Ana Ivanovic e Bastian Schweinsteiger oggi sposi a Venezia

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Ana Ivanovic e Bastian Schweinsteiger oggi sposi a Venezia

La tennista serba e il calciatore tedesco convoleranno a nozze in giornata, nella splendida cornice della romantica città lagunare. Cerimonia lussuosissima ma riservata, tra gli invitati (più di cento) anche alcuni grandi nomi dello sport

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Wimbledon e gli Europei francesi di calcio non sono più d’intralcio, e le delusioni patite sono ormai lontane dai pensieri di Ana e Bastian. Dopo la convocazione (di lui) con la nazionale tedesca, che aveva impedito le nozze a Belgrado (città natale di lei) per il 5 di giugno, Ivanovic e Schweinsteiger possono finalmente dirsi il fatidico sì. Pur avendo mantenuto una grande riservatezza a riguardo, il luogo dell’evento è ormai noto: Venezia, per la precisione l’Aman Canal Grande, il lussuosissimo hotel a sette stelle già scelto da George Clooney e Amal Alamuddin per il loro matrimonio celebrato nel 2014.

Proprio l’anno in cui, agli US Open, avvenne il colpo di fulmine tra la bella tennista e il biondo calciatore. Da quel giorno i due non si sono più separati, e nonostante abbiano evitato accuratamente di contribuire al gossip – il fidanzamento venne annunciato da uno scarno comunicato, e sugli account social dei due non è mai comparsa alcuna foto di coppia – l’interesse di stampa e tifosi li ha circondati. Schweinsteiger ha addirittura aggiunto una bandiera serba e la scritta “dušo” (tesoro) su uno dei propri scarpini.

Per un matrimonio tra sportivi, una degna lista di inviti. Da parte di “Schweini” saranno presenti alcuni compagni di squadra, il CT della Germania Joachim Löw e il presidente del Bayern Monaco Uli Hoeness, mentre il mondo del tennis dovrebbe contribuire con Angelique Kerber – che in una intervista all’indomani della vittoria agli Australian Open di fatto ufficializzò l’intenzione dei due di sposarsi – e Andy Murray. I due tuttavia difficilmente potranno essere presenti: ai quasi 120 invitati è stato chiesto di prendere tre giorni di ferie, per presentarsi all’aeroporto di Monaco di Baviera e raggiungere l’Italia a bordo di un aereo privato. Li attende una tre giorni di cene, eventi culturali e appuntamenti mondani.

 

Oltre ovviamente alla cerimonia, il cui costo è stimato attorno al milione di euro e al termine della quale Ana e Bastian potranno coronare il loro sogno d’amore. E chissà che la tennista serba non possa trarre beneficio dalla nuova stabilità sentimentale, come capitato a molti suoi colleghi.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: mi manca Berrettini. E manca anche a Sinner. Nadal dritto in finale? 15 le “vittime” di primo turno. Serena Williasms out ma non per sempre

Tre italiani in “vita” su undici

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Matteo Berrettini - Queen's 2022 (Credit: Getty Image for LTA)

Ritrovarsi a scrivere di un Berrettini che doveva essere un grande probabilissimo protagonista di questo torneo e dover scrivere invece del suo Covid, del suo ritiro, del suo ennesimo sogno svanito senza sue colpe, dopo averne già discusso e scritto non so più quante volte e in quanti video, su Instagram, TikTok, Twitter, e chi più ne ha più ne metta…beh, questa francamente me la sarei voluta proprio risparmiare.

Figurarsi lui. Davvero mi dispiace. E non potete immaginare quanto. E non per me, per Ubitennis, per il tennis italiano. Ma per lui.

Di solito i multimilionari, anche se i loro guadagni se li sono meritati facendo cose che non riescono ai comuni mortali – e i grandi campioni certo appartengono a queste categoria – non suscitano gran tenerezza anche se sono incappati in qualche disavventura.

 

Ma Matteo è un tal bravo ragazzo, educato e mai arrogante sebbene in certe situazioni logistiche, ambientali, sia abbastanza facile diventarlo, che francamente tutte le problematiche fisiche che lo hanno avversato in questi ultimi anni, non possono non stimolare una più che naturale forma di solidarietà.

Nessuno potrà mai sapere che cosa avrebbe potuto succedere in questo torneo nel quale nel giorno del sorteggio tutti lo avevamo considerato più fortunato che sfortunato.

Il sorteggio era stato giovedì scorso, quando lui si era allenato con Rafa Nadal, e al venerdì Matteo ha sentito salire la febbreUn’orribile sensazione alla vigilia del torneo che era nella sua testa dal 12 aprile, quando si era operato alla mano, quando aveva deciso che avrebbe saltato il torneo più amato, a casa sua al Foro Italico, e poi anche il Roland Garros quando sapeva bene di avere in scadenza la cambiale dei quarti di finale dell’anno precedente. 

E, come Matteo avrebbe fatto trasparire con l’abituale sincerità, se mai si fosse immaginato che l’ATP avrebbe preso la decisione harakiri di togliere i punti conquistabili ai Championships mentre scadevano quelli dell’anno scorso, beh forse avrebbe accelerato la preparazione per scendere in campo già al Roland Garros.

Too late now. Il COVID è peggio del Fato, colpisce a caso. Ok, le precauzioni servono, mettere le mascherine ancora oggi sarebbe più che consigliabile, eppure anche qui sui metrò a Londra – underground, via – non c’è nessuno nel fittume di passeggeri che si pestano i piedi, che le metta. In sala stampa, su centinaia di colleghi, pochissime eccezioni. Eppure nella sala stampa del Roland Garros più di un collega è rimasto intrappolato dal Covid e non ha potuto lasciare Parigi che diversi giorni dopo la conclusione del torneo.

Nella vita, bisogna avere fortuna. E per quanto concerne la salute le differenti situazioni fra i ricchi e i poveri si assottigliano assai, si ammalano i primi come i secondi anche se i primi magari possono curarsi meglio e resta vero poi – come si divertiva a ricordare spesso il mio maestro Rino Tommasi (che non mi stancherò mai di citare) – che tutti nella loro vita hanno diritto alla stessa quantità di ghiaccio: l’unica differenza è che i ricchi ce l’hanno d’estate e i poveri d’inverno.

Berrettini ha avuto in sorte, coltivata con il lavoro di tantissimi allenamenti durati anni e anni con Vincenzo Santopadre, un servizio formidabile e un dritto quasi altrettanto efficaceE quell’altezza, un metro e 96 cm, che gli ha dato il Padreterno altrimenti a voglia a cercare di lavorare duro per tirare cannonballs da 230 km orari: non ci sarebbe mai riuscito se avesse avuto gli stessi centimetri di Fabio Fognini.

Però si allunga fino a oltre i 4 metri e magari si stira i muscoli addominali. Tira missili fracassanti con quel polso e quella mano destra esplosiva e la mano a un certo punto si stufa per tutto quel continuo stress e fa cilecca. È più simpatico, bello e socievole di altri, stringe volentieri e generosamente la mano a tutti, certo più di un tipo “orso e introverso” e magari si becca il COVID quando quell’altro invece la scampa. La vita è così.

Nell’articolo scritto ieri ho accennato al caso di Tamberi cui sparirono sotto il naso, anzi sotto il ginocchio perché fu il tendine d’Achille a tradirlo, anni e anni di sacrifici per partecipare alle Olimpiadi di Rio 2016.

Ecco, a confronto, lo sfortunato Berrettini si può lamentare assai di meno. Fra pochi giorni Matteo starà bene, già ieri sera era senza sintomi, tornerà a giocare e magari già all’US Open – dove Djokovic non ci sarà e Nadal chissà… molto dipenderà proprio da questo Wimbledon in cui il favorito è certo Djokovic a dispetto di un primo turno con Kwon poco convincente – si prenderà una soddisfazione dorata simile a quella che Tamberi ha dovuto attendere fino a Tokyo 2020… che è poi diventato Tokyo 2021. E Tamberi non se l’aspettava quasi più. Berrettini invece può aspettarsela. Mica avrà sempre scalogna!

Fra i tanti che non sono certo contenti, quindi fra milioni di appassionati italiani (e ci metterei anche le…. appassionate! Dopo la partecipazione di Sanremo dove peraltro il solito brillante Matteo non fu per niente brillante, anche a sua stessa detta, ma solo bello… beh, non avete idea di quante signore di varia età che non avevano mai visto una partita di tennis mi hanno avvicinato per dirmi: “Ma quant’è bello e fascinoso Berrettini!”. Un’invidia che non vi dico!) ci metto anche Jannik Sinner.

Eh sì, perché fino a ieri, nonostante la prima vittoria erbosa al quinto tentativo (e su un nome di sicuro prestigio, anche se minimamente appannato dall’età), Jannik si poteva muovere sotto traccia, in penombra. I riflettori erano tutti puntati su Berrettini, come le scommesse. Lui, il secondo tennista più … “puntato” dopo Djokovic nel regno del betting. Perfino più – udite udite – di Rafa Nadal che, insomma, questo torneo l’ha vinto un paio di volte quando c’era in gara un certo signor Federer che non aveva 41 anni come Serena Williams ieri, ma non ne aveva ancora 27 e 29 (anni 2008 e 2010). Un vecchietto solo presunto, quello di Manacor che, frodando sfacciatamente l’anagrafe ben al di là della calvizia incipiente, continua a roncolare dritti mancini paurosi e a dimostrarsi il più forte di tutti al Roland Garros, il torneo più duro di tutti in cui ha trionfato 14 volte. 

Da noi in Italia, e guai a mancargli di rispetto, per carità, è diventato un mito, una leggenda vivente, Adriano Panatta che di Roland Garros ne ha vinto uno solo, a 26 anni. Rafa ne ha 10 di più, 36, ma c’è qualcuno che riesce a considerarlo fuori gioco? Ora soprattutto che nella metà bassa del tabellone Berrettini non c’è più, Auger Aliassime non c’è più, mentre Tsitsipas deve ringraziare l’inesperienza del giovane e talentuoso svizzero Ritschard che nel primo era avanti 4-1 con doppio break e Stefanos è riuscito a vincere soltanto di misura al quarto set. Poi ci sono le supposte mine vaganti Kyrgios e Shapovalov: entrambi  hanno vinto soltanto al quinto set (con Jubb e Rinderknech), proprio come un’altra testa di serie di quei bassifondi, Krajinovic (con Lehecka).

Insomma laggiù solo Bautista Agut (ma con Balasz) e Fritz (ma con Musetti…) sono apparsi in forma sufficiente per impensierire un Nadal ancora in rodaggio erboso. Ma mi dite chi sarebbe favorito di tutti questi contro Rafa? Almeno se il maiorchino giocherà un po’ meglio – dopo 3 anni di digiuno erboso – che contro Francisco Cerundolo, bravino e agguerrito finchè il match non “pesava”, salvo sciogliersi come neve al sole quando avanti 4-2 nel quarto set dopo aver inopinatamente conquistato il terzo, si è fatto strappare il servizio a 0 sul 4-3 in un batter d’ccchio e poi di nuovo – anche se a 30 – sul 4-5.

Rafa non avrà problemi a disfarsi di Berankis e se Sonego, bravissimo a vendicare due sconfitte con Kudla, confermerà la legge del “non c’è due senza tre” con Gaston, sarà proprio Lorenzo a sfidare Rafa al terzo turno. E lì più che gli auguri non gli posso fare.

Beh, insomma dopo questa lunga digressione sulle chances di Nadal, torno ab ovo, da dove ero partito. Da Sinner che suo malgrado, a causa della prematura dipartita di Berrettini – oh Matteo sta bene eh, è un modo di dire, è solo la dipartita dai Championships, tornerà l’anno prossimo… – non potrà più nascondersi.  Oggi ha Mikael Ymer, uno dei due fratellini svedesi di origini afro, ed è certo favorito, anche se il fatto che abbia battuto Altmaier lo deve mettere in guardia. E poi ieri avevo dato per scontata la vittoria di Camila Giorgi e avete visto che fine ha fatto contro la modesta polacca Frech che a 24 anni non può nemmeno essere considerata una speranza? Che match scriteriato! Ma non voglio maramaldeggiare. Le due teste di serie donne ce le siamo perse al primo turno, Giorgi 21 e Trevisan 22, le altre due che non lo erano pure Bronzetti e Paolini pure anche se Jasmine per un set ha illuso con la Kvitova.

Cì è rimasta soltanto la superstite del derby azzurro di primo turno, Elisabetta Cocciaretto (brillante oltre ogni dire contro Martina Trevisan) che oggi affronta la rumena Begu con la quale ha perso un primo duello ma non è detto che perda anche il secondo.

Con inclusa la Cocciaretto, dunque, di 11 italiani al via ce ne sono rimasti solo tre: Sinner e Sonego. Sonego onestamente non lo vedo andare oltre al terzo turno, ma intanto coraggio e che ci arrivi, anche perché un anno fa qui arrivò agli ottavi e il rischio di finire intorno alla settantesima posizione purtroppo c’è tutto. Per quanto riguarda Sinner, senza sottovalutare Mikael Ymer, mi chiedo e già che ci sono vi chiedo: se vincerà come gli auguro  sarebbe meglio affrontare poi un grande e terribile battitore come Isner, classe 1985 (37 anni) oppure l’idolo di casa Andy Murray, classe 1987 (35 anni) che oggi duelleranno sul centre court ma certo non potranno fare sfoggio di grande mobilità? Io dico che Jannik, ove vincesse, farà il tifo perché i due giochino 5 strenui set, fino al limite delle forze, e con Isner almeno un paio di tiebreak è probabile che ci scappino, anche se non potrà più venir fuori un altro 70 a 68 al quinto

Se non fosse così tardi, ancora, parlerei di Serena Williams, battuta al tiebreak del set decisivo dopo 3 ore e 11 minuti dalla ragazza francese di nascita e passaporto ma per metà cinese e metà vietnamita Harmony (che magnifico nome!) Tan di 24 anni, n.115 WTA e best ranking 90, ma voglio andare a letto alle 2 di notte, tanto ci sarà occasione di riparlarne. Anche perché lei ha tutte le intenzioni, e alla fine dopo qualche ritrosia le ha manifestate, di giocare anche il prossimo US open. Credo che neppure lei, ormai, si faccia illusioni sul record di Margaret Court, sui famigerati 24 Slam, ma non ha voglia di smettere. E seppure a sprazzi anche ieri sera ha fatto vedere insieme a tanti errori, anche tanti colpi che le hanno valso il titolo onorifico di miglior tennista del terzo millennio.

Segnalo in conclusione che dopo il primo turno mancano all’appello queste teste di serie. Quattordici in tutto.

Uomini – sei

7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne – otto

7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)

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Wimbledon day 3, da non perdere: Bublik, Kyrgios e Cocciaretto

LONDRA – Tennis frizzante e imprevedibile con Alexander e Nick, mentre Elisabetta studia da erbivora

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(da Londra, il nostro inviato)

Elisabetta Cocciaretto – Irina-Camelia Begu
Non me ne vorrà la simpatica Irina Camelia, che gioca bene con tutti i fondamentali, ma l’interesse tecnico per questa partita è la nostra trottolina terribile Elisabetta, che ha fatto polpette dell’amica Martina Trevisan (troppo “terraiola” come impostazione) nel primo turno, scoprendosi giocatrice da erba quasi a sorpresa. “Ma quanto ti filava il rovescio oggi?”, le ho chiesto dopo il match. “Hai visto, si?”, mi ha risposto con un sorrisone da un orecchio all’altro. In effetti, ossevato da bordocampo, il colpo bimane di “Coccia” è una splendida pallata tesa e poco liftata, perfetta per i prati. Anche i movimenti dei piedi, e la capacità naturale di tenere il baricentro basso, fanno di Elisabetta una potenziale erbivora di grande qualità, sperando che finalmente i problemi fisici siano un ricordo.
Consigliata ai nostalgici della mitica “Cipollina” Cibulkova, perchè Cocciaretto potrebbe diventare una giocatrice simile.

Dusan Lajovic – Alexander Bublik
Da un lato, un giocatore classico, splendido stilisticamente, rovescio a una mano, grande tocco a rete, uno dei pochi “dinosauri a tutto campo” rimasti nel circuito. Dall’altro, un pazzo furioso (in senso sportivo, s’intende), dotato di talento infinito, potenza totale alternata a tocchi da prestigiatore, con tanto di vezzo del servizio da sotto ogni tanto, alternato a seconde palle sopra i 200 kmh. Dusan e Alexander potrebbero dare tranquillamente vita a un match memorabile per varietà tecnica, così come sbagliare l’impossibile e offrire uno spettacolo mediocre. Personalmente, propendo molto per la prima ipotesi.
Consigliata a quelli che adorano farsi sorprendere da soluzioni folli e divertentissime.

 

Filip Krajinovic – Nick Kyrgios
L’ordine opposto al caos. Più che il tennis in se stesso, fra “soldatino” Filip e l’anarchico Nick, la differenza è nella visione dello sport, dell’agonismo, e forse anche della vita. Tradotta sul campo, questa distonia può diventare affascinante. Come giocano i due lo sappiamo: un bel giocatore solido in tutti i fondamentali, senza picchi tecnici straordinari, con tanta solidità mentale, contro un talento clamoroso per capacità di accelerazione della palla, capace di trovare qualsiasi angolo e rotazione, sia usando la manualità, che con estrema violenza. Di solidità mentale non se ne parla (anche perchè sarebbe numero uno da anni, se avesse quella che semplicisticamente si suol definire “testa”). Non so cosa combineranno, ma ritengo difficile che non sia divertente.
Consigliata a chi si appassiona ai litigi con arbitro e pubblico quasi di più che a passanti e volée.

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Wimbledon: l’erba è amara per Serena Williams, sconfitta in tre ore da Tan

Al rientro dopo il terribile infortunio di un anno fa su questi prati, la sette volte campionessa va a un passo dalla vittoria ma subisce un’incredibile rimonta

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H. Tan b. [WC] S. Williams 7-5 1-6 7-6(7)

Alzi la mano chi si aspettava che Serena Williams, in coda a un anno pieno di distanza dai campi, sarebbe durata tre ore nel giorno suo ritorno a Church Road. Le ultime immagini in archivio erano quelle drammatiche di dodici mesi fa: settimo game del primo set al debutto nell’edizione 2021 contro Aliaksandra Sasnovich; la leggenda che si accascia a terra soccorsa da Marija Cicak, giudice di sedia per l’occasione. “Sarà stato l’ultimo ballo?” ci chiedevamo all’epoca e se lo chiedevano un po’ tutti. Non lo è stato, anche se qualcuno ha già iniziato a chiedersi se la danza finale di una carriera mostruosa sia stata quella conclusasi appena qualche minuto fa. Non giocava una partita in singolare da allora Serena, ma ha deciso di tornare direttamente qui, nel suo giardino, senza il punto di riferimento di qualche partita preparatoria, di alcun warm up. Aveva assaggiato il campo giusto nel torneo di doppio a Eastbourne la scorsa settimana insieme a Ons Jabeur ma si sa, il Centre Court di Wimbledon è un’altra cosa.

Sono molto più preparata di quanto mi aspettassi“, aveva dichiarato Serena alla stampa nella conferenza pre-gara. Pur con gli evidenti limiti fisici addebitabili all’età e a una condizione che non poteva fisiologicamente essere scintillante, la sette volte campionessa ha in effetti dimostrato di poter far partita, e facendo la tara all’infinita classe in dotazione la cosa non era assolutamente scontata, specie su una distanza così lunga. Se l’è giocata, sì, ma è andata male, e al secondo turno dei Championships andrà Harmony Tan, ventiquattrenne francese numero 115 della classifica WTA alla prima partecipazione in assoluto nel tabellone principale di Wimbledon.

 

Serena è partita contratta, ha faticato a trovare misure, distanze ed efficacia al servizio. Tanti gli errori all’alba della partita, non pochi persino marchiani. Subito sotto 2-0, il mito da Saginaw si è scossa una decina di minuti dopo l’inizio del match sospinta da un pubblico comprensibilmente favorevole, e approfittando delle incertezze dell’inesperta rivale ha messo in fila quattro giochi consecutivi che parevano, nonostante tutto, poterle spianare la strada. Tuttavia, come non sarebbe stato difficile prevedere, la strada verso la vittoria era accidentata: gli errori, in gran parte provocati da un’imperfetta ricerca della palla hanno ricominciato a piovere e, ritrovatasi in volata, la campionessa ha finito per perdere il primo set cedendo cinque degli ultimi sei giochi nel parziale.

Costretta ora a giocare almeno altri due set per sperare di prevalere, non una bella notizia considerata l’infinita assenza dai campi, Serena ha tratto giovamento dalla precoce chiusura del tetto decisa prima dell’inizio del secondo set, nonché dal quarto d’ora di siesta ricavato dalle necessità tempistiche dell’operazione. Dunque indoor, e forse sgravata dall’emozione del debutto, Williams ha dominato la seconda partita soffocando un’avversaria che, chissà perché, aveva nel frattempo deciso di mandare in soffitta le variazioni per provare a sfidarla sul ritmo, con risultati molto modesti. Terzo set, e lancetta della bilancia di nuovo pendente dalle parti di Serena, non foss’altro perché Tan, sempre più pallida, non pareva saper reggere la pressione.

È successo invece di tutto, sul rettifilo conclusivo. Serena subito avanti di un break sull’abbrivio, poi mandata fuori giri dal campionario di tagli reintrodotto dalla francese e rimontata. Un altro break di vantaggio centrato nel nono game raccogliendo uno sciagurato errore di volo commesso da Tan a campo aperto, utile a trasformare la seconda delle due palle break che la ventitré volte regina Slam si era procurata poco prima con una palla corta incrociata di dritto da urlo. Al momento di servire per il match Williams si è però nuovamente disunita, non riuscendo mai a procurarsi match point e venendo invece riacciuffata sul cinque pari. Match point che invece ha avuto Tan in risposta sul 6-5, peraltro giocato maluccio nella rigida attesa che qualcosa di nefasto succedesse dall’altra parte della rete.

Scampato il pericolo, Serena sembrava poter banchettare sulla cocente delusione della novizia, ed è in effetti scappata sul 4-0 nel supertiebreak dirimente. Ma nemmeno cotanto vantaggio le è bastato a scacciare ruggine e fantasmi: cinque punti in fila Tan, ultimo vantaggio Williams per il 6-5, poi il parzialone di cinque punti a uno Francia che ha chiuso una partita incredibile, sinora la più bella del torneo femminile per gli annessi e connessi emotivi ed emozionali, se non proprio per pulizia tecnica e fiammate atletiche. “Quando ho visto il tabellone mi sono spaventata” – ha detto Harmony Tan durante l’intervista in campo -, “chissà se riuscirò a fare uno o due game“. Ne ha fatto qualcuno in più. Per lei il prossimo capitolo del sogno avrà le sembianze di Sara Sorribes Tormo, che rispetto a Serena corre certamente di più ma che non ha le sembianze del babau, e non ama l’erba. Le telecamere, però, sono tutte puntate di là, dalla parte del campo lasciata vuota dal totem. Se sarà stata l’ultima data della tournée lo scopriremo a breve.

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