Australian Open, semifinale: Murray è un highlander, Raonic crolla

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Australian Open, semifinale: Murray è un highlander, Raonic crolla

La seconda semifinale degli Australian Open è stata migliore della prima e l’ha vinta Andy Murray dopo che era stato in svantaggio per due set a uno. Tre splendide ore non sono bastate a Milos Raonic per approdare alla sua prima finale Slam (domenica, 9.30 ora italiana), ma l’allievo di Piatti è sulla strada giusta

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[2] A. Murray b.[13] M. Raonic b. 4-6 7-5 6-7(4) 6-4 6-2

(dal nostro inviato a Melbourne Luca Baldissera)

murray

 

Fa abbastanza fresco nella serata di Melbourne, dopo la pioggia insistente che è durata quasi tutto il giorno, complicando non poco le cose agli organizzatori per quanto riguarda i tabelloni degli junior e del wheelchair tennis. Ma i match “nobili” questi problemi non li hanno, con tre splendidi stadi coperti a disposizione. Arriva così l’ora di Andy Murray e Milos Raonic, che iniziano il palleggio di riscaldamento alle 19.30 esatte, in una Rod Laver Arena come di consueto gremita di spettatori. Non si può certo dire che l’atmosfera sia elettrizzante come ieri sera, ma con tutto il rispetto possibile per lo scozzese e il canadese, Federer e Djokovic hanno un appeal per pubblico e media ben diverso.

Andy apre al servizio, subito risposta aggressiva di rovescio e poi dritto di Milos, poi palla corta incerta di Murray e chiusura a rete Raonic, 0-30, doppio fallo Andy, 0-40 e tre palle break. Drittone lungolinea Milos, e break a zero (con tre vincenti diretti in un game di risposta, non male per uno come il canadese), brutto inizio per Andy, che certo non può sapere che sarà l’unico break concesso in quasi quattro ore di partita. Raonic dal canto suo, esordisce senza mettere mai la prima, così Murray entra nello scambio e arriva 0-40 e tre opportunità di contro-break in suo favore. Fa punto con una legnata addosso a 215 kmh Milos, poi bella pressione di dritto, poi altra botta addosso (225 kmh), parità. Poi servizio esterno e dritto in contropiede, e serve&volley vincente, 2-0 Raonic, incolpevole Andy sulle tre possibilità svanite.
Reagisce Murray nel terzo game, servendo pesante anche lui, 1-2. Milos serve e attacca bene (smash più volée, e ottimi slice di approccio sulle risposte bloccate in contenimento di Murray), e con l’ace centrale da destra a 225 kmh (ancora) va sopra 3-1. Bene anche Andy nel quinto game, che chiude con un gran passante in corsa, 2-3. Continua a bastonare con il servizio Raonic, regolarmente sopra i 215 salvo gli slice esterni che vanno appena a 190-195, intollerabile lentezza. Arriva il 4-2. Il problema è che anche quando Murray risponde in campo, e succede diverse volte, Milos vince diversi scambi spingendo tantissimo con il dritto e sbagliando poco, ed è competitivo pure in risposta. E così facendo si conquista il 30-40 e la palla del secondo break, sarebbe letale per questo set, ma Andy annulla bene con servizio e dritto, poi ancora spinge bene la battuta, vantaggio suo. Applausi per una simpatica combinazione di risposta alla prima palla fuori giocata dietro la schiena da Raonic, successivamente arpionata con stop perfetto sulle corde da Andy, che non si distrae e accorcia, 3-4. Gli è andata bene.
Ace nel “sette” a 233 Milos a inaugurare l’ottavo game, poi errore di dritto, poi ancora da destra 230, e ancora dritto in rete, 30-30, ancora 233 addosso, e infine servizio e smash a chiudere e andare 5-3. Avere un “jolly” come il devastante servizio del canadese a risolvere con regolarità le eventuali situazioni di incertezza è un bel giocare, eh, questo va detto. Bravo Raonic (e bravo Piatti e il resto del team, a cui la recente aggiunta di Carlos Moya potrà dare ulteriore competitività ed efficacia) a esserselo costruito e a usarlo così bene. Accorcia Murray per il 4-5, va a servire per il set Milos: ace esterno, errore Andy, doppio fallo Milos, 230 al corpo, 40-15, due set point. Risponde a una prima a 230 Andy e sbaglia Milos, annullato il primo, ace interno da sinistra, 6-4 e un set a zero Raonic. Viene davvero da dire “facile così”, però non dimentichiamo che una simile devastante potenza, e soprattutto continuità, non cadono dal cielo, sono figlie di una tecnica esecutiva perfetta, di una coordinazione raffinatissima estremizzata fino alla massima efficienza, e di tanto, ma tanto allenamento.

Tiene a 15 Andy il primo game alla battuta del secondo set, 1-0 e “Come on!”, l’immancabile gruppo di tifosi scozzesi con le magliette-lettera intonano coretti simpatici e convinti, l’importante è che ci creda Murray. Pare sia così, perchè complici un paio di seconde palle di Raonic ad “appena” 185-190 kmh lo scozzese risponde aggressivo, e arriva al 30-40, quarta palla break per lui dopo le tre consecutive avute nel secondo game del primo set, ma Milos piazza la bomba al corpo a 229 seguita da dritto in cross, parità, poi kick esterno tremendo da sinistra, Andy si arrampica in cielo ma non controlla il rovescio, 1-1. Di nuovo, nessuna colpa per Andy, non poteva fare nulla di più sull’opportunità sfumata. Senza problemi Murray sale 2-1, tiene a 15 anche Milos picchiando come sempre, 2-2. Non deve essere facile per Andy andare ogni volta al servizio sapendo di non potersi assolutamente permettere il minimo passo falso, come il precedente set compromesso e poi perso a causa dei primi 4 punti in assoluto sta lì a dimostrare.
Ma lo scozzese è pur sempre il numero due del mondo, la grinta e l’orgoglio non gli mancano di certo, così come la capacità di stare lì e soffrire. A 30 tiene la battuta Murray per il 3-2, e di rabbia si porta al 30-40 e quinta palla break nel game successivo: qui, pur se non facilissimo, dopo la consueta botta di Milos seguita da un drittone esterno ha un passante di rovescio non impossibile (per lui che lo gioca benissimo), ma lo manda sul nastro, è il primo piccolo rimpianto dello scozzese sul servizio del canadese. Che scampato il rischio ricomincia ad attaccare bene (ancora non impeccabile al passante di dritto Andy però) e nonostante un doppio fallo si prende il 3-3. Solido game di servizio di Murray subito dopo, 4-3 per lui. Raonic continua con la sua velocità di crociera standard, prime a 220-230, seconde a 185-195, 4-4. La faccenda si fa veramente delicata, Milos lo sa e rischia un paio di accelerazioni, trovando il 15-30. Campanelli d’allarme per Andy, che tira un bel dritto, 30-30. La palla adesso pesa, ma è Raonic a mettere in rete un brutto rovescio, Murray ringrazia, tira l’ace centrale e va 5-4 sopra.
Bel tifo sugli spalti, si sta davvero bene, il tempo si è rasserenato e il tetto della Rod Laver Arena è aperto, sono le nove di sera e la temperatura è gradevolissima. Tocca a Milos andare sotto 15-30 sul suo servizio, Andy è a due punti dal set, ma la consueta legnata al centro del canadese, seguita da una bellissima sequenza di sventagli esterni in progressione, lo porta 30 pari, poi bene ancora al servizio e a rete Raonic, 5-5. Scambio ravvicinato a rete vinto da Murray, poi servizio vincente, slice lungo Milos, ancora servizio Andy, 6-5, si avvicina il tie-break.
Un minimo di incertezza Raonic, 30-30 anche a causa di un doppio fallo, poi bellissima combinazione palla corta, pallonetto e passante Murray, è 30-40, sesta palla break per Andy, che coincide con il primo set point: serve&volley non abbastanza convinto di Milos, volée bassa di rovescio in rete, ed è 7-5 Murray, un set pari. Si gioca da un’ora e 35 minuti, fino ad adesso il punteggio è stato determinato da tre-quattro palle importanti al massimo, un match da giocare con altissima concentrazione: come si è visto sia per lo scozzese nel primo set, che per il canadese nel secondo, il minimo passaggio a vuoto consegna immediatamente vantaggi decisivi all’avversario.

Comincia ancora Andy alla battuta il terzo set, sia lui che poi Milos tengono a zero con decisione, la sensazione è di grandissimo equilibrio, potrebbe andare a finire in qualunque modo. 3 pari senza sussulti, chi risponde è sempre in affanno, sembra quasi che i due stiano tirando il fiato nei game di ribattuta dopo due parziali intensissimi sul piano nervoso. Ma il punteggio fila veloce, siamo già di nuovo in “zona delicata” per gli esiti del set: settimo game, Andy tiene a 30, con pugnetto e grido di auto-incitamento, 4-3 per lui, Milos lo raggiunge in un attimo sul 4-4. Primo punto con gran soluzione passante stretto tagliato, seguito da appoggio lungolinea di Raonic, poi gratuito Murray, 0-30, attenzione. Buona pressione Andy con il dritto, due volte, 30-30. Qui Milos aggredisce la seconda palla, Murray bravo a tenere e costruire poi lo scambio, poi volée di istinto su passante ravvicinato, ed è 5-4 per lo scozzese.
Gli Andy-boys moltiplicano gli sforzi nell’incitare il beniamino, ma questo non impedisce a Raonic di mollare tre “pigne” con dritto e servizio, commettere un doppio fallo con seconda a 201 fuori due metri, seguita da un ace esterno da destra praticamente al rallentatore per lui, 163kmh, ma con curva assassina. 5-5, deve essere un incubo rispondere a Milos, non sai mai cosa può tirarti, ma sai che per rimetterla in campo dovrai fare un miracolo, tutte le volte.
Un paio di incertezze di Andy alla battuta, 15-30, poi 30 pari con bella palla corta, poi errore di rovescio, vantaggi. Scambio lungo con rovescio lungolinea di Raonic che squilibra Murray, 30-40, palla break pesantissima (quinta in tutto per Milos, ma non ci arrivava dal 4-2 nel primo set), annullata però bene dallo scozzese che spinge tanto con il dritto, poi vantaggio suo e 6-5, bel rischio corso da Andy. Che mettendocela tutta e rispondendo bene d’istinto un paio di volte, va 15-30 sulla battuta del canadese, a due punti dal terzo set, poi 30 pari, ma Raonic sale alla grande sulla palla con i colpi, grande il rovescio anticipato con cui chiude il game, 6-6 e tie break. Strano non esserci arrivati anche nei set precedenti, visto l’andamento del match. Raonic ha perso solo 4 punti sul suo servizio nel parziale.

Subito 1-0 e minibreak Milos con drittone in cross, poi regalo Milos con volée in rete e vantaggio restituito, 1-1, poi servizio vincente Milos, 2-1, rispostone Milos, 3-1 e ancora minibreak, servizio vincente Andy, 2-3, servizio e smash Milos, 4-2 per lui, poi servizio, dritto e smash spaventoso da fondocampo Milos, 5-2, ace Andy, 3-5, errore in risposta Milos, 4-5, adesso il canadese può chiudere. Gran pressione con dritto, ancora smash da fondo, e ancora dritto Milos, 6-4 e due set point. Sul primo, botta in mezzo a 221kmh, 7-6 e due set a uno Raonic. Equilibrio sempre sul filo, stavolta risolto dalla maggior decisione del canadese nel prendersi i rischi nei momenti decisivi. Piatti e Moya incitano il loro giocatore con grinta.

Comincia il quarto set, stavolta va Milos al servizio, tiene a zero, Andy lo stesso, poi Raonic a 15, 2-1 per lui. Milos a questo punto chiede un medical time out, per farsi trattare fuori dal campo, senza peraltro aver dato alcun segno di disagio in precedenza. Rientra puntuale sul terreno di gioco Raonic, e tira subito un rovescione lungoriga vincente, tutto a posto pare, comunque Murray tiene a 15, siamo 2-2. Ancora bene con il servizio Raonic, 3-2, sono relativamente pochi gli ace per lui (15 a questo punto), ma la scelta di battere spesso addosso e forte ha procurato moltissimi punti, o diretti o chiusi facilmente con il dritto o la volée successive. A 15 Murray, 3 pari, e qui grazie a un paio di gran risposte e a due errori da fondo di Milos propiziati da una buona pressione da fondo, Andy brekka a zero, sono passate le tre ore di gioco, e il canadese sembra accusare un passaggio a vuoto improvviso, probabilmente allora qualche problemino fisico, magari non grave, ma fastidioso lo ha.
Reagisce però subito Raonic, ricomincia a picchiare col dritto, subisce e sbaglia Murray, arriva la palla del contro-break, malamente sciupata da Milos con un passante comodo tirato sulla racchetta di Andy, che dopo un’altra parità tiene e va 5-3. Il dritto di Raonic ricomincia a viaggiare bene, il servizio forse è appena appena meno esplosivo, un doppio fallo lo porta 40 pari, poi con un gran rovescio lungolinea lo scozzese si procura set point, fallito con un errore da fondo di pochi centimetri, Milos scampato il pericolo serve di nuovo bene e con una bella volée va 4-5. Breve massaggio in campo del fisioterapista alla parte alta della coscia destra di Raonic, il problemino evidentemente è all’inguine, Andy serve per il set e per portare il match al quinto, Milos prova una reazione spingendo a tutto braccio, arriva a 15-40, ma Andy annulla bene entrambe le palle del contro-break, poi si prende il vantaggio, e chiude 6-4, si va al quinto set.

Siamo a 3 ore e 25 minuti, sinceramente, viste anche le piccole difficoltà fisiche di Raonic, il favorito ora è Murray. Un paio di dritti sbagliati subito da Milos fanno pensare, dato l’insufficiente caricamento sulla gamba destra, che la causa possa in parte essere un problema muscolare agli adduttori inguinali. Subito 15-40, due palle break, doppio fallo Raonic, va avanti 1-0 e servizio Andy, va in pezzi la Wilson di Milos, con un gesto che sa di frustrazione più che rabbia. Subito 2-0 Andy, Raonic sembra aver smarrito il filo del gioco, tira tutto senza più una strategia precisa, Murray da grande agonista qual è affonda i colpi, trova ancora vantaggio e palla break per un 3-0 e servizio che a questo punto sarebbe definitivo, annulla Milos, ma poi alla seconda occasione Andy chiude il game e virtualmente la partita.
A zero lo scozzese tiene per il 4-0, non c’è più match, arriva ancora a due occasioni per un terzo break che Milos annulla col servizio, poi ancora botte un po’ a caso del canadese alternate ad errori, terza, quarta e quinta palla del 5-0, annullate ancora per orgoglio più che con convinzione da Raonic, che poi conquista l’1-4. In un attimo è 5-1 Andy, poi Milos al servizio accorcia 2-5, ma il conto alla rovescia è partito già da un po’ e lo sa anche lui. Amelie Mauresmo appare soddisfatta, gli spettatori applaudono entrambi i giocatori, e Andy chiude 6-2.

Avremo per la quarta volta, dopo il 2011, 2013 e 2015 la stessa finale in questo torneo, Novak Djokovic contro Andy Murray, le precedenti tre sono state vinte dal serbo, la prima in tre set, 6–4, 6–2, 6–3, la seconda in quattro 6–7(2), 7–6(3), 6–3, 6–2, così come la terza l’anno scorso 7–6(5), 6–7(4), 6–3, 6–0. Per quello che si è visto finora, difficile onestamente immaginare un esito troppo diverso. Anche il bilancio dei confronti diretti totali è un eloquente 21-9 per Djokovic, ma anche l’apparentemente imbattibile Nole di questi ultimi tempi non dovrà sottovalutare le doti agonistiche e caratteriali di Andy, che questa partita semifinale l’ha raddrizzata e vinta prima di testa, e solo poi di gambe e tennis.

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Australian Open 2022, vaccino obbligatorio. E Djokovic che farà?

Il direttore del torneo Craig Tiley afferma che la decisione sui vaccini è definitiva; confermata anche la capienza al 100%. Anche le qualificazioni si giocheranno a Melbourne

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Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il CEO di Tennis Australia Craig Tiley è intervenuto al programma mattutino “The Today Show” alla vigilia della presentazione ufficiale dell’Australian Open 2022 (visibile a questo link), e ha confermato una volta per tutte che per giocare il torneo sarà necessario vaccinarsi.

Non è un mistero che gli interrogativi in materia riguardino soprattutto Novak Djokovic, la cui partecipazione rimane in dubbio. Queste le parole di Tiley: “Ci aspettiamo che Novak partecipi. Ovviamente ci sono state tante speculazioni sul tema vaccinale, ma abbiamo conferma del fatto che quasi tutti i giocatori e le giocatrici l’hanno ricevuto. Novak ha sempre detto che per lui si tratta di una questione privata, ma è un torneo in cui ha sempre avuto grande successo e che gli ha permesso di iniziare alla grande la stagione, quindi ci auguriamo che ci sia”. Djokovic, come noto, ha sempre rifiutato di confermare pubblicamente la sua decisione sull’adesione alla vaccinazione. E intanto a Torino, nella giornata che vede il numero uno del mondo impegnato nella semifinale delle ATP Finals contro Alexander Zverev, arriva ai giornalisti la richiesta di inviare le domande per la conferenza stampa post-partita in anticipo e in forma scritta. Probabile segnale del fatto che Nole voglia mantenere il riserbo su alcune questioni.

Tornando all’Australian Open, il dirigente sudafricano è passato subito al dunque, parlando dei giocatori che sicuramente saranno presenti: per quanto riguarda il campo femminile sono confermate Ashleigh Barty, Serena Williams, Naomi Osaka, Emma Raducanu e Leylah Fernandez; si tratterà peraltro della centesima edizione del torneo femminile, ricorrenza simbolicamente celebrata dalla nuova programmazione delle semifinali che vedrà un incontro in prime time per genere.

 

In campo maschile, invece, Rafa Nadal ci sarà, e lo stesso vale per Daniil Medvedev, Stefanos Tsitsipas, Alexander Zverev e Carlos Alcaraz. Più in generale, il tasso di vaccinazioni fra i tennisti ATP ha superato l’80%, e questo significa che i forfait saranno sparuti, se ci saranno. Di sicuro sarà tuttavia assente Roger Federer: “Roger è un amico e amiamo vederlo giocare ma si sta riprendendo da un’operazione, e a 40 anni ha bisogno di più tempo per recuperare. Probabilmente ci vorrà un po’ prima di vederlo in campo, probabilmente non prima di marzo o aprile [in realtà lo svizzero ha detto che sarebbe vederlo in campo già a luglio, ndr]. Rafa o Nole potrebbero superare il suo record qui a Melbourne”.

PUBBLICO E QUALIFICAZIONI

Durante la presentazione è stata confermata anche la full capacity: “Non avremo restrizioni a livello di pubblico e potremo ricevere spettatori da tutta l’Australia, sarà un torneo magnifico. […] Continueremo a rispettare i protocolli ma non ci sarà obbligo di mascherina”. Inoltre è stata ufficializzata la permanenza dell’Australian Open a Melbourne fino al 2044, ed è stato presentato il nuovo Show Court da 5000 posti, parte di un investimento da un miliardo di dollari australiani nel corso degli ultimi dieci anni da parte del governo.

Infine, Tiley ha confermato che le qualificazioni si giocheranno a Melbourne (a dispetto dei report iniziali che ipotizzavano un secondo trasloco consecutivo in Medio Oriente), così come gli eventi preparativi (al momento le indiscrezioni parlano di quattro tornei oltre alla ATP Cup, che dovrebbe avere 16 squadre, meno del numero previsto di 24 ma più delle 12 dello scorso febbraio).

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Australian Open: i giocatori vaccinati potrebbero essere esentati dalla quarantena

Una lettera inviata alle giocatrici WTA confermerebbe che la quarantena in Australia sarà richiesta solo ai non vaccinati. Le qualificazioni si giocheranno a Melbourne

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Melbourne Park - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Buone notizie per i giocatori e i membri del loro staff che dovranno recarsi in Australia il prossimo gennaio per disputare l’Australian Open. Secondo una lettera confidenziale inviata dalla WTA alle giocatrici, il cui contenuto è comunque trapelato ben presto alla stampa specializzata, le informazioni che sono circolate nei giorni scorsi secondo cui agli atleti non vaccinati non sarebbe permesso di entrare in Australia non sono veritiere.

Il Governo dello Stato di Victoria, dove si trova Melbourne, non ha ancora approvato il piano messo a punto da Tennis Australia e dalle associazioni dei giocatori, ma secondo quando comunicato alle atlete tutti coloro che saranno completamente vaccinati (quindi due dosi, assunte da almeno 14 giorni) potranno entrare in Australia a partire dal 1° dicembre previo un test negativo effettuato 72 ore prima della partenza. Ci sarà un test all’arrivo entro 24 ore dallo sbarco in Australia, ma a parte questa incombenza non ci saranno altre restrizioni: nessuna quarantena, nessuna limitazione ai movimenti, insomma una trasferta normale.

Per coloro che invece non sono vaccinati, le condizioni previste al momento sono le seguenti: la data d’arrivo possibile sarà sempre quella del 1° dicembre, ma sarà previsto l’obbligo di due settimane di quarantena in un albergo deciso dal governo; rimarrà l’obbligo di avere un test negativo entro 72 ore dalla partenza, e durante la quarantena i soggetti saranno sottoposti a frequenti test. Nessuna concessione a possibilità di allenarsi come era successo lo scorso anno per coloro che non avevano avuto contatti stretti con soggetti positivi: chi non sarà vaccinato dovrà passare 14 giorni chiuso in una camera d’albergo senza poter giocare a tennis.

La lettera conferma la presenza di voli charter che saranno organizzati da vari aeroporti di partenza per facilitare l’arrivo degli atleti in Australia, ma non sarà obbligatorio utilizzarli. L’Australia ha infatti deciso di riaprire progressivamente i confini a partire dal mese di novembre (per il momento solamente per cittadini e residenti) e le compagnie aeree stanno adeguando la loro offerta per consentire a chi vuole recarsi nel nuovissimo continente di poterlo raggiungere.

Ovviamente la situazione è ben lungi dall’essere definita: si tratta della proposta su cui si sta lavorando al momento, ma che comunque non ha ancora ottenuto il nulla osta da parte delle autorità competenti. Mancano anche informazioni su quel che riguarda il trattamento dei cosiddetti “close contacts”, ovvero coloro che sono stati a contatto di un individuo poi risultato positivo, siano questi vaccinati o meno.

Quello che sembra confermato, e che contraddice comunicazioni che erano state date in precedenza, è che le qualificazioni dell’Australian Open 2022 si disputeranno a Melbourne Park, e non in Medio Oriente come precedentemente dato a intendere. Ciò significa che l’Australia si prepara ad accogliere una quantità di giocatori, allenatori e staff molto superiore a quella che ha effettuato il viaggio verso Melbourne lo scorso febbraio, e che molto probabilmente viene dato per scontato che la maggior parte di queste persone sarà vaccinata. In caso contrario, infatti, sarebbe necessario mettere a loro disposizione un numero molto elevato di camere d’albergo per la quarantena, in un periodo in cui ci sono ancora decine di migliaia di australiani che attendono da oltre un anno di poter rientrare in patria dalle loro famiglie.

Se si danno per valide queste indicazioni, quindi, si può dedurre che la vaccinazione non sarà un prerequisito per arrivare in Australia, ma fornirà un vantaggio enorme a chi vorrà giocarsi le proprie chance di far bene al primo Slam stagionale, o anche soltanto poter vivere una vita normale durante il soggiorno australiano. È necessario infatti ricordare che, oltre alla quarantena iniziale in albergo senza la possibilità di allenarsi sul campo o in palestra, la non-vaccinazione metterebbe gli individui in condizione di non poter fare praticamente nulla in Australia, dal momento che per qualunque attività pubblica (ristoranti, bar, cinema, etc…) è necessario il pass vaccinale, ed è fortemente improbabile che questo requisito venga abolito prima della metà del prossimo anno.

Il trattamento dei tennisti verrebbe quindi equiparato a quello degli australiani che tornano in patria: da qualche settimana infatti prima il New South Wales (lo stato di Sydney) e poi il Victoria hanno iniziato a consentire agli australiani vaccinati di evitare la quarantena in albergo, mantenendo comunque la necessità per tutti coloro che non sono vaccinati. Certo i tennisti sarebbero esonerati dalle quote di arrivi attualmente stabilite, e sarebbe possibile l’ingresso in Australia anche ai non australiani, cosa invece non permessa per tutti i comuni mortali non collegati all’Australian Open, ma il trattamento una volta giunti nella terra dei canguri dovrebbe essere similare a quello riservato ai cittadini.

Sicuramente ci saranno parecchi aggiornamenti sulla questione nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, ma è auspicabile che si arrivi a definire i dettagli piuttosto rapidamente perché non manca molto a dicembre ed è necessario dare ai tennisti la possibilità di pianificare la loro preparazione ed eventualmente la loro vaccinazione con sufficiente preavviso.

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Adesso è ufficiale: obbligo vaccinale per partecipare all’Australian Open 2022

A dichiararlo è stato Daniel Andrews governatore dello stato del Victoria. Tsitsipas, Rublev e Thiem si vaccineranno, mentre è in dubbio la presenza di Djokovic

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Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Tanto tuonò che piovve. Lo stato australiano del Victoria non concederà deroghe o permetterà accordi speciali ad atleti non vaccinati per consentire loro di competere in eventi importanti. Lo ha dichiarato il premier dello stato Daniel Andrews, mettendo così in serio dubbio la difesa del titolo dell’Australian Open da parte di Novak Djokovic (che nei giorni scorsi si era espresso così tema dichiarando che non rivelerà il suo status vaccinale e che non ha ancora deciso se volare a Melbourne o meno) e di conseguenza la possibilità di riprovare a competere per il Grande Slam.

“Sulla questione della vaccinazione, abbiamo deciso di adottare la linea dura e coerente dello stato”, ha detto a un briefing con i media. “(Al virus) non importa quale sia la tua classifica tennistica o quanti Slam hai vinto. È completamente irrilevante. Devi essere vaccinato per proteggerti e per proteggere gli altri”.

Tennis Australia, che organizza il Grande Slam, ha rifiutato di commentare.

 

Lo stato del Victoria, che nelle prossime settimane dovrebbe uscire da un blocco di quasi tre mesi, ha dunque equiparato gli atleti professionisti agli altri milioni di “lavoratori autorizzati. Lo sport professionale non è un mondo a parte e quindi come tutti gli altri devono essere autorizzati e devono essere vaccinati con doppia dose”, ha affermato in conclusione Andrews.

Una notizia che non può cogliere di sorpresa nessuno, tennisti e addetti ai lavori in primis, tant’è che nei giorni scorsi stelle del circuito come Andrey Rublev, Dominic Thiem e Stefanos Tsitsipas hanno dichiarato che procederanno a ricevere l’inoculazione durante la off-season per non mancare l’appuntamento Down Under. Allo stesso tempo, però, qualche opacità legislativa era rimasta, tant’è che nei giorni scorsi Djokovic aveva dichiarato: “Se ho capito bene, il governo e Tennis Australia prenderanno le decisioni definitive tra due settimane. Quest’anno ci sono state tante restrizioni e so che Tennis Australia sta tentando di migliorare le condizioni di tutti i giocatori, vaccinati e non”.

Questa regola invece non lascia spazio a troppi dubbi interpretativi, e rappresenta una prima volta che potrebbe lasciare il proprio segno sulla storia del tennis, visto che attualmente (ancorché in via ufficiosa) si stima una percentuale di vaccinati del 50% circa fra i tennisti, anche se l’ATP e la WTA hanno riportato cifre superiori, rispettivamente del 65% e 60% circa.

In questo momento, pertanto, è possibile che l’Australian Open 2022 si disputi con un parco giocatori a dir poco rimaneggiato.   

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