Caso Maria Sharapova, erano soltanto bugie? A qualcosa credo, non a tutto. Ma va punita così... - Pagina 2 di 3

Editoriali del Direttore

Caso Maria Sharapova, erano soltanto bugie? A qualcosa credo, non a tutto. Ma va punita così…

Quei nostri campioni così malati. Il caso Sharapova scuote il mondo del tennis e non solo. Atleti di altri sport: “La giustizia deve essere uguale per tutti”. L’ottimismo dell’avvocato di Maria

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… quella di non avere – né lei, né, si suppone, il suo “medico di famiglia” – letto la mail della WADA con la lista dei nuovi farmaci proibiti a partire dal 1 gennaio 2016. Io mi sento – in questo solo caso però – di crederle. Perchè non mi pare pensabile che una campionessa del suo status e con quel po’ po’ di carriera alle spalle, possa aver deciso deliberatamente di “rischiare”. Di compromettere tutta una vita di successi, per affrontare un Australian Open e magari tutto il 2016 pur sapendo – lei e il suo team – di doverlo fare con il supporto proibito di un farmaco bandito. Maria e il suo team sanno, sapevano benissimo che gran parte dei contratti con gli sponsor sarebbero saltati in aria, come in effetti Nike, Porsche, Tag Heur – cui seguiranno altri – si sono affrettati a far saltare. Centinaia di milioni già volatilizzati in poche ore. E altri scompariranno.

In tutta questa vicenda, comunque dolorosa perché getta un’ombra inquietante su lei – che io ho sempre ammirato ed avuto in grande simpatia anche per via di un rapporto più confidenziale rispetto ad altre tenniste – e le sue passate vittorie, ma anche sullo sport che amo, questa circostanza di lei che si fa scioccamente cogliere con le mani nella marmellata al quarantanovesimo Slam di una fulgida carriera proprio non riesco a spiegarmela. Pensava di farla franca? In un periodo storico in cui la federazione russa d’atletica per via degli atleti dopati e coperti era già stata smascherata e messa all’indice? Aveva avuto forse rassicurazioni da qualcuno molto potente (ma dove in seno alla WADA? Non ci credo!) che non le sarebbe stato torto un biondo capello? Non mi pare possibile. Ribadisco: questo resta per me il lato più oscuro di questa vicenda. Perché l’illegalità riguarda solo quanto accaduto nel 2016. Non quanto accaduto prima. Prima… se Maria non sarà in grado di dimostrare che davvero di quel farmaco aveva effettivo bisogno. Se cioè non potrà mostrare prove lampanti tramite ricette mediche e un nuovo check-up, di soffrire di quelle patologie, di quella (davvero così drammatica?) carenza di magnesio. Altrimenti – ove non potesse farlo – se prima del 2016 c’era consapevolezza da parte di Maria e del suo staff di volersi “aiutare” con un prodotto borderline – e già dichiarato oggetto di indagine dalla WADA dall’inizio del 2015 – potremmo soltanto concludere che lei e il suo team medico non abbiano avuto scrupoli di tipo etico. Ma si siano comportati – come fanno tanti e in tanti sport… e questa non suoni come una giustificazione – all’insegna de “il fine giustifica il mezzo”, infischiandosene del fair play sportivo e dei giudizi morali.

In Cina un test autorizzato dalla WADA l’anno scorso riscontrò che c’erano tracce di meldonium nelle urine di percentuali doppie rispetto alle altre sostanze incluse nella lista proibita. Su 8300 test sulle urine 182 risultarono positivi al meldoniumSono risultati positivi a questo farmaco 724 atleti russi su 4316 testati.  Con quanto ho appena espresso è evidente che credo – senza possedere il crisma dell’infallibilità – che Maria e il suo staff siano incorsi in una spaventosa e quasi incredibile superficialità. Arrivo a dire, quasi in sua parziale difesa, che la comunicazione WADA pervenutale soltanto il 22 dicembre, in mezzo alle feste natalizie ove per Maria e il suo staff esse significassero tempo e motivo di forte distrazione, poteva arrivare un bel po’ prima. Né capisco perché sia arrivata tramite una sola comunicazione per una questione così importante… Sarà vero? Mi stupisce che questo lato della vicenda non sia ancora stato appurato. Tutto ciò detto però non riesco invece a pensare che anche il suo staff legale, con Mr John Haggerty, il suo avvocato in testa (curioso che abbia lo stesso cognome del presidente dell’ITF) abbiano sbagliato anche la linea difensiva. Una cliente come Maria Sharapova in una vicenda del genere deve essersi potuta permettete il miglior studio legale possibile. Così invece non sembrano pensarla molti lettori che sottolineano come Maria, dicendo di aver preso quel farmaco “pesante” da 10 anni, getta un’ombra a dir poco molto poco simpatica su tutte le sue vittorie dal 2006 in poi. Vittorie legalmente legittime, ma poco “pulite” eticamente. Se il meldonium rappresenta un aiuto consistente per chi ne fa uso, come pare, beh Maria se ne è avvantaggiata sapendo di avvantaggiarsene. Non sarebbe credibile una sua ignoranza in materia. Nè da parte del suo staff.

Chiaramente né io né i lettori conosciamo la situazione sanitaria di Maria. E Maria non ha – deliberatamente – spiegato di quale sindrome soffrisse, per quale motivo preciso prendesse quel farmaco. Che cosa ha lei esattamente? Non si è saputo. Ma verrà fuori, sennò i suoi avvocati avrebbero consigliato una strategia sbagliata per cercare di convincere la WADA che… SEGUE A PAGINA 3

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