Australian Open, semifinale: Murray è un highlander, Raonic crolla

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Australian Open, semifinale: Murray è un highlander, Raonic crolla

La seconda semifinale degli Australian Open è stata migliore della prima e l’ha vinta Andy Murray dopo che era stato in svantaggio per due set a uno. Tre splendide ore non sono bastate a Milos Raonic per approdare alla sua prima finale Slam (domenica, 9.30 ora italiana), ma l’allievo di Piatti è sulla strada giusta

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[2] A. Murray b.[13] M. Raonic b. 4-6 7-5 6-7(4) 6-4 6-2

(dal nostro inviato a Melbourne Luca Baldissera)

murray

 

Fa abbastanza fresco nella serata di Melbourne, dopo la pioggia insistente che è durata quasi tutto il giorno, complicando non poco le cose agli organizzatori per quanto riguarda i tabelloni degli junior e del wheelchair tennis. Ma i match “nobili” questi problemi non li hanno, con tre splendidi stadi coperti a disposizione. Arriva così l’ora di Andy Murray e Milos Raonic, che iniziano il palleggio di riscaldamento alle 19.30 esatte, in una Rod Laver Arena come di consueto gremita di spettatori. Non si può certo dire che l’atmosfera sia elettrizzante come ieri sera, ma con tutto il rispetto possibile per lo scozzese e il canadese, Federer e Djokovic hanno un appeal per pubblico e media ben diverso.

Andy apre al servizio, subito risposta aggressiva di rovescio e poi dritto di Milos, poi palla corta incerta di Murray e chiusura a rete Raonic, 0-30, doppio fallo Andy, 0-40 e tre palle break. Drittone lungolinea Milos, e break a zero (con tre vincenti diretti in un game di risposta, non male per uno come il canadese), brutto inizio per Andy, che certo non può sapere che sarà l’unico break concesso in quasi quattro ore di partita. Raonic dal canto suo, esordisce senza mettere mai la prima, così Murray entra nello scambio e arriva 0-40 e tre opportunità di contro-break in suo favore. Fa punto con una legnata addosso a 215 kmh Milos, poi bella pressione di dritto, poi altra botta addosso (225 kmh), parità. Poi servizio esterno e dritto in contropiede, e serve&volley vincente, 2-0 Raonic, incolpevole Andy sulle tre possibilità svanite.
Reagisce Murray nel terzo game, servendo pesante anche lui, 1-2. Milos serve e attacca bene (smash più volée, e ottimi slice di approccio sulle risposte bloccate in contenimento di Murray), e con l’ace centrale da destra a 225 kmh (ancora) va sopra 3-1. Bene anche Andy nel quinto game, che chiude con un gran passante in corsa, 2-3. Continua a bastonare con il servizio Raonic, regolarmente sopra i 215 salvo gli slice esterni che vanno appena a 190-195, intollerabile lentezza. Arriva il 4-2. Il problema è che anche quando Murray risponde in campo, e succede diverse volte, Milos vince diversi scambi spingendo tantissimo con il dritto e sbagliando poco, ed è competitivo pure in risposta. E così facendo si conquista il 30-40 e la palla del secondo break, sarebbe letale per questo set, ma Andy annulla bene con servizio e dritto, poi ancora spinge bene la battuta, vantaggio suo. Applausi per una simpatica combinazione di risposta alla prima palla fuori giocata dietro la schiena da Raonic, successivamente arpionata con stop perfetto sulle corde da Andy, che non si distrae e accorcia, 3-4. Gli è andata bene.
Ace nel “sette” a 233 Milos a inaugurare l’ottavo game, poi errore di dritto, poi ancora da destra 230, e ancora dritto in rete, 30-30, ancora 233 addosso, e infine servizio e smash a chiudere e andare 5-3. Avere un “jolly” come il devastante servizio del canadese a risolvere con regolarità le eventuali situazioni di incertezza è un bel giocare, eh, questo va detto. Bravo Raonic (e bravo Piatti e il resto del team, a cui la recente aggiunta di Carlos Moya potrà dare ulteriore competitività ed efficacia) a esserselo costruito e a usarlo così bene. Accorcia Murray per il 4-5, va a servire per il set Milos: ace esterno, errore Andy, doppio fallo Milos, 230 al corpo, 40-15, due set point. Risponde a una prima a 230 Andy e sbaglia Milos, annullato il primo, ace interno da sinistra, 6-4 e un set a zero Raonic. Viene davvero da dire “facile così”, però non dimentichiamo che una simile devastante potenza, e soprattutto continuità, non cadono dal cielo, sono figlie di una tecnica esecutiva perfetta, di una coordinazione raffinatissima estremizzata fino alla massima efficienza, e di tanto, ma tanto allenamento.

Tiene a 15 Andy il primo game alla battuta del secondo set, 1-0 e “Come on!”, l’immancabile gruppo di tifosi scozzesi con le magliette-lettera intonano coretti simpatici e convinti, l’importante è che ci creda Murray. Pare sia così, perchè complici un paio di seconde palle di Raonic ad “appena” 185-190 kmh lo scozzese risponde aggressivo, e arriva al 30-40, quarta palla break per lui dopo le tre consecutive avute nel secondo game del primo set, ma Milos piazza la bomba al corpo a 229 seguita da dritto in cross, parità, poi kick esterno tremendo da sinistra, Andy si arrampica in cielo ma non controlla il rovescio, 1-1. Di nuovo, nessuna colpa per Andy, non poteva fare nulla di più sull’opportunità sfumata. Senza problemi Murray sale 2-1, tiene a 15 anche Milos picchiando come sempre, 2-2. Non deve essere facile per Andy andare ogni volta al servizio sapendo di non potersi assolutamente permettere il minimo passo falso, come il precedente set compromesso e poi perso a causa dei primi 4 punti in assoluto sta lì a dimostrare.
Ma lo scozzese è pur sempre il numero due del mondo, la grinta e l’orgoglio non gli mancano di certo, così come la capacità di stare lì e soffrire. A 30 tiene la battuta Murray per il 3-2, e di rabbia si porta al 30-40 e quinta palla break nel game successivo: qui, pur se non facilissimo, dopo la consueta botta di Milos seguita da un drittone esterno ha un passante di rovescio non impossibile (per lui che lo gioca benissimo), ma lo manda sul nastro, è il primo piccolo rimpianto dello scozzese sul servizio del canadese. Che scampato il rischio ricomincia ad attaccare bene (ancora non impeccabile al passante di dritto Andy però) e nonostante un doppio fallo si prende il 3-3. Solido game di servizio di Murray subito dopo, 4-3 per lui. Raonic continua con la sua velocità di crociera standard, prime a 220-230, seconde a 185-195, 4-4. La faccenda si fa veramente delicata, Milos lo sa e rischia un paio di accelerazioni, trovando il 15-30. Campanelli d’allarme per Andy, che tira un bel dritto, 30-30. La palla adesso pesa, ma è Raonic a mettere in rete un brutto rovescio, Murray ringrazia, tira l’ace centrale e va 5-4 sopra.
Bel tifo sugli spalti, si sta davvero bene, il tempo si è rasserenato e il tetto della Rod Laver Arena è aperto, sono le nove di sera e la temperatura è gradevolissima. Tocca a Milos andare sotto 15-30 sul suo servizio, Andy è a due punti dal set, ma la consueta legnata al centro del canadese, seguita da una bellissima sequenza di sventagli esterni in progressione, lo porta 30 pari, poi bene ancora al servizio e a rete Raonic, 5-5. Scambio ravvicinato a rete vinto da Murray, poi servizio vincente, slice lungo Milos, ancora servizio Andy, 6-5, si avvicina il tie-break.
Un minimo di incertezza Raonic, 30-30 anche a causa di un doppio fallo, poi bellissima combinazione palla corta, pallonetto e passante Murray, è 30-40, sesta palla break per Andy, che coincide con il primo set point: serve&volley non abbastanza convinto di Milos, volée bassa di rovescio in rete, ed è 7-5 Murray, un set pari. Si gioca da un’ora e 35 minuti, fino ad adesso il punteggio è stato determinato da tre-quattro palle importanti al massimo, un match da giocare con altissima concentrazione: come si è visto sia per lo scozzese nel primo set, che per il canadese nel secondo, il minimo passaggio a vuoto consegna immediatamente vantaggi decisivi all’avversario.

Comincia ancora Andy alla battuta il terzo set, sia lui che poi Milos tengono a zero con decisione, la sensazione è di grandissimo equilibrio, potrebbe andare a finire in qualunque modo. 3 pari senza sussulti, chi risponde è sempre in affanno, sembra quasi che i due stiano tirando il fiato nei game di ribattuta dopo due parziali intensissimi sul piano nervoso. Ma il punteggio fila veloce, siamo già di nuovo in “zona delicata” per gli esiti del set: settimo game, Andy tiene a 30, con pugnetto e grido di auto-incitamento, 4-3 per lui, Milos lo raggiunge in un attimo sul 4-4. Primo punto con gran soluzione passante stretto tagliato, seguito da appoggio lungolinea di Raonic, poi gratuito Murray, 0-30, attenzione. Buona pressione Andy con il dritto, due volte, 30-30. Qui Milos aggredisce la seconda palla, Murray bravo a tenere e costruire poi lo scambio, poi volée di istinto su passante ravvicinato, ed è 5-4 per lo scozzese.
Gli Andy-boys moltiplicano gli sforzi nell’incitare il beniamino, ma questo non impedisce a Raonic di mollare tre “pigne” con dritto e servizio, commettere un doppio fallo con seconda a 201 fuori due metri, seguita da un ace esterno da destra praticamente al rallentatore per lui, 163kmh, ma con curva assassina. 5-5, deve essere un incubo rispondere a Milos, non sai mai cosa può tirarti, ma sai che per rimetterla in campo dovrai fare un miracolo, tutte le volte.
Un paio di incertezze di Andy alla battuta, 15-30, poi 30 pari con bella palla corta, poi errore di rovescio, vantaggi. Scambio lungo con rovescio lungolinea di Raonic che squilibra Murray, 30-40, palla break pesantissima (quinta in tutto per Milos, ma non ci arrivava dal 4-2 nel primo set), annullata però bene dallo scozzese che spinge tanto con il dritto, poi vantaggio suo e 6-5, bel rischio corso da Andy. Che mettendocela tutta e rispondendo bene d’istinto un paio di volte, va 15-30 sulla battuta del canadese, a due punti dal terzo set, poi 30 pari, ma Raonic sale alla grande sulla palla con i colpi, grande il rovescio anticipato con cui chiude il game, 6-6 e tie break. Strano non esserci arrivati anche nei set precedenti, visto l’andamento del match. Raonic ha perso solo 4 punti sul suo servizio nel parziale.

Subito 1-0 e minibreak Milos con drittone in cross, poi regalo Milos con volée in rete e vantaggio restituito, 1-1, poi servizio vincente Milos, 2-1, rispostone Milos, 3-1 e ancora minibreak, servizio vincente Andy, 2-3, servizio e smash Milos, 4-2 per lui, poi servizio, dritto e smash spaventoso da fondocampo Milos, 5-2, ace Andy, 3-5, errore in risposta Milos, 4-5, adesso il canadese può chiudere. Gran pressione con dritto, ancora smash da fondo, e ancora dritto Milos, 6-4 e due set point. Sul primo, botta in mezzo a 221kmh, 7-6 e due set a uno Raonic. Equilibrio sempre sul filo, stavolta risolto dalla maggior decisione del canadese nel prendersi i rischi nei momenti decisivi. Piatti e Moya incitano il loro giocatore con grinta.

Comincia il quarto set, stavolta va Milos al servizio, tiene a zero, Andy lo stesso, poi Raonic a 15, 2-1 per lui. Milos a questo punto chiede un medical time out, per farsi trattare fuori dal campo, senza peraltro aver dato alcun segno di disagio in precedenza. Rientra puntuale sul terreno di gioco Raonic, e tira subito un rovescione lungoriga vincente, tutto a posto pare, comunque Murray tiene a 15, siamo 2-2. Ancora bene con il servizio Raonic, 3-2, sono relativamente pochi gli ace per lui (15 a questo punto), ma la scelta di battere spesso addosso e forte ha procurato moltissimi punti, o diretti o chiusi facilmente con il dritto o la volée successive. A 15 Murray, 3 pari, e qui grazie a un paio di gran risposte e a due errori da fondo di Milos propiziati da una buona pressione da fondo, Andy brekka a zero, sono passate le tre ore di gioco, e il canadese sembra accusare un passaggio a vuoto improvviso, probabilmente allora qualche problemino fisico, magari non grave, ma fastidioso lo ha.
Reagisce però subito Raonic, ricomincia a picchiare col dritto, subisce e sbaglia Murray, arriva la palla del contro-break, malamente sciupata da Milos con un passante comodo tirato sulla racchetta di Andy, che dopo un’altra parità tiene e va 5-3. Il dritto di Raonic ricomincia a viaggiare bene, il servizio forse è appena appena meno esplosivo, un doppio fallo lo porta 40 pari, poi con un gran rovescio lungolinea lo scozzese si procura set point, fallito con un errore da fondo di pochi centimetri, Milos scampato il pericolo serve di nuovo bene e con una bella volée va 4-5. Breve massaggio in campo del fisioterapista alla parte alta della coscia destra di Raonic, il problemino evidentemente è all’inguine, Andy serve per il set e per portare il match al quinto, Milos prova una reazione spingendo a tutto braccio, arriva a 15-40, ma Andy annulla bene entrambe le palle del contro-break, poi si prende il vantaggio, e chiude 6-4, si va al quinto set.

Siamo a 3 ore e 25 minuti, sinceramente, viste anche le piccole difficoltà fisiche di Raonic, il favorito ora è Murray. Un paio di dritti sbagliati subito da Milos fanno pensare, dato l’insufficiente caricamento sulla gamba destra, che la causa possa in parte essere un problema muscolare agli adduttori inguinali. Subito 15-40, due palle break, doppio fallo Raonic, va avanti 1-0 e servizio Andy, va in pezzi la Wilson di Milos, con un gesto che sa di frustrazione più che rabbia. Subito 2-0 Andy, Raonic sembra aver smarrito il filo del gioco, tira tutto senza più una strategia precisa, Murray da grande agonista qual è affonda i colpi, trova ancora vantaggio e palla break per un 3-0 e servizio che a questo punto sarebbe definitivo, annulla Milos, ma poi alla seconda occasione Andy chiude il game e virtualmente la partita.
A zero lo scozzese tiene per il 4-0, non c’è più match, arriva ancora a due occasioni per un terzo break che Milos annulla col servizio, poi ancora botte un po’ a caso del canadese alternate ad errori, terza, quarta e quinta palla del 5-0, annullate ancora per orgoglio più che con convinzione da Raonic, che poi conquista l’1-4. In un attimo è 5-1 Andy, poi Milos al servizio accorcia 2-5, ma il conto alla rovescia è partito già da un po’ e lo sa anche lui. Amelie Mauresmo appare soddisfatta, gli spettatori applaudono entrambi i giocatori, e Andy chiude 6-2.

Avremo per la quarta volta, dopo il 2011, 2013 e 2015 la stessa finale in questo torneo, Novak Djokovic contro Andy Murray, le precedenti tre sono state vinte dal serbo, la prima in tre set, 6–4, 6–2, 6–3, la seconda in quattro 6–7(2), 7–6(3), 6–3, 6–2, così come la terza l’anno scorso 7–6(5), 6–7(4), 6–3, 6–0. Per quello che si è visto finora, difficile onestamente immaginare un esito troppo diverso. Anche il bilancio dei confronti diretti totali è un eloquente 21-9 per Djokovic, ma anche l’apparentemente imbattibile Nole di questi ultimi tempi non dovrà sottovalutare le doti agonistiche e caratteriali di Andy, che questa partita semifinale l’ha raddrizzata e vinta prima di testa, e solo poi di gambe e tennis.

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Djokovic invincibile: batte Thiem in 5 set e vince l’ottavo Australian Open

MELBOURNE – In netta difficoltà, sotto due set a uno, il campione serbo resetta e ritrova il suo tennis. 17° Slam, Nole ritorna anche numero uno del mondo

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Novak Djokovic con il trofeo - Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

[2] N. Djokovic b. [5] D. Thiem 6-4 4-6 2-6 6-3 6-4 (da Melbourne, il nostro inviato)

Ogni volta che lo crediamo possibile, ogni volta che la sorpresa sembra davvero a un centimetro dal concretizzarsi, questi tre fenomeni spostano l’asticella un centimetro più in là. E alla fine vincono. Non ha fatto eccezione oggi Novak Djokovic, sotto due set a uno contro Thiem e – apparentemente – in balia completa del palleggio e delle bordate dell’avversario. Ha ricomposto le idee, ha ritrovato risposta e precisione nei colpi e si è proclamato padrone degli ultimi due set e poi vincitore del suo ottavo Australian Open, diciassettesimo Slam totale. A tre lunghezze dal record di Federer, a due dall’inseguitore Nadal. Sembra davvero non esserci niente da fare: a New York Medvedev ci era andato vicino, ci è andato vicino anche Thiem oggi ma non c’è stato verso di spodestare i campioni dal loro trono. Ah, a proposito di spodestare: Novak Djokovic tornerà anche numero uno del mondo tra poche ore.

INTRO E NUMERIIl clima è perfetto per giocare a tennis stasera a Melbourne, fresco il giusto, appena appena ventilato. Dopo una toccante cerimonia in onore del corpo dei pompieri dello stato di Victoria, il catino della Rod Laver Arena, strapieno in ogni ordine di posti, accoglie con un boato l’ingresso in campo di Novak Djokovic e Dominic Thiem, che si apprestano a chiudere l’edizione numero 108 dell’Australian Open. Per l’austriaco è la terza finale Slam, la prima sul cemento (le precedenti due perse al Roland Garros da Rafa Nadal, 2018 e 2019), per il serbo è la venticinquesima (fa effetto scrivere questi numeri ogni volta che si parla dei “mostri sacri”), 16 vinte, di cui sette qui.

 

A questo suo ottavo atto conclusivo in Australia Novak si presenta con un bilancio di 74 partite vinte e 8 perse a Melbourne, impressionante (solo Roger Federer gli è davanti, con un ancor più impressionante 102/15). 8 finali qui sono comunque un record assoluto, superato sempre Federer che ne ha giocate 7. Djokovic le sue precedenti finali le ha vinte tutte, e va per il 17° titolo Slam, Thiem va per il 17° titolo complessivo.

PRIMO SET – Inizia Nole al servizio, due ace consecutivi già nel primo game per il serbo, in quello successivo è già battaglia ai vantaggi, dopo uno scambio a rete arriva una palla break per Djokovic. Dritto sotto il nastro di Dominic e siamo 2-0: si alzano i cori “Nole, Nole”, ci sono gruppi di tifosi serbi che definire chiassosi è poco. Djokovic è partito a tavoletta, serve benissimo e sciorina ottime soluzioni in attacco (una gran palla corta in avanzamento), Thiem sembra ancora dover entrare in partita. In 13 minuti siamo 3-0 Nole, l’impressione è che voglia tenere sott’acqua da subito l’avversario, rischiando per primo, sapendo quanto potrebbe diventare pericoloso dovesse diventare una lotta a mazzate. Ineccepibile tatticamente, ma non lo scopro certo io ora. 16 punti a 7 nei primi 3 game, poco altro da dire.

Grande scambio nel quarto game, con tweener di Nole chiuso a rete da Dominic, l’austriaco muove il punteggio tenendo un servizio, Djokovic allunga 4-1. Il problema per Thiem è che finora ha fatto 3 punti su 15 in risposta. Onestamente, rispetto alle tante volte in cui l’ho visto fare la parte del muro inscalfibile affrontando bombardieri vari e giocatori brillanti, concentrato quasi solo sul contrattacco, stasera Nole mi sta piacendo molto, proprio perché lo vedo prendere l’iniziativa per primo. La qualità per farlo ce l’ha eccome, certi anticipi aggressivi sono splendidi, come detto è un piano tattico necessario visto il mazzuolatore instancabile che ha davanti, ma tant’è, il Djokovic da uno-due di oggi è spettacolare. Nel settimo game si capisce bene cosa intendo: l’iniziativa se la prende Dominic a fucilate, Nole è costretto alla difesa, e non ne esce, subendo il contro-break a 15: 4-3, il match si fa veramente interessante.

Novak Djokovic – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Tutta la classe in risposta del serbo, che mette un dritto in allungo, porta al 30-40 e a una palla break per ritornare in vantaggio, ma Thiem la annulla bene a rete, per poi scatenare i suoi attacchi e pareggiare 4-4. Punti da ovazione in serie adesso, bellissimo uno smash da fondocampo del serbo, ma da qualche minuto si sta giocando la partita che vuole Dominic, che potrebbe diventare incontenibile. 5-4 Djokovic, molto equilibrio, bene il serbo che cerca di togliere ritmo e certezze all’avversario: un brutto errore di dritto dell’austriaco porta a palla break che è anche set point. A tutto braccio, e margine zero, Thiem la annulla, due rovesci a una mano impattati alti davanti al corpo sono spaventosi; commette anche diversi gratuiti, ma tirando così forte è impossibile evitarli. Arriva così un secondo set-point, e beffardamente è il primo doppio fallo di Dominic a consegnare il parziale a Nole. Un brutto dato per Thiem è il 23% di punti fatti con la seconda palla (dall’altra parte, 80% di prime in campo per il serbo). L’austriaco ha 12 vincenti e 16 errori (Djokovic 9/14), un set teso, emozionante.

EMERGE DOMINIC – Nel secondo set, per la prima volta Dominic tiene un servizio senza andare ai vantaggi, poi spara un rovescio lungolinea irreale, dalla tribuna a occhio eravamo sopra i 150 kmh (ma comodamente!). Nole accusa il cazzotto, e con un doppio fallo (seconda tirata a 180, non vuole proprio entrare nello scambio) offre palla break, la annulla, se ne prende un’altra Thiem con due bombe di dritto, si salva bene in attacco ancora Djokovic, ma sta vacillando. Terzo errore, terza palla break, e stavolta la seconda palla di servizio – fuori di un metro – viaggiava a 192 kmh: che roba, break Dominic, ma autentica follia di nervi da parte di Nole. Non capita spesso di vederlo tanto in difficoltà nel gioco da fondo, e nel palleggio in pressione, tanto da volerlo evitare a tutti i costi. Nel primo set era stato eccezionale a gestire con intelligenza e classe l’irruenza dell’avversario, ora però è nei guai, siamo 3-2 e battuta per Thiem. Gli dà una gran mano Dominic commettendo doppio fallo e regalandogli una palla break, ma due bastonate di dritto risolvono il problema dell’austriaco, che sale 4-2.

Due game dopo, Thiem va di nuovo sotto con un paio di gratuiti evitabili (come se perdesse la pazienza, ma non dovrebbe: il pallino del gioco lo ha lui), giustamente Djokovic annusa l’occasione e la azzanna, piazzando il contro-break. Che fenomeno che è nei momenti importanti, siamo 4-4. Ma subito dopo, un altro game “horror” per lui: un doppio fallo, due time-violation per perdita di tempo alla battuta – che gli costano l’obbligo di servire direttamente una seconda sulla palla break – e un dritto facile sparato sui teloni. Ancora break Thiem, che va al servizio per il set sul 5-4, questi attimi di nervoso e perdita di lucidità da parte di Nole sono strani. Un fuoriclasse come lui ne ha viste e affrontate di tutti i colori, fa specie vederlo così a disagio in campo. Ben contento dell’omaggio, Dominic scatena quattro missili e chiude il parziale, 6-4 e un set pari, match che va a strappi, sia tecnicamente che emotivamente. In totale ora siamo a 25 vincenti e 27 errori per Thiem, 16/27 Djokovic; il dato deficitario per il serbo è però il 36% di punti fatti con la seconda, d’altronde quei due game “da matto” pesano.

Dominic Thiem – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

TESTA AVANTI DOMINIC – Sgradevole discussione con l’arbitro Dumusois (quello del match fra Fognini e Sandgren) per Nole, che a fine set gli dice “Bravo, ben fatto, ti sei reso famoso!” con il pollice alzato e la faccia polemica, ma i “time violation” erano corretti: Nole è molto nervoso ora. Nel primo game del secondo set, dopo un momento ancora polemico di Djokovic col pubblico (che aveva fatto il classico “oooh” di delusione per una pallata che sarebbe stata vincente di Dominic deviata fuori dal nastro), arriva il break in avvio per Thiem. Reazione immediata di Nole, che con una bellissima combinazione palla corta e volée si procura l’occasione del contro-break, ma il rovescio lungolinea sontuoso dell’austriaco gliela cancella, siamo 2-0. I serbi provano a incoraggiare Djokovic, ma sembrano meno convinti pure loro, nel frattempo Nole sembra in rottura prolungata, mette due palle di fila sotto la rete, scuote la testa e appare anche rigido con le gambe. Un altro tracciante lungoriga di rovescio di Dominic porta al 15-40 e a due palle del 3-0 e doppio break, una seconda palla a 188 kmh stavolta buona (di nuovo tirata a occhi chiusi), seguita però da un dritto sul nastro, sono fatali al serbo. Thiem non rallenta, poco dopo, sotto 4-1, Djokovic chiama il medico, e prende una pastiglia. In scioltezza Dominic va 5-1, dall’altra parte c’è poca resistenza adesso, solo qualche colpo a sprazzi. Alla battuta per chiudere Dominic si disunisce, forse a causa della tensione. Sciupa tre set-point e deve affrontare una palla break, ma Djokovic spreca in risposta e quando sono passate 2 ore e 29 minuti è 6-2 e due set a uno per Thiem. Nole esce dal campo per la pausa.

IL RUGGITO DI NOLE – Facce preoccupate nel box serbo, Djokovic rientra dopo cinque minuti di trattamento medico: vediamo se avrà le risorse per rimontare. Nole tiene il primo game di servizio, si alzano i cori di incoraggiamento, ma poco dopo, sull’1-1, è palla break Thiem: bravo Djokovic a salvarsi con il serve&volley, poi ancora bene a rete, e con un nastro favorevole sale 2-1. Certo non sono bei segnali per lui dover fare i ricami al volo per fare punto, dura vincerla così. Nonostante non ci sono grandi pericoli per chi serve, però, Nole pare essere più sciolto e pimpante. Dominic, da parte sua, continua a mollare manate spaventose sia di dritto che di rovescio. Un grandissimo punto in attacco dell’austriaco, nel sesto game, lo porta 3-3, il pubblico salta e grida intorno alla tribuna stampa. Negli suoi ultimi due turni di battuta Djokovic è stato autoritario, in quelli di Thiem si è fatto aggressivo, non è mica finita. Sotto 4-3, Dominic commette una sciocchezza a rete, poi subisce una risposta, e si ritrova 15-40. La prima palla break la annulla di dritto, sulla seconda spara lunga un’accelerazione, e siamo 5-3, con Nole al servizio per andare al quinto. Senza tremare il serbo tiene a zero, 6-3 ed è quinto e decisivo set. Bravissimo Djokovic a resistere in difficoltà all’inizio del parziale, brutto passaggio a vuoto di Thiem nel momento cruciale. Sono passate tre ore e 11 minuti, nel quarto set l’austriaco è nuovamente sceso a un tremendo 22% di punti fatti con la seconda palla di servizio.

IL TRIONFO – Si ringalluzziscono i cori dei tifosi di Djokovic, e ne hanno ben donde: Dominic adesso appare meno lucido e convinto, tira sempre fortissimo ma sbaglia molto, Nole è più tranquillo, a questo punto potrebbe succedere di tutto. Nel terzo game, sventaglio fallito da Thiem, ed è palla break Djokovic: il gratuito in lunghezza dell’austriaco regala a Nole un vantaggio che potrebbe essere decisivo, che tensione sia in campo che sugli spalti. Si arrabbia con se stesso Dominic, reagisce a sua volta di rabbia e grinta, arriva a 30-40 e palla del contro-break, ma la sbaglia di dritto, con conseguente sospiro di delusione di tre quarti del pubblico, a parte ovviamente i tifosi serbi. Seconda palla break Thiem, serve&volley Djokovic, ma il passante è lungo. Poco dopo, è 3-1 Nole, le occasioni mancate dall’austriaco stanno pesando tanto, è una partita più emozionante e tesa che bella. Ammirevole la sovrumana capacità di Djokovic di rimanere a galla davanti alle bordate che gli arrivano addosso da tre ore e mezza, e in qualche modo trovare la strada per uscirne in vantaggio alla fine, siamo 4-2.

Dominic continua ad andare in difficoltà ogni volta che serve la seconda palla, e quando dopo tre vantaggi un rovescio in rete dà la palla del 5-2 con due break a Nole, è come fosse un match point. Si salva col servizio Thiem, e accorcia sul 3-4, ma è appeso al proverbiale cornicione adesso. Un’ora fa pareva poterla vincere, è dura psicologicamente per lui. Con freddezza Nole sale 5-3, servendo bene Dominic arriva al 4-5, siamo in dirittura d’arrivo. Due errori di Thiem, e un ace di Djokovic, portano il 40-15 e due match point, il primo è quello che dà a Nole il 17esimo trionfo Slam, ottavo qui a Melbourne, incredibile. Delusione tremenda per Dominic, ma le risorse di un campione come Djokovic sono infinite. Rispetto e ammirazione, null’altro da aggiungere.

Novak Djokovic e Dominic Thiem – Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

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Australian Open

L’americana che non ti aspetti: Kenin batte Muguruza e vince l’Australian Open

Alla prima finale Slam della carriera, Sofia diventa la più giovane campionessa dell’Australian Open dai tempi di Sharapova (2008). Nuova numero 1 USA, scalzata Serena Williams.”Il mio sogno è diventato realtà”. Garbine si spegne alla distanza e chiude con 45 errori gratuiti

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Sofia Kenin con il trofeo - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

[14] S. Kenin b. G. Muguruza 4-6 6-2 6-2 (da Melbourne, il nostro inviato)

Alla fine di un pomeriggio fresco e piovoso, almeno 20 gradi in meno di ieri, sotto il tetto chiuso della Rod Laver Arena entrano in campo Garbine Muguruza e Sofia Kenin per giocarsi il titolo degli Australian Open 2020. I precedenti sono 1-0 per Kenin, il primo turno di Pechino l’anno scorso, in tre set. Entrambe hanno vinto contro pronostico (bizzarramente, con lo stesso identico punteggio, 7-6 7-5) le rispettive semifinali, su Halep e Barty. In particolare, la vittoria di Sofia su Asleigh ha procurato una delusione globale, a livello mediatico, dura da digerire per gli appassionati australiani.

Il confronto tecnico vede di fronte due giocatrici sotto certi versi simili, se parliamo della propensione alla spinta costante in palleggio, con Garbine più potente, Sofia più manovriera e incline all’utilizzo della palla corta per destabilizzare l’avversaria in verticale. Sull’1-1, un paio di grandi accelerazioni di Muguruza (bellissimo un rovescio anticipato in risposta) portano al primo break, 2-1 per la spagnola. Garbine e Sofia lottano senza risparmiarsi, il ritmo è notevole, l’impressione è che la partita la stia facendo Muguruza, in tanti scambi Kenin viene cacciata fuori dal campo. Notevole l’intelligenza tattica di Sofia, che sotto nel punteggio alza il livello di rischio e spinge a tutta anche palle che di solito non colpirebbe in accelerazione, ma la cosa non impedisce alla spagnola di salire 4-2. Stringe i denti la statunitense, salva il game successivo annullando quattro palle del secondo break (tre consecutive), poi due doppi falli consecutivi di Garbine le consegnano il 4-4.

Un passaggio a vuoto evidentissimo di Muguruza, che pareva avere il set in mano, la solita bravura di Kenin dal punto di vista agonistico, lei non molla mai, va anche sotto, ma se le concedi un mignolo si mangia il braccio fino alla spalla e ritorna in gioco. Sono qualità straordinarie e non allenabili più di tanto, o ce l’hai o non ce l’hai. Tocca quindi a Muguruza alzare ulteriormente il ritmo, sappiamo tutti che il livello da fuoriclasse lo ha eccome, e lo dimostra pressando in modo incisivo e brekkando ancora per salire 5-4. Alla battuta per chiudere il parziale, la spagnola non trema, spinga subito dopo il servizio, e tiene a 30, 6-4 e un set a zero per lei.

Garbine Muguruza – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

15 vincenti, 17 errori Garbine, 9/15 Sofia, in generale quella che ha voluto e potuto rischiare di più si trova in vantaggio, giusto così. Alla fine di una godibile “It’s raining men” sparata a mille dal dj, nella versione originale delle Weather’s Girls invece che quella più pop ma apocrifa di Geri Halliwell (personalmente approvo), si ricomincia. Il pubblico intorno a me è positivo senza essere entusiasta, certo i biglietti da centinaia di dollari per stasera erano venduti da tempo, ovviamente le persone sono venute (stadio pieno), ma non avere in campo Barty per una festa “aussie” annunciata ha il suo peso e si percepisce.

Avvio di secondo set autoritario per chi va alla battuta, poi nel quarto game Kenin dà tutto e ottiene un 30-40 a furia di “c’mon” urlati a ogni punto: palla break convertita e 3-1 per lei, con allungo sul 4-1, non molla la giovane moscovita trapiantata (da piccola) e creata come tennista in Florida, ammirevole. La sensazione è che non tutti la amino, alcuni atteggiamenti sono in effetti al limite tra il sacrosanto agonismo e l’arroganza (le urla anche se c’è un errore dell’avversaria), ma avrà tempo per limare anche questi dettagli, nel frattempo si sta giocando partite storiche, brava lei e basta.

Tecnicamente, Sofia si fa preferire dal lato del rovescio, ma di un nulla, pure a destra mena che è un piacere. Dall’altra parte, Muguruza la conosciamo, ed è un piacere rivederla ai livelli che le competono, bombe con tutti i fondamentali, non si ottengono i suoi risultati e la sua (passata) classifica per caso. Si arriva al 5-2 per la statunitense, un paio di rispostone di Kenin mettono a rischio il turno di battuta di Garbine. Siamo 30-40 e set-point, convertito subito grazie all’errore della spagnola: 6-2 e un set pari, ma la cosiddetta “inerzia del match” ora è dalla parte di Sofia. Fisio in campo per Muguruza, le dà un’occhiata alla schiena, speriamo tutto a posto. Dal momento del break del 3-1, abbiamo 13 gratuiti di Garbine, sono tanti in 5 game.

 
Sofia Kenin – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

I primi punti del terzo set preoccupano, con alcune pallate della spagnola che volano lunghe di metri, osservandola con attenzione mi sembra un po’ rigida in effetti. Kenin tiene il servizio in scioltezza, Muguruza pareggia, Sofia va 2-1, negli ultimi sei turni di battuta la statunitense ha perso solo sei punti. Non si capisce bene, dalla tribuna, quale sia (se c’è) il problema fisico di Garbine, sta di fatto che quando non serve lei, e in generale quando si giocano gli scambi, ha perso tanta efficacia e incisività. Con coraggio e bravura, spingendo tutto, Muguruza pareggia 2-2, siamo a un’ora e 40 minuti di partita. Un erroraccio in rete di Kenin procura tre palle break alla spagnola, l’urlo della Rod Laver Arena fa ben capire le simpatie dei tifosi australiani. Due rovesci lungolinea vincenti di Sofia cancellano le prime due, un dritto lungolinea da urlo salva la terza, un ace la manda a vantaggio interno. Quattro winner di fila, mamma mia che qualità e che classe nel momento fondamentale. Il passante di dritto (quinto vincente consecutivo) che la porta avanti 3-2 vede la standing ovation dello stadio, strepitosa Kenin, si è letteralmente conquistata il rispetto e il sostegno del pubblico a forza di prodezze nel giro di un minuto, roba che non si vede tanto spesso.

Muguruza accusa il colpo, con alcuni errori evitabili si fa riprendere da 40-15, e con un doppio fallo regala il break a Sofia, 4-2. La statunitense è lanciatissima adesso, come detto buona parte dei tifosi presenti è con lei. Il servizio vincente che consegna a Kenin il 5-2 viene salutato da un’ovazione, fa davvero effetto dal vivo percepire come Sofia sia stata capace di diventare, in mezz’ora di gran tennis e cuore messo in campo, se non una favorita dello stadio, quantomeno non la “cattiva” della favola di stanotte. Personalmente, mi ricorda quello di cui era stato capace Daniil Medvedev col difficilissimo pubblico dell’Arthur Ashe di New York, che era passato dall’odiarlo cordialmente al sostenerlo almeno al 50% contro un idolo come Nadal.

Il primo match point per lei viene salutato da un applauso assordante, il doppio fallo (tre in tutto nel game, momentaccio) di Garbine che le regala il primo Slam della carriera fa alzare in piedi tutti, per applaudirle alla fine entrambe. Bravissima, bravissime. Serena e Venus Williams sono in dirittura d’arrivo (Kenin da lunedì sarà la nuova numero uno USA, superando proprio Serena), Stephens e Keys non sono abbastanza continue, Gauff è ancora una bambina: ma il tennis femminile USA con Sofia può stare abbondantemente tranquillo. E rivedere una campionessa come Muguruza in fondo ai tornei che contano è un piacere, alla fine bella serata sotto tutti gli aspetti.

Sofia Kenin e Garbine Muguruza- Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

MUGURUZA“Sarò breve, sono emozionata (voce rotta). Congratulazioni Sofia, incredibile, non sarà la prima vittoria per te. Ringrazio il mio team, che ha sofferto qui con me, Conchita, tutti. Voi tutti siete quello che rende speciale un momento come questo, grazie di essere venuti qui. Due settimane indimenticabili, ci siamo sentite tutte a casa”.

KENIN“È il mio primo discorso, ce la metterò tutta! Congratulazioni Garbine, a te e al tuo team. Il mio sogno è diventato ufficialmente reale, quindi tutti, se avete un sogno, credeteci, diventerà vero! Grazie a tutti, agli sponsor e all’organizzazione, non vedo l’ora di essere di nuovo qui. Le due settimane migliori della mia vita, dal profondo del cuore! E alla fine, grazie a mio padre, mia madre, il team, chiunque mi stia guardando, grazie di cuore”.

Sofia Kenin – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

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Australian Open

PREVIEW – Australian Open: Djokovic contro Thiem, una finale inedita e molto tosta

Nole è indiscutibilmente favorito per il titolo dell’Australian Open. Ma di fronte avrà un tennista maturo, motivato e capace di tenere il suo ritmo a lungo. E che lo ha battuto quattro volte su dieci

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Dominic Thiem e Novak Djokovic - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Il torneo di singolare maschile di questi Australian Open è cominciato con un grande interrogativo: esiste qualcuno che sarà in grado di sconfiggere Novak Djokovic?

Il cannibale serbo arrivava a questa edizione 2020 da campione in carica e primatista assoluto nella storia in termini di titoli vinti, ovvero sette, più di Roger Federer e della leggenda di casa Roy Emerson. In ATP Cup, il nuovo aperitivo in vista del primo Slam stagionale, Nole ha trascinato la sua Serbia al trionfo, vincendo tutti i suoi punti in singolare. E che punti. Djokovic ha infatti piegato in serie Anderson, Monfils, Shapovalov, Medvedev, e soprattutto, in finale, il suo principale avversario per la corsa a n.1 del mondo, Rafa Nadal, in due set equilibrati ma in cui si aveva la sensazione che il serbo avesse sempre qualcosa in più. La domanda era dunque più che lecita. Anzi a molti poteva suonare perfino retorica

Perché per battere un Djokovic al cento per cento delle sue facoltà fisiche e mentali sulla Rod Laver Arena servono delle qualità straordinarie. Serve innanzitutto la capacità di tenere il ritmo e la concentrazione da fondocampo. Perché a meno che non ti chiami Federer, sai che la partita sarà una lotta, in cui a fare la differenza saranno le cose che ti fanno fare la differenza nel tennis moderno: percentuali di prime di servizio, capacità di sfondare con i propri fondamentali, guadagnare campo e non farsi trovare impreparato nel momento di concretizzare. Insomma, giocare solido. Quello che Nole fa meglio di ogni altro essere umano.

Novak Djokovic – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Serve la condizione atletica per mettere in pratica questo tennis per almeno tre ore, ma eventualmente anche 4 o 5. Perché non ti basteranno uno o due colpi potenti per conquistare un punto. Ne potrebbero servire 8, 9, persino 10, ripetuti centinaia di volte, per portare a casa un set e poi un altro set, e poi forse il match. Per tirarli tutti questi colpi non basta un grande braccio, ma servono anche delle gambe che girano maledettamente veloci. Come quelle di Nole.

Serve, infine, la capacità di reggere ai mille urti psicologici che possono arrivare in un match del genere. Non giriamoci attorno: è molto difficile che la finale si concluderà in tre set. Solo due volte Nole ha perso una finale Major senza vincere nemmeno un parziale, la prima contro Roger agli US Open e nel 2013 contro Murray in finale. Insomma, bisogna essere psicologicamente pronti al fatto che anche se sei in svantaggio lui potrebbe sempre rimontarti. E che sei sotto difficilmente ti concederà molte chance di recuperare. E, che, infine, nella stazione delle occasioni di treni se ne fermano pochi.

Tutto ciò serve per battere Djokovic nel campo in cui lui forse si sente più a suo agio al mondo. E, forse, in questo momento, anche inclusi Nadal e Federer, il tennista che è maggiormente in possesso di queste qualità porta il nome di Dominic Thiem. In palleggio da fondo, l’austriaco è letteralmente mostruoso. La sua palla è complessa, pesante, arrotatissima, di dritto e di rovescio, in grado sia di impedire all’avversario di attaccare facilmente, sia, all’occorrenza, produrre vincenti o comunque colpi in grado di fargli guadagnare campo.

Dominic Thiem – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Inoltre, il 26enne viennese è, con tutta probabilità, il miglior atleta nel circuito ATP. Le sue doti fisiche, costruite grazie al costante e durissimo allenamento (potete farvene un’idea qui), gli permettono ormai di giocare il suo tennis così dispendioso molto molto a lungo, senza calare mai di rendimento. Sul suo killer instinct, soprattutto se paragonato a quello dei big 3, si sollevano maggiori perplessità. Non sempre Thiem riesce a giocare i punti decisivi alla sua maniera. Ma i suoi schemi sono talmente rodati e la sua potenza talmente debordante da sopperire spesso a qualche crepa psicologica. 

Insomma, Thiem è forse l’avversario concretamente più pericoloso che Djokovic si poteva ritrovare in finale. Più di Federer e Nadal, che svestiti del loro alone di carisma, oggi come oggi, pagano rispetto all’austriaco sicuramente una inferiore condizione atletica e, probabilmente anche qualcosa dal punto di vista dello scambio da fondocampo. Tanto che lo stesso Thiem è stato in grado di battere Nadal su questo terreno nella semifinale.

Inoltre, l’austriaco, tra gli “umani” del circuito, è quello che sa meglio come si sconfigge Djokovic. Ci è riuscito per ben quattro volte su dieci faccia a faccia in carriera. Un record molto più che invidiabile. E, alle Finals del 2019, giusto qualche mese fa, ci è riuscito per la prima volta anche su una superficie veloce, anzi molto veloce, in un match molto intenso durato quasi tre ore e terminato per 7 punti a 5 nel tie-break del set decisivo. Così come la semifinale contro Nadal è terminata al tie-break del quarto set, dopo che Thiem ne aveva vinti altri due. Alla faccia di chi mette in luce le sue carenze nei momenti topici degli incontri.

 
Novak Djokovic e Dominic Thiem – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Detto ciò Djokovic rimane il favorito d’obbligo e sarebbe comunque una sorpresa se non vincesse il match. Ma non potrà contare su un avversario dall’altra parte della rete che non picchia abbastanza forte, non corre abbastanza veloce, non è in grado di fare entrambe le cose praticamente all’infinito. Già protagonista di un paio di finali inevitabilmente perse al Roland Garros contro Nadal, Thiem è pronto per vincere il suo primo Slam in carriera, da ogni punto di vista: tecnico, fisico e anche mentale. Per contenere la sua esuberanza, Nole dovrà necessariamente dare fondo a tutte le sue risorse. E attingere alla sua capacità insuperabile di giocare alla grande i punti decisivi. Perché sono pochi quelli sui quali potrebbe girare una partita che si preannuncia come una notevole scazzottata da fondocampo. Una finale per veri duri.

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