Cortina: il torneo è Challenger, ma l'atmosfera vale di più

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Cortina: il torneo è Challenger, ma l’atmosfera vale di più

Non sarà un Master 1000, ma l’aria che si respira non ha paragoni. Una settimana di tennis, di ricordi, di paesaggi nel Country club di Cortina che mantiene un aurea speciale, se non per il grado del torneo, per l’atmosfera che riesce a creare

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Un Challenger contro un Master 1000. I grandi campioni che vedi in un torneo, come ad esempio quello di Roma, certo non li trovi a Cortina, ma l’aria che si respira in montagna, al Country club, non ha paragoni. Qui è tutto più raccolto. C’è il ristorante del circolo, dove mangiano tutti i giocatori, a stretto contatto con i loro tifosi. Si diventa un po’ tutti amici, anche grazie al buon clima instaurato dal direttore del torneo Andrea Mantegazza e sua moglie Paola Bergamo, presidente del club ampezzano. C’è anche Gerry, il re della terra battuta, arrivato a posta da Cesenatico, mica a giocare, bensì a preparare i campi per far giocare al meglio i vari campioni che quest’anno a Cortina non erano poi così pochi. Tanti gli ex winners juniores di Wimbledon, come il russo Kuznetsov, nel 2009, il brasiliano Luz, in doppio nel 2014; di Quinzi magari meglio scordarsi tutti che a Londra ha vinto nel 2013. Ma tant’è. L’anno scorso qui è passato anche il croato Borna Coric (attuale numero 36 al mondo) e chissà che, tra il greco Tsitsipas e l’ italo argentino Bahamonde, qualcuno in futuro non diventi altrettanto famoso.
In settimana abbiamo avuto il privilegio di incontrare anche il manager ATP Vittorio Selmi, un personaggio importante che di tennis sa tutto, come l’amico Rino Tommasi, arrivato nella conca ampezzana per sincerarsi di persona come sono questi Internazionali d’Italia, pardon di Cortina.
Poi ecco al mattino di giovedì la sorpresa: con tre funivie si arriva a quota 3200 metri, sulla cima delle Tofane a giocare a tennis anche lassù, tra le nuvole. Magari una volta a Roma si inventeranno di farli giocare all’interno del Colosseo. Qui intanto Paolo Lorenzi, Matteo Viola e Filippo Volandri, più in alto proprio non potevano arrivare.
Un Challenger che ha resistito alla prima edizione, con una settimana quasi di sola pioggia e che quest’anno ha beneficiato di bellissime giornate di sole, alternate a nottate di tempeste e frane ad isolare il Country dalle vallate vicine. Maximo Gonzalez ha dovuto viaggiare per quasi tre ore sabato per poter giocare la sua semifinale contro Arnaboldi. Stante il blocco stradale causa frana giusto tra il suo hotel ed il Country club.

Ma l’argentino non si è lamentato, anche se lui non ha dormito in centro a Cortina come altri. Un professionista, serio, umile, un esempio per i più giovani, esattamente come il vincitore Paolo Lorenzi. Una degna conclusione che ha ripagato tutti gli sforzi organizzativi (oltre cento i volontari). Con un bellissimo pubblico a gremire il Centrale per la finale domenica giocata tra due ottimi giocatori da challenger (con ventisette titoli in due) e anche qualcosa in più. Lorenzi una finale ATP l’ha giocata in Brasile e Maximo in doppio è arrivato anche in semifinale agli US Open.
Un clima di festa, quello che lasciamo al Country, con tanti a voler stringere la mano al nuovo campione. “Sa io mi chiamo Lorenzi come lei.” Un cortinese in età avanzata ci tiene a rimarcarlo. Paolo gli sorride e stremato da una settimana di grande tennis confessa che vuole riposarsi un po’, Ma forse per un attimo si è dimenticato che questa settimana lo aspetta un altro Challenger, quello di Portorose, con nel cuore però, come tutti noi, ancora gli Internazionali di Cortina.

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