L'US Open che nessuno dimenticherà mai. Flavia Pennetta, Roby Vinci e Serena Williams

Editoriali del Direttore

L’US Open che nessuno dimenticherà mai. Flavia Pennetta, Roby Vinci e Serena Williams

Emozioni indicibili, pazzesche. Un’attesa di 40 anni. Francesca Schiavone e Sara Errani non sono più sole. Un quartetto incredibile. Flavia ripensaci!

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Flavia Pennetta - SF US Open 2015
 
 

VIDEO – I dietro le quinte della finale femminile

Gli aggettivi si sprecano. Le celebrazioni anche. La soddisfazione è enorme. Unica, fino ad oggi. Irripetibile? Speriamo di no, ma molto, molto difficile. Molto più che enorme è però il grazie che dobbiamo a Flavia Pennetta e Roberta Vinci per il loro straordinario US open, e non solo per queste due giornate indimenticabili che comunque hanno fatto la storia del nostro tennis e nessuno potrà mai cancellarle.

Oggi, e non solo perché il New York Times riportava nella prima pagina sportiva le imprese di Flavia e Roberta – citando anche il vostro cronista per un paio di dichiarazioni….una delle quali era, e sarà per tutto il giorno in risposta ai tantissimi che incontrandomi mi hanno detto Great or Good Day for The Italians, “After 40 years a Good Day we probably deserved!, (dopo 40 anni un gran bel giorno forse ce lo meritavamo”) – abbiamo vissuto questa giornata come se fossimo stati finalisti anche noi. Oltre 100.000 visite al sito, una sequela di radio, decine di inviati e corrispondenti dei nostri giornali, radio e tv di base a New York venuti a vedere Pennetta, Vinci e certo anche Matteo Renzi.

 

Il suo è stato un roundtrip in un solo giorno, insieme a Giovanni Malagò e al presidente della FIT Binaghi, e so che in Italia qualcuno ha criticato il nostro premier…però è vero che ho visto decine di presidenti della Repubblica, primi ministri, reali intervenire a grandi eventi sportivi (non solo Pertini in Spagna 1982 per il mundial di calcio!), e ora alla rinfusa ricordo in passato di aver visto a Parigi il re Juan Carlos e la regina di Spagna al Roland Garros quando Bruguera e Berasategui giocarono la finale del 1994, ho visto Bill Clinton venire a vedere Agassi a Parigi (anche se non era una finale), i reali del Belgio per non so più quale finale fra Clijsters e Henin, reali di Olanda per Krajicek, premier australiani per i loro giocatori….ma onestamente nessuna finale di Slam è stata mai più sorprendente di quella conquistata dalla n.26 e dalla n.43 del mondo.

La finale non è stata tecnicamente granché, direi che è stata quasi più brutta che bella, ma nessuno si aspettava che  fosse di grande livello, al’altezza delle due superbe semifinali giocate dalle nostre ragazze quando hanno battuto una dopo l’altra le prime due tenniste del mondo. E, nel caso di Flavia, dopo aver battuto 2 giorni prima anche la n.4. Le nostre due “bandiere” hanno così dato vita alla finale complessivamente più “anziana” degli Slam dall’epoca di Wimbledon ’77, quando Virginia Wade batté, di fronte a Her Majesty the Queen Elizabeth nell’anno del Centenario dei Championships, l’olandese Betty Stove. Le due finaliste di allora avevano insieme 63 anni e 11 mesi, Flavia e Roberta ne hanno 66 e 19 giorni.  Sapevamo che sarebbe stata una battaglia di nervi. E lo è stata. Quindi non di grandissima qualità. Roberta era stanca per l’impresa del giorno prima, per mille interviste che “sì, mi hanno fatto piacere, ma sono arrivata la sera in albergo che ero morta e oggi il primo set mi sentivo stanca”. Così Flavia, più esperta a questi livelli e in questo teatro, con una semifinale meno stressante, è stata più solida e ha vinto con merito. La favorita era lei.

L’abbraccio finale fra le due ragazze, ex compagne di camera per 3 anni e mezzo e separate alla nascita da appena 65 km, quanto distano perchè Taranto e Brindisi, mentre Flavia preannunciava a Roberta quel che avrebbe detto di lì a poco, cioè del suo ritiro inatteso a chiunque non facesse parte del suo ristretto clan tecnico-familiar-sentimentale, è stato secondo me ancor più bello, più vero, più genuino, spontaneo e per nulla calcolato di quello, ormai rituale, che ha chiuso il 27mo Williams-Show o Sister’s Act che dir si voglia.

Spiego nel video – il modo più veloce per dire quello che penso quando si è sovvraccarichi di cose da scrivere e coordinare – perchè con il trionfo di Flavia su Roberta si raggiunge un obiettivo non facile da raggiungere. Quello, al di là della facile retorica da fotoromanzo, di due ragazze del Sud, di una Puglia oggi più orgogliosa che mai, capaci entrambe di lasciare un’impronta indelebile, un vero marchio su questo US open 2015. Se dico che hanno vinto tutte e due qualcuno sorriderà, ma se ha la pazienza di leggermi capirà meglio pechè lo dico.

1) Flavia Pennetta per via del fatto che è il suo primo Slam, con il colpo di scena finale del ritiro che nessuno si aspettava e che nessuno aveva mai annunciato, roba che ha fatto impazzire quei bambinoni degli americani – Pete Sampras vinse nel 2002 ma il ritiro lo annunciò un anno dopo qui nel 2003, Marion Bartoli lo annunciò un mese dopo aver vinto Wimbledon e non sul centre court mentre riceveva il prestigioso trofeo   – e perchè con il ritorno fra le prime 10 del mondo, addirittura a 33 anni un posto più su del suo best ranking. n.8 del mondo ha sigillato, doppiamente almeno, questo torneo.

2) E Roberta Vinci perchè è il suo nome che verrà sempre ricordato da tutta la stampa specializzata nel prossimo mezzo secolo, quando si ricorderà che Serena Williams ebbe la sventura di venire fermata a sorpresa nella sua corsa verso uno strameritato Calendar Grande Slam a due passi dalla sua conquista, un po’ come successe a Martina Navratilova in Australia nel 1984 quando fu inopinatamente battuta da Helenona Sukova.

La Sukova è stata a lungo top-ten, però tutti la ricordano per quella vittoria su Martina Navratilova, e sono passati 31 anni. Lo stesso accadrà per Roberta Vinci a meno che Serena Williams riesca a realizzare il Grande Slam fra uno o due anni. Ma abbiamo visto quanto sia difficile. E potevamo capirlo già dal fatto che se dal 1988 e da Steffi Graf non c’è più riuscita nessuna giocatrice non deve essere una cosina semplice semplice. Martina Navratilova, che ha vinto anche 6 Slam di fila, avrebbe certamente meritato di trovarsi insieme a Steffi, Margaret Court (1970) e Little Mo Connolly (1953) fra le grandi immortali regine del tennis. E così anche Serena Williams che al di là dei 21 Slam vinti – uno meno di Steffi, ma sono sicuro che la eguaglierà e sorpasserà se non prenderà la stessa drastica decisione di Flavia Pennetta – merita certamente di essere considerata la più forte tennista della prima decade del terzo millennio. Di gran lunga. Anzi, c’è da stupirsi perché nell’arco di 15 anni abbia vinto “soltanto” 21 Slam, considerato il gap che c’è stato fra lei e tutte le altre.

Insomma Roberta è nella storia del tennis forse perfino più di Flavia Pennetta…perché, per insistere nell’esempio, quanti di noi ricordano a memoria tutte le vincitrici dell’Australian Open dal 1984 in poi, o anche dell’US Open in poi.

Flavia Pennetta non verrà certamente mai dimenticata in Italia da chiunque sia appassionato di tennis, o anche soltanto lo segua. Ma fuori d’Italia, e soprattutto negli Stati Uniti e fra gli amanti delle statistiche, Roberta Vinci potrebbe anche venire ricordata di più per aver fatto questo questo terribile, diabolico sgambetto a Serena quando ormai tutti la consideravano già Calendar Grand Slam Winner. L’aver realizzato due volte il Serena’ s Slam non la ripagherà mai a sufficienza e gli anni passano. Ha 34 anni, un fisico massiccio che necessita continui allenamenti. Non so, a questo punto, se ce la farà mai. E proprio quel pensiero la deve aver angosciata al punto da renderla più tesa di una corda di violino contro Roberta e da farle fare tantissimi errori davvero inconsueti (senza nulla togliere a Roberta che meglio di così non poteva giocare “Il match della mia vita, il più bel momento della mia vita”).

Con la sensibilità che contraddistingue le persone di tatto, Roberta ha avuto parole, e soprattutto sinceri sentimenti, di solidarietà per Serena: “Poveretta – le è scappato detto in conferenza stampa – le ho distrutto un sogno, immagino che sia incavolata nera, quando la incontrerò – e Roby si copre gli occhi con le mani come per mimare la necessità di nascondersi – le dirò ciao, è ovvio, ma certo non le dirò nulla di questa partita. Temo che non se la potrà dimenticare facilmente…forse mai”.

Devo dire che non ho fatto il tifo per nessuna, ma sono contento per Flavia che abbia coronato il sogno di vincere uno Slam. Ho sempre avuto grande, grandissima simpatia per lei (anche se non mi ha mai invitato alle sue spaghettate con Di Palermo e soci in Australia!) , e devo dire che diversamente da Francesca che è istintiva ed umorale e quindi potevi trovarla in gran buona giornata come in cattiva, può essere simpatica un giorno e insopportabile un altro – e per questo talvolta ci sono stati anche piccoli scontri od incomprensioni, dovuti in parte anche ad una certa difficoltà espressiva (soprattutto agli albori della sua carriera) – Flavia è sempre stata un modello di simpatia e comportamento. Questione di carattere certo, ma bravissimi anche i genitori, Oronzo e Concita, che l’hanno tirata su così bene. Oronzo lo conosco da una vita, è stato un discreto giocatore, grande lottatore, e anche lui come sua moglie sono sempre stati inappuntabili. Appassionati tifosi della figlia, ma sempre con il dovuto garbo e distacco (anche se papà ha spesso sofferto fino allo spasimo).

Flavia ha vissuti anche momenti difficili, ricorderete la “brutta sorpresa” che le fece il suo precedente fidanzato Carlos Moya (2007), quando loro due convivevano e si parlava quasi apertamente di un possibile matrimonio. Uno choc micidiale, che le fece perdere sonno, chili, serenità, partite, posizioni in classifica. C’era chi la dava per dispersa nelle retro vie del ranking Wta. Nel luglio 2013 pareva quasi sul punto di ritirarsi. “Deciderò a fine anno”. Poi raggiunse la sua prima semifinale dell’US open.

Sono sempre stato pieno d’ammirazione per come è riuscita ad uscire da quel terribile, complesso trauma, reagendo alla grande, al punto anzi da diventare anzi lei la prima tennista italiana a fare l’ingresso fra le top-ten. Stimolando Francesca Schiavone a fare altrettanto e perfino meglio. E Francesca ha poi fatto la stessa cosa con le altre, con Sara, con Roberta.  E poi, di seguito per Flavia eccola diventare la n.1 del mondo in doppio in coppia con Gisela Dulko, 10 tornei vinti prima dell’US open con la perla del Premier Mandatory di Indian Wells, quattro Fed Cup, la semifinale all’US Open 2013 che sembrava dovesse restare per sempre – a 33 anni compiuti – come il suo miglior exploit.

E’ sempre stata sorridente, disponibile, educata, intelligente. Non c’è ragazza nel circuito che la trovi antipatica, scostante.

Io mi ero molto sorpreso nei giorni scorsi quando l’avevo sentita dire un qualcosa che è in contrasto con quanto dicono un po’ tutti i tennisti, e cioè che “Allenarmi mi è sempre piaciuto, non mi è mai costato nulla anche se dovevano essere 4 ore pesanti prima con Gabi (Urpi) poi con Salva (Navarro). Ma competere invece sì, certe volte non avrei proprio voluto scendere in campo.”

Ecco, forse da quelle parole avremmo dovuto capire – con un po’ più d’intuito – quello che stava maturando nella testa di Flavia (che peraltro, se leggete o ascoltate la sua intervista, dice di averlo deciso durante il torneo di Toronto), perché io ho conosciuto centinaia di giocatori che dopo anni di sacrifici non avevano più voglia di allenarsi. E anche di viaggiare. Ma la competizione ce l’avevano nel sangue, e avevano sempre voglia di competere. Flavia invece evidentemente sente la competizioni in modo diverso. Ha deciso di smettere. Il suo annuncio, comunicato a sorpresa perfino a Roberta con la quale prima di questa finale ha vissuto dozzine e dozzine di incontri sul campo da tennis e molti di più fuori dal campo se si pensa che per tre anni e mezzo divisero la stessa camera all’Acqua Acetosa quando erano “convocate” dalla Federazione del presidente Paolo Galgani -15 anni fa avevano vinto il Roland Garros junior – beh ha colto in contropiede tutti noi. Lei lo aveva detto solo ai genitori, alla sorella, all’allenatore e al fisio, a Fabio (che invece ci ha detto di averlo saputo ieri mattina…chissà perché?).

Ci siamo rimasti tutti di sasso, pur ammirandola per il coraggio (ragazzi, sì, ce ne vuole quando sei sulla cresta dell’onda, quando hai appena vinto uno Slam e sei tornata tra le top-ten e ogni anno che giochi anche se tu dovessi perdere sempre potresti portare a casa fra premi, sponsor etcetera 2/3 milioni di euro) e la personalità. Vi dico che quando l’ho scritto in chat a mia moglie lei mi ha risposto: “Grandeee!!! Anch’io farei proprio come lei. Bravissima!”

Però mia moglie a tennis non ha mai giocato, non ha vissuto nello sport come sempre Flavia dacchè aveva 9 anni e incontrava a Brindisi, nel circolo di casa e di suo papà presidente, Roberta.

Molti campioni non sanno smettere nemmeno quando perdono, hanno paura di aprire un’altra pagina della loro vita. Forse Flavia sogna di diventare mamma, di mettere su famiglia. Ha 33 anni e la si deve capire.

Però, però…io ho capito parlando con Matteo Renzi che si è trincerato dietro un toscanissimo “Io non ci voglio mettere il becco” ma ammiccando a Giovanni Malagò…che il CONI e la FIT faranno di tutto per farle cambiare idea.

Intanto, rispetto a quanto detto sul campo, poi si è appurato che Flavia, oggi sesta nella race, terminerà l’anno agonistico sperando di qualificarsi per le finali WTA di Singapore.

Poi c’è il discorso olimpico che preme a CONI e FIT, soprattutto perché dal tennis non è mai arrivata neppure una medaglia.

Fra le prime dieci coppie del mondo, sono più quelle che vedono a fianco tenniste di nazionalità diverse che della stessa.

L’opportunità per vincere una medaglia nel doppio, stante l’attuale fase di stallo fra Errani e Vinci (“Ma io non mi metterei davvero nel mezzo, farei di tutto perché tornassero insieme”) è tale per cui le pressioni perché il suo ritiro venga rinviato saranno enormi. Vedremo se resisterà.

Diciamo che Flavia ha ufficialmente dichiarato “Questo è il mio ultimo US open”. Quindi in teoria, poiché a Rio si giocherà d’agosto e prima dei Giochi, Flavia potrebbe anche esserci. Anche perchè se ci fosse l’Italia potrebbe schierare due coppie certamente competitive. Vinci-Knapp lo sono. E ripeto: togliete fuori tutte le coppie di nazionalità miste e di medaglie potremmo vincerne addirittura due.

Premesso e detto che questo fatto delle medaglie cui il CONI e le federazioni danno tanta importanza – magari per strappare qualche contributo in più che poi viene investito con la nota discrezionalità -a me fa invece un po’ sorridere, io sarò certamente fra quelli che si augurano che Flavia ci ripensi. Se non dovesse esserci più, il suo sorriso, il suo sense of humour, direi la sua bella freschezza tipicamente mediterranea, la grazia che ha sempre avuto anche se accompagnata da una grandissima grinta, dolcezza e sensibilità, mi mancheranno moltissimo.

Per una volta, ma una volta sola prometto, starò dalla parte di Binaghi (e Malagò) nei loro tentativi di farle cambiare idea. A Rio ci andrò anch’io e fare la cronaca di un match da medaglia mi piacerebbe! In fondo anche Roger Federer, che di anni ne ha 34, ha sempre fissato come suo primo obiettivo “l’ arrivare almeno fino a dopo le Olimpiadi di Rio”. Perché no anche Flavia? Se invece non ci darà retta…beh ancora una volta, l’ennesima, grazie davvero di tutto. Flavia ha voluto salutarci nel tuo momento migliore, da grande, grandissima. “Ho avuto tutto quello che volevo, anzi di più…”. Vero. Siamo noi che…non vorremmo accontentarci mai, perché sappiamo che nei giardini italiani di Flavie, ma anche di Roberte, di Sare e di Francesche, non ne nascono mai abbastanza. Tutte e quattro ci avete regalato momenti emozionanti, indimenticabili. E noi, io, appunto, non vi dimenticheremo mai.

 

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Lorenzo Sonego cerca mancino prima del duello sul centre court con Rafa Nadal? “No, un mancino come Nadal tanto non esiste!”

Gipo Arbino è persuaso che il suo Lorenzo sia più in forma di sempre. “Gioca molto meglio di un anno fa, ha perso con Berrettini e Kudla due match che avrebbe meritato di vincere”

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Stamattina Lorenzo Sonego, reduce da una convincente prova contro Hugo Gaston, si è allenato con Cristian Garin, in preparazione al match di sabato e di terzo turno con Rafa Nadal programmato sul Centre Court. Mission impossible? In condizioni normali sì, però Rafa ha concesso un set a Cerundolo, un altro set a Berankis. Giocatori che non sono più forti di Lorenzo, che lo scorso anno qui giunse in ottavi (battè Sousa, Galan e Duckworth).

Ho chiesto al suo coach Gipo Arbino se non avevano pensato di “ingaggiare” uno sparring mancino… con vista Rafa, e lui ha risposto: “Lo faremo domani. Ma a Lorenzo serve in realtà uno che lo metta in palla sbagliando poco, perché tanto un mancino che gichi come Nadal non esiste. Ha giocato contro Gaston, mancino e con rovescio bimane, ma non è Nadal! L’altro giorno si è allenato con Gasquet che era perfetto: non sbagliava mai, giocava di ritmo ed è stato utilissimo. Per intendersi: se Lorenzo si scaldasse con Bublik sarebbe un disastro. Conta che trovi il ritmo, che senta bene la palla, che automatizzi i colpi per giocare la partita più solida possibile. Contro Gaston è stato solidissimo”.

Arbino è convinto che Lorenzo stia giocando benissimo, molto meglio dello scorso anno. “Ha perso due partite di misura, con Berrettini e con Kudla, e le ha perse per pura sfortuna, per pochissimi punti e mini-dettagli. Avrebbe meritato di vincerle lui…”.

 

Quindi il morale è buono, la fiducia c’è. Anche se si deve misurare con Nadal. “Il momento peggiore è stato il giorno dopo la sconfitta con Kudla, quando Lorenzo è andato ad allenarsi e a un certo punto, probabilmente a seguito di un dritto molto forte di Cerundolo che è rimbalzato male sul suo rovescio; lui ha cercato di adattarsi a quella traiettoria così cambiata e nel farlo ha sentito una fitta al polso sinistro. Ci siamo spaventati moltissimo. Con il polso, anche quello sinistro, non si scherza. Per fortuna un falso allarme!”

-E allora non si è allenato per un po’?

“No, no, ha continuato ad allenarsi e… a giocare il rovescio a una mano, allenando lo slice. Ed è andata bene così… perché ieri ha giocato lo slice anche in approccio contro Gaston meglio di sempre!”.

A volte il destino fa strani scherzi, non sempre brutti. Contro Nadal, Lorenzo non ha mai giocato. Nadal ha fatto i complimenti di prammatica a Lorenzo, al suo servizio, al suo dritto, ma è certo che gli farà giocare centinaia di rovesci.

Lorenzo però non sembra troppo intimorito. Vedremo sul campo. “Sul centrale ho già giocato…con Federer” aveva detto venerdì sera. E domenica, ultimo match, gli toccherà di nuovo il centrale. Non è Federer, è Nadal… una leggenda dopo l’altra, un mito dopo l’altro. Per sdrammatizzare in Toscana direbbero… se non è zuppa è pan bagnato.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: la risposta di Sinner contro il servizio di Isner, ma sarà più bello il duello Kyrgios-Tsitsipas

A Nadal fa più paura il Covid che qualsiasi avversario, Sonego incluso… fino alla finale con Djokovic! Oppure Kyrgios che ha provocato i media che lo avevano preso di mira. Altri rimpianti per Matteo Berrettini

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Jannik Sinner - Wimbledon Credit- AELTC:Jon Super

Il COVID non fa distinzioni fra ricchi e poveri, fra campioni e Carneadi, ma è ancora ben vivo, purtroppo, miete ancora vittime un po’ in tutto il mondo e a Wimbledon i ritiri dei contagiati si susseguono – l’ultimo Bautista Agut, sulle… tracce di Berrettini e non solo – e Rafa Nadal, che a questo torneo tiene da morire con l’obiettivo (non palesato apertamente ma evidente) del Grande Slam, ha raccomandato grande prudenza a tutto il suo entourage.

Tutti, anche Benito Perez Barbadillo, che per il suo ruolo di communication manager deve appunto comunicare, e ha cominciato a girare con il viso coperto dalla mascherina.

Rafa Nadal si imbatterà nel suo terzo turno con Lorenzo Sonego, per un match inedito. A me Lorenzo contro Hugo Gaston, sul campo 14 è piaciuto molto. Ha vinto molto più nettamente di quanto dica il risultato, 7-6,6-4,6-4, contro un avversario che, salvo con qualche palla corta (peraltro poco riuscite in tutta la fase centrale del match), non era in grado di fargli male perché Lorenzo ha sempre servito bene, ha tirato dei gran bei dritti, ha giocato bei slice di rovescio e sui pallonetti di Gaston sulla sua spalla sinistra ha giocato delle gran veroniche stile Panatta. Bravo davvero. E davvero spettacolare, da tre circoletti rossi (spero riusciate a rivederlo in qualche highlights), il primo punto del terzo game del secondo set con tweener di Lorenzo che ha fatto su e giù per il campo tre volte per recuperare smorzate e pallonetti, con Gaston che si è concesso anche un dropshot di sottogamba per il gusto dello spettacolo ma che gli ha fatto giocare in salita un game che gli è costato l’unico break del secondo set, quindi caro assai.

 

Gaston è mancino e gioca il rovescio a due mani, ma per il resto non assomiglia proprio a Nadal. Non si può quindi dire che per Sonego sia stato un match di…preparazione a quello che affronterà domani certamente su un campo molto più importante del 14.

Lorenzo non si è concesso che un break di pausa quando era avanti di due nel terzo set. Invece Nadal si è regalato tutto un set, il terzo, con Berankis dal quale non aveva davvero paura di poter perdere.

Come detto gli fa certo più paura il Covid. La paura, si dice, fa novanta…come gli aces di Isner nei primi due turni di questi Championships. Quegli aces fanno tremare anche il freddo Jannik Sinner che non si illude per aver vinto 6-2 6-0 a Torino contro il gigante USA, né dice a se stesso che non ripeterà lo sfortunato errore che fece nel tiebreak del secondo set a Cincinnati quando al secondo round perse 5-7,7-6 (4)  6-4.

Che cosa ha detto Jannik lo troverete, parola per parola, nell’articolo che ho scritto dopo la mini-conferenza stampa che ha lui fatto con alcuni di noi giornalisti nella suite “Hydrangea” affittata da Lavazza all’interno del building del campo n.1.

Giocheranno ultimo match sul campo n.2, proprio quello che Jannik ha detto diventare assai scivoloso quando va via il sole. Penso che non sarà rimasto contento di questa programmazione.


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Intanto Matteo Berrettini è ancora qua, deve smaltire gli effetti del Covid, penso che sia tenuto anche a negativizzarsi prima di risalire su un aereo. Che abbia avuto il virus non è più certo un segreto per nessuno.

Mi dà francamente (e sciovinisticamente) un po’ fastidio vedere che colui che era il suo avversario di primo turno, il cileno Garin, è arrivato allegramente al terzo turno senza perdere un set – ieri ha dato 6-3,6-1,6-1 al lucky loser francese Grenier in un’ora e 33 minuti. Magari Matteo faceva ancora più alla svelta! Che rimpianto e che rabbia.

Come se non bastasse in quel settore dove era stato sorteggiato Matteo hanno perso ieri il sempre più deludente Shapovalov (in 4 set dal ventenne Nakashima che Steve Flink e io videointervistammo un anno fa convinti di avere a che fare con un ottimo giocatore) e anche Schwartzman (dalla wild card Brit Broady), e insomma l’approdo ai quarti (salvo inciampi in Brooksby o de Minaur) sarebbe stata poco più di una formalità. Che peccato.

Lì nei quarti, però, si sarebbe cominciato a fare sul serio, perché probabilmente più che Nakashima (o Galan) ci arriverà il vincente del duello di terzo turno decisamente più interessante: Tsitsipas-Kyrgios.

L’ateniese ha giocato il suo miglior match di sempre sull’erba con l’australiano Thompson, ma l’australiano che lo attende ha dato una stesa pazzesca – 6-2,6-3,6-1 in meno di un’ora e mezzo – a quel Krajinovic che era stato finalista al Queen’s contro Matteo e che ieri non è mai arrivato a 40 sul servizio di Nick (come potete leggere nella cronaca di Laura Guidobaldi).

Kyrgios era molto fiero di sé, “I am a pretty good player!”, e non aveva nessuna voglia di discutere dei 10.000 dollari di multa presi per aver combinato una delle sue al primo turno con l’inglese uscito dal North Carolina State Paul Jubb che ha alle spalle una doppia tragica storia (entrambi i genitori si sono suicidati).

I media inglesi non lo hanno risparmiato dopo il suo primo turno vinto a fatica, e giocando male, con Jubb. Anche perché, dopo il comportamento già esecrabile sul campo, Kyrgios si era presentato in conferenza stampa con un piatto di sushi e aveva risposto alla maggior parte delle domande con la bocca piena. “Non me l’hanno perdonato sui social – si è lamentato Kyrgios che certo non è mai stato un modello d’eleganza – ‘Oh my God, non ha alcuna educazione…’ hanno scritto- Ma avevo giocato 4 ore e avevo bisogno di mangiare qualcosa. Qualcuno di quelli che hanno scritto ha mai giocato quattro ore di fila? No!”

Appena entrato in sala conferenze Kyrgios era partito all’attacco: “Sono proprio curioso di vedere che cosa mi riservate voi giornalisti oggi…”.

E dopo: “Perché mi fate domande su quanto accaduto 2 giorni fa? Non c’è niente di succoso per oggi? Ho battuto Krajinovic e non vi interessa? Sono ancora in lizza per Wimbledon, parliamo di questo no? Il modo in cui ho giocato …contro un tennista che era in finale al Queen’s e che è uno dei primi 30 del mondo …vi rimetterò al vostro posto!” (qui ho messo insieme un paio di risposte…).

Beh, può piacere o non piacere come tipo, ma certo è unico. Ed è unico anche il suo modo di giocare a tennis quando è ispirato.

Di vederlo contro Tsitsipas sabato sono davvero curioso. Se la vittoria dovesse arrivare dalla solidità mentale scommetterei sul greco. Ma per il tennis invece sull’australiano. Sono curioso di leggere le quote che vi troverà il nostro Luca Chito indagando fra i vari better.

Mi fermo qui per oggi, e dopo aver ricordato quel che sul sito c’è già – tipo la vittoria n.37 di Iga Swiatek che eguaglia Martina Hingis ma anche che ha perso finalmente un set – ho già scritto abbastanza e chiudo con il solito elenco delle teste di serie battute in questi primi due turni fin qui. Il conto totale ve lo lascio fare. Mica posso fare tutto io!

Primo turno
Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini

3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)
Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: senza Federer, Berrettini, Medvedev e Zverev, prevedo una finale Djokovic-Nadal

Sarà la delusione per il forfait di Matteo Berrettini, ma in questi Championships in tono minore, se non “esplode” Alcaraz, trionferà la vecchia guardia

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Incontro in sala stampa il collega svizzero Simon Graf, autore di diversi libri su Roger Federer, e all’unisono commentiamo: “Roger arrivava in semifinale nel secondo quarto della metà alta di questo tabellone anche con un ginocchio solo!”.

Gli otto approdati al terzo turno di quel settore sono, scendendo verso il basso, Humbert e Goffin, Tiafoe e Bublik, Norrie e Johnson, Paul e Vesely. La testa di serie più alta fra le sole tre superstiti (Norrie 9, Tiafoe 23 e Paul 30) è, per la gioia degli inglesi (sebbene disperati per le sconfitte di Murray e Raducanu), la n.9 Cameron Norrie che è riuscito a domare soltanto al quinto set lo spagnolo Munar che in 10 partite sull’erba non ne aveva mai vinta una.

Hanno perso Ruud n.3 e Baez n.31 questo mercoledì, Hurkacz n.7 e Dimitrov n.18 lunedì, fatto sta che in semifinale arriverà, probabilmente contro Djokovic che contro Kokkinakis ha giocato molto meglio che contro Kwon, una sorta di outsider, salvo che Norrie debba essere considerato un grande tennista. E francamente io non riesco a considerarlo tale.

 

Gli inglesi faranno il tifo per lui che è nato in Sud Africa (Johannesburg) e cresciuto in Nuova Zelanda a questo punto, perché non gli è rimasto molto altro.

Io comincio a chiedermi se la Raducanu non sia un UFO, un oggetto volante (sui campi da tennis e neppur tanto) non identificato. Ha preso 6-3 6-3 dalla Garcia e dal settembre scorso di quello straordinario US Open – straordinario per lei come per la Fernandez – non ci stati altri momenti di gloria, né per lei né per l’altra ragazza. Un doppio mistero davvero inesplicabile. Sono giovani, dicono tutti, abbiate pazienza.

E noi che ce l’abbiamo con i ripetuti infortuni di Berettini e Sinner, la pazienza abbiamo imparato a coltivarla. Mi sa proprio che dovranno coltivarla anche tutti coloro che pensavano imminente il cambio della guardia solo perché né Djokovic né Nadal sarebbero stati testa di serie n.1 e n.2 in questo torneo se Medvedev e Zverev fossero stati qui.

Io, anche se è dannatamente presto per sbilanciarsi perchè non si è neppure concluso il secondo turno, non riesco francamente a immaginare per questo Wimbledon in tono minore una finale diversa da un Djokovic-Nadal alle prese con la sessantesima sfida, con Nole che cerca di avvicinare i 22 Slam di Rafa e Rafa che vorrebbe raggiungere i 23 (di Serena Williams…ma lui non è superstizioso) e a New York lo Slam.

Se Rafa dice che lui al record degli Slam non ci pensa e non ci tiene, non credeteci. Ci tiene eccome, ma bleffa. Sarebbe anormale che non ci tenesse. Tutti gli sportivi, tutti i campioni, tengono ai record. I record fanno la storia. Rafa ha vinto 14 Roland Garros e sa bene che cosa significa. Facesse il Grande Slam, sfuggito per una partita all’US Open a Djokovic, e si portasse a 24 Slam, figuratevi un po’ che Rafa non ci tenga.


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Ma nella metà sotto gli avversari più temibili, Cilic e Aliassime, non ci sono più. Tsitsipas deve ancora provare di essere forte sull’erba. Un po’ come nella metà sopra Alcaraz. Infatti sia l’uno sia l’altro hanno sofferto al primo turno. Nel secondo Alcaraz ha giocato meglio, ma Greekspor non poteva impensierirlo.

Da chi può perdere Djokovic? Io non riesco a individuare un nome e un cognome. Forse, battuti Kecmanovic nel prossimo derby e uno fra Basilashvili e Van Rijthoven in quello dopo, dal quartetto Sinner-Isner (non è un’anagramma) Otte-Alcaraz, soltanto un Isner che gli servisse 70 aces potrebbe fargli paura. Impossibile? Beh, Isner ne ha serviti 54 al primo turno con Couacaud e 36 con Murray, dal quale aveva perso 8 volte su 8.  Ma stavolta, sebbene un tifoso avesse gridato “Com’on Andy he is older than you!”, perché in effetti il lungo John è due anni più anziano, ma non ha un’anca di metallo. Chissà se rivedremo Andy qua fra un anno. Ma è una domanda che potremmo porci anche per Rafa…

Ma, come accennato sopra, se Djokovic arriva in semifinale l’avversario più forte che può trovare è Norrie. Per questo lo vedo già in finale. Con Nadal. Il quale però forse con Fritz o Cressy (che mi piace molto come gioca su questi campi) potrebbe soffrire più che con Tsitsipas.

Intanto, mentre Elisabetta Cocciaretto non è andata oltre un doppio 6-4 con la Begu, e le nostre donne ce le siamo giocate tutte, Jannik Sinner ha colto la sua seconda vittoria erbosa. In 4 set su Mikael Ymer. Poteva vincere in 3. Avanti due set ha avuto una pausa nel terzo, che pure conduceva con un break di vantaggio, si è fatto riprendere sul 3 pari, ha mancato tante pallebreak… A fine match, dopo il quarto vinto 6-2, si sono contate 19 pallebreak, di cui appena 6 trasformate. Ma il dato forse più interessante è stato vederlo andare a rete 52 volte per fare 38 punti, giocando anche qualche pregevole volee. Certo 4 ace non sono molti, soprattutto se si pensa che Alcaraz ne ha fatti 39 in due partite fra Struff e Griekspoor.  

Io avevo posto ai lettori un quesito nell’editoriale di ieri: per Sinner meglio affrontare Isner o Murray? Ma non avevo espresso il mio parere. Lo faccio oggi. Sapendo che Jannik aveva perso un match su 2 con entrambi (ma anche che quello vinto in Coppa Davis a Torino con Isner è forse quello che conta di meno). Beh, io credo che sull’erba avrebbe sofferto di più i palleggi con Murray che lo aveva messo in difficoltà anche su superfici meno care allo scozzese dell’erba. Mentre sui servizi di Isner, che certamente di ace ne farà tanti, Jannik saprà rispondere quel tanto che basta per fargli qualche break. La risposta è forse il miglior colpo di Jannik…

Oggi intanto seguiremo, nel primissimo pomeriggio, Lorenzo Sonego contro il piccolo francese Hugo Gaston che sull’erba si vedrà parzialmente spuntata l’arma più letale, la sua smorzata (qui le quote del giorno). Lorenzo dovrà attaccarlo a tutto spiano per spuntargliela ancora di più. Lorenzo e Jannik, Jannik e Lorenzo, ci sono rimasti solo loro due. Non è granchè e non sembrano granchè neppure le loro prospettive. Se Sonego vincesse avrebbe poi Nadal. Se vincesse Sinner gli toccherebbe Alcaraz.

Sono saltate fin qui 23 teste di serie, 14 donne e 9 uomini. Le più alte la n.2 Kontaveit e la n.3 Ruud. Eppure non sono grandi sorprese.

primo turno
Uomini – sei
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne – dieci
7 Collins (Bouzkova)
9 Muguruza (Minnen)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)

31 Kanepi (Parry)

secondo turno
Uomini (tre, nove in tutto)
3 Ruud (Humbert)
15 Opelka (van Rijthoven)
31 Baez (Goffin)
Donne  quattro, quattordici in tutto
2 Kontaveit (Niemeier)
10 Raducanu (Garcia)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

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