Wimbledon: Zverev può attendere, Berdych è ancora lontano

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Wimbledon: Zverev può attendere, Berdych è ancora lontano

Vittoria abbastanza semplice per Tomas Berdych nell’incontro più atteso di questa anomala domenica di Wimbledon. Alexander Zverev però non ha deluso, anche se è crollato nel finale

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[10] T. Berdych b.[24] A. Zverev 6-3 6-4 4-6 6-1 (dal nostro inviato a Wimbledon)

Stat Zverev Berdych

L’esordio nel centre court si sa che gioca brutti scherzi. Se poi sei un ragazzo che non ha neanche ventanni, magari con un grande futuro ma insomma il presente è ancora quello che è magari non sei ancora del tutto a tuo agio in un terzo turno di Wimbledon. Se poi dall’altra parte trovi Tomas Berdych, che non è e non sarà mai un Fab 4 ma se hai una classifica dal 5 in poi con te non ci perde facilmente, e che in fondo qui ha anche fatto una finale, allora la cosa più normale che ti possa capitare è perdere tre set a zero. Quindi Zverev farà bene ad essere contento del suo set vinto e del suo torneo e non angustiarsi più del dovuto per la sua uscita al terzo turno, perché se è vero che si era aperto uno spicchio di tabellone interessante è anche vero che Berdych ci avrà fatto caso anche lui e quindi starà attento a non farsi sfuggire la possibilità di arrivare, chissà, addirittura in semifinale.

 

Il ceco è partito approfittando dei timori del tedesco che teneva con qualche difficoltà il primo turno di servizio e perdeva il secondo, senza riuscire ad impensierire troppo Tomas quando rispondeva. La storia è andata avanti per due set, con Berdych che teneva tranquillamente i suoi turni e che infastidiva non poco il giovane tedesco quando rispondeva. Il break dell’ottavo game se l’aspettavano un po’ tutti, forse pure Zverev.

Quando la partita sembra ormai essersi incanalata verso una precisa direzione, forse complice – chissà – i boati che arrivavano dal lontano campo 2 (quello in cui Tsonga stava completando la sua rimonta contro Isner) forse distraevano il ceco. Che dopo non aver mai rischiato nulla sulla sua battuta la smarriva improvvisamente perdendo il servizio a zero nel quarto game e concedendo due palle break nel sesto. Riemergeva la buona stoffa del ragazzino, perché Berdych ci provava anche a recuperare rapidamente ma Zverev non mollava di un cm, trovando pure il tempo di rimproverare bonariamente uno spettatore troppo preso dal suo telefonino e di annullare tre palle per il controbreak nel settimo game.Ma tra gli urlacci di uno (Berdych che sbagliava il passante) e dell’altro (Zverev che cercava di caricarsi); tra un nastro fortunato e un servizio vincente che annullava la terza palla break di Berdych, Zverev entrava in affanno. Così alla quarta opportunità, che Berdych si guadagnava con un gran scambio, il tedesco restituiva il break tra gli “oooohhhh” di delusione di un pubblico che ormai faceva il tifo per lui (e per l’allungamento della partita: 70 sterline tanto costava il biglietto della Middle Sunday erano un po’ troppe per delle partite senza storia, Wimbledon o non Wimbledon).
Ci pensava Berdych a rincuorarli, giocando un decimo game disastroso, che cercava di recuperare troppo tardi. Il ceco andava 0/40 annullava i primi due set point ma al terzo scatenava l’urlaccio di gioia di Alexander.

In apertura di terzo set, dopo due game interlocutori, Zverev e Berdych decidono di replicare il settimo game del secondo, con nastri annessi e purtroppo per Zverev con la stessa conclusione, perché stavolta alla prima palla break, il ceco si porta sul 2 a 1 e servizio. Non si è arreso subito il tedesco che è riuscito a portarsi sul 40 pari nel game successivo, ma è stato bravo Tomas a non offrire più spiragli giocando con estrema regolarità il game. Chiuso quello, Zverev si è finalmente disunito, ha ceduto ancora la battuta e con quella il match.

Insomma non si può che ribadire quello che dicono tutti: Zverev sarà campione e già l’anno prossimo probabilmente sarà un serio candidato al titolo. Il ragazzo ha gioco, fisico, intelligenza e personalità, considerato che non è mai scontato riuscire ad adattarsi ad un palcoscenico così prestigioso. Il saluto finale del pubblico ha tanto l’aria di un appuntamento a cui il tedesco non mancherà.

Per quel che riguarda Berdych, sappiamo che queste partite riesce a portarle a casa. Sono le successive il suo problema.

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Wimbledon più forte della pandemia: chiuso il 2021 con un utile di 44 milioni di sterline

Nonostante la capienza ridotta e l’aumento dei costi, i Champioships realizzano un attivo di poco inferiore a quello del 2019

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Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Negli ultimi due anni, gli organizzatori dei principali eventi del tour maschile e femminile hanno dovuto lottare contro le difficoltà di uno sport itinerante come il tennis nel contesto pandemico; protocolli anti-COVID, gestione delle bolle ed eventi a porte chiuse o con numero contingentato di spettatori hanno avuto un impatto per nulla banale sui bilanci.

Per questo motivo, sorprendono le notizie giunte dal Regno Unito in merito all’edizione 2021 di Wimbledon: le cifre comunicate ufficialmente ai membri dell’All England Club nel corso del mese di dicembre hanno infatti promosso a pieni voti i Championships, che hanno superato la pandemia senza accusare minimante il colpo o quasi.

Come riportato dal Daily Mail, Wimbledon ha chiuso il bilancio dell’evento, vinto dai numeri uno al mondo Djokovic (su Berrettini) e Barty, con un utile di 44 milioni di sterline, solo 6,8 milioni in meno rispetto a quanto dichiarava il conto economico del 2019, che si era chiuso con un surplus di 50,8 milioni. Questo incredibile risultato è stato ottenuto nonostante le ridotte presenze durante l’evento e il costo relativo alla prenotazione di un intero hotel nel centro di Londra. L’impatto principale sulle presenze degli spettatori si è realizzato nella prima settimana dell’evento. Infatti, la piena capienza degli impianti per i campi principali è stata ripristinata dai quarti in poi, quando le partite diminuiscono ed è più semplice gestire l’afflusso degli astanti.

 

Il torneo si era dimostrato più forte di ogni avversità già nel 2020, quando una lungimirante polizza assicurativa che copriva il rischio di una pandemia ha compensato il contraccolpo monetario derivante dalla cancellazione dell’evento.

La maggior parte dell’utile sarà destinato alla Lawn Tennis Association (LTA), l’ente governativo nazionale che gestisce il tennis nel Regno Unito. L’associazione beneficerà, inoltre, di un contributo governativo di circa 22 milioni di sterline a supporto dello sviluppo del tennis di base. Infatti, l’epico trionfo di Emma Raducanu agli US Open ha portato ad una crescente interesse verso il mondo del tennis. Da qui la scelta del governo di destinare dei fondi per il miglioramento delle strutture pubbliche.

Come riportato dal Direttore Ubaldo Scanagatta nei mesi scorsi, inoltre, l’All England Club ha messo in vendita 1250 biglietti del campo N.1 per i prossimi cinque anni. Ulteriori introiti che serviranno a finanziare l’espansione del club nel vicino campo da golf. Un altro boost alle finanze, infine, arriverà dalla cancellazione del Middle Sunday, che vedrà quindi il torneo svolgersi per quattordici giorni senza interruzioni e con meno sovrapposizioni televisive e più prime time.

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Djokovic coglie l’attimo negli Slam ancora una volta

Pur perdendo il primo set della finale con Berrettini, Nole è riuscito ad eguagliare i 20 Slam di Federer e Nadal avvicinandosi ulteriormente al Grande Slam

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Novak Djokovic con il trofeo - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Stiamo esaurendo i superlativi per l’unico e solo Novak Djokovic. Per tutto l’anno ha continuato ad alzare il livello per conquistare i titoli più importanti. È stato del tutto trasparente riguardo ai suoi obiettivi ambiziosi, mettendosi completamente in gioco in tutti i Major nel tentativo di superare sia Roger Federer che Rafael Nadal nella storica corsa alla supremazia. Nella sua brillante carriera, Djokovic non è mai stato così maniacale nella ricerca dei record più grandi e duraturi del gioco come lo è in questo momento.

Questa forte concentrazione su ciò che ora conta di più per lui ha messo il serbo in una posizione invidiabile mentre si avvia nel cuore dell’estate. Dopo aver rimontato un energico Matteo Berrettini 6-7(4) 6-4 6-4 6-3 – il primo italiano ad apparire in una finale di singolare di Wimbledon – in una gara combattuta e ben giocata, Djokovic si è imposto come il primo uomo da quando Rod Laver ha vinto il Grande Slam 52 anni fa ad assicurarsi i primi tre Slam della stagione. Non è impresa da poco, perché Djokovic ha registrato questi trionfi sul cemento di Melbourne, sulla terra rossa del Roland Garros e sui prati dell’All England Club. La chiamano supremazia su tutte le superfici.

Con questa magnifica prima metà di 2021, Djokovic si è messo in ottima posizione. Alla fine, si trova sullo stesso piano di Federer e Nadal con 20 corone del Grande Slam. Per troppo tempo ha vissuto almeno un po’ all’ombra di quelle due figure luminose, ma Djokovic ha alterato incommensurabilmente il suo status e sta guadagnando il plauso e il riconoscimento che merita non solo dai suoi compagni di gioco, ma anche dal pubblico mondiale. A partire dalla sua vittoria a Wimbledon tre anni fa, la superstar serba ha conquistato otto degli ultimi dodici Major. Ha vinto 12 delle sue ultime 14 finali del Grande Slam da Wimbledon 2015, portando il suo record a 20-10 negli scontri che hanno definito la sua carriera.

 

A dire il vero, ha aumentato enormemente il suo patrimonio storico e ha dimostrato che la vita dopo i 30 anni in questo sport non è necessariamente un momento di fase calante per un atleta di punta. Da quando Djokovic ha compiuto 30 anni, il 15 maggio 2017, ha accumulato il maggior numero di Big Titles mai conquistati da un uomo nella storia di questo sport oltre quella soglia, portando il suo totale a otto Slam in virtù del suo sesto trionfo a Wimbledon. Chiaramente, Djokovic non sembra un trentaquattrenne né gioca come un trentaquattrenne; gareggia come un uomo vivace sulla trentina che raramente ha assaporato lo champagne nei luoghi di prestigio. La sua sete di successo a volte sembra inestinguibile. Dopo la vittoria su Berrettini, ha spiegato: “Ovviamente per me ora sta funzionando tutto. Mi sento come se negli ultimi due anni per me l’età sia diventata solo un numero. Non mi sento vecchio o cose del genere. Ovviamente devi adattarti alle fasi che attraversi nella tua carriera, ma sento di essere probabilmente più completo adesso di quanto sia stato nel corso di tutta la mia carriera”.

I critici più esigenti del gioco non possono che essere d’accordo. Djokovic sta servendo meglio di quanto abbia mai fatto, e la sua capacità di respingere le insidie dei suoi avversari e continuare a resistere ha raggiunto un nuovo livello. Ha perso il servizio solo sette volte in 23 set nelle due settimane a Wimbledon, salvando 26 break point su 33 nel processo. Ha vinto l’84% dei punti sulla prima di servizio e il 56% sulla seconda. Guardando i suoi sei anni trionfali a Wimbledon, i suoi numeri quest’anno al servizio sono probabilmente i migliori che abbia mai avuto. Solo una volta è stato breakkato di meno in un anno vincente ed è stato nel 2015, quando ha perso il servizio solo sei volte – la sua percentuale di punti vincenti sul primo servizio era però stata solo del 77% quell’anno. Inoltre, il suo istinto, il suo anticipo e le sue esecuzioni a rete sono significativamente cresciuti. Negli ultimi due turni di quest’anno contro i suoi avversari più duri (Denis Shapovalov e Matteo Berrettini), Djokovic è stato molto disciplinato nell’assicurarsi di tenere il servizio. Ha salvato 15 break point su 18 contro il canadese e l’italiano, perdendo il servizio solo tre volte in sette set. Questo è stato fondamentale per prendersi il titolo e mantenere vive le aspirazioni di Grande Slam.

Shapovalov ha giocato forse la sua partita più ispirata di sempre in un Major contro Djokovic. Certo, aveva fatto a pezzi il due volte campione Andy Murray e il sempre tenace Roberto Bautista Agut, sbaragliando entrambi in tre set. Il talentuoso mancino, estremamente pericoloso con entrambi i colpi da fondo, è entrato nel penultimo round con notevole fiducia dopo aver fermato Karen Khachanov in cinque set.

Ha iniziato il suo duello con Djokovic molto bene. Shapovalov ha servito per il primo set sul 5-4 ed è andato sul 30-30. Djokovic ha mostrato il suo incomparabile stile difensivo in quel momento cruciale. Completamente disteso sul lato destro e ben fuori dal campo, in qualche modo ha rimesso in gioco il diritto. Shapovalov probabilmente pensava di aver vinto il punto. Con Djokovic bloccato, ha spedito un dritto lungo. Djokovic si è ripreso e ha preso quel set al tie-break per 7-3. Per tutto il secondo set, Djokovic è stato in pericolo. Sotto 0-40 sull’1-2, ha tenuto. Sul 2-3, ha recuperato dal 15-40. Nel frattempo Shapovalov stava servendo in modo stupendo, tenendo sette volte il servizio a 0 nei primi due set. Ma Djokovic era risoluto e irremovibile, composto e sicuro di sé quando contava. Ha tenuto a 0 per il 5-5, ha breakkato il canadese a 30 per il 6-5 su un doppio fallo e ha tenuto a 15 per chiudere il set, vincendo 12 degli ultimi 15 punti del set. Sopravvissuto a due set terribilmente tesi, Djokovic ha affrontato qualche difficoltà in più con onore all’inizio del terzo, tenendo da 15-40 e salvando tre break point per evitare il 2-0. Alla fine ha breakkato sul 5-5 e ha servito per il match tenendo a 0 e vincendo 7-6 (3), 7-5, 7-5 in uno showdown in straight sets.

Chiamatelo opportunista. Classificatelo come il miglior match player che supera il miglior shotmaker. Guardatela come volete. Ma la realtà è che, quando le fiches erano sul tavolo, Djokovic non si è fatto trovare impreparato. Sapeva come ottenere il massimo da sé stesso quando la posta in gioco era più alta.

Parlando dopo la finale, Djokovic ha messo in prospettiva ciò che aveva fatto a Wimbledon e come se l’è cavata così meritatamente alla fine. Alla domanda su cosa sia migliorato di più nel tempo, ha risposto: “Tutte le aree ad essere onesti. Sento che da 15 anni fa ad oggi il viaggio che ho fatto è stato molto gratificante per ogni segmento del mio gioco. Ed è anche la mia forza mentale, l’esperienza, capire come far fronte alla pressione nei grandi momenti e come essere un giocatore tosto quando conta di più. Questo è probabilmente il mio miglioramento più grande negli ultimi 15 anni: la capacità di far fronte alla pressione”. Elaborando su questo tema, ha aggiunto: “Più giochi le grandi partite, più esperienza hai. Più esperienza hai, più credi in te stesso. Più vinci, più sei sicuro di te. È tutto collegato“.

Quando Djokovic ha sconfitto il venticinquenne Berrettini per il suo terzo titolo consecutivo, ha messo in pratica ciò che stava predicando in conferenza stampa. Ancora una volta, ha tirato fuori il suo meglio quando ne aveva bisogno e ha superato la sua evidente apprensione iniziale. Il trentaquattrenne era chiaramente fin troppo consapevole inizialmente dell’immensità dell’occasione. Ha servito due doppi falli sulla strada per un deficit di 30-40 nel game di apertura della partita, ma si è salvato per il rotto della cuffia. Ha servito un altro doppio fallo per lo 0-30 nel terzo game, ma è riuscito a vincere i successivi quattro punti per raggiungere il 2-1. Dopo questo inizio incerto, Djokovic è sembrato distendersi, mentre Berrettini era chiaramente sopraffatto dalle dimensioni dell’occasione. Djokovic ha raggiunto il 5-2 e poi ha spinto il suo avversario a non meno di otto parità nel game successivo. Djokovic ha avuto un set point ma in qualche modo Berrettini ha tenuto. Servendo per il set sul 5-3, i nervi di Djokovic sono riaffiorati. È andato 30-15 quando Berrettini – giostrando molto più liberamente ora – ha spazzolato la riga laterale con un diritto inside out vincente. La pallina è stata chiamata fuori ma la chiamata di Occhio di Falco è andata a favore dell’italiano. Djokovic ha ottenuto la parità ma l’italiano ha approfittato di un approccio errato di diritto del serbo e poi ha tirato un dritto vincente lungolinea su un colpo angolato di Djokovic.

Improbabilmente, Berrettini, così teso all’inizio, ha preso a muoversi molto più rapidamente e a sbracciare da entrambi i lati con molta più convinzione. Quel set è stato risolto al tie-break, dove Berrettini ha raccolto quattro degli ultimi cinque punti dal 3-3 per prevalere 7-4. Berrettini ha concluso in modo impressionante leggendo un drop shot di rovescio di Djokovic in anticipo e correndo in avanti per un dritto lungolinea imprendibile prima di servire a 138 miglia orarie all’incrocio delle righe. È stata una svolta clamorosa perché Berrettini ha trovato il suo raggio d’azione e Djokovic è sembrato ancora una volta troppo consapevole delle implicazioni storiche del confronto. Quando Berrettini è salito sul 40-15 nel primo game del secondo set, sembrava cavalcare le onde dell’inerzia. Ma Djokovic ha fatto la sua mossa, rendendosi conto di quanto fosse importante riportare la partita nelle sue mani e creare più dubbi in Berrettini. Djokovic ha fatto proprio questo. Sul 40-15 per il suo avversario, ha tirato una risposta profonda per impostare un colpo vincente col dropshot incrociato di rovescio, quindi ha tirato un dritto incrociato molto profondo per forzare un errore di Berrettini. Ormai fuori dalla sua zona di comfort, Berrettini ha tirato in rete un rovescio lungolinea. Sul break point a sfavore, Berrettini ha tentato un dropshot di rovescio incrociato che Djokovic ha facilmente anticipato. È avanzato con celerità, ha colpito il rovescio lungolinea e, pronto per il passante di Berrettini, ha tirato una volée di diritto lungolinea vincente.

Era proprio la scossa di cui Djokovic aveva bisogno. È salito in vantaggio per 4-0 e 5-1 prima che l’italiano si assicurasse tre game di fila, salvandosi in qualche modo dallo 0-40 e dal triplo set point a sfavore nel nono gioco. Ma, servendo per il set una seconda volta, Djokovic è rimasto totalmente concentrato e in controllo assoluto. Ha servito esterno per aprire il campo ad un vincente di rovescio incrociato, ha tirato un ace centrale, ha servito di nuovo esterno sulla parità per forzare un errore in risposta e ha scagliato un fantastico secondo servizio centrale a 106 miglia orarie per forzare un’altra risposta errata di Berrettini. Con quel game a 0, Djokovic è tornato a un set pari.

Il serbo ha poi continuato a spingere. Berrettini ha aperto con un ace il terzo game del terzo set. Sul 30-40, Djokovic ha beneficiato di un errore di rovescio tagliato dall’italiano per ottenere l’unico break di cui avrebbe avuto bisogno per prevalere in quel set. Il game cruciale è stato quando Djokovic ha servito sul 3-2 e si è trovato indietro 15-40. Si è fatto avanti per una demi-volée di rovescio lungolinea e Berrettini ha sbagliato un passante di diritto lungolinea sotto pressione. Sul 30-40 Djokovic ha giocato un approccio di dritto sulla linea e Berrettini ha sbagliato un altro passante, questo di rovescio lungolinea in rete. Djokovic ha tenuto da lì con un servizio slice esterno e un ace all’incrocio delle righe, andando in sicurezza sul 4-2. Servendo per quel terzo set sul 5-4, Djokovic è stato disciplinato e determinato. Ha fatto una bella demi-volée di diritto angolata con un tocco delizioso vincente per raggiungere il 40-15, e ha tenuto a 30 quando Berrettini ha messo in corridoio un dritto incrociato.

Passato in vantaggio di 2 set a 1, non si è guardato indietro. Ma c’è stato un altro momento critico in cui ha dovuto affermare la sua autorità e impedire a Berrettini di ritrovare incoraggiamento e trovare ispirazione. Djokovic ha servito sul 2-3, 0-30 nel quarto set. Quello era sicuramente uno snodo fondamentale, ma lui era assolutamente composto. Ha scagliato una prima di servizio profonda sul dritto di Berrettini e la risposta è volata lunga: 15-30. Poi il numero uno del mondo ha dimostrato proprio di essere il giocatore migliore al mondo: Berrettini ha prodotto un rovescio tagliente lungolinea che Djokovic in qualche modo ha tirato su col diritto. Berrettini ha tirato un dritto inside out, e Djokovic si è lanciato a tutta velocità per giocare il rovescio. Berrettini ha giocato il drop shot, ma Djokovic è entrato in modo elegante e ha tirato un passante di diritto incrociato per un vincente sbalorditivo.

Quel vincente ha dato a Djokovic una spinta incalcolabile. Ha vinto i due punti successivi per il 3-3, e nel settimo gioco aveva ancora un po’ più di magia nel suo arsenale. Ha raggiunto il 15-30 con uno splendido dritto in avvicinamento che ha portato ad una drop volley vincente di rovescio eseguita in modo impeccabile. Dopo che Berrettini ha raggiunto il 30-30, Djokovic ha spostato il suo avversario da una parte all’altra con precisione chirurgica e poi ha scatenato un dritto vincente incrociato che è atterrato all’interno della linea di servizio. Forse scosso, Berrettini ha commesso un doppio fallo sul break point e Djokovic ha intuito che la fine era vicina.

Servendo sul 30-30 nell’ottavo gioco, Djokovic ha scagliato un vincente di diritto incrociato e poi ha sfidato Berrettini sulla diagonale del dritto; 5-3 Djokovic. Ora la testa di serie n. 7 era chiamata a servire per rimanere in partita, ma Djokovic stava facendo valere ogni risposta e battendo Berrettini dalla linea di fondo. Sebbene Berrettini abbia coraggiosamente salvato due match point con una drop volley vincente di dritto e un dritto esplosivo lungolinea vincente dalla linea di fondo, non è riuscito a sfuggire all’inevitabile. Berrettini ha commesso un errore di dritto per finire a match point per la terza volta e poi ha messo un ultimo rovescio in rete. Il trionfo di Djokovic per 6-7(4) 6-4 6-4 6-3 è stato duramente guadagnato. Sorprendentemente, ha breakkato uno dei migliori servitori del circuito sei volte nel corso di quattro set.

Nelle sue sei partite verso la finale, l’italiano era stato breakkato un totale di cinque volte. Djokovic ha conquistato 34 punti su 48 quando si è avvicinato alla rete mentre Berrettini ne ha vinti 24 su 39, quindi la percentuale del serbo è stata decisamente migliore. Sebbene Berrettini abbia fatto 57 vincenti e Djokovic solo 31, questo è stato più che bilanciato dal fatto che la prima testa di serie ha commesso solo 21 errori non forzati, 27 in meno del più avventuroso Berrettini. Djokovic — che è diventato il primo uomo dopo Pete Sampras nel 1993 a perdere il suo primo set del torneo e andare a vincere il titolo — ha detto dopo la finale che sentiva di essere stato un po’ sulla difensiva e ha ammesso di essersi sentito teso all’inizio del match, ma resta il fatto che ha svolto il lavoro con precisione e professionalità. Sapeva cosa c’era in gioco e ha giocato di conseguenza. Cosa più impressionante di tutte, non ha trasformato la perdita del primo set in un aspetto negativo, decidendo che era ora di lasciar andare la tensione e iniziare a giocare di più alle sue condizioni.

E così Djokovic ora è proprio dove vuole essere, vicino al Grande Slam. Si sta spingendo fino in fondo per realizzare i suoi più grandi obiettivi e sta usando tutta la sua esperienza insieme al suo fisico straordinariamente resistente per soddisfare le esigenze del tennis di oggi. Solo quattro uomini in precedenza nella storia del gioco hanno vinto i primi tre Major della stagione. L’australiano Jack Crawford fu il primo nel 1933, ma perse una finale di cinque set ai Campionati degli Stati Uniti contro Fred Perry. Cinque anni dopo, Don Budge concluse il Grande Slam a New York. Nel 1956, il dinamico australiano Lew Hoad ne vinse tre di fila e mancava un match al Grande Slam prima che il suo connazionale Ken Rosewall lo fermasse a Forest Hills in finale.

Nel 1962 e nel 1969 Rod Laver li vinse tutti e conquistò due Grandi Slam. Nel 1978-1980 Bjorn Borg vinse i primi due Major della stagione [Roland Garros e Wimbledon, perché l’Australian Open si giocava a fine anno, ndr] e venne allo US Open sperando di mantenere vive le sue speranze del Grande Slam, ma perse nelle finali del 1978 e 1980 rispettivamente contro Jimmy Connors e John McEnroe, venendo invece battuto nei quarti di finale del 1979 da Roscoe Tanner. A quei tempi, l’Australian Open era l’ultimo invece che il primo Major della stagione, quindi Borg sarebbe senza dubbio andato a Melbourne se non avesse perso nelle due finali dello US Open.

Ora Djokovic si è affermato come il primo uomo dopo Laver nel 1969 a venire a New York in cerca del Grande Slam, e molti addetti ai lavori si aspettano che lo raggiunga. Sei anni fa, Serena Williams era in una posizione di comando simile mentre si avvicinava all’Open con tre Major in mano, ma perse in semifinale contro Roberta Vinci. Djokovic a mio avviso dovrebbe avere e avrà successo sul cemento allo US Open. È un Major dove ha avuto molta sfortuna. Il serbo è stato sconfitto in cinque delle sue otto finali, due volte contro Nadal (2010 e 2013), una volta contro Federer (2007), una volta in cinque set contro Andy Murray (2012) e una volta contro Stan Wawrinka nel 2016. Considerando che Djokovic ha vinto nove titoli all’Australian Open e non ha mai perso una finale “Down Under”, cresce la sensazione che dovrebbe avere un titolo di New York quest’anno. Dopotutto è stato probabilmente il miglior giocatore sul cemento dell’Era Open. Ora però merita un po’ di tempo per assaporare il suo sesto titolo di singolare a Wimbledon e il suo ottantacinquesimo in carriera.

La mia opinione è che Djokovic non dovrebbe giocare le Olimpiadi di Tokyo perché ha bisogno di tempo per riprendersi dalle fatiche del Roland Garros e di Wimbledon. Vuole eguagliare l’incredibile impresa di Steffi Graf del 1988 di un “Golden Slam” ma l’idea è che un viaggio a Tokyo (vincente o perdente) potrebbe costargli il titolo a Flushing Meadows. Ha detto dopo aver battuto Berrettini a Londra che la sua partecipazione a Tokyo è 50-50. Sarebbe molto meglio che non andasse in Giappone così presto dopo Wimbledon (è giunta proprio in questa ore la conferma che Nole sarà invece regolarmente in campo alle Olimpiadi, ndr).

Ma Djokovic si spingerà sempre verso le vette perché questo è semplicemente chi è, cosa vuole e come opera. È un campione in tutto e per tutto, un concorrente supremo che prospera sotto un’intensa pressione come nessun altro individuo, ed è un uomo che non dà nulla per scontato. Come ha detto dopo il suo trionfo su Berrettini, “è davvero una fortuna per me ed è incredibile che tutto questo stia capitando nello stesso anno. Questo è qualcosa che non mi aspettavo, ma sogno sempre di raggiungere i record più grandi del nostro sport”.

Traduzione a cura di Andrea Ferrero

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Gli outfit di Wimbledon 2021

Promossi e bocciati dell’unico Slam total white. Bene Federer e Serena (ma solo per pochi game), benissimo Andy Murray

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Ash Barty premiata da Kate Middleton - Wimbledon 2021 (credit to Credit_ AELTC_Ben Solomon)

La finale di Wimbledon tra Bjorn Borg e John McEnroe del 1980 è una delle partite più iconiche della storia del tennis. E, di conseguenza, altrettanto iconici sono i completi dei due tennisti durante quella partita. La polo Fila con il colletto blu scuro e le pinstripes di Borg è entrata talmente tanto nella cultura pop che nel celebre film di Wes Anderson “I Tenenbaum” è indossata dal personaggio con un passato da campione della racchetta. Ma anche la polo firmata Sergio Tacchini di McEnroe con le sue righe rosse e azzurre non era affatto da meno. Bene, oggi quelle polo sarebbero proibite ai Championships.

Negli ultimi vent’anni infatti si è passati dal predominantly white, che comunque lasciava spazio per creare variazioni interessanti sul tema, a un total white che soffoca ogni velleità creativa. Tanto che ormai i brand spesso non si impegnano più. Ad esempio, gli atleti uomini sponsorizzati Lacoste – a parte Djokovic – ormai da qualche anno si presentano con una semplicissima polo completamente bianca. Altri marchi si limitano a dare una spruzzata di bianco alla collezione più recente. Quest’anno è stato il caso di Nike che ha presentato gli stessi capi già visti al Roland Garros ma con una diversa colorazione.

In attesa che qualcuno all’All England Club ascolti il nostro appello per qualche concessione cromatica in più, noi ci riserviamo di commentare solo creazioni sufficientemente originali.

 

Novak Djokovic – Lacoste

Novak Djokovic – Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Djokovic vince ancora, e ancora una volta Lacoste sceglie per lui il più classico dei completi. Certo a Wimbledon non si può giocare sui colori, ma il marchio del coccodrillo decide di non cambiare nemmeno lo stile e così il numero uno del mondo si presente a Londra con una semplice polo candida, impreziosita da un piccolo inserto dello stesso colore dell’erba sacra di Church Road. Lacoste dunque si ripete e allora noi facciamo lo stesso, come già scritto al termine del Roland Garros, infatti, pensiamo sia arrivato il momento di rischiare un tocco di originalità nella collaborazione tra Nole e Lacoste, senza perdere certo l’eleganza. (Chiara Gheza)

Roger Federer – Uniqlo

Roger Federer – Wimbledon 2021 (credit AELTC/Simon Bruty)

Anche il brand giapponese Uniqlo – che veste Roger Federer ormai dal 2018 (collaborazione inaugurata proprio sui campi di Church Road) – si attiene ovviamente al total white ma, per quanto riguarda il Maestro svizzero, lo sappiamo, c’è sempre un tocco di originalità e classe in più. Prova ne sia l’inserto sul bordo del colletto della polo, di colore verde smeraldo come i prati dell’All England Club. Della stessa tinta è anche il celebre logo “RF”, di nuovo immancabile sugli outfit di Roger. Ma non solo. Il tocco di originalità sta soprattutto nel quadrettato accennato sulla parte anteriore della polo, che ricorda inevitabilmente la rete del campo da tennis. Un’idea carina che, ancora una volta, conferma i gusti raffinati del campione elvetico. (Laura Guidobaldi)

Matteo Berrettini – Lotto

Matteo Berrettini – Wimbledon 2021 (credit to AELTC_David Gray)

Questo completo di Berrettini supera a malapena la soglia di fantasia fissata nell’introduzione. Ma si può non parlare di un outfit che entrerà nella storia del nostro tennis? Non si può appunto. Ed è già bello che a realizzarlo sia un marchio Made in Italy come Lotto, a cui va dato il merito negli anni di aver mantenuto una presenza costante nel grande tennis negli anni, riuscendosi a non facendoci schiacciare dai giganti dell’abbigliamento sportivo come Nike e Adidas. Un risultato raggiunto grazie all’attenzione per la qualità dei propri prodotti e alla scelta di testimonial che con dedizione sono riusciti a superare le aspettative di tutti. Come Matteo ma anche David Ferrer e Kevin Anderson nel passato recente.

Insomma, materiale tecnico di sostanza per giocatori di sostanza. La t-shirt che ha portato in finale Berrettini a Wimbledon è un manifesto di questa solidità estetica: taglio aderente ma non troppo, perfetto per far risaltare i muscoli del nostro atleta, fantasia fiammata, e logo in verde. Tutto molto pulito. Un po’ troppo come al solito. Ma rientra nella filosofia del brand e anche in quella del nostro n.1. (Valerio Vignoli)

Ashleigh Barty – Fila

Ashleigh Barty a Wimbledon 2021 (Credit: AELTC/Ben Solomon)

Con il trionfo a Church Road, Ashleigh Barty ha scritto un’altra pagina di storia del tennis austrialiano, sollevando il trofeo cinquant’anni dopo la prima vittoria a Londra della connazionale Evonne Goolagong. Infatti, la n. 1 del mondo ha voluto rendere omaggio alla Goolagong presentandosi con un completo che ricordava quello indossato dall’ex campionessa quando ha vinto a Wimbledon, in particolare per quanto riguarda i leggeri ricami in sangallo sulla parte laterale del gonnellino e sulla parte posteriore della canotta. Un outfit Fila estremamente semplice quello di ‘Ash’, ma ricco di significati. In quei delicati ricami viene rievocata una parte di storia del tennis ‘Aussie’ ma soprattutto il grande esempio di Evonne, diventata una maestra di sport e di vita per la Barty e un’icona per tutti i giovani indigeni australiani. (Laura Guidobaldi)

Serena Williams – Nike

Serena Williams – Wimbledon 2021 (via Twitter, @usta)

Serena Williams vive una sfortunata edizione di Wimbledon, compromessa da un infortunio al primo turno che la costringe al ritiro dopo soli sei game, ma la sua apparizione, seppur breve, resterà ben impressa nella memoria proprio grazie all’outfit con il quale decide di fare il suo ingresso in campo. Serena si presenta con un completo monospalla che è ormai un suo marchio di fabbrica, ma a far parlare in questo 2021 è la gonna asimmetrica che sfoggia sopra il vestitino. La campionessa statunitense varca la soglia di Wimbledon con i lunghi capelli raccolti in una coda di cavallo, la felpa bianca e questo strascico candido che accarezza l’erba dietro di lei. Eccessivo forse, ma assolutamente nello stile di Serena. Rispetto ad altre occasione nelle quali dall’eccesso al trash il passo sembrava davvero breve, questa volta, seppur particolare e sopra le righe, l’outfit è elegante. Il completino indossato poi per giocare, appunto con monospalla e gonnellina svolazzante, è promosso a pieni voti. Peccato che una volta che Serena azzecca lo stile, la si sia potuta ammirare solamente per pochi minuti. (Chiara Gheza)

Andy Murray – Castore

Andy Murray – Wimbledon 2021 (via Twitter, @wimbledon)

Della collaborazione tra Andy Murray e Castore, forse il brand emergente più interessante nel mondo dell’abbigliamento sportivo, avevamo già parlato in toni entusiastici già l’anno scorso. Una joint venture tutta all’insegna della ricerca nei materiali e dello stile British. Il completo indossato da Sir Murray in questi Championships incarna la perfetta combinazione di queste due linee guida. Polo e pantaloncini, così come il resto dell’abbigliamento di questa nuova Andy Murray Collection, sono fatti con un tecnologico tessuto in lana merino elaborato in collaborazione con Woolmark, che trasmette freschezza solo a vederlo. Il tocco classy è dato da quell’ effetto knitted tipico della lana, il colletto a polo senza bottoni e l’utilizzo di un bianco non troppo bianco, quasi panna, accostato a delle finiture in un arancione scuro.

Il complesso è un outfit letteralmente memorabile. Candidato di certo ad essere uno dei migliori dell’intera stagione in campo maschile. Un completo che in tanti probabilmente vorrebbero sfoggiare nel proprio club. Qualcuno però potrebbe rimanere scoraggiato di fronte al costo proibitivo di questa polo: ben 100 euro, acquistabile sul sito di Castore. D’altronde, si sa, la qualità ha un prezzo. (Valerio Vignoli)

Collezione Adidas

Félix Auger-Aliassime a Wimbledon 2021 (Credit: AELTC/Simon Bruty)
Angelique Kerber – Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

United by sport” è il motto della collezione Adidas per questo Wimbledon 2021. Lo si può ritrovare anche in un insolito secondo logo circolare sui vari completi, accanto a quello del brand delle tre strisce. Due loghi si vedono di solito nelle magliette da calcio: quello della squadra e quello dello sponsor tecnico. E in effetti la collezione del gigante tedesco è ispirata proprio al football, come lo chiamano al di là della manica. Una scelta azzeccata considerando che gli Europei si sono giocati in contemporanea ai Championships.

Il richiamo al calcio è soprattutto nelle strisce verticali piuttosto ampie presenti in molti capi. Il tono su tono bianco le rende tuttavia poco evidenti. L’effetto risulta migliore in altre colorazioni degli stessi capi (rosse e blu), già viste ad esempio nei tornei di preparazioni sull’erba e che probabilmente rivedremo nei tornei americani. Ma comunque l’idea è abbastanza originale e per l’appunto molto appropriata considerata l’atmosfera “pallonara” che si respirava a Londra nelle ultime settimane. L’uso di un rosso molto vivo per le finiture, come quello di Liverpool e Manchester United, e di colletti a V stretti nelle maglietta di Auger Aliassime e nella canotta di Kerber amplifica l’effetto divisa. Peccato che nessuno degli atleti del team Adidas sia riuscito a sollevare il trofeo alla fine. (Valerio Vignoli)

Camila Giorgi – Giomila

Camila Giorgi a Wimbledon 2021 (Credit: AELTC/Ian Walton)

Le scelte di Camila Giorgi in fatto di moda in campo sono sempre vincenti. Ai Championships il suo completino ‘Giomila’ (la linea di completi da tennis e sportswear creata da Camila stessa e dalla mamma) è certamente uno dei più eleganti e vezzosi. Quest’anno la tennista azzurra ha scelto di indossare un outfit arricchito da pizzi delicati presenti sulla parte laterale della canotta – aderente e grintosa ma resa più “vaporosa” grazie al tessuto in stile macramé – e sulla parte inferiore del gonnellino, con un leggero e delicato volant. (Laura Guidobaldi)

Coco Gauff – New Balance

Coco Gauff – Wimbledon 2021 (via Twitter, @wimbledon)

New Balance si sposa perfettamente con la freschezza e la grinta della giovane Coco Gauff. Anche a Wimbledon infatti l’outfit pensato per la giovane atleta è perfetto: canotta super aderente in contrasto con una gonna leggera, quasi impalpabile. Una scelta originale e adatta all’atleta che la indossa. Il binomio Gauff/New Balance supera lo slam inglese a pieni voti e lascia ben sperare per un futuro di originalità e classe, laddove i colori potranno aiutare a osare diversamente. (Chiara Gheza)

Bonus Off-Court: Kate Middleton

Ash Barty premiata da Kate Middleton – Wimbledon 2021 (credit to Credit_ AELTC_Ben Solomon)

Tanti gli outfit riusciti durante questo Wimbledon, ma la regina di stile a Londra da qualche anno a questa parte è una e una soltanto: Kate Middleton. La moglie dell’erede al trono infatti non delude nemmeno nella due giorni di finali. Kate indossa, in occasione del match femminile, un abito verde brillante della stilista inglese Emilia Wickstead lungo fino alla metà del polpaccio, impreziosito da una classica scarpa Jimmy Choo. La duchessa di Cambridge raggiunge, però, l’apice dell’eleganza il giorno successivo in occasione della finale tra Matteo Berrettini e Novak Djokovic. Kate infatti è splendida in un abito leggero color rosa pastello stretto in vita da una cintura ton sur ton, disegnato anch’esso da un marchio d’Oltremanica: Beulah London, La scarpa ha un laccetto alla caviglia che taglierebbe la gambe a chiunque di noi comuni mortali, mentre su di lei sembra perfetta.

Domenica peraltro impegnativa per la duchessa che, dopo aver assistito al trionfo di Djokovic, deve precipitarsi a Wembley per la finale dell’Europeo tra Italia e Inghilterra. Nel mezzo non poteva mancare un cambio d’abito. Kate toglie l’elegante vestito adatto al tennis club più famoso del mondo, per indossare un pantalone casual con maglia e giacca bianche. Look azzeccato per uno stadio di calcio. Così come a Wimbledon anche a Wembley in fatto di stile è lei la vincitrice. (Chiara Gheza)

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