Wimbledon femminile: Serena alla caccia del quarto Major consecutivo

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Wimbledon femminile: Serena alla caccia del quarto Major consecutivo

In vista del torneo di Wimbledon, ecco qualche dato relativo alla stagione su erba per cercare di individuare le possibili protagoniste del prossimo Slam londinese

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A mio avviso ragionare su Wimbledon significa innanzitutto tenere presente che il torneo costituisce il culmine di una fase di stagione anomala: quella del tennis su erba.
Parlo di stagione anomala perché, malgrado quest’anno sia stata aggiunta una settimana, il calendario sui prati resta comunque molto più breve rispetto a quello dedicato alle altre superfici. Questo fa sì che le normali gerarchie del ranking risultino meno attendibili, dato che i punti distribuiti incidono limitatamente sulla classifica delle giocatrici.

La brevità è tale che diventa anche difficile valutare lo stato di forma delle tenniste di vertice. Addirittura quest’anno tre delle prima quattro giocatrici (Serena, Kvitova e Sharapova) arriveranno all’appuntamento con lo Slam senza avere disputato alcun incontro di preparazione.
E sempre perché i tornei disputati sono pochi, risulta più complesso individuare le specialiste. Il fatto poi che il tutto si svolga nel giro di pochi giorni, rende fondamentale anche lo stato di forma, che in molte occasioni determina i risultati anche al di là delle preferenze tecniche: un paio di settimane di scarsa condizione e la stagione è compromessa.

Tenendo presente tutto questo, penso che per orientarsi tra nomi e numeri sia meglio provare ad andare a ritroso per alcuni anni in modo da allargare la base dei dati. Per questo ho preparato statistiche riferite agli ultimi cinque anni o, per altri numeri, addirittura all’intera carriera delle protagoniste.
Non che questo modo di procedere non abbia controindicazioni: aumentando l’influenza di stagioni lontane si finisce per sottostimare la forza delle giocatrici giovani o emergenti.

 

Partiamo con un po’ di dati.
Ecco il riepilogo dei risultati dei tornei WTA di preparazione + Wimbledon:


Nella seconda tabella è indicata la percentuale di vittorie delle prime 32, future teste di serie.
Il primo numero si riferisce alla percentuale di vittorie ottenute in tutta la carriera (su tutte le superfici), il secondo solo sull’erba. Infine è indicato il miglior risultato raggiunto a Wimbledon:

Tab 2 rendimento prime 32

Si possono anche ordinare le giocatrici in base alla percentuale di vittorie ottenute in carriera sull’erba. Il risultato dovrebbe dirci chi sono (o sono state) le giocatrici più forti in assoluto sulla superficie:

Tab 3 Migliori su erba
Per affrontare la situazione delle primissime ecco una sintesi storica dei piazzamenti ottenuti negli ultimi 5 anni a Wimbledon (prime 16 del ranking):

Tab 4 - top 16 wimbledon

Ma come stanno in questo momento le migliori? Ecco la mia opinione sulle top ten.

1. Serena Williams
L’abbiamo lasciata con la coppa in mano a Parigi, vincente nonostante l’influenza.
A Wimbledon negli ultimi anni sembra aver seguito la logica del tutto o niente: due volte ha vinto mentre tre volte è stata eliminata alle soglie della seconda settimana (da Bartoli, Lisicki e Cornet), senza essere quindi presente nei turni decisivi.
Vincendo a Londra concluderebbe il “Serena Slam” (quarta vittoria major consecutiva, già raggiunto a cavallo tra 2002 e 2003) e soprattutto i tre quarti del più prestigioso Grande Slam. Al Roland Garros ci aveva abituato a partenze al rallentatore, perdendo il primo set e uscendo alla distanza. Malgrado l’erba esalti le sue grandi qualità di battitrice un approccio di questo genere potrebbe rivelarsi più rischioso, perché i match sui prati sono meno facilmente recuperabili, soprattutto se l’avversaria dispone di un discreto servizio.

2. Petra Kvitova
Negli ultimi cinque anni ha sempre raggiunto almeno i quarti di finale. Sotto questo aspetto la famosa incostanza di Kvitova trova a Wimbledon l’eccezione che conferma la regola. Ad oggi le incertezze maggiori potrebbero derivare dalle condizioni di salute, visto che per un raffreddore ha rinunciato all’ultimo momento a partecipare al torneo di Eastbourne, al quale tradizionalmente aveva sempre preso parte.

3. Simona Halep
Semifinalista l’anno scorso, sconfitta da Bouchard anche per le condizioni fisiche non perfette (distorsione alla caviglia). Non sembra essere in una forma ideale: la sconfitta contro Mladenovic a Birmingham unita all’eliminazione al secondo turno al Roland Garros non sono certo il propellente ideale per uno Slam. In compenso può contare sulla collaborazione a tempo pieno con il nuovo coach, Darren Cahill.

4. Maria Sharapova
L’ultimo match disputato da Sharapova è stato quello perso contro Safarova a Parigi. Come Serena, anche Maria non era in perfette condizioni di salute, ma, al di là delle malattie passeggere, direi che Sharapova viene da un periodo di rendimento non ottimale: malgrado la vittoria a Roma è da diversi tornei che non gioca al meglio. Nelle ultime tre edizioni Wimbledon le ha riservato più delusioni che soddisfazioni; anche se in due delle tre sconfitte si è trovata di fronte avversarie in giornata di grazia (Lisicki 2012 e Kerber 2014). Sharapova rimane comunque una delle quattro giocatrici in attività capace di vincere a Londra, e con un ottimo 82% di vittorie in carriera sull’erba.

5. Caroline Wozniacki
Quarto turno. Questo sembra essere il livello oltre il quale Caroline non riesce ad andare: è accaduto quattro volte negli ultimi sei anni, a conferma che l’erba non è la sua superficie ideale. Per fare meglio ci vorrebbe la Wozniacki aggressiva e intraprendente del Masters 2014, altrimenti sono molte le giocatrici che si fanno preferire su campi così veloci.

6. Lucie Safarova
La recente finalista del Roland Garros storicamente aveva sempre faticato a Wimbledon, ma poi è stato proprio il torneo dell’anno scorso a costituire la svolta della carriera: prima semifinale in un Major, e poi tutta una serie di risultati importanti che le hanno consentito di arrivare fino al sesto posto nel ranking.
Adesso incominciano ad arrivare le prime cambiali da onorarare, sotto forma di punti in scadenza. Si apre quindi una nuova fase nella stagione di Safarova: di sicuro i mezzi tecnici non le mancano, ma diventerà fondamentale la capacità di reggere la pressione e di non farsi sopraffare dalle responsabilità.

7. Ana Ivanovic
L’anno scorso si era presentata al via di Wimbledon reduce dalla vittoria di Birmingham. Quest’anno nello stesso torneo è stata subito estromessa da Larcher de Brito. Certo non un buon inizio; ma nel 2015 sembra che stia facendo il contrario dell’anno scorso, in cui rendeva molto nei tornei WTA salvo poi fallire negli Slam.
Visto che al Roland Garros si è spinta fino alla semifinale chissà che non faccia bene anche a Londra. Le sue caratteristiche non sono particolarmente esaltate dall’erba, ma se il servizio la assiste, non le mancano le qualità in risposta per cercare di prendere il comando nella maggior parte degli scambi. E chi sa prendere l’iniziativa, sull’erba ha buone possibilità di fare strada.

8. Ekaterina Makarova
Erbivora autentica, ha vissuto i primi importanti momenti della carriera WTA ad Eastbourne, il torneo che l’ha portata alla ribalta da semisconosciuta (vinse da qualificata, numero 100 in classifica). Questa edizione di Wimbledon costituisce una specie di prova di maturità, visto che la affronterà per la prima volta da top ten. Sarà interessante osservare come si troverà in una parte più da protagonista, differente rispetto ai ruoli defilati che amava assumere nelle passate stagioni.

9. Carla Suarez Navarro
Storicamente aveva dimostrato di soffrire l’erba: in difficoltà nelle fasi di inizio gioco, a mio avviso il maggiore punto debole era sempre stata la risposta. Ma la nuova Suarez ha dimostrato di sapersi disimpegnare molto meglio sulle superfici rapide: è cresciuta nella posizione in campo, al servizio e anche in risposta. Tuitto questo la rende più competitiva, anche se secondo me sembra mancare ancora qualcosa per arrivare a giocarsela negli ultimissimi turni.

10. Angelique Kerber
Dopo un inizio di anno opaco è improvvisamente risalita: ha cambiato coach (tornando con Torben Beltz, l’allenatore dei suoi primi successi), si è asciugata nel fisico, e così ha recuperato la migliore reattività. I risultati sono arrivati su tutte le superifici: Har-Tru, terra rossa, erba. L’anno scorso a Wimbledon giocò una partita straordinaria contro Sharapova, salvo poi affrontare molto meno convinta Eugenie Bouchard. Forse in questo momento è la top ten più in forma di tutte. Bisogna vedere se saprà confermare il trend ascendente o se il meglio lo ha dato e comincerà la fase calante.

Nella tabella precedente, riservata alle prime 16, ho aggiunto due nomi, Lisicki e Pironkova. Queste eccezioni introducono il discorso riguardante le giocatrici fuori dai primissimi posti che nel passato hanno saputo fare strada a Wimbledon.

Le Outsider
Di gran lunga davanti alle altre outsider risulta Sabine Lisicki. A dirlo non sono io, ma i risultati: negli ultimi anni Lisicki è stata l’autentica “terza forza” di Wimbledon, dopo Williams e Kvitova.
Ricordo che ai dati della tabella 2010-2014 (nel 2010 non aveva giocato per infortunio) va aggiunto un quarto di finale ottenuto nel 2009, ancora da teenager.

La storia recente ci suggerisce anche Pironkova, un’altra giocatrice che risorge sui prati di Church road: addirittura semifinalista nel 2010, l’anno scorso ha però perso al primo turno. Non essendo testa di serie, molto potrebbe dipendere dal tabellone che troverà.

Se andiamo ulteriormente a ritroso si entra nell’era di Venus Williams: cinque vittorie nella prima decade del secolo, ma anche una grandissima partita disputata nel 2014 contro Kvitova. Non so se riuscirà a mantenere un rendimento costante per tutto il torneo, ma nelle giornate buone ha dimostrato che la classe è ancora purissima.

Rimangono infine da segnalare la finale e la semifinale di Radwanska nel 2012-13, ma la situazione complessiva di Aga non induce all’ottimismo. Questo Wimbledon potrebbe essere l’ultima speranza per risollevare una stagione piena di aspetti negativi.

Le Giovani
A Wimbledon ogni anno ci sono da verificare le giovani in crescita e la loro adattabilità ad una superficie poco praticata. Per individuare la maggiori candidate ecco una tabella con la solita percentuale di rendimento su tutti i terreni confrontata a quella sull’erba (dati relativi alle prime 50 del mondo):

Tab 5 - giovani
Spiccano i nomi di Giorgi, Vandeweghe, Keys, Bencic, Diyas. A loro aggiungerei Pliskova, che ha ben giocato a Birmingham arrivando sino alla finale. E ricordo che l’anno scorso la finalista di Wimbledon fu Eugenie Bouchard.

Le specialiste
Utilizzando gli stessi dati (sempre riferiti alle prime 50 del mondo) ho compiuto un semplice ragionamento. Per individuare quelle che potremmo definire “specialiste” ho calcolato chi sono le giocatrici con il maggior scarto tra la percentuale di vittorie in carriera (su tutti i terreni) rispetto alla percentuale di vittorie su erba. Maggiore è lo scarto positivo a favore del secondo dato, maggiore dovrebbe essere l’attitudine all’erba.
Ecco i risultati:

Tab 6 specialiste

Da notare, oltre ai nomi di vertice piuttosto scontati (Lisicki, Riske, Makarova), la presenza di due italiane, come Giorgi e Vinci. In questo Wimbledon Camila ha raggiunto la testa di serie, che le eviterà nei primi turni il rischio di incroci con le favoritissime.

Le Italiane
Di Camila Giorgi e Roberta Vinci ho parlato nel paragrafo qui sopra. Certo i momenti sono differenti: Giorgi in crescita e Vinci in flessione, ma i dati ci dicono che, se non altro, il terreno dovrebbe essere favorevole ad entrambe.
Pennetta e Schiavone hanno ottenuto qualche buon risultato in passato, ma l’erba non si può definire la superficie ideale, così come per Karin Knapp. Molto potrebbe comunque dipendere dal tabellone che troveranno.
Per quanto riguarda Sara Errani, infine, si può parlare di una vera e propria idiosincrasia (-21 di scarto percentuale tra erba e altre superfici). Al momento credo che speri che la stagione sui prati termini il prima possibile per ritrovare campi a lei più consoni.

P.S. Come già in occasione dei precedenti Major, questa rubrica si ferma durante lo Slam. Ritornerà fra tre settimane, al termine di Wimbledon.
Buon torneo a tutti.

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I migliori colpi in WTA: le demivolée

Decima puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede le demivolée più efficaci del circuito?

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Ons Jabeur

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il terzo tema del gioco di rete: le demivolée di dritto e di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking.

Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all‘articolo di due settimane fa. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

 

Le demivolée
Ormai in questa serie di articoli l’ho scritto infinite volte: nel tennis contemporaneo il gioco di rete è diventato minoritario, poco praticato rispetto a periodi del passato ricchi di giocatrici che adottavano il serve&volley o che comunque cercavano la rete con insistenza. Di conseguenza anche la demivolée è diventata un colpo più raro; anzi forse il più raro di tutti, visto che si devono verificare situazioni particolari perché venga utilizzato in uno scambio.

D’altra parte, nel tennis di oggi, basato sulla aggressività del gioco da fondo, sono aumentate le occasioni nelle quali si colpisce di mezzo volo dalla linea di fondo. Una scelta compiuta per non perdere campo e non lasciare l’iniziativa alla avversaria.

Occorre quindi un chiarimento, perché il colpo di controbalzo da fondo campo e quello nei pressi della rete richiedono doti un po’ differenti. In quello effettuato da dietro, che normalmente è eseguito su palle molto veloci, è necessario soprattutto un grande timing; in quello eseguito in avanti, di solito eseguito su palle più lente, è richiesta soprattutto una grande “mano”. Questo non significa che non possa capitare di giocare anche da fondo colpi tecnicamente molto simili alle demivolée “da rete”, ma si tratta di situazioni molto meno frequenti.

Per rimanere nel tema prestabilito, noi qui ci interessiamo del colpo giocato in avanti. Destrezza, sensibilità, rapidità di pensiero, capacità da giocoliere, sono alcune delle doti che aiutano a diventare abili esecutrici di demivolée nei pressi della rete. Ma aggiungerei anche una questione mentale. Per primeggiare nella demivolée è indispensabile un atteggiamento deciso e sereno: per riuscire in questo genere di colpi si deve essere convinte che attraverso il movimento in avanti si sta mettendo la maggiore pressione possibile all’avversaria.

Se, al contrario, chi si trova a rete si sente indebolita, come se fosse uscita dalla trincea inerme di fronte all’artiglieria nemica, allora è molto probabile che al momento di eseguire una demivolée si farà prendere dall’ansia, e finirà per sbagliare il colpo. Di recente in una intervista rilasciata a Eurosoport, Simona Halep ha detto testualmente: “Mi spavento quando sono nei pressi della rete” (“I get scared when I am around the net”). Si capisce che con uno stato d’animo del genere tutto diventa più difficile.

Veniamo alla scelta dei nomi. Avessi scritto questo articolo un paio di anni fa, avrei segnalato innanzitutto due giocatrici, che purtroppo nel frattempo si sono ritirate: Agnieszka Radwanska e Magdalena Rybarikova. Radwanska racchiudeva in sé il meglio sul piano della improvvisazione e della delicatezza di mano; Rybarikova invece era una specie di giocoliera prestata al tennis: in diverse interviste aveva raccontato come sin da piccola eccellesse in qualsiasi attività di destrezza eseguita con la palla, ben al di là delle esigenze richieste dal suo sport professionistico.

Senza loro due in gara, la scelta è diventata più ardua. Anche perché sono così infrequenti le occasioni in cui si esegue una demivolée che risulta davvero difficile, almeno per me, stabilire una gerarchia precisa. Sinceramente faccio anche fatica a separare l’esecuzione di dritto da quella di rovescio, ed è la ragione per cui ho preferito definire una graduatoria comune.

In sostanza mi sono trovato a non avere certezze granitiche. Per cui se avrete da ridire su chi è stata esclusa e chi no, ammetto subito di non possedere argomenti davvero persuasivi per difendere le mie posizioni. Tra le escluse cito (in ordine alfabetico): Andreescu, Bertens, Garcia, Kontaveit, Kuznetsova, Kvitova, Mertens, Sevastova, Stephens, Townsend, Vekic, Vondrousova, Serena Williams, Zheng Saisai.

Per la stessa difficoltà a definire valori precisi, alla fine ho sì scelto dieci nomi, ma ho preferito rinunciare a una gerarchia di merito. Mi sono limitato all’ordine alfabetico. Se ne avrete voglia, lascio a voi stabilire chi dovrebbe occupare le posizioni più alte della classifica di questa settimana.

a pagina 2: I primi cinque nomi (dalla A alla L)

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I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio

Nona puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede i colpi al volo di rovescio più efficaci del circuito?

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Karolina Muchova - WTA Elite Trophy 2019

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il secondo tema del gioco di rete: volèe e schiaffi al volo di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all’articolo della scorsa settimana. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

Volée e schiaffo al volo di rovescio
Cambiano le epoche, cambiano gli attrezzi, cambiano le tecniche e le esecuzioni dei colpi, e di conseguenza devono cambiare anche i criteri di valutazione. Nell’epoca delle racchette di legno e del rovescio prevalentemente a una mano, probabilmente era più semplice e naturale eseguire la volée di rovescio che quella di dritto. Oggi non sono sicuro sia più così. Del resto, nell’epoca della racchette di legno, non esisteva nemmeno lo schiaffo al volo (swinging volley) come colpo codificato; il primo a utilizzarlo regolarmente direi che è stato Andrè Agassi e poi si è diffuso con successo nel tennis femminile, per esempio grazie alle sorelle Williams.

 

Per quanto riguarda il gioco di volo, dalla parte del rovescio si sono avuti cambiamenti ancora più evidenti rispetto al dritto. Nel tennis contemporaneo la gran parte delle giocatrici esegue il rovescio da fondo a due mani in topspin, e una tecnica simile viene riproposta per lo schiaffo. Ma la volée classica prevede l’uso di una sola mano: in sostanza si è determinata una differenza profonda tra due opzioni che a volte possono essere quasi intercambiabili, almeno su alcune traiettorie.

Ma questo è solo un aspetto, le cose sono più complesse di così. Per la giocatrice che si presenta a rete, infatti, non si tratta semplicemente di decidere se staccare o no una mano prima di colpire, perché schiaffo o volée implicano non solo gesti differenti, ma anche differenti impugnature (e questo vale anche per il dritto). Alla fine tutto questo si traduce in un ulteriore problema per chi decide di abbandonare lo scambio da fondo e avventurarsi in avanti.

Per chi nello scambio da fondo si affida quasi esclusivamente al rovescio bimane in topspin, l’esecuzione della volée classica è diventata qualcosa di molto lontano, dalla meccanica del tutto a sé stante, a volta anche abbastanza indigesta. Tanto è vero che capita di vedere perfino volée bimani; anche se la presa doppia implica limiti oggettivi e ineliminabili negli allunghi.

Una volée bimane di Barbora Strycova a Wimbledon

Se aggiungiamo che quando si è a rete i tempi per decidere sono più ristretti, si capisce quanto diventi importante possedere un istinto capace di scegliere in un attimo l’esecuzione più adatta a cui affidarsi. E forse per alcune tenniste la difficoltà nel districarsi tra le diverse opzioni contribuisce alla riluttanza nel muoversi in avanti.

Tutto sommato, oggi si percepisce una maggiore sicurezza nei confronti della volée classica di rovescio da parte delle giocatrici che da fondo campo sono abituate a colpire anche slice a una mano; questo perché ritrovano anche nel colpo senza rimbalzo una esecuzione affine.

A tutto ciò va aggiunta una questione fondamentale, che vale sia per i colpi di dritto che di rovescio: per essere una buona giocatrice di rete in singolare, è indispensabile sapere eseguire nel modo migliore la transizione. Ne ho già parlato a lungo la scorsa settimana, qui ci ritorno in sintesi. Innanzitutto questo: per scendere a rete, se si è veloci e scattanti è meglio, ma in realtà per eseguire una buona discesa occorre innanzitutto avere sensibilità tattica. Sensibilità per capire quando partire in avanti, quando effettuare lo split step, e quando terminare l’avanzamento con l’esecuzione del colpo vero e proprio.

Chi è più tempista, ed è capace di far coincidere al centesimo di secondo lo split step con la lettura della direzione del colpo avversario, poi si troverà con i tempi ideali per direzionare la corsa e finalizzarla con l’esecuzione del colpo. Chi invece non riuscirà a sviluppare la sequenza in modo appropriato, trovandosi in ritardo (o peggio ancora in controtempo) probabilmente avrà perso il punto prima ancora di avere raggiunto la rete.

Ecco perché non conta poi così tanto essere buone doppiste: è molto diverso eseguire la volée o lo schiaffo al volo in continuità con la corsa in avanti, rispetto alla situazione più statica del gioco di coppia. E così, se dovessi dire chi sono oggi le migliori volleatrici di rovescio, più che alle doppiste penserei alle giocatrici in possesso di due caratteristiche. Primo: la capacità di effettuare la transizione al meglio. Secondo: avere familiarità con le esecuzioni in backspin, cioè con il rovescio slice da fondo campo.

Prima di presentare la classifica delle prime dieci, il solito spazio dedicato alle escluse dell’ultima scrematura. Citerei intanto qualche singolarista ottima anche nel doppio: Elise Mertens, Kiki Mladenovic, Hsieh Su-Wei. Ma a loro aggiungerei anche Top 30 meno vincenti nel tennis di coppia come Johanna Konta, Garbiñe Muguruza e Donna Vekic.

Ultima nota. Sono stato tentato di inserire fra le prescelte Camila Giorgi, penalizzata però da una stagione 2019 opaca; di sicuro nel 2018 aveva dimostrato di avere sviluppato una ottima fase di transizione, caratterizzata da tempi precisi e grande rapidità. E questa dote le aveva permesso di vincere partite importanti a Wimbledon, sino a raggiungere i quarti di finale. Ricordo una statistica di quel torneo: fra le otto giocatrici approdate almeno ai quarti, nessuna aveva vinto tanti punti a rete quanto Camila. Come interpretare il dato? Anche se con una tecnica di volo non proprio fluidissima (però molto decisa), Giorgi aveva dimostrato che grazie alla qualità nella transizione si possono ottenere risultati significativi a rete.

a pagina 2: Le posizioni dalla 10 alla 6

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I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto

Ottava puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede i colpi al volo di dritto più efficaci del circuito?

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Taylor Townsend

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’ottavo articolo, che affronta il primo tema legato al gioco di volo. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Per una spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie rimando alla prima parte dell’articolo dedicato al dritto, che illustra nel dettaglio la questione.

Come trattare il gioco di rete?
Questo articolo comincia ad affrontare il gioco di rete. Come organizzare il tema? Avrei potuto cavarmela con un solo articolo, riunendo tutti i colpi in un’unica classifica; del resto la definizione complessiva esiste (appunto “gioco di rete”) e quindi non sarebbe stata una decisione illogica.

 

Ma questo metodo non mi soddisfaceva. Troppe qualità diverse da confrontare, troppe situazioni di gioco accorpate. Tanto che mi sono convinto che, alla fine, più che sui punti di forza avrei dovuto cominciare a ragionare sulle diverse debolezze: capire quali sarebbero state meno gravi per arrivare a una lista conclusiva piena di falle e di controindicazioni. Insomma, a mio avviso un approccio troppo generico e brutale.

All’estremo opposto ci sarebbe stata la via che considerava a sé stante ogni singolo colpo eseguibile nei pressi della rete: un colpo, un articolo. Ma penso che il risultato sarebbe stato eccessivo. Ecco un elenco sommario:
– Volée di dritto
– Schiaffo al volo di dritto
– Demivolée di dritto
– Volée di rovescio
– Schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée di rovescio
– Smash
– Gancio
– Veronica (volée alta dorsale di rovescio)

E questo sarebbe solo il punto di partenza, visto che le volée normalmente si suddividono ancora, considerando il punto di impatto:
– Volée bassa (se colpita sotto al livello della rete)
– Volée “normale”
– Volée alta

Potenzialmente ci sarebbe stata la possibilità di dividere il tema in una decina o più categorie. Davvero troppo, anche perché oggi gli scambi che portano a colpi nei pressi della rete non sono così frequenti. Alla fine ho scelto una via intermedia, e così ho suddiviso il tutto in quattro temi:

1. Volèe di dritto + schiaffo al volo di dritto
2. Volée di rovescio + schiaffo al volo di rovescio
3. Demivolée (di dritto e di rovescio)
4. Overhead (smash, veroniche, ganci)

Capisco chi mi criticherà per avere accorpato volée e schiaffo al volo (swinging-volley per gli inglesi), ma nel momento in cui si sovrapponevano alcune categorie ho preferito tenere separati i due lati del del corpo (diritto e rovescio) piuttosto che la modalità esecutiva (schiaffo o volée classica). Anche perché a volte la stessa giocatrice sceglie esecuzioni diverse sulla stessa identica traiettoria.

Categoria a sé le demivolée, gli unici colpi al rimbalzo usati nei pressi della rete, e quindi inevitabilmente da trattare a parte. Infine gli overhead; definizione inglese, che non ha una diretta traduzione italiana, ma che invece a mio avviso identifica una caratteristica piuttosto precisa del giocatore di tennis: la capacità di gestire le parabole al di sopra della testa (appunto over head), in condizioni di equilibrio e con riferimenti diversi da tutti gli altri colpi. Normalmente overhead è sinonimo di smash, ma può capitare di dover ricorrere a opzioni differenti: veroniche, ganci. Colpi rari che però alcune tenniste sanno utilizzare nel momento opportuno.

a pagina 2: Volèe e schiaffo di dritto

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