’inizio del millennio; magari problemi non gravissimi, ma anche le défaillance fisiche marginali impediscono di allenarsi bene, e soprattutto di farlo con la necessaria continuità che porta alla migliore condizione.

E proprio tenendo presente il suo fisico, c’è una questione tattica che vorrei evidenziare. Personalmente sono convinto che la sua carriera recente avrebbe potuto essere migliore, e se questo non è successo è perché secondo me Kuznetsova negli ultimi anni ha praticato un tennis non del tutto adatto alle sue caratteristiche fisiche.

Forse sulla sua impostazione di gioco ha inciso un po’ troppo la lunga fase di formazione spagnola; una scuola che tende a privilegiare il tennis basato sul palleggio articolato e sulle doti difensive. Tutte cose che Sveta sa fare ottimamente, ma che a mio avviso a lungo andare le costano troppa fatica. Kuznetsova non ha il fisico indistruttibile della maratoneta Wozniacki, né la leggerezza e l’agilità di Agnieszka Radwanska, due tenniste maestre della difesa. Se poi consideriamo che invece avrebbe la potenza per prendere il comando del palleggio contro quasi tutte le avversarie, rimango convinto che per lei sarebbe preferibile un gioco più aggressivo. Del resto l’ultimo importante successo della sua carriera, San Diego 2010, lo aveva ottenuto con un tennis di attacco. Ma questa impostazione offensiva troppo spesso nelle stagioni successive è venuta meno.

Ad esempio nella prima settimana del Roland Garros 2014 aveva mostrato un’ottima condizione, che le aveva consentito di sconfiggere avversarie davvero complicate come Giorgi, Kvitova, Safarova (nell’ordine). Ma lo aveva fatto stando molto in difesa, accettando troppo spesso di subire e di remare lontano dalla linea di fondo, in logoranti rincorse di contenimento. Il risultato è stato che, match dopo match, ha perso di brillantezza, fino ad apparire quasi senza energie contro Simona Halep. Un processo di affaticamento precoce, a mio avviso determinato dall’atteggiamento tattico scelto.

Sul piano tattico ho un’altra perplessità: a volte mi pare che non adotti la giusta selezione di colpi. Va detto che questa è una accusa che prima o poi viene fatta a tutti i giocatori particolarmente eclettici; in campo si hanno pochissimi istanti per decidere, ed è molto più semplice farlo per chi possiede un repertorio molto scarno rispetto a chi invece ha a disposizione tutte le pagine dell’enciclopedia.

Potrebbero però esserci anche spiegazioni differenti per la tendenza di Kuznetsova a “complicarsi la vita” durante gli scambi: un carattere con un lato orgoglioso e un lato istrionico.

Il carattere, appunto: il secondo aspetto speciale di cui parlavo all’inizio.
Sulla questione dell’orgoglio mi ricorda Boris Becker: un altro tennista che con il braccio poteva fare quello che voleva, e che proprio per questo a volte si metteva in testa di vincere non con il tennis più adatto al proprio fisico, ma utilizzando gli schemi di gioco in cui eccelleva l’avversario. Perché Boris voleva dimostrare di essere superiore a 360°. Ma a volte questa scelta poteva costare cara.
E così, ad esempio, Kuznetsova agli Australian Open 2013 decide di sconfiggere Wozniacki insistendo spesso sul rovescio di Caroline (il suo colpo più forte), quando tutte le altre normalmente cercano di sollecitarle il dritto. Alla fine vince, ma probabilmente faticando più del necessario (6-2, 2-6, 7-5).

https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=HPmmkVAImls#t=1

Lo stesso problema a volte si manifesta in modo diverso, quando sbaglia i colpi più semplici, magari a conclusione di scambi di altissima difficoltà. Secondo me accade perché è come se fosse soddisfatta di avere giocato il punto alla grande, e finisce per sottovalutare la facile conclusione: colpo importante per il punteggio, ma non significativo per mostrare quanto sia brava. Inconsciamente lei lo sa, e così arriva il calo di attenzione che la fa sbagliare.

E questo ci introduce all’aspetto istrionico di Sveta. Un aspetto che la rende divertente da seguire, ma che le fa perdere concretezza: a volte in lei emerge il gusto per la soluzione inaspettata e spettacolare al posto di quella più sicura, ma banale; una fortuna per chi assiste ai suoi match, ma che può costare la perdita di punti che probabilmente avrebbe potuto vincere. Il risultato di tutto ciò è un eccesso di errori evitabili, che pesa sul bilancio finale degli incontri. A questo proposito segnalo che nel recente torneo di Madrid uno dei punti di forza è stato invece il numero molto basso di gratuiti, finalmente superando un problema che l’aveva penalizzata nelle ultime stagioni.

Le ultime notizie sono quelle relative al forfait agli Internazionali di Italia. La settimana madrilena, con tre durissimi match al terzo set affrontati un giorno dopo l’altro, è stata troppo intensa, e il fisico ne ha risentito (problema alla coscia sinistra). Spiace che non possa approfittare della forma mostrata nell’ultimo periodo per ottenere altri risultati, e continuare a divertire il pubblico. Ma chissà che questa scelta obbligata non si trasformi in un vantaggio in vista dello Slam parigino, che inizia tra due settimane e richiede la maggior freschezza possibile.

P.S. Se avete un momento di tempo, consiglio di vedere integralmente gli highlights della partita contro Wozniacki. Un gran match, in cui è possibile ritrovare almeno una parte dell’eccezionale repertorio di Kuznetsova.

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Wimbledon, le lacrime di Katie Boulter e il segreto rivelato a fine partita

Boulter ha confidato che sua nonna è venuta a mancare martedì, il giorno della sua vittoria al primo turno. Ora punta alla seconda settimana

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Katie Boulter (GBR), Wimbledon. Credit: AELTC/Ian Walton

La 25enne Katie Boulter sta vivendo in assoluto il suo miglior Wimbledon, dove alla sua sesta partecipazione (qualificazioni incluse) ha raggiunto il terzo turno per la prima volta. Tuttavia per certi versi questo non si può definire il suo torneo più felice. Ieri infatti, dopo la vittoria in rimonta su Karolina Pliskova per 3-6 7-6(4) 6-4, la tennista britannica visibilmente commossa ha spiegato, nell’intervista rilasciata in campo davanti al pubblico del Campo Centrale, la situazione di lutto familiare che l’ha toccata. Il successo su Pliskova, finalista della passata edizione infatti, è stato dedicato da Boulter a sua nonna venuta a mancare martedì, proprio il giorno in cui lei ha disputato il primo turno (vinto in due set con Burel). La madre della tennista ha deciso di non informarla della cosa fino al termine del match, per assicurarsi che la sua prestazione non venisse influenzata emotivamente. “Non sapevo nulla fino a dopo il mio primo incontro in cui mia madre mi ha praticamente preso da parte e me lo ha detto” ha spiegato Boulter.

Come si legge su The Thelegraph, anche suo nonno in lutto Brian Gartshore, visibilmente commosso, ha viaggiato da Leicestershire per essere nel box giocatori sugli spalti ed esultare per il match della nipote vinto ieri. L’impatto della famiglia, e soprattutto dei nonni, è stato fortissimo nella formazione di Boutler. Basti pensare che sua nonna era una campionessa regionale di tennis, e viveva vicino al club di tennis dove Katie ha colpito le sue prime palline da bambina; mentre il nonno – un inventore che ha inventato il cartellino dei negozi antifurto – è un punto di riferimento per lei. “È letteralmente il mio idolo, qualcuno che ammiro” ha spiegato poi Boutler. “Ha installato le luci degli aeroporti di Gatwick e Heathrow, è un tipo dannatamente intelligente. E abbiamo delle conversazioni davvero fantastiche su cose che non hanno nulla a che fare col tennis. È una piccola opportunità di distrazione”.

A contribuire a rendere serena l’atmosfera attorno alla n.118 del mondo c’è anche il suo fidanzato Alex de Minaur, anche lui tennista che ieri ha battuto sul campo 1 il britannico Jack Draper dopo un match palpitante. Tutta questa serenità sta spingendo la 25enne Katie Boulter avanti nel torneo, e anche le imprese di certe sue connazionali fungono da sprone. “Quello che ha fatto [Raducanu] è stato sorprendente. È scesa in campo, ha sorpreso tutti e ha giocato a tennis senza paura. Questa è la cosa così impressionante. Spero di poter andare là fuori e fare lo stesso. Mi piacerebbe fare quello che ha fatto lei. Non si sa mai, un giorno potrebbe succedere”. Il prossimo avversario di Boulter sabato sarà Harmony Tan, la francese che ha sconfitto la sette volte campionessa Serena Williams al primo turno.

 

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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