ATP Montreal: Djokovic ormai gioca solo finali, trova Murray che batte un acciaccato Nishikori

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ATP Montreal: Djokovic ormai gioca solo finali, trova Murray che batte un acciaccato Nishikori

Novak Djokovic si può permettere il minimo sforzo per ottenere la sua nona finale stagionale (che sono anche consecutive), Il N.1 del mondo giocherà l’atto conclusivo anche a Montreal dopo aver battuto Jeremy Chardy avendo bisogno solamente di un break per set per fare la differenza. Nole, che ha vinto tutti i 4 Masters 1000 da lui giocati quest’anno incontrerà Andy Murray che ha dominato un Kei Nishikori apparso di nuovo menomato fisicamente dopo il primo set. Il giapponese si arrende in poco più di un’ora

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Da Montreal, Vanni Gibertini

[2] A.Murray b. [4] K. Nishikori 6-3 6-0


 

Davvero una giornata fortunata questa per gli spettatori della Rogers Cup. Dopo una prima semifinale poco equilibrata e priva di pathos, la seconda ha regalato ancora meno spettacolo a causa di un Kei Nishikori che si è affievolito a partire dalla metà del primo set ed è poi andato scemando a causa di un problema fisico non ben identificato. Il giocatore giapponese infatti dopo il match ha minimizzato il malanno, dicendo che era semplicemente stanco per i molti match giocati recentemente, ma quando è stato interrogato dai giornalisti giapponesi presenti a Montreal ha ammesso di aver sentito un dolore sul 4-3 nel primo set e di aver considerato l’ipotesi del ritiro.

Entrambi i giocatori erano scesi in campo molto determinati ad attaccare con decisone la seconda dell’avversario e Murray in particolare sembrava orientato a variare molto di più i colpi per evitare di dare a Nishikori palle facili e regolari su cui utilizzare il suo straordinario timing. Tutti e due faticano a tenere la battuta all’inizio, le palle corte vengono usate con regolarità, specialmente da Murray con il rovescio lungolinea, e si vedono scambi di buona fattura con qualche conclusione ad effetto. Tuttavia gli errori sono copiosi, specialmente da parte di Nishikori con il rovescio. Il nipponico recupera immediatamente il primo break subito al secondo game con un grande game di risposta, ma la sua battuta proprio non va e Murray ne fa polpette. Il 19% (3 su 16) con cui Nishikori chiude il set nei punti vinti sulla seconda racconta tutta la sua impotenza nel proporre all’avversario difficoltà accettabili in questa situazione di gioco. Murray si complica la vita con un paio di errori di rovescio di troppo al settimo game, restituendo il break a Nishikori per la seconda volta, ma Kei non converte un game da 40-0 dando inizio al suo calvario. Da lì in poi non si aggiudicherà più nemmeno un game, e porterà a casa solamente sette punti (tra cui un doppio fallo di Murray) contro i 33 dell’avversario.

Con questa vittoria Andy Murray si assicura matematicamente il ritorno al secondo posto nel ranking ATP a partire da lunedì prossimo, superando Roger Federer ed eguagliando il suo miglior ranking personale.

 

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[1] N. Djokovic b. J. Chardy 6-4 6-4

L’impressionante ruolino di marcia di Novak Djokovic in questa stagione 2015 prosegue anche in semifinale della Rogers Cup, dove in appena 80 minuti regola la pratica Chardy con il minimo sforzo. Il  francese era sicuramente già contento del prestigioso risultato raggiunto, che gli frutterà un salto di 22 posti in classifica: da lunedì sarà infatti al n.27 del ranking mondiale, a sole due posizioni da quel 25esimo posto raggiunto nel gennaio 2013 che per il momento risulta la sua migliore classifica in carriera. E poi bisogna anche considerare la durezza del match giocato meno di 24 ore prima con Isner (tre tie break e oltre tre ore di gioco), così come l’emozione di trovarsi per la prima volta sul palcoscenico di una semifinale di un Masters 1000.

E probabilmente è stata la tensione dell’esordiente a costargli caro nel primo parziale: quei due doppi falli con cui ha esordito nel match in pratica gli sono costati l’unico break del set, concedendo  Djokovic il lusso di prendere la testa del match sin dall’inizio per non mollarla più. “E’ strano – ha spiegato Chardy dopo il match – ero tranquillissimo prima della partita, davvero rilassato, e poi improvvisamente appena prima dell’inizio mi sono improvvisamente contratto”. Il campione serbo ha inserito il pilota automatico e non è stato mai impensierito nei propri turni di battuta, arrivando ai vantaggi solamente una volta in tutto l’incontro, e cedendo la miseria di sei “quindici” nei rimanenti otto turni di servizio. Chardy dal canto suo ha dovuto salvare due palle break anche nel gioco d’apertura del secondo parziale (dopo non aver chiuso un diritto abbastanza fattibile sul 40-30) ed ha poi ceduto il servizio al quinto game con il quattordicesimo errore gratuito di diritto del match. Il francese ha chiesto molto a questo colpo durante il match, ma non è riuscito ad ottenere gran ché, collezionando alla fine ben 18 gratuiti, certamente aiutato in questo “compito” dalla straordinaria solidità difensiva di Djokovic, peraltro mai sembrato in reale affanno in nessuna situazione di gioco quest’oggi.

Peccato per il numerosissimo pubblico accorso all’Uniprix Stadium in questo sabato (sembra che il torneo possa battere il record mondiale di presenze per un torneo non-combined di una settimana che già detiene), il quale si è dovuto accontentare di alcuni momenti di ilarità dovuti alla lamentela di Djokovic secondo cui c’era qualcuno che si stava fumando uno spinello in tribuna, e poi alla telecamera galeotta che ha scorto Didier Drogba (il calciatore ivoriano appena passato dal Chelsea alla squadra dei Montreal Impact) seduto nei posti della galleria della stampa alle prese con un complicato approccio ad un gelato da passeggio.

Chardy si è comunque dichiarato soddisfattissimo della sua settimana, ed il sorriso permanente che gli si vede stampato in faccia ne è la prova: “Chiaramente sono molto contento di come è andato questo torneo: prima semi in un Masters 1000, ho giocato ottimi match, ho perso contro il miglior giocatore del mondo. La mia classifica migliorerà, sarò testa di serie agli US Open, ci sono davvero tante cose di cui essere contenti. Oggi anche se ho giocato bene, lui è stato troppo migliore di me in molti aspetti del gioco”.

Djokovic-Chardy Stats 1
Djokovic Chardy stats 2

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Federer torna a Wimbledon per la prima volta da ex giocatore

La leggenda svizzera, ritiratasi definitivamente alla Laver Cup di settembre, ha fatto il suo ritorno sui campi dell’All England Club

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Roger Federer a Wimbledon - Instagram @rogerfederer
Roger Federer a Wimbledon - Instagram @rogerfederer

Non è passato molto tempo dall’ultima volta in cui Roger Federer aveva messo piede sul centrale di Wimbledon. Erano i Championships di quest’anno, e già lo svizzero presenziava ad una fastosa cerimonia apparendo ormai pensionato: l’annuncio e il match conclusivo sono arrivati qualche mese dopo, ma il sentore di ritiro aleggiava già nell’aria.

È per questo che dalla sua nuova visita di venerdì, da giocatore ormai ufficialmente ritirato, deriva soltanto un senso di allegria mista a nostalgia.

Il venti volte campione slam ha testimoniato la visita attraverso delle fotografie pubblicate sul suo profilo Instagram, che hanno fatto il giro del mondo diventando ben presto virali, come d’altronde per ogni segno di presenza di Roger, ovunque e con chiunque. 

 

Federer ha vinto Wimbledon otto volte (record), la prima partecipazione risale al 1998 (vittoria nel torneo Junior), l’ultima al 2021 (sconfitta ai quarti subita da Hubert Hurkacz, che si è rivelata essere anche l’ultimo suo match sul circuito).

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Nadal parla dal Sudamerica: “Aver trovato un trattamento efficace per il piede ha cambiato tutto”

Rafa Nadal si trova ora in Cile dove affronterà Alejandro Tabilo: “Ho bei ricordi di quando sono stato qui nel 2013”

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Rafael Nadal - Tour sudamericano 2022 (foto via Twitter @rnadalacademy)

La prima tappa del tour in America Latina di Rafa Nadal si è conclusa con due vittorie: in singolo contro Ruud e in doppio insieme a Gabriela Sabatini (e contro lo stesso Casper e Gisela Dulko). Dopo l’Argentina, ora tocca al Cile, dove lo spagnolo è arrivato nella giornata di giovedì in vista del match di esibizione che giocherà contro il beniamino di casa Alejandro Tabilo, numero 86 del mondo. La trasferta è comunque ancora agli inizi: sabato Rafa si sposterà in Brasile, a Belo Horizonte; da qui a Quito in Ecuador e poi Bogotà (Colombia) e l’ultima esibizione giovedì prossimo a Città del Messico. Un modo per tenersi in forma, aveva detto il maiorchino che da Santiago già guarda alla prossima stagione: “Ho intenzione di partire per l’Australia (dove è in programma anche la sua partecipazione alla United Cup al fianco di Paula Badosa, ndr) tra tre settimane, poi vedremo cosa succederà”.

Di sicuro, il ritiro a stretto giro non è più un’opzione, a differenza di quanto potesse sembrare fino a qualche mese fa. Il problema cronico al piede, manifestatosi in maniera particolarmente severa nell’ultima edizione degli Internazionali d’Italia, aveva tutta l’impressione di poter essere fatale per la carriera di Nadal. Ma il tentativo fatto dopo il Roland Garros con un nuovo trattamento (la radiofrequenza a impulsi) è andato a buon fine scongiurando l’intervento chirurgico: “La stagione ha avuto diverse fasi ed è stata segnata dai miei problemi fisici. Tutto è cambiato quando abbiamo trovato un trattamento efficace per il mio piede, che mi ha aiutato molto. Questo ha cambiato le mie prospettive in modo radicale”.

Per Rafa non si tratta di una prima volta in Cile, ma di un ritorno dopo il torneo disputato nel 2013 a Viña del Mar, dove arrivò in finale perdendo da Zeballos. Nonostante la sconfitta, in quella trasferta cilena Nadal, di rientro da un infortunio al ginocchio, pose le basi per una delle stagioni migliori della sua carriera, chiusa al vertice del ranking dopo le vittorie al Roland Garros e allo US Open: “Sono molto felice di tornare in un Paese che mi ha sempre dato tanto affetto. Ho grandi ricordi di quando sono stato qui nel 2013 e non dimenticherò mai le mie battaglie contro Fernando Gonzalez. La partita più importante della mia carriera contro un cileno è stata la finale di Pechino 2008 contro di lui” – ha ricordato lo spagnolo. Stanotte l’avversario sarà invece Tabilo che non ha nascosto l’emozione, dichiarando che per lui “è stato un onore essere scelto per giocare contro il mio idolo”.

 

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Jannik Sinner, il 2023 parte da Adelaide

L’altoatesino inizierà la prossima stagione partecipando all’ATP 250 di Adelaide 1, dove sarà impegnato dall’1 all’8 gennaio. Niente United Cup per lui

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Jannik Sinner - sessione autografi - Sofia 2022 (foto Ivan Mrankov)

Archiviata una stagione 2022 alquanto sfortunata per Jannik Sinner è il momento di preparare la stagione 2023. Lo aspetta un grande lavoro di preparazione in questa off-season insieme al suo team per scongiurare i frequenti infortuni che l’hanno attanagliato in questa stagione: anche perché, nonostante alcuni ritiri di una certa importanza – Indian Wells e Roland Garros su tutti -, Sinner rimane tra i migliori.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

L’ultima partita del 2022 risale allo scorso 31 ottobre con la sconfitta al primo turno del Master 1000 di Parigi-Bercy patita contro lo svizzero Huesler con il severo punteggio 6-2 6-3. Qualche settimana dopo l’annuncio di un infortunio -legamento dell’indice – e il conseguente forfait dall’impegno con la nazionale guidata da Filippo Volandri in Coppa Davis. Un’assenza che, sommata a quella di Matteo Berrettini, costringe i nostri portacolori a compiere una sorta di miracolo.

 

La off-season di Sinner è già iniziata: da qualche giorno si trova a Montecarlo ad allenarsi insieme al giovane Massimo Giunta (1287 ATP) che sta disputando la Serie A2 con la maglia dello Sporting Club EUR di Roma.

Partirò da Adelaide. Con il mio team abbiamo deciso di partire da lì, anche perché Darren Cahill (coach insieme a Simone Vagnozzi, ndr) è di Adelaide e quindi abbiamo deciso di iniziare così, non andrò alla United Cup” ha fatto sapere il 21enne, che disputerà questo torneo per la prima volta. Un programma già anticipato nell’intervista concessa a Torino durante le Nitto ATP Finals in cui aveva già comunicato che non avrebbe giocato la United Cup e anzi, di avere la necessità di giocare un torneo tradizionale per preparare al meglio il primo Grande Slam dell’anno in terra australiana.

Viola Tamani

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