Roland Garros uomini: finalmente Djokovic! Primo trionfo a Parigi e ora detiene tutti gli Slam

Roland Garros

Roland Garros uomini: finalmente Djokovic! Primo trionfo a Parigi e ora detiene tutti gli Slam

Al quarto tentativo, il numero uno del mondo Novak Djokovic conquista il suo primo Roland Garros. Completato il Career Grand Slam, è l’ottavo tennista a riuscirci. Andy Murray perde la sua prima finale a Parigi: non basta un ottimo primo set per evitare la disfatta. Era dai tempi di Rod Laver (’69) che un tennista non deteneva tutti e quattro i titoli dello Slam

Pubblicato

il

[1] N. Djokovic b. [2] A. Murray 3-6 6-1 6-2 6-4 (da Parigi, il nostro inviato)

Djokovic-Murray RG2016

 

Novak Djokovic ce l’ha fatta. Al dodicesimo tentativo fa centro al Roland Garros, vince il dodicesimo Slam della carriera e sfata quella che stava per diventare una maledizione. Nole diventa il terzo giocatore della storia a detenere contemporaneamente i quattro titoli dello slam dopo Rod Laver e Don Budge e mai come quest’anno avrà l’occasione di chiudere il Calendar Grand Slam. Intanto si iscrive anche alla ristretta cerchia dei fenomeni della storia del tennis che hanno vinto tutti i Major (il secondo più “anziano” con 29 anni e 38 giorni dopo Andre Agassi che completò il quadro a 29 anni e 14 giorni. Roy Emerson, Roger Federer, Rafa Nadal e Fred Perry gli altri oltre ai già citati Budge e Laver ).

Niente da fare per Murray che non riesce a far risuonare le note del “God save the Queen” a Parigi ottantuno anni dopo Fred Perry, ultimo britannico a vincere nel 1935. Dopo un primo set in cui ha approfittato della partenza diesel di Novak Djokovic (come la sua Peugeot) lo scozzese è andato via via spegnendosi dinanzi ai colpi del serbo sempre più convincente e deciso. Nole è stato probabilmente vittima ad inizio partita della troppa voglia di vincere l’unico grande torneo che ancora lo respingeva, ma alla lunga la sua superiorità in ogni aspetto del gioco è stata fin troppo netta e a tratti imbarazzante. Non è stata una partita esaltante (come tutto il torneo del resto) ma ciò che conta alla fine è che abbia consegnato definitivamente il serbo alla storia di questo sport.

Lo Chatrier è gremito in ogni ordine di posti per quello che ormai è diventato un grande classico delle racchette contemporanee: è la settima volta che Djokovic e Murray si ritrovano assieme in una finale di uno Slam con il serbo quattro volte vincitore in Australia e lo scozzese campione di Wimbledon e US Open. È la nona volta che le prime due teste di serie si affrontano nella finale del Roland Garros nell’era Open e la numero 2 ha vinto per ben quattro volte. Tuttavia Nole ha vinto dodici delle ultime quattordici sfide contro Murray, che l’ha spuntata solo a Montreal lo scorso anno e a Roma pochi giorni fa.

Un boato accoglie l’ingresso in campo di Novak Djokovic e subito partono i cori “Nole! Nole!”: lo Chatrier almeno inizialmente è al suo fianco e vuole che oggi si scriva la storia. L’avvio di partita è da shock per il britannico che cede a zero il game alla battuta di apertura ma riesce subito a recuperare al cambio di campo pressando da fondo e completando l’opera con uno splendido lob che scavalca Djokovic chiamato a rete da un dropshot ben giocato. Il copione della partita è per entrambi subito chiaro: lunghi scambi soprattutto sulla diagonale sinistra e palle corte a spezzare il ritmo. È però Djokovic a tradire maggiormente la tensione della altissima posta in palio, il quinto errore gratuito (quarto con il diritto) gli costa il secondo break di fila e lo scozzese si porta in vantaggio, tenendo anche comodamente il suo game di servizio concluso con un ace (4-1). 

Il body language dei due giocatori è molto chiaro, Murray è determinatissimo e si incita ad ogni punto, Nole è contratto e nervoso e si sommerge sotto una valanga di errori. Lo scozzese porta a casa anche il primo game che va ai vantaggi del set, spingendo con il servizio e riuscendo ad impattare con decisione anche quando il serbo prova ad alzare la traiettoria dei colpi (5-2). Dalle tribune uno spettatore invita Nole a svegliarsi – “Wake up Djoko, Wake up!” – ma la reazione del serbo si concentra sull’arbitro reo di aver giudicato buono e vincente un servizio di Murray. Lo Chatrier ulula di sdegno, in maniera francamente insopportabile,  impedendo la ripresa del gioco addirittura per due minuti, ma Murray non si distrae ed al terzo set point chiude il parziale. Bravo Murray ma davvero incredibile lo score di Djokovic che colleziona tredici errori in un solo set, otto con il diritto e cinque con il rovescio.

E l’inizio di secondo set non sembra promettere niente di buono per il numero uno del mondo che in vantaggio 40-15 nel primo game si incarta con un doppio fallo ed offre una palla break a Murray, bravissimo ad infilarlo con un passante in cross di diritto dopo una difesa pazzesca. Qui è bravo Djokovic a serrare le fila aggrappandosi al servizio. Al cambio di campo però un paio di errori del britannico offrono due palle break (le prime dopo il primo gioco della partita) al serbo che approfitta di un doppio fallo di Murray per portarsi in vantaggio (2-0) nel tripudio dello stadio, neanche ci fosse in campo un francese.

Djokovic avrebbe anche due palle break per ammazzare il set, ma con un errore di diritto ed una scellerata palla corta consente al numero due del mondo di restare in vita (3-1). Sugli spalti si fa politica tra un “Allez Hollande” un “Allez Sarkò” e intanto Djokovic comincia a mulinare il suo gioco spingendo Murray sempre più lontano dalla riga di fondo. Il ko è solo rinviato perché nel sesto gioco un millimetrico rovescio lungolinea consegna al serbo un altro break e di fatto il set, con Murray che all’improvviso comincia ad apparire dimesso ed inizia i suoi monologhi che tanto hanno infastidito Amelie Mauresmo. Insomma, dopo un’ora e ventuno minuti di gioco si sono conclusi già due set e questa è una notizia: siamo in parità ma con la partita che sembra aver preso la sua strada più tradizionale (23-10 per Nole gli h2h).

Nel terzo gioco del terzo set Andy è subito nei guai con due palle break da fronteggiare, mentre in tribuna stampa ci si lamenta per la scarsa qualità del gioco – “Speriamo facciano in fretta”: lo scozzese salva la prima in spinta e si incita con il consueto “Let’s go!” ma affossa in rete una comoda volée di diritto e cede il servizio (1-2). È una rottura prolungata quella del britannico che concede un altro break allo scatenato Djokovic (adesso sì) che incendia il pubblico con una strepitosa contro smorzata che certifica un parziale impietoso, dopo il primo set, di dieci giochi a due. Che diventano undici, non bastano neppure quattro palle break nel sesto gioco per abbozzare un tentativo di rimonta, prima che Murray argini l’emorragia (5-2) senza però evitare la fine già scritta del parziale. Dopo due ore e otto minuti la montagna da scalare per lo scozzese è davvero altissima anche perché ora in campo c’è la migliore versione del torneo di Djokovic. 

Quando ad inizio quarto set Murray scivola subito sul proprio servizio incaponendosi a servire sul rovescio di Djokovic e inabissandosi sotto una serie di errori, il film della partita sembra irrimediabilmente ai titoli di coda. L’orgoglio scozzese tiene a galla Murray che salva un mini-match point annullando la palla del 1-4 con un gran diritto su una smorzata del serbo e si riporta in scia (2-3). La resa è però solo rinviata di qualche minuto, Nole viene a prendersi un altro break (a zero) mandando Murray da una parta all’altra del campo e finendolo con un diritto lungolinea che lo porta a servire per il suo primo titolo a Porte d’Auteuil tra l’entusiasmo dello Chatrier, mai così serbo.

Ma la storia ha il suo peso e Nole al momento di chiudere trema. Murray gioca finalmente un paio di game da numero due del mondo, recupera un break, si riporta sotto sul 4-5 e sembra dire a Djokovic: “Vieni a prendertela tu”. All’improvviso il pubblico sostiene Murray, vuole ancora un po’ di partita, ma è solo un brivido che dura il tempo di uno 0-15 e di un doppio fallo sul primo match point e un rovescio largo sul secondo. Quando l’ultimo rovescio di Murray affonda in rete, Nole può sdraiarsi sul sacro suolo di Parigi e disegnare un cuore rosso come fece Guga Kuerten che applaude e sorride in tribuna.

Adriano Panatta torna a calcare quaranta anni dopo il campo che lo ha reso immortale e nel momento esatto in cui consegna la Coppa dei Moschettieri a Novak, spunta insolente e poetico il primo raggio di sole che Parigi ricordi da dieci giorni a questa parte. Per i serbi è un segno divino, per noi forse una terribile beffa.

Continua a leggere
Commenti

Roland Garros

Roi Rafa XI: praticamente imbattibile

PARIGI – Il Roland Garros ha un solo padrone: Nadal doma Thiem in tre set. 11esima vittoria a Parigi, 17esimo Slam (a meno 3 da Roger Federer). Rafa rimane n.1 del mondo

Pubblicato

il

[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep. 29 – Battaglia finale

[1] R. Nadal b. [7] D. Thiem 6-4 6-3 6-2 (da Parigi, il nostro inviato)

 

 

NADAL GARROS – Non c’erano riusciti Roger Federer (quattro tentativi), Novak Djokovic (due), Robin Soderling, David Ferrer, Mariano Puerta, Stan Wawrinka e non ce l’ha fatta nemmeno Dominic Thiem. Nella finale del Roland Garros, Rafa Nadal è semplicemente imbattibile“Ho un piano, so come giocare contro Rafa” aveva detto Thiem alla vigilia. Un piano che può bastare magari a Buenos Aires, a Roma o a Madrid. Ma non qui, nella riserva di caccia di Nadal. Non che non ci abbia provato l’austriaco, ma anche oggi contro uno scatenato Rafa non c’è stato nulla da fare. Arriva così l’undicesimo trionfo parigino per il maiorchino, l’ennesimo senza lasciare nemmeno trasparire la possibilità che il torneo potesse avere un esito diverso. Un dominio imbarazzante, una tirannia spaventosa che consegna  una volta di più Rafa Nadal alla leggenda di questo sport. Uno sport che evidentemente non è per giovani, se è vero come è vero che gli ultimi sette Slam sono stati vinti da ultratrentenni, di cui gli ultimi sei divisi equamente tra Roger e Rafa. D’altra parte stiamo parlando di un signore che ha vinto, con quella di oggi, 111 match su 113 sulla terra rossa al meglio dei cinque set (Soderling 2009 e Djokovic 2015 le uniche “macchie”) e solo quattro volte è stato trascinato al quinto set (peraltro vincendo sempre: finali di Roma 2005-06 contro Coria e Federer, Isner al secondo turno del 2011 e Djokovic in semifinale nel 2013).

Rafa Nadal – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

EQUILIBRIO MA RAFA VA – La partenza è da brividi per il giovane austriaco. Nadal fa capire subito chi comanda in questo campo, mettendo pressione al suo avversario sin dal primo quindici: parziale iniziale di otto punti a uno e set che sembra già in discesa (2-0) e mette i brividi a tutti gli spettatori. Ma Dominic è di tempra dura, incassa senza problemi lo sprint di Rafa e complice qualche inusuale errore dello spagnolo con il diritto (quattro nei primi quattro giochi, di solito li fa in una partita intera) riesce a restituire il break e a riportarsi in parità (2-2). Dopo venti minuti c’è partita. Thiem si ricaccia nei guai nel sesto gioco – durato ben sedici punti – nel quale ferma il gioco sulla palla-game giudicando male un rovescio di Rafa e si trova a dover fronteggiare due palle break, salvate però con grande autorevolezza. Un boato accoglie l’arrivo sullo Chatrier di Zinedine Zidane che ha regalato al tifoso merengue Rafa le ultime tre Champion’s League. La resa per Thiem arriva nel decimo gioco, quando va a servire sotto pressione sul 4-5: volée comoda affossata in rete, tre errori gratuiti di diritto e la frittata è fatta dopo 57 minuti. Un game del genere contro Rafa può essere fatale.

Dominic Thiem – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

DOMI LOTTA MA È SEMPRE RAFA – L’inerzia ovviamente è tutta dalla parte di Nadal e Thiem accusa subito il colpo ad inizio di secondo set. Resiste strenuamente nel secondo gioco annullando con coraggio quattro break point ma è costretto a giocare sopra ritmo per tenere testa allo scatenato spagnolo e finisce con il commettere troppi errori. Rafa trasforma la quinta chance di break con il rovescio di Dominic che vola via insieme alle speranze di rimanere attaccato al dominatore della terra rossa. Uno 0-30 sul servizio Nadal sul 3-1 viene accolto dallo Chatrier con un boato di speranza: il timore che un’altra finale parigina finisca in una mattanza è dietro l’angolo. Rafa si sa, non è tenero di cuore quando si tratta di ammazzare un match e non si lascia minimamente scomporre neanche da qualche spettatore indisciplinato (4-1). Per la verità Thiem è ammirevole: sul 4-2 per Rafa, avanza in risposta portandosi a ridosso della linea di fondo, gioca un game di risposta pazzesco nel quale riesce a issarsi a palla break, ma Rafa è superlativo (neanche un time violation lo turba) nel ribattere colpo su colpo e nell’inventarsi due palle corte consecutive con le quali scampa il pericolo. In tribuna ci si interroga su cosa possa fare di più l’austriaco, se non riesce a portare a casa neppure game come questo nel quale ha fatto miracoli. Probabilmente nulla e infatti, dopo un’ora e cinquanta siamo 6-4 6-3 Nadal. Considerando che Rafa non ha mai perso un match al quinto sulla terra e solo due volte in carriera ha perso da un vantaggio di due set (in finale a Miami nel 2005 contro Federer e a New York contro Fognini nel 2015) si può cominciare a preparare il podio.

Rafa Nadal – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

LA RESA E IL TRIONFO – È bravo a non mollare anche ad inizio del terzo Dominic, quando annulla davvero alla grande quattro palle break nel game di apertura che avrebbero assunto il sapore della resa definitiva. Il disprezzo dipinto sul volto di Nadal su un suo diritto in rete la dice lunga sulla fame infinita del cannibale maiorchino, che non molla di un centimetro dinanzi al suo giovane ma orgoglioso avversario. Nel terzo gioco arriva il break alla seconda occasione che spiana definitivamente la strada. L’unico brivido è un improvviso stop che chiede Rafa sul 2-1 30-30 per un problema (un crampo pare) a due dita di una mano, ma nessuno si preoccupa, al punto che parte immediata la “ola” sullo Chatrier. Imperterrito Rafa continua a martellare con il diritto mostrando i muscoli nel braccio di ferro con Thiem che resiste anche a quattro match point. L’ultimo rovescio lungo dell’austriaco schiude per l’undicesima volta le porte del paradiso rosso di Nadal. Non è ancora tempo di abdicare, probabilmente non lo sarà mai. Forse un giorno tutto questo sarà di Thiem, ma per adesso il monarca assoluto del rosso resta Rafa XI da Manacor.

Rafa Nadal e Dominic Thiem – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Continua a leggere

Roland Garros

Halep corona il sogno: Parigi vale (bene) il primo Slam

PARIGI – Indietro di un set e un break, Simona rimonta Sloane Stephens e conquista il suo primo Slam. Trionfa al Roland Garros 40 anni dopo la connazionale Virginia Ruzici

Pubblicato

il

[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 28 – Finalmente Halep

[1] S. Halep b. [10] S. Stephens 3-6 6-4 6-1 (da Parigi, la nostra inviata)

 

STORICA HALEP – Sulla terra del Philippe Chatrier oggi Simona Halep è in paradiso. Nella sua quarta finale Slam – la terza a Parigi – la numero 1 del mondo vince finalmente il suo torneo dei sogni. Dopo 2 ore e 3 minuti batte una perfetta e quasi ingiocabile (per un set e mezzo) Sloane Stephens, numero 10 del mondo e campionessa dello US Open 2017, con lo score di 3-6 6-4 6-1. Sul 6-3 2-1 il meccanismo della statunitense si inceppa, Sloane perde in precisione e lucidità, forse in preda a un calo fisico, mentre Halep acquista progressivamente fiducia e precisione. E finalmente il trionfo. Simona può stringere a sé la tanto agognata Coupe Suzanne Lenglen, diventando così la seconda tennista rumena a trionfare al Roland Garros, 40 anni dopo l’exploit della connazionale Viginia Ruzici. “Vendica” inoltre Ruzici nel secondo scontro Slam tra una rumena e una statunitense, dopo che Chris Evert vinse contro Virginia nel 1980. Un sogno che si avvera per Simona, che non solo conquista il suo primo titolo major, ma consolida inoltre la prima posizione della classifica mondiale. La vittoria contro Sloane è la sesta su 8 confronti diretti e Simona ha sempre vinto sulla terra. Halep diventa così la 27esima campionessa dello Slam francese (dieci anni dopo aver conquistato lo Slam parigino nella categoria juniores) e la 49esima vincitrice Slam dell’Era Open. Il successo di oggi le regala il settimo sigillo sulla terra, il 17esimo in carriera. Diventa inoltre la giocatrice con più vittorie, finora, del 2018 (35) seguita da Kvitova (32). È la quarta tennista ad aver vinto più partite al Roland Garros (24) dietro Serena Williams (63), Maria Sharapova (56) e Svetlana Kuznetsova (52).

Simona Halep e Sloane Stephens – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

LA CRONACA DEL MATCH – Sono numerosissimi i tifosi rumeni presenti sugli spalti dello Chatrier che cominciano a gridare “Simona! Simona!” venti minuti prima che entrino in campo le giocatrici. L’atmosfera è febbrile sul centrale perché molti in realtà attendono di vedere come reagirà Simona Halep alla sua quarta finale Slam, la terza a Parigi. All’ingresso in campo delle finaliste, scoppia un boato e il nome di Simona risuona fragoroso, ancora e ancora.

PRIMO SETLa rumena parte molto tesa, commette subito tre gratuiti in risposta facilitando il compito a Stephens che sale 1-0. Sloane si dimostra ordinata e lucida, piazzando colpi tesi e angolati, comandando lo scambio e facendo spostare l’avversaria da una parte all’altro del campo. Le due giocano a specchio studiandosi da fondo e ingaggiando un testa a testa sfiancante. Il secondo game è lottato, ma alla fine la spunta la rumena. Nonostante Halep spinga da fondo imperterrita cercando profondità, Stephens ribatte con un palleggio da playstation. Sloane è dappertutto, prende tutto e rimanda ogni palla, inducendo all’errore l’avversaria che si ostina a restare troppo dietro alla linea di fondo, va fuori giri e si ritrova 1-3. Anche i tifosi rumeni sembrano storditi dall’avvio perfetto dell’americana, anche se poi ricominciano fiduciosi a incitare la loro beniamina. La n. 1 del mondo si avvicina sul 2-4 e ora comincia a mettere in campo palle più alte e liftate, cercando di scardinare così la regolarità, il ritmo e le accelerazioni di Stephens. Ma non basta. La statunitense allunga le distanze salendo 5-2; non sbaglia nulla e, chirurgica con cross tesi e lungolinea, è quasi sempre lei a chiudere il punto. Ecco che la rumena, dopo 40 minuti, ha a disposizione la prima palla break del set grazie a una smorzata; palla break che spreca subito cacciando a rete un rovescio. Non tarda ad arrivare un setpoint tutto americano, e dopo 41 minuti una perfetta e quasi ingiocabile Sloane Stephens conquista il primo set per 6-3. Tutti i loro precedenti incontri si sono conclusi in due set. Un segno del destino anche per questa finale?

SECONDO SETStephens corre veloce e strappa il servizio a Simona in apertura di secondo set. La statunitense continua a dominare e gioca come il gatto col topo con Halep, che non trova le giuste posizioni né la tattica per infondere dubbi all’avversaria. La n. 10 del mondo sale 2-1. Ricordiamo che l’anno scorso Halep era avanti di un set e un break contro Ostapenko e ha perso l’incontro. Ora è la sua avversaria ad essere in vantaggio di un set e un break. Che sia anche questo un segnale? Intanto per la prima volta nel match, non solo la rumena strappa la battuta a Sloane e pareggia i conti sul 2-2, ma sale in vantaggio 3-2. Piccolo passaggio a vuoto dell’americana che sembra un po’ più lenta sulle gambe. A questo punto le due hanno conquistato il 50% dei punti, ma ora il vento soffia a favore di Halep che, più accorta e sempre in spinta, allunga il passo sul 4-2. Il braccio però le trema ancora, e dal 4-2 subisce la rimonta di Stephens. Simona spinge e spinge ancora portandosi sul 5-4. E riparte il coro incessante dei tifosi rumeni, indefessi e scatenati nell’incitare la n. 1 del modo. Ora è Sloane ad andare fuori misura, come se il meccanismo perfetto di un set e mezzo si stesse via via inceppando. Arriva il setpoint rumeno, e dopo 1 ora e 25 minuti di gioco la n. 1 del mondo agguanta la seconda frazione per 6-4, facendo esplodere il Centrale in un boato infinito.

Simona Halep – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

TERZO SET – Sloane ha perso lo smalto con cui ha brillato nella prima parte del match. Ora concede più errori all’avversaria che sale in vantaggio 2-0 per la gioia incontenibile del pubblico. Se Stephens sembra in confusione, la rumena è più decisa, più centrata e realizza geometrie più insidiose. Halep pare non fermarsi più e sale rapidamente 5-0. “Il centrale sembra Bucarest!” esclama il nostro Ilvio Vidovich in tribuna. Verissimo. Il Philippe Chatrier si “incendia” per Halep, che ora è a un game dalla storia, dalla gloria, dal paradiso. Stremata e in lacrime Simona Halep alza finalmente le braccia al cielo, pazza di gioia e incredula. La n. 1 del mondo entra nella storia diventando la seconda rumena a vincere il Roland Garros, quarant’anni dopo Virginia Ruzici – presente in tribuna – che vinse nel 1978. 3-6 6-4 6-1 lo score contro Stephens, che si scioglie completamente nel terzo set, in preda alla stanchezza fisica ma soprattutto mentale. Lo Chatrier vibra tutto per Simona.

Ai microfoni di Marion Bartoli e Fabrice Santoro, Halep ha la voce che le trema: “Grazie ragazzi per tutto il sostegno, ho fatto di tutto per conquistare il primo Slam, sognavo questo momento fin da piccola e ho realizzato questo sogno qui a Parigi. Ero in svantaggio ma poi mi sono liberata, volevo gustarmi fino in fondo il match e mi sono detta che potevo farcela“.

Simona Halep – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

Continua a leggere

Roland Garros

Roland Garros: Nadal affonda del Potro, 11esima finale a Parigi

PARIGI – Semifinale senza storia. Dal 4-4 del primo set non c’è più partita. Nadal vede il trionfo n.11. Non ha mai perso una finale sullo Chatrier. Trova Thiem

Pubblicato

il

[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 27 – La finale più giusta

[1] R. Nadal b. [5] J.M. del Potro 6-4 6-1 6-2 (da Parigi, il nostro inviato)

 

RAFA NADAL, SEMPLICEMENTE IMMENSO – Non crediamo ci sia molto da dire, ancora, su Rafael Parera Nadal da Manacor. Il 32enne fuoriclasse spagnolo disputerà domenica l’undicesima finale qui a Parigi e la 24esima a livello Slam. Bastano questi numeri per definire la grandezza di questo giocatore, non serve aggiungere altro. Oggi contro Juan Martin del Potro – che tornava in semifinale a Parigi dopo nove anni – tutto è andato secondo le previsioni. Solo nella prima ora di gioco, quanto cioè è durato il primo set, Nadal ha avuto  problemi a tenere a bada la potenza dell’argentino, sceso in campo con l’intenzione di scambiare il meno possibile e di non dare ritmo al suo avversario. Ma appena i giri del motore del maiorchino sono iniziati a salire e nel contempo si sono ridotti i Watt dei fondamentali dell’argentino, non c’è stata più partita. Vinto il primo set con il break decisivo al decimo gioco, gli altri due parziali sono stati un monologo del n. 1 del mondo. Che ora affronterà Dominic Thiem a caccia dell’undicesima affermazione sul Roland Garros.

Rafa Nadal – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

RIMPIANTI DEL POTRO – Il maiorchino in realtà era partito un po’ lento dai blocchi e si era ritrovato più volte in difficoltà nei suoi turni di battuta. Merito anche di del Potro che spingeva l’impossibile col dritto (letteralmente: certi lungolinea in allungo vincenti erano sottolineati dagli “ooohhh” di stupore del pubblico)  per evitare di cadere nella ragnatela dell’asfissiante pressione da fondo campo del maiochino. Rafa si trovava 0-30 nei primi tre game di battuta e nel terzo gioco doveva addirittura annullare tre palle break consecutive. L’argentino invece non faticava nei suoi game di servizio: il suo obiettivo era quello di scambiare il meno possibile e si affidava alla potenza di servizio e dritto per applicare, inizialmente con grande successo, la tattica studiata a tavolino. La grande occasione per del Potro si materializzava nel nono gioco dove riuscita a conquistare altre tre palle break. Ma nel momento decisivo era proprio la sua arma migliore, il dritto, che lo tradiva: uno lo mandava in tribuna ed un altro lo steccava e Nadal – che comunque già da un paio di game era entrato nella sua classica modalità “devi tirare almeno tre vincenti per farmi un punto” – si salvava. Mai non sfruttare le occasioni, rare, che Rafael Nadal concede sulla terra (“Forse sono stato anche un po’ fortunato sulle palle break, ma comunque sia le ho annullate“) te lo fa pagare subito. Ed infatti, complice un improvviso calo nel servizio dell’argentino e la conseguente maggiore aggressività alla risposta (è incredibile la capacità di Nadal di leggere immediatamente in campo i cambiamenti che avvengono nello sviluppo del gioco), Rafa, che non era mai stato in vantaggio nei game di servizio di del Potro ed era arrivato solo una volta a fare un paio di punti, saliva 0-30 e poi si procurava due palle break. La seconda era quella buona e il primo set era appannaggio dello spagnolo per 6-4.

Juan Martin del Potro – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

POI SOLO DOMINIO MAIORCHINO – La partita di fatto finiva qui (“Probabilmente sarebbe andata diversamente se avessi vinto il primo set” ha detto l’argentino in conferenza stampa). All’inizio del secondo set Del Potro provava a cancellare il ricordo di quelle due palle break malamente sprecate con il dritto ed iniziava tirando a tutta anche con il rovescio. Ma la potenza non era più quella della prima ora di gioco – e forse aveva ragione il Direttore che nel suo editoriale di ieri aveva ipotizzato che del Potro avrebbe potuto pagare dal punto di vita fisico e mentale le fatiche del tre intensi set giocati ieri contro  Marin Cilic, non avendo un giorno in più per recuperare – e soprattutto Nadal era “on fire”. Era infatti lui a comandare il gioco con le sue rotazioni mancine (“Nel primo set non ho giocato bene, poi sono salito di livello“), ormai quasi infallibili ed adesso anche vincenti (saranno 13 winners e solo 4 unforced alla fine del  secondo parziale). Del Potro cominciava a non saper più che pesci pigliare (“Rafa è salito di intensità con il suo gioco, ha cominciato a farmi muovere tanto.”). Sintomatico in tal senso un suo serve and volley nel quarto game: tattica che la Torre di Tandil usa veramente quando è sull’orlo della disperazione. Ed infatti lo era: in un attimo Nadal saliva 5-0 ed il boato con cui il pubblico dello Chatrier salutava il game dell’1 a 5 di del Potro era sintomatico del fatto che non c’era più partita e il pubblico sperava qualcosa cambiasse. Ma a Nadal la cosa ovviamente non interessava e chiudeva subito dopo 6-1.

Il terzo set iniziava con il break di Nadal e si capiva che si era ormai ai titoli di coda. JMDP cercava di opporsi con orgoglio ed aveva un ultimo sussulto quando riusciva ad arrivare 40 pari sul servizio del maiorchino nel quarto gioco. Ma era inutile, come il “del Po del Po” urlato dal pubblico dopo un tracciante vincente di dritto dell’argentino, colpo che era diventato sempre più raro con il passare dei minuti. Era invece il passante vincente di Nadal sul nuovo disperato ed inutile serve and volley del tandilese sulla palla che dava a Rafa il break del 4-1 il colpo che sigillava il match. Pochi minuti era 6-2 Nadal, che portava così a casa il match dopo due ore e quattordici minuti di gioco. Ora tra Rafa e un ulteriore tassello di leggenda – che solo a dirlo vengono i brividi: l’undicesima vittoria all’Open di Francia – c’è l’unico giocatore ad averlo sconfitto negli ultimi due anni sulla terra rossa, quello che molti considerano il principe ereditario del Re della terra: l’austriaco Dominic Thiem (“La chiave per battere Dominic? Lo so che voi vorreste scrivere molto su questo e ci sarebbero cose da dire. Ma la realtà è che, semplicemente, dovrò giocare bene. Se non giocherò bene contro un grande giocatore come lui sarà dura“). Insomma, domenica sul Philippe Chatrier ci sarà probabilmente la finale più degna.

Juan Martin del Potro e Rafa Nadal – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Il tabellone maschile

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement