Taylor Fritz e le speranze del tennis americano

Rubriche

Taylor Fritz e le speranze del tennis americano

Taylor Fritz, un nome che non è passato inosservato nelle ultime due settimane. Ha 18 anni, è numero 1 del mondo a livello junior ed è statunitense, quanto basta per infiammare il tennis a stelle e strisce, alla disperata ricerca di un Messia che li salvi dalle sabbie mobili degli ultimi anni

Pubblicato

il

Taylor Fritz

Era solo questione di tempo. La prima sconfitta di Taylor Fritz, dopo undici successi consecutivi e due challenger portati a casa è arrivata a Las Vegas, ma ci potete scommettere, Taylor farà strada.
Questo ragazzone di 193 cm dalla faccia pulita e dalle spalle larghe e quadrate, è nato a San Diego il 28 ottobre del 1997. Di certo non si può dire che Taylor non abbia una predisposizione al tennis nel suo corredo genetico, se si guarda alla storia della sua famiglia. Entrambi i suoi genitori hanno giocato a livello professionistico negli anni ’70, ma con risultati ben diversi a confronto: la madre, Kathy May, è una ex top-10 capace di raggiungere tre quarti di finale a livello di slam (due in Francia e uno in patria). Si ritirò nel 1980 a soli 24 anni, quando decise di sposare Brian Teacher, insospettabile campione a Melbourne in quello stesso anno e più avanti Coach di Greg Rusedski. Anche lo zio di Taylor, Harry Fritz, e il padre Guy (terzo sposo della May) hanno bussato alle porte del grande tennis. Fu proprio il padre, istruttore e coach al college, a trascinarlo sui campi da tennis alla più che tenera età di 2 anni. Taylor, però, ricorda di aver preso sul serio quello che sarebbe diventato il suo sport solo superati i 7 anni.

Diversi gli aneddoti che narrano di come il papà abbia convinto Taylor a scegliere il tennis. Sin da ragazzino Fritz dimostrava interesse per ogni sport, ma non per quello dei propri genitori. Così Guy escogitò un piano e invitò gli amici del figlio a casa per una qualche lezione di tennis nel campo che la famiglia aveva sul retro, lasciando Taylor ad osservarli dalla finestra della sua cameretta che dava proprio sul campo. Solo una volta terminata la lezione papà Guy avrebbe lasciato che i bambini giocassero a calcio in giardino, uno degli sport che il piccolo Fritz amava, tanto da convincerlo a scendere giù e chiedere “Papà, posso giocare a calcio ?”. Ma Guy rispose: “Mi dispiace, figliolo, ma solo chi partecipa alla lezione di tennis può giocare anche a calcio” Così Taylor comincio a prendere confidenza con la racchetta e più i giorni passavano, più il tempo dedicato al pallone si accorciava per lasciare spazio alla pallina gialla. Taylor cominciò così a fare sul serio e capì che il tennis poteva essere più che un semplice passatempo. Non ha abbandonò la pallacanestro, nè il lacrosse piuttosto che il calcio, continuò a praticare ogni sport fino ai 15 anni. Non voleva rinunciare alle sue passioni, finchè con la famiglia decise di trasferirsi in Florida, ma non nella celeberrima accademia di Nick Bollettieri, autentica fabbrica di talenti americani e non, bensì allo USTA Tennis Center. I primi tempi furono durissimi,  se dalle sue parti faticava a trovare qualcuno che potesse batterlo nel raggio di centinaia di miglia, qui non era in grado di strappare un set a nessuno dei ragazzini del centro tecnico. Così Taylor capì che era il momento di invertire la rotta,  di dare la priorità al tennis, lavorando sodo e accantonando il calcio, il basket, rifiutando cheeseburger e hot dog. Così costruì passo dopo passo la convinzione di potercela fare, una voglia incredibile di competere e di migliorarsi. Il sogno americano che prende vita e si realizza con la conquista del primo Slam junior, lo Us Open 2015, capace di rimontare un break di svantaggio nel terzo set contro il suo amico e connazionale Tommy Paul, lo stesso che lo aveva privato del primo titolo Slam pochi mesi prima, sulla terra rossa parigina. Sì, non è uno scherzo, due piccoli yankee in finale al Roland Garros.

Taylor si è ormai guadagnato il grado di capitano virtuale di una squadra di “young guns”, giovani fenomeni con il compito di risollevare le sorti del tennis americano, in caduta libera dopo l’epopea della rivalità Sampras-Agassi e lo Us Open di Andy Roddick. Tre prove dello Slam su quattro, ca va sans dir, a livello juniores, fanno ben sperare i dirigenti dell’USTA. Gli Stati Uniti non hanno un top-10 stabile dal 2011, da quando il ragazzone del Nebraska, Andy Roddick, ne uscì per l’ultima volta. John Isner, nonostante gli ottimi risultati e la nona posizione nel ranking, non è mai riuscito a far valere quel servizio micidiale per rimanere a lungo tra i top ten, nè a far breccia nel cuore degli americani. Anche Donald Young sembra essersi scrollato di dosso le pressioni e le aspettative che oggi pesano sulle spalle di Taylor e potrà forse regalare ancora qualche soddisfazione. E ancora Sam Querrey e Jack Sock, probabilmente l’unico sul quale gli USA possono ancora contare per ottenere un risultato di prestigio.

Sono lontani i tempi di Sampras, Agassi, Courier e Chang, generazioni d’oro, forse irripetibili, ma se si dà uno sguardo ai risultati a livello giovanile, quattro delle prime cinque bandiere accanto ai nomi dei primi delle classifiche mondiali sono preceduti dalla “Stars and Stripes Old Glory”. Un vero e proprio “Throughback Thursday” in stile anni ’80. Dopo il californiano troviamo infatti Michael Mmoh, il più piccolo dei quattro (classe ’98) e meno noto poiché l’unico tra i connazionali a non aver vinto uno slam quest’anno, ma già fra i primi 500 del mondo a livello ATP. A seguire il sopracitato Tommy Paul, un vero rematore da fondo campo e al quinto posto Reilly Opelka, campione a Wimbledon con l’appellativo di novello Isner. Ebbene sì, anche lui serve dal primo piano visti i 211 centimetri.

Una generazione di saranno famosi che si moltiplicano se all’elenco si aggiungono i vari Donaldson, Krueger, Tiafoe, Kozlov e chi più ne ha più ne metta. L’impressione però è che questa volta non ci sia più tanto margine di errore, non ci sarà più spazio per un altro Ryan Harrison o un nuovo Donald Young, qualcuno ce la farà, statene certi.

Continua a leggere
Commenti
Advertisement
Ubaldo Scanagatta
evidenza4 giorni fa

Roland Garros, Scanagatta: “Nadal subito Zverev. Se fosse meglio così? Il teorico cammino di Sinner” [VIDEO]

Jannik Sinner - Madrid 2024 (foto Florin Baltatoiu)
Flash4 giorni fa

Roland Garros, Scanagatta: “Sinner gioca e punta al n. 1 del mondo. E magari pure al Grande Slam. Si deve sognare in grande. Dove capiterà Nadal? Il campione di 14 Roland Garros é’ una mina vagante o no? Riparte l’UbiContest” [VIDEO]

Senza categoria7 giorni fa

Scanagatta a Radio Sportiva: “La bravura di Sara Errani e le prospettive di Zverev per Parigi”[AUDIO]

Alexander Zverev - Roma 2024 (X @inteBNLditalia)
evidenza1 settimana fa

Roma, Scanagatta: “Zverev può aver salvato il torneo” [VIDEO]

Flash2 settimane fa

Roma, Scanagatta: “Meglio le donne che gli uomini. In gara tre delle prime quattro del ranking, fra gli uomini solo due dei primi otto”

Flash2 settimane fa

Roma, Scanagatta: “Con Paolini bye bye Roma per le italiane. 5 azzurri superstiti. Tre giocano oggi ma il clou è Nadal-Hurkacz. Per lo spagnolo addio Roma più che arrivederci?” [VIDEO]

Matteo Berrettini - Roma 2024 (foto Francesca Micheli Ubitennis)
Flash3 settimane fa

ATP Roma, Scanagatta: “Piove sul bagnato. Dopo il KO di Sinner quello di Berrettini, e sul torneo diluvia. Menomale vincono Darderi e Cobolli” [VIDEO]

ATP1 mese fa

ATP Montecarlo, Massey: “Il tetto è in programma e dal prossimo anno le chiamate elettroniche” [VIDEO]

evidenza1 mese fa

Scanagatta: “Un errore arbitrale clamoroso fa perdere a Sinner con Tsitsipas un match quasi vinto” [VIDEO]

ATP1 mese fa

ATP Montecarlo, Scanagatta: “Jannik Sinner batte l’avversario più duro di sempre sul rosso e conserva il secondo posto mondiale” [VIDEO]

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement