US Open: Flavia Pennetta trionfa e dice addio al tennis

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US Open: Flavia Pennetta trionfa e dice addio al tennis

Flavia Pennetta si aggiudica il derby azzurro, supera Roberta Vinci in due set per ottenere il suo primo titolo Slam, e poi annuncia il suo ritiro a fine stagione durante la premiazione. Flavia sarà N.8 nella classifica di Lunedì con grandi possibilità di qualificarsi per il Masters di fine stagione a Singapore

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Flavia Pennetta - US Open 2015
 

VIDEO – I dietro le quinte della finale femminile

[26] F. Pennetta b. R. Vinci 7-6(4) 6-2 (da New York, Luca Baldissera)

L’atmosfera nel catino dell’Arthur Ashe Stadium, complice anche il cielo coperto e nuvoloso che dà un’aria ovattata all’ambiente, è stranamente tranquilla fino all’ingresso in campo (nell’ordine) di Roberta Vinci e Flavia Pennetta. Ladies and gentlemen, “The Italian Show” può cominciare. Solita bella cerimonia con inni e celebrazioni tipicamente USA, tripudio di bandiere, mani sul cuore e marines in alta uniforme da parata, e alle 15.15 vengono colpite le prime palline nel riscaldamento. Tra i colleghi seduti insieme a me, e anche tra alcuni tifosi italiani nelle file immediatamente dietro, l’emozione è palpabile: una cosa è sicura, di quello che è successo ieri, e che sta succedendo oggi, ce ne renderemo davvero conto fino in fondo solo tra un po’ di tempo. Tutto in una volta, tutto subito è troppo, ma questo non cambia il fatto che l’arbitro sta chiamando “time”, e una tarantina di nome Roberta sta per servire il primo punto della finale dello US Open 2015, alla risposta una brindisina di nome Flavia. Possiamo pure non crederci, ma le ragazze sono proprio lì, a pochi metri da noi, e iniziano a giocare.

 

Primi game guardinghi, il che è strano considerando il fatto che Pennetta e Vinci si conoscono, e giocano insieme e contro, dai tempi delle under 12. Entrambe sembra stiano provando colpi e schemi, soliti slice di rovescio di Roberta, soliti ottimi rovesci in spinta di Flavia. Il primo turno di servizio laborioso è della Pennetta, che va ai vantaggi per raggiungere il 2-2, e nel game successivo, di ben 16 punti, è Roberta a cedere dopo essersi trovata 15-40, aver rimontato e poi annullato altre 4 palle break, per poi capitolare alla quinta occasione. 3-2 e servizio Pennetta, che va 4-2 in un attimo. Le ragazze stanno iniziando a giocare davvero bene, ci sono ancora errori gratuiti da entrambe le parti ma anche vincenti di notevole fattura, bei tocchi e belle variazioni con i tagli sopra e sotto la palla di Roberta, le consuete splendide geometrie, e i colpi puliti e filanti di Flavia. Si arriva al 4-3 e servizio Pennetta, e stavolta tocca alla brindisina trovarsi invischiata in un game lottato, di 12 punti, sprecare due occasioni per il 5-3, e cedere la battuta alla prima occasione per Roberta.

4 pari, il pubblico si è scaldato definitivamente, si percepisce una vaga preferenza per la Vinci, cosa comprensibile dopo il simpaticissimo siparietto a fine match di ieri. Roberta ora sta dando il massimo e si vede, va 5-4 avanti servendo e attaccando molto bene, resiste Flavia e tiene per il 5 pari nonostante un paio di autentici “numeri” di Roberta, soprattutto una spettacolare palla corta fintata in contropiede, il “bella!” di Flavia all’amica-rivale si sente benissimo nelle prime file dove stiamo. 6-5 Vinci, poi 6 pari con gran tennis di entrambe, si vedono risposte di rovescio della Pennetta da antologia, così come alcuni passanti magnifici, Roberta replica con demi-volée millimetriche, e ottime combinazioni in verticale, come risposta e volée, o discese in controtempo. Ed è 6 pari, tie-break giusto per quello che si è visto fino adesso.

Gli applausi si sprecano, personalmente dal punto di vista emotivo ammiro infinitamente la compostezza e l’apparente tranquillità e serenità di due giovani donne che si stanno giocando il match della carriera e della vita, dando il massimo, ma sorridenti e sportive, senza isterismi, urlacci vari, e crisi di nervi. Che belle che siete oggi pomeriggio,Flavia e Roberta,  su questo campo e in questo stadio immenso strapieno, 23.000 persone venute qui solo per vedervi giocare a tennis. Momenti di quelli che restano dentro per sempre, uno spot indimenticabile per il nostro sport di cui essere grati tutti.

All’inizio del tie-break servono bene entrambe, ma la prima a commettere un errore grave è la Vinci con un drittaccio sparato via sul 2-2, minibreak Pennetta, poi ancora slice lungo di Roberta, e rovescio largo di Flavia, ancora dritto in rete Vinci, è 5-3 Pennetta. È il primo momento in cui sembrano tese, si rendono conto dell’importanza della situazione. Un bell’attacco di Roberta, volée più smash, poi ancora gratuito di dritto, 6-4 e due set point Flavia: servizio vincente, e il primo set della finale dello US Open 2015 va a Brindisi.

Roberta sembra accusare il colpo, si produce ancora in splendide soluzioni al volo e di tocco (sentire l'”oooh” collettivo di più di ventimila persone che accompagna oltre la rete un drop shot millimetrico è un istante magico, per noi a bordocampo come per le ragazze sul terreno di gioco, ne sono sicuro), ma Flavia ha preso il via con tutta la sua sensibilità geometrica, le variazioni di traiettoria, sulla base di un rovescio bimane di una pulizia, fluidità e precisione incredibili. Dal punto di vista tecnico il match rimane di alto livello, volée, pallonetti, smorzate, passanti, ma i punti pesanti li fa tutti la Pennetta, che vola 4-0 in pochi minuti.
Roberta ci prova, e ci prova bene, ad aprirsi il campo affettando sulla sinistra di Flavia, ma il problema è che la Pennetta ha un rovescio tecnicamente molto – ma molto – migliore di Serena Williams (ho detto migliore, non più potente), e da quel lato non riesce a farle male nemmeno con autentiche “bisce” che schizzano rasoterra.

Flavia va giù magnificamente con le ginocchia che sfiorano il campo, e via di cross stretti o aperture lungoriga, come fosse una perfetta esercitazione sugli angoli e le traiettorie. Scatto di orgoglio di Roberta che recupera un break, poi tiene e va sotto 2-4, con ovazione del pubblico, ma la partita è ormai inesorabilmente avviata alla conclusione. Sta cominciando a gocciolare, le nuvole sono nere e pesanti, Flavia va 5-2, e con Roberta al servizio piazza tre vincenti (rovescio, smash, dritto), chiude diventando la prima campionessa italiana dello US Open.

Vola in aria la racchetta di Flavia, e il prevedibile abbraccio con Roberta a rete sembra lunghissimo, infinito, in mezzo al boato dello stadio tutto in piedi per la conclusione di quella che per il resto del mondo è una favola sportiva, ma per il tennis italiano è e rimarrà per sempre una leggenda. La leggenda di Roberta e Flavia, che dalle finali junior regionali in Puglia, sono volate fino a New York a giocarsi il titolo del torneo di tennis più grande del mondo.

Carinissime le ragazze sedute insieme ad attendere lo svolgimento del cerimoniale che precede la consegna dei trofei, ulteriore “goosebumps moment”, momento da pelle d’oca, la premiazione, durante la quale, dopo le simpatiche battute (Flavia a Roberta: “You played unbelievable today“, risposta: “So the cup is mine?“) e i ringraziamenti di rito, Flavia Pennetta – ormai 33enne, e che con questo risultato ritorna nella top-ten WTA, numero 8 – ha annunciato il suo ritiro dal tennis giocato alla fine della stagione, probabilmente alle WTA Finals di Singapore tra poche settimane. Standing ovation, gli americani (e anch’io) adorano questi colpi di scena epici, la campionessa che lascia dopo l’ultimo immenso trionfo, e a loro come a noi non rimane altro da fare se non ringraziare, ringraziare, e ringraziare ancora, e poi andare a casa, senza smettere di chiedere a noi stessi se era proprio tutto vero.

Stats Vinci-Pennetta

 

 

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Frances Tiafoe fa parlare di tennis a Freetown, in Sierra Leone

Tiafoe, i cui genitori sono emigrati dal paese dilaniato dalla guerra prima della sua nascita, è il più giovane americano a raggiungere i quarti di finale allo US Open negli ultimi 16 anni, e ha abbastanza talento per due nazioni

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Frances Tiafoe - US Open 2022 (foto Twitter @usta)

Traduzione dell’articolo di David Waldstein, New York Times, 7 settembre 2022

Negli stadi e nei club sportivi di Freetown, in Sierra Leone, il calcio è l’argomento preferito. Ma martedì (6 Settembre) diverse ore dopo che Frances Tiafoe, figlio di due emigrati della Sierra Leone, ha battuto Rafael Nadal per raggiungere i quarti di finale dello US Open, anche il tennis si è intrufolato nella conversazione.

“Oh, sì, si parla molto di Tiafoe in questo momento”, ha detto Abdulai Kamara, un blogger sportivo e proprietario della Hereford Sierra Leone Football Academy, in un’intervista telefonica da Freetown. “Non seguiamo da vicino il tennis qui, ma ora c’è un certo interesse. Alcune persone sono curiose di Frances e vogliono saperne di più”.

 

Mentre la comunità del tennis negli Stati Uniti è entusiasta del fatto che Tiafoe, nato a Hyattsville, Maryland, sia diventato il più giovane americano a raggiungere i quarti di finale dello US Open in 16 anni, alcuni in Sierra Leone rivendicano con orgoglio il giovane tennista come loro connazionale. L’estroverso e talentuoso Tiafoe, 24 anni, ha abbastanza magnetismo e talento per due nazioni. La piattaforma mediatica Sierraloaded ha fatto riferimento a “Sierra Leone’s Tiafoe”, in un aggiornamento lampo sulla vittoria storica, e Kei Kamara, una stella del calcio della Sierra Leone che gioca per il Montreal nella Major League Soccer canadese, ha scritto su Twitter, “Uno di noi”, dopo la vittoria di Tiafoe, definendolo un “risultato enorme”.

La storia edificante di Tiafoe è iniziata quando i suoi genitori – che non si erano ancora incontrati – lasciarono la Sierra Leone per gli Stati Uniti negli anni ’90 per sfuggire a una guerra civile. Si trasferirono ciascuno negli Stati Uniti e, dopo essersi conosciuti, si stabilirono nel Maryland e ebbero due gemelli, Franklin e Frances.

Il padre dei ragazzi, Constant Tiafoe, trovò lavoro nel cantiere del Junior Tennis Champions Center di College Park, Md. Constant Tiafoe era così industrioso che gli venne offerto il lavoro di direttore della manutenzione della struttura. Gli fu assegnato un ufficio, dove a volte i gemelli dormivano per approfittare, man mano che crescevano abbastanza da poter tenere la racchetta in mano, della possibilità di passare più tempo sui campi.

Entrambi giocavano, ma Frances ha mostrato una passione unica, guardando le lezioni impartite ai ragazzi più grandi del centro e imitando ogni loro mossa, poi lanciando palle contro i muri e servendo contro i fantasmi sui campi esterni fino all’imbrunire. 

“Tutte le storie sono vere”, ha affermato Mark Ein, imprenditore e presidente del Citi Open di Washington, DC, uno degli eventi più importanti del calendario del tennis. Frances era ossessionato dal tennis“. Ein conosce i Tiafoe da quando i ragazzi avevano cinque anni ed è diventato amico, consigliere e mentore. Il suo proprio mentore era Ken Brody, un banchiere appassionato di tennis che ha voluto costruire il Junior Tennis Champions Center per mettere in atto una visione che un giorno Frances Tiafoe avrebbe potuto realizzare. “Ken diceva: ‘Se la Repubblica Ceca può produrre campioni in un paese di quelle dimensioni, allora possiamo farlo anche qui a Washington'”, ha detto Ein.

Non passò molto tempo prima che Frances iniziasse a mostrare un’agilità atletica unica – velocità, potenza e abilità in campo – combinata con una sete quasi inestinguibile per il gioco. Fu affiancato a Misha Kouznetsov, un giovane allenatore russo che ha spinto e trascinato Frances attraverso le prime fasi del suo straordinario sviluppo tennistico.

All’inizio, i genitori dei due gemelli vedevano il tennis come un veicolo per assicurare ai ragazzi un’istruzione universitaria, che sembrava raggiungibile solo con una borsa di studio. Constant lasciò il lavoro al centro di allenamento per avviare un’attività in proprio, ma fini a lavorare in un autolavaggio mentre la madre dei ragazzi, Alphina, faceva l’infermiera. I soldi scarseggiavano.

“Non si pensava che potesse essere niente del genere”, ha detto Tiafoe lunedì [5 settembre] dopo aver sconfitto Nadal. “Una volta che siamo entrati nel mondo del tennis, mio padre disse, ‘Sarebbe fantastico se voi ragazzi poteste usarlo per ottenere una borsa di studio e completare gli studi’. Voglio dire, non possiamo permetterci un’università. Quindi, usate il tennis“.

Ma Tiafoe ha brillato così fortemente in tenera età, che il college è stato rimandato a un secondo tempo quando è esplosa una redditizia carriera professionale. All’età di 14 anni, nel 2012, Frances ha vinto il prestigioso torneo Petits As in Francia, più o meno nello stesso periodo in cui le pubblicazioni sportive hanno saputo della sua umile e fortuita educazione al J.T.C.C. L’anno successivo, Tiafoe vinse l’Orange Bowl, uno dei migliori tornei che si svolge vicino a Miami per i migliori junior del mondo. La meta era vicina, almeno così sembrava.

Gli allenatori di tennis americani, gli amministratori, gli agenti e i fan più informati hanno cominciato a vedere in Tiafoe il prossimo grande giocatore americano, che per così tanto tempo era mancato nel tennis statunitense. Ma la crescita dei giocatori professionisti nel gioco di oggi spesso avviene lentamente e Tiafoe, a volte, ha avuto delle difficoltà. È diventato professionista nel 2015 e nei successivi quattro anni ha raggiunto il terzo turno di un torneo dello Slam solo una volta, a Wimbledon 2018.

Ha concluso lo scorso anno al numero 38 ed è attualmente al numero 26. La sua posizione migliorerà dopo la sua prestazione allo US Open, qualunque cosa dovesse accadere mercoledì [7 Settembre] contro la testa di serie numero 9, Andrey Rublev. [Attualmente è salito fino al n. 19, ndt] Ora la popolarità di Tiafoe sta crescendo rapidamente, non solo tra le stelle del calcio della Sierra Leone, ma anche tra le megastar del basket, tra cui LeBron James, che si è congratulato con Tiafoe su Twitter.

“Quello è il mio idolo”, ha detto Tiafoe di James, uno dei suoi atleti favoriti. “Vedendolo postare, ho pensato, ‘Lo ritwitto non appena lo ha inviato? Ero tipo, ‘Sai una cosa? Sarò cool e mi comporterò come se non l’avessi visto e poi lo ritwitterò tra tre ore.'” La carriera di Tiafoe è stata definita da grandi aspettative, momenti di stallo, autoanalisi e miglioramenti.

“C’erano grandi aspettative per lui in così tenera età”, ha detto Ein. “Ha ottenuto tanti primati ed era considerato il futuro, la speranza del tennis americano. È molto per un adolescente, e l’ha gestita molto bene. Sa che il successo non è sempre una linea retta, ma sa anche che se procedi sempre nella direzione giusta, puoi raggiungere i tuoi obiettivi“. Ein e Tiafoe si ripetono regolarmente un detto: che tutti vogliono essere una star come Beyoncé, ma nessuno vuole impegnarsi per arrivarci.

Durante uno dei suoi momenti di stallo, dopo la stagione 2018, Tiafoe ha iniziato a sentire dalle persone intorno a lui che gli dicevano che aveva bisogno di allenarsi di più, mangiare meglio, studiare i suoi avversari guardando i video delle loro partite e migliorare la sua preparazione, tutto ciò lo avrebbe potuto spingere nei top 5 del mondo.

Durante l’inverno di quello stesso anno, durante un pranzo a Georgetown, Tiafoe spiegò a Ein ciò che aveva in mente di fare in merito alle pressioni esterne. “Disse loro: ‘Non preoccupatevi‘”, ricorda Ein, “Ho capito”. Pochi giorni dopo, era in viaggio per l’Australia, dove raggiunse per la prima volta i quarti di finale di uno Slam. Questa è la storia di Frances Tiafoe. Molte persone nel mondo del tennis conoscono anche la storia dei primi anni di vita di Tiafoe nel Maryland. Ma gran parte della sua storia di tennis è ancora diretta verso mete più alte. Parte è stata scritta allo US Open, e parte è stata scritta in Sierra Leone, dove la leggenda di Frances Tiafoe sta prendendo forma.

Traduzione di Massimo Volpati

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Gli outfit dello US Open 2022

Slam newyorkese a tinte scure per i grandi campioni, poche scelte estrose per gli altri giocatori

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Serena Williams, sfilata Vogue 2022 (Instagram @serenawilliams)

Ultima fermata New York. La grande mela, la città che non dorme mai. Quella con le luci accese anche di notte. Quella del melting pot e di Wall Street. Ma anche quella delle nuove tendenze in fatto di moda. Lo sanno anche le grandi marche di abbigliamento da tennis che hanno fatto spesso indossare ai loro atleti i completi più stravaganti e controversi proprio durante gli US Open. Come dimenticarsi ad esempio degli short di jeans di Agassi o degli stivali da pantera di Serena. E anche quest’anno i brand non si sono smentiti, a colpi di scelte cromatiche vistose e tagli particolari.

Serena Williams – Nike

Serena Williams – US Open 2022 (foto: twitter @usopen)

Questo US Open era per Serena la “last dance”, l’ultimo torneo prima del ritiro, davanti al proprio pubblico, quello dell’Arthur Ashe Stadium. E forse non è un caso che per l’occasione, la più giovane e più vincente delle sorelle Williams ha indossato un abito ispirato alla disciplina sportiva che più si avvicina la danza, ovvero il pattinaggio artistico: gonna a tutu, parte superiore stretta e maniche coperte. Il colore è il nero, quello più volte indossato dalla campionessa statunitense durante le sue vittorie serali a Flushing Meadows. Ad arricchire (nel vero senso della parola) questo look ci sono le paillette nel vestito, 400 (!!!) diamanti nelle scarpe e qualcuno anche nei capelli, lacci delle scarpe placcati in oro. Con questo outfit Serena non ha voluto però solo mettere in mostra la quantità di zeri nel suo conto in banca ma anche celebrare la sua straordinaria carriera ed esperienza di vita. I sei veli nella gonna sono un riferimento ai 6 US Open vinti, i diamanti nelle scarpe servono a formare le parole “Queen” e “Mama”. Insomma, più che davanti ad un semplice completo di tennis siamo di fronte ad uno statement a tutto tondo, che ribadisce come Serena sia un icona che trascende il mondo del tennis e, forse, persino quello dello sport in generale. (Valerio Vignoli)

 

Rafa Nadal – Nike

Rafael Nadal – US Open 2022 (foto Twitter @rolandgarros)

Luci e ombre su Rafa quest’anno a New York e non solamente perché è uscito per mano di Tiafoe agli ottavi di finale, ma anche per gli outfit indossati. Promosso infatti a pieni voti il completo diurno con pantaloncino rosso magenta e maglia bianca, scarpe intonate al pantaloncino. Una scelta estiva, elegante che si sposa perfettamente con l’esplosività di Nadal. Bocciato invece l’outfit serale. Se infatti possiamo apprezzare la scelta del rosa per fascia e polsini, il color “vino” di maglietta e pantaloni è spento, triste, inadatto a un campo da tennis. Un colore simile, seppur in tonalità più chiara, era già stato portato a Flushing Meadows da Roger Federer nel 2018, quando proprio durante una sessione serale venne sconfitto inaspettatamente da John Millman. Apprezziamo, però, sempre ad ogni Slam il tocco di classe sulle scarpe dove Nike, oltre a scrivere il nome di Rafa, incide gli anni delle sue vittorie a New York: 10, 13, 17 e 19. Come dire, per non dimenticare… (Chiara Gheza)

Collezione Nike

Carlos Alcaraz – US Open 2022 (foto Twitter @atptour)
Aryna Sabalenka – US Open 2022 (foto via Twitter @WTA)

Una collezione grintosa ma poco entusiasmante al tempo stesso. Appropriato il rosso acceso della t-shirt di ‘Carlitos’ Alcaraz che, del resto, simboleggia il “fuego” in campo dello spagnolo, nuovo campione di New York, nonché n. 1 del mondo più giovane della storia. Tuttavia, le fasce laterali color vinaccia non si sposano al meglio con il rosso, così come le maniche bianche rendono il tutto un po’ banale.

Forse sarebbe da rivedere la scelta degli abbinamenti cromatici, anche per quanto riguarda l’outfit indossato da Aryna Sabalenka, semifinalista allo US Open. La fascia rossa laterale del top altera decisamente l’estetica della canotta – bianca e classica – e del gonnellino – di un bel color rosa ciclamino e dalle pieghe leggere. (Laura Guidobaldi)

Iga Swiatek – Asics

Iga Swiatek – US Open 2022 (foto Twitter @rolandgarros)

Iga Swiatek vince gli US Open a soli 21 anni, compiuti lo scorso 31 Maggio, e diventa il nuovo volto del tennis femminile dopo una stagione trionfale. Asics nella sua collezione autunnale scegli per lei un leggero color Tiffany, niente di più in linea con New York ammettiamolo, che si sposa perfettamente con il tessuto impalpabile del gonnellino. La canotta fin troppo classica sul davanti, recupera con un gioco di tessuto sulla schiena. L’outfit di Iga insomma ci piace molto e si adatta perfettamente a lei: sobrio, ma incisivo. Forse le scarpe azzurro chiaro non si sposano granché ma è solo un dettaglio. Infine il cappellino è ormai parte integrante di Iga, tanto che senza diventa quasi difficile riconoscerla. Asics dovrebbe quindi pensare a questo e sbizzarirsi nel disegnarne di speciali per la sua campionessa. (Chiara Gheza)

Casper Ruud – Yonex

Casper Ruud – US Open 2022 (foto Twitter @daviscup)

Casper Ruud, neofinalista dello US Open, dall’atteggiamento sempre classy, avrebbe forse meritato un completo più raffinato. Certo, la maglietta evoca l’energia del suo tennis ma il color vinaccia dominante, che sfuma verso il beige e il rosa nelle strisce oblique, non è tra i più adatti per l’atmosfera frizzante di Flushing Meadows. Il bianco, comunque, viene ad “addolcire” questo outfit geometrico e chiassoso al tempo stesso, conferendogli quel tocco di eleganza che tanto dona al 23enne norvegese. (Laura Guidobaldi)

Matteo Berrettini – Hugo Boss

Matteo Berrettini – US Open 2022 (foto Twitter @atptour)

Hugo Boss e Berrettini: che dire? Sono ormai una garanzia su ogni campo da tennis. Anche a New York Matteo è perfetto in bianco e nero con un dettaglio beige. Elegante, classico, esclusivo. Su di lui anche il cappellino portato con la visiera all’indietro, che potrebbe fare Jovanotti anni 80, è invece perfetto. Hugo Boss ha compreso le potenzialità di Berrettini e le sta usando magistralmente. Il suo outfit di questo US Open entra di diritto negli outfit più raffinati che si possano indossare per praticare un qualsiasi sport. Complimenti. (Chiara Gheza)

Daniil Medvedev – Lacoste

Lacoste è sinonimo di polo. Per non dire che la polo è sinonimo di Lacoste. E allora c’è di che stupirsi a vedere Daniil Medvedev, tennista di punta del marchio francese, indossare una t-shirt in campo. E che t-shirt, verrebbe da dire. Probabilmente quello visto a New York è il miglior outfit indossato dal russo in questa per lui non semplice stagioni 2022. La maglietta è blu avio con diversi panelli e un motivo geometrico tono su tono, che dà un tocco di originalità e modernità. Impeccabile l’accostamento con pantaloncino navy. Per la sessione notturna il moscovita ha sfoggiato lo stesso completo a colori invertiti, con maglietta navy e pantaloncino avio. Ma il risultato non era altrettanto buono (Valerio Vignoli).

Collezione adidas

Jessica Pegula – US Open 2022 (foto via Twitter @usopen)

Per questo US Open, Adidas ha creato una collezione con l’emergente fashion designer sudafricano Thebe Magugu. I completi rimandano all’africa per via dei loro colori sgargianti (fucsia, bianco panna e arancione) e per il profilo di una donna di colore, con una folta chioma di capelli e il rossetto. L’intenzione, più che lodevole, è quella di mandare un messaggio di inclusività e di amore, in un periodo in cui se ne sente molto il bisogno. Gli outfit però nel loro complesso non convincono del tutto tra tagli piuttosto basilari e accostamenti di colori azzardati. In definitiva, meglio nella teoria che nella pratica questa collezione del brand delle tre strisce per l’ultimo slam dell’anno.

Venus Williams – Eleven by Venus Williams

Venus Williams non si smentisce nemmeno quest’anno e a New York regala una lezione di classe ed eleganza con un outfit verde, complicato da indossare per chiunque tranne che per Venere, come la ribattezzò Gianni Clerici. Top cortissimo e gonnellino hanno un sapore quasi vintage per via delle righe bianche che attraversano il total green. Il colpo di classe però è nello scaldacuore candido, con le maniche lunghe, con il quale Venus inizia il match di doppio. Ancora una volta inarrivabile. (Chiara Gheza)

Coco Gauff – New Balance

Cori Gauff - Us Open 2022 (Twitter @usopen)
Cori Gauff – Us Open 2022 (Twitter @usopen)

Coco Gauff e i suoi outfit, un binomio vincente. La New Balance, infatti, con i suoi outfit esprime sempre al meglio il carisma e la bella personalità della 18enne americana. Inoltre, non manca mai l’eleganza unita all’originalità. Per questo US Open, il tocco d’eleganza è dato dal gonnellino a scacchi neri, leggero ed etereo nel tessuto, ma grintoso nella tinta e nella fantasia. Peccato, però, che, in questa occasione, la maglietta non sia all’altezza delle aspettative. Tanti elementi eterogenei messi insieme creano un mélange un po’ troppo chiassoso: le maniche bianche bucherellate, le fasce laterali rosse, disegni obliqui color lilla, verde chiaro e azzurrino che ricordano petali di fiori sullo sfondo a scacchi neri, i polsini gialli e la fascia per i capelli a scacchi neri e bianchi… Insomma, sono decisamente too much. Peccato. (Laura Guidobaldi)

Ajla Tomljanovic – Original Penguin

Per la prima volta in carriera, la dolce e graziosa Ajla ha raggiunto i quarti di finale allo US Open. E ha brillato non solo grazie al suo tennis ma anche per l’eleganza che ha sfoggiato in campo. Tomljanovic ha sempre e comunque un portamento aggraziato e il brand americano Original Penguin, con i dettagli dello stile per golfisti, realizza sempre completi di gran classe. E a lei stanno a pennello, proprio come il vestitino indossato a Flashing Meadows, raffinato e sbarazzino al tempo stesso, grazie all’eleganza del blu elettrico, vivacizzata quanto basta dalla fantasia bianca e rosa del corpetto e della gonna. Leggero, etereo e fresco, proprio come Ajla. (Laura Guidobaldi)

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US Open, l’edizione 2022 è da record anche sugli spalti

Le due settimane di main draw hanno fatto registrare 776.120 spettatori, mentre sono stati 888.044 includendo anche la Fan Week. Per lo US Open è record assoluto

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US Open 2022 - foto: twitter @usopen

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Il video-commento di Ubaldo che compare qui continua sul sito di Intesa Sanpaolo nella sezione “Sottorete” curata in collaborazione con Ubitennis, che potrete trovare al seguente link.

Clicca qui per guardare il video-commento completo di Ubaldo Scanagatta sulla finale maschile dello US Open 2022 sul sito di Intesa Sanpaolo

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Iga Swiatek e Carlos Alcaraz – 40 anni in due! – si sono aggiudicati l’ultima, recentissima edizione dello US Open 2022. Un torneo che certamente resterà indimenticabile per le tante storie proposte: Serena Williams ha definitivamente salutato il tennis e lo stesso Alcaraz ha vinto il suo primo Major in assoluto, diventando il più giovane n°1 del mondo nella storia del tennis.

Lo spagnolo, nella conferenza stampa dopo la finale, ha sostenuto più volte come l’aiuto del pubblico sia stato fondamentale per lui, che si è sentito amato e supportato fin dal primo giorno. Proprio sugli spalti lo US Open 2022 ha fatto registrare un altro record, diventando l’edizione con il numero di fan più elevato nella storia di questo torneo.

I precedenti primati, stabiliti nel 2019, erano di 737.872 spettatori per quel che riguarda le due settimane di main draw e di 853.227 tifosi allargando il conteggio alle tre settimane di US Open, includendo la Fan Week. Quest’anno entrambi sono stati sbriciolati: nell’arco delle due settimane è stato stabilito un nuovo record con 776.120 spettatori, mentre allargando il discorso alle tre settimane e alla Fan Week il conteggio sale a 888.044 tifosi. Va detto che il primato assoluto – tenendo conto esclusivamente delle due settimane in cui si disputano i tabelloni principali – appartiene all’Australian Open 2019, quando furono addirittura 796.435 i fan ad essere presenti sugli spalti.

Come se non bastasse, per la prima volta nei suoi 25 anni di storia l’Arthur Ashe Stadium è sempre andato sold out in tutte le sue sessioni, tanto pomeridiane quanto serali. Insomma, abbiamo assistito ad uno US Open storico sotto tutti i punti di vista.

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