Big data nel tennis 1: la rivoluzione nascosta

Statistiche

Big data nel tennis 1: la rivoluzione nascosta

Torniamo all’analisi dei Big Data. Potrebbero essere utili agli spettatori? E lo sono davvero? E ai giocatori?

Pubblicato

il

Se ne parla da tempo – lo abbiamo fatto varie volte anche noi – ma la realtà della rivoluzione ‘big data’ nel tennis è lenta e complessa.
Con ‘big data’, terminologia diventata di moda in tempi recenti, si intende un database relativo ad un particolare argomento che sia talmente grande da non poter essere analizzato con metodi tradizionali. L’idea è che ci siano informazioni importanti nascoste in grandi quantità di dati. Schemi e comportamenti che non emergono quando il numero di casi considerato è piccolo ma che possono influenzare l’evoluzione del sistema (pensate ai mercati finanziari o alle previsioni del tempo, ad esempio).

Quando si pensa a ‘big data’ applicato al tennis ci sono due possibili scenari in cui l’analisi di enormi quantità di dati può rivelarsi preziosa:

1- Per i fan. Nell’analisi dei match, sia in corso sia a partita finita, per avere una migliore comprensione delle dinamiche che portano ad un certo risultato.
2- Per gli atleti. Nell’allenamento, nello studio delle strategie di gioco e nella preparazione dei match.

 

In questo articolo ci concentreremo sul punto (1) e l’impatto del big data per gli atleti verrà lasciato ad un articolo futuro. Qui ci interessa analizzare la situazione attuale riguardo alla disponibilità dei dati a vantaggio degli spettatori ed il loro effettivo e potenziale utilizzo. Per evitare confusione chiariamo subito che la tesi proposta qui è che l’enorme potenziale esistente per gli spettatori di fatto non viene sfruttato e che big data nel tennis per ora si riduce a tante parole e pochi dati disponibili.

Abbiamo tutti familiarità con la scheda statistica che l’ATP o la WTA o l’ITF forniscono a fine match. Percentuale di prime palle, break point sfruttati e via dicendo. Queste schede sono sostanzialmente invariate dagli anni novanta, nonostante il fatto che la quantità di dati raccolta oggi sia superiore. Chiaramente per lo spettatore medio la scheda statistica standard è più che sufficiente per soddisfare la curiosità. Ma perchè non rendere disponibili tutti i dati a quegli appassionati che vorrebbero vederli e studiarli?

A titolo di esempio consideriamo il noto caso delle palle break sfruttate. In tutte le schede vediamo la percentuale di palle break andate a segno, che dovrebbe darci un’idea di quanto un giocatore abbia incidenza sul servizio dell’avversario. Purtroppo il dato così come viene proposto a fine match ha un’utilità alquanto relativa. Supponiamo che un giocatore salvi 4 palle break su 5 in una partita. C’è una bella differenza tra il caso in cui tutte e cinque le palle break sono state offerte in un solo game ed il caso in cui sono state spalmate su cinque game. Nel primo caso il giocatore non è mai stato in pericolo sul proprio servizio ad eccezione di un game andato storto, possibilmente per causa sua. Nel secondo caso il giocatore è stato costantemente sotto pressione nei propri turni di servizio, possibilmente a causa dell’avversario. Questo dato, nella statistica delle palle break, non appare. Ci vorrebbe davvero tanto a mettere un numero in più indicante in quanti game sono state distribuite le palle break? La statistica apparirebbe, ad esempio, così: 1/5(3), una palla break sfruttata su cinque avute, distribuite in tre game. Difficile?

È fuori di dubbio che IBM e SAP raccolgono enormi quantità di dati negli slam e nei tornei dei rispettivi circuiti. Ma che fine fanno questi dati? Come vengono utilizzati? Chi ha accesso? Da alcuni anni durante i tornei dello slam l’IBM offre ‘Keys to the match’ come strumento di analisi statistica. L’idea è fornire analisi capaci di predire l’andamento di un incontro a partire da alcuni indicatori fondamentali.
La quantità di dati raccolta è enorme, l’utilità degli stessi è dubbia.
Nel 2013 Carl Bialik del Wall Street Journal faceva notare come ‘Keys to the match’ abbia un potere predittivo paragonabile a leggere l’aura di un giocatore prima dell’incontro.
Ma tanti dati sono comunque tanti dati. Un’analista esperto potrebbe essere capace di analizzarli in maniera più costruttiva. Il problema principale quindi non sta nel fatto che ‘Keys to the match’ ha un utilità relativa, bensì nel fatto che l’IBM non rende i database pubblici a beneficio di appassionati che potrebbero farne buon uso (e tantomeno rende pubblici i propri metodi di analisi dei dati). Lo stesso discorso vale per SAP e le statistiche della WTA. I dati da soli non forniscono informazioni. Ci vuole contesto e interpretazione per estrarre le informazioni più significative. Purtroppo al momento un simile scenario è lasciato all’iniziativa di singoli individui con abbastanza tempo e risorse. Ad esempio Jeff Sackmann, con l’aiuto di alcuni volontari, ha iniziato il ‘Match charting project’ finalizzato a raccogliere dati su incontri di singolare maschile e femminile. Purtroppo, vista la natura volontaria del lavoro, il database è ancora abbastanza limitato, sebbene le potenzialità siano indubbie.

In definitiva ad oggi all’appassionato vengono offerti dati già selezionati ed analizzati spesso in maniera approssimativa o incompleta. La ragione principale di questo stato di cose risiede nel fatto che fino ad ora nel tennis ‘big data’ è sinonimo di marketing, non di analisi dati. IBM e SAP si fanno pubblicità attraverso i servizi offerti, con slogan quali ‘data is a game changer’ o ‘more than the score’, ma non hanno interesse ad aumentare il livello di analisi e comprensione delle dinamiche del gioco. Pensate alle immense possibilità che si aprirebbero se i dati su distanze percorse, punto di impatto con la palla, posizione nella risposta al servizio, fossero disponibili a tutti. Ricercatori con le capacità necessarie potrebbero trovare metodi più efficaci per l’analisi dei match. Ed il progresso avviene anche grazie al confronto tra diversi approcci con diverse metodologie, impossibile se tutti i dati sono in possesso di una sola entità.
Il confronto con altri sport può aiutare a capire meglio la situazione. Gli Stati Uniti sono la patria delle statistiche al servizio dello sport. Nel baseball, uno degli sport più popolari negli USA, tutti i dati grezzi sono disponibili al pubblico e vengono utilizzati da analisti, blogger e ricercatori. Lo stesso vale per il basket. Lo studio dei dati disponibili pubblicamente può portare a ricerche metodologicamene di carattere scientifico che avanzano la comprensione delle dinamiche del gioco. Una simile situazione nel tennis andrebbe a beneficio di tutti. Degli appassionati, che avrebbero maggiori informazioni sulle performance dei loro beniamini. Dei giornalisti, che avrebbero maggiori spunti per comprendere le dinamiche di un incontro. Degli atleti, che avrebbero strumenti per comprendere i punti deboli, propri o degli avversari. E degli organismi di governo del tennis, per migliorare la qualità del gioco e dello spettacolo.
Per adesso dobbiamo accontentarci di sapere il numero di palle break non sfruttate nel corso di un match.

Continua a leggere
Commenti

Flash

Roland Garros, le curiosità storiche di Djokovic-Musetti e Nadal-Sinner

Era dal 1990 che due teenager dello stesso Paese non raggiungevano gli ottavi a Parigi. Né Lorenzo né Jannik hanno mai battuto un Top 5

Pubblicato

il

Rafa Nadal e Jannik Sinner - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Oggi Novak Djokovic e Rafa Nadal affronteranno Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, i giovani azzurri che sono riusciti a raggiungere il quarto turno a Parigi (nel caso dell’altoatesino per la seconda volta). Come antipasto per i due match dello Chatrier, abbiamo dato un’occhiata alle note che il Roland Garros invia giornalmente agli organi di stampa accreditati per vedere quali siano i dati storici più interessanti relativi ai due quarti turni. Queste curiosità hanno un’attinenza ai match odierni pari a zero, sono sostanzialmente delle sincronicità junghiane, ma possono comunque dare un’idea della portata storica di ogni match di Nole e Rafa negli Slam e, al contempo, del momento senza precedenti del tennis italiano. Vediamo dunque di seguito le più rilevanti

NADAL E DJOKOVIC VS GLI ITALIANI

  • Sia Nadal che Djokovic hanno perso solo una volta contro degli italiani negli Slam: Rafa allo US Open 2015 con Fognini, che recuperò due set; Nole proprio a Parigi nel 2018 con Cecchinato
  • Djokovic è 11-1 negli Slam con gli italiani, 3-1 al Roland Garros, 41-3 in totale (oltre alla sconfitta con Cecchinato ci sono quelle con Sonego a Vienna 2020 e con Volandri ad Umago 2004)
  • Nadal è 9-1 negli Slam contro gli italiani, 6-0 a Parigi, 49-5 in totale (quattro con Fognini più una con Seppi a Rotterdam 2008)

NADAL E DJOKOVIC NEGLI SLAM

  • Entrambi cercheranno il quindicesimo quarto di finale a Parigi su 17 partecipazioni. Stranamente, visto che si parla di terra battua, il record di quarti consecutivi è di Djokovic, che ha una striscia aperta di 11; suo anche quello di ottavi consecutivi con 12 (Federer e Nadal ne hanno fatti 11 fra il 2005 e il 2015). Sarebbe il quarantanovesimo quarto Slam per Djokovic, secondo dietro a Federer (57, 36 consecutivi). Nadal è terzo e cerca il numero 44
  • Il Roland Garros è il secondo miglior Slam di Djokovic per partite vinte (77, ha superato lo US Open con la vittoria su Cuevas al secondo turno) ed è quello dove ha raggiunto più quarti di finale, anche se è il peggiore in termini percentuali (83,7%) e di titoli vinti, uno solo. Qualora vincesse quest’anno, diventerebbe il primo uomo nell’Era Open ad aver vinto ogni Major almeno due volte
  • Nadal è il giocatore con più ottavi raggiunti a Parigi con 16 (vale a dire ogni volta che ha giocato il torneo ad eccezione del 2016, quando si ritirò per un infortunio al polso prima di giocare il suo match di terzo turno). Djokovic e Federer hanno fatto gli ottavi a Parigi 15 volte a testa, ma guidano per ottavi totali: Federer 68, Djokovic 54, Nadal 50
  • Djokovic e Nadal guidano la classifica degli Slam maschili vinti dopo i 30 anni con sei ciascuno: il vincitore di questo torneo prenderebbe la testa solitaria di questa speciale classifica
  • Nadal ha una striscia aperta di 32 set consecutivi vinti a Parigi (il record è 41, di Borg, fra il 1979 e il 1981); il personale di Rafa è 38 (fra il 2016 e il 2018, ancorché con il sopracitato walkover a sfavore di mezzo)
  • Il record del maiorchino a Parigi è ora di 103 vittorie e 2 sconfitte (è 128-2 sulla terra nel tre su cinque). Battendo Norrie ha superato il record di partite vinte in uno Slam (Federer ne ha 102 a Melbourne e 101 a Wimbledon)
  • Se Nadal vincesse quest’anno, diventerebbe il secondo dopo Federer ad aver vinto cinque Slam di fila per due volte (nel suo caso i pokerissimi sarebbero entrambi a Porte d’Auteuil, 2010-2014 e 2017-2021, mentre Roger ha suddiviso i suoi fra Wimbledon, 2003-2007, e Flushing Meadows, 2004-2008)

MUSETTI

  • Lorenzo sta cercando di diventare il secondo giocatore del 2021 a raggiungere i quarti Slam al suo debutto dopo Karatsev a Melbourne a febbraio (sarebbe l’ottavo nell’Era Open)
  • Sarebbe il dodicesimo a raggiungere i quarti a Parigi al debutto, il quarto negli ultimi 20 anni (dopo l’indimenticato Verkerk più Nadal e Sinner)
  • Sarebbe il secondo teenager a fare i quarti a Parigi nell’ultimo decennio dopo Sinner lo scorso autunno (quest’ultimo era comunque più giovane di Musetti di 46 giorni quando c’è riuscito)
  • Solo una volta Djokovic ha perso contro un avversario dal ranking più basso di quello di Musetti in uno Slam: Denis Istomin, N.117 all’Australian Open 2017; il giocatore con la classifica peggiore a batterlo a Parigi è stato proprio Cecchinato, N.72 all’epoca
  • Musetti sarebbe il diciannovesimo teenager a raggiungere i quarti a Parigi nell’Era Open, il sesto negli ultimi 20 anni dopo i Big Three, Gulbis e Sinner
  • Sarebbe il decimo italiano a fare i quarti a Parigi (Panatta, Barazzutti, Berrettini, Bertolucci, Cecchinato, Fognini, Furlan, Mulligan e Sinner gli altri); diventerebbe poi il giocatore con la classifica più bassa a raggiungere i quarti a Parigi dal 2008 (Gulbis, N.80)
  • Due curiosità finali: è la prima volta che affronta un N.1 o un Top 5 (è 1-2 contro la Top 10), ed è imbattuto nei tie-break a livello ATP (8-0, 6-0 nel 2021)

SINNER

  • Sinner diventerebbe l’ottavo italiano a raggiungere i quarti a Parigi più di una volta, il terzo nell’Era Open dopo Panatta e Barazzutti
  • Sinner è 0-5 con la Top 5, 0-1 negli Slam (il suo scalpo di maggior valore negli Slam è Sascha Zverev, N.7 lo scorso anno al Roland Garros)

SINNER, MUSETTI E I RECORD ITALIANI

  • Entrambi non hanno mai battuto dei Top 5
  • Se uno dei due vincesse, ci sarebbero due italiani ai quarti in uno Slam. L’ultima volta che è successo è stato al Roland Garros 1973 (Panatta e Bertolucci). Ovviamente non ce ne sono mai stati tre (quello con Berrettini è peraltro il quinto walkover di Federer, primo in uno Slam)
  • Si tratta della prima volta nell’Era Open con tre italiani al quarto turno, la prima dal Roland Garros 1962 (allora ci riuscirono Jacobini, Merlo e Pietrangeli)
  • Musetti e Sinner sono i primi teenager agli ottavi al Roland Garros dal 2006 (Djokovic e Monfils), i primi in tutti gli Slam dallo US Open 2017 (Rublev e Shapovalov)
  • Sono peraltro i primi teenager dello stesso Paese a fare gli ottavi del Roland Garros dal 1990 (Chang e Courier)
  • Se vincessero entrambi, diventerebbero la prima coppia di teenager nei quarti a Parigi da Andrei Medvedev e Hendrik Dreekman nel 1994, ma sarebbe la prima in assoluto per teenager dello stesso Paese

Continua a leggere

Flash

Roland Garros, i numeri maschili: Berrettini primo per dritti vincenti, Sinner con la seconda

Djokovic salva palle break in serie, Nadal, Medvedev e Schwartzman dominano da fondo, Federer sta sbagliando poco. Nishikori due ace in otto ore!

Pubblicato

il

Jannik Sinner
Jannik Sinner - Roland Garros 2021 (foto Twitter @RolandGarros)

Siamo al sesto giorno del Roland Garros (anche se dentro e fuori dal campo ne sono capitate a sufficienza per tre Slam), e si può quindi iniziare a tirare qualche somma… letteralmente, visto che abbiamo guardato le statistiche ufficiali che il torneo mette a disposizione per la stampa per vedere chi si stia distinguendo nelle varie categorie.

Si tratta di numeri che ovviamente vanno presi con un po’ di distacco, due match non sono un grande campione statistico, soprattutto perché le statistiche che se ne ricavano possono dipendere quasi più dal tipo di avversario che dal soggetto stesso. In particolare, andrebbero tracciate delle linee fra chi ha già perso dei set e chi non l’ha fatto. Di questa seconda categoria fanno parte Djokovic, Musetti, Nadal, Schwartzman, Fognini, Tsitsipas e Isner: avendo prevalso in tutti i parziali giocati finora, questi giocatori difficilmente avranno delle categorie estremamente negative, non avendo avuto passaggi a vuoto estesi, mentre lo stesso non si può dire dei loro 25 rivali. Alcuni dati interessanti comunque si possono trarre, come vedremo di seguito.

ITALIANI

 

Al di là del terzo set perso contro Taro Daniel (che peraltro era stato il giocatore più convincente delle quali dopo Taberner e Alcaraz, vincendo sei set su sei e perdendo 19 game), Matteo Berrettini ha giocato nel modo autoritario a cui ci ha abituati negli ultimi tornei, e per farlo ha fatto leva sulle sue armi principali, vale a dire servizio e dritto:

  • è primo per percentuali di dritti vincenti al 13% (47 dritti vincenti totali), davanti alla leggenda svizzera… Henri Laaksonen al 12%
  • è secondo per percentuale di vincenti al 25% (93 vincenti); lo precede Isner al 27
  • è secondo per punti vinti con la prima con l’86%, superato ancora da Long John all’87
  • è sesto per percentuale di prime in campo al 69%, terzo fra i 32 ancora in gara
  • ha concesso solo quattro palle break (due break subiti)
  • ha tirato il secondo servizio più veloce del torneo contro Daniel, assestandosi a 223 km/h (Opelka ha toccato i 224)
Matteo Berrettini – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Berrettini si è anche procurato un buon numero di palle break, 23, convertendone un pochino meno della metà, 11.

Meglio di lui in questa categoria ha fatto Jannik Sinner, che pur avendone meno a disposizione (21), ne ha convertite due in più, 13. L’altoatesino ha rischiato di uscire al primo turno contro Herbert (eufemismo), ma si è comunque distinto in diverse specialità:

  • è primo per punti fatti con la seconda al 64% – come lui solo Federer e Kohlschreiber
  • è sesto per percentuale di rovesci vincenti al 5%; il migliore qui è Schwartzman al 7, l’unico giocatore ancora in corsa che lo precede
  • sempre con il colpo bimane, la sua percentuale di errori non forzati è del 4%, seconda solo al 3 di Djokovic fra i 32 giocatori rimasti
  • più in generale, Sinner sta sbagliando poco: fra chi è ancora in gara, solo Kohlschreiber ha una percentuale di unforced inferiore alla sua (9 percento per il tedesco, 12 per il classe 2001)

Gli altri italiani compaiono in meno azimut delle varie categorie numeriche:

  • Lorenzo Musetti è secondo per percentuale di prime in campo al 73%; solo Simon ne ha messe di più (79), uscendo però al primo turno. Conseguentemente, il monomane toscano è il giocatore con meno doppi falli commessi fra i tennisti ancora in gioco con due. Sta inoltre rispondendo benissimo sulla seconda: è ottavo con il 63%; va però detto che né Goffin né Nishioka sono dei battitori particolarmente temibili, e infatti Musetti si è procurato ben 34 palle break contro di loro, convertendone 13
  • Fabio Fognini è sesto per punti vinti contro la prima (42%) e ha convertito la metà delle 24 palle break avute. Il ligure sta cercando di fare la partita il più possibile: nonostante sia il peggiore fra i 32 ancora in gioco per percentuale di non forzati di dritto (12%), è anche al quinto posto per punti vinti da fondo campo con il 56%
  • Marco Cecchinato sta facendo ancora meglio sulla prima degli avversari: è terzo in questa speciale classifica (punti vinti in risposta alla prima) con il 44%

ESTREMISMI

Alcuni giocatori hanno la coperta corta, raggiungendo il top in alcuni settori e facendo decisamente male in altri. Il prossimo avversario di Sinner, Mikael Ymer, è un caso emblematico:

  • in risposta è primo per punti vinti contro la prima (46%), convertendo 14 palle break su 25 e vincendo il 49% dei game in risposta. Come l’azzurro, il 5% percento dei suoi punti si chiudono con un vincente di rovescio
  • D’altro canto, però, lo svedese ha solo il 5% di vincenti di dritto (il peggiore fra i 32 con Davidovich Fokina e Struff), e soprattutto è disastroso al servizio: nonostante il 71 percento di prime in campo, è ultimo (sempre fra chi è ancora in gioco) per punti vinti con la prima (61%) e con la seconda (42%), ed è stato breakkato 14 volte su 38 turni di servizio

Casi simili sono quelli di Jan-Lennard Struff:

  • Il tedesco è secondo per ace (40), ha vinto l’80% sulla prima e colpito il terzo servizio più rapido (222 km/h) ma è quarto per doppi falli (15) e ultimo per percentuale di prime in campo (50%)
  • è quello che sbaglia di meno con il dritto (4%), ma allo stesso tempo ha solo il 5% di vincenti ed è quello che è sceso di più a rete, 93 volte in due partite (Herbert è il migliore come prestazione singola, visto che contro Sinner ha giocato di volo 72 volte)
  • Sta inoltre andando abbastanza male in risposta: ha vinto solo il 15% dei game (ultimo fra i terzoturnisti) e convertito solo sei palle break su 26; se è vero che ha affrontato Rublev al primo, va detto che al secondo ha fatto fatica a strappare la battuta anche a Facundo Bagnis

Anche Reilly Opelka ha i suoi antipodi:

  • a sorpresa ha vinto “solo” il 75% dei punti con la prima e non è fra i primi cinque per ace messi a segno (ha già battuto un ribattitore di livello come Munar), d’altronde, ma come già scritto ha comunque messo a segno il servizio più rapido del torneo ed è terzo per percentuale di vincenti al 25%
  • allo stesso tempo, è di gran lunga primo per percentuale di non forzati (sempre 25) ed è di gran lunga ultimo per percentuale di punti vinti da fondo campo, un pedestre 40 percento
Reilly Opelka – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Altri stanno invece facendo benissimo senza grosse tare:

  • John Isner è primo per ace a 45, per percentuale di vincenti al 27 e per punti vinti con la prima all’87, è anche ottavo con la seconda al 61; non ha ancora perso il servizio, salvando le cinque palle break concesse
  • Diego Schwartzman è sesto per punti vinti con la seconda al 62, mentre ha vinto il 42 percento sulla prima avversaria ed è primo per rovesci vincenti (7%) e punti vinti da fondo (61%), vincendo il 48% dei game in risposta e commettendo solo il 12% di non forzati
  • Il prossimo avversario di Fognini, Federico Delbonis, ha vinto un clamoroso 70 percento di punti sulla seconda avversaria, vincendo il 54 percento dei game in risposta e convertendo 19 palle break su 30

Philipp Kohlschreiber, redivivo, è sia quello che sbaglia di meno (9%) che quello con meno vincenti (14% come Fokina). Una prece, infine, per il povero Kei Nishikori, che ha già speso otto ore e due minuti in campo (anche se il match più lungo rimane Andujar-Thiem a 4:28) ma ha messo a segno solo due ace, meno di uno ogni quattro ore – il mio regno per un punto gratis.

BIG THREE

Un’occhiata infine a cosa stanno combinando Federer, Nadal e Djokovic:

  • Lo svizzero è stranamente il peggiore dei tre con la prima (77%), ma ne sta mettendo tante in campo (69%, sesto posto) ed è primo con la seconda al 64; in più è terzo per percentuale di vincenti (25%) e secondo fra quelli ancora in gara per la minor percentuale di non forzati al 12
  • Nadal, insieme a Federer, è secondo solo a Isner per il minor numero di palle break concesse (otto) ed è stato breakkato solo due volte; è terzo per punti vinti contro la seconda (65%) e per punti vinti da fondo (58%). Stranamente, né Nadal né Roger stanno tirando un numero esagerato di vincenti di dritto: otto percento lui, nove il rivale
  • Djokovic ha salvato 14 delle 15 palle break concesse, ha vinto il 42% contro la prima avversaria ed è primo per percentuale di non forzati di rovescio (3%)

Fra gli altri big si può segnalare Medvedev, che ha una percentuale di prime in campo molto bassa (52) ma con una conversione dell’80; il russo sembra aver trovato la quadra sulla terra (per ora), visto che è secondo per punti vinti da fondo con il 59 percento e per punti vinti contro la seconda con il 66. Zverev è primo per doppi falli con 18 (non una gran sorpresa) e ha salvato solo tre delle dieci palle break concesse, mentre Tsitsipas sta vincendo il 64 percento dei punti sulla seconda avversaria ed è terzo per percentuali di dritti vincenti con l’11.

Continua a leggere

Flash

Vincere un Major? Un gioco da ragazzi… o no?

Con l’imminente (o quasi) uscita di scena dei Fab 3, l’interrogativo diventa: qual è l’identikit del vincitore Slam? Ce la può fare anche l’Italia con uno tra Berrettini, Sinner e magari Musetti?

Pubblicato

il

Jannik Sinner - ATP Dubai (via Twitter, @atptour)

Uno spettro si aggira per l’Italia: lo spettro della vittoria di un tennista italiano in uno dei quattro tornei dello Slam (ce lo ha detto persino Mouratoglou!). Più precisamente in singolare, poiché Fabio Fognini e Simone Bolelli nel 2015 in Australia hanno vinto il torneo di doppio. La vittoria nel singolare manca dalla bacheca dello sport italiano maschile dal 1976, anno in cui Adriano Panatta conquistò Parigi. L’attesa per cotanta impresa è cominciata – giorno più giorno meno – da quando si sono verificati i seguenti fatti:

  • Matteo Berrettini è entrato a fare parte dei migliori 10 giocatori del mondo (correva l’autunno del 2019)
  • Jannik Sinner a novembre dello stesso anno ha trionfato al torneo Next Generation e ha dato il là alla sua maestosa scalata in classifica
  • il Magnifico Lorenzo (Musetti) ha iniziato a scrivere haiku con racchetta e pallina.

Il tennis italiano è ormai ospite fisso dei principali notiziari televisivi e giornalistici nazionali. Non ci spingiamo sino a dire che abbia soppiantato il calcio nelle conversazioni al bar o – come abbiamo scherzosamente immaginato – nei vicoli napoletani, però mai come ora negli ultimi 40 anni il tennis è stato oggetto di tanta attenzione e quando si parla di tennis è inevitabile affiori il tema che dà il là all’articolo.

Qualche lettore leggendone il seguito potrebbe pensare che lo scrivente appartenga alla categoria dei cacadubbi. Jamais! Mai costui si permetterebbe di mettere in dubbio la parola – per esempio – di Francesca Schiavone, che di Slam se ne intende avendone lei stessa vinto uno; il suo obiettivo è semplicemente quello di contribuire a scoprire quale sia l’identikit dei tennisti capaci di vincere uno o più dei quattro principali tornei al mondo partendo da un dato: la migliore posizione in classifica occupata da costoro dal 1973 – anno di introduzione del sistema di calcolo oggettivo del ranking – sino ad oggi.

 

Iniziamo partendo dal più antico dei major.

Wimbledon (prima edizione 1877)

GiocatoreVintiMiglior classifica
Federer81
Sampras71
Borg51
Djokovic51
McEnroe31
Becker31
Edberg21
Nadal21
Connors21
Murray21
Cash14
Ivanisevic12
Ash11
Kodes15
Stich12
Krajicek14
Hewitt11
Agassi11

US Open (prima edizione 1881)

GiocatoreVintiMiglior classifica
Connors51
Sampras51
Federer51
McEnroe41
Nadal41
Lendl31
Djokovic31
Edberg21
Agassi21
Rafter21
Newcombe11
Orantes12
Vilas12
Wilander11
Becker11
Safin11
Hewitt11
Roddick11
del Potro13
Murray11
Cilic13
Wawrinka13
Thiem13

Roland Garros (prima edizione 1891)

Rafa Nadal – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)
GiocatoreVintiMiglior classifica
Nadal131
Borg61
Wilander31
Lendl31
Kuerten31
Courier21
Bruguera23
Nastase11
Panatta14
Vilas12
Noha13
Chang12
Gomez14
Muster11
Kafelnikov11
Moya11
Agassi11
Costa16
Ferrero11
Gaudio15
Federer11
Wawrinka13
Djokovic11

Australian Open (prima edizione 1905)

GiocatoreVintiMiglior classifica
Djokovic91
Federer61
Agassi41
Wilander31
Newcombe21
Vilas22
Kriek27
Edberg21
Lendl21
Becker21
Courier21
Sampras21
Connors11
Edmondson115
Tanner14
Gerulaitis13
Teacher17
Korda12
Johansson17
Safin11
Wawrinka13
Nadal11


La tabella che segue indica il best ranking dei vincitori in relazione al numero di edizioni vinte nei singoli major.

*MCMCMCMCMCMCMCMC
Majorn. 1n. 2n. 3n. 4n. 5n. 6n. 7n. 15
Wimbledon42221          –            –            –  
US Open4224          –            –            –            –  
RG3824211          –            –  
AO37321          –            –  41
TOTALE15991052141
* MC = Miglior classifica

Prima di esporre le nostre osservazioni facciamo una premessa: la statistica fornisce utili spunti di riflessione ma nessuna certezza; in concreto ciò significa che è statisticamente improbabile ma teoricamente possibile che Hugo Dellien vinca il prossimo Roland Garros. Le osservazioni:

  • dal 1973 ad oggi si sono giocati 191 major: 48 US Open, 48 AO, 48 RG e 47 Wimbledon
  • solo l’edizione dell’Australian Open 1976 è stata vinta da un giocatore con un best ranking superiore al 10: Mark Edmondson
  • Wimbledon, US Open e Roland Garros non hanno mai incoronato un tennista con un best ranking superiore al n.6
  • nell’83% dei casi il torneo è stato appannaggio di un giocatore che ha occupato la prima posizione mondiale; nel 93 per cento dei casi da un giocatore che ha occupato almeno la terza posizione in classifica
  • tra i tennisti che non hanno mai raggiunto la prima posizione mondiale, quello ad aver vinto il maggior numero di major è Guillermo Vilas con 4; come è noto ai più sul fatto che l’argentino non abbia mai raggiunto il primo posto esistono però molti dubbi.
Guillermo Vilas

La nostra conclusione è che vincere 7 partite in 15 giorni contro avversari con i quali il 99,99% della popolazione terrestre non riuscirebbe a fare neppure un punto si è rivelato sino ad oggi non difficile bensì difficilissimo ed appannaggio di una sparuta schiera di eletti rappresentata da 86 atleti che si sono divisi in parti altamente diseguali 191 tornei; sulla base delle statistiche che abbiamo presentato per avere concrete possibilità di riuscirci è altamente raccomandabile arrivare almeno tra i primi 7 giocatori del mondo. Alcuni dei nostri rappresentanti hanno sicuramente le potenzialità per riuscire nell’impresa. Ma – direbbe Aristotele – un conto è la potenza e un conto l’atto. Confidiamo con tutto il cuore che nel caso di Berrettini & C. al primo segua il secondo.  

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement