Wimbledon incorona il suo re: Andrew Barron Murray è Andy II

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Wimbledon incorona il suo re: Andrew Barron Murray è Andy II

Finale di Wimbledon senza storia, Murray vince in tre set. Un break è stato sufficiente allo scozzese, che si è aggiudicato i due tiebreak successivi. Raonic ha avuto due sole palle break. Lo scozzese si avvicina a Djokovic

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[2] A. Murray b. [6] M. Raonic 6-4 7-6(3) 7-6(2) (dal nostro inviato a Wimbledon)

Stats Murray-Raonic

Solo chi non aveva occhi per non vedere, cuore per non sentire, mente per non capire, poteva pensare che la partita di oggi potesse concludersi diversamente: Andrew Barron Murray come avevamo ampiamente previsto in tempi non sospetti, è campione di Wimbledon. Che aria tirasse lo scozzese l’ha spiegato al primo punto, quando dopo una seconda a 130 mph del canadese gli è praticamente montato sopra per chiudere con uno splendido dritto nell’angolino alla sinistra di Milos.

 

Classici game di assestamento, ma i due mostrano di cos’hanno parlato con i coach: Raonic appena può si avventa con tutta la forza di cui dispone sul dritto; Murray gioca tutti passanti lenti, nelle stringhe di Raonic che deve abbassarsi ed abbassarsi. Se si passa l’immagine abusata è come il classico picador con le vara da picar che servono a indebolire il toro; sarà il passante del torero a completare l’opera. È alla seconda occasione che Murray colpisce. La prima, già nel terzo game, era volata via grazie ad un gran rovescio di Raonic, ma nel settimo game il canadese si trova rapidamente sul 15-40. Qui mette ancora due seconde, la prima gli basta per salvarsi ma sulle seconda Murray risponde senza problemi e si porta avanti. In genere in questi casi Murray si addormenta un po’ nel game successivo e in effetti si fa raggiungere sul 40 pari dopo essere stato 40-15. Lo scozzese mette a posto le cose anche con l’aiuto di un ace buono per conservare il break. Dopo un game passato ad esercitare lo slice di rovescio, diventato di grande qualità quello del canadese,  e ad apprezzare l’incredibile agilità di Murray sulle prime di Raonic, Murray chiude il primo set in 40 minuti. C’era davvero poco che non avessimo già visto.

Il secondo set si apre con un Raonic talmente sconsolato da servire la prima a meno di 130 mph all’ora. Il canadese forse si è accorto di non aver neanche messo lo straccio di un solo ace tirando fortissimo e ha provato a lavorare di più la palla. Il problema è che questo significava entrare nello scambio il che forse non era una grandissima idea. In ogni caso durava poco perché trovatosi sul 15-30 Raonic riprendeva come prima, ma ancora doveva subire delle risposte che finivano per destabilizzarlo. L’urlo sul doppio fallo che gli faceva concedere la terza palla break era un misto di frustrazione ed ansia. Buon per lui che Murray, dopo aver risposto ancora ad una prima a 140 mph si ingarbugliava mandando un facile dritto in rete, così Milos riusciva almeno a tenere il servizio, facendo rivedere anche quel dritto strettissimo da sinistra a destra, che tanto male aveva fatto a Murray a Melbourne.
Il problema era che sul servizio di Andy si giocava poco, e i continui urlacci che arrivavano dalla tribuna parevano persino giustificati, nonostante il sacro luogo, nella loro ricerca di qualche emozione. Si arrivava al settimo game con le gente che mandava sms chissà dove, tribuna stampa a ricordare i bei tempi andati e Raonic che finalmente metteva il terzo ace.  Ma Andy si inventava un incredibile game di risposte e passanti che erano un piccolo show nello show e con un uno-due di rovescio (solito passantino basso incrociato e poi lungolinea a chiudere) si portava a palla break. Wimbledon tratteneva il fiato ma non era ancora il momento giusto perché Raonic, coraggiosamente ancora a rete riusciva ad annullarlo e con l’aiuto di un altro ace chiudeva il game. Si continuava a giocare solo sul servizio di Milos, perché anche se il canadese riusciva spesso ad arrivare a 30, non dava mai la sensazione di poter veramente togliere il servizio ad Andy. Splendido il terzo scambio del nono game, quando sul 30/0 una volée di dritto di Raonic finiva ancora nell’incrocio delle righe, ma Andy alzava un classico campanile: smash di Raonic e pazzesco dritto in contrattacco dello scozzese. Il 30 pari era un altro splendido passante lungolinea dello scozzese, sempre di rovescio, pure aiutato dal nastro. Raonic ogni tanto sembrava perdere lucidità e dopo aver rigiocato un punto che sembrava finito, forse infastidito, si portava avanti dietro un dritto troppo corto. Sin troppo facile l’ennesimo passante, stavolta incrociato, di Murray e palla break. Un intimidito Raonic la giocava con una seconda molto lenta ma Murray forse sentiva anche lui la tensione e non riusciva ad approfittarne. Ma con un altro gran passante Murray si procurava una seconda palla break. Lo scozzese rispondeva ad una prima, stavolta a 141 ma poi steccava malamente il dritto successivo. Due servizi finalmente efficaci chiudevano il nono, emozionante, game. Si arrivava al tiebreak senza altri sussulti e Milos non metteva la prima. Faceva ancora peggio sulla seconda, spedendo in rete un back di rovescio abbastanza semplice. Forse un po’ basso, ma Murray adesso cominciava a raccogliere quanto seminato per un’ora e 40 minuti: le palle basse per Raonic erano diventate un inferno. Lo scozzese continuava a martellare sulla ferita e andava 3 a 0. Ma il povero Raonic era sempre costretto a giocare piegato.  Il punto del 4 a 1 somigliava allo scambio del nono game raccontato prima e anche ad un match point. Forse Raonic faceva l’errore di rigiocarlo sul dritto ma Murray trasformava lo smash del canadese in un punto per lui! Ormai rilassato Murray cambiava sul 5 a 1 dopo aver lasciato immobile Milos con un lungolinea di rovescio per poi chiudere senza nessun problema sul 7 a 3 al terzo set point.

L’intero clan Raonic a questo punto prova con la scaramanzia. Milos fa una lunga pausa pipì mentre i genitori si scambiano di posto nel box giocatori. Tornato in campo il terzo set si apre con un doppio fallo di Murray segno che forse qualcosa poteva cambiare. In effetti nel quinto game, complice un rilassamento di Andy, il canadese aveva finalmente le prime due palle break del match, grazie ad una timida seconda di Andy che veniva aggredita dal dritto del canadese. La prima Andy l’annullava con l’ace, la seconda gestiva bene lo scambio che si chiudeva con un rovescio in rete del canadese. Raonic dava davvero tutto quello che aveva nel punto successivo ma Andy ancora col lungolinea di rovescio poteva sfogare la sua gioia, nel modo non proprio da Wimbledon che gli è proprio, rivolto verso mamma e moglie. I due arrivavano al tiebreak che si rivelerà decisivo senza avere più problemi col servizio. In tutto Murray aveva ceduto 8 punti e Raonic 7. Stavolta era Murray a servire per primo e lo scozzese si portava avanti chiudendo una facile volée. Era un gran passante a dare ad Andy il minibreak, stavolta incrociato di rovescio, dopo una prima un po’ più debole del canadese.  Il canadese tornava a servire a 134 mph ma ancora Andy rispondeva perfettamente prendendo in mano lo scambio e portandosi sul 3 a 0. La partita finiva qui, perché Murray andava rapidamente 5-0  e cambiava di nuovo, come nel primo set, sul 5 a 1, sbagliando un attacco di rovescio. Murray si procurava 5 match point, Milos annullava il primo ma al secondo Murray chiudeva e chiudeva tra il pubblico in delirio.

È stata una buona finale di quello che è stato un buon torneo. Raonic ha fatto tutto quello che era nelle sue possibilità offrendo una partita godibile al pubblico di Church Road. Ma doveva sperare in un Murray poco centrato per avere qualche possibilità in più. A poco serve sottolineare che non ha avuto neanche una palla break nel match perché per tutto il torno il canadese aveva faticato molto anche con avversari meno in palla di Murray e come detto in sede di presentazione aveva poche armi per rovesciare il risultato del Queen’s. Lo scozzese ha chiuso il torneo esattamente come l’aveva cominciato, cioè dominando l’avversario; poche volte su questi prati abbiamo visto una così netta superiorità, forse l’ultimo era stato il Federer del 2006. 

Ci sarà tempo per aggiungere altri particolari. Ne abbiamo elencati anche troppi. Partite come queste in fondo, aldilà delle prodezze o di qualche effimero scambio, restano scolpite nella memoria non tanto o non soltanto per come hanno giocato i due, o per come il pubblico abbia accompagnato il boy di casa al successo, ma forse per il fatto che a giocare questo match siano stati questi due e non i soliti noti. Sarebbe bello che questo ci rendesse un po’, almeno un po’, più consapevoli che il tennis non è solo Federer, Djokovic e Nadal.

 

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Kyrgios dopo Wimbledon: “Se avessi vinto avrei perso motivazioni. Provo più rispetto per Djokovic, Nadal e Federer”

“Solo dopo una settimana mi sono reso conto di quello che ho combinato”. Nick Kyrgios torna a parlare dopo la sconfitta con Djokovic: “Devi essere un animale a livello mentale per vincere Slam”

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Nick Kyrgios – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @atptour)

Dopo la finale persa a Wimbledon contro Novak Djokovic, Nick Kyrgios si prepara al ritorno in campo. L’australiano esordirà all’ATP 250 di Atlanta questa notte intorno alle 2.30 italiane. Affronterà Peter Gojowczyk, in un torneo di cui è la settima testa di serie e nel quale ha già trionfato nel 2016.

Il tabellone completo dell’ATP di Atlanta

Kyrgios è intervenuto in una diretta sull’account Instagram del Citi Open, l’ATP 500 di Washington che partirà la prossima settimana e che l’anno scorso vide trionfare Jannik Sinner. Sono stati diversi i temi affrontati dall’attuale numero 47 del mondo Kyrgios (che con i 1200 punti di Wimbledon ora sarebbe a ridosso della top15), dal tempo necessario per capire la portata dell’impresa da lui compiuta al crescente rispetto verso i tre alieni di questo sport: Novak Djokovic, Rafael Nadal e Roger Federer.

 

“È stato molto strano: soltanto dopo una settimana mi sono reso conto di quello che ho combinato. Ho perso una finale di Wimbledon. Da una parte è ovviamente triste, ma è comunque stato un cammino fantastico“. Immancabile un accenno ai giorni senza tennis, trascorsi alle Bahamas: “Ero in un piccolo alloggio alle Bahamas e ho passato davvero un’ottima settimana. Mi sono allenato, ma sono comunque stati giorni piuttosto frenetici dopo la finale”.

Sicuramente Kyrgios si porterà via da Wimbledon tante belle sensazioni, ma anche la consapevolezza di quanto difficile sia arrivare così lontano in tornei tanto importanti. Da questa esperienza, inoltre, l’australiano ha dichiarato di avere più rispetto verso i big3, proprio perché ha capito quanto sforzo sia necessario per ottenere certi risultati.

“Devi semplicemente essere un animale a livello mentale per vincere uno Slam. Provo certamente più rispetto ora verso Djokovic, Nadal e Federer. Giocare contro uno di loro in finale è stato bello, anche se sembrava che Novak non avesse giocato a tennis nelle due settimane precedenti: non l’ho mai visto in difficoltà.

In ogni caso, mi porto dietro molta fiducia. Ad inizio anno mi ha aiutato molto la finale di doppio con Thanasi a livello mentale (insieme a Kokkinakis Kyrgios ha vinto il titolo di doppio all’Australian Open, ndr), anche se di trattava di una finale di doppio. Da quando gioco a tennis, più o meno dall’età di sette anni, mi hanno detto che vincere un Major è tutto in questo sport. Probabilmente se avessi vinto avrei perso motivazione. Ogni tennista sogna di vincere Wimbledon, anche se io, guardando indietro nella mia carriera, non avrei mai pensato che sarei riuscito a giocare una finale Slam. Pensavo che ormai il treno fosse passato. Se avessi vinto il titolo, non avrei davvero saputo che cos’altro avrei dovuto dimostrare come tennista. È stato eccitante, sono andato così vicino al trofeo“.

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata al 25 luglio 2022!

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Wimbledon ha bisogno di più momenti “Arthur Ashe”, dentro e fuori dal campo

Nick Kyrgios e Ons Jabeur sono una boccata d’aria fresca nelle finali dei singolari maschile e femminile

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Arthur Ashe col trofeo di Wimbledon il 5 Luglio 1975, dopo la vittoria su Jimmy Connors

Traduzione dell’articolo di Kurt Streeter, NY Times, 11 luglio 2022

WIMBLEDON, Inghilterra – Per la prima volta in quasi mezzo secolo, un fine settimana a Wimbledon è sembrato diverso.

Nick Kyrgios e Ons Jabeur sono stati una boccata d’aria fresca nelle finali del singolare maschile e femminile. Jabeur, tunisina, è diventata la prima giocatrice nordafricana a raggiungere una finale in singolare. Kyrgios, australiano di origini malesi e con una spavalderia ben documentata, che lo contraddistingue e lo fa apparire come qualcosa di completamente diverso dai suoi colleghi, giocava la sua prima finale di un Grande Slam. Jabeur e Kyrgios hanno perso il match, ma non è questo il punto.

 

Era dal 1975, quando Arthur Ashe ed Evonne Goolagong arrivarono in finale, che i due incontri non erano così diversi. Il tennis si evolve in modo discontinuo, e non è mai stato così vero come a Wimbledon.

Osservando il pubblico del campo centrale nelle ultime due settimane, si è capito quanto sia difficile cambiare, soprattutto quando si tratta di tornei.

Sugli spalti, un’omogeneità fin troppo familiare. A parte qualche tocco di colore qua e là, un mare di bianco. Per me, un uomo di colore che ha giocato a questo sport nei circuiti minori e che auspica il rinnovamento del sistema tradizionale, vedere la mancanza di colori è sempre un pugno allo stomaco, soprattutto a Wimbledon, in una città come Londra.

Dopo la finale femminile di sabato, mi sono fermato accanto a un pilastro vicino a una delle uscite del campo centrale. Sono passate centinaia di persone. Poi alcune migliaia. Ho contato circa una dozzina di persone di colore. Questo grande evento si svolge in una delle metropoli più multietniche del mondo, aperta a persone provenienti da ogni parte del mondo. Non si direbbe guardando gli spettatori. C’erano alcuni volti asiatici, oppure alcuni musulmani in hijab. La comunità sikh è molto numerosa a Londra. Ho visto solo uno dei tradizionali turbanti sikh tra gli spalti.

Quando ho preso in disparte alcuni tifosi di colore e ho chiesto loro se si sentissero consapevoli della loro rarità tra il pubblico presente, la risposta è sempre stata rapida come una volée di dritto di Jabeur o un servizio di Kyrgios. “Come potrei non sentirmi una rarità?“, ha detto James Smith, residente a Londra. “Ho visto un ragazzo in un settore appena sopra di me. Ci siamo sorrisi a vicenda. Non lo conosco, ma c’era un legame. Sapevamo di essere pochi e lontani”.

I tifosi lo vedono.

E anche i giocatori.

“Me ne accorgo sicuramente”, ha detto Coco Gauff, la teen star americana, quando abbiamo parlato la scorsa settimana. Ha detto di essere così concentrata quando gioca quasi da non si accorgersi della folla. Ma dopo, quando guarda le sue foto a Wimbledon, le immagini la spaventano. “Non ci sono molte persone di colore tra la folla”.

Gauff ha confrontato Wimbledon con gli U.S. Open, che hanno un’atmosfera più “terrena”, sembra un po’ il più grande torneo di parchi pubblici del mondo e la folla è molto più variegata.

“È decisamente strano qui, perché Londra dovrebbe essere un grande melting pot”, ha aggiunto Gauff, riflettendo per un po’ e chiedendosi perché.

Andare a Wimbledon, proprio come andare ai grandi eventi sportivi in tutto il Nord America e oltre, richiede un impegno notevole. Il collaudato e tradizionale Wimbledon porta questo presupposto al limite. Non è possibile acquistare i biglietti online. Per molti posti c’è un sistema di lotteria. Alcuni fan si mettono in fila in un parco vicino e si accampano per tutta la notte pur di partecipare. Il prezzo non è esattamente a buon mercato.

Dicono che è aperto a tutti, ma il sistema di prenotazione di biglietti è progettato con così tanti ostacoli che è quasi come se fosse destinato a escludere le persone di un certo tipo“, ha detto Densel Frith, un imprenditore edile di colore che vive a Londra.

Mi ha detto di aver pagato circa 100 sterline per il suo biglietto, circa 120 dollari. Sono un sacco di soldi per un ragazzo che si è descritto come un colletto blu. “Non tornerò domani“, ha aggiunto. “Chi può permettersi una cosa del genere? Le persone della nostra comunità non possono permetterselo. Non è possibile. Non se ne parla. Proprio non se ne parla”.

C’è qualcosa di più dell’accesso e del costo, qualcosa di più profondo. Il prestigio e la tradizione di Wimbledon sono allo stesso tempo i suoi punti di forza e il suo tallone d’Achille. Il luogo è meraviglioso – il tennis in un giardino all’inglese non è un’iperbole – ma anche soffocante, tedioso e statico.

“Pensate a cosa rappresenta Wimbledon per molti di noi”, ha detto Lorraine Sebata, 38 anni, cresciuta in Zimbabwe e ora residente a Londra.

“Per noi rappresenta il sistema”, ha aggiunto. “Il sistema coloniale, la gerarchia” che è ancora alla base della società inglese. Basta guardare il palco reale per rendersene conto, è bianco proprio come il dresscode del torneo, risalente all’epoca vittoriana. 

Sebata si è descritta come una fan appassionata. Ama il tennis dai tempi di Pete Sampras, anche se lei non lo gioca. La sua amica Dianah Kazazi, un’assistente sociale arrivata in Inghilterra dall’Uganda e dai Paesi Bassi, ha la stessa passione per il tennis. Mentre parlavamo, si guardavano intorno – su e giù per un corridoio appena fuori dal maestoso campo centrale foderato di edera – e non riuscivano a trovare nessuno che sembrasse avere le radici africane che condividevano. Hanno detto di avere molti amici di colore che amano il tennis, ma non sentono di poter far parte di Wimbledon, situato in un lussuoso sobborgo che sembra esclusivo e così lontano dalla quotidianità.

“C’è un establishment e una storia dietro questo torneo che mantiene tutto legato proprio status quo”, ha detto Kazazi. “Come tifoso, devi uscire dagli schemi per superare questa situazione”. Ha proseguito: “È la storia che ci attrae come tifosi, ma quella storia dice qualcosa alle persone che non si sentono a proprio agio a venire”. Per molte persone di colore in Inghilterra, il tennis semplicemente non è visto come “qualcosa per noi”.

Ho capito. So esattamente da dove venivano questi tifosi. Ho sentito il loro sgomento, la loro amarezza e il dubbio riguardo alla possibilità di un cambiamento. Onestamente, mi ha fatto male.

Forse è utile sapere cosa significa Wimbledon per me.

Mi viene la pelle d’oca ogni volta che entro nei cancelli di Church Road, una strada verdeggiante a due corsie. Il 5 luglio 1975, quando Arthur Ashe sconfisse Jimmy Connors, diventando il primo uomo di colore a vincere il titolo di Wimbledon in singolare e l’unico uomo di colore a vincere un titolo in un torneo del Grande Slam, tranne Yannick Noah agli Open di Francia nel 1983, ero un bambino di 9 anni la cui passione sportiva erano i Seattle SuperSonics.

Vedere Ashe con il suo gioco aggraziato e la sua intelligenza acuta, i suoi capelli afro e la sua pelle che assomigliava alla mia, mi convinse a fare del tennis il mio sport.

Wimbledon non ha modificato la traiettoria della mia vita, ma ne ha cambiato la direzione.

Sono diventato un giocatore junior e di college di livello nazionale. Ho trascorso poco più di un anno nei circuiti minori del gioco professionistico, raggiungendo il numero 448 della classifica ATP. Ai miei tempi i giocatori non bianchi erano rari come ai tempi di Arthur.

Oggi, come abbiamo visto questo fine settimana, c’è una nuova generazione di talenti sull’erba. Serena e Venus Williams sono la loro stella polare. Eppure c’è ancora molto da fare. Non solo in campo, ma anche per avvicinare i tifosi al gioco e portarli sugli spalti di un monumento del tennis come Wimbledon. Un lavoro che richiederà sicuramente molto tempo.

Traduzione di Alice Nagni

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Flash

Quei tifosi inglesi irritati dai posti vuoti al Centre Court di Wimbledon

Durante i Championships avete notato qualche posto vuoto di troppo, specie nei pressi del Royal Box? Ecco le testimonianze dei tifosi che li avrebbero voluti

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Centre Court - Wimbledon 2022 (foto Twitter @Wimbledon)
Centre Court - Wimbledon 2022 (foto Twitter @Wimbledon)

Traduzione dell’articolo di Charlie Parker, The Times, 30 giugno 2022

Gli spettatori che non sono riusciti a prendere i biglietti per vedere Emma Raducanu, Andy Murray e Serena Williams si lamentano delle serie di posti vuoti nelle sezioni principali del Centre Court.

Sebbene quello per il Centrale di Wimbledon sia normalmente il biglietto più richiesto della città, entrare quest’anno dovrebbe essere più facile di quanto non sia stato negli ultimi decenni. Il numero complessivo di spettatori è diminuito in modo significativo e con le partite che si svolgono fino a tarda sera, ci dovrebbero essere maggiori possibilità di ottenere biglietti dell’ultimo minuto per il Centre Court e il Campo n.1.

 

Tuttavia, molti dei posti vuoti intorno al Royal Box per le partite dei due giorni di apertura sono riservati agli ospiti aziendali e ai membri dell’All England Club e della Lawn Tennis Association. Alcuni possessori di questi biglietti sembravano però preferire rimanere nelle suite riservate agli ospiti dopo le vittorie di Novak Djokovic nelle partite di apertura piuttosto che tornare a vedere le partite successive.

Sue Barker, la presentatrice di tennis della BBC, ha fatto notare che “ci sono molti posti vuoti” all’inizio della partita di Raducanu.

Nia Jones, una netballer internazionale gallese, ha twittato lunedì durante la partita di apertura di Murray sul Centre Court: “Confessate. Chi si è accaparrato il biglietto per Wimbledon e non ci è nemmeno andato? Totalmente esaurito online, ma ci sono più posti vuoti per la partita di Murray al Centre Court che per una partita di netball durante il Covid”.

I tentativi dell’All England Club di limitare il numero di posti vuoti rivendendo i biglietti di quegli spettatori che se ne vanno sono stati inizialmente ostacolati da difficoltà tecniche, ha detto uno steward. Alcune persone hanno anche dimenticato di scansionare i biglietti per la rivendita, poiché quest’anno molti sono sullo smartphone anziché essere in formato cartaceo.

Ieri, poco prima dell’inizio della partita di secondo turno di Murray, gli spettatori in fila per la rivendita dei biglietti hanno detto di essere “stufi” dopo aver aspettato in coda per più di due ore.

Max Smith, 24 anni, ha dichiarato: “Lascia l’amaro in bocca vedere tutti quei posti vuoti riservati alle aziende. Al diavolo questa gente: dovrebbero piuttosto andare in un ristorante elegante. Wimbledon ha bisogno di fare di più per far sembrare che il torneo non sia tanto elitario”.

Ha aggiunto che dopo aver fatto la fila “per due ore” sentiva che Wimbledon era più interessato alla “propria reputazione d’élite” che a riempire i posti.

Killy Cavendish, 63 anni, un appassionato di tennis che vive nella zona e va al torneo da anni, ha dichiarato: “Sono stufo. Non mi piace vedere posti vuoti quando le persone sono bloccate fuori in coda. La cosa principale che voglio vedere è la possibilità di acquistare alcuni biglietti per il Centre Court”.

Poiché l’All England Club cerca di vendere il maggior numero possibile di posti, i biglietti restituiti per i campi principali vengono ancora offerti la mattina prima dell’inizio delle partite. Ieri c’era un piccolo numero di posti disponibili sul Centre Court per veder giocare Djokovic, Raducanu e Murray.

Wimbledon incoraggia anche gli spettatori a venire dopo il lavoro vendendo abbonamenti più economici per coloro che arrivano alle 17:00. Questi abbonamenti danno ai titolari l’opportunità di acquistare quei biglietti per i campi principali che sono stati riconsegnati al momento della partenza dal proprietario originale.

La famosa coda di Wimbledon per l’acquisto di biglietti giornalieri per i campi secondari è notevolmente più breve rispetto agli anni precedenti. Lunedì c’erano 36.603 spettatori rispetto ai 42.517 del giorno di apertura nel 2019. È stato il numero più basso dal 2007 per il primo lunedì in un anno senza restrizioni Covid.

Traduzione di Massimo Volpati

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