Roland Garros uomini: finalmente Djokovic! Primo trionfo a Parigi e ora detiene tutti gli Slam

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Roland Garros uomini: finalmente Djokovic! Primo trionfo a Parigi e ora detiene tutti gli Slam

Al quarto tentativo, il numero uno del mondo Novak Djokovic conquista il suo primo Roland Garros. Completato il Career Grand Slam, è l’ottavo tennista a riuscirci. Andy Murray perde la sua prima finale a Parigi: non basta un ottimo primo set per evitare la disfatta. Era dai tempi di Rod Laver (’69) che un tennista non deteneva tutti e quattro i titoli dello Slam

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[1] N. Djokovic b. [2] A. Murray 3-6 6-1 6-2 6-4 (da Parigi, il nostro inviato)

Djokovic-Murray RG2016

Novak Djokovic ce l’ha fatta. Al dodicesimo tentativo fa centro al Roland Garros, vince il dodicesimo Slam della carriera e sfata quella che stava per diventare una maledizione. Nole diventa il terzo giocatore della storia a detenere contemporaneamente i quattro titoli dello slam dopo Rod Laver e Don Budge e mai come quest’anno avrà l’occasione di chiudere il Calendar Grand Slam. Intanto si iscrive anche alla ristretta cerchia dei fenomeni della storia del tennis che hanno vinto tutti i Major (il secondo più “anziano” con 29 anni e 38 giorni dopo Andre Agassi che completò il quadro a 29 anni e 14 giorni. Roy Emerson, Roger Federer, Rafa Nadal e Fred Perry gli altri oltre ai già citati Budge e Laver ).

 

Niente da fare per Murray che non riesce a far risuonare le note del “God save the Queen” a Parigi ottantuno anni dopo Fred Perry, ultimo britannico a vincere nel 1935. Dopo un primo set in cui ha approfittato della partenza diesel di Novak Djokovic (come la sua Peugeot) lo scozzese è andato via via spegnendosi dinanzi ai colpi del serbo sempre più convincente e deciso. Nole è stato probabilmente vittima ad inizio partita della troppa voglia di vincere l’unico grande torneo che ancora lo respingeva, ma alla lunga la sua superiorità in ogni aspetto del gioco è stata fin troppo netta e a tratti imbarazzante. Non è stata una partita esaltante (come tutto il torneo del resto) ma ciò che conta alla fine è che abbia consegnato definitivamente il serbo alla storia di questo sport.

Lo Chatrier è gremito in ogni ordine di posti per quello che ormai è diventato un grande classico delle racchette contemporanee: è la settima volta che Djokovic e Murray si ritrovano assieme in una finale di uno Slam con il serbo quattro volte vincitore in Australia e lo scozzese campione di Wimbledon e US Open. È la nona volta che le prime due teste di serie si affrontano nella finale del Roland Garros nell’era Open e la numero 2 ha vinto per ben quattro volte. Tuttavia Nole ha vinto dodici delle ultime quattordici sfide contro Murray, che l’ha spuntata solo a Montreal lo scorso anno e a Roma pochi giorni fa.

Un boato accoglie l’ingresso in campo di Novak Djokovic e subito partono i cori “Nole! Nole!”: lo Chatrier almeno inizialmente è al suo fianco e vuole che oggi si scriva la storia. L’avvio di partita è da shock per il britannico che cede a zero il game alla battuta di apertura ma riesce subito a recuperare al cambio di campo pressando da fondo e completando l’opera con uno splendido lob che scavalca Djokovic chiamato a rete da un dropshot ben giocato. Il copione della partita è per entrambi subito chiaro: lunghi scambi soprattutto sulla diagonale sinistra e palle corte a spezzare il ritmo. È però Djokovic a tradire maggiormente la tensione della altissima posta in palio, il quinto errore gratuito (quarto con il diritto) gli costa il secondo break di fila e lo scozzese si porta in vantaggio, tenendo anche comodamente il suo game di servizio concluso con un ace (4-1). 

Il body language dei due giocatori è molto chiaro, Murray è determinatissimo e si incita ad ogni punto, Nole è contratto e nervoso e si sommerge sotto una valanga di errori. Lo scozzese porta a casa anche il primo game che va ai vantaggi del set, spingendo con il servizio e riuscendo ad impattare con decisione anche quando il serbo prova ad alzare la traiettoria dei colpi (5-2). Dalle tribune uno spettatore invita Nole a svegliarsi – “Wake up Djoko, Wake up!” – ma la reazione del serbo si concentra sull’arbitro reo di aver giudicato buono e vincente un servizio di Murray. Lo Chatrier ulula di sdegno, in maniera francamente insopportabile,  impedendo la ripresa del gioco addirittura per due minuti, ma Murray non si distrae ed al terzo set point chiude il parziale. Bravo Murray ma davvero incredibile lo score di Djokovic che colleziona tredici errori in un solo set, otto con il diritto e cinque con il rovescio.

E l’inizio di secondo set non sembra promettere niente di buono per il numero uno del mondo che in vantaggio 40-15 nel primo game si incarta con un doppio fallo ed offre una palla break a Murray, bravissimo ad infilarlo con un passante in cross di diritto dopo una difesa pazzesca. Qui è bravo Djokovic a serrare le fila aggrappandosi al servizio. Al cambio di campo però un paio di errori del britannico offrono due palle break (le prime dopo il primo gioco della partita) al serbo che approfitta di un doppio fallo di Murray per portarsi in vantaggio (2-0) nel tripudio dello stadio, neanche ci fosse in campo un francese.

Djokovic avrebbe anche due palle break per ammazzare il set, ma con un errore di diritto ed una scellerata palla corta consente al numero due del mondo di restare in vita (3-1). Sugli spalti si fa politica tra un “Allez Hollande” un “Allez Sarkò” e intanto Djokovic comincia a mulinare il suo gioco spingendo Murray sempre più lontano dalla riga di fondo. Il ko è solo rinviato perché nel sesto gioco un millimetrico rovescio lungolinea consegna al serbo un altro break e di fatto il set, con Murray che all’improvviso comincia ad apparire dimesso ed inizia i suoi monologhi che tanto hanno infastidito Amelie Mauresmo. Insomma, dopo un’ora e ventuno minuti di gioco si sono conclusi già due set e questa è una notizia: siamo in parità ma con la partita che sembra aver preso la sua strada più tradizionale (23-10 per Nole gli h2h).

Nel terzo gioco del terzo set Andy è subito nei guai con due palle break da fronteggiare, mentre in tribuna stampa ci si lamenta per la scarsa qualità del gioco – “Speriamo facciano in fretta”: lo scozzese salva la prima in spinta e si incita con il consueto “Let’s go!” ma affossa in rete una comoda volée di diritto e cede il servizio (1-2). È una rottura prolungata quella del britannico che concede un altro break allo scatenato Djokovic (adesso sì) che incendia il pubblico con una strepitosa contro smorzata che certifica un parziale impietoso, dopo il primo set, di dieci giochi a due. Che diventano undici, non bastano neppure quattro palle break nel sesto gioco per abbozzare un tentativo di rimonta, prima che Murray argini l’emorragia (5-2) senza però evitare la fine già scritta del parziale. Dopo due ore e otto minuti la montagna da scalare per lo scozzese è davvero altissima anche perché ora in campo c’è la migliore versione del torneo di Djokovic. 

Quando ad inizio quarto set Murray scivola subito sul proprio servizio incaponendosi a servire sul rovescio di Djokovic e inabissandosi sotto una serie di errori, il film della partita sembra irrimediabilmente ai titoli di coda. L’orgoglio scozzese tiene a galla Murray che salva un mini-match point annullando la palla del 1-4 con un gran diritto su una smorzata del serbo e si riporta in scia (2-3). La resa è però solo rinviata di qualche minuto, Nole viene a prendersi un altro break (a zero) mandando Murray da una parta all’altra del campo e finendolo con un diritto lungolinea che lo porta a servire per il suo primo titolo a Porte d’Auteuil tra l’entusiasmo dello Chatrier, mai così serbo.

Ma la storia ha il suo peso e Nole al momento di chiudere trema. Murray gioca finalmente un paio di game da numero due del mondo, recupera un break, si riporta sotto sul 4-5 e sembra dire a Djokovic: “Vieni a prendertela tu”. All’improvviso il pubblico sostiene Murray, vuole ancora un po’ di partita, ma è solo un brivido che dura il tempo di uno 0-15 e di un doppio fallo sul primo match point e un rovescio largo sul secondo. Quando l’ultimo rovescio di Murray affonda in rete, Nole può sdraiarsi sul sacro suolo di Parigi e disegnare un cuore rosso come fece Guga Kuerten che applaude e sorride in tribuna.

Adriano Panatta torna a calcare quaranta anni dopo il campo che lo ha reso immortale e nel momento esatto in cui consegna la Coppa dei Moschettieri a Novak, spunta insolente e poetico il primo raggio di sole che Parigi ricordi da dieci giorni a questa parte. Per i serbi è un segno divino, per noi forse una terribile beffa.

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Roland Garros: per Nadal è una scatenata dozzina, Thiem deve si arrendere

PARIGI – Rafa affonda l’austriaco dopo due set in equilibrio. Dodicesimo trionfo a Parigi e 18esimo titolo dello Slam per lo spagnolo

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Rafael Nadal, a terra - Roland Garros 2019 (via Twitter, @rolandgarros)

[2] R. Nadal b. [4] D. Thiem 6-3 5-7 6-1 6-1 (da Parigi, il nostro inviato)

Chi voleva una partita da questa finale ha avuto una partita, almeno per due set e un po’. Per buoni tratti c’è stato equilibrio. Ma quando poi ci si è allontanati per guardare l’immagine d’insieme, come si fa con un quadro di grandi dimensioni, i tratti del dipinto sono apparsi molto chiari, e molto chiaramente favorevoli a Rafael Nadal. Il maiorchino ha conquistato il suo dodicesimo titolo al Roland Garros (il doppio dei sei vinti da Borg, che già sembravano difficilmente attaccabili) scavando il solco tra lui e Dominic Thiem all’inizio del terzo set, dimostrando come la capacità di mantenere un livello di attenzione agonistica sempre elevatissima lo ha fatto diventare il campionissimo dai numeri stratosferici che tutti conosciamo.

Dopo aver vinto il secondo set sulla dirittura d’arrivo, anche grazie a qualche sbavatura di Nadal, Thiem ha subito un fisiologico abbassamento del livello d’adrenalina che gli ha fatto subire una brutale aggressione (agonistica s’intende) da parte di quell’animale da partite “in rosso” che da ormai quindici anni spadroneggia al Bois de Boulogne a inizio giugno. Con gli altri giocatori ci si può permettere di diminuire i giri del motore per entrare nel set, con Nadal invece è un peccato mortale.

LA PARTITA – Già durante il primo punto, il silenzio del centrale era rotto dal pianto disperato di un bambino, che oltre a causare viva ilarità dei presenti interropeva la litanica preparazione di Nadal per il servizio. Il tema tattico del match non era una sorpresa per nessuno: Nadal a giocare i suoi proverbiali “liftoni” sul rovescio monomane di Thiem e l’austriaco a tentare di aprirsi gli angoli con le sue accelerazioni una volta abbandonati gli amati teloni di fondo. Il primo break era per lui, dopo 27 minuti di gioco, per il tripudio di una platea vogliosa di vedere una partita e ben consapevole dell’importanza del primo set.

Purtroppo per loro, però, due errori non forzati piuttosto banali per Thiem restituivano subito il break a Nadal, che sul 3-3 difendeva il servizio magnificamente in un game da corrida di 12 punti, annullando una chance del 3-4 con un servizio più corto del solito tanto da costringere l’avversario all’errore. Al primo colpo di turbo di Nadal, Thiem perdeva trazione e non riusciva a mantenere la scia: parziale di 10-2 per il maiorchino che chiudeva il primo set in 53 minuti con il punteggio di 6-3.

 

Troppo poco efficace Thiem in fase di risposta, nella quale non riusciva a trovare la giusta posizione, e troppo poco pronto a trovare soluzioni vincenti nei violentissimi scambi da fondo proposti da Nadal e incautamente accettati. Nel secondo parziale però Dominic riusciva a trovare qualcosa in più battuta: solo cinque punti persi nei primi quattro turni di servizio, quando nel set precedente aveva addirittura fatto registrare un saldo negativo nello stesso numero di games (10-11). Tuttavia per sua sfortuna doveva passare mezz’ora nel set prima che Nadal perdesse un ‘quindici’ sul proprio servizio, su un diritto in rete. Ma quando il parziale sembrava ormai pronto per un tie-break, sul 5-6 lo spagnolo accusava il primo piccolo calo del match, e con quattro errori gratuiti consecutivi (due di diritto, due di rovescio) su altrettanti scambi all’ultimo sangue consegnava il secondo set a Thiem con il punteggio di 7-5 in 49 minuti.

Qui l’austriaco perdeva un treno importante, perchè subito in principio di terzo parziale con quattro errori gratuiti (questa volta tre di diritto e uno di rovescio) cedeva la battuta a zero a un Nadal rigenerato dopo la pausa fisiologica e strozzava l’entusiasmo degli spettatori neutrali che si erano vivamente compiaciuti per la raggiunta parità nel punteggio. Il naturale abbassamento dei giri avuto da Thiem dopo la conclusione di un set equilibrato aveva per lui conseguenze devastanti: il parziale di 16 punti a uno mandava Nadal avanti 4-0 in poco più di un quarto d’ora, segnando in maniera irreversibile le sorti del parziale, conclusosi poi 6-1 per Nadal in 30 minuti.

L’inizio del quarto set portava con sè un sensibile abbassamento di temperatura e della luminosità, oltre a un ritorno agli schemi di gioco e di punteggio del primo set, con un maggiore equilibrio negli scambi da fondo e una minore dominanza del servizio. Nel primo game del parziale, il primo ad andare ai vantaggi dal 3-3 nel primo set, regalava a Thiem una palla break per una fuga iniziale nel punteggio, ma Nadal la cancellava con un diritto vincente. Tre gratuiti di Dominic mandavano lo spagnolo subito avanti 2-0, e altre due palle break nel game seguente, vanificate da altrettante risposte mancate di Thiem, segnavano il 3-0 che sembrava già una condanna. Allo scoccare delle tre ore e un minuto di gioco, con una emblematica risposta lunga dell’austriaco sul servizio centrale di Nadal, il match finiva con la consueta celebrazione schiena a terra del maiochino, estatico come la prima volta del suo ennesimo trionfo parigino.

Certo non avrà avuto un tabellone difficilissimo (eufemismo), e sicuramente gli eventi (meteo e non) della seconda settimana lo hanno favorito ancora di più. Ma a 33 anni sulla terra battuta di Parigi, e spesso anche non di Parigi, l’uomo da battere rimane sempre lui. Fino all’anno prossimo la Coupe des Mosquetaires rimarrà nelle sue mani, in attesa che si faccia avanti il prossimo sfidante.

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Roland Garros: Ashleigh Barty, regina di Francia e n. 2 del mondo

PARIGI – Un assolo di Ashleigh Barty che domina Marketa Vondrousova e conquista il suo primo major. Prima Aussie a vincere al Roland Garros dopo la Court (1973) e a conquistare uno slam dopo la Stosur (US Open 2011)

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Ashleigh Barty - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

[8] A. Barty b. M. Vondrousova 6-1 6-3 (da Parigi, la nostra inviata)

Aveva lasciato il tennis per il cricket. Poi, nel 2016, è tornata al suo primo amore ed è stata ricompensata. Ashleigh Barty (8 WTA), a 23 anni, solleva il suo primo trofeo slam battendo una delle grandi sorprese del torneo, la 19enne Marketa Vondrousova (51 WTA), 6-1 6-3 in 70 minuti. Barty è la nuova regina di Parigi ma anche d’Australia, essendo la prima tennista Aussie a vincere il French Open dopo Margaret Court (1973); è inoltre la prima australiana a conquistare un major dopo Samantha Stosur (US Open 2011). Trionfa nella finale slam più giovane da quella del Roland Garros 2008 quando Ana Ivanovic, 20enne, vinse il torneo contro la 22enne Dinara Safina.

Si tratta del loro terzo confronto diretto, il primo sulla terra rossa; per Barty è il 5 titolo in carriera – il quarto è arrivato a Miami quest’anno – e la 25esima vittoria a livello slam. Con il trionfo al Roland Garros, “Ash” diventa n. 2 del mondo e l’ultima australiana ad essere n. 2 fu Evonne Goolagong, nel 1976; l’ultima ad essere nella Top 5 fu la Stosur, nel 2012. È la sesta diversa tennista australiana a raggiungere la finale del Roland Garros nell’Era Open (Court, Gourlay, Goolagong, Turnbull e Stosur). È infine la tennista più vincente (finora) della stagione con 31 vittorie. È la 51esima vincitrice slam dell’Era Open. Niente da fare per Marketa Vondrousova, che non riesce mai ad entrare in partita, totalmente irretita dalle variazioni, dal tennis chirurgico e dalla mano sopraffina di Ashleigh. Disputa comunque un Roland Garros da sogno, con il grande merito di non aver perso neanche un set fino alla finale e, da lunedì, da n.51 entrerà nella Top 20 (n. 15 o 16 WTA).

 

LA PARTITA – Dopo l’interminabile semifinale tra Djokovic e Thiem, la finale femminile tra Ashleigh Barty e Marketa Vondrousova comincia con un’ora e mezza di ritardo. Nuovoloni grigi si alternano a squarci di cielo azzurro. La pioggia dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) concedere una tregua agli organizzatori del French Open. Ashleigh e Marketa cominciano subito ad alternare palle in spin e in slice, soprattutto l’australiana che, sin dai primi scambi, dimostra di avere il braccio saldo e di gestire molto meglio la tensione in un grande rendez-vous. La ceca sembra esitante e soprattutto va troppo spesso fuori misura. I primi tre game sono totale appannaggio di Barty che si allontana sul 3-0. Fa fatica Marketa ad entrare in partita. Rompe il ghiaccio sull’1-4 ma Barty è molto più lucida, dosando alla perfezione backspin e topspin, piazzando ad hoc lungolinea ed incrociati, padrona incontrastata del campo. Il primo set è suo, 6-1 in 28 minuti.

È un assolo di Barty, che continua a disegnare geometrie con grande savoir faire mentre, dall’altra parte della rete, Vondrousova non riesce a liberarsi dal tennis ordinato e velenoso dell’avversaria. La ceca rompe il ghiaccio nel secondo ma “Ash” continua a veleggiare verso il primo successo slam, salendo 3-1. Palle corte deliziose e micidiali, variazioni da fondo e ricerca degli angoli spiazzano totalmente Marketa che non riesce a trovare il bandolo della matassa per impensierire la tennista Aussie, che avanza ancora sul 4-2. Marketa tenta comunque di rimanere a galla, scambiando a più non posso e procurandosi tre palle del 4-5; ma oggi Barty è troppo forte per lei.

Continua ad attaccare, sempre in spinta e centrata. Al primo e unico matchpoint il Roland Garros è suo. Ashleigh Barty vince 6-1 6-3 il suo primo major e, da lunedì, sarà n. 2 del mondo. È la prima tennista Aussie a trionfare a Porte d’Auteuil dopo Margaret Court (1973) e la prima a vincere un major dopo Samantha Stosur (US Open 2011). Una prestazione perfetta, senza sbavature. Potente al servizio, Barty ha messo a segno nel torneo ben 38 ace (3 nella finale). Contro Vondrousova, su 20 discese a rete ha conquistato 15 punti e ha messo a segno ben 27 winner a fronte dei soli 10 dell’avversaria. I 26 gratuiti, del resto, rivelano la costante ricerca del punto. Ma quanto sarà contenta ‘Ash’ di aver rinunciato al cricket per tornare al tennis?

Certo, sono un po’ triste perché ho perso” ammette Vondrousova, “ma sono state due settimane fantastiche. Ho la mia famiglia qui ed è sempre meraviglioso per me“. Cosa è stato nel tennis di Barty che non ha permesso a Marketa di fare il proprio gioco? “È stata troppo forte oggi, penso abbia giocato un tennis fantastico e non ho avuto molte chance. Sì, credo mi abbia dato una lezione oggi“. E le smorzate della ceca? “Era ventoso ma lei non mi ha permesso di esprimere il mio gioco”. Un momento indimenticabile di queste due settimane? “Mi ricordo il matchpoint con Martic perché c’era nervosismo ma l’ho vissuto intensamente. Ma anche la semifinale, perché ero sotto 3-5 in entrambi i set. Ho lottato in tutti i match e sono fiera di me. Dopo queste due settimane, penso che le persone ricorderanno di me il mio spirito combattivo e le smorzate“.

In che cosa consiste ora il Barty Party? “È per tutti gli australiani” ha detto una raggiante Ashleigh ai giornalisti, “per noi è una festa ma non solo per queste due settimane ma anche per questi ultimi due o tre anni, per me stessa e per il mio team. Ho un gruppo straordinario intorno a me, di persone autentiche e sincere. È una cosa incredibile. Non mi sarei mai sognata di essere un giorno seduta qui, al French Open, con questo trofeo. O meglio, certo, abbiamo sogni e obiettivi quando siamo bambini, ma tutto ciò è incredibile”.  

Alcuni anni fa ‘Ash’ si prende una pausa dal tennis e si dedica al cricket. Nel 2016 però ritorna: “Non ho mai chiuso la porta al tennis. Avevo bisogno di fare un passo indietro, di vivere una vita normale perché quella da tennista non è una vita normale. Penso di aver avuto bisogno di crescere come persona, di maturare. Ho lasciato la porta aperta alle varie opzioni ed è stato un percorso che mi ha riportata al tennis. Ma ero sempre impegnata nel tennis, ogni giorno, col mio coach Jim. Palleggiavo e lui mi guidava. Poi mi sono mancate le gare, l’emozione della battaglia in campo con l’avversaria, le emozioni della vittoria ma anche quelle della sconfitta“.

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Roland Garros: Thiem spezza il sogno di Djokovic, seconda finale a Parigi

PARIGI L’austriaco vince in 5 set un match dai mille colpi di scena e un’altra interruzione per pioggia. Rematch della finale con Nadal. Djokovic dice addio al secondo Nole Slam

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Dominic Thiem - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

dal nostro inviato a Parigi

[4] D. Thiem b. [1] N. Djokovic 6-2 3-6 7-5 5-7 7-5

Tra le polemiche suscitate dalla sospensione venerdì sera a causa di (errate) previsioni meteorologiche ed i capovolgimenti di scena visti sabato, questa seconda semifinale del Roland Garros 2019 non finirà tanto presto di suscitare discussioni e polemiche. Dominic Thiem alla fine è riuscito a conquistare la sua seconda finale consecutiva al Bois de Boulogne nonostante le sospensioni per il maltempo siano sempre arrivate quando l’inerzia del match era a suo favore e nonostante la clamorosa paralisi emotiva che l’ha colto sul 5-3 40-15 nel quinto set, quando ha rimesso in gara un avversario che sembrava già battuto.

 

Difficile individuare un filo conduttore comune tra tutti gli spezzoni di partita disputati tra un giorno e l’altro. Certo è che dopo l’ultima sospensione per pioggia i due protagonisti hanno rifiutato quasi sistematicamente gli scambi prolungati sulle diagonali, cercando quasi sempre di aprire il campo, mentre nei segmenti precedenti si è visto un Djokovic piuttosto propenso a prendere la rete, forse per mascherare le fasi di relativa insicurezza da fondocampo, e un Thiem che si è progressivamente ritirato nel suo orticello 3-4 metri oltre la linea di fondo, dovendo tentare spesso e volentieri colpi molto difficili per rintuzzare gli attacchi di Djokovic.

LA CRONACA – Dopo un paio di “scentrate” rimediate con l’annullamento di una palla break nel game di apertura, Thiem si lasciava invischiare in alcuni scambi prolungati che, due giochi più tardi, gli costavano il controbreak. Djokovic, molto meno nervoso della sera precedente e più ben disposto ad accettare il vento, si metteva in opzione “metronomo” senza sbagliare mai e otteneva due delicate chance del 5-4, annullate da Thiem con coraggio e un pizzico di fortuna. Ma è sul 6-5 Thiem che arrivava il Nole che non ti aspetti: tre errori gratuiti piuttosto grossolani, tre set-point annullati con grande risolutezza, ma sul quarto il passante di rovescio dell’austriaco era troppo basso e radente per essere addomesticato da Nole e dopo due ore e un quarto di gioco (di cui solo 47 nella giornata di sabato) il numero uno del mondo si trova sotto per due set a uno.

Djokovic si tratteneva a stento dallo scagliare la pallina nelle serre d’Auteuil, ma l’arbitro gli appioppava comunque un’ammonizione per “condotta antisportiva”, apparentemente per aver commentato “Bravo, ti sei fatto un nome, tutti si ricorderanno di te”, riferendosi ad un episodio di qualche game prima quando, dopo aver ricevuto un “time violation”, il campione serbo si era lamentato perchè il punteggio veniva chiamato troppo presto.

Era comunque Nole a sprintare in vantaggio all’inizio del quarto set, con un break ottenuto sull’1-1 grazie anche a un piccolo calo di attenzione di Thiem, che sbagliava due rovesci non impossibili per lui. Il controbreak però arrivava immediatamente dopo, alla terza chance, grazie a un fortunatissimo passante di rovescio che il nastro rendeva imprendibile. Tutto inutile, comunque, perchè con un game sottotono Thiem si lasciava scappare di nuovo Djokovic, che metteva a segno una striscia di sette punti consecutivi per andare 4-2 0-15. Ma nessuno dei due riusciva a dare continuità al proprio gioco: altri due errori piuttosto inconsueti di Nole riportavano il punteggio in parità sul 4-4. La soluzione del parziale veniva all’undicesimo game, quando Thiem perdeva la battuta per la terza volta nel set, chiudendo il game con un doppio fallo, dando il via libera a Djokovic per portare il match al quinto dopo tre ore e cinque minuti.

Il livello di gioco non era eccelso all’inizio del set decisivo: parecchi errori, da ambo le parti, la stanchezza e la tensione la facevano da padrone, spingendo Thiem sempre più indietro rispetto alla linea di fondo e consigliando Djokovic a essere meno aggressivo nei palleggi, affidandosi piuttosto a qualche estemporanea discesa a rete. Le palle break nei primi due game svanivano come erano arrivate, ma sull’1-1 altri due errori non forzati del serbo davano il break a Thiem che poi si issava 4-1. Quando nel gioco successivo Nole doveva affrontare la palla dell’1-5 il match sembrava quasi finito, ma Giove Pluvio non aveva ancora finito di divertirsi con questa partita, e apriva i rubinetti, propiziando la fuga dei giocatori verso gli spogliatoi.

Si riprendeva dopo un’ora e sei minuti di pausa con Djokovic che fermava il gioco su un colpo di Thiem il quale invece veniva dato in campo, regalando all’austriaco la seconda palla del 5-1. Salvatosi bene con la battuta, il serbo andava a riprendersi il break subito dopo, arringando la folla con la mano quando, sulla palla break, il pallonetto di Thiem atterrava appena oltre la riga di fondo. Ma nell’ennesimo colpo di scena di questa partita da film thriller, sul 3-4 30-0 Djokovic si “autobreakkava” con quattro errori gratuiti mandando a servire per il match il suo avversario, il quale a sua volta, arrivato a due match-point sul 40-15, infilava altri quattro gratuiti riaprendo la partita. La fine però arrivava poco dopo: al terzo match-point sul 6-5 servizio Djokovic, un diritto vincente di Thiem poneva fine a questa partita infinita dopo 4 ore e 13 minuti.

ANCORA LORO – La finale del singolare maschile sarà dunque la stessa dell’edizione 2018, con Rafel Nadal che avrà avuto oltre 24 ore di riposo in più rispetto a Thiem, oltre ad aver giocato quasi due ore in meno in semifinale. I numeri sembrano tutti a favore del dodicesimo titolo del maiorchino, che è in vantaggio 8-4 nei precedenti (curiosamente tutti tranne uno disputatisi sulla terra battuta) ed è sicuramente un altro giocatore rispetto a quello che poche settimane fa perse l’ultima sfida tra i due a Barcellona.

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