(S)punti tecnici: Wimbledon 2016, come si può battere Djokovic?

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(S)punti tecnici: Wimbledon 2016, come si può battere Djokovic?

A pochi giorni dall’inizio del torneo più antico e affascinante del mondo, proviamo a capire dal punto di vista tecnico come si presentano al via i migliori giocatori del tabellone maschile. C’è qualcuno che potrebbe fermare Novak Djokovic?

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Novak Djokovic è il favorito su tutti, senza se e senza ma. Poche volte nella storia dello sport in generale, non solo del tennis, abbiamo avuto un caso tanto clamoroso di superiorità sulla concorrenza. Ma l’erba, per quanto rallentata e regolarizzata nel contesto generale della deleteria omologazione delle superfici, rimane il terreno di gioco più veloce e complesso da gestire anche e soprattutto per quanto riguarda la tecnica degli spostamenti e il footwork. In particolare, oltre alla necessità di stare sempre bassissimi, e di eseguire il maggior numero possibile di baby-step (passetti brevi e rapidi in ricerca della palla) con leggerezza e precisione, gli allunghi in scivolata sono molto difficili da controllare con successo, e il rischio di finire a gambe all’aria è in agguato a ogni affondo buttato giù con eccessiva potenza e insufficiente centralità dell’asse di equilibrio. In breve, si deve giocare “sulle uova” per essere efficaci.

Proprio questo fatto (la limitata possibilità di andare in allungo/spaccata laterale) potrebbe togliere a Novak una piccola percentuale di vantaggio nella capacità di difendere e coprire il campo. Il serbo è impressionante in questo specifico tipo di gesto atletico, caratteristico della terra battuta, che riesce a eseguire incredibilmente anche sul cemento, e che gli è valso, in tempi ben precedenti al soprannome “Robonole”, il simpatico apellativo di “Tiramolla”. Sull’erba andare in scivolata è come detto pericolosissimo, sulla palla o ci arrivi preciso e in equilibrio con i passi, e veramente basso di baricentro, o il trasferimento del peso sul colpo risulta impossibile.
Non servirà certamente ricordare i risultati recenti del numero uno del mondo per valutare l’evidente margine che Djokovic può vantare nei riguardi di chi lo segue in classifica, e quindi l’unico tipo di analisi tecnica che abbia un senso in questo tipo di situazione è proprio cercare di rispondere alla domanda del titolo: c’è qualcuno che potrebbe battere Novak, e impedirgli un clamoroso quinto titolo Slam consecutivo? E come potrebbe riuscirci?

Andy Murray, punti ATP alla mano, è quello attualmente più vicino (o meglio, meno lontano) dal “cannibale” che sta lasciando le briciole al resto del circuito. Il grosso problema dello scozzese, però, è il cosiddetto “match-up”: il numero due del mondo gioca in modo estremamente simile al serbo, però non così bene, e in questi casi (Roma a parte, ma è stato un episodio) il risultato è spesso scontato. Il “fattore erba” potrebbe però dare una mano a Murray, che a livello di tecnica pura degli spostamenti su questa superficie è lievemente superiore a Djokovic. Il campione del 2013 è più rapido e meno elastico con le gambe rispetto a Nole, e nei pressi della rete se la cava decisamente meglio. Entrambi questi “mini-vantaggi” non hanno praticamente peso su terra e duro, ma su erba qualche difficoltà al Djoker potrebbero crearla, sempre che Andy giochi al suo meglio. Kei Nishikori è più o meno nella situazione di Murray, gioco simile ma livello leggermente inferiore, con l’aggravante però di trovarsi poco a suo agio verso la rete e del non avere nella rotazione in slice un punto di forza.

 

Roger Federer è il miglior interprete del tennis su erba attualmente vincente, ovvero non il serve&volley puro ma un mix di variazioni, anticipi e pressione in verticale sempre a partire da fondocampo o dal grandissimo servizio. La leggerezza e la precisione degli spostamenti dello svizzero è esemplare, e non ci sono comparti tecnici in cui Roger non sia eccellente. Ma Federer si presenta a Londra dopo una prima parte di stagione non certo positiva, condita da guai fisici assortiti e sconfitte evitabili anche sulla stessa superficie prediletta del fuoriclasse di Basilea. Nei confronti di Djokovic, Roger potrebbe far pesare il suo grandissimo slice aggressivo di rovescio, e ancor più di Murray la migliore tecnica e tattica del gioco a rete. Ammesso e non concesso che Federer si presenti al via in buona condizione e in fiducia, quello che lui e Murray potrebbero cercare di fare nell’eventualità di uno scontro con Novak sarà portarlo il più possibile fuori dalla sua “comfort zone”, cioè tirarlo avanti verso la rete con i tagli sotto la palla e i drop-shot, per poi approfittare delle incertezze del serbo nei tocchi al volo e negli smash. Certamente è una faccenda rischiosa, perchè Novak al volo e con le palle sopra la testa potrà anche palesare tutti i problemi che vogliamo, ma in recupero verticale su palla corta, grazie alla rapidità dello scatto in avanti, riesce spesso a giocare ottimi contro-drop specialmente di rovescio.

Oltre che da un gran tennis su erba di Murray e di (forse) Federer, le uniche difficoltà per un fenomeno come Djokovic potrebbero arrivare dalla classica “giornata di grazia” di un outsider capace di sfondare il serbo con la potenza, come fece Stan Wawrinka a Parigi 2015. Il buon vecchio “Stan the Man” però su erba non si è quasi mai espresso alla grandissima, a causa dell’ampiezza delle aperture di cui necessita per sparare i suoi missili da fondocampo. Il principale indiziato per una ipotetica impresa simile potrebbe essere Nick Kyrgios, che ha già dimostrato di saper essere letale anche su questi campi, oppure Milos Raonic, sull’imprescindibile base di grandissime percentuali al servizio. Stesso discorso (ma ancor meno possibilità) per Jo-Wilfried Tsonga, Tomas Berdych o uno come Kevin Anderson. Purtroppo per loro, i grandi bombardieri vengono spesso imbrigliati e neutralizzati dalle grandissime risposte di Djokovic, e se si entra nello scambio alla pari il serbo se li mangia a colazione, su qualsiasi superficie. Il discorso vale ancor di più per i “big-server” puri come Ivo Karlovic e John Isner, prima o poi un paio di palle in risposta tornano, ed è finita lì.

I “giovani rampanti” Alexander Zverev e Dominic Thiem stanno venendo fuori bene anche sull’erba, ma a mio avviso hanno ancora un po’ di strada da fare prima di arrivare a rappresentare un pericolo per Nole. Su questi campi forse meglio Zverev, che ha saputo compattare molto efficacemente le aperture soprattutto di dritto, mentre Dominic si trova a dover gestire preparazioni e backswing molto ampi e a volte non abbastanza rapidi, stesso limite di Wawrinka. Richard Gasquet e David Goffin, per quanto molto bravi e adattabili a questi campi, sono semplicemente troppo leggeri come velocità di palla per pressare il serbo con la continuità e l’efficacia necessarie. Marin Cilic e David Ferrer sull’erba eviterebbero di giocare se potessero, il croato per i limiti e le difficoltà degli spostamenti che non sono il suo forte, e i due quarti di finale degli ultimi due anni sono stati un’impresa visto il tipo di giocatore, lo spagnolo perchè non ha le armi tecniche adatte a far male sulle superfici davvero veloci.

Rimangono i pochi, veri specialisti dell’erba, gente come Nicolas Mahut, Feliciano Lopez, Dustin Brown, Radek Stepanek e Sergiy Stakhowsky per esempio, che però sono una categoria sotto a Djokovic praticamente in ogni comparto tecnico meno il gioco a rete, e dovrebbero piazzare la prestazione leggendaria solo per fare partita pari. Allo stesso modo, i talentuosi e imprevedibili Florian Mayer e Alexandr Dolgopolov, capaci di inventarsi numeri da circo a tutto campo e in ogni modo possibile, così come l’ottimo Philipp Kohlschreiber o eventualmente Bernard Tomic, dovrebbero magicamente unire una caterva di vincenti a percentuali di realizzazione più che positive, eliminando o quasi gli errori gratuiti, e va da sè che l’impresa sarebbe ai limiti dell’incredibile.

In conclusione, non è certamente impossibile battere Novak Djokovic sull’erba, e ci sono diversi giocatori che potenzialmente potrebbero farcela, il problema è che si devono verificare contemporaneamente due condizioni molto rare: la proverbiale “partita della vita” di uno di loro, insieme a una “giornata storta” del serbo. Spesso e volentieri, sulle altre superfici, non è sufficiente nemmeno questo, ma se c’è una possibilità che sia una di avere la sorpresa dell’anno, credo che si possa verificare solo su questi campi. Buon Wimbledon a tutti!

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US Open, spunti tecnici più attesi: il segreto del dritto di Berrettini

NEW YORK – Botte clamorose con la battuta, accelerazioni fulminanti da fondocampo, affettate efficacissime, e un ottimo tocco di palla. Matteo ha già tutto quello che serve per il tennis di vertice

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da New York, il nostro inviato

Innanzitutto, ben ritrovati a bordocampo. All’indomani della strepitosa vittoria su Gael Monfils, che consegna Matteo Berrettini alla storia del tennis italiano, con una semifinale Slam su cemento a cui non era mai arrivato nessuno (Corrado Barazzutti, nel 1977, arrivò tra i primi 4 allo US Open, ma si giocava a Forest Hills, su terra verde), era inevitabile il pellegrinaggio all’allenamento del ragazzone di Roma che sta facendo sognare tutti. Sul Grandstand di Flushing Meadows, Matteo ha fatto un’oretta di “training” con coach Santopadre. Quando ho salutato lui e Matteo, belli rilassati e sorridenti, e accompagnati da Craig O’Shannessy, ormai membro aggiunto del team almeno in questo torneo, ho detto scherzando: “Ehi, uno sparring partner giovane oggi vedo“. Vincenzo si è fatto una risata e mi ha risposto: “Beh Luca, bisogna fare allenamento in modo più possibile simile alla partita che verrà. Quindi, c’era bisogno di un mancino con pochi capelli!“. Ecco, questa era l’atmosfera nel pomeriggio di New York, davvero piacevole e allegra.

Tecnicamente, stando in campo con il “team Italia” che tanto successo sta ottenendo quest’anno allo US Open, ho trovato interessante vedere quanto i colpi di Berrettini siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività. Rispetto a quando lo avevo fotografato e analizzato a Melbourne, gennaio 2018, il dritto mi è sembrato ancora più esplosivo, una botta, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo a tornei del genere con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

 

Qui sopra, in alto preparazione e caricamento, sotto impatto e finale del dritto in open stance, postura frontale. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

Qui sopra, un dritto classico in neutral stance, affiancato e in proiezione verso avanti, splendida la compostezza e l’allineamento braccio-racchetta. Berrettini a destra ha davvero un colpo di livello top mondiale, ormai, e lo sta ben dimostrando qui a New York.

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione in orizzontale-esterno del piatto corde, con il gomito che si apre verso destra con timing perfetto. Da vicino, posso assicurarvi che la rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra, il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, sono caratteristiche personali di Matteo. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto è sparito, va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

Per finire in modo curioso, ecco Matteo che si diverte a sperimentare il rovescio a una mano, e devo dire che non è niente male. Meglio non provarci con Nadal, però.

In conclusione, signori, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, e direi che ci siamo. Non so se basterà con Rafa, naturalmente, ma per una gran carriera ad altissimo livello, che poi è stato già altro che raggiunto, non manca nulla.

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Montreal, spunti tecnici: Medvedev, essenziale e cattivo per arrivare al top

L’efficienza e l’incisività del tennis di Daniil sono clamorose. E c’è un piccolo personalismo tecnico che fa quasi solo lui

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da Montreal, il nostro inviato

The guy is a machine“, quel tipo è una macchina, ha commentato Nick Kyrgios dopo aver sconfitto di misura Daniil Medvedev per conquistare il titolo di Washington. Non potrei essere più d’accordo col buon vecchio Nick. Il 23enne moscovita che oggi affronterà Nadal nella finale di Montreal, prima volta sia contro Rafa che nell’atto conclusivo di un “1000”, è sinceramente impressionante. La prima cosa che si nota, vedendolo giocare da vicino, è che il ragazzo è enorme. 1,98 per 85 chili, stesse misure di Alexander Zverev e Marin Cilic, per capirci, eppure finchè non sei a due metri da lui non te ne rendi conto, si muove talmente bene da sembrare decisamente più piccolo, soprattutto se visto in televisione. E poi inizia il bombardamento.

La “macchina Medvedev” è totalmente strutturata per essere efficiente al massimo livello possibile, niente fronzoli, nessuna concessione al cosiddetto “bello stile” (bello rispetto a cosa, poi? Che il tennis non sia una gara di tuffi o uno spettacolo di danza si spera che sia chiaro a tutti). La palla gli viaggia a velocità spaventosa, siamo dalle parti proprio di Kyrgios (o Del Potro, o del picchiatore che volete) come potenza e rapidità dei colpi, sia il servizio, che il dritto, che il rovescio. Vediamocelo insieme direttamente dal “court level” del centrale della “Coupe Rogers”, per poi svelare anche un dettaglio tecnico quasi unico, un modo di gestire il cambio di impugnatura peculiare di Daniil assolutamente personale. Ma andiamo con ordine.

 

Qui sopra, la sequenza di un dritto lungolinea eseguito dopo un passo laterale, open stance, in piena spinta, con impatto in sospensione. Da notare, ed è la caratteristica tecnica principale di Daniil, la linearità, sia del backswing che della successiva sbracciata a colpire. La racchetta va giusta giusta più su della testa del giocatore, e poi rimane al livello delle spalle (e della palla) fino alla fine del follow-through. Bum!, queste sono fucilate che non tornano.

Qui sopra, alcune esecuzioni del dritto su palle a diverse altezze, partendo dall’inizio della preparazione. Da notare, in alto, come Daniil porti la testa della racchetta in avanti verso la palla in arrivo, sotto come l’assetto braccio-racchetta sia sempre perfettamente allineato con la palla stessa, che sia bassa, all’altezza dei fianchi, oppure alta. Semplice, composto, senza sprecare una virgola di energia cinetica e di spinta. Va ancora meglio, se possibile, analizzando il rovescio.

Qui sopra ho evidenziato con la riga gialla i tre momenti “base” dell’esecuzione, ovvero l’apice del backswing, il movimento a colpire, e il finale (prima del rilascio conclusivo che porterà la racchetta dietro le spalle, ma lì ormai è inerzia pura, non c’è più conduzione volontaria dell’attrezzo da parte del giocatore). Anche qui, credo che la pulizia geometrica del colpo parli da sola, nulla da commentare, c’è solo rimanere ammirati nel veder partire la fiondata.

Ancora qualche immagine, di rovesci diversi, per meglio evidenziare quanto sia preciso il movimento di Daniil. Da notare, in alto a sinistra, la bella decontrazione del saltello di approccio in ricerca della palla, per un ragazzone di questa stazza è tanta roba “steppare” con leggerezza simile.

Qui sopra, per completezza, un paio di volée , niente male (potrebbe usare di più e meglio il gioco a rete, a mio avviso, ma si potrebbe dire lo stesso del 90% dei professionisti di oggi), e il servizio. Di nuovo, un gesto completamente privo di movimenti inutili, semplice, con tutte le leve utilizzate in modo corretto, nè più, nè meno. E son botte serie, come i suoi avversari sanno bene.

Ma veniamo, per concludere, alla cosetta un po’ speciale di cui vi accennavo prima. Ecco un breve video tratto sempre dallo stesso allenamento.

Prima a velocità normale, poi in slo-mo per farlo capire bene da due prospettive, vediamo che Daniil, quando passa dalla sua impugnatura semiwestern di dritto “leggera”, non troppo caricata, alla Federer e Berdych insomma, alla classica combinazione continental/eastern del rovescio bimane, lo fa girando la racchetta in senso antiorario, ovvero al contrario! Questo significa che Medvedev colpisce la palla, sia di dritto che di rovescio, con la stessa faccia delle racchetta, il che è rarissimo (lo faceva per esempio Alberto Berasategui, ma per un motivo totalmente diverso, ovvero il grip full-western di dritto che gli faceva portare la racchetta in avanti già girata dall’altra parte).

Alla fine del video, però, per colpire un rovescio in uscita dal servizio, vediamo Daniil effettuare un cambio di impugnatura standard, con racchetta girata “in avanti”, o in senso orario, come fanno tutti insomma. Probabilmente, l’inerzia del movimento di battuta che porta naturalmente la testa della racchetta in basso a sinistra rende più semplice e naturale il cambio di grip standard. Resta il fatto che questo fenomeno è in grado, a livello e soprattutto velocità da tennis professionistico, di ruotare indifferentemente il piatto corde e l’impugnatura in un verso oppure nell’altro, a seconda delle situazioni di gioco. Ci vogliono una destrezza manuale, una sensibilità, un istinto e un tocco straordinari a dire poco, altro che “picchia la palla e basta”.

In definitiva, l’amico Medvedev è l’ultimo rappresentante di quelli che alcuni definiscono “brutti anatroccoli”, per i movimenti nel complesso meno armonici ed eleganti di altri, ma ragazzi, chi se ne frega, se spari vincenti semipiatti da ogni angolo del campo con facilità disarmante. Immaginate la pulizia cinetica e scolastica di Andreas Seppi, unita al talento coordinativo personale nel gestire le leve lunghe, per esempio, di un Florian Mayer (quanto ci manca!), che produce missili come il miglior Berdych. Il tutto condito dalla corretta dose (negli ultimi tempi si è giustamente dato una regolata) di cattiveria e arroganza agonistica. Questo è Daniil Medvedev, signori. A mio avviso, nei prossimi anni dovranno farci i conti tutti.

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Montreal, spunti tecnici: bentornato, Andy Murray

Bello rivedere in campo un campione che temevamo perduto. Analisi della sua esemplare tecnica della risposta al servizio, in vista del ritorno in singolare a Cincinnati

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da Montreal, il nostro inviato

Onestamente, dopo la gran paura che fece prendere a tutti noi a Melbourne quest’anno, scrivere di Sir Andy Murray è un autentico piacere. All’indomani dell’annuncio della partecipazione al Masters 1000 di Cincinnati in singolare, segno che dopo la rischiosa operazione all’anca si sente definitivamente bene, andiamo a vedere insieme uno dei gesti tecnici da sempre migliori del campione britannico: la risposta al servizio. In particolare, è molto interessante analizzare il gioco di gambe di Andy nella proiezione verso la palla, il footwork in generale di Murray è magnifico.

Nel breve video qui sopra, prima una risposta di rovescio, poi una di dritto. Dal vivo e da vicino, una delle cose che più colpiscono di Andy sono le sue caratteristiche movenze felpate, va verso la palla in modo morbido ed elastico, come fosse un gattone. In particolare, nel passaggio del peso dal primo passo lungo in avanzamento allo split step frontale, che successivamente lo proietterà a sinistra o a destra. Diamo un’occhiata più in dettaglio ai frames tratti dallo stesso filmato.

 

Cose belle belle: il timing nello step, che lo fa praticamente fluttuare verso gli appoggi finali, la coordinazione perfetta della rotazione busto spalle, contemporanea alla proiezione in avanti-sinistra della gamba opposta (la destra), il gesto della mano di richiamo (la sinistra) a “tenere su” la testa della racchetta per compensare un attimo di ritardo nello swing (gli stava servendo a tutta Marin Cilic, quindi botte non indifferenti). Che bravo. Vediamo il lato del dritto.

Cose belle belle: sempre la leggerezza unita alla potenza e alla precisione degli appoggi, la gestione dell’asse di equilibrio (Andy sta su perfetto come un filo a piombo dall’inizio alla fine dell’esecuzione, anche in semi-allungo laterale su uno slice di Cilic, che non è uno scherzo), e soprattutto il passo in dinamica della gamba opposta (la sinistra), ancora più evidente che dal lato del rovescio. Il motivo, ovviamente, è che non essendoci il busto di mezzo, l’allungo è superiore, il che comporta la necessità di un passo e di un successivo appoggio più avanzato e largo per compensare la sbracciata mantenendo centrale il peso. Una vera lezione, coach Andy, grazie davvero.

Qui sopra, infine, un altro paio di rovesci in palleggio (a sinistra Andy è uno spettacolo), uno slice e un diagonale in corsa. Un vero piacere guardarlo.

Personalmente, ho sempre mantenuto un salutare distacco dai fanatismi tennistici, e sto pure imparando ad accettare che pressoché qualsiasi cosa io scriva, ci sarà qualcuno che si lamenta perché a suo dire non ho elogiato a sufficienza Federer, Nadal o Djokovic, o vattelapesca. Vabbè, son dinamiche anche psicologiche davanti a cui mi arrendo. Parlando di Andy Murray, però, specialmente in occasione di questo suo rientro, lo dichiaro da ora: io per Muzza farò il tifo contro chiunque giochi, ma tifo vero, di quelli che si esulta al doppio fallo dell’avversario.

Perché se lo merita, se lo si conosce un minimo personalmente è un ragazzo che definire cordiale e simpatico è poco, perché a livello di carattere e apertura mentale (questo lo potete verificare anche senza essere addetti ai lavori, basta scorrere i suoi profili social) è uno da cui una marea di gente avrebbe solo da imparare. Nel frattempo, a proposito di imparare, riguardo alla tecnica del gioco di gambe nella risposta al servizio in avanzamento, le immagini sono lì sopra.

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