Roland Garros, il tetto e le Olimpiadi del 2024. Parigi e Roma mai così vicine

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Roland Garros, il tetto e le Olimpiadi del 2024. Parigi e Roma mai così vicine

La cancellazione della giornata di lunedì riapre la polemica sul tetto del Roland Garros. Spettatori rimborsati ma delusi. Giocatori costretti agli straordinari. Tutto ciò potrà incidere sul risultato finale?

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L’editoriale di Ubaldo Scanagatta sulla questione del tetto del Roland Garros

La prima giornata interamente cancellata al Roland Garros dal 2000 (curiosamente anche all’epoca accadde il 30 maggio) ha mandato nello sconforto i giocatori che saranno costretti ad un tour de force e soprattutto gli spettatori che avevano comprato i costosi biglietti per la sessione del lunedì, tradizionalmente dedicata agli ottavi di finale. Non saranno di certo soddisfatti dell’integrale rimborso del biglietto da parte della FFT, ma almeno questo è un segno di rispetto da parte dell’organizzazione.

Guy Forget, chiamato a gestire l’imbarazzante situazione, con un tetto annunciato da quindici anni e che non sarà pronto prima del 2020 ,è stato molto in gamba, indicendo subito una conferenza stampa nel corso della quale non si è sottratto ad alcuna domanda sulla questione.

 

I giocatori mi hanno ringraziato per averli rimandati in hotel senza aspettare la fine del pomeriggio, qualcuno mi ha anche preso in giro dicendo che non sono fortunato” ha provato a scherzare il direttore del torneo.  ” Se dovesse piovere anche domani non sarà una tragedia, sono cose che succedono anche negli altri slam, a New York hanno giocato la finale di lunedì più di una volta. Magari qualcuno dovrà giocare due giorni di fila, ma mi pare siano preparati per questo e comunque la programmazione la farò io non di certo i giocatori”. 

Di certo non sarà felice Novak Djokovic che già l’altra sera è andato su tutte le furie quando il suo match contro Bedene ha rischiato la sospensione per l’oscurità, ma probabilmente no sarà il solo a dover giocare due giorni di fila. Per le donne tutto sommato non è un gran danno, in quanto nel circuito Wta sono abituate a giocare più o meno tutti i giorni al meglio dei due set su tre. Ma per gli uomini due giorni di fila al meglio dei cinque set possono avere ripercussioni anche sull’esito finale del torneo. In fondo sono in molti a pensare che il set finale della semifinale dello scorso anno, giocato da Djokovic contro Murray di sabato, sia risultato decisivo, sia sotto l’aspetto fisico sia sotto quello mentale, ai fini della sua sconfitta in finale contro Wawrinka.

Ma se i giocatori hanno diritto di lamentarsi, cosa devono dire gli spettatori, soprattutto quelli provenienti da lontano che hanno organizzato un viaggio di chilometri e chilometri sostenendo spese di ogni tipo, dai biglietti, all’albergo ai voli, per poi rimanere con un pugno di mosche in mano? Foget su questo è stato molto signorile, almeno a parole. Quando il direttore gli ha chiesto a quanto ammontano i danni per l’annullamento della giornata odierna, l’ex numero 4 del mondo ha preferito glissare (anche se più tardi ha parlato di circa 2 milioni di perdite tra rimborso dei biglietti, diritti televisivi e altro) precisando che la prima preoccupazione per il torneo sono gli spettatori.

E da questo punto di vista chiare e dirette sono state le frecciate lanciate a chi si oppone alla costruzione del tetto ad ai lavori di ampliamento del Roland Garros. “In Francia per rendersi conto dei problemi, bisogna che accada qualcosa di grave. Bisogna che tutti capiscano l’importanza di questo progetto, purtroppo tanti detrattori hanno fatto sentire la loro voce, rallentando tutto. Il Roland Garros deve essere un orgoglio per tutto il paese, non è un interesse solo tennistico, ci può consentire di avvicinare tanti bambini allo sport ma soprattutto può dare una spinta in più per la candidatura olimpica di Parigi 2024”.

In fondo sono problemi molto simili a quelli che vive Roma, con le dovute differenze tra uno Slam e…quello che qualche simpatica voce filofederale continua a chiamare quinto slam. Il tetto del centrale del Foro Italico è oramai oggetto di proclami ogni anno e sulla candidatura di Roma 2024 l’Italia come sempre è spaccata a metà. Parigi e Roma, così lontane e così vicine.

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Scene di famiglia in Canada: Aliassime suona il pianoforte prima della sua festa a sorpresa, Maria si allena con le figlie

Felix Auger-Aliassime si destreggia eccome anche con la musica, Tatjana Maria ha due nuovi piccoli membri nel team

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Felix Auger-Aliassime al pianoforte - Montreal 2022

I primi giorni di agosto sono particolarmente ricchi sotto l’aspetto dei compleanni nel mondo tennistico, e dopo quello di Roger Federer (celebrato a dovere dal campione svizzero capace di far emozionare il piccolo Zizou), e di Rod Laver (che in regalo ha ricevuto due top10), è toccato anche a Felix Auger-Aliassime. Il tennista canadese ha festeggiato l’8 agosto il suo 22esimo compleanno proprio durante il torneo di casa, e gli organizzatori hanno pensato bene di preparargli una sorpresa. Inizialmente il n.9 del mondo Aliassime si era preparato per una esibizione al pianoforte – strumento dove si destreggia egregiamente – al fianco della compositrice Alexandra Stréliski. Dopo qualche pezzo, i due hanno iniziato ad intonare ‘Tanti auguri a te’… e a quel punto tutti gli amici e parenti del tennista sono usciti allo scoperto, suscitando non poca emozione nel giovane tennista. Preso dalle lacrime, Felix ha ringraziato tutti prima di procedere ai festeggiamenti.

A quanto pare il torneo National Bank Open non vuole essere avaro di situazioni emotive in questa edizione; e mentre a Montreal andava in scena la festa di Aliassime, a Toronto Tatjana Maria si allenava con il prezioso aiuto delle sue due figlie, Charlotte, nove anni, e Cecilia, uno.

 

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ATP

Laver Cup: anche Tsitsipas e Ruud nel Team Europe. Regalo di compleanno per Rod

Annunciati altri due top 10 per la formazione europea, il giorno dopo il compleanno dell’ex campione

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delray beach, florida, january, 1982 grand slam tennis champion, rod laver at laver's resort. exclusive photo by art seitz

La più grande esibizione del mondo tennistico, intitolata all’unico in grado di portare a casa il Grande Slam nell’anno solare (ben due volte) si arricchisce di altre due partecipazioni illustri: Stefanos Tsitsipas e Casper Ruud. Curiosamente, ieri 9 agosto (un giorno dopo quello di Federer) Rod Laver ha compiuto 84 anni, e la partecipazione ufficiale del greco e del norvegese con il Team Europe, rispettivamente n.5 e 7 del mondo, suona quasi come un regalo di compleanno per la Laver Cup (e dunque per Rod stesso). Già la presenza dei Fab 4 da sola sarebbe bastata per un’audience smisurata, aggiungere due giovani top 10 e finalisti Slam può solo arricchire il menù e gli introiti.

Per Tsitsipas, dopo quelle del 2019 e del 2021, si tratta della terza partecipazione a questa manifestazione, sempre vinta dal Team Europe di Bjorn Borg, apparso ben contento (probabilmente a differenza di John McEnroe, capitano del Team World) di accogliere altri due campioni: “Una formazione straordinaria. Stefanos e Casper guidano la nuova generazione di giocatori. Entrambi hanno eccelso nella competizione della Laver Cup e non ho dubbi che apprezzeranno l’opportunità di stare al fianco dei Big Four. Sarà un evento straordinario a Londra“. E anche il greco, che deve ritrovare la giusta rotta dopo un periodo non esaltante, non lesina sulla sua gioia di poter far essere anche quest’anno della partita: “La Laver Cup è un evento a cui mi diverto a prendere parte poiché faccio squadra con i miei rivali e divento parte del Team Europe, giocando contro alcuni dei migliori concorrenti che il Team World ha da offrire. Sono più che orgoglioso di rappresentare il Team Europe“.

 

Ruud invece, dopo aver raggiunto le prime finali Slam e 1000, e il best ranking di 5 al mondo, giocherà per la seconda volta in carriera (esordio l’anno scorso) la Laver Cup, in quella che probabilmente passerà alla storia come la squadra più forte di tutti i tempi, potendo schierare Djokovic, Federer, Nadal e Murray insieme.Sono orgoglioso di far parte di una formazione storica del Team Europe“, dice Ruud, “è stata un’esperienza straordinaria gareggiare a Boston e non vedo l’ora di avere questi incredibili giocatori come miei compagni di squadra a Londra“.

Rod Laver ha festeggiato tante volte nella carriera e nella vita, ma questa è la prima volta che come regalo di compleanno riceve due top 10 per il torneo che porta il suo nome, e dunque, con la speranza che per la prima volta il Team Europe possa non vincere, o almeno che ci sia un po’ di pepe in più nella sfida, auguriamo anche noi di Ubitennis un buon compleanno (con un giorno di ritardo) all’ex campionissimo.

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Flash

Serena Williams, la fine di un’era e il desiderio della famiglia. Da quella sconfitta con Vinci la lenta discesa

Il recente annuncio su Vogue della campionessa Serena Williams ha scosso il mondo del tennis, e tutto iniziò in quello US Open 2015

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Serena Williams - Wimbledon 2022, Credit AELTC Jon Super

Un’icona, una leggenda, un nome che basta a scatenare caterve di ricordi e record, di braccia al cielo e sorrisi. Un volto, un cognome che sanno di rivalsa e di rivincita, di chi nella vita dal punto più basso è arrivato a danzare con le stelle. In poche parole, Serena Williams, LA tennista del terzo millennio finora, perché la WTA si è sempre identificata in lei, finché il fisico lo ha permesso. Elencare tutti i titoli è un lavoro d’archivio che non potrebbe bastare a ritrarre la grandezza di una donna, prima che una sportiva, che ha sfruttato il suo talento e la sua notorietà per sensibilizzare anche sui problemi razziali, di genere. Eppure, arriva un momento in cui semplicemente non si può più tenere il livello sempre mostrato, in cui ci si guarda indietro e pensando al futuro si capisce che è forse arrivata l’ora di calare il sipario. E così, l’altro giorno, dopo la vittoria contro Parrizas-Dias al primo turno del WTA 1000 di Toronto, su Vogue (magazine di moda dove anche Sharapova, l’unica che può dirsi rivale di Serena, annunciò il suo ritiro) Serena Williams ha detto stop.

Più di 1000 vittorie, 23 Slam, record di settimane consecutive al n.1 (e tanto altro ancora): l’americana ha deciso di lasciarsi alle spalle il tennis dopo il “suo” US Open, per dedicarsi a “quell’altra vita”, che gli sportivi spesso sognano, quella di una famiglia, da vivere a tempo pieno. Su Vogue (come riportato da Gianluca Sartori qualche giorno fa), in conclusione del lungo servizio, Serena lancia due messaggi importanti, sia sull’importanza di suo marito e sua figlia, sia sulla problematica femminista ancora una volta, anche in questo momento di addio (la parola “ritiro” è troppo dura, Serena non la usa mai). Perché abbandonare il campo, l’adrenalina è una cosa, ma pensare che una Donna del genere potrà mai smettere di impegnarsi per i più deboli come fa da una vita intera… è pura follia.

Ma, per quanto la notizia possa scuotere e agitare, sarebbe fuori luogo stupirsene come se fosse inaspettata. Sono anni che Serena non gioca con costanza, in cui non è più quella di una volta, addirittura non vince uno Slam dall’Australian Open del 2017. Eppure, il reale giorno in cui il suo strapotere finì, in cui anche lei tornò a riscoprirsi umana, è ancora più lontano nel tempo: 11 settembre 2015, New York, Flushing Meadows, Arhtur Ashe Stadium, semifinale dello US Open, una delle ore più fulgide del tennis italiano. Serena Williams, a due partite dal Grande Slam, affronta Roberta Vinci, in una partita dall’esito scontato… ma il vento del destino quel giorno spirò diversamente, regalò la vittoria della vita all’azzurra, e fu il primo segnale che le fondamenta di un impero stavano iniziando a cedere, che quelle stelle pian piano si facevano sempre più tenui. Da allora, infatti, Serena ha vinto solo altri due Slam, ha perso il primato, e ha iniziato pian piano il suo declino.

 

Tutto per mano di una pugliese, una ragazza che voleva solo vivere un sogno, e oggi, quasi 7 anni dopo, ricorda quei momenti sulla Gazzetta dello Sport, nel servizio di Paolo Bartezzaghi. “Ero pronta a tornare“, dice Vinci, “il giorno prima della semifinale avevo già chiamato l’agenzia di viaggio per il volo. Serena era numero 1 e giocava a casa sua; è stato un ribaltone incredibile, dopo aver perso il primo set. Non ho mai mollato. Mi ero detta che non avrei dovuto accontentarmi e che mi sarei dovuta godere la prima semifinale in uno Slam, vivendola in modo positivo“. Ai tempi non sembrava così, ma oggi è chiaro che Roberta inflisse un colpo duro da digerire a una delle carriere più ricche della storia dello sport, dando l’inizio ad una lenta fine: “Non ne abbiamo mai parlato, non c’è stata occasione, ma quella sconfitta l’ha segnata tanto. Per un periodo non giocò più, non se l’aspettava. Per una come lei, un conto è perdere con Sharapova o Azarenka, un conto con la Vinci“.

E da quella sconfitta, che la riportò tra i comuni mortali proprio per aver perso contro una giocatrice di un livello decisamente più basso, ad oggi, ne è passata di acqua sotto i ponti. Serena ha 40 anni, è una madre, l’attuale n.1 al mondo sarebbe nata dopo due anni quando lei vinse il suo primo Slam, tante delle giocatrici che l’hanno accompagnata ai suoi successi (venendo spesso sconfitte) si sono ritirate, e probabilmente sua sorella Venus sarà la prossima. Ma una cosa non è cambiata, e mai cambierà: l’amore, il rispetto, l’ammirazione che tutto il mondo, tennistico e non, ha e porterà con sé verso una giocatrice unica, una lottatrice che ha reso il fango diamanti, consapevoli della fortuna di aver potuto assistere direttamente alle imprese di Serena Williams da Saginaw, Michigan.

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